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mercoledì 18 novembre 2020

Due o tre cose che so di Gramsci. Antonio Gramsci ai Giovani. - Angelo d'Orsi

Da: Angelo d'Orsi Angelo d'Orsi è professore ordinario di Storia del pensiero politico all’Università di Torino. (https://www.facebook.com/angelo.dorsi.7


Leggi anche: Su Gramsci e la fondazione del Pci - PIERO GOBETTI


"Se si volesse sintetizzare in termini estremi il messaggio di Antonio Gramsci ai giovani del suo tempo, e del nostro - in particolare i giovani proletari ai quali egli si rivolge - esso potrebbe essere un pressante invito all'istruzione (i proletari non possono concedersi il lusso dell'ignoranza, a differenza dei padroni) e all'impegno (ossia alla lotta per l'emancipazione dal dominio borghese) . Il giovane Antonio scelse questa duplice strada quando era ancora studente liceale in Sardegna e vi rimase fedele fino alla morte dopo una lunga penosa detenzione."

                                                                       


domenica 17 gennaio 2021

"LA PARABOLA DEL COMUNISMO" - Angelo D'Orsi

Da: Casa della Cultura Via Borgogna 3 Milano - Angelo d'Orsi è professore ordinario di Storia del pensiero politico all’Università di Torino. (https://www.facebook.com/angelo.dorsi.7)

Che cosa resta del comunismo? - Luciano Canfora, Sergio Romano

"Operai, soldati, soviet, partito: chi fece la rivoluzione?"- Angelo D'Orsi, Guido Carpi

Leggi anche: STORIA DEL MARXISMO - Andras Hegedus -

Sull' URSS - Marcello Grassi

ESSERE MARXISTA, ESSERE COMUNISTA, ESSERE INTERNAZIONALISTA OGGI - Samir Amin

La missione morale del Partito comunista - György Lukács

Sulla Nostra Rivoluzione*- Vladimir Lenin (1923)

La crisi marxista del Novecento: un’ipotesi d’interpretazione*- Stefano Garroni

Comunisti, oggi. Il Partito e la sua visione del mondo. - Hans Heinz Holz.

                                                                           

venerdì 6 novembre 2020

La Rivoluzione d'Ottobre - Angelo d'Orsi

Da: Angelo d'Orsi - Angelo d'Orsi è professore ordinario di Storia del pensiero politico all’Università di Torino. (https://www.facebook.com/angelo.dorsi.7)

Come funziona il Soviet*- John Reed 

LA RIVOLUZIONE BOLSCEVICA 1917–1923. Il comunismo di guerra - Edward H. Carr

DEMOCRAZIA E RIVOLUZIONE - Bertrand Russel

La donna, la nuova morale sessuale e la prostituzione*- Joseph Roth

Rivoluzione d’Ottobre e democrazia*- Domenico Losurdo

Un “ponte sull’abisso”. Lenin dopo l’Ottobre*- Alexander Höbel 

La terra della rivoluzione d'Ottobre: un paese di donne in cammino verso l'emancipazione - Armağan Tulunay

Vedi anche: La Rivoluzione Russa - Luciano Canfora 

Il ricordo vivo del grande Ottobre - Andrea Catone


                                                                           

Davanti al grottesco spettacolo che ci giunge dalla patria della democrazia (già lodata da Tocqueville nel secolo XIX), davanti ai conteggi del voto, alle minacce di riconteggio, alla prospettiva di una Corte di nomina governativa che decide l'esito del "libero voto" (come del resto già accadde nello scontro fra Al Gore e Bush junior, decretato vincitore pur essendo stato sconfitto nelle urne) mi viene una nostalgia di Vladimir Ili'c, detto Lenin capace di bruciare i vascelli alle sue spalle, metttere fine alla farsa della Costituente, e ordinare l'assalto al Palazzo d'Inverno, il 7 novembre 1917. 

Del resto la rivoluzione non è un pranzo di gala (questo lo disse Mao Zedong); ma in quell'assalto praticamente non ci furono vittime, se non qualcuna fra gli assalitori. Le vittime, a centinaia di migliaia, giunsero dopo, in seguito alla guerra civile scatenata dalle forze reazionarie interne con l'aiuto delle potenze imperialistiche esterne. 

Certo, oggi è difficile pensare, in Occidente, come spiegava Gramsci, a una rivoluzione secondo il modello bolscevico, ossia l'assalto frontale; e ci si deve attrezzare per lavorare sul piano culturale e ideologico per conquistare l'egemonia, una controegemonia delle classi subalterne da contrapporre a quella delle classi borghesi. I proletari potranno così diventare prima classe dirigente, ossia egemonica ideologicamente e culturalmente, per poi diventare dominante, ossia capace di esercitare il potere nella società, avviandola al socialismo. 
 
Eppure ci sono fasi e momenti in cui una bella rivoluzione, una rivoluzione "come si deve", appare come la sola soluzione alla crisi. 

Naturalmente, non è all'ordine del giorno, mancano i soggetti, l'organizzazione, persino la cultura rivoluzionaria. Se non a chiacchiere. E proprio Lenin ci ha insegnato che è molto più dilettevole e utile provare a fare una rivoluzione che non teorizzare o discutere su di essa. Perciò chiudo qui il discorso. E invito a seguire l'ultima mia "lectio brevis" dedicata appunto alla Rivoluzione d'Ottobre.  (A. d'Orsi) 

sabato 26 giugno 2021

La narrazione intorno alle foibe. Un'ambigua verità di stato - Angelo d'Orsi

Da: Angelo d'Orsi - Angelo d'Orsi è professore ordinario di Storia del pensiero politico all’Università di Torino (https://www.facebook.com/angelo.dorsi.7). Direttore delle riviste "HISTORIA MAGISTRA" (https://www.historiamagistra.it) e "GRAMSCIANA" (https://www.facebook.com/gramsciana). Candidato Sindaco di Torino.
Leggi anche: E allora, le foibe?!” 
Marc Bloch oltre la nouvelle histoire: prospettive teoriche da riscoprire*- Adriana Garroni

L’incontro, organizzato dall'Associazione culturale “Tina Modotti”, si è tenuto il 10 aprile 2019 presso il Teatro dei Fabbri (Trieste). 
L'evento aveva come titolo: “La narrazione intorno alle foibe: riflessioni su un’ambigua verità di stato“. 
Per rivedere l'intero incontro: 


                                                                         

mercoledì 9 dicembre 2020

Il Futurismo - Angelo d'Orsi

Da: Angelo d'Orsi Angelo d'Orsi è professore ordinario di Storia del pensiero politico all’Università di Torino. (https://www.facebook.com/angelo.dorsi.7)


Stavolta è il turno del Futurismo, il movimento artistico e politico, nato nel 1909, grazie al talento e allo spirito imprenditivo di Filippo Tommaso Marinetti, che svolse inizialmente un ruolo importante nello svecchiamento delle arti e delle lettere italiane (e perciò fu apprezzato per esempio da Antonio Gramsci),  e nel contempo di una modernizzazione culturale adeguata allo sviluppo industriale; ma che, imbevuto di nazionalismo e di bellicismo, finì nell'abbraccio mortale con il fascismo. Questo fu il cosiddetto "Secondo Futurismo", cui dedicherò una lezione specifica. Qui parlo del Futurismo "classico", la cui stagione si chiude con lo scoppio della Prima guerra mondiale, in cui purtroppo trovarono la morte, fra gli altri, il pittore Umberto Boccioni e l'architetto Antonio Sant'Elia, due geni.   (Angelo d'Orsi) 

                                                                           


martedì 11 febbraio 2025

L'OCCIDENTE NICHILISTA vuole UCCIDERE la RUSSIA - Angelo D'Orsi

Da: OttolinaTV - Angelo d'Orsi, Professore ordinario di Storia del pensiero politico all’Università di Torino. 

                                                                          

martedì 2 febbraio 2021

«Il Principe» di Niccolò Machiavelli - Angelo d'Orsi

Da: Angelo d'Orsi Angelo d'Orsi è professore ordinario di Storia del pensiero politico all’Università di Torino. (https://www.facebook.com/angelo.dorsi.7


Considerazioni sul "Principe" - Gennaro Sasso 


                                                                          

Il Principe è il classico del pensiero politico per antonomasia: un testo ripubblicato continuamente dalla prima edizione del 1532, apparsa dopo la morte di Niccolò Machiavelli, che scrisse l’opera di getto nel 1513, dopo essere stato rudemente congedato dal suo incarico nella Segreteria di Firenze, con il ritorno dei Medici, a uno dei quali, tale Lorenzino, il trattatello fu dedicato, inutilmente. Maledetto, vietato, il libro circolò segretamente e, quindi, palesemente, fino ai nostri giorni, non solo fra gli studiosi, ma tra i politici professionali, tra i manager, nelle gerarchie militari, come un manuale del potere. E in effetti Il Principe è un trattato, all’insegna di un assoluto realismo politico, indirizzato a chi voglia conquistare il potere o intenda conservarlo, e rafforzarlo. Ma il potere per Machiavelli non è un fine a sé stesso, piuttosto un mezzo per raggiungere il benessere della popolazione, la salvezza della polis. E la politica è la scienza del potere, che deve essere separata e distinta dalla morale (al tempo gli insegnamenti delle Sacre Scritture). Basterebbe questo a rendere immortale questo capolavoro teorico-politico, e letterario.

venerdì 21 maggio 2021

La Comune di Parigi (1871) - Angelo d'Orsi

Da: Angelo d'Orsi - Angelo d'Orsi è professore ordinario di Storia del pensiero politico all’Università di Torino. (https://www.facebook.com/angelo.dorsi.7)

MARX E LA RIVOLUZIONE DEL 1848 - Irene Viparelli* 

La Comune di Parigi e gli intellettuali contemporanei - Alessandra Ciattini


"All’alba del 18 marzo, Parigi fu svegliata da un colpo di tuono: 'Vive la Commune!'. Che cos’è la Comune, questa sfinge che tanto tormenta lo spirito dei borghesi? “I proletari di Parigi,” diceva il Comitato centrale nel suo manifesto del 18 marzo, in mezzo alle disfatte e ai tradimenti delle classi dominanti hanno compreso che è suonata l’ora in cui essi debbono salvare la situazione prendendo nelle loro mani la direzione dei pubblici affari… Essi hanno compreso che è loro imperioso dovere e loro diritto assoluto di rendersi padroni dei loro destini, impossessandosi del potere governativo"               (Karl Marx)

                                                                            

La Comune di Parigi durò settantuno giorni, dal 18 marzo al 28 maggio 1871. Fu il più bell’esperimento politico della storia contemporanea: finì malissimo, dopo aver illuminato cuori e menti di coloro che lo conducevano e avere acceso scintille di speranza in coloro che lo seguivano a distanza. Si trattò sicuramente del più grande avvenimento rivoluzionario della seconda metà del XIX secolo, o forse dell'intero secolo. I proletari parigini presero il potere e diedero vita ad uno Stato nello Stato, secondo i caratteri essenziali della società comunista. Il suo fallimento fu lievito teorico e pratico per la storia del movimento operaio mondiale. 

lunedì 25 gennaio 2021

Rosa Luxemburg - Angelo d'Orsi

Da: Angelo d'Orsi - Angelo d'Orsi è professore ordinario di Storia del pensiero politico all’Università di Torino. (https://www.facebook.com/angelo.dorsi.7


                                                                            

Leggi anche: Il voto alle donne e la lotta di classe (1912) - Rosa Luxemburg

Il secondo e terzo volume del Capitale di Marx - Rosa Luxemburg (1919) 

Che cosa vuole la Lega Spartaco - Rosa Luxemburg (1918)  

Una lettera di Rosa Luxemburg e la risposta di Karl Kraus ad una lettrice di "Die Fackel" 

La luxemburg, Lenin e la democrazia. - Stefano Garroni. 14/06/2006 -

ROSA LUXEMBURG: RIVOLUZIONARIA, DONNA, FEMMINISTA* - Antonella Marazzi

Rosa Luxemburg e Hannah Arendt sulla rivoluzione*

Il capitale «apre» i confini: accumulazione e crisi del globale in Rosa Luxemburg - MICHELE CENTO e ROBERTA FERRARI

Rosa Luxemburg e la Quarta Internazionale - Lev Trotsky*

Rosa Luxemburg e la teoria del capitalismo*- Una recensione di Paul M. Sweezy

Rosa Luxemburg critica dell’economia politica - Marco Palazzotto

ROSA LUXEMBURG. COSCIENZA, PASSIONE, AZIONE - Sebastiano Isaia

Vedi anche: "Rosa Luxeburg e Karl Liebknecht


mercoledì 19 agosto 2020

Gli anni 1919-1922 in Italia - Angelo D'Orsi

Da: Angelo d'Orsi Angelo D'Orsi è professore ordinario di Storia del pensiero politico all’Università di Torino. 

Gli anni 1919-1920 sono chiamati “Biennio Rosso”, per il carattere di agitazione sociale e di attesa di grandi cambiamenti che li contraddistingue, al punto da rappresentare il periodo “rivoluzionario” per antonomasia nella storia del Novecento italiano; ma sono anche gli anni della rivoluzione mancata.  L’immiserimento provocato dalla guerra nei ceti popolari, l’arricchimento delle classi possidenti, le insoddisfazioni e le attese dei reduci, una generale richiesta di cambiamento sociale, il mito della Russia bolscevica, furono le cause principali dei moti di quei due anni. Ma le divisioni interne al mondo socialista, la mancanza di autentici leader e l’impreparazione delle dirigenze politiche, i livelli non sempre adeguati di coscienza delle masse resero impraticabile l’opzione rivoluzionaria. E al “Biennio Rosso” fece seguito il “Biennio Nero” (1921-1922), con l’avvento del fascismo.

                           Il biennio "Rosso":
                                                               

                                                                                                           Il biennio "Nero":
                                                                                         
                                                                                                                             

martedì 27 ottobre 2020

giovedì 6 agosto 2020

Il «Manifesto del Partito Comunista» - Angelo D'Orsi

Da: Angelo d'Orsi - Angelo+D'Orsi è professore ordinario di Storia del pensiero politico all’Università di Torino.
Leggi anche: Il Manifesto del Partito Comunista*- Karl Marx e Friedrich Engels (1848) 
                       Introduzione al MANIFESTO - Stefano Garroni 
                      Introduzione al Manifesto del Partito Comunista*- David Harvey**
                      UNA RILETTURA TEORICA E POLITICA DEL MANIFESTO DEL PARTITO COMUNISTA - Riccardo Bellofiore
                       Il ruolo della borghesia nel Manifesto del partito comunista 
                       MARX E LA RIVOLUZIONE DEL 1848 - Irene Viparelli*
Vedi anche:   Marx e Engels: Il Manifesto del Partito Comunista - Antonio Gargano 
                      Il Manifesto Del Partito Comunista

La storia di ogni società esistita fino a questo momento, è storia di lotte di classi. 
Liberi e schiavi, patrizi e plebei, baroni e servi della gleba, membri delle corporazioni e garzoni, in breve, oppressori e oppressi, furono continuamente in reciproco contrasto, e condussero una lotta ininterrotta, ora latente ora aperta; lotta che ogni volta è finita o con una trasformazione rivoluzionaria di tutta la società o con la comune rovina delle classi in lotta. 

                                                                            

domenica 9 marzo 2025

Il vero significato dell'appello di Michele Serra. Intervista al prof. Angelo D'Orsi

Da: la Città Futura - Angelo d'Orsi, Professore ordinario di Storia del pensiero politico all’Università di Torino.

L'appello di Michele Serra a sostegno di questa UE equivale ad un appello per sostenere il riarmo e la guerra. Boicottiamolo  

                                                                      

giovedì 8 ottobre 2020

«Stato e rivoluzione» di V. I. Lenin - Angelo D'Orsi

Da: Angelo d'Orsi - Angelo D'Orsi è professore ordinario di Storia del pensiero politico all’Università di Torino.



                                                                           

venerdì 26 giugno 2020

L’«Utopia» di Tommaso Moro - Angelo D'Orsi

Da: Angelo d'Orsi - Angelo d'Orsi è uno storico italiano.               

                                                                         

martedì 30 novembre 2021

“Storia e Politica”: un dialogo tra Angelo d'Orsi e Alessandro Barbero

Da: Da: Angelo d'Orsi
Angelo d'Orsi è professore ordinario di Storia del pensiero politico all’Università di Torino. 
Alessandro Barbero è uno storico, scrittore e accademico italiano, specializzato in storia del Medioevo e in storia militare.


La storia nasce come ricostruzione e riflessione sul potere. 
Tra la storia e la politica si stabilisce subito un nesso forte, al punto che v’è chi ha definito la storia la politica del passato e la politica la storia del presente. 
In altre parole, è impossibile occuparsi di storia eliminando la sfera politica.

                                                                           

giovedì 22 aprile 2021

Viva la guerra! La seduzione bellica tra '800 e '900

Da: Angelo d'Orsi - Angelo d'Orsi è professore ordinario di Storia del pensiero politico all’Università di Torino. (https://www.facebook.com/angelo.dorsi.7

A contrasto con lo stato di “pace” relativa della “Belle Epoque” – dopo il 1870 – si levarono numerose voci che reclamavano la guerra, il “ritorno del cannone”. In particolare in Italia, oltre ai futuristi e a D’Annunzio, fu un pugno di letterati che nel 1910, riuniti nell’Associazione Nazionalista, iniziarono la campagna per andare in Libia, e quindi si scatenarono nella propaganda per l’intervento nella Grande guerra, iniziata nell’estate 1914 e in cui infine le autorità italiane decisero di portare il Paese nel maggio del ’15. Quella scelta, in contrasto con il sentire diffuso della popolazione, costò 600 mila morti. La diffusione di una ideologia bellicistica, ad opera degli intellettuali, ottenne il triste trionfo. 

                                                                          

“Ci voleva, alla fine un caldo bagno di sangue nero dopo tanti umidicci e tiepidumi di latte materno e di lacrime fraterne. Ci voleva una bella innaffiatura di sangue per l’arsura dell’agosto; e una rossa svinatura per le vendemmie di settembre; e una muraglia di svampate per i freschi di ottobre. È finita la siesta della vigliaccheria, della diplomazia, dell’ipocrisia e della pacioseria.” (Giovanni Papini, Amiamo la guerra!, in “Lacerba”, 1914) 

sabato 22 marzo 2025

Confine orientale e identità: foibe e narrazione - Raoul Pupo

Da: Università di Catania - webtv - Raoul Pupo è uno storico italiano, già professore di Storia contemporanea all'Università di Trieste, tra i massimi conoscitori dell'Esodo giuliano-dalmata e dei massacri delle foibe.
Vedi anche: La narrazione intorno alle foibe. Un'ambigua verità di stato - Angelo d'Orsi 
Alessandra Kersevan su fascismo e foibe (Prima parte: https://www.youtube.com/watch?v=5l59zDt3VmY) - (Seconda parte: https://www.youtube.com/watch?v=5l59zDt3VmY
Leggi anche: “E allora, le foibe?!”  

"Il Giorno del ricordo viene usato in tanti modi e può venire usato in senso puramente strumentale: è stato usato e continuerà a venire usato da parte di componenti politiche di estrema destra. Già dagli anni Novanta era partita una campagna dall’allora partito di Alleanza Nazionale per l’istituzione di vie e piazze ai “martiri delle foibe”. Era un’operazione politica di matrice neofascista. 
Ma il Giorno del ricordo si presta sia per riconciliare la memoria degli esuli e delle vittime delle foibe sia per riscoprire tutta la storia del confine orientale, che è una storia abbastanza complessa, perché oltre le foibe e l’esodo c’è anche tutto quello che è successo prima. Va sempre tenuta presente una cosa: il giorno del ricordo cade il 10 febbraio del 1947, che è la data della firma del trattato di pace che segna la perdita della Venezia Giulia per l’Italia. Quel trattato di pace riguarda la guerra iniziata dall’Italia col fascismo, che è entrata in guerra per sua scelta a fianco della Germania, quindi ha invaso e distrutto la Jugoslavia annettendola parzialmente. L’inizio della catastrofe, quindi, è l’attacco dell’Italia nella Seconda Guerra Mondiale con la responsabilità del fascismo." (Raoul Pupo, foibe-giorno-del-ricordo-fascisti-comunisti)

                                                                         

domenica 25 febbraio 2018

“E allora, le foibe?!”

Da: http://temi.repubblica.it



Il trionfo della menzogna: le foibe. di Angelo D'Orsi (20 febbraio 2018)


Se il comunismo è finito, perché l’anticomunismo prospera? A Kiev come a Roma, a Budapest come a Varsavia, a Washington come a Berlino, in Brasile come in Cile, governanti, magistrati, politici, giornalisti, professori emanano leggi, accendono polemiche, aprono processi, creano norme amministrative, o si spingono a riscrivere la storia in un senso diligentemente revisionistico, e rovescistico. 

Lo scopo è uno: mandare alla sbarra, in senso proprio o figurato (culturalmente), il comunismo, i suoi teorici, i suoi esponenti storici, i suoi dirigenti e militanti. Non solo cancellare il passato, in cui il comunismo (in qualche sua forma) ha prosperato, ma punire chi ammette di avervi aderito. “Sorvegliare e punire”, ecco la ricetta: sorvegliare e punire quei reprobi. Molti dei quali, in vero, tra coloro che rivestirono ruoli dirigenti, hanno gareggiato nel negare il proprio passato, presentandosi come esempi viventi di nicodemismo: comunisti in pubblico, per necessità (!?), acomunisti o anticomunisti nel segreto del cuore. 

Per gli altri, invece, ecco scattare la sanzione sociale. Escludere, ostracizzare, ridicolizzare chi prova a resistere sul piano culturale, chi, magari citando Bobbio, invita, semplicemente, a non rallegrarsi davanti alla caduta del comunismo storico, ma a prendere atto che anche se larga parte di quell’esperimento è fallito, rimane intatta l’ansia di liberazione di centinaia di milioni di esseri umani, schiacciati dai grandi potentati economici, vilipesi da una ingiustizia mostruosa, offesi dall’essere esclusi dal proscenio, dopo che, un secolo fa la Rivoluzione Bolscevica li aveva fatto uscire dall’ombra dando loro la parola, e addirittura portandoli al potere. Quell’ansia di liberazione dei subalterni è stata moltiplicata dagli svolgimenti del turbocapitalismo nel senso della disuguaglianza, dell’oppressione, dell’ingiustizia. Delle nuove povertà per le classi medie, delle accresciute povertà per i poveri, delle accresciute ricchezze per i ricchi. 

lunedì 22 gennaio 2018

Gramsci. Una nuova biografia - Angelo D'Orsi

Da: Centro Sociale 28 Maggio
Angelo D'Orsi è uno storico italiano. Professore ordinario di Storia delle dottrine politiche presso il Dipartimento di Studi Storici dell'Università di Torino.

Prima parte:



                                                              Seconda parte:  https://www.youtube.com/watch?v=sF4GKJM6WLo