venerdì 31 luglio 2015

DAS UNHEIMLICHE (2)* - Stefano Garroni

*Da "SUL PERTURBANTE", Stefano Garroni, Ed. Kappa
    "Con la sua violenza, la natura s'erge contro di noi, grandiosa, indomita terribile; ci pone brutalmente di fronte al nostro bisogno d'aiuto, alle nostre debolezze che,mediante la cultura, pensavamo d'aver superato". (S. Freud, Die Zukunft)

    Finora la contrapposizione 'richiesta pulsionale-cultura' si era presentata sotto il prevalente aspetto di necessaria rinuncia.
Freud, però, ha già osservato che, indirettamente, la stessa natura suggerisce l'opportunità della costruzione culturale, posta la drammaticità d'una vita condotta all'insegna della 'condizione naturale': la cultura, quindi, acquista l'aspetto di ciò che salva l'uomo dalla distruttività dell'immediato, del pulsionale.
Lo scatenarsi della natura fisica, che abbatte gli argini e le costruzioni della civiltà, evoca l'incertezza radicale del vivere umano, minacciato questa volta non da una natura esterna, ma si interna, che fa corpo con l'uomo stesso.
In definitiva,quello scatenarsi evoca la distruzione dell'uomo, dell'individuo: la morte, insomma. Ecco, di nuovo il perturbante.
La contrapposizione, tra richiesta pulsionale e sua soddisfazione necessariamente limitata, lascia il segno sulla cultura, nel senso che non potendo questa risolverla, placarla definitivamente, la vita sociale è sempre gravata da un dubbio, è accompagnata sempre da un'ombra minacciosa.

    Sia affrontando una tematica (apparentemente) politica, sia ponendosi di fronte al fenomeno religione, l'ottica psicologica di Freud (quindi , né politica, né antropologica), sempre, mette in luce la centralità del perturbante. Non perché l'esperienza unheimlich sia, per Freud, l'unica dimensione psicologica (abbiamo visto, al contrario, che Freud tende a distinguere livelli diversi all'interno dello psicologico), ma perché è quella in cui si rivela il pulsionale in quanto tale, nella sua 'astrattezza', nella sua indipendenza da motivazioni, che non siano la pulsionalità stessa. 

mercoledì 29 luglio 2015

IL CAPITALE DI MARX (11) - Riccardo Bellofiore.





Video degli incontri del ciclo di letture del I libro del "Capitale" di Karl Marx organizzato da Noi Restiamo Torino e tenuto da Riccardo Bellofiore (Università di Bergamo). 

Lezioni precedenti:
https://www.youtube.com/playlist?list=PL5P5MP2SvtGh94C81IekSb83uO7nLgHmL

martedì 28 luglio 2015

IL COMMERCIO* - Ernest Mandel

*Da "Trattato di economia marxista", Ernest Mandel, Capitolo VI, Samonà e Savelli 

   "Il capitalista industriale non desidera solo 'realizzare' il plusvalore. Vuole anche capitalizzarlo, trasformarne in macchine, materie prime e salari tutta la parte che non consuma improduttivamente per sopperire ai propri bisogni. Anche la capitalizzazione del plusvalore implica dunque una circolazione di merci in cui l'industriale, anziché essere venditore, appare come compratore. In questa qualità egli ha pure interesse a ridurre al minimo il periodo di circolazione delle macchine e delle materie prime, il periodo di attesa tra le ordinazioni e le consegne. Il capitale commerciale gli rende dunque il duplice servizio di ridurre il tempo di circolazione delle merci come quello delle merci che desidera acquistare". (E. Mandel)

   "La produzione diventa sempre più facile e forse inquietante (!) per questa stessa facilità: ha la tendenza a superare il consumo effettivo (!). La disoccupazione tecnologica non può essere evitata se non con un continuo espandersi del consumo ed è la distribuzione che deve favorire al massimo questa evoluzione sempre più rapida.

   E' la distribuzione che farà sì che la produzione sia utile, se il consumatore acquista. Why produce if you cannot sell? E' l'ultimo metro dell'avvio del prodotto verso il consumatore che decide del successo o dell'insuccesso di tutto il ciclo produzione-consumo (the last three feet).

   Il grande pericolo che minaccia (!) attualmente l'economia in molti settori, è la sovrapproduzione. Sia per quanto riguarda i prodotti agricoli che per quanto riguarda i prodotti industriali, il potenziale produttivo è largamente superiore ai bisogni...

   ... I meccanismi della produzione funzionano ora a un ritmo tale che la minima esitazione del consumatore (!) nell'acquistare può far tremare tutto l'edificio economico". 
(Relazione della missione belga negli USA dal 14/10 al 26/11/1953, Techniques de vente: pp. 15-16) 

lunedì 27 luglio 2015

DAS UNHEIMLICHE (1)* - Stefano Garroni

*Da "SUL PERTURBANTE", Stefano Garroni, Ed. Kappa


       Ma cosa succede quando, invece, non sia possibile distinguere spettacolo e spettatore (come nella rappresentazione teatrale della tragedia)?

      Quando non già solo i confini tra le mie emozioni si rivelano incerti, perforabili, non esistenti persino (compresenza di sentimenti opposti); ma quando , addirittura, io sia spettacolo a me stesso, ma nel senso che l'uno (lo spettacolo) sfuma nell'altro (nello spettatore), passa nell'altro?

      Succede che al mio tormento emozionale verrà a mancare la rassicurante condizione d'avere una causa; e che quello stesso tormento sarà vissuto ambiguamente: certo, come emozione, come vicenda psicologica, ma anche e contemporaneamente (in un qualche modo ,però, indistinto), come destino, ordine, legge di un mondo oscuro, estraneo a me e che, pure, è me stesso. Un mondo, che non ha senso distinguere, perché proprio la possibilità di questo distinguere è venuta a mancare.

                                     Questo è il 'perturbante'... 

“Chi pensa astrattamente?” - G. W. F. Hegel


  “Pensare” “Astratto”? Sauve qui peut! Si salvi chi può! Così sento già gridare un traditore corrotto dal nemico che va vociando contro questo saggio per il fatto che vi si parlerà di metafisica. “Metafisica” infatti, come “astratto” e quasi anche come “pensare” è la parola di fronte alla quale ognuno, più o meno fugge via come davanti a un appestato.

  Ma qui non si ha la cattiva intenzione di voler spiegare che cosa sia “pensare” o che cosa sia “astratto”. Nulla è così insopportabile al bel mondo come lo spiegare. Anche a me,quando qualcuno si mette a spiegare, mi dà fastidio alquanto, perché, all’occorrenza, capisco tutto da solo. Qui poi la spiegazione del “pensare” e dell’“astratto” si mostrerebbe senz’altro del tutto superflua proprio perché il bel mondo sa già che cosa è „astratto“ e ne rifugge. E come non si desidera quel che non si conosce, così non lo si può nemmeno odiare.

  Inoltre non è mia intenzione voler conciliare di nascosto il bel mondo con il “pensare”o con l’“astratto”, quasi insinuandoli di contrabbando sotto l’apparenza di una conversazione alla buona, così da ridestarli di nascosto e senza alcuna ripugnanza e da esser entrato furtivamente ed essermi addirittura subdolamente insinuato nella società che, come dicono gli Svevi, sarebbe stata circuita; l’autore di questo intrigo avrebbe fatto conoscere questo ospite altrimenti forestiero, l’astratto, e l’intera società l’avrebbe quindi trattato, con altro titolo e riconosciuto come un buon amico. Tali scene di riconoscimento,per le quali il mondo verrebbe ad essere istruito contro sua voglia, hanno in sé l’imperdonabile difetto di far vergognare il loro orditore che voleva procurarsi a poco prezzo una piccola fama; sì che quella vergogna e quella piccola presunzione ne annullano l’effetto, ché anzi piuttosto spingono a rifiutare un insegnamento acquistato a tal prezzo. L’esecuzione di un tale piano sarebbe ad ogni modo già fallita,perché per la sua attuazione si esige che la parola chiave dell’enigma non venga detta in anticipo. Questo è invece quanto è già accaduto nel titolo. Se questo saggio avesse avuto una tale intenzione, non se ne sarebbero dovute presentare le parole chiave fin dall’inizio, bensì, come il ministro nella commedia, si sarebbe dovuto percorrere l’intera recita avvolti nella sopravveste e soltanto all’ultima scena sbottonarla e far risplendere la stella della sapienza. E poi lo sbottonarsi della sopravveste metafisica non presenterebbe questa volta così bene come quello della sopravveste ministeriale, perché quel che esso porterebbe alla luce sarebbe nulla più che un paio di parole; e il meglio della burla dovrebbe essere quello di mostrare che la società era da lungo tempo in possesso della cosa; alla fine essa avrebbe acquistato solo un nome, mentre la stella del ministro significa un qualcosa di ben più reale, un sacco di quattrini.

domenica 26 luglio 2015

INTERROGATIVI SULLA TRANSIZIONE CUBANA - Alessandra Ciattini

   Premessa
Nel panorama delle notizie catastrofiche, molte delle quali ci vengono nascoste, come per esempio le recenti manovre navali congiunte nel Mediterraneo di Cina e Russia [1], i controllori dei mass media trovano il modo di inserire eventi che, spogliati della loro problematicità, sembrerebbero far presagire che qualcosa di buono alla fin fine accade sotto il sole. Una volta individuato un evento che può esser così presentato, si ricorre a spiegazioni esplicitamente moralistiche: la buona volontà del papa pensoso per le sorti dell'umanità, la capacità di autocritica di Obama, il premio Nobel più immeritato della storia, il riconoscimento che, dal momento che “ il capitalismo è morto e il comunismo pure” come dice Gianni Minà [2], non ha più senso lo scontro tra modelli sociali di segno opposto.

Se le cose stanno effettivamente così, possiamo rasserenarci e tirare un respiro di sollievo: almeno da quelle parti (Mar dei Caraibi) non si preparano interventi armati né ipocrite missioni “umanitarie”, né ulteriori attentati terroristici. Ma il dubbio metodico è uno strumento assai efficace, che ci consente di valutare più a fondo il “valore di verità” di quanto ci viene quotidianamente ammannito da sempre nuovi giornalisti rampanti saltati fuori chissà da dove, in particolare tenendo conto che – come ci ha insegnato Marc Bloch [3] – le false notizie in tempo di guerra (la guerra fredda è davvero finita? O è cominciata la guerra calda?) nascono sì da un errore o da un fraintendimento, volontari o meno, ma entrano in sintonia con stati d'animo collettivi ed hanno precisi scopi politici. E in questo caso – mi pare – la stato d'animo collettivo è rappresentato dal legittimo desiderio di pace e l'obiettivo politico consiste nel tranquillizzare le masse che, se ulteriormente sollecitate, diventerebbero indisciplinate e forse addirittura ribelli. Straordinaria e opportuna convergenza!

Lo scopo di questo breve intervento è invece quello di restituire problematicità all'evento in questione (il riavvicinamento Stati Uniti-Cuba) e di suscitare qualche preoccupazione, di modo che si possa riflettere con maggiore realismo su di esso e reagire in maniera adeguata. Prenderò spunto dalla conferenza che Pablo Rodríguez Ruiz, dirigente del Dipartimento di Antropologia sociale e Etnologia del Centro di Antropologia dell'Avana, ha tenuto alla Sapienza di Roma nel giugno passato.

sabato 25 luglio 2015

LE CONTRADDIZIONI DEL CAPITALISMO* Ernest Mandel

*Da "Trattato di economia marxista", Ernest Mandel, Capitolo V, Samonà e Savelli

  Tutte le contraddizioni del modo di produzione capitalistico possono riassumersi nella contraddizione generale e fondamentale: la contraddizione tra la socializzazione effettiva della produzione e la forma privata, capitalistica dell'appropriazione.

  La contraddizione tra socializzazione di fatto della produzione capitalistica e la forma privata dell'appropriazione si manifesta come contraddizione tra la tendenza allo sviluppo illimitato delle forze produttive e i limiti angusti entro cui resta compreso il consumo. Il modo di produzione capitalistico è così il primo in cui la produzione sembra staccarsi completamente dal consumo, in cui la produzione sembra divenire un fine in sé. Ma le crisi periodiche gli richiamano duramente che la produzione non può, alla lunga, staccarsi completamente dalle possibilità di consumo solvibile della società.

  Da quando esiste la divisione della società in classi, gli uomini non si sono rassegnati al dominio dell'ingiustizia sociale con il pretesto che tale ingiustizia poteva essere considerata come una fase inevitabile del progresso sociale. I produttori non hanno affatto accettato come normale o naturale che il sovrapprodotto del loro lavoro fosse accaparrato da classi possidenti che ottengono così un monopolio del tempo libero e della cultura. Sempre e senza soste si sono ribellati contro quest'ordine di cose. E senza soste anche gli spiriti più generosi delle classi possidenti si sono sforzati di condannare la diseguaglianza sociale e di unirsi alla lotta degli sfruttati contro lo sfruttamento. La storia dell'umanità non è che un lungo succedersi di lotte di classe. 

giovedì 23 luglio 2015

SUL PERTURBANTE, TRE BREVI SCRITTI* - Stefano Garroni

*Da "SUL PERTURBANTE", Stefano Garroni, Ed.  Kappa

 Ecco un campione del modo freudiano di procedere: la vicenda secentesca vien sottoposta ad analisi psicoanalitica sulla base di una 'mossa' pregiudiziale, di una 'decisione' (il patto col diavolo = fantasia nevrotica), di cui non si dà giustificazione, se non post festum, se non per i risultati cui perviene.
 Analogamente, abbiamo visto Freud assumere l'ipotesi che non solo le attuali affezioni nevrotiche si sarebbero presentate in epoche precedenti in forme diverse pur essendo le stesse affezioni, ma anche che tali forme sarebbero esattamente quelle del demoniaco.
 Abbiamo visto, inoltre, che da ciò consegue la tesi, per cui i demoni non sono che moti pulsionali respinti e rimossi.
 E' importante notare che questa tesi non è il risultato a cui si perviene analizzando la 'cultura' del demoniaco, ma sì il presupposto stesso del trattamento a cui Freud la sottopone.
 A questo punto si presenta un'alternativa: o è vero che la problematica nevrotica stabilisce una relazione reale, profonda con il modo di vivere - individuale e sociale - in contesti storici dati, ed allora la 'mossa' iniziale di Freud può destare qualche perplessità.
 Ovvero, col termine "attuali affezioni nevrotiche", Freud in realtà rimanda ad un tipo di conflittualità che, in qualche modo, si possa decontestualizzare, separare da un rapporto essenziale con modi di vita, storicamente mutevoli, con culture che cambiano.

 In definitiva è, anche, convinto che l'autentico terreno, su cui si gioca la partita della validità dell'ipotesi psicoanalitica, è quello terapeutico ed esplicativo delle nevrosi.

Corso su IL CAPITALE DI MARX (10) - Riccardo Bellofiore.



Video degli incontri del ciclo di letture del I libro del "Capitale" di Karl Marx organizzato da Noi Restiamo Torino e tenuto da Riccardo Bellofiore (Università di Bergamo).

Lezioni precedenti:
https://www.youtube.com/playlist?list=PL5P5MP2SvtGh94C81IekSb83uO7nLgHmL

sabato 18 luglio 2015

Tu che straparli di Carlo Giuliani, conosci l’orrore di Piazza Alimonda? - Wu Ming


 "Uno degli aspetti che amo di più del mio mestiere è che mi porta sulla strada, in giro per l’Italia, a incontrare persone molto diverse tra loro. In questi undici anni ne ho conosciute tante, magari fredde rispetto ai motivi della protesta contro il G8 di Genova, che tuttavia considerano inaccettabile quanto è successo il 20 e il 21 luglio 2001. Alcune facce me le ricordo proprio, perché magari abbiamo parlato intorno al tavolo di una pizzeria, e ora le immagino a guardare questo video e mi dico che di sicuro sarebbero d’accordo – ancora più d’accordo – su alcuni punti fermi:

1. Che le forze dell’ordine scelsero in maniera fredda e immotivata di attaccare con una violenza inaudita soltanto alcuni soggetti della protesta.
2. Che uno di questi soggetti fu il corteo proveniente dalla Stadio Carlini, un corteo autorizzato, colpito a freddo, colpevole solo di avere in prima linea alcuni grandi scudi montati su ruote.
3. Che Carlo Giuliani brandì il famigerato estintore per lanciarlo contro un defender dei carabinieri, all’interno del quale un individuo, già da diversi secondi, puntava una pistola nella sua direzione.
4. Che le forze dell’ordine infierirono sul corpo di Carlo Giuliani prima dell’intervento di un medico e dunque prima che qualcuno lo dichiarasse morto.
5. Che fin dai primi attimi dopo la morte di Carlo Giuliani le forze dell’ordine tentarono di occultare le prove di quanto accaduto, di depistare le indagini, anche infierendo con violenza sul corpo della vittima.

Ebbene, se questi cinque punti fossero di dominio pubblico sarebbe già un bel passo avanti, e pertanto il video va fatto circolare il più possibile.      

5. IL DEMONIACO - Stefano Garroni


 "...non esiste religione senza paura, come non esiste religione senza amore.
...non si tratta affatto di una tappa antica o recente dell'evoluzione, ma soltanto di un elemento inerente alla struttura stessa della mentalità religiosa; elemento che prevalse sovrano entro civiltà estranee e anteriori alla nostra, ma che perdura oggi fra noi, ancora vivo e vegeto."                                                                                     (G. Van der Leeuw, Fenomenologia della religione, Torino Boringhieri 1975)

 Dunque descrivendo l'esperienza religiosa vissuta, Van der Leeuw non documenta, solo, d'un tipo di mentalità arcaica, lontanissima dalla nostra, per quanto possa con questa coesistere. Fa molto di più: rende conto di un modo possibile di sperimentare il mondo e noi stessi nel mondo, che atemporalmente appartiene alla mente umana.

 Nulla di strano, quindi, che si tratti di un'esperienza presente in contesti storici  e culturali diversi e distanti. 

venerdì 17 luglio 2015

Il Governo segreto delle multinazionali - Lidia Undiemi



 E' il monopolio di sempre meno figure economiche, che però gestiscono capitali enormi (centralizzazione, concentrazione), a decidere dell'economia mondiale, a controllare stati e governi, a reprimere i lavoratori distruggendone i diritti eliminando le poche garanzie rimaste.
 E' lotta di classe...
http://www.byoblu.com/post/2015/07/16/il-governo-segreto-delle-multinazionali.aspx

giovedì 16 luglio 2015

4. PERTURBANTE E MONDO MAGICO - Stefano Garroni

 La convinzione che la portata del nostro conoscere è 'illimitata'. Non solo, si badi, nel senso che l'effettiva conoscenza si ha nel limite in cui certe regole sono rispettate; ma anche, e più ancora, nel senso che limitato, e addirittura da dio, è il campo, l'orizzonte del conoscere a noi possibile.                                                                                                           Senonché, l'esistenza di un tal limite s'accompagna alla tentazione di violarlo: esattamente nel senso che c'è un'irrequietezza della mente umana, una sua tendenza alla mancanza di misura che, potremmo dire, la sollecita a scagliarsi contro quel limite.

 "La curiosità umana di indagare i segreti ed il desiderio malsano di conoscerli e di afferrarli sono sentimenti riprovati dagli antichi con due esempi: Quello di Atteone e quello di Penteo. Atteone, poiché imprudentemente aveva visto per caso Diana nuda, fu cambiato in cervo e sbranato dai suoi stessi cani. Penteo, che aveva voluto essere spettatore dei sacrifici occulti d Bacco... fu punito con la pazzia... La prima favola sembra riferirsi ai segreti dei principi, la seconda ai misteri divini".          (F. BACONE, Della sapienza degli antichi )

 E' come se l'uomo, arrogantemente, volesse spogliarsi del suo esser 'creatura' e pretendesse, invece, d'entrare nel laboratorio divino; non limitarsi più all'universo consentitogli, ma sì cercare di 'gettare un occhio' nel mondo stesso di dio, nella natura così com'essa è in sé. Non si tratterebbe, dunque, della semplice violazione delle regole del gioco conoscitivo, ma sì della profanazione - del tentativo di profanazione - di un alto divieto, di un tapu quasi.

 Dunque risulta che l'effetto perturbante (seguendo la traduzione italiana del termine tedesco) è legato ad una particolare incertezza intellettuale: 'il familiare dell'esperienza è, forse, invece solo la maschera d'un qualche meccanismo all'uomo estraneo, cioè sottratto al suo controllo?'. L'effetto perturbante sembra il frutto di un sospetto che s'accompagna all'abituale esperienza, senza riuscire necessariamente ad interromperla, gravandola tuttavia d'una nuova atmosfera, che la rende misteriosa, straniera, ostile. E' per questo che l'esperienza perturbante può nascere improvvisamente, colpire, gelare momentaneamente - per l'affiorare d'un sospetto, che può dissolversi, così come si presenta, o può restare continuamente sullo sfondo, ai margini del comportamento abituale

mercoledì 15 luglio 2015

SUL PERTURBANTE (2-3) - Stefano Garroni


 2) L'EMOZIONALE EXTRA-ESTETICO

     "Moltissime manifestazioni della mimica e del linguaggio e molte forme di pensiero presenti sia fra la gente normale che fra i malati non sono state sinora oggetto della psicologia, perché in esse non si vedeva altro che l'esito di un disturbo organico  o di un abnorme venir meno delle funzioni proprie dell'apparato psichico." (FREUD, "L'interesse per la psicoanalisi, 1913)

     lapsus; atti mancati; azioni casuali; dimenticanze; eccessi convulsivi; deliri; idee o azioni ossessive. Tutti questi fenomeni hanno il loro modello nel sogno e nell'atto mancato;
i diversi fenomeni elencati da Freud semplificano due situazioni: o il fatto di perdere il controllo su qualcosa che tuttavia si possiede, ovvero di esser dominati da qualcosa che si sente tuttavia estraneo.

In questo senso, ciò di cui direttamente la psicoanalisi si occupa è, appunto, das Unheimliche: il perturbante rovesciarsi dell'intimo in un inquietante estraneità; o viceversa.

Il fenomeno del doppiosenso entra profondamente nella costituzione della teoria psicoanalitica (direi in analogia col ruolo che ha nell'estetica rinascimentale), non solo come tema specifico, ma addirittura per la caratterizzazione della 'grammatica' dell'inconscio.

 3) PATOLOGIA/COAZIONE A RIPETERE

    "ogni azione naturale, ogni movimento o processo, non è altro che una caccia. Infatti le arti e le scienze vanno a caccia delle loro opere, le azioni degli uomini inseguono i loro fini, e tutte le cose della natura vanno alla ricerca di preda, che è il loro nutrimento, o di piaceri, che sono la loro ricreazione, e questa ricerca avviene nei modi più esperti e sagaci." (F. BACON, "Sapienza degli antichi", Opere,1 p 151)

L'analogia tra scienza e caccia è, dunque, assai pertinente; così come lo è sottolineare il carattere vigile dl pensiero conoscente.

Quando viene individuato uno stimolo che sembra degno d'interesse, il soggetto si focalizza su di esso  e la sua attenzione, che era prima generalizzata, diventa selettiva.

Fuor di metafora, il pensiero scientificamente adeguato deve esser disposto a 'mosse' e decisioni, richieste dalla 'monadicità' delle cose, pur quando implichino abbandonare schemi abituali o, almeno, riadattarli.

Questo è il senso della condizione del pensiero 'vigile'; per questo, suo avversario è l'automatismo meccanico, la coazione a ripetersi, l'assopimento mentale. 

lunedì 13 luglio 2015

LO SVILUPPO DEL CAPITALE* - Ernest Mandel

*Da "Trattato di economia marxista", Ernest Mandel, Capitolo IV, Samonà e Savelli

 "E' la penetrazione dell'economia monetaria nell'economia contadina in seguito alla trasformazione del sovrapprodotto agricolo da rendita in natura (o corvée) in rendita in denaro che permette un considerevole allargamento alla produzione di merci in Europa occidentale e crea così le condizioni di un dischiudersi  del capitalismo industriale.

 L'accumulazione del capitale monetario, del capitale usurario, del capitale mercantile e commerciale, si è realizzata in Europa occidentale dal X al XVIII secolo nelle mani di una classe borghese che si emancipava progressivamente dalla tutela delle classi feudali e dello Stato e con il farne uno strumento per accelerare l'accumulazione del capitale a proprio profitto.

 Successivamente fu l'intervento violento dell'Europa nell'economia di altre parti del mondo a distruggere gli elementi che avrebbero consentito un più rapido progresso economico, e a impedire  o a ritardare la loro crescita.

 Lo sviluppo del modo di produzione capitalistico implica la generalizzazione della produzione di merci per la prima volta nella storia dell'umanità. Questa produzione non riguarda più solo i prodotti di lusso, i surplus di viveri o di beni di consumo correnti, i metalli, il sale e altri prodotti indispensabili al mantenimento e all'allargamento del sovrapprodotto sociale. Tutto ciò che è oggetto della vita economica, tutto ciò che viene prodotto, è d'ora innanzi merce: tutti i viveri, tutti i beni di consumo, tutte le materie prime, tutti i mezzi di produzione e così pure la stessa forza -lavoro. Non esistendo altra via d'uscita, la massa dei diseredati che non dispongono più dei loro strumenti di lavoro, sono obbligati a vendere la loro forza-lavoro per acquistare i mezzi di sussistenza. Tutta l'organizzazione della società è costruita in modo da assicurare ai proprietari del capitale un rifornimento regolare e costante di manodopera salariata per permettere l'impiego produttivo ininterrotto del capitale stesso.

 l'azione dissolvitrice dell'economia monetaria sulle comunità primitive  già messe a confronto con il modo di produzione capitalistico, diviene nelle colonie  la principale forza di reclutamento di un proletariato indigeno. (...)(essa) ha sradicato , in Africa e altrove, milioni di indigeni dai loro centri tradizionali e li ha costretti a vendere la loro forza-lavoro - sola risorsa che possiedono - per ottenere denaro.

 la libertà (diventa) libertà di acquisire ricchezze. Ma questa libertà non può venire affermata per una piccola parte della società se non a condizione di venire negata all'altra parte, che pure è maggioritaria." 

domenica 12 luglio 2015

SUL PERTURBANTE (1) - Stefano Garroni



 Il perturbante in questo, appunto, consiste: nella scoperta che l'uomo non sta, con se stesso, 'chez soi', 'a casa propria'; che l'uomo ospita dentro di sé un meccanismo, che lo rende estraneo a se stesso, proprio perché non si lascia ricondurre (se non in un certo modo parziale ed indiretto) ai problemi, difficoltà, conflitti, che sorgono dalle sue precisabili condizioni d'esistenza (somatiche, psicologiche, sociali).

 ...per Freud, è come se la vita umana si svolgesse tra due poli, due orizzonti (tra i quali c'è 'stacco', non continuità, per quanto complessa): quello dell'esperienza unheimlich e quello del dinamico, plastico equilibrio mentale - che è l''imbrigliamento' pulsionale, ovvero la condizione della sanità o maturità psichica. (S. Garroni)

 1) Presentazione di Adriano Ossicini* 
   2) Il tema della ricerca di Stefano Garroni** 

Capire Podemos – Pablo Iglesias

 Molte delle battaglie degli ultimi decenni possono essere viste come lotte di difesa contro il continuo logoramento della sovranità nazionale. In questo contesto di sconfitta delle sinistre esistenti, il pensiero critico fu in gran parte separato dalla prassi politica – in forte contrasto con i legami organici esistenti tra produzione teorica e strategia rivoluzionaria che caratterizzarono gli inizi del Ventesimo secolo. Diventò l’opera di professori universitari piuttosto che di leader politici radicali. Eppure, i temi del pensiero critico contemporaneo sono intimamente collegati con la sconfitta storica.

 Anche senza la minaccia dell’antico spettro, l’ordine mondiale è entrato in un periodo di transizione geopolitica nel corso degli ultimi quindici anni, un risultato in parte frutto dello spostamento dell’equilibrio industriale tra Nord Atlantico ed Estremo Oriente. Il predominio unilaterale di Washington è stato moderato dall’emergere di grandi potenze, vecchie e nuove, i cui interessi non si possono racchiudere facilmente in quelli degli USA. Le riforme di Deng Xiaoping hanno dimostrato la fattibilità di un ultra-capitalismo pianificato di Stato, che ha trasformato la terra della Rivoluzione Culturale nella prima area produttiva del mondo e in un potente attore internazionale. Nella regione ‘pivot’ dell’Eurasia, la Russia semi-democratica di Putin continua a dimostrare che Mosca è tornata sulla scena globale.

 La crisi del 2008 ha ora prodotto degli spiragli politici inattesi, in particolare in Europa del Sud, in forme che pochi avrebbero predetto. I salvataggi statali di istituzioni finanziarie in bancarotta hanno portato all’esplosione dei debiti nazionali e degli spread sui tassi d’interesse. Le politiche di emergenza per ‘salvare l’euro’ imposte – e presto normalizzate – dal blocco a guida tedesca hanno avuto effetti disastrosi in Portogallo, Irlanda, Italia, Grecia e Spagna, dove milioni di persone hanno perso il proprio lavoro, decine di migliaia sono stati sfrattati dalle proprie case e sono stati accelerati lo smantellamento e la privatizzazione dei sistemi pubblici di sanità e istruzione, mentre l’onere del debito è stato passato dalle banche ai cittadini.

 In Spagna, come in altri paesi dell’Eurozona, il collasso economico e le misure imposte per “salvare la moneta unica” hanno evocato lo spettro di una crisi organica, che ha condotto a quella che, in termini politici, chiamiamo una crisi di regime: ossia, lo sfibramento del sistema politico e sociale emerso dalla transizione post-franchista. La principale espressione sociale di questa crisi di regime è stato il movimento 15-M, l’ampia mobilitazione degli indignados che, iniziata il 15 maggio 2011, ha occupato le piazze cittadine in tutta la Spagna per molte settimane. La sua principale espressione politica è stata Podemos. 

mercoledì 8 luglio 2015

Karl Marx, "Il Capitale" - Roberto Finelli

“Ho sempre
pensato che se non riesci a spiegare le grandi questioni economiche in un
linguaggio comprensibile anche agli adolescenti, vuol dire semplicemente che
non le hai capite”
 
(Yanis Varoufakis)



Parte finale:
https://www.youtube.com/watch?v=A8fcByMD9zw

Per una ulteriore chiarificazione...
https://www.youtube.com/watch?v=OMg7fFhVEkk

lunedì 6 luglio 2015

La “buona università” e la società dell'ignoranza - Alessandra Ciattini

 Non si può dire che i fautori delle politiche neo-liberali non abbiano avuto pazienza: hanno smontato pezzo per pezzo il cosiddetto Stato sociale, affermatosi in Europa dopo la seconda guerra mondiale in un contesto mondiale diviso in due blocchi antagonistici, anche per effetto del protagonismo di una parte importante della popolazione, che aveva partecipato alla sconfitta del nazi-fascismo.

 Ovviamente mi limiterò a descrivere per sommi capi come questo processo di smantellamento abbia riguardato anche l'università pubblica italiana, il cui compito avrebbe dovuto essere quello di contribuire, insieme alla scuola, alla formazione di un cittadino consapevole delle proprie scelte politiche e in grado valutare criticamente i diversi punti di vista, che si scontrano nella dialettica sociale. Avrebbe anche dovuto favorire l'ascesa di almeno alcuni appartenenti alle classi popolari, allo scopo di attutire le forti differenze sociali e culturali presenti in Italia e di rafforzare le basi democratiche del paese. Non per caso ho usato il condizionale, perché di fatto tali compiti non sono mai stati assolti dall'università italiana prima delle cosiddette “riforme”, ma certamente dopo di esse tali obiettivi vengono completamente abbandonati ed etichettati come “ideologici”.

DENARO, CAPITALE, PLUSVALORE* - Ernest Mandel

*Da "Trattato di economia marxista", Ernest Mandel, Capitolo III, Samonà e Savelli

 "La differenza tra la circolazione delle merci 
M/1 - D - M/2 
e la circolazione del denaro
D - M - D/1 
consiste dunque in questo: nella circolazione delle merci, l'equivalenza delle merci M/1 e M/2 che si trovano ai due poli della circolazione, è la condizione necessaria perché le due operazioni possano effettuarsi. Nessun produttore semplice di merci può acquistare merci di un valore superiore a quello delle merci che, per parte sua, ha prodotto e venduto. 
Nella circolazione del denaro, invece, la comparsa di un plusvalore (D/1-D) è la condizione necessaria perché la circolazione possa effettuarsi; nessun proprietario di capitale monetario farà 'circolare', 'lavorare', 'rendere' il suo denaro per vedersi ritornare in tasca esattamente lo stesso ammontare che ne era uscito! 

... Il capitale ed il plusvalore fanno la loro comparsa solo con lo sviluppo degli scambi e del denaro, e con l'impiego di una maggiore produttività media del lavoro, non più per consentire a tutta la società di realizzare una economia di tempo di lavoro, ma per assicurare a una parte della società i prodotti di questa accresciuta produttività, sottoponendo a uno sforzo di lavoro sempre più duro l'altra parte della società. Il capitale è il punto d'arrivo della storia dell'appropriazione del sovrapprodotto sociale ad opera di una parte della società a spese di un'altra, e non il punto d'arrivo della storia dell'economia del lavoro umano effettuata a profitto della società umana nel suo insieme.

 L'appropriazione del plusvalore prodotto durante il processo di produzione presuppone un'economia mercantile, la vendita di merci prodotte da produttori non proprietari dei prodotti del lavoro."  Il plusvalore è, in questo senso, la forma monetaria del sovrapprodotto sociale."