sabato 18 luglio 2015

Tu che straparli di Carlo Giuliani, conosci l’orrore di Piazza Alimonda? - Wu Ming


 "Uno degli aspetti che amo di più del mio mestiere è che mi porta sulla strada, in giro per l’Italia, a incontrare persone molto diverse tra loro. In questi undici anni ne ho conosciute tante, magari fredde rispetto ai motivi della protesta contro il G8 di Genova, che tuttavia considerano inaccettabile quanto è successo il 20 e il 21 luglio 2001. Alcune facce me le ricordo proprio, perché magari abbiamo parlato intorno al tavolo di una pizzeria, e ora le immagino a guardare questo video e mi dico che di sicuro sarebbero d’accordo – ancora più d’accordo – su alcuni punti fermi:

1. Che le forze dell’ordine scelsero in maniera fredda e immotivata di attaccare con una violenza inaudita soltanto alcuni soggetti della protesta.
2. Che uno di questi soggetti fu il corteo proveniente dalla Stadio Carlini, un corteo autorizzato, colpito a freddo, colpevole solo di avere in prima linea alcuni grandi scudi montati su ruote.
3. Che Carlo Giuliani brandì il famigerato estintore per lanciarlo contro un defender dei carabinieri, all’interno del quale un individuo, già da diversi secondi, puntava una pistola nella sua direzione.
4. Che le forze dell’ordine infierirono sul corpo di Carlo Giuliani prima dell’intervento di un medico e dunque prima che qualcuno lo dichiarasse morto.
5. Che fin dai primi attimi dopo la morte di Carlo Giuliani le forze dell’ordine tentarono di occultare le prove di quanto accaduto, di depistare le indagini, anche infierendo con violenza sul corpo della vittima.

Ebbene, se questi cinque punti fossero di dominio pubblico sarebbe già un bel passo avanti, e pertanto il video va fatto circolare il più possibile.      

Eppure, anche alle persone di cui sopra, terminata la visione, credo resterebbero comunque due dubbi fondamentali, che nemmeno il video riesce a sciogliere:

 1) Il video si intitola “La Trappola”, e fa vedere bene come tutta la gestione di Genova fu un’enorme, colossale imboscata. Ma nello specifico di Piazza Alimonda non é ancora dimostrato, secondo me, fuori da ogni possibile dubbio, che la carica laterale portata sul corteo dai carabinieri, il successivo indietreggiamento degli stessi, e l’abbandono di un defender in mezzo ai manifestanti siano il risultato di una trappola premeditata e non di una ritirata scomposta e poco lucida.

 2) Perché i manifestanti di quel corteo non sono fuggiti tutti, compatti, fino allo Stadio Carlini? Questa domanda me la sono sentita fare decine e decine di volte. Tu c’eri – mi dicono – eri nelle prime file e sei tornato indietro. Hai rifiutato lo scontro e senza troppi problemi hai trovato una via di fuga (bé, aspetta, se non c’erano quelli che tiravano le pietre dalla ferrovia e mi coprivano la ritirata, col cavolo che trovavo una facile via di fuga, e poi, per come s’erano messe le cose, tornare al Carlini poteva pure essere una trappola micidiale, il cul de sac definitivo…) Comunque l’hai trovata – mi dicono – e hai fatto la cosa più saggia di fronte a un branco di robocop scatenati: darsela a gambe. Chi è rimasto lì, insistono quelle persone, ha accettato lo scontro. E in uno scontro di piazza di quel tipo, con quel livello di rabbia, non è affatto imprevedibile che la polizia spari. Dunque – concludono – la gente che è rimasta lì, pur provocata in maniera irresponsabile, alla fine se l’è cercata. Se Carlo Giuliani fosse scappato, a quest’ora…

 Ecco. Nella mia personale esperienza di confronto questo è lo scoglio ancora insuperabile. Fuori da un ambiente molto ristretto, pochissimi accettano che si possa reagire alla violenza delle forze dell’ordine, di qualunque violenza si tratti. Scappare o farsi massacrare sono le uniche due opzioni considerate “giuste”, sagge e responsabili. Sì, è la solita questione violenza/non-violenza, ma è una questione dentro la quale ancora non abbiamo trovato il meccanismo per far scattare un cambio di cornice e di paradigma. E nemmeno “La Trappola”, pur con tutti i suoi meriti, riesce nell’intento" 
 (Wu Ming 2)
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 Riguardo il punto 2 di WM2: penso che la questione dei giudizi sugli atteggiamenti e i comportamenti in piazza vada analizzata ancora a monte del binomio violenza/non violenza. Messa così sembra più una questione teorica su cui le varie componenti dei movimenti avevano (hanno) idee differenti, dando per scontato che questo livello di dibattito sia presente in chiunque. in realtà a chi non *fa* politica, manca il passaggio precedente: cosa succede quando sei in piazza. Faccio un esempio: io ero a Genova, nel corteo delle tute bianche, quando venne caricato. Ero appena maggiorenne, ero lì ‘sciolta’ con degli amici, non ero parte di nessuna struttura, era la mia seconda, forse terza grande manifestazione. Non avevo mai partecipato a una punta tattico/organizzativa né fatto parte di un servizio d’ordine. Nel momento delle cariche (per fortuna ero abbastanza indietro) l’unica cosa che potevo fare per non farmi prendere dal panico era annusare l’aria, capire come gli altri si muovevano, quali erano le intenzioni, cosa i compagni con più esperienza pensavano fosse meglio fare. Io riuscii a darmela con i miei amici quando era chiaro che la situazione era diventata ingestibile per noi. Quando sono tornata a casa e ho cercato di spiegare gli avvenimenti di quel giorno ad amici e parenti mi sono resa conto che non è possibile spiegare le dinamiche, spontanee o organizzate, le reazioni, le motivazioni dei comportamenti a chi non ha la percezione di cosa sia trovarsi in piazza in una situazione di tensione. Non potevo spiegare a mio fratello che non aveva mai fatto un corteo, l’efficacia in un determinato momento di tenere un cordone invece di aprirsi di lato. o di ‘coprire l’arretramento’ dei compagni invece di sedersi e fare resistenza passiva. Il problema è che, se pure tutti e tutte vedessero il documentario splendido linkato sopra, poche persone, tra i non militanti, avrebbero gli strumenti e il bagaglio di esperienza per comprendere effettivamente le dinamiche di piazza.

 Nel 2007 al social forum di Atene, durante il corteo un gruppo di *anarchici* all’improvviso spezzò il corteo a metà per andare contro una banca. Lo spezzone dei collettivi universitari (la più vecchia ero io che avevo 25 anni) si ritrovò incastrato tra il gruppo che assaltava la banca e la polizia greca che caricava e sparava lacrimogeni: ci siamo incordonati in 50 e abbiamo retto botta per proteggere i nostri compagni giovincelli in preda al panico. Non è facile spiegare a chi non è mai stato in piazza perché in quel momento quella era la cosa migliore per restare tutti incolumi.
Scusate il pippone e se sono andata un po’ fuori dal seminato.
Ultima cosa: linko questo documentario che non mi pare presente nel post, si focalizza sull’aspetto logistico di quel giorno, con tanto di mappe e grafica. (http://www.youtube.com/watch?v=LyIDm5tZmR4&feature=relat
 (Detta Lalla) 

Qui il video "La trappola":

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