giovedì 23 luglio 2015

SUL PERTURBANTE, TRE BREVI SCRITTI* - Stefano Garroni

*Da "SUL PERTURBANTE", Stefano Garroni, Ed.  Kappa

 Ecco un campione del modo freudiano di procedere: la vicenda secentesca vien sottoposta ad analisi psicoanalitica sulla base di una 'mossa' pregiudiziale, di una 'decisione' (il patto col diavolo = fantasia nevrotica), di cui non si dà giustificazione, se non post festum, se non per i risultati cui perviene.
 Analogamente, abbiamo visto Freud assumere l'ipotesi che non solo le attuali affezioni nevrotiche si sarebbero presentate in epoche precedenti in forme diverse pur essendo le stesse affezioni, ma anche che tali forme sarebbero esattamente quelle del demoniaco.
 Abbiamo visto, inoltre, che da ciò consegue la tesi, per cui i demoni non sono che moti pulsionali respinti e rimossi.
 E' importante notare che questa tesi non è il risultato a cui si perviene analizzando la 'cultura' del demoniaco, ma sì il presupposto stesso del trattamento a cui Freud la sottopone.
 A questo punto si presenta un'alternativa: o è vero che la problematica nevrotica stabilisce una relazione reale, profonda con il modo di vivere - individuale e sociale - in contesti storici dati, ed allora la 'mossa' iniziale di Freud può destare qualche perplessità.
 Ovvero, col termine "attuali affezioni nevrotiche", Freud in realtà rimanda ad un tipo di conflittualità che, in qualche modo, si possa decontestualizzare, separare da un rapporto essenziale con modi di vita, storicamente mutevoli, con culture che cambiano.

 In definitiva è, anche, convinto che l'autentico terreno, su cui si gioca la partita della validità dell'ipotesi psicoanalitica, è quello terapeutico ed esplicativo delle nevrosi.











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