Da: Materialismo Storico, n° 2/2017 (vol. III), traduzione dall’inglese di Elena Maria Fabrizio. -
Daniel Zamora è professore di sociologia all'Université Libre de Bruxelles (ULB). Si occupa di storia delle politiche sociali, di disuguaglianza e di storia intellettuale moderna. È coautore, insieme a Michael C. Behrent, del volume
Foucault and Neoliberalism (Polity, 2015). I suoi scritti sono apparsi su testate come
Le Monde Diplomatique , Jacobin , Los Angeles Review of Books e
Dissent.
Nel film del 1977 Le fond de l’air est rouge (
https://ok.ru/video/7812214688286)
, il regista francese Chris Marker rifletteva sulle lotte politiche e sociali che si erano svolte in Francia tra il 1967 e il 1977 e, più in generale, sulle speranze di un’intera generazione all’indomani del Maggio 1968. Quel decennio aveva trasformato nel profondo le nostre società e aveva ridefinito la natura stessa della sinistra. Il film di Marker era in questo senso anche un tentativo di comprendere la nascita della Nuova Sinistra francese e come questa avesse ripensato il modo di concepire la politica e la contestazione. Marker riteneva che, più che riprodurre le classiche opposizioni del dopoguerra, il Maggio ‘68 avesse trasformato integralmente i termini in cui pensiamo la politica. Come si dice nel film, «c’era lo sbarramento della polizia, che era simbolo di ordine, e il servizio di sicurezza del sindacato, che era un altro simbolo d’ordine. In mezzo c’era uno spazio da occupare. Ciò comportava un nuovo genere di lotta». La creazione di questo nuovo «spazio» tra due tipi di «ordini» è probabilmente uno degli sviluppi più importanti della politica francese dal 1945 in avanti. Il primo ordine era ovviamente il potere gollista, con la sua idea di Stato e cultura repressivi. Ma anche il secondo veniva visto sempre più come un ostacolo a un’autentica trasformazione sociale e questo altro ordine era adesso individuato nella sinistra del dopoguerra, con la sua concezione altrettanto Stato-centrica della politica e della trasformazione. Dopo il ‘68, l’opposizione comunista, i sindacati e più tardi l’Union de la gauche cominceranno perciò ad essere considerati da numerosi intellettuali come non meno problematici del potere gollista. Questo e quelli funzionavano all’interno della medesima logica e non proponevano che la sostituzione di alcuni padroni con altri padroni (cosa guadagneremmo sostituendo «la volontà arbitraria dei datori di lavoro con la volontà arbitraria della burocrazia?»3, chiedeva il pensatore marxista ecologista André Gorz).
L’idea della centralità dello Stato è ciò che Pierre Rosanvallon e Patrick Viveret avrebbero chiamato «cultura politica dominante». Questa cultura politica, che andava «dalla sinistra alla destra» e che considerava lo Stato «allo stesso tempo come oggetto della lotta e spazio della trasformazione sociale»4, era stata dalla fine della guerra il paradigma generale di ogni discussione politica. Metterla in discussione, per poi rimodellare da cima a fondo la nostra comprensione della politica e della sinistra, è anche il tema centrale della riflessione di Michel Foucault nei suoi ultimi dieci anni.
Come ha spiegato Claude Mauriac nel 1978, «Foucault rinfaccerà ad un certo punto alla propria generazione di essersi dimostrata incapace di oltrepassare il marxismo e rimpiazzarlo, dando all’umanità una nuova speranza»5, e comincerà ad interessarsi al neoliberalismo come ad uno strumento che avrebbe potuto aiutarci a inventare una “governamentalità di sinistra”, ovvero a ripensare i fondamenti concettuali della sinistra stessa. In questo senso, lungi dall’essere un precursore del neoliberalismo, Foucault lo ha però massicciamente utilizzato per tentare di suscitare un nuovo tipo di politica. Per comprendere gli ultimi dieci anni della sua riflessione è quindi essenziale inscriverne l’opera nell’ambito di una critica generale della sinistra del dopoguerra ma anche in quello dell’elaborazione intellettuale di una cultura politica interamente nuova. Una cultura che cercherà di liberarsi da una concezione obsoleta della sinistra e della trasformazione sociale proprio mediante l’assorbimento di alcune idee-chiave del pensiero neoliberale.