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mercoledì 28 ottobre 2026

DIALETTICA E RAGIONE HANNO SIGNIFICATI PRECISI - Stefano Garroni (11/10/2013)

Da: mirkobe79 - Stefano Garroni (Roma, 26 gennaio 1939 – Roma, 13 aprile 2014) è stato un filosofo italiano. Assistente presso la Cattedra di Filosofia Teoretica (Roma Sapienza) diretta, nell'ordine, dai Proff. U. Spirito, G. Calogero e A. Capizzi. Nel 1973 entrò a far parte del Centro di Pensiero Antico del CNR diretto dal Prof G. Giannantoni. 

Una Risposta: 
 
Quando Hegel nella fenomenologia o nell'enciclopedia parla della scienza, si dimostra un autore apertissimo sia al tema del dubbio come tu lo poni, sia al tema della convenzionalità del discorso scientifico anticipando in questo modo tematiche che come sai diverranno attuali alcuni decenni più tardi. Il fatto è che la razionalità del reale significa che io posso rendermi conto delle cose, per es. posso rendermi conto del fatto che questa cosa sfugge al mio controllo. Hegel ad es. afferma che inevitabilmente la filosofia deve cominciare da un qualche cosa di empirico e di dato che non ha caratteristiche determinate, che è fuggevole ,che cambia, che riesce a diventare qualcosa di consistente solo se alla fine del ragionamento sarà riuscito a costruire un discorso, una teoria, che dia senso a quell'imponderabilità iniziale. Quindi il razionalismo di Hegel non solo non esclude l'imponderabile, l'incerto, il non afferrabile, ma lo considera invece addirittura parte organica dell'esperienza tanto che ad es. chi fa scienza ha in certe occasioni necessità di introdurre convenzioni per rendere coerente un discorso. Questo ragionamento Hegel non potrebbe farlo se ritenesse che la razionalità del reale significa che tutto alla fine è trasparente. No, Hegel riconosce esattamente la mancanza di trasparenza. 

Se vogliamo rifarci - come tu stesso fai - al pensiero antico, diciamo che la filosofia di Hegel è quella che a differenza di Parmenide riconosce il ruolo del "no", del "non è" e questo proprio significa porre il movimento nel pensiero, tradurre e trasportare il movimento della storia nel pensiero, rendersi conto delle ambiguità, delle inafferrabilità, delle incertezze e delle certezze limitate, storicamente circoscritte. Non è dubbio che questa visione di Hegel sia stata falsificata da un marxismo fondamentalmente positivistico e fondamentalmente guidato da preoccupazioni politiche e non scientifiche come risulta chiaro leggendo il "Materialismo ed empiriocriticismo" di Lenin. Ma questo non è il discorso né di Hegel e né di Marx. Chi legga Marx e non i marxisti, ma Marx, il testo di Marx; e cerchi di confrontare per es. le diverse traduzioni del testo, si rende conto della problematicità del discorso di Marx. 

A me stesso è capitato a Cuba in un convegno di mostrare la presenza in Marx di posizioni diverse, di affermazioni che poi venivano smentite e che -- a me sembrava e questo io sostenevo -- proprio queste ambiguità, questo movimento interno al discorso di Marx per cui non è mai definibile in modo netto, inequivoco, rigido, è proprio questo che giustifica il fatto che dal marxismo siano nati poi tanti marxismi diversi e ognuno dei quali può trovare nel testo di Marx un appiglio. Non a caso noi ci rifacciamo non genericamente al marxismo, ma al marxismo rivoluzionario, cioè una certa maniera di interpretare la dialettica e il marxismo che da alla dialettica un ruolo centrale e la dialettica ripeto, è la capacità di riconoscere il no, di riconoscere l'ambiguo, di riconoscere lo sfuggente ma di riconoscerlo all'interno di un quadro del mondo di cui si può dare senso. 

A questo punto a me interesserebbe molto continuare a discutere con te. Francamente questo interesse mi diminuisce molto quando citi Francesco e quando indichi un evidente atto politico di Francesco -- cioè la glorificazione di una persona uccisa dai partigiani -- quasi che non fosse vero che la guerra partigiana, la lotta partigiana, non comporti appunto anche queste mostruosità. La guerra è mostruosa, e bisogna essere contro coloro i quali vogliono la guerra, e questi non sono mai stati i proletari, ma si i capitalisti, i proprietari del grande capitale, delle multinazionali, come oggi vediamo molto bene: pensa all'Afganistan, all'Iraq, alla Siria ecc. Ecco, Francesco sta con questi: cerca di mediare il dominio di questi con i poveracci, con la gente che non ha speranza, con la gente che non ha futuro qui dentro. E' un puntello nel sistema. Che crolli il sistema insieme ai suoi puntelli. [...] 

Ma chi ha mai affermato che la ragione nel senso della dialettica sia la capacità di risolvere in maniera netta, radicale, definitiva i problemi? No è la capacità di affrontarli, la volontà di affrontarli e di riconoscere quanto nei problemi è traducibile, è compatibile con i principi logici e quanto non è compatibile. Rileggi Leibniz quando tratta di queste cose, quando ragiona intorno alle verità di fede e alle verità di ragione. No, il senso della dialettica è che l'uomo ha le mani in pasta nel mondo e che la realtà si esaurisce in questa coppia mondo e uomo che ha le mani in pasta in esso e contemporaneamente che viene condizionato dal mondo, cioè senza dio e senza padrone. Ma senza padrone vuol dire anche senza dogmi. 


sabato 24 ottobre 2026

Dobbiamo abituarci alla catastrofe per far felici i miliardari? - Alessandra Ciattini

Da: Gabriele Germani -  Alessandra Ciattini (collettivo di formazione marxista "Stefano Garroni”) ha insegnato Antropologia culturale alla Sapienza. Direttrice e docente dell’Università popolare Antonio Gramsci (https://www.unigramsci.it), saggista, della redazione di “Diemmedi” (https://www.centrostudilosurdo.com/rivista-dmd) - 

Ascolta anche Caffè&Cornetto: Illusoria Sovranità con Alessandro Volpi https://www.mixcloud.com/radiograd/caff%C3%A8cornetto-illusoria-sovranit%C3%A0-con-alessandro-volpi

Il sistema economico produce precarietà, lavoro in nero e intermittente. 
Buona parte del lavoro mondiale è informale, come le condizioni strutturali influenzano la nostra percezione della realtà? 
In che modo le ideologie post-moderne sono veicolo di questi rapporti di forza? 


lunedì 19 ottobre 2026

LA SCIENZA COME TEORESI COSTRUTTIVA - V ZAMBONI, S GARRONI

Da: mirkobe79 - Stefano Garroni (Roma, 26 gennaio 1939 – Roma, 13 aprile 2014) è stato un filosofo italiano. Assistente presso la Cattedra di Filosofia Teoretica (Roma Sapienza) diretta, nell'ordine, dai Proff. U. Spirito, G. Calogero e A. Capizzi. Nel 1973 entrò a far parte del Centro di Pensiero Antico del CNR diretto dal Prof G. Giannantoni. -

Leggi anche: Uno dei più grandi filosofi marxisti: Stefano Garroni a 10 anni dalla morte - Alessandra Ciattini 

TRACCIATI DIALETTICI - NOTE DI POLITICA E CULTURA - Stefano Garroni 

Definizione di filosofia. C'è una pagina della fenomenologia di Hegel, in cui Hegel sottolinea il piacere che ha il bambino nel gettare i sassolini nell'acqua. Perché questo è importante? Perché è il momento in cui il piccolo bambino sperimenta sé stesso come capace di trasformare la realtà, di cambiarla. Appunto, non è solo al livello del "perché?", ma è già al livello del "percome?". Come posso usare la situazione esistente, come posso cambiarla, quali son gli strumenti. 
Un'altra pagina importante a cui tu facevi riferimento, è una pagina di Leibniz, quando si discuteva dell'esistenza o meno delle sirene. Leibniz risponde: "quando non sia possibile mostrare la maniera in cui qualcosa si può costruire, quella cosa non esiste". Capisci che questo è un pensiero formidabile perché è proprio il passaggio pieno dal perché al percome e l'enfasi è proprio sulla capacità di operare nel mondo cambiandolo perché si è compreso come il mondo funziona. 
Quindi mi sembra chiaro che sono d'accordo con quanto tu dicevi; è sicuramente un elemento positivo il passaggio tra le due domande, e ti dirò di più: va particolarmente enfatizzato questo oggi, per una esperienza che abbiamo tutti quanti: sull'autobus, all'ufficio postale, per la strada, al bar ecc.; noi incontriamo sempre gente che protesta contro loro. "Loro", non si sa mai chi siano esattamente, ma son quelli che fanno le leggi, che mettono le tasse ecc., e si arriva anche alla conclusione: "sono tutti uguali arrivati a quel posto", ma nessuno si pone il problema: "ma perché ci vanno loro a quel posto, e non mi faccio IO, insieme ai miei compagni di lavoro, autore del mondo, autore dell'organizzazione sociale. Questo passaggio, questa presa di coscienza della capacità e del diritto in realtà e dovere, del singolo uomo di farsi politico, riconoscersi politico, insieme ai propri compagni; questo è un progresso enorme, e questo è il passaggio che Marx chiama "dal mondo della necessità al mondo della ragione, della libertà". 
La libertà sta appunto in questo: quando io mi pongo il problema "ma come è fatto il mondo? Come posso cambiarlo?". Come posso cambiarlo ovviamente non nel senso di Hiroshima e Nagasaki degli Stati Uniti, ma nel senso, per es. della medicina gratis per tutti, della scuola gratis per tutti. Io ho conosciuto una volta una signora cubana, anni fa, era già crollata l'URSS quindi Cuba era in una situazione molto difficile, e lei -- portando me e mia moglie nella stanza da letto dove dormiva il bambino -- ci disse: " vedete perché io non abbandono Cuba? Perché io so che mio figlio potrà gratis -- se lo vorrà -- arrivare all'università ed avere un lavoro. Da nessun altra parte del mondo questo avverrà". Ecco, questo salto, questo non solo "perché?", ma "come" trasformare il mondo nel senso di un arricchimento delle qualità e delle capacità umane, è indubbiamente il più grande progresso possibile, e noi dovremo insistere nel sottolineare che il socialismo ha un fattore fondamentale che lo distingue da tutti, da tutta la storia, e cioè che il produttore controlla anche ciò che ha prodotto. 
Il '68 e il movimento studentesco come movimento di tecnici. 


mercoledì 7 ottobre 2026

Israele e America Latina: relazioni losche e pericolose - Alessandra Ciattini

Da: https://cavallodifuoco.it - Alessandra Ciattini (collettivo di formazione marxista "Stefano Garroni”) ha insegnato Antropologia culturale alla Sapienza. Direttrice e docente dell’Università popolare Antonio Gramsci (https://www.unigramsci.it), saggista, della redazione di “Diemmedi” (https://www.centrostudilosurdo.com/rivista-dmd) -

Vedi anche: n Venezuela è ancora in corso un processo rivoluzionario? - Alessandra Ciattini 

In seguito al feroce genocidio dei palestinesi, prima negato oggi non più occultabile, lo Stato sionista si è trovato completamente isolato nel panorama internazionale e per questa ragione sta cercando di trovare sostegno in quei paesi in cui negli ultimi anni si è verificata una svolta a destra, in particolare in America Latina, dove molti governi si sono sottomessi vergognosamente alla politica della Casa bianca sempre fondata sulla sciagurata Dottrina Monroe. Ovviamente l’America Latina non attrae solo per il risorgere della destra, ma anche perché è un territorio ricco di risorse ed è popolato da numerosi cristiani evangelici fortemente sionisti. Sulla base di queste considerazioni le imprese israeliane si sono assicurate numerose concessioni nel ricco subcontinente; per esempio, la società Mekorot ha comprato tutta l’acqua lì disponibile da impiegare nella costruzione di immensi centri di dati e nelle attività estrattive, quali le riserve di gas a Vaca muerta in Argentina. In cambio Israele offre tecnologie avanzate e sistemi di controllo sviluppati da Palantir e impiegati per individuare i bersagli da colpire nella tragedia di Gaza. 


Molti in America Latina denunciano le relazioni pericolose che l’estrema destra, le imprese del subcontinente stanno tessendo con Israele. Per esempio Maren Mantovani (@StoptheWall), del Comitato Nazionale Palestinese di Boicot, rende noto quanto sta avvenendo in vari paesi della regione. Avverte che dall’Honduras alla Colombia i gruppi sionisti stanno diffondendo tecnologie, armi, sistemi di controllo, spesso elaborati da Palantir, che danneggiano i governi progressisti e violano la sovranità delle nazioni. I risultati delle recenti elezioni celebrate in alcuni paesi sarebbero il frutto della penetrazione sionista, volta a conquistare il loro sostegno, dove le trasformazioni politiche lo rendono possibile.

La presidentessa del Messico, Claudia Sheinbaum, di origini ebraiche, ha condannato Israele, accusandolo di genocidio e ha ribadito il suo appoggio alla comunità palestinese, che conta numerosi appartenenti in America Latina. Secondo la Mantovani il Messico dovrebbe rompere le relazioni con lo Stato sionista ed impedire che le risorse del paese vengano utilizzate per finanziare la sua politica aggressiva.

venerdì 2 ottobre 2026

Il pasticcio dell’accordo Usa / Venezuela - Alessandra Ciattini

Da: https://www.lantidiplomatico.it - https://giuliochinappi.com - Alessandra Ciattini (collettivo di formazione marxista "Stefano Garroni”) ha insegnato Antropologia culturale alla Sapienza. Direttrice e docente dell’Università popolare Antonio Gramsci https://www.unigramsci.it - 

Vedi anche: n Venezuela è ancora in corso un processo rivoluzionario? - Alessandra Ciattini 

Tra l’accordo energetico con gli Stati Uniti, le divisioni interne al chavismo e le pressioni sulla sovranità nazionale, il Venezuela attraversa una fase di profonda incertezza politica ed economica. Un quadro controverso che riapre il dibattito sul futuro della Rivoluzione bolivariana e sulle ingerenze straniere. 

Oggi è molto difficile parlare della questione Venezuela, come dichiara Luis Britto Garcia, scrittore e saggista venezuelano, ci sono molti elementi oscuri e notevoli contraddizioni. Si tratta di un vero pasticciaccio, se vogliamo ispirarci al titolo del famoso romanzo incompiuto di Carlo Emilio Gadda (Quer pasticciaccio brutto de Via Merulana, 1957). E’ disponibile un documento nel sito della Casa bianca (https://www.whitehouse.gov/fact-sheets/2026/08/fact-sheet-president-donald-j-trump-announces-historic-oil-agreement-t), la dichiarazione di Delcy Rodrguez su Telegram e un documento molto breve nel sito del Ministero del Potere popolare delle relazioni internazionali (https://mppre.gob.ve/publicacion/7980).

Inoltre, nuove notizie arrivano ogni giorno: Alex Saab, diplomatico e funzionario insignito delle sue cariche da Nicolas Maduro, incarcerato negli Usa, si è riconosciuto colpevole e ha minacciato di svelare tutto quello che sa sulla presunta corruzione degli apparati del paese caraibico. Il Dipartimento di Stato Usa avrebbe ritirato l’accusa a Maduro di appartenenza al fantomatico Cartel de los Soles, Cilia Flores, moglie del presidente, avrebbe chiesto gli arresti domiciliari. Ovviamente l’opposizione chavista, sconcertata per non esser stata posta al comando, trova tutti i mezzi per riversare le peggiori accuse su tutti i dirigenti della Repubblica Bolivariana e rivendica la liberazione di altri prigionieri “politici”.

mercoledì 23 settembre 2026

Il vertice di Biškek in Kirghizistan e la costruzione di un mondo multipolare - Alessandra Ciattini e Giulio Chinappi

Da: la Città Futura - https://giuliochinappi.com - Giulio Chinappi insegnante e analista che vive e lavora in Vietnam, collabora con La Città Futura e altre testate. (Giulio Chinappi - Giulio Chinappi) - Alessandra Ciattini (collettivo di formazione marxista "Stefano Garroni”) ha insegnato Antropologia culturale alla Sapienza, collabora con https://www.unigramsci.it 

Il vertice di Biškek offre un punto di osservazione privilegiato sui cambiamenti in corso negli equilibri internazionali. Intervistato da Alessandra Ciattini, Giulio Chinappi analizza il rafforzamento della cooperazione eurasiatica e il ruolo delle nuove forme di coordinamento politico ed economico nella costruzione di un ordine mondiale multipolare. 
 
Gli equilibri nelle relazioni internazionali si stanno ristrutturando ed è necessario comprendere in quale direzione essi vadano soprattutto nel momento attuale nel quale l’Unione europea si sta contorcendo nelle sue contraddizioni e gli Usa sembrano voler mantenere la loro antica supremazia con azioni feroci e spregiudicate. Nel frattempo, l’altra parte del mondo sta dando vita a nuove forme di organizzazione, a processi di sviluppo, ad iniziative concrete per superare i contrasti come il recente vertice di Biškek (Kirghizistan) e il successivo incontro dei Brics in India. 


I lettori e le lettrici de La Città futura avranno notato che abbiamo dato vita a una nuova rubrica intitolata Verso un mondo ribelle, con la quale intendiamo cogliere i fermenti di cambiamento e di trasformazione individuabili nel complesso mondo attuale lacerato da feroci conflitti.

Oggi abbiamo un’altra volta come ospite Giulio Chinappi, analista geopolitico che gestisce un blog di notizie, informazioni, analisi internazionali World Politics Blog. È un giornalista, uno scrittore ed ha recentemente pubblicato, insieme ad altri autori, il libro La Cina (prevalentemente) socialista. Si tratta di un libro a disposizione di chi lo vuole scaricare e vuole riflettere sulla dibattuta questione della natura socio-economica del grande paese asiatico. (Alessandra Ciattini)

sabato 19 settembre 2026

"La CULTURA WOKE? È neoliberismo mascherato." - Carlo Galli

Da: Ibex Edizioni - Carlo Galli (Università di Bologna) è un politico, accademico e filosofo politico italiano. 

Qual è l'idea di società che rende la sinistra woke paradossalmente così simile alla destra anti-woke? 
Perché il wokismo è una variante del pensiero unico dominante? 
E quali sono le sue origini e caratteristiche da un punto di vista filosofico e politico? 
A questi interrogativi risponde nell'intervista Carlo Galli, docente di storia delle dottrine politiche e saggista. 
Conduce Alessio Mannino. 


Altri contributi per approfondire l'argomento: 

Leggi: Oltre il woke - Carlo Galli - 

Zygmunt Bauman - La società individualizzata - Il Mulino, Bologna, 2002 - 

Il nuovo irrazionalismo. Un saggio della Monthly Review - John Bellamy Foster 

Il neoliberismo è un progetto politico*- B. S. Risager intervista David Harvey 

Come il neoliberismo arrivò in Italia - Intervista a Luciano Gallino (2015) 

Populismo, punti di partenza - Roberto Fineschi

Appunti su “la Distruzione della Ragione”, di György Lukács -

Alla ricerca di una «governamentalità di sinistra»: gli ultimi dieci anni di Michel Foucault - Daniel Zamora 

Riflessioni 15... - Stefano Garroni 

Il radicamento del pensiero antropologico post-moderno nella società contemporanea*- Alessandra Ciattini

NEOLIBERISMO E POSTMODERNISMO: ALLEATI TRA LORO, MA NOSTRI NEMICI* - Alessandra Ciattini 

L’età delle catastrofi – Roberto Finelli 

Trasformazione sociale ed emancipazione della donna - Alessandra Ciattini

Oppressione ed emancipazione della donna - Alessandra Ciattini 

Ventotene, l’Europa e il postmoderno*- Giovanna Cracco

Ritornare al punto di vista di classe - Alessandra Ciattini 

Marx e la critica del liberalismo - Stefano Petrucciani 

Classi e lotta di classe dopo la “crisi del marxismo”?* - Alessandro Mazzone

Catastrofe Neoliberista: un “libro necessario”. - Luca Busca 

I fondamenti filosofici della società virale: Nietzsche e Hayek dal neoliberalismo al Covid-19 - Paolo Ercolani

Marxismo e movimenti sociali - Alessandra Ciattini 

Domenico Losurdo: La sinistra assente. Crisi, società dello spettacolo, guerra*- Maurizio Brignoli

Vedi: Ideologia. La lotta per l’oggettività - Carlo Galli -

Lo Stato minimo: l’ipocrisia del neoliberismo - Frasi di Marx (4) 

POSTDEMOCRAZIA ARMATA: ultimo atto dell'Oligarchia? - Intervista a Carlo Galli 

Riflessioni sul libro di David Harvey, "Breve storia del neoliberismo" - Alessandra Ciattini 

La Società dell'ANSIA: Come il NEOLIBERISMO manipola e CONTROLLA le Nostre EMOZIONI - Vincenzo Costa  

La fine del mondo liquido e il superamento della modernità - Carlo Bordoni 

...e tanto altro ancora...

martedì 8 settembre 2026

In Venezuela è ancora in corso un processo rivoluzionario? - Alessandra Ciattini

Da: Gabriele Germani -  Alessandra Ciattini (collettivo di formazione marxista "Stefano Garroni”) ha insegnato Antropologia culturale alla Sapienza. Direttrice e docente dell’Università popolare Antonio Gramsci https://www.unigramsci.it - 

Vedi anche: "Sul filo rosso del tempo, Riflessioni su alcune ideologie contemporanee" - Alessandra Ciattini 

Dottrina Monroe. L’egemonia statunitense nell’emisfero occidentale - Giacomo Gabellini

Leggi anche: Breve storia degli Stati Uniti e delle loro pretese territoriali - Alessandra Ciattini 

L'Occidente - Alessandra Ciattini 

Hugo Chávez, così è cominciata - Alessandra Ciattini

Oggi torniamo a parlare di America Latina, con un occhio particolare dedicato al Venezuela e a Cuba, assieme ad Alessandra Ciattini (docente universitaria di antropologia e analista). Cercheremo di fare il punto su quanto sta accadendo nel continente e sui possibili futuri sviluppi. 

martedì 25 agosto 2026

Israele in America Latina ed altri loschi affari - Alessandra Ciattini

Da: https://www.capibara.media - Alessandra Ciattini (collettivo di formazione marxista "Stefano Garroni”) ha insegnato Antropologia culturale alla Sapienza. Direttrice e docente dell’Università popolare Antonio Gramsci https://www.unigramsci.it - 


Dietro gli aiuti al Venezuela affari opachi, risorse naturali svendute e la svolta a destra dell'America Latina  

Si tratta di una notizia vecchia, ormai di quasi due mesi fa (il terremoto che ha colpito il Venezuela, causando circa 6.000 vittime), ma che – credo - merita esser riconsiderata. In quell’occasione il governo israeliano e Netanyahu in prima persona decisero di inviare una squadra di specialisti (medici ed ingegneri) per aiutare i dirigenti venezuelani, divenuti tali dopo l’illegittima e oscura cattura di Nicolas Maduro, a far fronte alla catastrofe riversatasi su un paese già in serie difficoltà. Il Ministro degli Esteri israeliano Gideon Sa’ar ha scritto commosso su X: ”L’invio di questa delegazione esprime l’impegno dello Stato di Israele nell’assistenza umanitaria nei confronti dei popoli che hanno sofferto disastri naturali”. In effetti, pronunciando queste parole non ha mentito, dato che Israele non è impegnato ad aiutare quelli che hanno sofferto catastrofi provocate da fattori umani, soprattutto quando gli umani sono loro stessi.

Israele ha così colto la palla al balzo, rendendo possibile la ripresa delle relazioni consolari con il Venezuela, che erano state interrotte 17 anni fa, quando Hugo Chavez aveva giustamente condannato lo Stato sionista per la sua politica aggressiva e spietata nella regione mediorientale. Questo evento costituisce un cambio di rotta adottato dai paesi latinoamericani che, dopo un periodo progressista, hanno di nuovo virato verso la destra. 

lunedì 10 agosto 2026

I tanti interessi dietro la guerra all’Iran - Alessandra Ciattini

Da: https://www.lantidiplomatico.it - Alessandra Ciattini (collettivo di formazione marxista "Stefano Garroni”) ha insegnato Antropologia culturale alla Sapienza. Direttrice e docente dell’Università popolare Antonio Gramsci https://www.unigramsci.it -

I noti analisti geopolitici Pepe Escobar e Larry Johnson, ex membro della CIA, hanno fondato un interessante canale che si chiama Transition Protocol, seguendo il quale si possono apprendere informazioni e ascoltare analisi approfondite, che il limitato panorama giornalistico italiano, dominato dalla scellerata élite bellicista, trascura ampiamente. In questo caso specifico mi riferisco ad un recente video, nel quale sono stati intervistati vari specialisti, anche un analista indiano, Pravin Sawhney, direttore di FORCE, rivista internazionale pubblicata in India, dedicata all’analisi geopolitica della regione indo-pakistana. Dunque, Transition Protocol ci propone analisi che scaturiscono anche dal punto di vista del cosiddetto Sud globale e che non ripropongono i soliti slogan dell’eurocentrismo duro a morire. Gli intervistati si sono soffermati con apprezzabile chiarezza sulle molteplici ragioni della guerra statunitense e anglo-sionista contro l'Iran, mettendo in luce aspetti molto interessanti.

Vale la pena riassumere, in primo luogo, l'intervista a Pravin Sawhney, il quale -in accordo con molti altri specialisti- ritiene che gli Stati Uniti non hanno nessuna via d'uscita dignitosa dal cul de sac in cui si sono cacciati, pressati dai genocidi israeliani, ad attaccare dell'Iran, minacciando distruzioni apocalittiche che non hanno piegato la Repubblica islamica. Infatti, secondo l’esperto indiano l’Iran è un paese inconquistabile sia per la sua geografia, la sua estensione, la presenza di più di 90 milioni di abitanti. Inoltre, a differenza degli altri paesi del Golfo Persico, non ha bisogno al 100% dei processi di desalinizzazione per avere l'acqua necessaria alla popolazione, dato che nel paese ci sono molti fiumi e riserve d’acqua. Inoltre, altro aspetto significativo è rappresentato dal fatto che la struttura energetica del paese non è centralizzata; ragione per la quale, nel caso in cui alcune centrali energetiche venissero attaccate, come è avvenuto con i bombardamenti all’impianto di Natanz e al perimetro della centrale di Bushehr, altre centrali in altri luoghi continuerebbero a funzionare. Se non gli fossero imposte le illegittime sanzioni l’Iran sarebbe un paese autonomo da molti punti di vista.

martedì 4 agosto 2026

Terrore rosso: negli Stati Uniti l'antifascismo è un crimine - Alessandra Ciattini

Da: Gabriele Germani - Alessandra Ciattini (collettivo di formazione marxista "Stefano Garroni”) ha insegnato Antropologia culturale alla Sapienza. Direttrice e docente dell’Università popolare Antonio Gramsci https://www.unigramsci.it - 

Leggi anche: Stati Uniti: mentre il Democratic Socialists of America (DSA) ottiene vittorie alle primarie, sempre più americani si rivolgono al comunismo.- Andrew Wagner

Dalla conferenza di Marco Rubio all'omicidio politico di Sacco e Vanzetti come il terrore rosso investe ciclicamente la società statunitense. 
Periodicamente vengono schiacciati in questo terrore anarchici, neri, omosessuali, sindacalisti e generici militanti di forze di sinistra. 
Ne parliamo con Alessandra Ciattini.

martedì 28 luglio 2026

Sulla Cooperazione - Vladimir Lenin (1923)

Da: https://www.marxists.org/italiano/lenin/1923/1/sullacooperazione.htm#n1 - Pubblicato nella Pravda, nn. 115 e 116, 26 e 27 maggio 1923.Trascritto dall'Organizzazione Comunista Internazionalista (Che fare) e da Pagine rosse, Gennaio 2003 - Ultimi scritti di Lenin

Leggi anche: Lenin - Opere complete

Cos'è il potere sovietico - Vladimir Lenin (1919)

Better Fewer, But Better*- Vladimir Lenin (1923) 

Sulla NEP e sul capitalismo di Stato* - Lenin 

Il concetto di «capitalismo di Stato» in Lenin - Vladimiro Giacché 

RICERCHE MARXISTE - L’ambivalenza di Lenin - Stefano Garroni 

Il mondo di Lenin. Passaggio a Oriente - Luca Cangemi 

«Una teoria generale del conflitto sociale». Lotte di classe, marxismo e relazioni internazionali.* - Matteo Gargani intervista Domenico Losurdo 


    Mi pare che da noi non si stimi abbastanza la cooperazione. Non tutti comprenderanno che ora, dopo la rivoluzione d'Ottobre e indipendentemente dalla Nuova politica economica (al contrario, a questo riguardo dobbiamo dire: proprio grazie alla Nuova politica economica), la cooperazione acquista da noi un'importanza del tutto esclusiva. I sogni dei vecchi cooperatori abbondano di chimere. Essi sono sovente ridicoli, con le loro fantasticherie. Ma in che consiste la loro irrealtà? Nel non comprendere l'importanza principale, radicale della lotta politica della classe operaia per l'abbattimento del dominio degli sfruttatori. Ora quest'abbattimento da noi ha avuto luogo, ed ora molto di quanto sembrava fantastico, perfino romantico, perfino banale nei sogni dei vecchi cooperatori, diventa una realtà delle più autentiche.

Infatti, da noi, una volta che il potere dello Stato è nelle mani della classe operaia, una volta che a questo potere dello Stato appartengono tutti i mezzi di produzione, da noi, effettivamente, non ci resta che da organizzare la popolazione in cooperative. Nelle condizioni di un massimo raggruppamento della popolazione nelle cooperative, si arriva automaticamente a quel socialismo, che prima aveva suscitato un'ironia legittima, dei sorrisi, del disprezzo fra le persone convinte a giusta ragione della necessità della lotta di classe, della lotta per il potere politico, ecc. Ed ecco che non tutti i compagni si rendono conto dell'importanza gigantesca, incommensurabile che acquista ora per noi l'organizzare la popolazione della Russia in un sistema di cooperative. Con la Nep abbiamo fatto una concessione al contadino in quanto mercante, al principio del commercio privato; appunto da ciò deriva (contrariamente a quanto si crede) l'importanza gigantesca della cooperazione. In sostanza, l'organizzare in misura sufficientemente ampia e profonda la popolazione russa in cooperative nel periodo della Nep, è tutto quanto ciò occorre, dato che ora abbiamo trovato quel grado di coordinazione dell'interesse privato, dell'interesse commerciale privato, con la verifica, e con il controllo da parte dello Stato, quel grado di subordinazione dell'interesse privato all'interesse generale che prima rappresentava un ostacolo insormontabile per molti, per moltissimi socialisti. In realtà, il potere dello Stato su tutti i grandi mezzi di produzione, il potere dello Stato nelle mani del proletariato, l'alleanza di questo proletariato con milioni e milioni di contadini poveri e poverissimi, la garanzia della direzione dei contadini da parte del proletariato, ecc., non è forse questo tutto ciò che occorre per potere, con la cooperazione, con la sola cooperazione, che noi una volta consideravamo dall'alto in basso come affare da bottegai e che ora, durante la Nep, abbiamo ancora il diritto, in un certo senso, di considerare allo stesso modo, non è forse questo tutto ciò che è necessario per condurre a termine la costruzione di una società socialista integrale? Questo non è ancora la costruzione della società socialista, ma è tutto ciò che è necessario e sufficiente per condurre a termine la costruzione.

mercoledì 15 luglio 2026

A CHI CONVIENE CHE NON SI PARLI DI “LOTTA DI CLASSE”? Fra eguali diritti decide la forza. - Lavinia Marchetti

Da: https://laviniamarchetti.substack.com - Lavinia Marchetti - Lavinia Marchetti - Lavinia Marchetti -  Lavinia Marchetti 

Leggi anche: (Lavinia Marchetti che-cosa-vuole-davvero-il-comunismo) 

Orientarsi nel labirinto della lotta di classe* - Elena Maria Fabrizio 

La lotta di classe nell’antichità greca e romana*- Geoffrey de Ste. Croix 

Per il comunismo. Il concetto di classe - Roberto Fineschi 

Sulla coscienza di classe nell'attuale fase del capitalismo* - VITTORIO RIESER 

Le lotte di classe in Francia dal 1848 al 1850 - Friedrich Engels, Introduzione (1895) 

MARX E LA RIVOLUZIONE DEL 1848 - Irene Viparelli 

La Comune di Parigi e i giudizi dei contemporanei - In appendice l'"indirizzo" di K. Marx sull'epica impresa dei "comunardi" 

CLASSE (lotta di) - Emiliano Brancaccio 

Classe, lotta di classe e prostituzione - Gianfranco Pala

Le classi nel mondo moderno* - Alessandro Mazzone 

Classi e lotta di classe dopo la “crisi del marxismo”?* - Alessandro Mazzone

ESSERE MARXISTA, ESSERE COMUNISTA, ESSERE INTERNAZIONALISTA OGGI - Samir Amin 

IL CAPITALE E’ UN RAPPORTO SOCIALE (MA QUALE?) - Gianfranco La Grassa 

Salario minimo - Gianfranco Pala 

Vitalità della riflessione marxiana e marxista sull’ideologia - Alessandra Ciattini 

LA LOTTA DI CLASSE DOPO LA LOTTA DI CLASSE - Luciano Gallino 

il comunista: Ripensare Marx - Stefano Garroni -


Vi sono parole che non si possono più pronunciare senza provare il tipico senso di disagio dei nostri tempi, quasi avessimo paura di essere considerati anacronistici, o sentirci dare degli “idealisti”, peraltro senza che nessuno abbia la minima “idea” di che cosa significhi idealismo. La volta scorsa abbiamo parlato della parola “comunismo”, stavolta ce n’è un’altra, se possibile ancora più controversa, talmente controversa che non la sento nominare da anni: “lotta di classe”. Non la sento nominare e mai come oggi abbiamo “classi”. L’abbiamo seppellita con solennità alla caduta del Muro, e di nuovo quando ci hanno spiegato che eravamo diventati tutti “ceto medio”, piccoli azionisti di noi stessi, imprenditori della propria biografia. Eppure la parola ritorna, ostinata, come ritornano i morti a cui non è stata data giusta sepoltura. Ritorna nei magazzini della logistica dove il tempo si conta in secondi, si affaccia dagli appartamenti tenuti sfitti in attesa del rendimento, riappare nella cifra oscena per cui dodici uomini valgono, in denaro contante, quanto la metà povera dell’umanità, torna nella costante perdita di diritti, sul lavoro, nelle piazza e inesorabilmente torna quando per salvarci la vita dobbiamo pagare 800 euro per una tac e non li abbiamo. Questa è la “differenza di classe”. Non è niente di complicato.

Il Manifesto del 1848 esordiva appunto con uno spettro, e con una tesi che il tempo non ha smentito, «la storia di ogni società esistita fino a questo momento è storia di lotte di classi». Al di là dello slogan e oltre la sua caricatura, voglio prenderla sul serio questa frase, interrogandomi e interrogandovi, con lentezza, su che cosa significhi davvero lotta di classe, quali siano le classi che si fronteggiano dietro la scenografia dell’uguaglianza formale, e a chi giovi, con esattezza, che di tutto ciò si smetta di parlare. Un lettore, commentando il mio scritto sul comunismo, mi ha obiettato che la lotta di classe andrebbe archiviata perché seminerebbe odio. Anche molti studenti, dopo il mio intervento, mi hanno parlato dei dubbi che li assillavano davanti a questi termini che associano alle rivolte degli anni ‘60/’70 del secolo scorso, o addirittura, qualcuno, allo stalinismo.

CHE COS’È UNA CLASSE?

domenica 12 luglio 2026

Sulla crisi economica del capitalismo - Prabhat Patnaik

Da: https://monthlyreview.org - Prabhat_Patnaik è professore emerito presso il Centro di Studi Economici e Pianificazione dell'Università Jawaharlal Nehru di Nuova Delhi. - Prabhat Patnaik - 

Vedi anche: Presentazione del libro “Il declino dell’impero americano”, con la curatrice prof.ssa Alessandra Ciattini 

La guerra per le risorse energetiche: Petrolio - Domenico Moro

Caso Palantir: l’azienda che potrebbe aiutare i governi ad attuare la sorveglianza di massa - Maria Bosco, Silvia Benevenuta 

La classe transatlantica di Epstein - Prof. Kees v.d. Pijl 

"Siamo già nella Terza Guerra Mondiale" - Jiang Xueqin 

"L'Iran e Gaza sono solo l'inizio" - Chris Hedges

Leggi anche: Marxiana - Stefano Garroni 

Accumulazione per espropriazione. La nuova fase del capitalismo - David Harvey 

"L'ATTACCO ALL'IRAN E' LA NUOVA SCOMMESSA CAPITALISTA DI TRUMP E SOCI" - Umberto De Giovannangeli intervista Emiliano Brancaccio

La pericolosità degli Stati Uniti - Alessandro Volpi 

Il debito federale (pubblico) degli Stati Uniti - Alessandro Volpi

La maschera razionale della nuova barbarie - Paolo Massucci 

COME MAI LE GUERRE OCCIDENTALI SONO AUTOLESIONISTE E INVECE DI FARCI RICCHISSIMI CI STANNO BUTTANDO NELLA MISERIA? - David Colantoni


La crisi strutturale del capitalismo attuale presenta almeno due importanti aspetti economici. Il primo è la stagnazione generale e l'aumento della disoccupazione con cui il capitalismo mondiale, nella sua fase neoliberista, si è confrontato. In molti casi, come negli Stati Uniti, l'aumento della disoccupazione è mascherato da una riduzione del tasso di partecipazione al mercato del lavoro, ma la sua realtà è innegabile. La stagnazione era già evidente prima della pandemia: il tasso di crescita decennale dell'economia mondiale nel decennio 2010-2019 è stato inferiore a quello di qualsiasi altro decennio precedente, a partire dalla Seconda Guerra Mondiale. 

Quota crescente di eccedenze e sovrapproduzione ex ante

La ragione di questa stagnazione risiede nella natura stessa del capitalismo neoliberista, che ha visto un massiccio aumento della disuguaglianza di reddito e ricchezza all'interno di ciascun paese. Poiché il capitale, compresa la finanza, gode di una mobilità globale più o meno libera sotto il regime neoliberista, mentre i lavoratori rimangono confinati nei rispettivi paesi (tranne quando specificamente autorizzati a migrare), i lavoratori dei paesi avanzati competono di fatto con i lavoratori a basso salario del Sud del mondo, verso i quali il capitale può sempre essere delocalizzato. Di conseguenza, i lavoratori dei paesi avanzati non registrano quasi alcun aumento dei loro salari reali, nemmeno in termini assoluti: infatti, Joseph Stiglitz ha stimato che il salario reale medio di un lavoratore americano di sesso maschile nel 2011 fosse leggermente inferiore a quello del 1968. 1

Allo stesso tempo, nonostante qualsiasi delocalizzazione delle attività dal Nord al Sud, le ingenti riserve di lavoro del Sud – eredità del suo passato coloniale – non si esauriscono. Al contrario, aumentano in rapporto alla forza lavoro, grazie al sostanziale incremento della produttività del lavoro che si verifica ovunque a seguito dell'adozione di un cambiamento tecnologico più rapido, quest'ultimo conseguenza dell'intensificarsi della concorrenza nel mercato mondiale sotto l'assetto neoliberista. La persistenza delle riserve di lavoro in termini relativi implica che i salari reali nel Sud del mondo rimangono più o meno legati al livello di sussistenza.

Pertanto, sia al Nord che al Sud il vettore dei salari reali aumenta a malapena, anche se la produttività del lavoro cresce rapidamente, determinando un aumento della quota di surplus economico nella produzione mondiale e anche all'interno dei singoli paesi. 2 Poiché in media una quota maggiore del reddito viene consumata dai lavoratori rispetto a coloro che vivono del surplus economico, un aumento della quota di surplus economico ha l'effetto di contenere la domanda di consumo e quindi la domanda aggregata rispetto alla produzione realizzabile. Ciò a sua volta genera una tendenza ex ante alla sovrapproduzione, di cui la stagnazione e l'aumento della disoccupazione effettivamente osservati sono manifestazioni. 3

sabato 11 luglio 2026

Gli obiettivi del Piano Marshall. Il mito dell’“aiuto” americano. - Alessandra Ciattini

Da.: https://www.centrostudilosurdo.com - Alessandra Ciattini (collettivo di formazione marxista "Stefano Garroni”) ha insegnato Antropologia culturale alla Sapienza. Direttrice e docente dell’Università popolare Antonio Gramsci https://www.unigramsci.it - 

Leggi anche: Annie Lacroix-Riz: "C'è un contesto storico che spiega perché la Russia è stata messa all'angolo"  

Holodomor: nuovo avatar dell’anticomunismo “europeo” - Annie Lacroix-Riz


 ABSTRACT 

L’articolo prende spunto dalle accurate ricerche storiche e archivistiche di Annie Lacroix Rix, i cui libri non sono mai stati pubblicati in Italia, per riflettere sul Piano Marshall (1948-1952), sulle sue origini e sui suoi obiettivi. Tale riflessione, supportata anche da una rapida revisione storica del periodo di sviluppo dell’imperialismo statunitense, ribalta completamente la visione mistificante dell’aiuto americano, secondo cui esso mirava a sostenere in maniera disinteressata la ricostruzione dell’Europa devastata dalla guerra. Il suo vero obiettivo era costruire un saldo baluardo antisovietico, controllato da numerose basi militari, aprire un nuovo sbocco alla sua produzione industriale e culturale, avviando quel processo di colonizzazione anche ideologico, che ha catturato anche la cosiddetta sinistra. 

 KEYWORDS 

Piano Marshall, Annie Lacroix Rix, colonizzazione ideologica USA, controllo militare USA, CIA, guerra fredda. 


Les origines du Plan Marshall. Le mythe de l’aide américaine (“Le origini del Piano Marschall. Il mito dell’aiuto americano”) è il titolo di un libro della già citata storica francese Annie Lacroix-Riz1, la cui pubblicazione risale al 2023 e che credo come le sue precedenti opere non sarà pubblicato in italiano. La signora Lacroix-Riz appartiene al Polo della Rinascita comunista e molte sue opere, fondate sempre su meticolose ricerche di archivio, hanno suscitato polemiche, tanto da farle meritare – come si è detto – il titolo offensivo di complottista nel clima contemporaneo di forte limitazione della libertà di espressione. Giustamente, l’emerita studiosa ha osservato che uno strumento della censura è rappresentato dalla non pubblicazione di libri che smentiscono la narrazione ufficiale, e che introducono una nuova lettura della nostra storia, distruttiva dei miti tradizionali. Del resto, ciò è confermato dalla scoperta che addirittura la CIA ha sostenuto importanti intellettuali chiaramente antimarxisti, oltre al fatto che il maccartismo è stato una costante del clima culturale e politico degli Usa, oggi addirittura inasprito. 

mercoledì 1 luglio 2026

Presentazione del libro “Il declino dell’impero americano”, con la curatrice prof.ssa Alessandra Ciattini

Da: la Città Futura - https://giuliochinappi.com - Alessandra Ciattini (collettivo di formazione marxista "Stefano Garroni”) ha insegnato Antropologia culturale alla Sapienza. Direttrice e docente dell’Università popolare Antonio Gramsci  https://www.unigramsci.it - 

Con la direttrice e docente dell’Università popolare Antonio Gramsci, già docente di antropologia culturale all’Università La sapienza di Roma, discutiamo della raccolta di saggi pubblicata nel primo numero de “I quaderni dell’Antidiplomatico”. Videointervista a cura di Renato Caputo per “La Città Futura”. 

giovedì 25 giugno 2026

La maschera razionale della nuova barbarie - Paolo Massucci

Da: https://www.lacittafutura.it - Paolo Massucci, Collettivo di formazione marxista Stefano Garroni. (Paolo Massucci - Paolo Massucci) 

Nella nostra epoca del tardo capitalismo riemergono, con l’eclissi della prassi e l’apoteosi del profitto privato, inquietanti ideologie irrazionaliste e anti-umaniste.

Nel crepuscolo delle democrazie liberali, dove l’asimmetria tra capitale e lavoro ha raggiunto vette distopiche, l’ideologia dominante smette le vesti rassicuranti del progresso per indossare quelle, apparentemente asettiche, del calcolo statistico. Il presente intervento intende porre l’attenzione su alcuni significativi sviluppi ideologici che accompagnano il processo attuale di concentrazione della ricchezza mai raggiunto nella storia umana, fenomeno questo connesso alla grave crisi della democrazia e delle basi del diritto internazionale, le cui conseguenze sono ormai sotto gli occhi di tutti.

Nassim Nicholas Taleb, saggista, filosofo epistemologo libanese-statunitense, nel suo fortunato saggio Antifragile (Il Saggiatore S.r.l., Milano 2024), si erge a vate dell’efficienza del “sistema", proponendo una visione del mondo che, pur rivendicando una radice ancestrale contro la tecnocrazia, opera una delle più feroci svalutazioni dell’umano mai prodotte dal pensiero contemporaneo.

Ci troviamo di fronte a un bivio epocale: la storia è ancora il terreno della prassi umana o è divenuta un mero processo di ottimizzazione stocastica? 

Il tramonto di Hegel e la negazione dell'etica kantiana

domenica 7 giugno 2026

Incontro a Pechino - Alessandra Ciattini intervista Francesco Maringiò

Da: la Città Futura - Francesco Maringiò, Presidente dell’Associazione italo-cinese per la promozione della Nuova Via della Seta e curatore del libro "La Cina nella Nuova Era, Viaggio nel 19°Congresso del PCC", LA CITTA' SEL SOLE. - Alessandra Ciattini (collettivo di formazione marxista "Stefano Garroni”) ha insegnato Antropologia culturale alla Sapienza, collabora con https://www.unigramsci.it -

Vedi anche: Le iniziative globali della Cina nel mondo multipolare - ALBERTO BRADANINI, FRANCESCO MARINGIÒ 

I retroscena del vertice Trump-Xi che non trovi nei giornali https://www.youtube.com/watch?v=MMdW3p0lNi0

La visita di Donald Trump in Cina - Alessandro Volpi

Leggi anche: [In altre parole] Realpolitik a Pechino: perché l'asse Merz-Xi è l'ancora di salvezza per l'industria europea - Francesco Maringiò


Alessandra Ciattini introduce l'incontro con Francesco Maringiò, Presidente dell'Associazione per la Nuova Via della Seta. La discussione, destinata al periodico online *La città futura*, ha l'obiettivo di analizzare la complessità delle relazioni geopolitiche attuali, con particolare riferimento ai rapporti tra Cina e Stati Uniti, la questione della loro potenza economica mondiale e il ruolo di altri attori globali come l'Iran. Maringiò sottolinea come la recente visita a Pechino di esponenti dell'amministrazione statunitense, inclusi rappresentanti del settore tecnologico come il capo di Nvidia, sia stata interpretata in modi divergenti. Mentre la Casa Bianca ha presentato l'evento come un successo negoziale, la parte cinese si è espressa in maniera più moderata, evidenziando le diverse finalità perseguite da ciascuna parte. 

giovedì 4 giugno 2026

Il pianeta Marx ancora nel dettaglio: la mercanzia come feticcio. Cronache marXZiane n. 20 - Giorgio Gattei

Da: https://www.maggiofilosofico.it -  Giorgio Gattei è uno storico del pensiero economico ed economista marxista italiano. Professore di Storia del Pensiero Economico presso la Facoltà di Economia dell'Università di Bologna. 

I precedenti: Il pianeta Marx nel dettaglio: la merce come forma generale di scambio. Cronache marXZiane n. 19 di Giorgio Gattei

Il pianeta Marx illustrato all’ingrosso: il “fatto” del capitalismo. Cronache marXZiane n. 18 di Giorgio Gattei  

Il pianeta Marx meticolosamente illustrato. 1. Farsi l’idea di un fatto. Cronache marXZiane n. 17 - Giorgio Gattei 


"Nel linguaggio comune se tu parli con la gente, normalmente, ti accorgi che il modo di ragionare della gente, è questo: esistono dei bisogni umani, ed esiste un sistema economico che deve soddisfare questi bisogni. Ci riesce, non ci riesce, protesti se non ci riesce; però l’idea chiara è che esistono dei bisogni umani ed esiste un sistema economico per soddisfarli. Non è vero! Il sistema economico è esattamente caratterizzato dal fatto che il suo obiettivo è conquistare sempre maggior valore, cioè ricchezza monetaria, denaro, lavoro astratto. 

Dal punto di vista del capitalista, che questa merce valga, vuol dire che lui la vende e realizza un profitto. Un lavoro è produttivo se produce cose che producono profitto. Allora, lo scopo della produzione non è soddisfare dei bisogni, ma è soddisfare il bisogno capitalistico del profitto. 

Allora ricchezza non è avere tante cose che soddisfano i tuoi bisogni, ma avere tanti strumenti monetari che ti consentono di continuare il giro continuo di accumulare altro denaro, e cioè la separazione tra bisogni e produzione. E non a caso quando Marx distingue valore d’uso e valore di scambio, lo fa per riconquistare il valore d’uso, cioè per ridare lo spessore al bisogno umano." (Stefano Garroni)

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«La merce è una cosa imbrogliatissima»
(K. Marx, Il Capitale) 

1. Così come la reificazione indotta dalla presenza della “forma di merce”, quale connotato universale dei rapporti economici, produce effetti radicali sulla figura del suo produttore (vedi la Cronaca precedente), altrettanto succede per il consumatore che non gode più di un valor d’uso autoprodotto, ma consuma qualcosa che altri hanno prodotto e che ha acquistato sul mercato e la differenza non può non esserci, proprio come «la fame è la fame, ma la fame che viene placata con carne cotta mangiata con forchetta e coltello è una fame diversa da quella che divora carne cruda con l’aiuto di mani, unghie e denti» (K. Marx, Introduzione del 1857). È per questo che nel Capitale più non si parla di “alienazione ideologica”, come negli scritti marxiani giovanili, bensì di «feticismo che si appiccica ai prodotti del lavoro appena vengono prodotti come merci, e che quindi è inseparabile dalla produzione delle merci». La differenza è decisiva (benché ci sia ancora chi considera i due termini equivalenti) perché, se «l’uomo è dominato nella religione dall’opera della propria testa, nella produzione capitalistica è dominato dall’opera della propria mano». Si capisca bene: un conto sono le alienazioni religiose, politiche o filosofiche che producono nella coscienza le categorie astratte di Dio, dello Stato e della Idea alle quali ci si sottomette nella pratica, ben diverso è invece il caso della merce il cui acquisto è maledettamente concreto e il cui consumo assicura una soddisfazione materiale, che in dottrina si chiama “utilità” e che all’aumentare delle dosi consumate decresce fino al punto limite di massimo godimento della sazietà, che non è affatto illusoria. E così, se ci vuole tanta fede per credere che nell’ostia consacrata sia presente il corpo di Cristo o che la bandiera nazionale rappresenti la Patria o che il partito persegua sempre e comunque l’Idea, nulla occorre per avvertire nel consumo della madeleine di Proust quel sapore di vaniglia che «di colpo mi aveva reso indifferenti le vicissitudini della vita, inoffensivi i suoi disastri, illusoria la sua brevità allo stesso modo in cui agisce l’amore, colmandomi di una essenza preziosa: o meglio questa essenza non era in me, era me stesso. Avevo cessato di sentirmi mediocre, contingente, mortale» (M. Proust, Dalla parte di Swann, 1913). Ma se questo era l’effetto di un solo biscotto inzuppato nel tè della zia, che sarebbe mai stata la felicità del consumo di un intero carrello della spesa fatta al mercato, dentro quel luogo economico miracoloso in cui si affermano veramente i sacri valori del 1789, e perciò la libertà perché nessuno è costretto ad accedervi controvoglia, l’eguaglianza perché nello scambio compratore e venditore giuridicamente pari sono, ed infine la fraternità perché non vi si attuano discriminazioni di sorta, dato che “il cliente ha sempre ragione” purché abbia denaro da spendere? «Consumo, dunque sono» è stata l’efficace intitolazione di un libro di Zygmunt Bauman (2008) perché le merci trasformano gli acquirenti in consumatori compulsivi di oggetti “usa e getta” a cui assicurano la soddisfazione dei propri bisogni. O non piuttosto dei loro desideri, veri o illusori, giusti o sbagliati, leciti o illeciti che siano? Certamente i moralisti (Bauman compreso) inveiscono contro tanta mercificazione, ma i consumatori non se ne danno per inteso e insistono ad affollare i luoghi dello smercio collettivo, che poi se per caso li disertano sono tutti a preoccuparsi per quel “calo dei consumi” che minaccia d’intaccare la produzione e quindi l’occupazione e perciò quei salari e profitti che, poi spesi, servono per rialimentare proprio quegli stessi consumi. Ma è così che funziona la modernità della produzione capitalistica, come Marx aveva illustrato in una pagina di quei suoi appunti preparatori denominati Grundrisse: «ciascun capitalista pretende, è vero, che i suoi operai risparmino, ma vuole anche che siano soltanto i suoi a risparmiare perché gli stanno di fronte come operai, ma per l’amor del cielo non lo faccia il restante mondo degli operai, giacché questi gli stanno di fronte come consumatori. A dispetto di tutta la “pia” fraseologia, egli ricorre allora a tutti i mezzi pur di stimolarli al consumo, di dare nuove attrattive alle sue merci, di convincerli a crearsi nuovi bisogni ed è proprio questo lato del rapporto tra capitale e lavoro che è un momento essenziale di incivilimento, sul quale si basa la giustificazione storica, ma anche la forza attuale del capitale»..

domenica 24 maggio 2026

Roma, 10 maggio: il PCUP alla celebrazione del Reggimento Immortale - Alessandra Ciattini

Da: https://movimentorinascitacomunista.com - Alessandra Ciattini (collettivo di formazione marxista "Stefano Garroni”) ha insegnato Antropologia culturale alla Sapienza, collabora con https://www.unigramsci.it - 

Leggi anche: Riflessioni su una giornata - Scott Ritter

Domenica10 maggio alle 11 di mattina, davanti alla grandiosa Basilica di San Giovanni in Roma, in una giornata tiepida ma nuvolosa, i residenti della Federazione russa in Italia, insieme ai rappresentanti di alcune forze politiche come il Partito comunista di unità popolare, il Partito della Rifondazione comunista, il Partito comunista e di altri gruppi, hanno ricordato un giorno importantissimo nella storia dell’Unione Sovietica e dell’attuale Federazione russa: il giorno della vittoria contro il nazifascismo. Non si è trattato di un semplice rituale commemorativo, ma di un atto politico, perché esso ha avuto lo scopo di ricordare che l’Armata rossa e lo stesso popolo sovietico hanno dato il maggior contributo alla sconfitta del nazifascismo.

Nel corso della celebrazione sono state recitate poesie, sono state cantate canzoni che si riferiscono a quella drammatica esperienza, la quale non può esser assolutamente dimenticata, anzi deve essere trasmessa alle giovani generazioni lì presenti. In particolare, nel mio intervento in quanto rappresentante del Partito comunista di Unione popolare, ho ricordato che nell’immediato dopoguerra tutti i popoli europei riconoscevano pienamente il contributo primario che l’Unione Sovietica aveva dato alla sconfitta del nazifascismo. Negli anni seguenti, in seguito al processo di amerikanizzazione, fondato sulla propaganda capillare statunitense, subito dall’Europa, la quale è stata trasformata in un continente occupato dalla NATO con la costruzione di numerosissime basi militari diffuse anche nel nostro paese, e nello stesso tempo con l’essere inserita nell’area di influenza statunitense. Essa è divenuta così un mercato per le merci in sovrappiù e per i capitali in cerca di investimenti esteri di quel potente paese ormai in declino.

La celebrazione era intitolata al “Reggimento immortale”, Il quale è simbolicamente costituito dalle immagini dei caduti che i partecipanti alla cerimonia portano a ricordo dei loro parenti scomparsi in quei tragici eventi, che hanno segnato la storia dell’umanità. In alcuni casi i partecipanti hanno anche raccontato le storie commoventi di coloro che si trovarono a difendere la città di Leningrado dal terribile attacco sferrato dai nazisti o di coloro che hanno partecipato giovanissimi ad altre gesta gloriose che hanno scandito la Grande Guerra Patria.

Ho voluto sottolineare anche che l’imperialismo statunitense ha sempre avuto di mira l’Unione Sovietica e successivamente la Russia, come mostra la persistente guerra tra quest’ultima e la NATO, per la semplice ragione che desidera impadronirsi delle straordinarie risorse presenti nel nello Stato più esteso del mondo. E questo desiderio è ovviamente del tutto indipendente dal tipo di organizzazione politica che si sono data i popoli di quella vastissima estensione di territorio, che va dalla Europa centrale all’Estremo Oriente. Ho anche ricordato che il generale de Gaulle, non certo filosovietico, si è sempre rifiutato di partecipare alla celebrazione dello sbarco in Normandia avvenuto ad opera dell’esercito alleato e che costò un numero alquanto limitato di soldati deceduti, se comparato all’immenso tributo di sangue pagato non solo dall’Armata rossa ma da tutti i popoli sovietici. Infine, per ricordare la drammaticità di quegli eventi ho menzionato anche un celebre film di Andrey Tarkovsky L’infanzia di Ivan (1962) (https://www.youtube.com/watch?v=Ude0ecapJI4), film nel quale si racconta la storia di un bambino dodicenne, che partecipa alla guerra contro i nazisti fornendo informazioni all’esercito sovietico e per questo viene addirittura impiccato da un ufficiale nazista. Al termine della cerimonia abbiamo tutti inneggiato in coro al ricordo del Reggimento immortale, sottolineando quale dev’essere la lettura corretta della storia contemporanea.