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domenica 24 maggio 2026

Roma, 10 maggio: il PCUP alla celebrazione del Reggimento Immortale - Alessandra Ciattini

Da: https://movimentorinascitacomunista.com - Alessandra Ciattini (collettivo di formazione marxista "Stefano Garroni”) ha insegnato Antropologia culturale alla Sapienza, collabora con https://www.unigramsci.it

Leggi anche: Riflessioni su una giornata - Scott Ritter

Domenica10 maggio alle 11 di mattina, davanti alla grandiosa Basilica di San Giovanni in Roma, in una giornata tiepida ma nuvolosa, i residenti della Federazione russa in Italia, insieme ai rappresentanti di alcune forze politiche come il Partito comunista di unità popolare, il Partito della Rifondazione comunista, il Partito comunista e di altri gruppi, hanno ricordato un giorno importantissimo nella storia dell’Unione Sovietica e dell’attuale Federazione russa: il giorno della vittoria contro il nazifascismo. Non si è trattato di un semplice rituale commemorativo, ma di un atto politico, perché esso ha avuto lo scopo di ricordare che l’Armata rossa e lo stesso popolo sovietico hanno dato il maggior contributo alla sconfitta del nazifascismo.

Nel corso della celebrazione sono state recitate poesie, sono state cantate canzoni che si riferiscono a quella drammatica esperienza, la quale non può esser assolutamente dimenticata, anzi deve essere trasmessa alle giovani generazioni lì presenti. In particolare, nel mio intervento in quanto rappresentante del Partito comunista di Unione popolare, ho ricordato che nell’immediato dopoguerra tutti i popoli europei riconoscevano pienamente il contributo primario che l’Unione Sovietica aveva dato alla sconfitta del nazifascismo. Negli anni seguenti, in seguito al processo di amerikanizzazione, fondato sulla propaganda capillare statunitense, subito dall’Europa, la quale è stata trasformata in un continente occupato dalla NATO con la costruzione di numerosissime basi militari diffuse anche nel nostro paese, e nello stesso tempo con l’essere inserita nell’area di influenza statunitense. Essa è divenuta così un mercato per le merci in sovrappiù e per i capitali in cerca di investimenti esteri di quel potente paese ormai in declino.

La celebrazione era intitolata al “Reggimento immortale”, Il quale è simbolicamente costituito dalle immagini dei caduti che i partecipanti alla cerimonia portano a ricordo dei loro parenti scomparsi in quei tragici eventi, che hanno segnato la storia dell’umanità. In alcuni casi i partecipanti hanno anche raccontato le storie commoventi di coloro che si trovarono a difendere la città di Leningrado dal terribile attacco sferrato dai nazisti o di coloro che hanno partecipato giovanissimi ad altre gesta gloriose che hanno scandito la Grande Guerra Patria.

Ho voluto sottolineare anche che l’imperialismo statunitense ha sempre avuto di mira l’Unione Sovietica e successivamente la Russia, come mostra la persistente guerra tra quest’ultima e la NATO, per la semplice ragione che desidera impadronirsi delle straordinarie risorse presenti nel nello Stato più esteso del mondo. E questo desiderio è ovviamente del tutto indipendente dal tipo di organizzazione politica che si sono data i popoli di quella vastissima estensione di territorio, che va dalla Europa centrale all’Estremo Oriente. Ho anche ricordato che il generale de Gaulle, non certo filosovietico, si è sempre rifiutato di partecipare alla celebrazione dello sbarco in Normandia avvenuto ad opera dell’esercito alleato e che costò un numero alquanto limitato di soldati deceduti, se comparato all’immenso tributo di sangue pagato non solo dall’Armata rossa ma da tutti i popoli sovietici. Infine, per ricordare la drammaticità di quegli eventi ho menzionato anche un celebre film di Andrey Tarkovsky L’infanzia di Ivan (1962) (https://www.youtube.com/watch?v=Ude0ecapJI4), film nel quale si racconta la storia di un bambino dodicenne, che partecipa alla guerra contro i nazisti fornendo informazioni all’esercito sovietico e per questo viene addirittura impiccato da un ufficiale nazista. Al termine della cerimonia abbiamo tutti inneggiato in coro al ricordo del Reggimento immortale, sottolineando quale dev’essere la lettura corretta della storia contemporanea.

sabato 16 maggio 2026

"Tre vivi" - Aristide Bellacicco

Aristide Bellacicco (Medico) fa parte del "Collettivo di formazione marxista Stefano Garroni".

Altri Brevi racconti dello stesso autore:
- Wannsee -
- lezioni di volo -
- il grande Scott -
- parlare con Agave -
- morti –
- Tutti festeggiano Cusco -
- "carne" -
- Port - Royal -
- "OPERAI" -
...e due bellissime poesie: 
"insieme a tutti gli altri" - Aristide Bellacicco 
"Covodio" - Aristide Bellacicco
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"Tre vivi"

Ci sono davanti al muro dodici morti in fila. Marie è fra loro. Alla sua destra un vecchio, capelli bianchi ancora pettinati. A sinistra un ragazzo a piedi nudi, dopo la scarica gli hanno rubato le scarpe. Con le teste voltate verso di lei tutti e due le parlano all’orecchio.

«Quanti anni hai, tesoro?» chiede il vecchio.

«Diciassette, maestro. Diciotto a giugno.»

«Oh! E che facevi in Place de la Vendôme?»

«Caricavo i fucili. E sparavo col mio.»

Sorride il senza-scarpe.

«Ti ho veduta. Mica male Marie, ne hai tirati giù tre.»

Marie non dice nulla ma ricorda. E le dispiace della sua buona mira.

«Che altro poteva fare?» dice il vecchio. «O loro o lei.»

«O, peggio, tutti e quattro» dice Marie.

«Ma no!» il senza-scarpe protesta «Per la Comune ne valeva la pena, non lo pensi?»

Marie sospira come un morto, silenziosa e seria.

«Purtroppo sì. Ma è un dolore a pensarci. Eppure, bisognava farlo.»

Attorno a loro, ignari passeggiano i demoni di Mac-Mahon. Segnano sopra un foglio il numero dei riversi sul suolo di Parigi. Sono arrivati a tremila e non hanno finito.

«Io» dice il vecchio «sono un falegname. E ne ho fatte di casse in vita mia. Ma son contento di esser morto prima di fabbricare la tua.»

«Ahahah!» il ragazzo si lascia andare al riso «Che sentimentalismo, maestro! Se la Comune è andata all’altro mondo la colpa è anche di quelli come te.»

Ma ribatte Marie: «Non lo prendere in giro, il maestro è un brav’uomo. Siamo morti perché abbiamo combattuto, è vero. E sapevamo che i soldati uccisi erano come noi. Questo è il dolore del maestro ed è anche il mio.»

Insiste il piedi-nudi: «Avresti preferito alzare le mani e dire “mi arrendo”, forse? Lo stesso non saresti stata risparmiata, e tu lo sai, cara Marie.»

«Forse in una prigione o nella torrida Guyana avrebbe avuto salva la vita» dice il falegname, che proprio non può ammettere lo sguardo morto di Marie al suo fianco. «E poi, avrebbe aspettato altre occasioni per essere libera e uguale.»

«Avrei preferito» dice Marie «se i soldati ci avessero abbracciati da fratelli. Perché tali eravamo.»

E tacciono vedendo i conta-morti ripassare. Sono a seimila e ancora c’è da fare. Iniziano un foglio nuovo segnando croci. Ma i morti hanno voci udibili soltanto a chi com’essi giace sul selciato della Comune, insieme agli altri morti davanti al Père-Lachaise, davanti al muro.

«Quanti saremo infine?» chiede Marie.

Il vecchio dice: «Saremo tutti o quasi. Ma i morti a un certo punto cominciano a parlare con i vivi, vedrai tesoro mio, e nulla andrà perduto di ciò che abbiamo fatto.»

«Non la illudere, vecchio falegname» irride il giovane «di noi sarà solo il ricordo a rimanere, e il ricordo, lo sai, serve a chi piange e si consuma nella nostalgia. Noi non siamo morti per questo. Siamo morti per avere la nostra vita nelle nostre mani. E tutto ciò che fa vita la vita: il lavoro, le pialle, le officine, le case e il pane e la carne dei buoi e la Francia. E tutto ciò che abbiamo costruito noi, non altri.»

Marie sospira come i morti fanno con gli altri morti e chiede: «Dimmi il tuo nome, prima che scompaia fra gli altri innumerevoli nomi di questo giorno.»

«Sono Jean, io» dice orgoglioso il piedi-nudi «e t’avrei voluta. Fra una fucilata e l’altra, vidi i tuoi fianchi alteri sulla barricata muoversi come il paradiso.»

Sorride il vecchio: «Ah, la gioventù» dice. «Io ricordo la mia, prima della Comune, prima di questo sogno umano. E l’amore ricordo, e non sembrava quasi umano, per quanto amavo.»

Passano ancora i demoni, hanno finito, i morti sono diecimila adesso. E se ne vanno, col vino nella pancia ed emettono sporchi rumori umani.

Dice Marie: «Soldati, ma operai ancora, ascolta, guarda le loro mani.»

E le risponde Jean: «Le ho sempre viste e perdonarli perciò mi fu impossibile. Il fratello non spara sul fratello.»

«Le ho sempre viste anch’io» mormora il vecchio «e anche io mi sono chiesto perché dovevo sparare contro mio fratello. E non ho una risposta, nemmeno adesso che tutto tace intorno alla Comune.»

«Ed io nemmeno» dice Marie ed è l’ultima cosa.

Si sente ancora Jean: «Ma io lo sapevo. E lo so ancora adesso. Ed ho perduto anche Marie per questo. Maledetta la storia.»

Però non dice quello che sapeva: ci vorrà tempo per arrivare all’ultima parola. 


Che forse sarà ancora “Maledetta la Storia!”. Ma non ora, non subito, non qui  


venerdì 15 maggio 2026

La Repubblica Tecnologica di Palantir ha bisogno del pensiero reazionario per autogiustificarsi - Alessandra Ciattini

Da: https://libcom.org - Alessandra Ciattini (collettivo di formazione marxista "Stefano Garroni”) ha insegnato Antropologia culturale alla Sapienza, collabora con https://www.unigramsci.it

Vari fonti giornalistiche di destra e di sinistra hanno commentato in questi ultimi giorni il Manifesto, pubblicato da Palantir Technologies, e alcuni lo hanno giudicato correttamente un manifesto politico, in cui si prospetta una nuova concezione della società, che si concreterebbe in un certo percorso del capitalismo digitale, che sbocca in ciò che alcuni hanno già chiamato tecnoschiavismo. I progetti della corporazione Palantir mettono in evidenza quando sia inconsistente la pretesa della neutralità della scienza e della tecnologia, le quali sono elaborate e costruite sempre secondo determinate finalità politico-sociali; pretesa ripresentata al tempo dei vaccini impiegati per combattere la recente pandemia e che ha provocato una semplicista opposizione tra pro vax e no vax, su cui oggi varrebbe la pena discutere serenamente.

Per chi non lo sapesse "Palantir" (parola presente nel Signore degli anelli che significa "coloro che sorvegliano da lontano") è un'importante azienda tecnologica, i cui prodotti sono impiegati per i sistemi di repressione e di violazione dei diritti umani. A queste attività si dedicano, insieme a Palantir, le varie Big Tech. Palantir vanta almeno due condanne: una da parte di Amnesty International e l'altra da parte di Human Rights Watch.

Non sorprende che questa impresa, lanciata da miliardari appartenenti all'ultradestra, abbia stretti rapporti con Google, Amazon e Microsoft, tutte implicate nelle stesse attività spionistiche, con le quali ha collaborato rifornendo di dati l'esercito israeliano per far terra bruciata di Gaza e sterminare i palestinesi, l'esercito ICE a rendere più rapida la cattura degli immigrati da espellere e i manifestanti delle grandi proteste a Minneapolis da arrestare.

Il su menzionato manifesto, presentato anche a Roma da Peter Thiel lo scorso 26 marzo, illustra un progetto di alleanza fascista digitale, che si avvale dell'intelligenza artificiale per l'analisi dei dati, forniti gratuitamente da noi stessi, per produrre strumenti manipolatori e per combattere il non allineamento ideologico, per tenere sotto controllo e sorveglianza la popolazione, come del resto ha sempre fatto il potere, una volta automizzatosi dall'organizzazione sociale, sia pure con metodi diversi.

lunedì 27 aprile 2026

Chiude Hormuz, cambia il mondo? Guerra, petrolio e crisi globale - Alessandra Ciattini, Giulio Chinappi

Da: https://giuliochinappi.com - Giulio Chinappi insegnante e analista che vive e lavora in Vietnam, collabora con La Città Futura e altre testate. (https://vn.linkedin.com/in/giulio-chinappi-994a34145 - https://www.facebook.com/giulio.chinappi) -Alessandra Ciattini (collettivo di formazione marxista "Stefano Garroni”) ha insegnato Antropologia culturale alla Sapienza, collabora con https://www.unigramsci.it

Vedi anche: Trump chiude Hormuz: è una minaccia alla Cina? - Alessandra Ciattini 


In questo video Giulio Chinappi e Alessandra Ciattini analizzano uno dei nodi più esplosivi della crisi internazionale: il ruolo strategico dello Stretto di Hormuz, il peso del petrolio e del commercio energetico, e le conseguenze che un allargamento del conflitto avrebbe sull’economia mondiale, sull’Europa e sugli equilibri geopolitici globali. 

Dall’Iran agli Stati Uniti, dai mercati energetici alle grandi potenze asiatiche, una riflessione sulle vere implicazioni internazionali di una crisi che può cambiare gli assetti del mondo.

sabato 18 aprile 2026

Trump chiude Hormuz: è una minaccia alla Cina? - Alessandra Ciattini

Da: Gabriele Germani - Alessandra Ciattini (collettivo di formazione marxista "Stefano Garroni”) ha insegnato Antropologia culturale alla Sapienza. 


La decisione degli USA di adottare un controblocco dello Stretto di Hormuz alza la tensione a livello regionale.
Trump ha annunciato che gli USA fermeranno le navi in uscita dal Golfo Persico con permesso iraniano. 
Si tratta di una minaccia diretta alle navi cinesi e a quelle che effettueranno transizioni in yuan (la valuta di Pechino). 
La Repubblica Popolare come reagirà a questo tipo di azioni? 
Siamo alle soglie di un enorme scontro globale? 


giovedì 16 aprile 2026

Accumulazione per espropriazione. La nuova fase del capitalismo - David Harvey

Da: https://contropiano.org - Questo saggio di David Harvey è un estratto da: “The story of capital: what everyone should know about capital works”. Edizioni Verso books, 2026. - David Harvey è un geografo, antropologo, sociologo e politologo britannico. Si occupa di geografia, economia politica e geopolitica ed è attualmente professore di antropologia al Graduate Center of the City University of New York. - 

Leggi anche: David Harvey e l’accumulazione per espropriazione  

IL MARX DI DAVID HARVEY - Giorgio Cesarale  

Il neoliberismo è un progetto politico*- B. S. Risager intervista David Harvey  

A quale costo il sistema capitalistico può oggi riprodursi? - Alessandra Ciattini  

LA TEORIA MODERNA DELLA COLONIZZAZIONE - Karl Marx  

LA COSIDDETTA ACCUMULAZIONE ORIGINARIA - Karl Marx, IL CAPITALE, LIBRO I, SEZIONE VII, CAPITOLO 24  

Sulla formazione storica del capitale e del lavoro salariato. - Karl Marx 



Vedi anche: Riflessioni sul libro di David Harvey, "Breve storia del neoliberismo" - Alessandra Ciattini  

Le origini dell’imperialismo - Alessandra Ciattini 

Marx e l'accumulazione originaria - Massimiliano Tomba


La storia dell’ascesa del capitalismo dal periodo feudale in poi in Europa, o dalle varie tradizioni imperiali e civilizzazionali pre-capitaliste altrove nel mondo, è una storia in cui violenza, conquista, rapina, pirateria, espropriazione, frode, sfratti, usura, schiavitù e furto si soffermarono ampiamente insieme alla lenta dissoluzione delle strutture di potere feudali, imperiali e religiose.

Se tali processi fossero legali (autorizzati dallo Stato) o illegali era per gran parte del tempo irrilevante, perché gli accordi istituzionali e di proprietà che avrebbero potuto fornire una certa protezione contro tali pratiche o non esistevano o erano inefficaci. Eppure le reti commerciali e le operazioni capitaliste mercantili (incluso il commercio di persone schiavizzate) erano diffuse e diffuse a partire dal XV secolo. Lampi di quello che sembrava un industrialismo proto-capitalistico si potevano vedere fin dall’inizio nelle Fiandre e a Firenze, insieme al crescente ruolo globale della monetizzazione (facilitato dall’ascesa dell’oro e dell’argento come beni monetari universali).

Lo scambio di forza lavoro contro la crescente massa di entrate (guidata da quelle della Chiesa e dello Stato) significava che le precondizioni erano in atto per l’ascesa e l’impiego del denaro come capitale impegnato nella ricerca del profitto.

Per liberare queste condizioni dalle loro restrizioni sociali e difese religiose era necessaria la separazione di massa del lavoro dall’accesso ai mezzi di produzione (in particolare la terra) e la dissoluzione dei poteri terrieri e religiosi.

Da qui il significato di ciò che Marx chiamava accumulazione ‘primitiva’ o ‘originale’. Questo processo è proseguito con una forza lavoro salariata, separando ampie fasce della popolazione dall’accesso ai mezzi di produzione di base. Portò anche all’ascesa di una classe capitalista agraria che si alleò con capitalisti mercantili e banchieri in quella fase del capitalismo generalmente chiamata capitalismo mercantile.

martedì 14 aprile 2026

Il "Metodo Trump": Insider trading e speculazione sulle macerie della guerra all'Iran. - Alessandra Ciattini

Da: https://www.lantidiplomatico.it - Alessandra Ciattini (collettivo di formazione marxista "Stefano Garroni”) ha insegnato Antropologia culturale alla Sapienza, collabora con https://www.unigramsci.it -  


Già dai tempi delle famose e belle tasse lanciate entusiasticamente da Trump molti analisti avevano notato una costante relazione tra le sue dichiarazioni e l’andamento delle borse, alimentando il sospetto, più che ragionevole, che i componenti della sua stessa famiglia e della sua cerchia più stretta, tra cui stanno anche i donatori per le campagne elettorali, avessero accesso a informazioni privilegiate, del tutto illegali, per investire o disinvestire a seconda delle decisioni prese, accaparrandosi così straordinari guadagni. Del resto, un video registrato alla Casa Bianca circa un anno fa mostra il presidente, sulla cui salute mentale ormai si esprimono apertamente molti dubbi, che loda alcuni suoi amici per i loro recenti guadagni in borsa. In particolare, in questo video si riferisce a Charles Schwad e Roger Penske i quali, entrambi organizzatori di gare automobilistiche, si sarebbero messi in tasca il primo 2.500 milioni di dollari, il secondo solo 900 milioni.

Tutto ciò si sta ripetendo con quanto sta avvenendo in seguito all’imperialistica e folle guerra non provocata degli Usa e di Israele contro l’Iran, che si sta difendendo eroicamente e in maniera notevolmente abile, mirando a far sì che il conflitto diventi economicamente insostenibile per gli spietati nemici grazie, per esempio, all’uso dei droni Shahed. Questi costituiscono una delle armi più distruttive ed efficaci, per il fatto che sono droni d'attacco unidirezionali e costano assai poco, mentre i missili necessari per abbatterli costano milioni di dollari (per es. i famosi Patriot) e le grandi produttrici occidentali di armi non riescono a costruirli nella quantità necessaria per sostituire quelli abbattuti.

mercoledì 8 aprile 2026

La crisi energetica in Asia e a Cuba - Giulio Chinappi e Alessandra Ciattini

Da: https://giuliochinappi.com - Giulio Chinappi insegnante e analista che vive e lavora in Vietnam, collabora con La Città Futura e altre testate. (https://vn.linkedin.com/in/giulio-chinappi-994a34145 - https://www.facebook.com/giulio.chinappi) -Alessandra Ciattini (collettivo di formazione marxista "Stefano Garroni”) ha insegnato Antropologia culturale alla Sapienza, collabora con https://www.unigramsci.it


Giulio Chinappi e Alessandra Ciattini discutono gli effetti della chiusura dello Stretto di Hormuz, conseguenza della guerra di aggressione imperialista portata avanti da Stati Uniti e Israele contro l’Iran, concentrandosi in particolare sulle conseguenze nei Paesi asiatici. Allo stesso tempo, Cuba vive una crisi energetica dovuta al blocco imposto da Donald Trump contro l’isola. 


domenica 15 marzo 2026

Trump, Putin e l’Iran. Per capire leggiamo la Pravda - Alessandra Ciattini

Da: https://www.lantidiplomatico.it -  Alessandra Ciattini (Collettivo di formazione marxista Stefano Garroni - Membro del Coordinamento Nazionale del Movimento per la Rinascita Comunista) ha insegnato Antropologia culturale alla Sapienza di Roma. E' docente presso l'Università Popolare Antonio Gramsci (https://www.unigramsci.it). 


Tra le contraddizioni di Trump, l’impasse strategica statunitense e il nuovo corso della risposta iraniana, l’articolo di Alessandra Ciattini legge il conflitto attraverso una fonte controcorrente come la Pravda, per mostrare come la guerra riveli il logoramento dell’egemonia americana e l’estrema pericolosità dell’escalation in Medio Oriente. 
 
La conferenza stampa tenuta da Trump lunedì 9 marzo nel suo elegante Club di Golf a Miami ha lasciato interdetti e perplessi anche i più pazienti ascoltatori: la solita retorica, le solite contraddizioni, la mancanza di qualsiasi logica nelle sue parole, l’assenza di un filo conduttore che denota semplicemente il fatto che gli Usa sono stati trascinati dalla guerra contro l’Iran dal genocida Netanyahu spinto da un odio irrazionale. E che -come osservano i più noti analisti- non hanno nessuna vera strategia, se non quella di voler continuare ad esser considerati gli spauracchi del mondo non passivamente allineato.

Mentre gli attacchi continuano sempre più violenti da entrambe le parti, il nuovo Dottor Stranamore, privo della comicità di Peter Sellers, ha ripetuto che gli Usa hanno l’esercito più forte del mondo, che la guerra sarebbe pressoché terminata, giustificando il suo intervento militare con il fatto che l’Iran sarebbe stato pronto a conquistare in breve tutto il Medio Oriente. Opinione priva di qualsiasi fondamento. Eppure, nella breve guerra dei 12 giorni di giugno, in seguito all’attacco a sorpresa da parte di Israele ai siti nucleari e missilistici, seguito dall’intervento Usa su tre centrali nucleari dell’Iran, ci aveva comunicato che il paese colpito aveva perso tutto il suo potenziale di difesa e di aggressione.

giovedì 12 marzo 2026

Migranti: il nuovo mercato degli schiavi? - Alessandra Ciattini, Marco Antonio Pirrone

Da: Gabriele Germani - Marco A.Pirrone è ricercatore di sociologia generale presso il Dipartimento “culture e società” dell'Università degli studi di Palermo. - Alessandra Ciattini (collettivo di formazione marxista "Stefano Garroni”) ha insegnato Antropologia culturale alla Sapienza. 

Leggi anche: Pandemia nel capitalismo del XXI secolo - A cura di Alessandra Ciattini, Marco Antonio Pirrone

Vedi anche: Pandemia e Capitalismo del XXI secolo - Marco Antonio Pirrone e Alessandra Ciattini 


Flussi migratori e gestione da parte del potere economico e politico del fenomeno.
La gestione dei processi migratori è orientata dai bisogni del capitale? E che percorsi alternativi si potrebbero adottare? 

venerdì 27 febbraio 2026

La Nuova Destra colonizzerà il Mondo? - Alessandra Ciattini

Da: Gabriele Germani - Alessandra Ciattini (Collettivo di formazione marxista Stefano Garroni - Membro del Coordinamento Nazionale del Movimento per la Rinascita Comunista) ha insegnato Antropologia culturale alla Sapienza di Roma. E' docente presso l'Università Popolare Antonio Gramsci (https://www.unigramsci.it). 

Nuova Destra e svolte nel capitalismo globale: come sta cambiando il mondo? 
Il discorso di Marco Rubio a Monaco cosa ci rievoca? 
Davvero siamo nel pieno di una nuova guerra contro il Sud Globale? 
Dobbiamo attenderci una svolta neo-autoritaria in tutto il Nord Globale e come può l'umanità sopravvivere a questa nuova sfida? 


lunedì 16 febbraio 2026

Il Board of peace e l’ideologia della Nuova Destra - Alessandra Ciattini

Da: https://www.lantidiplomatico.ithttps://www.sinistrainrete.info - Alessandra Ciattini (Collettivo di formazione marxista Stefano Garroni - Membro del Coordinamento Nazionale del Movimento per la Rinascita Comunista) ha insegnato Antropologia culturale alla Sapienza di Roma. E' docente presso l'Università Popolare Antonio Gramsci (https://www.unigramsci.it). 


Molti analisti hanno commentato in maniera assai negativa la nascita del Board of peace che sarà dominato da Donald Trump, nelle vesti di un nuovo monarca, postosi al di sopra di tutto. Si tratta certamente di un atto di forza della potenza imperialistica in declino e di un personaggio desideroso di protagonismo, ma anche di un progetto ispirato all’ideologia dei neo-reazionari. 

Parlando del nuovo, per me strabiliante Board of peace, lanciato recentemente quasi come una merce dal nuovo Caligola (così lo chiama Scott Ritter), si può dire che si registrano opinioni controverse. Secondo il diplomatico Petru Dumitriu: “L’istituzione del Consiglio per la Pace non è di per sé contraria al diritto internazionale. La legalità del Consiglio per la pace dipende strettamente dalla sua conformità alla risoluzione 2803 (2025) del Consiglio di sicurezza”. Secondo invece il Centro per i diritti umani dell’Università di Padova: “Il “Board of Peace” di Trump è un nuovo atto eversivo diretto a sostituire il diritto internazionale dei diritti umani con la legge del più forte. Un nuovo strumento per distruggere tutte le regole e dettare le proprie. Entrare nel “Board of Peace” di Trump costituirebbe una violazione dell’articolo 11 della Costituzione italiana, che prevede di agire “in condizioni di parità con gli altri Stati” e sarebbe un atto di pura follia politica”. 


Vediamo di esaminare con calma i suoi diversi aspetti, tentando anche di delineare le conseguenze che potrebbero scaturire da questa novità, che Russia e Cina non hanno voluto bloccare nel Consiglio di sicurezza delle NU, forse non prevedendo che si sarebbe arrivati a tanto.

Vediamo anche quale ideologia politica, assai raffazzonata ma pericolosa, traspare da questa istituzione di fatto nata dall’iniziativa privata di un presidente degli Usa, pur supportata da una decisione non meditata di un’istituzione internazionale.

venerdì 6 febbraio 2026

Trump schiaffeggiato da Iran e Venezuela - Alessandra Ciattini

Da: Gabriele Germani -  Alessandra Ciattini (collettivo di formazione marxista "Stefano Garroni”) ha insegnato Antropologia culturale alla Sapienza, collabora con https://www.unigramsci.it
USA-VENEZUELA: ATTACCO COLONIALISTA, MA  AL BUIO - Pino Arlacchi  
Putin gioca a scacchi e Trump gioca a poker - Alessandra Ciattini

Ultimissimi aggiornamenti sulle ultime aggressioni portate avanti dagli USA.
Sgonfiata la bolla groenlandese e parzialmente tranquillizzati gli alleati UE/NATO (al netto della pericolosa defezione canadese), Trump e la sua squadra di governo tornano a minacciare gli attori del Sud Globale: dal Venezuela all'Iran.
Intanto a quasi un mese dal sequestro Maduro la psy-war si sgonfia e sorge un grande dubbio: Caracas non si sta arrendendo all'imperialismo USA?

                                                                           

venerdì 23 gennaio 2026

Putin gioca a scacchi e Trump gioca a poker - Alessandra Ciattini

Da; Capibara.media - Alessandra Ciattini (collettivo di formazione marxista "Stefano Garroni”) ha insegnato Antropologia culturale alla Sapienza, collabora con https://www.unigramsci.it

Scott Ritter è un ex ufficiale dell’intelligence del Corpo dei Marines degli Stati Uniti che ha prestato servizio nell’ex Unione Sovietica applicando i trattati sul controllo degli armamenti, nel Golfo Persico durante l’operazione Desert Storm e in Iraq supervisionando la disattivazione delle armi di distruzione di massa. Il suo libro più recente è Il disarmo al tempo della perestrojka, pubblicato da Clarity Press. Scott Ritter 


L'analisi di Ritter: Putin agisce secondo logica strategica, Trump per intimidazione

Riflettendo insieme al noto analista statunitense Scott Ritter, dinanzi alle sempre più lampanti violazioni dell’ordine internazionale, non certo nuove, da parte di Trump e dei suoi incapaci consiglieri, ci chiediamo quale sarebbe il migliore atteggiamento da tenere da parte di Russia e Cina, le uniche potenze che potrebbero fermare questa delirante scalata.

Un esperto russo sulla Pravda ha dichiarato: “_Putin sta giocando a scacchi, ma Trump sta giocando a poker_”, significando evidentemente che se stai facendo giochi differenti è assai difficile sconfiggere l’avversario. O lo costringi a giocare al tuo gioco o lo batti al gioco che lui ti impone.

Scott Ritter, il noto analista statunitense, in un’animata conversazione, ha riassunto gli avvenimenti sconcertanti degli ultimi giorni, concludendo che gli Usa non sono più una repubblica costituzionale, che non rispettano né lo Stato di diritto né i trattati internazionali, i quali essendo stati da loro ratificati costituiscono la legge suprema del paese.

Con il supporto dell’aviazione britannica gli Usa hanno sequestrato una petroliera russa in acque internazionali (tra Scozia e Islanda), che avrebbe dovuto recarsi in Venezuela per caricare petrolio, con l’accusa di violazione delle sanzioni da loro imposte al Venezuela. Atto del tutto illegittimo e certamente non l’unico di questi ultimi giorni, segnati da azioni che vorrebbero dimostrare “Siamo ancora noi i più forti e facciamo quello che vogliamo”. Ritter riporta le dichiarazioni di Marco Rubio, il quale ha detto che il diritto internazionale non conta, né contano le Nazioni Unite, contano solo il potere e la forza Usa. Analogamente l’ambasciatore statunitense presso le NU ha avuto la sfacciataggine di dichiarare che gli Usa decideranno come si utilizzerà il petrolio venezuelano, a chi venderlo e a chi no. Trump ha persino dichiarato che non ha bisogno del diritto internazionale e che la proprietà si sancisce solo con la forza.

giovedì 15 gennaio 2026

L'Occidente - Alessandra Ciattini

Da: capibara.media - Alessandra Ciattini (collettivo di formazione marxista "Stefano Garroni”) ha insegnato Antropologia culturale alla Sapienza, collabora con https://www.unigramsci.it



Come è noto il libro di Edward W. Said Orientalismo (1991 ha ottenuto uno straordinario successo ed è stato considerato una svolta nello studio del civiltà cosiddette “altre”. Sicuramente si tratta di un scritto assai utile e interessante, ma dal punto di vista medotologico si fonda su un principio assai antico già impiegato in varie occasioni (si pensi alle Lettere persiane del marchese Montesquieu 1721, che usa la visione orientale per criticare l’occidente e viceversa), ossia sul concetto psicoanalitico di proiezione. La psicoanalisi lo definisce così “meccanismo psichico di difesa in base al quale il soggetto attribuisce agli altri le sue parti negative, per liberarsene”. E in effetti la costruzione dell’Oriente è stata impiegata dal cosiddetto Occidente per trasferire tutti i suoi aspetti negativi al di fuori di sé, quali l’arretratezza, l’ignoranza, la povertà, di cui certo non era esente, giungendo a elaborare un’immagine idilliaca di se stesso quale civiltà progressiva, avanzata, superiore. Operazione che è stata fatta con tutti i popoli del mondo nel momento in cui entravano in contatto con i futuri colonizzatori.

Anche da queste poche parole introduttive risulta chiaro che, se la costruzione politico-culturale dell’Oriente non corrisponde alla realtà effettiva di quest’ultimo, ma costituisce solo un’immagine utile a chi la costruisce, anche l’immagine che per opposizione il soggetto elabora di se stesso e della civiltà cui appartiene deve necessariamente possedere un carattere artificiale e funzionale alle diverse circostanze storiche. Varie opere hanno affrontato questa tematica, come per esempio Occidentalism. Images of the West, di J. G. Carrier (1995), in cui si descrivono sia le autorappresentazioni occidentali, a livello culto e a livello popolare, sia le rappresentazioni che dell’Occidente ha elaborato chi vi vive e chi è venuto a contatto con esso. Brevemente ci limiteremo ad esaminare le più diffuse tra le prime, in auge in questi tempi bui e gravidi di conflitti.

mercoledì 7 gennaio 2026

Le tante bugie della guerra - Alessandra Ciattini

Da: https://www.lantidiplomatico.it - Alessandra Ciattini (collettivo di formazione marxista "Stefano Garroni”) ha insegnato Antropologia culturale alla Sapienza, collabora con https://www.unigramsci.it

Vedi anche: IL PUNTO SUL SUICIDIO DELL'UNIONE EUROPEA - Paolo Ferrero, Giacomo Gabellini 


Sommario: Ormai sappiamo che le guerre sono sempre accompagnate da tante bugie come quella della protezione gratuita fornita all’Europa dagli Usa e quella dell’incombente invasione russa. Queste bugie possono anche essere il frutto di una visione disatorta della realtà, ma sicuramente sono funzionali agli obiettivi delle classi dominanti, benchè queste ultime rivaleggino tra loro. Il problema di fondo è comprendere se la visione delirante e opportunistica da cui esse scaturiscono ha una sua propria logica.

Oltre alla menzogna riguardante l’incombente minaccia russa sulla civile Europa, patria dei diritti umani, un’altra plateale bugia è quella secondo cui gli Usa ci avrebbero difesi gratuitamente e generosamente, per cui dovremmo avere verso di loro un’infinita riconoscenza e dovremmo anche deciderci a proteggersi da soli, accettando la seppur dolorosa la perdita dei nostri figli, come ci è stato comunicato qualche tempo fa.

Su questo tema è intervenuta recentemente la Federcontribuenti, la quale ha calcolato che le basi militari Usa in Italia, integrate con la NATO, costano al contribuente italiano, esattamente al 40% degli italiani che pagano effettivamente le tasse, tra i 100 e i 200 milioni di euro all’anno. Questi costi riguardano la manutenzione, le infrastrutture, i servizi e ovviamente l’acuirsi dei conflitti internazionali produrrebbe un aumento degli stessi stimato tra il 20% e il 30%, che ricadrebbero sul bilancio dello Stato italiano e sui soliti tartassati. Si tenga anche presente che calcolare la cifra esatta di questi gravami è assai complicato, perché negli anni si sono susseguiti accordi secondari, ulteriori stanziamenti, esenzioni. Si aggiunga che i reati commessi dai militari Usa nel corso delle loro attività ufficiali non ricadono sotto la giurisdizione dello Stato italiano; più complesso è il trattamento dei reati comuni.

domenica 28 dicembre 2025

Per il Socialismo - Alessandra Ciattini

Da: https://volerelaluna.it - https://giuliochinappi.com - Alessandra Ciattini (collettivo di formazione marxista "Stefano Garroni”) ha insegnato Antropologia culturale alla Sapienza, collabora con https://www.unigramsci.it


"Marx e Engels scrivevano nel Manifesto che la lotta fra le classi può esitare, nel caso che nessuna di esse riesca a prevalere, nella distruzione delle classi stesse e della società nel suo complesso. A me sembra che oggi ci si trovi in una condizione di questo genere. Una grande ricchezza teorica ed etica occupa gli scaffali delle biblioteche: una terribile povertà, e non solo materiale, imperversa in un mondo paradossalmente oppresso da un ' ipertrofia finanziaria mai vista in precedenza. La "legge del valore" sembra infine ridursi alla feroce sentenza che l'uomo non vale nulla e il denaro tutto. E mi tornano in mente i versi di una vecchia canzone di De Gregori (Titanic): "Il capitano disse al mozzo di bordo/ "Giovanotto, io non vedo niente/ c'è solo un po' di nebbia che annuncia il sole/ andiamo avanti tranquillamente". Invece c'era l'iceberg... (A. Bellacicco, per il collettivo)

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Mi pare opportuno iniziare questo intervento sulla necessità di tornare a parlare di socialismo con una definizione di quest’ultimo. Infatti, regna molta confusione attorno a noi, che viviamo in un mondo situato sotto un cielo oscuro illuminato solo dai terribili lampi lanciati dagli strumenti bellici più avanzati e più distruttivi. In primo luogo, per affrontare questo difficile tema, occorre prendere atto, benché le attuali classi dirigenti delle società a capitalismo avanzato (il cosiddetto Occidente, che non coincide con l’Occidente geografico) si rifiutino di farlo, che quest’ultimo, passato negli ultimi decenni attraverso varie fasi, è tragicamente fallito, almeno per la maggioranza della popolazione mondiale, mostrando oggi tutta la sua irrazionalità, brutalità e spietatezza. Soprattutto non si sono realizzate le sue esagerate promesse di benessere e prosperità per tutti, dell’abbattimento dei sistemi autoritari, della diffusione della cosiddetta democrazia, di un futuro di pace etc.; promesse che sostanzialmente si fondavano sulla balzana teoria dello sgocciolamento: la ricchezza prodotta dalle “libere imprese” e incamerata dai proprietari dei mezzi di produzione sarebbe scivolata verso il basso, sollevando dalla miseria coloro che stavano alla base della piramide sociale. Come sappiamo, invece, i poveri si sono ulteriormente impoveriti e i ricchi si sono arricchiti in modo osceno. 

Per noi, che non abbiamo creduto alla democrazia formale (Canfora parla giustamente di sistemi rappresentativi e non democratici), né al ruolo salvifico della Ue, né alla fine della guerra fredda dopo “l’apertura del muro di Berlino”, ciò non costituisce una grande scoperta. E non perché siamo più intelligenti degli altri, ma perché sappiamo – grazie a chi ha studiato questi temi – che il capitalismo è un sistema insaziabile volto sempre alla massimizzazione dei profitti, senza nessuna preoccupazione per le esigenze della popolazione mondiale, anzi spesso in contrasto con queste ultime. Tuttavia, questo processo, descritto talvolta come un fluido che scorre, incontra ostacoli e deve superare stridenti contraddizioni, per David Harvey addirittura diciassette. Per questa ragione il capitalismo tenta sempre di rimodellarsi per sopravvivere, ma prima o poi è costretto a fare i conti con gli impedimenti incontrati, benché possa anche salvarsi in extremis.

giovedì 11 dicembre 2025

Michel Clouscard. Un marxismo inesplorato - Alessandra Ciattini

Da: https://www.marxismo-oggi.it - Alessandra Ciattini (Collettivo di formazione marxista Stefano Garroni - Membro del Coordinamento Nazionale del Movimento per la Rinascita Comunista) ha insegnato Antropologia culturale alla Sapienza di Roma. E' docente presso l'Università Popolare Antonio Gramsci (https://www.unigramsci.it). 

Leggi anche: Un’introduzione alla lettura di Michel Clouscard: «Neofascismo e ideologia del desiderio» - Aymeric Monville 

https://frontepopolare.net/2013/05/19/michel-clouscard-neofascismo-e-ideologia-del-desiderio 

La filosofia francese contemporanea - Francesco Valentini 


Non so se il marxismo occidentale sia morto, non so neppure se esso sia riassumibile in una formula, date le mai sopite discussioni sui temi centrali impostati e trattati da Marx, ma posso dire che mi capita spesso di incontrare nuovi studiosi marxisti (almeno che si dichiarano tali) a me sconosciuti, ma non ad altri, operanti sia nell’ambito delle scienze sociali sia in quello delle scienze dure.

In particolare, in questo campo, anche a causa dell’attualità dei temi ecologisti, molti autori, come Georges Gastaud, hanno ripreso a lavorare sulla Dialettica della natura [1]. A mio parere essi (o meglio alcuni di essi) meritano tutto il nostro interesse soprattutto oggi nell’attuale scenario internazionale lacerato da scontri e da conflitti, il cui esito potrebbe essere la sconfitta di tutte le classi in lotta, come prevedevano nel 1848 Marx ed Engels.

Naturalmente occorre in primis valutare il loro contributo e la loro coerenza con la definizione di socialismo, che mi pare appropriata, ma non schematica, proposta da Guglielmo Carchedi e Michael Roberts, per i quali quest’ultimo deve essere identificato con “una società in cui i mezzi di produzione sono di proprietà comune e i produttori lavorano in associazione per soddisfare i bisogni della società definiti dai produttori stessi… Ci saranno solo strutture controllate democraticamente per amministrare la produzione di cose e servizi al fine di soddisfare i bisogni della società umana” [2]. A loro parere (ed io concordo), una tale forma di società per ora non è mai esistita, anche se si sono tentati esperimenti interessanti che hanno dato vita a società complesse, ibride, non più capitaliste ma in trasformazione, tenendo sempre presente che la transizione può avere esiti diversi e inaspettati (https://sinistrainrete.info/marxismo/26741-guglielmo-carchedi-e-michael-roberts-la-teoria-del-valore-di-karl-marx-per-comprendere-il-funzionamento-del-capitalismo-oggi), non sempre umanamente controllabili secondo quella che Adam Ferguson nel Settecento definì la legge delle conseguenze involontarie. Gli stessi politici cinesi collocano la loro società solo nella fase primaria del socialismo, da cui non si potrà rapidamente uscire.

venerdì 5 dicembre 2025

Le vere origini della russofobia - Alessandra Ciattini

Da: https://futurasocieta.org - https://www.lantidiplomatico.it - Alessandra Ciattini (Collettivo di formazione marxista Stefano Garroni - Membro del Coordinamento Nazionale del Movimento per la Rinascita Comunista) ha insegnato Antropologia culturale alla Sapienza di Roma. E' docente presso l'Università Popolare Antonio Gramsci (https://www.unigramsci.it). 

Vedi anche: Russofobia: origini, miti e propaganda – Alessandra Ciattini 

Leggi anche: La fabbrica della “russofobia” in Occidente - Sergio Cararo

Annie Lacroix-Riz: "C'è un contesto storico che spiega perché la Russia è stata messa all'angolo" 


La russofobia, che i penosi leader europei cercano di alimentare tutti i giorni, prefigurando misteriose minacce di invasioni e conquiste da parte del nostro vicino euroasiatico, costituisce un sentimento, a prima vista, irrazionale e quindi razionalmente incomprensibile. Eppure la conoscenza storica ci consente di individuarne le origini nelle ambizioni politiche dell’imperialismo statunitense, cui si sono inchinati i suddetti leader che, incapaci ed imbelli, anche dopo la pubblicazione del cosiddetto piano di Trump, reclamano una schiacciante sconfitta della Russia.

Nei giorni passati è stato impedito al Prof. Angelo D’Orsi, eminente studioso di A. Gramsci, di tenere una conferenza sulla russofobia nelle sale del Polo del Novecento a Torino con l’accusa del tutto ingiustificata che l’evento sarebbe stato incentrato sulla propaganda putiniana, tema centrale della attuale demagogia politica, ma che non sembra essere condiviso dalla maggior parte della popolazione italiana. Per note vicende storiche e politiche, quest’ultima è legata alla Russia, ex Unione sovietica, di cui ha apprezzato la straordinaria cultura musicale, letteraria, artistica e politica e, in gran parte, il tentativo di costruire il socialismo in un paese arretrato. D’Orsi ha successivamente tenuto la sua conferenza, riuscendo a richiamare un pubblico assai più vasto di quello che sarebbe intervenuto se non fosse stato censurato. Solo questo fatto mette in luce la cretineria politica dei suoi censuratori.

martedì 2 dicembre 2025

Al bivio tra violenza e nonviolenza - Alessandra Ciattini

Da: https://www.pressenza.com - https://giuliochinappi.com - Alessandra Ciattini (Collettivo di formazione marxista Stefano Garroni - Membro del Coordinamento Nazionale del Movimento per la Rinascita Comunista) ha insegnato Antropologia culturale alla Sapienza di Roma. E' docente presso l'Università Popolare Antonio Gramsci (https://www.unigramsci.it). - Antonio Minaldi, militante nei movimenti fin dal 68. Esponente del movimento studentesco del 77 e fra i fondatori dei COBAS SCUOLA nell'87. Si occupa di attualità politica e di studi di filosofia collaborando con varie riviste. 


Antonio Minaldi, Gandhi ad Aushwitz, elogio della Nonviolenza (e sue problematiche), Multimage 2025

Antonio Minaldi è un autore assai prolifico, scrive con fluidità e riesce a catturare i suoi lettori. Inoltre, nei suoi scritti troviamo una grande passione etica e politica sicuramente da apprezzare. Nel caso di questo libro “Gandhi ad Auschwitz. Elogio della nonviolenza e le sue problematiche”, Antonio ripercorre la sua vicenda umana e in particolare la sua partecipazione agli eventi politici a partire da 1968 fino ai ai nostri giorni. È abbastanza normale che qualcuno, protagonista di importanti vicende storiche, senta la voglia di raccontarle e di trasmettere la sua esperienza in modo che gli altri, soprattutto i giovani, ne possano ricavare qualcosa di buono. Dicevo il libro costituisce un elogio del pacifismo ed ovviamente non sarò certo io a non condividere tale atteggiamento, però nello stesso tempo Antonio riconosce che ci sono una serie di problematiche inerenti ad esso. Illustrerò prima brevemente il contenuto del libro e poi farò una serie di considerazioni, che si fondano su quanto è anche  stato scritto da Antonio e che riguarda la relazione tra pacifismo e contesto storico.

Il pacifismo di Antonio è il frutto di una sorta di ripensamento. Racconta che quando ha cominciato a fare politica era convinto che, per cambiare il sistema sociale nel quale viviamo, fosse opportuno un atto rivoluzionario, il quale in un modo o in un altro inevitabilmente implicasse una qualche forma di violenza. Oggi dichiara di aver abbandonato questo presupposto condiviso da molti, ma bisogna dire non da tutti coloro che si collocano nei cosiddetti movimenti di sinistra. Si potrebbe affermare che il mondo di sinistra è estremamente sfumato e presenta tendenze contraddittorie. Per esempio, soddisfatto dalla forza raggiunta dal Partito Socialdemocratico tedesco, Engels giunse ad ipotizzare che sarebbe stato anche possibile arrivare ad un ribaltamento sociale attraverso una vittoria elettorale, proponendo quindi una prospettiva riformista. Inoltre, inizialmente, i socialdemocratici tedeschi si opposero alla Prima guerra mondiale per poi capitolare tristemente, mentre Karl Liebnecht e Rosa Luxembourg pagarono con la vita il loro antimilitarismo.