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giovedì 15 gennaio 2026

L'Occidente - Alessandra Ciattini

Da: capibara.media - Alessandra Ciattini (collettivo di formazione marxista "Stefano Garroni”) ha insegnato Antropologia culturale alla Sapienza, collabora con https://www.unigramsci.it



Come è noto il libro di Edward W. Said Orientalismo (1991 ha ottenuto uno straordinario successo ed è stato considerato una svolta nello studio del civiltà cosiddette “altre”. Sicuramente si tratta di un scritto assai utile e interessante, ma dal punto di vista medotologico si fonda su un principio assai antico già impiegato in varie occasioni (si pensi alle Lettere persiane del marchese Montesquieu 1721, che usa la visione orientale per criticare l’occidente e viceversa), ossia sul concetto psicoanalitico di proiezione. La psicoanalisi lo definisce così “meccanismo psichico di difesa in base al quale il soggetto attribuisce agli altri le sue parti negative, per liberarsene”. E in effetti la costruzione dell’Oriente è stata impiegata dal cosiddetto Occidente per trasferire tutti i suoi aspetti negativi al di fuori di sé, quali l’arretratezza, l’ignoranza, la povertà, di cui certo non era esente, giungendo a elaborare un’immagine idilliaca di se stesso quale civiltà progressiva, avanzata, superiore. Operazione che è stata fatta con tutti i popoli del mondo nel momento in cui entravano in contatto con i futuri colonizzatori.

Anche da queste poche parole introduttive risulta chiaro che, se la costruzione politico-culturale dell’Oriente non corrisponde alla realtà effettiva di quest’ultimo, ma costituisce solo un’immagine utile a chi la costruisce, anche l’immagine che per opposizione il soggetto elabora di se stesso e della civiltà cui appartiene deve necessariamente possedere un carattere artificiale e funzionale alle diverse circostanze storiche. Varie opere hanno affrontato questa tematica, come per esempio Occidentalism. Images of the West, di J. G. Carrier (1995), in cui si descrivono sia le autorappresentazioni occidentali, a livello culto e a livello popolare, sia le rappresentazioni che dell’Occidente ha elaborato chi vi vive e chi è venuto a contatto con esso. Brevemente ci limiteremo ad esaminare le più diffuse tra le prime, in auge in questi tempi bui e gravidi di conflitti.

mercoledì 7 gennaio 2026

Le tante bugie della guerra - Alessandra Ciattini

Da: https://www.lantidiplomatico.it - Alessandra Ciattini (collettivo di formazione marxista "Stefano Garroni”) ha insegnato Antropologia culturale alla Sapienza, collabora con https://www.unigramsci.it

Vedi anche: IL PUNTO SUL SUICIDIO DELL'UNIONE EUROPEA - Paolo Ferrero, Giacomo Gabellini 


Sommario: Ormai sappiamo che le guerre sono sempre accompagnate da tante bugie come quella della protezione gratuita fornita all’Europa dagli Usa e quella dell’incombente invasione russa. Queste bugie possono anche essere il frutto di una visione disatorta della realtà, ma sicuramente sono funzionali agli obiettivi delle classi dominanti, benchè queste ultime rivaleggino tra loro. Il problema di fondo è comprendere se la visione delirante e opportunistica da cui esse scaturiscono ha una sua propria logica.

Oltre alla menzogna riguardante l’incombente minaccia russa sulla civile Europa, patria dei diritti umani, un’altra plateale bugia è quella secondo cui gli Usa ci avrebbero difesi gratuitamente e generosamente, per cui dovremmo avere verso di loro un’infinita riconoscenza e dovremmo anche deciderci a proteggersi da soli, accettando la seppur dolorosa la perdita dei nostri figli, come ci è stato comunicato qualche tempo fa.

Su questo tema è intervenuta recentemente la Federcontribuenti, la quale ha calcolato che le basi militari Usa in Italia, integrate con la NATO, costano al contribuente italiano, esattamente al 40% degli italiani che pagano effettivamente le tasse, tra i 100 e i 200 milioni di euro all’anno. Questi costi riguardano la manutenzione, le infrastrutture, i servizi e ovviamente l’acuirsi dei conflitti internazionali produrrebbe un aumento degli stessi stimato tra il 20% e il 30%, che ricadrebbero sul bilancio dello Stato italiano e sui soliti tartassati. Si tenga anche presente che calcolare la cifra esatta di questi gravami è assai complicato, perché negli anni si sono susseguiti accordi secondari, ulteriori stanziamenti, esenzioni. Si aggiunga che i reati commessi dai militari Usa nel corso delle loro attività ufficiali non ricadono sotto la giurisdizione dello Stato italiano; più complesso è il trattamento dei reati comuni.

domenica 28 dicembre 2025

Per il Socialismo - Alessandra Ciattini

Da: https://volerelaluna.it - https://giuliochinappi.com - Alessandra Ciattini (collettivo di formazione marxista "Stefano Garroni”) ha insegnato Antropologia culturale alla Sapienza, collabora con https://www.unigramsci.it


"Marx e Engels scrivevano nel Manifesto che la lotta fra le classi può esitare, nel caso che nessuna di esse riesca a prevalere, nella distruzione delle classi stesse e della società nel suo complesso. A me sembra che oggi ci si trovi in una condizione di questo genere. Una grande ricchezza teorica ed etica occupa gli scaffali delle biblioteche: una terribile povertà, e non solo materiale, imperversa in un mondo paradossalmente oppresso da un ' ipertrofia finanziaria mai vista in precedenza. La "legge del valore" sembra infine ridursi alla feroce sentenza che l'uomo non vale nulla e il denaro tutto. E mi tornano in mente i versi di una vecchia canzone di De Gregori (Titanic): "Il capitano disse al mozzo di bordo/ "Giovanotto, io non vedo niente/ c'è solo un po' di nebbia che annuncia il sole/ andiamo avanti tranquillamente". Invece c'era l'iceberg... (A. Bellacicco, per il collettivo)

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Mi pare opportuno iniziare questo intervento sulla necessità di tornare a parlare di socialismo con una definizione di quest’ultimo. Infatti, regna molta confusione attorno a noi, che viviamo in un mondo situato sotto un cielo oscuro illuminato solo dai terribili lampi lanciati dagli strumenti bellici più avanzati e più distruttivi. In primo luogo, per affrontare questo difficile tema, occorre prendere atto, benché le attuali classi dirigenti delle società a capitalismo avanzato (il cosiddetto Occidente, che non coincide con l’Occidente geografico) si rifiutino di farlo, che quest’ultimo, passato negli ultimi decenni attraverso varie fasi, è tragicamente fallito, almeno per la maggioranza della popolazione mondiale, mostrando oggi tutta la sua irrazionalità, brutalità e spietatezza. Soprattutto non si sono realizzate le sue esagerate promesse di benessere e prosperità per tutti, dell’abbattimento dei sistemi autoritari, della diffusione della cosiddetta democrazia, di un futuro di pace etc.; promesse che sostanzialmente si fondavano sulla balzana teoria dello sgocciolamento: la ricchezza prodotta dalle “libere imprese” e incamerata dai proprietari dei mezzi di produzione sarebbe scivolata verso il basso, sollevando dalla miseria coloro che stavano alla base della piramide sociale. Come sappiamo, invece, i poveri si sono ulteriormente impoveriti e i ricchi si sono arricchiti in modo osceno. 

Per noi, che non abbiamo creduto alla democrazia formale (Canfora parla giustamente di sistemi rappresentativi e non democratici), né al ruolo salvifico della Ue, né alla fine della guerra fredda dopo “l’apertura del muro di Berlino”, ciò non costituisce una grande scoperta. E non perché siamo più intelligenti degli altri, ma perché sappiamo – grazie a chi ha studiato questi temi – che il capitalismo è un sistema insaziabile volto sempre alla massimizzazione dei profitti, senza nessuna preoccupazione per le esigenze della popolazione mondiale, anzi spesso in contrasto con queste ultime. Tuttavia, questo processo, descritto talvolta come un fluido che scorre, incontra ostacoli e deve superare stridenti contraddizioni, per David Harvey addirittura diciassette. Per questa ragione il capitalismo tenta sempre di rimodellarsi per sopravvivere, ma prima o poi è costretto a fare i conti con gli impedimenti incontrati, benché possa anche salvarsi in extremis.

giovedì 11 dicembre 2025

Michel Clouscard. Un marxismo inesplorato - Alessandra Ciattini

Da: https://www.marxismo-oggi.it - Alessandra Ciattini (Collettivo di formazione marxista Stefano Garroni - Membro del Coordinamento Nazionale del Movimento per la Rinascita Comunista) ha insegnato Antropologia culturale alla Sapienza di Roma. E' docente presso l'Università Popolare Antonio Gramsci (https://www.unigramsci.it). 

Leggi anche: Un’introduzione alla lettura di Michel Clouscard: «Neofascismo e ideologia del desiderio» - Aymeric Monville 

https://frontepopolare.net/2013/05/19/michel-clouscard-neofascismo-e-ideologia-del-desiderio 

La filosofia francese contemporanea - Francesco Valentini 


Non so se il marxismo occidentale sia morto, non so neppure se esso sia riassumibile in una formula, date le mai sopite discussioni sui temi centrali impostati e trattati da Marx, ma posso dire che mi capita spesso di incontrare nuovi studiosi marxisti (almeno che si dichiarano tali) a me sconosciuti, ma non ad altri, operanti sia nell’ambito delle scienze sociali sia in quello delle scienze dure.

In particolare, in questo campo, anche a causa dell’attualità dei temi ecologisti, molti autori, come Georges Gastaud, hanno ripreso a lavorare sulla Dialettica della natura [1]. A mio parere essi (o meglio alcuni di essi) meritano tutto il nostro interesse soprattutto oggi nell’attuale scenario internazionale lacerato da scontri e da conflitti, il cui esito potrebbe essere la sconfitta di tutte le classi in lotta, come prevedevano nel 1848 Marx ed Engels.

Naturalmente occorre in primis valutare il loro contributo e la loro coerenza con la definizione di socialismo, che mi pare appropriata, ma non schematica, proposta da Guglielmo Carchedi e Michael Roberts, per i quali quest’ultimo deve essere identificato con “una società in cui i mezzi di produzione sono di proprietà comune e i produttori lavorano in associazione per soddisfare i bisogni della società definiti dai produttori stessi… Ci saranno solo strutture controllate democraticamente per amministrare la produzione di cose e servizi al fine di soddisfare i bisogni della società umana” [2]. A loro parere (ed io concordo), una tale forma di società per ora non è mai esistita, anche se si sono tentati esperimenti interessanti che hanno dato vita a società complesse, ibride, non più capitaliste ma in trasformazione, tenendo sempre presente che la transizione può avere esiti diversi e inaspettati (https://sinistrainrete.info/marxismo/26741-guglielmo-carchedi-e-michael-roberts-la-teoria-del-valore-di-karl-marx-per-comprendere-il-funzionamento-del-capitalismo-oggi), non sempre umanamente controllabili secondo quella che Adam Ferguson nel Settecento definì la legge delle conseguenze involontarie. Gli stessi politici cinesi collocano la loro società solo nella fase primaria del socialismo, da cui non si potrà rapidamente uscire.

venerdì 5 dicembre 2025

Le vere origini della russofobia - Alessandra Ciattini

Da: https://futurasocieta.org - https://www.lantidiplomatico.it - Alessandra Ciattini (Collettivo di formazione marxista Stefano Garroni - Membro del Coordinamento Nazionale del Movimento per la Rinascita Comunista) ha insegnato Antropologia culturale alla Sapienza di Roma. E' docente presso l'Università Popolare Antonio Gramsci (https://www.unigramsci.it). 

Vedi anche: Russofobia: origini, miti e propaganda – Alessandra Ciattini 

Leggi anche: La fabbrica della “russofobia” in Occidente - Sergio Cararo

Annie Lacroix-Riz: "C'è un contesto storico che spiega perché la Russia è stata messa all'angolo" 


La russofobia, che i penosi leader europei cercano di alimentare tutti i giorni, prefigurando misteriose minacce di invasioni e conquiste da parte del nostro vicino euroasiatico, costituisce un sentimento, a prima vista, irrazionale e quindi razionalmente incomprensibile. Eppure la conoscenza storica ci consente di individuarne le origini nelle ambizioni politiche dell’imperialismo statunitense, cui si sono inchinati i suddetti leader che, incapaci ed imbelli, anche dopo la pubblicazione del cosiddetto piano di Trump, reclamano una schiacciante sconfitta della Russia.

Nei giorni passati è stato impedito al Prof. Angelo D’Orsi, eminente studioso di A. Gramsci, di tenere una conferenza sulla russofobia nelle sale del Polo del Novecento a Torino con l’accusa del tutto ingiustificata che l’evento sarebbe stato incentrato sulla propaganda putiniana, tema centrale della attuale demagogia politica, ma che non sembra essere condiviso dalla maggior parte della popolazione italiana. Per note vicende storiche e politiche, quest’ultima è legata alla Russia, ex Unione sovietica, di cui ha apprezzato la straordinaria cultura musicale, letteraria, artistica e politica e, in gran parte, il tentativo di costruire il socialismo in un paese arretrato. D’Orsi ha successivamente tenuto la sua conferenza, riuscendo a richiamare un pubblico assai più vasto di quello che sarebbe intervenuto se non fosse stato censurato. Solo questo fatto mette in luce la cretineria politica dei suoi censuratori.

martedì 2 dicembre 2025

Al bivio tra violenza e nonviolenza - Alessandra Ciattini

Da: https://www.pressenza.com - https://giuliochinappi.com - Alessandra Ciattini (Collettivo di formazione marxista Stefano Garroni - Membro del Coordinamento Nazionale del Movimento per la Rinascita Comunista) ha insegnato Antropologia culturale alla Sapienza di Roma. E' docente presso l'Università Popolare Antonio Gramsci (https://www.unigramsci.it). - Antonio Minaldi, militante nei movimenti fin dal 68. Esponente del movimento studentesco del 77 e fra i fondatori dei COBAS SCUOLA nell'87. Si occupa di attualità politica e di studi di filosofia collaborando con varie riviste. 


Antonio Minaldi, Gandhi ad Aushwitz, elogio della Nonviolenza (e sue problematiche), Multimage 2025

Antonio Minaldi è un autore assai prolifico, scrive con fluidità e riesce a catturare i suoi lettori. Inoltre, nei suoi scritti troviamo una grande passione etica e politica sicuramente da apprezzare. Nel caso di questo libro “Gandhi ad Auschwitz. Elogio della nonviolenza e le sue problematiche”, Antonio ripercorre la sua vicenda umana e in particolare la sua partecipazione agli eventi politici a partire da 1968 fino ai ai nostri giorni. È abbastanza normale che qualcuno, protagonista di importanti vicende storiche, senta la voglia di raccontarle e di trasmettere la sua esperienza in modo che gli altri, soprattutto i giovani, ne possano ricavare qualcosa di buono. Dicevo il libro costituisce un elogio del pacifismo ed ovviamente non sarò certo io a non condividere tale atteggiamento, però nello stesso tempo Antonio riconosce che ci sono una serie di problematiche inerenti ad esso. Illustrerò prima brevemente il contenuto del libro e poi farò una serie di considerazioni, che si fondano su quanto è anche  stato scritto da Antonio e che riguarda la relazione tra pacifismo e contesto storico.

Il pacifismo di Antonio è il frutto di una sorta di ripensamento. Racconta che quando ha cominciato a fare politica era convinto che, per cambiare il sistema sociale nel quale viviamo, fosse opportuno un atto rivoluzionario, il quale in un modo o in un altro inevitabilmente implicasse una qualche forma di violenza. Oggi dichiara di aver abbandonato questo presupposto condiviso da molti, ma bisogna dire non da tutti coloro che si collocano nei cosiddetti movimenti di sinistra. Si potrebbe affermare che il mondo di sinistra è estremamente sfumato e presenta tendenze contraddittorie. Per esempio, soddisfatto dalla forza raggiunta dal Partito Socialdemocratico tedesco, Engels giunse ad ipotizzare che sarebbe stato anche possibile arrivare ad un ribaltamento sociale attraverso una vittoria elettorale, proponendo quindi una prospettiva riformista. Inoltre, inizialmente, i socialdemocratici tedeschi si opposero alla Prima guerra mondiale per poi capitolare tristemente, mentre Karl Liebnecht e Rosa Luxembourg pagarono con la vita il loro antimilitarismo. 

mercoledì 26 novembre 2025

Russofobia: origini, miti e propaganda – Alessandra Ciattini

Da: Gabriele Germani - Alessandra Ciattini (Collettivo di formazione marxista Stefano Garroni - Membro del Coordinamento Nazionale del Movimento per la Rinascita Comunista) ha insegnato Antropologia culturale alla Sapienza di Roma. E' docente presso l'Università Popolare Antonio Gramsci (https://www.unigramsci.it). 
Annie Lacroix-Riz: "C'è un contesto storico che spiega perché la Russia è stata messa all'angolo"

Intervista ad Alessandra Ciattini dedicata al tema della russofobia: dalle sue radici storiche alla costruzione culturale dell’immagine della Russia nel mondo occidentale. 
Una conversazione che analizza miti, stereotipi, propaganda e le implicazioni geopolitiche del discorso antirusso contemporaneo. 
Un contributo essenziale per comprendere come nasce e come si diffonde la narrativa russofoba nei media e nella politica internazionale.

                                                                            

sabato 15 novembre 2025

Genocidi visibili e genocidi invisibili - Alessandra Ciattini

Da: https://futurasocieta.com - Alessandra Ciattini (Collettivo di formazione marxista Stefano Garroni - Membro del Coordinamento Nazionale del Movimento per la Rinascita Comunista) ha insegnato Antropologia culturale alla Sapienza di Roma. E' docente presso l'Università Popolare Antonio Gramsci (https://www.unigramsci.it). 


Vi sono vari modi di perpetrare genocidi: il più eclatante è determinato dalla guerra e da tutte le azioni che l’accompagnano come nel caso della distruzione con tutti i mezzi del popolo palestinese. Ma vi è anche un altro modo più subdolo, i cui effetti spesso restano nell’ombra o vengono occultati. Si tratta delle sanzioni, un atto del tutto illegittimo, con cui le potenze occidentali colpiscono i paesi più deboli allo scopo di sottometterli ai loro diktat, provocando milioni di morti, senza suscitare quello scandalo e indignazione invece suscitati dalle guerre. 



Dopo aver sperimentato sotto i nostri occhi impotenti il drammatico genocidio dei palestinesi, non ancora terminato, che taluni tacciono o arrampicandosi sugli specchi negano, forse è giunto il momento di tentare di stabilire quale è stato finora il regime più sanguinario della storia moderna, tenendo in conto le varie modalità non sempre visibili con cui questo ha liquidato popoli inermi e intere generazioni. Certo è tragico-comico udire personaggi, come il secolare monopolista della storia alla Rai, Paolo Mieli, e la filosofa Donatella Di Cesare, studiosa del ben noto Heidegger ed esponente della “sinistra compatibile”, che parlare di genocidio nel caso dei Palestinesi alimenterebbe solo sentimenti di odio ben presenti nel comportamento dell’Idf. Evidentemente non sanno, o fanno finta di non sapere che il diritto nazionale o internazionale si basa sulla classificazione dei comportamenti in base alla quale individua una colpa e la pena relativa; pertanto, non si preoccupa minimamente delle reazioni soggettive che tale identificazione può comportare. Un furto è un furto, un genocidio è un genocidio, uno stupro è uno stupro con buona pace di chi ipocritamente cerca di cavillare in nome di non so quali interessi o di un penoso abbaglio ideologico.

mercoledì 12 novembre 2025

Cos'è il potere sovietico - Vladimir Lenin (1919)

Da: https://www.marxists.org - Discorso pronunciato alla fine di marzo 1919 pubblicato sulla Pravda n.18 il 21 gennaio 1928. Originale reperibile in V.I.Lenin Opere, ed.russa, vol.38 pp.238-239. Si ringrazia Davide Spagnoli per la trascrizione.

Leggi anche: Lenin - Opere complete  

Come funziona il Soviet*- John Reed  

Cinque anni di rivoluzione russa e le prospettive della rivoluzione mondiale - Lenin  

Sulla Nostra Rivoluzione*- Vladimir Lenin (1923)  

"Riflessioni" 4.0 - Stefano Garroni  

Alle operaie - Vladimir Lenin (1920)  

Sullo Stato* - Vladimir Lenin  

Better Fewer, But Better*- Vladimir Lenin (1923)  

I dieci giorni che sconvolsero il mondo. - John Reed (1919) 


Che cos'è il potere sovietico?

Qual è la natura di questo nuovo potere che nella maggior parte dei paesi non si vuole o non si può ancora capire?

Il tratto essenziale, che attira sempre più gli operai di ogni paese, è che lo Stato, prima amministrato in un modo dai ricchi o dai capitalisti, oggi, per la prima volta, è amministrato, e su scala di massa, proprio dalle classi che il capitalismo opprimeva.

Anche nella repubblica più democratica, più libera, finché permane il dominio del capitale, finché la terra resta proprietà privata, lo Stato è sempre amministrato da una esigua minoranza composta per i nove decimi da capitalisti o da ricchi.

Per la prima volta al mondo, da noi, in Russia, si è organizzato il potere dello Stato in modo che soltanto gli operai, soltanto i contadini lavoratori, escludendo gli sfruttatori, compongano le organizzazioni di massa, i Soviet; e a questi Soviet è stato trasmesso tutto il potere dello Stato.

Ecco perché, nonostante le calunnie della borghesia di tutti i paesi contro la Russia, in tutto il mondo la parola «Soviet» è diventata non soltanto comprensibile, ma popolare, cara agli operai, a tutti i lavoratori.

Ed ecco perché il potere sovietico, quali che siano le persecuzioni contro i fautori del comunismo nei diversi paesi, trionferà certamente, inevitabilmente in tutto il mondo e in un non lontano avvenire.

Sappiamo benissimo che ci sono ancora molti difetti nell'organizzazione del potere sovietico. Il potere sovietico non è un talismano miracoloso. Non guarisce di colpo i difetti del passato, l'analfabetismo, l'arretratezza culturale, le conseguenze di una barbara guerra, l'eredità di un capitalismo rapinatore.

Ma in compenso dà la possibilità di passare al socialismo, permette a coloro che erano oppressi di levarsi e di prendere sempre più nelle loro mani tutta la direzione dello Stato, tutta la direzione dell'economia, tutta la direzione della produzione.

Il potere sovietico è la via verso il socialismo scoperta dalle masse lavoratrici, e perciò giusta, e perciò invincibile.

V.I.Lenin

domenica 9 novembre 2025

Le condizioni per tornare a parlare di socialismo - Piero Bevilacqua

Da: https://volerelaluna.it - Piero Bevilacqua, già professore di storia contemporanea all’Università La Sapienza di Roma, è scrittore, saggista e politico. 

Leggi anche: "Riflessioni" 2.0 - Stefano Garroni  

"Riflessioni" 4.0 - Stefano Garroni 

Riflessioni 16 - Alienazione/Estraneazione - Stefano Garroni  

Riflessioni 18 - Smarrimento - Stefano Garroni  

PER UNA RIPRESA DI RIFLESSIONE* - Stefano Garroni   

Una problematica politica odierna. Il comunismo libertario - Stefano Garroni

SUL PARTITO* - Stefano Garroni  

Comunisti, oggi. Il Partito e la sua visione del mondo. - Hans Heinz Holz.  

L’onda lunga della crisi del marxismo (tra prassi e teoria) - Roberto Fineschi 

Vedi anche: LOSURDO ed il REVISIONISMO STORICO - Alessandra Ciattini e Gianmarco Pisa

Un tempo le forze politiche che ora definiamo Sinistra, e che in passato si nominavano anche Movimento operaio (Partito comunista e socialista, organizzazione sindacale di classe ecc.), agivano sulle proprie scene nazionali animate dalla consapevolezza di essere eredi di un lungo passato di lotte e di conquiste, di essere parte di un movimento internazionale e di avanzare verso il futuro secondo un programma di rivendicazioni immediate e un progetto di società da costruire. L’intero processo, che coinvolgeva milioni di persone, era accompagnato da una costante attività di analisi e di elaborazione intellettuale, dentro e fuori i partiti, che forniva alle rivendicazioni quotidiane analisi, conoscenze, orizzonti. 

Da qualche decennio questa dimensione intellettuale, culturale, morale, escatologica che accompagnava l’agire politico è stata abbandonata pressoché da tutti i partiti. Il patrimonio teorico che dava profondità all’agire pratico è stato dismesso come un ferro vecchio. Oggi tutto è inchiodato al presente e l’orizzonte del fronte riformatore si limita, nel migliore dei casi, alla rivendicazione di “più risorse alla sanità pubblica”, “più soldi alla scuola”, “maggiore equità sociale” e alle note bagattelle del chiacchiericcio propagandistico. 

Quel che vorrei qui illustrare è perché questo è accaduto e quali sono state le forze storiche che hanno portato alla disfatta presente. E, sulla base di questo chiarimento, provare a indicare le condizioni che possono far rinascere la politica quale agente di trasformazione sociale, progetto di una nuova organizzazione della società. Premettendo che il grande crollo subito dal movimento operaio organizzato è stato provocato, a mio avviso, da due agenti e processi convergenti: il successo dell’iniziativa capitalistica in due grandi Paesi, UK e USA, e il crollo dell’Unione Sovietica.

mercoledì 22 ottobre 2025

Viaggiare è capire, anche nel Socialismo - Nicolò Monti

Da: Nicolò Monti - Nicolò Monti - Nicolo-Monti già segretario nazionale della Federazione Giovanile Comunista Italiana (FGCI).
Leggi anche: “C’era una volta l’URSS. Storia di un amore”, un libro per capire la Russia di ieri e di oggi - Nicola Pozzati intervista Laura Salmon  
Vedi anche: Da Yeltsin a Putin. Decadenza, umiliazione e riscatto: il lento ritorno all’identità - Laura Salmon, Pietro Angelini 

Affermare che l’Unione Sovietica e tutte le esperienze socialiste nell’Europa dell’Est siano state unicamente un “incubo” di “dittature senza scrupoli” senza alcun beneficio o aspetti positivi, è pura propaganda condita da malafede. Affermare altresì che siano state un paradiso senza difetti e problemi, è altrettanto problematico, in un certo senso anche più grave, e denota una incapacità di essere lucidi e analitici. Un aspetto su tutti che ha determinato, tra le tante concause, la caduta del socialismo reale e anche la velocità con cui accadde, è senza dubbio l’impossibilità per i cittadini di viaggiare liberamente.

In tutti i paesi socialisti, soprattutto dopo la fine della Seconda Guerra Mondiale e l’inizio della Guerra Fredda, la possibilità per i cittadini di viaggiare era fortemente limitata, soprattutto verso l’estero, in particolare verso l’occidente. Ottenere il permesso di espatrio verso un paese esterno non socialista era un’impresa di non poco conto e la maggior parte delle concessioni erano per motivi lavorativi o istituzionali, quasi mai per turismo. Sarebbe quantomeno puerile definire questi limiti come risultato della “malvagità” dei governi socialisti, anche se è stato fatto e senza ironia (sic!). 

Eppure i motivi di tale politica sugli espatri ha basi reali, seppur molto problematiche e dettate da logiche con i paraocchi. L’Unione Sovietica, come tutto il Patto di Varsavia, durante la Guerra Fredda venne investita da una paranoia sullo scontro diretto con gli Stati Uniti che ne influenzò alcune politiche interne. Se aggiungiamo a questa paranoia la paura che l’Unione Sovietica aveva di subire umiliazioni di qualsiasi tipo, la ricetta del peccato è completa. Ogni limite imposto al viaggiare era quindi determinato dal terrore che il nemico potesse indottrinare i cittadini. 

Come la storia ha dimostrato, questo tipo di misure, soprattutto se adottate per lunghi periodi di tempo, che le rende ancor più incomprensibili e odiose agli occhi delle persone, hanno sempre avuto effetti estremamente negativi. Su tutti l’effetto più immediato che nacque da tale politica fu l’utilizzo da parte dell’occidente in ottica propagandistica antisovietica e anticomunista. Gli USA soprattutto utilizzarono le limitazioni di viaggio ad Est per dichiararsi “superiori”, in quanto da loro queste limitazioni non esistevano. Almeno formalmente. 

Essendo propaganda non considerava minimamente il fatto che sebbene non fosse limitato da alcuna legge, il diritto a viaggiare in occidente per la gran parte della popolazione (ancora oggi) era un diritto formale e non sostanziale, se non con sacrifici economici non di poca importanza. Se oggi, con le compagnie low cost, per moltissimi rimane comunque difficile viaggiare, figuriamoci ai tempi della Guerra Fredda dove prendere l’aereo era un vero e proprio lusso. Nonostante questa realtà insindacabile, ad Est vedere questo confronto idealmente impietoso comportò un certo livello di risentimento e rabbia. 

giovedì 16 ottobre 2025

Trump e l’idea della guerra come valore - Alessandra Ciattini

Da: https://futurasocieta.org - https://www.lantidiplomatico.it - Alessandra Ciattini (Collettivo di formazione marxista Stefano Garroni - Membro del Coordinamento Nazionale del Movimento per la Rinascita Comunista) ha insegnato Antropologia culturale alla Sapienza di Roma. E' docente presso l'Università Popolare Antonio Gramsci (https://www.unigramsci.it). 


nella foto: a sinistra il vicepresidente JD Vance, Trump e il segretario della Guerra, Pete Hegseth – The White House, Public domain, via Wikimedia Commons 



Le inquietanti dichiarazioni fatte dal presidente Usa e dal segretario Pete Hegseth a Quantico ripropongono una pericolosissima concezione della guerra, che nel corso di secoli il diritto internazionale aveva tentato di superare. Inoltre, ancora una volta presentano come invincibili le forze militari Usa, quasi assimilate ai protagonisti delle pellicole commerciali hollywoodiane, nonostante la stessa intelligence riconosca la loro inferiorità in vari campi.


È oggi assai difficile comprendere se tutta l’aggressività presente nei discorsi di Trump, definito da qualcuno “il buffone apocalittico”, o di Pete Hegseth, ora segretario del meno ipocrita Dipartimento della guerra, sia solo frutto di un bluff o se riveli una qualche folle concretezza o consistenza. Certamente si vuole impressionare e terrorizzare con metodi diversi da quelli dei cerimoniali nazisti costellati da lugubri svastiche su fondo rosso, con le coreografie elaborate dall’architetto Albert Speer; metodi che sono la volgare secrezione della rozza cultura di massa televisiva e cinematografica di matrice statunitense. Certamente si vuole convincere il pubblico con un pugno allo stomaco che gli Usa sono sempre forti, battendo i piedi e strepitando, come fanno i bambini quando non vengono presi in considerazione. Probabilmente uno psicoanalista direbbe che tutta la retorica bellicista, strombazzata nella mega riunione di generali e ammiragli a Quantico (Virginia), serve anche a persuadere gli stessi parlanti che sono invincibili, pur essi costatando contraddittoriamente nello stesso tempo che il loro esercito è in decadenza, che bisogna far rinascere lo spirito guerriero, che evidentemente è scemato, anche se non per colpa loro.

giovedì 2 ottobre 2025

Dallo sciopero al fronte di lotta internazionale - Alessandra Ciattini

Da: https://futurasocieta.com - Alessandra Ciattini (Collettivo di formazione marxista Stefano Garroni - Membro del Coordinamento Nazionale del Movimento per la Rinascita Comunista) ha insegnato Antropologia culturale alla Sapienza di Roma. E' docente presso l'Università Popolare Antonio Gramsci (https://www.unigramsci.it). 

L’atroce genocidio dei palestinesi ha suscitato negli ultimi tempi numerose manifestazioni in tutte le parti del mondo, compresa l’Italia. Ha anche spinto molti capi di Stato nella recente Assemblea generale delle Nazioni Unite ad attaccare la folle politica dello Stato sionista e l’appoggio fornito a esso dagli Usa, che hanno bloccato qualsiasi possibilità di intervento umanitario volto a poner termine all’eccidio. L’aspetto importante di queste proteste sta nel fatto che, accanto all’assoluto sostegno al popolo palestinese, sono apparse anche rivendicazioni di carattere politico e sociale, che mostrano come stia divenendo sempre più chiaro il legame tra la politica bellicista del blocco euroatlantico e l’austerità fascista che si vuole imporre ai lavoratori del mondo. 


Le numerose manifestazioni contro l’atroce genocidio perpetrato in Palestina, che si sono svolte in molte città italiane lo scorso 22 settembre con la partecipazione di lavoratori, famiglie, giovani, bambini, indette dall’Usb, dai sindacati di base e da altre organizzazioni radicali, hanno riunito circa un milione di persone. Un evento che è stato da molti definito storico, caratterizzato da uno sciopero generale e dai blocchi ai porti di Genova, Salerno, Marghera, Livorno, delle stazioni di Napoli, Milano e Roma e di alcune tangenziali senza suscitare le disapprovazione degli automobilisti che sono rimasti in coda. Molti esultano affermando che la rassegnazione, il sentimento di impotenza delle masse sono finalmente finiti e che ora probabilmente comincia un’altra fase, non solo in Italia come vedremo, che riporterà – ci auguriamo – i lavoratori al centro dell’iniziativa politica non solo contro quello che sta avvenendo a Gaza, ma anche contro la guerra in tutte le sue forme e contro tutte quelle politiche antipopolari che sono la diretta conseguenza delle folli scelte belliciste degli Usa e del suo vile e corrotto sottoposto: l’Unione Europea.

L’evento era stato preceduto da una serie di altre proteste, che non hanno avuto la stessa affluenza, tra cui la mobilitazione indetta dalla Cgil insieme a uno sciopero di 4 ore dei lavoratori, con un presidio a Roma davanti a Montecitorio. Naturalmente, in questo momento così difficile e pericoloso (per alcuni saremmo già entrati nella Terza guerra mondiale) la celebrazione di due manifestazioni distinte, dovute al fatto che la cosiddetta sinistra (Pd e company), deve sempre difendere la sua immagine moderata e mite, costituisce un controsenso e anche un’espressione di vigliaccheria da parte di questo settore che suscita sempre meno interesse in gran parte della popolazione. Tuttavia, molti di quelli che continuano a essere legati a queste organizzazioni sono scesi in piazza il 22 settembre, esprimendo la volontà di una presa di posizione forte contro il genocida Israele e a difesa della Global Sumud Flotilla, che sta tentando di portare aiuti allo stremato popolo di Gaza. 

domenica 28 settembre 2025

La politica contraddittoria degli Usa e dell’Ue verso la Russia - Alessandra Ciattini

Da: https://futurasocieta.com - Alessandra Ciattini (Collettivo di formazione marxista Stefano Garroni - Membro del Coordinamento Nazionale del Movimento per la Rinascita Comunista) ha insegnato Antropologia culturale alla Sapienza di Roma.  E' docente presso l'Università Popolare Antonio Gramsci (https://www.unigramsci.it). 

Usa e Ue condannano la Russia di Putin e minacciano di piegarla, riducendola in miseria. Purtroppo per loro, la realtà fattuale e gli stessi meccanismi del sistema economico dominante impediscono l’effettiva rottura con il paese euroasiatico, straordinariamente ricco di risorse. Inoltre, se questo avvenisse, per l’Europa, vaso di coccio tra vasi di ferro, sarebbe il disastro che già si sta delineando.

Il passato 28 agosto è uscito un interessante articolo sulla CNN, a firma di Laurent Kent, sul commercio tra Usa ed Europa da un lato, e Federazione Russa dall’altro, che nonostante vari anni di guerra, continua imperterrito e ammonta a svariati miliardi di dollari. Naturalmente, non avendo sbocchi al mare, né Ungheria né Slovacchia possono fare a meno del petrolio russo, che arriva loro attraverso l’oleodotto via terra Druzhba (Amicizia), bombardato in varie occasioni da Zelensky, e, pertanto, restano nel 2025 i maggiori importatori di questa risorsa energetica.

Come è noto, il grande Trump ha raddoppiato i dazi all’India, portandoli  al 50%, con lo scopo dichiarato di castigare il paese asiatico per aver sostenuto la Russia nella guerra in Ucraina, mantenendo in piedi questa per lei vantaggiosa relazione commerciale. Da parte sua, l’India ha correttamente sostenuto di essere stata ingiustamente punita, dal momento che molti altri paesi continuano a commerciare tranquillamente con il paese di Putin, dichiarando che avrebbe varato “dazi secondari”. Dopo aver banchettato nel castello di Windsor con i soliti straricchi, Trump è tornato a invitare gli europei a smettere di comprare il petrolio e il gas russi e a sanzionare chi li compra, ossia soprattutto Cina e India, con le quali l’Ue non può assolutamente non mantenere convenienti relazioni commerciali. A suo parere, solo in quel momento il prezzo del greggio si abbasserebbe e Putin sarebbe costretto a desistere della sua politica aggressiva contro l’Ucraina. Utilizzando esplicitamente il ricatto, ha dichiarato che non metterà altre sanzioni alla Russia, con cui probabilmente in Alaska ha prefigurato nuovi progetti commerciali ed economici e da cui vorrebbe essere nella sua immaginazione aiutato per confrontarsi con il suo principale nemico, se gli europei non faranno altrettanto con la Russia e con i paesi che a suo parere la sostengono. Sempre inginocchiandosi religiosamente, l’Ue ha annunciato il diciannovesimo pacchetto di sanzioni, spergiurando che nel 2027 cesserà di acquistare le risorse energetiche dal paese euroasiatico.

mercoledì 10 settembre 2025

Il Vertice della SCO e la vittoria nella Guerra mondiale antifascista - Alessandra Ciattini

Da: https://www.lantidiplomatico.it/dettnews - https://giuliochinappi.com - Alessandra Ciattini (collettivo di formazione marxista "Stefano Garroni”) ha insegnato Antropologia culturale alla Sapienza, collabora con https://www.unigramsci.it

Leggi anche: Cina, Russia e India serrano i ranghi contro il bullismo globale di Washington - Marco Santopadre 

Vedi anche: Orso, elefante e dragone rimodellano l’ordine mondiale | Fabio Mini



Al vertice di Tianjin la SCO rilancia la visione multipolare di Xi, contrapposta all’egemonia statunitense. La parata dell’80° anniversario e gli accordi bilaterali mostrano l’ascesa di un blocco euroasiatico in crescita, mentre l’India pratica un difficile equilibrismo tra potenze. 


Si è ormai concluso il vertice di due giorni dei leader dell’Organizzazione per la Cooperazione di Shanghai (SCO) tenuto nella città cinese di Tianjin, in un momento di forti tensioni economiche e geopolitiche e di conflitti di non facile soluzione. In quella occasione il presidente Xi Jinping, ha illustrato la sua visione di un mondo multipolare, contrapponendola all’egemonismo e alla politica di potenza, con evidente riferimento agli Stati Uniti. Inoltre, il 3 settembre si è svolta un’impressionante parata militare per commemorare l’80° anniversario della vittoria nella Guerra di Resistenza Popolare Cinese contro l’aggressione giapponese nella Guerra Mondiale Antifascista. Contro il revisionismo storico del blocco euroatlantico, con questa parata e il discorso del leader cinese (https://www.youtube.com/watch?v=cXe0_GGMu80) si è affermata una lettura completamente diversa della guerra del Pacifico, cui gli Usa dettero rispetto alla Cina un contributo limitato nel continente asiatico.

martedì 26 agosto 2025

L'intima relazione fra imperialismo e fascismo - Alessandra Ciattini

Da: la Città Futura - https://www.lacittafutura.it - Alessandra Ciattini (collettivo di formazione marxista "Stefano Garroni”) ha insegnato Antropologia culturale alla Sapienza, collabora con https://www.unigramsci.it


Con la professoressa dell'Università popolare Antonio Gramsci cerchiamo di comprendere le connessioni profonde fra il capitalismo sempre più in crisi e i regimi autoritari e antidemocratici. Intervista a cura de La città futura realizzata da Renato Caputo

                                                                           

mercoledì 20 agosto 2025

I palestinesi non sono responsabili dello stermino degli ebrei. Perché ne pagano la colpa? - Alessandra Ciattini

Da: https://futurasocieta.org - Alessandra Ciattini (collettivo di formazione marxista "Stefano Garroni”) ha insegnato Antropologia culturale alla Sapienza, collabora con https://www.unigramsci.it

Certamente i palestinesi non sono responsabili dello sterminio degli ebrei e, pertanto, non può essere invocato contro di loro. D’altra parte, stiamo assistendo ogni giorno al massacro dei palestinesi, ridotti ormai a dei cadaveri viventi, i cui figli malnutriti se non moriranno non si riprenderanno mai. Eppure, si insiste nel negare la parola genocidio, nonostante le esplicite dichiarazioni dei leader israeliani che intendono fare di Gaza tabula rasa. Per un paradosso storico gli stessi poteri che non mossero un dito per salvare gli ebrei dai campi di sterminio, cui sfuggirono pochi fortunati, stanno ora collaborando con Israele nel massacro dei palestinesi.

Molto rumore e scandalo suscitarono, vari anni fa, le dichiarazioni rilasciate in differenti occasioni dall’allora presidente dell’Iran, Mahmud Ahmadinejad, in particolare quando, invitato a tenere una conferenza alla Columbia University di New York nel 2007, affermò che a suo parere si dovrebbe ancora indagare sull’olocausto degli ebrei avvenuto durante la Seconda Guerra mondiale. Traggo questa informazione da un articolo di Shlomo Shamir pubblicato da Haretz il 25 settembre 2007. Naturalmente, questa sua affermazione suscitò molte proteste negative tra i presenti e il preside dell’università, Lee Bollinger, intervenne definendo il presidente un “dittatore meschino e crudele”. A quella considerazione Ahmadinejad avrebbe aggiunto, che lo Stato sionista (avrebbe sempre usato questa espressione) ha sempre utilizzato le sofferenze subite per giustificare le sofferenze inflitte ai palestinesi, chiedendosi perché questi ultimi debbono pagare il prezzo di un crimine che non hanno commesso né potevano commettere?

Mi rendo conto che si tratta di un argomento molto delicato e complesso e che certo nessuno può negare l’olocausto che, tuttavia, come sappiamo, non riguardò solo gli ebrei, ma anche altri gruppi etnici (rom, slavi etc.), invalidi, dissidenti politici, etc. D’altra parte, scorrendo anche la stampa dell’epoca, non è facile stabilire cosa intendesse dire effettivamente Mahmoud Ahmadinejad in tutte quelle occasioni in cui fu invitato a parlare in Occidente. Bisognerebbe avere la versione originale dei suoi discorsi, i cui contenuti sono stati, probabilmente, manipolati da chi li riportava allo scopo di demonizzare l’Iran. Comunque, alla Columbia University alla domanda se auspicava la distruzione di Israele rispose: “Siamo amici del popolo ebraico, ci sono molti ebrei in Iran, che vivono in pace e sicurezza”, ribadendo che l’Iran ha solo l’intenzione di difendersi e non di aggredire. Aggiunse poi che, a suo parere, il conflitto israelo-palestinese potrebbe essere risolto solo consentendo al “popolo della Palestina” – ebrei, musulmani e cristiani – di decidere il proprio destino, probabilmente riferendosi a un ipotetico referendum che avrebbe dovuto essere celebrato dopo la famosa risoluzione dell’Assemblea delle Nazioni Unite del 29 novembre 1947, numero 181. Come è noto, essa prevedeva l’assegnazione del 56,47 % del territorio a 500.000 ebrei e 325.000 arabi (poi divenuti arabi israeliani), il 43,53 % del territorio a 807.000 arabi e a 10.000 ebrei e lo status internazionale di Gerusalemme. Come sappiamo, ottenuta con minacce e pressioni sui membri dell’Assemblea, essa non fu mai pienamente attuata e di fatto dette il via alla costituzione del solo Stato di Israele che, in base alla sua legge nazionale, è definito lo Stato-nazione degli ebrei, escludendo così dalla nuova comunità e dai diritti elementari i non ebrei, in un certo senso dando ragione al presidente dell’Iran che lo definì appunto Stato sionista.

giovedì 7 agosto 2025

L’intima relazione tra fascismo e imperialismo - Alessandra Ciattini

Da: https://giuliochinappi.wordpress.com - https://www.marxismo-oggi.it - Alessandra Ciattini (Collettivo di formazione marxista Stefano Garroni - Membro del Coordinamento Nazionale del Movimento per la Rinascita Comunista) ha insegnato Antropologia culturale alla Sapienza di Roma. E' docente presso l'Università Popolare Antonio Gramsci (https://www.unigramsci.it). 



Molti hanno sostenuto che lo sviluppo del capitalismo sarebbe stato progressivo e avrebbe generato l’ampliamento delle libertà collettive ed individuali. Purtroppo, gli eventi degli ultimi decenni dimostrano il contrario: il capitalismo giunto nella fase attuale, definita “forma tarda”, deve necessariamente essere maggiormente repressivo e coinvolgere le sue popolazioni nella guerra per mantenere al potere la sua classe dirigente.


Nel 2014 così scriveva Samir Amin: “Il fascismo non è sinonimo di un regime autoritario di polizia che rifiuta le incertezze della democrazia parlamentare elettorale. Il fascismo è una risposta politica specifica alle sfide che la gestione della società capitalista può trovarsi ad affrontare in circostanze specifiche”.

Riprendendo quanto aveva affermato Lenin (“La reazione politica su tutta la linea è una caratteristica dell’imperialismo”), nel 1938 Lev Trotskij scrive: “Per la borghesia la democrazia è una necessità nell’epoca della libera concorrenza. Al capitalismo monopolistico, basato non sulla ‘libera’ concorrenza, ma sull’imperio centralizzato, la democrazia non serve affatto: lo ostacola e lo disturba. L’imperialismo può tollerare la democrazia sino a un certo momento, come un male inevitabile. Ma aspira intimamente alla dittatura” (Guerra e rivoluzione, Mondadori 1973).

mercoledì 6 agosto 2025

Pagina nera della Chiesa cattolica e lotta secolare anticomunista - Paolo Massucci

Paolo Massucci, Collettivo di formazione marxista Stefano Garroni. (Paolo Massucci



Nel 1998 papa Wojtyla beatifica monsignor Stepinac, collaboratore del nazista Ante Pavelic, capo del regime nazista croato. Pavelic compì eccidi così efferati e alla luce del giorno che scandalizzarono persino gli esponenti del Terzo Reich e del Fascismo. (https://ilmanifesto.it/archivio/1998016059

Il nazifascismo, nonostante la sconfitta del 1945, continuò a vivere, in posizioni di potere e in chiave ideologica, per essere utilizzato in funzione anticomunista. Con esso, infatti, mai si vollero fare i conti fino in fondo. 

Questa pillola di storia aggiunge un altro tassello al ruolo politico del quale fu incaricato Giovanni Paolo II. 

La storia dell'Occidente dopo la II guerra mondiale, infatti, è segnata dalla lotta - ad oggi ampiamente vincitrice, in termini politici, economici e ideologici- contro il movimento comunista.

Nonostante la vittoria storica, la lotta ideologica e politica anticomunista, in forme mutate, tutt'oggi è in atto. Essa infatti costituisce, pur in maniera mistificata e trasfigurata, la lotta del capitalista contro la classe lavoratrice per la massimizzazione dell'estrazione del plusvalore e quindi del profitto.

L'andamento della lotta, da decenni ancor più favorevole al capitale, si evidenzia nelle politiche neoliberiste: contrazione dei salari e delle pensioni, precarizzazione e perdita dei diritti dei lavoratori, peggioramento drammatico del sistema sanitario nazionale, privatizzazione di qualsiasi servizio di interesse collettivo, aumento dei costi scolastici e universitari con compromissione nei fatti del diritto allo studio. I salari ormai non garantiscono più un baluardo per la povertà: la sopravvivenza o il benessere, distribuiti a macchia di leopardo, sono legati semmai alle successioni ereditarie di immobili e di piccoli patrimoni risparmiati dalla precedente generazione dai redditi da lavoro. D'altra parte le conseguenze della vittoria del capitalismo si evidenziano anche nell'abbandono della cosa pubblica, del bene comune, quale la difesa ecologica del pianeta e le politiche mondiali di pace e disarmo ormai abbandonate, mentre la guerra, spacciata quale diritto alla difesa, è ormai sdoganata come mezzo in realtà per regolare in maniera spiccia i rapporti di forza internazionali.

Il livello di ingiustizia sociale e disuguaglianza si estremizza costantemente e il malessere sociale con le sue potenziali non prevedibili conseguenze politiche, civili e sociali, viene gestito mediante la riduzione degli spazi democratici ed una intensificazione della componente ideologica mediante potenziamento dell'apparato mediatico. Il sistema elettorale parlamentare è ormai praticamente saltato nel ruolo di trasmissione delle istanze politiche dai cittadini ai governi, mentre autoritarismo, repressione poliziesca, corsa agli armamenti, insieme allo strapotere delle oligarchie mondiali, vengono giustificate ideologicamente come difesa dei valori democratici occidentali.

Insomma nei Paesi europei e in USA in particolare si sopprime la democrazia per “difendere la democrazia occidentale”.

La tesi di Benedetto Croce per cui il Fascismo sarebbe una parentesi nella storia italiana dovrebbe essere capovolta, e non solo a livello italiano, per cui la democrazia è stata una parentesi nel corso della storia dei Paesi con economia capitalistica, dove la normalità è il fascismo, nelle sue diverse forme ed espressioni.

A ben vedere tuttavia il capitalismo non è “il modo in cui funziona la produzione e l’economia” -come vuole far intendere l’ideologia dominante- ma è un sistema storicamente determinato che si basa sulla dominanza di classe, antiquato e fallimentare nel gestire gli immani problemi planetari del XXI secolo, problemi drammatici che esso stesso ha generato proprio nel suo perseguire la massimizzazione dell’utilità privata. 

Le prospettive dell’umanità, la civiltà, dipendono dall’esito della lotta di classe. 

sabato 2 agosto 2025

Riceveranno gli europei una visita del “signor Oreschnik”? I deliranti piani di guerra di Ue e Regno Unito e i rischi delle provocazioni tedesche alla Russia - Alessandra Ciattini

Da: https://futurasocieta.com - Alessandra Ciattini (Collettivo di formazione marxista Stefano Garroni - Membro del Coordinamento Nazionale del Movimento per la Rinascita Comunista) ha insegnato Antropologia culturale alla Sapienza di Roma. E' docente presso l'Università Popolare Antonio Gramsci (https://www.unigramsci.it). 
Vedi anche: Scott Ritter: Gli USA faranno fuori Zelensky e l’Europa non conterà più nulla 



Le guerre odierne non sono conflitti isolati, ma manifestazioni di uno scontro globale per la futura spartizione del potere mondiale. Mentre Trump prepara un nuovo fronte in Estremo Oriente, gli analisti mettono in guardia l’Occidente e suoi alleati. 

Le guerre, cui assistiamo, non sono più il frutto di una guerra a pezzi, ma le manifestazioni di un conflitto globale, il cui risultato sarà una diversa spartizione del mondo. Il pacificatore Trump ha cambiato idea e sembra voler continuare ad appoggiare l’Ucraina, per poi aprire un fronte nell’Estremo Oriente. Due noti analisti statunitensi si chiedono se gli Usa e gli europei sono in grado di continuare su questa strada e se non hanno sottovalutato le capacità militari e politiche dei loro avversari. Se l’Occidente collettivo non riconoscerà la sua sconfitta, se non negozierà veramente con la Russia, se la Germania metterà in pratica i suoi piani deliranti, è probabile che prima o poi riceveremo una visita non gradita dell’unico missile di medio raggio supersonico non intercettabile: Oreshnik.