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venerdì 16 maggio 2025

Dialogo sul Papa - Alessandra Ciattini e Giulio Chinappi

Da: Giulio Chinappi - https://giuliochinappi.wordpress.com - Giulio Chinappi insegnante e analista che vive e lavora in Vietnam, collabora con La Città Futura e altre testate. (https://vn.linkedin.com/in/giulio-chinappi-994a34145 - https://www.facebook.com/giulio.chinappi) -Alessandra Ciattini (collettivo di formazione marxista "Stefano Garroni”) ha insegnato Antropologia culturale alla Sapienza, collabora con https://www.unigramsci.it -

Il Vaticano, una monarchia teocratica nel cuore dell’Europa
Leone XIV e il Cattolicesimo sociale che nega la lotta di classe 
Vedi anche: Geopolitica del Vaticano: che pontificato e’ stato quello di Jorge Mario Bergoglio? Con Davide Rossi 

Alessandra Ciattini e Giulio Chinappi discutono sulla natura del Vaticano e sul pontificato di Papa Francesco. Il video è stato realizzato prima dell’elezione di Leone XIV.

                                                                          

martedì 12 marzo 2024

Vietnam, India, Cina

Giulio Chinappi insegnante e analista che vive e lavora in Vietnam, collabora con La Città Futura e altre testate. (https://vn.linkedin.com/in/giulio-chinappi-994a34145 - https://www.facebook.com/giulio.chinappi)


Cosa succede in Estremo Oriente e come si confrontano le potenze emergenti? Alessandra Ciattini intervista Giulio Chinappi.  

                                                                           

lunedì 23 febbraio 2026

Veicoli elettrici, la cooperazione con la Cina come leva strategica per Europa e Canada. - Giulio Chinappi

Da: Giulio Chinappi - https://giuliochinappi.wordpress.com - Giulio Chinappi insegnante e analista che vive e lavora in Vietnam. (giulio-chinappi - giulio.chinappi


Nel pieno della competizione geoeconomica, la filiera dei veicoli elettrici dimostra che la cooperazione conviene più dello scontro. La centralità industriale della Cina, la necessità europea di rilancio e la svolta canadese indicano una via pragmatica fondata su reciprocità e stabilità. 

Da capitolo secondario della politica industriale globale, la transizione elettrica è oramai diventata uno dei principali terreni su cui si misurano competitività, sicurezza energetica, capacità tecnologica e qualità della crescita. In quest’ambito, la Cina è passata da inseguitore a motore sistemico; non soltanto perché produce molto, ma perché ha costruito un ecosistema completo, dalla manifattura alle batterie, dal software di controllo alla scala commerciale internazionale. I numeri più recenti, resi noti tanto dalla stampa cinese quanto da quella occidentale, lo confermano, segnalando che, nel dicembre 2025, le vendite dei costruttori cinesi nel mercato auto europeo sono salite del 126% su base annua, superando per la prima volta le 100.000 unità mensili, con una quota del 9,5%.

Questa avanzata è l’esito di una politica industriale coerente e di lungo periodo che ha consentito al settore cinese dei veicoli a nuova energia (NEV) di passare da volumi marginali a una scala mondiale. Nel solo 2025, produzione e vendite cinesi di veicoli a nuova energia hanno superato i 16 milioni di unità, e nel mercato interno la quota NEV ha oltrepassato il 50%. Allo stesso tempo, le vendite globali di NEV hanno superato i 20 milioni, segno che la traiettoria cinese sta incidendo direttamente sulla velocità della transizione mondiale.

domenica 15 marzo 2026

Trump, Putin e l’Iran. Per capire leggiamo la Pravda - Alessandra Ciattini

Da: https://www.lantidiplomatico.it -  Alessandra Ciattini (Collettivo di formazione marxista Stefano Garroni - Membro del Coordinamento Nazionale del Movimento per la Rinascita Comunista) ha insegnato Antropologia culturale alla Sapienza di Roma. E' docente presso l'Università Popolare Antonio Gramsci (https://www.unigramsci.it). 


Tra le contraddizioni di Trump, l’impasse strategica statunitense e il nuovo corso della risposta iraniana, l’articolo di Alessandra Ciattini legge il conflitto attraverso una fonte controcorrente come la Pravda, per mostrare come la guerra riveli il logoramento dell’egemonia americana e l’estrema pericolosità dell’escalation in Medio Oriente. 
 
La conferenza stampa tenuta da Trump lunedì 9 marzo nel suo elegante Club di Golf a Miami ha lasciato interdetti e perplessi anche i più pazienti ascoltatori: la solita retorica, le solite contraddizioni, la mancanza di qualsiasi logica nelle sue parole, l’assenza di un filo conduttore che denota semplicemente il fatto che gli Usa sono stati trascinati dalla guerra contro l’Iran dal genocida Netanyahu spinto da un odio irrazionale. E che -come osservano i più noti analisti- non hanno nessuna vera strategia, se non quella di voler continuare ad esser considerati gli spauracchi del mondo non passivamente allineato.

Mentre gli attacchi continuano sempre più violenti da entrambe le parti, il nuovo Dottor Stranamore, privo della comicità di Peter Sellers, ha ripetuto che gli Usa hanno l’esercito più forte del mondo, che la guerra sarebbe pressoché terminata, giustificando il suo intervento militare con il fatto che l’Iran sarebbe stato pronto a conquistare in breve tutto il Medio Oriente. Opinione priva di qualsiasi fondamento. Eppure, nella breve guerra dei 12 giorni di giugno, in seguito all’attacco a sorpresa da parte di Israele ai siti nucleari e missilistici, seguito dall’intervento Usa su tre centrali nucleari dell’Iran, ci aveva comunicato che il paese colpito aveva perso tutto il suo potenziale di difesa e di aggressione.

lunedì 19 maggio 2025

Papa, papi e dottrina sociale della chiesa - Roberto Fineschi

Da: http://marxdialecticalstudies.blogspot.com  -  Roberto Fineschi è docente alla Siena School for Liberal Arts. Ha studiato filosofia e teoria economica a Siena, Berlino e Palermo. Fra le sue pubblicazioni: Marx e Hegel (Roma 2006), Un nuovo Marx (Roma 2008) e il profilo introduttivo Marx (Brescia 2021). È membro del comitato scientifico dell’edizione italiana delle Opere complete di Marx ed Engels, dell’International Symposium on Marxian Theory e della Internationale Gesellschaft Marx-Hegel für dialektisches Denken. (http://marxdialecticalstudies.blogspot.com - https://www.facebook.com/roberto.fineschi - Marx. Dialectical Studies - laboratoriocritico.org!).


L’elezione di un nuovo papa suscita inevitabilmente grande interesse per il ruolo internazionale che questa figura ricopre, in particolare in Italia anche se la tendenza recente è quella di eleggere papi non italiani1. È evidente che, pur condividendo determinati principi di fondo, ci si può schierare assai differentemente (diciamo che i comunisti ne sanno qualcosa). Per quanto concerne la cosiddetta dottrina sociale delle chiesa questi principi di fondo sono ben chiari, espressi in molti documenti e sviluppati con coerenza di impianto nel corso del Novecento. Essi consentono un vasto arco di “appoggi” possibili che possono spostare l’operato pontifico più a destra o sinistra; tuttavia nessun papa ha mai messo in dubbio le basi generali di quell’impianto. 

Se dunque bisogna salutare con il giusto apprezzamento posizionamenti più sinistra di taluni rispetto a talaltri, non bisogna nemmeno confondersi sulle questioni di principio.

La seconda precisazione è che quanto si va a tentare di spiegare riguarda la posizione ufficiale della gerarchia ecclesiastica e non concerne necessariamente le mille anime popolari del cattolicesimo sociale. Si sa bene però le gerarchie hanno uno stretto controllo sulla faccia “ufficiale” di santa romana chiesa.

1) Le premesse: Pio IX2

lunedì 9 marzo 2026

[In altre parole] Realpolitik a Pechino: perché l'asse Merz-Xi è l'ancora di salvezza per l'industria europea - Francesco Maringiò

Da: https://italian.cri.cn - Francesco Maringiò, Presidente dell’Associazione italo-cinese per la promozione della Nuova Via della Seta. 

Leggi anche: Veicoli elettrici, la cooperazione con la Cina come leva strategica per Europa e Canada. - Giulio Chinappi


Il 25 febbraio Friedrich Merz è atterrato a Pechino con una delegazione di trenta tra i principali CEO tedeschi, tra cui: Oliver Blume di Volkswagen, Ola Källenius di Mercedes-Benz, Oliver Zipse di BMW. La Germania è un paese in difficoltà: economia in contrazione, manifattura sotto pressione, i costi della dipendenza energetica e di anni di allineamento alla politica americana che presentano il conto. La lettura mainstream di questo viaggio parla di "ri-calibrazione", cioè di una riduzione graduale dell'esposizione verso Pechino. I dati raccontano altro: sono le contraddizioni interne tedesche, e in particolare la pressione dei settori industriali più esposti, a impedire qualsiasi rottura con la Cina e a spingere semmai verso un approfondimento dei rapporti. L'automotive è il caso più eloquente: è il settore che più di ogni altro ha reso insostenibile la retorica del decoupling da Pechino.

Nel 2025 Volkswagen Group ha consegnato in Cina 2,69 milioni di veicoli, circa il 30% delle consegne mondiali. BMW ne ha venduti 625.527, pari al 25% del totale, Mercedes-Benz 551.900, il 31%. Solo questi tre gruppi totalizzano 3,87 milioni di auto in un mercato cinese da 23,74 milioni di unità. Senza quel 25-30% di volumi, i principali produttori tedeschi si troverebbero in condizioni strutturali difficili, con scala industriale ridotta e minore capacità di investimento. In questo contesto, parlare di "riduzione dell'esposizione" è un esercizio di retorica politica: i numeri raccontano una interdipendenza che è essenziale per salvare l’industria tedesca.

Eppure la narrazione dominante continua a parlare di "inondazione". Quando nel settembre 2023 la presidente della Commissione Europea Ursula von der Leyen usò quella parola per descrivere l'arrivo di veicoli elettrici cinesi in Europa, fissò un frame che i dati commerciali effettivi contraddicono. L'interscambio complessivo di automobili tra UE e Cina vale 20,72 miliardi di euro, con un saldo negativo per l'Europa di 4,46 miliardi: l'Unione esporta verso la Cina auto per 8,13 miliardi ma ne importa per 12,59 miliardi. Lo squilibrio, tuttavia, è quasi interamente concentrato sui veicoli elettrici a batteria. Se si isolano i BEV, il deficit europeo arriva a 5,80 miliardi: appena 117 milioni esportati contro 5,92 miliardi importati. La cifra più significativa emerge quando si sottraggono i BEV dal totale: sulle auto tradizionali e ibride, l'Europa registra un saldo positivo di 1,35 miliardi. Non c'è nessuna inondazione indiscriminata.

Lo squilibrio sui veicoli elettrici riflette un gap tecnologico e produttivo: l'industria cinese ha conquistato il primato nelle tecnologie verdi della mobilità, mentre quella europea arranca nella transizione elettrica. Se Bruxelles deve importare BEV dalla Cina è perché i propri costruttori non sono ancora in grado di soddisfare la domanda interna a prezzi competitivi. Criminalizzare chi vende ciò che tu non sai produrre non risolve il problema strutturale. La posizione assertiva di Bruxelles — lamentarsi dell'"inondazione" cinese ignorando la dipendenza europea dal mercato di Pechino — non nasce dai numeri, che testimoniano una interdipendenza profonda, ma da una scelta essenzialmente geopolitica, alimentata dalle pressioni provenienti da Washington.

La scelta è tra cooperare o restare indietro. Francia, Germania, Ungheria, Spagna si muovono in questa direzione, con la consapevolezza che il costo dell'immobilismo ricade sull'industria e sui cittadini. L'Italia è assente: nessuna visita di stato, nessuna delegazione industriale, nessuna iniziativa diplomatica verso Pechino. Non è neutralità: è un errore strategico che si paga in termini di filiere, investimenti e posizionamento nella transizione elettrica globale.

Il paradosso è tutto qui: il "de-risking" venduto come antidoto alla dipendenza è in realtà il rischio maggiore che l'industria europea corre. Ridurre i rapporti con la Cina non produce autonomia, ma arretramento. Merz a Pechino con trenta CEO esercita ai massimi livelli un principio di realpolitik essenziale per salvare l’industria tedesca ed europea.

Un principio che, se incarnato con maggiore convinzione, offrirebbe alla Germania un'alternativa concreta alla spirale del riarmo, inutile per rispondere alla crisi economica e che non fa altro che caricare di nubi plumbee il nostro futuro.

domenica 3 marzo 2024

Konstantin Sivkov: i fallimenti dell’esercito ucraino come quelli dei nazisti nel 1943

 Da: https://giuliochinappi.wordpress.com - https://www.facebook.com/WorldPoliticsBlog - Giulio Chinappi insegnante e analista che vive e lavora in Vietnam, collabora con La Città Futura e altre testate. 

Vice Presidente dell’Accademia Russa delle Scienze dei Missili e dell’Artiglieria per la Politica dell’Informazione, Konstantin Sivkov ha pubblicato un lungo articolo nel quale analizza i fallimenti dell’esercito ucraino, paragonabili a quelli registrati dai nazisti nel 1943 contro l’Unione Sovietica. Di seguito la traduzione dell’articolo. 

Gli obiettivi dell’offensiva dell’esercito ucraino nell’estate del 2023 e le dimensioni dei gruppi combattenti formati per portarla avanti sono in certo modo paragonabili a quanto l’esercito tedesco mise in campo per la sua Operazione Cittadella (Unternehmen Zitadelle, ndt) nel 1943. Questo ci dà i motivi per chiamare l’offensiva di Kiev nell’estate del 2023 Operazione Cittadella 2.0.

Considerando le sue conseguenze militari-politiche, il fallimento dell’Operazione Cittadella 2.0 ha significato non solo la sconfitta militare-strategica dell’esercito ucraino ma anche il crollo della blitzkrieg ibrida consolidata dell’Occidente.

Possiamo affermare con audacia che la cosiddetta controffensiva tentata dall’esercito ucraino nell’estate del 2023 è stato un evento contro il quale tutti gli altri sviluppi difficilmente avrebbero potuto attrarre così tanta attenzione. Non è sorprendente, perché questa controffensiva era di fondamentale importanza nello scontro tra Occidente e Russia poiché il suo esito ha in gran parte plasmato non solo la situazione nell’area dell’operazione militare speciale, Russia e Ucraina, ma anche le tendenze della situazione globale in cambiamento.

Pertanto, è del tutto naturale che tutti i principali media abbiano prestato molta attenzione ai fronti dell’operazione militare speciale, fornendo dettagli sulla situazione tattica nelle principali aree di prima linea. Tuttavia, le fonti aperte di informazione non hanno ancora offerto un’analisi operativo-strategica di questo evento chiave dell’anno scorso almeno a grandi linee. Questa analisi è forse disponibile nella letteratura classificata speciale, ma è inaccessibile al pubblico in generale. Ecco perché è necessaria una rassegna operativo-strategica degli eventi che si sono verificati nell’estate del 2023 nelle fonti di informazione aperte, poiché questo sforzo è vitale affinché la nostra gente comprenda la loro portata e importanza. Oltre all’aspetto operativo-strategico propriamente detto, dovremmo prestare attenzione alle implicazioni militari-politiche di questi sviluppi. È del tutto naturale che difficilmente possiamo fare un’analisi così dettagliata all’interno di un unico articolo e, pertanto, ci concentreremo sugli aspetti più importanti che mostrano la dimensione e l’importanza di questi eventi.

mercoledì 24 agosto 2022

Covid-19: le vittorie di Cuba - Intervista a Fabrizio Chiodo

Fabrizio Chiodo laureato in Chimica e tecnologie farmaceutiche nel 2008 a Palermo, ha effettuato un dottorato di ricerca in Spagna (San Sebastian) in chimica applicata (chimica ed immunologia dei carboidrati). Dal 2013 ha lavorato in Olanda in diversi Medical Centers (Leiden ed Amsterdam) su progetti personali (grant e borse di studio per progetti indipendenti) con un focus su interazioni tra patogeno ed ospite (mediate da carboidrati) soprattutto nel contesto dei vaccini. Lavora a ponte tra chimica biologica ed il sistema innato ed adattativo, sempre con un focus su carboidrati e vaccini (ma anche tumor immunology). Dal 2014 collabora attivamente con Istituto vaccini Finlay di Havana, e dal 2014 è Professore alla Facoltà di chimica di Havana. Al momento e' ricercatore al Amsterdam Medical Center e da fine 2020 e' rientrato in Italia come ricercatore a tempo indeterminato al CNR di Pozzuoli (Istituto di Chimica Biomolecolare). Su twitter è @FabrizioChiodo


Nel corso della pandemia di Covid-19, Cuba ha ottenuto grandi vittorie dimostrando al mondo l'altissima preparazione del suo personale medico e scientifico. Ne parliamo con Fabrizio Chiodo, ricercatore italiano che dal 2014 collabora con l'Instituto Finlay de Vacunas de L'Avana. 

                                                                            

ARTICOLI I vaccini cubani sono efficaci anche contro Omicron: https://bit.ly/3IpcfRB 
Scienza e tecnologia forgeranno il 2022 di Cuba secondo Díaz-Canel: https://bit.ly/3AHIolk 
L’Università dell’Alabama conferma la superiorità di Cuba nella lotta al Covid-19: https://bit.ly/3uzS1yN

giovedì 30 ottobre 2025

La superiorità di Marx su Einstein in campo ontologico. - Daniele Burgio, Massimo Leoni, Vanna Melia e Roberto Sidoli.

Da: La Cina Rossa - 


Discutendo verbalmente con il compagno Francesco riguardo all'Introduzione a Marx e il materialismo dialettico, scritta assieme a Giulio Chinappi, Alberto Lombardo, Martino Marconi e Pietro Terzan, il nostro contradditore ci faceva notare con forza la – reale e indiscutibile – grandiosità del contributo fornito da Albert Einstein in decisivi settori delle scienze naturali, a differenza di Marx. 

L'errore di Francesco consiste nel non considerare che nell'Introduzione in oggetto mettevamo in risalto la supremazia di Marx rispetto ad Einstein nel campo strategico dell'ontologia e della concezione del mondo, ontologia e concezione del mondo collegate strettamente, ma allo stesso tempo distinte e separate, dalle singole scienze naturali, facendo un paragone tra i risultati prodotti rispettivamente da Marx e Einstein in tale importante segmento del processo generale di analisi umana. 

Nell'Introduzione a Marx e il materialismo dialettico abbiamo infatti rilevato a pagina 15 che "ma il materialismo dialettico davvero effettua previsioni realmente verificabili dalla pratica?"
Certo. 

A tale scopo mettiamo subito a confronto Marx ed Einstein, riguardo alle loro rispettive analisi e predizioni sulla natura e sul futuro dell’universo. 

Si è già notato che Marx, nel gennaio del 1873, scrisse che la sua dialettica materialistica concepiva «ogni forma divenuta», quindi anche tutto il cosmo e l’intero universo, «nel fluire del movimento, quindi anche nel suo lato transeunte»: quindi in via di trasformazione, quindi un cosmo in continuo movimento e cambiamento. 

Einstein invece, dal 1916 e per lunghi anni, sostenne la visione di un universo statico, non in espansione. Al fine di dimostrare questa visione, Einstein introdusse, nel febbraio del 1917, la “costante cosmologica” all’interno della sua “equazione di campo”; tale costante era intesa rappresentare una forza contraria alla gravità, che spiegasse quindi come mai la materia non tendesse a ricompattarsi in un tutt’uno in base alle leggi di Newton

sabato 3 maggio 2025

Il mondo constata ancora una volta l’affidabilità della Cina - Giulio Chinappi

Da: https://giuliochinappi.wordpress.com - https://www.facebook.com/WorldPoliticsBloghttps://www.google.com - 

Con nuovi record di capacità eolica e fotovoltaica, la produzione di energia pulita in Cina supera per la prima volta il termoelettrico, confermando la sua leadership nella transizione verde globale. Il Paese mantiene impegni climatici, promuove soluzioni multilaterali e spinge innovazione sostenibile, offrendo certezze al mondo.

Secondo i dati più recenti dell’Agenzia Nazionale per l’Energia, alla fine di marzo la capacità installata di energia eolica e fotovoltaica in Cina ha raggiunto gli 1,482 miliardi di kilowatt, superando per la prima volta nella storia quella termoelettrica. Questo traguardo richiama alla mente il sorpasso registrato alla fine del 2023, quando la capacità installata di generazione di energia non fossile aveva superato quella termoelettrica, e quello del 2024, quando la potenza rinnovabile totale – compresi eolico, solare e biomassa – ha oltrepassato le installazioni a carbone. Oggi, le centrali eoliche e solari hanno raggiunto un nuovo livello, diventando una pietra miliare nella transizione verde e a basse emissioni della Cina. Tutto ciò testimonia la determinazione con cui il Paese persegue i propri obiettivi e il senso di responsabilità di una grande potenza, che considera il futuro dell’umanità e il benessere dei propri cittadini.

L’Agence France-Presse ha sottolineato che il sorpasso storico delle energie eolica e solare sulle centrali termoelettriche indica come il settore energetico cinese stia attraversando una “trasformazione strutturale” e che le emissioni di carbonio siano ormai vicine al loro picco. In meno di un decennio e mezzo, la Cina ha guidato la propria transizione energetica accelerandola senza precedenti: ha raggiunto quasi sei anni prima del previsto l’obiettivo di 1.200 gigawatt di capacità eolica e solare fissato per il 2030, e nel 2024 ha realizzato un incremento record di 357 gigawatt, dieci volte quello registrato negli Stati Uniti. All’ultimo Salone Internazionale dell’Automobile di Shanghai, alcuni media europei hanno riconosciuto che l’autonomia delle batterie dei veicoli elettrici non rappresenta più un problema, e che la vera attesa è ora legata all’arrivo della guida autonoma. Fuori dalla Cina, l’interesse per lo sviluppo verde cinese è passato dal dubbio sul “se” fosse realizzabile alla curiosità sul “quando” lo sarà.