lunedì 31 agosto 2026

La Marx-Engels-Gesamtausgabe in Italia - Roberto Fineschi

Da: https://www.historicalmaterialism.org - https://marxdialecticalstudies.blogspot.com - Roberto Fineschi (Roberto_Fineschi) è docente alla Siena School for Liberal Arts. Ha studiato filosofia e teoria economica a Siena, Berlino e Palermo. Fra le sue pubblicazioni: Marx e Hegel (Roma 2006), Un nuovo Marx (Roma 2008) e il profilo introduttivo Marx (Brescia 2021). È membro del comitato scientifico dell’edizione italiana delle Opere complete di Marx ed Engels, dell’International Symposium on Marxian Theory e della Internationale Gesellschaft Marx-Hegel für dialektisches Denken. (Roberto Fineschi - Marx. Dialectical Studies - Laboratorio Critico).

Vedi anche: "A TU PER TU CON IL 'CAPITALE'" - Presentazione con l'autore Roberto Fineschi 

Roberto Fineschi: Marx, la MEGA 2, il marxismo.* - Rete dei comunisti, Coll. Noi Restiamo Torino

Per un nuovo Marx - Giovanni Sgrò, Roberto Fineschi 

Un nuovo Marx, conferenza inaugurale del ciclo “Officina Marx 2018” - Roberto Fineschi

Leggi anche: “La logica del capitale. Ripartire da Marx” - Roberto Fineschi 

Alessandro Mazzone: Questioni di teoria dell’ideologia I - Roberto Fineschi 

Il capitale di Marx oggi - Roberto Fineschi 

La Marx-Engels-Gesamtausgabe (MEGA2), Intervista a Roberto Fineschi* - Ascanio Bernardeschi 

“CRITICA” TRA HEGEL E MARX - Roberto Fineschi

La seconda edizione della raccolta di saggi di Marx e Engels ha goduto di una certa popolarità in Italia dalla fine degli anni Settanta.

Quando iniziarono le pubblicazioni nel 1975, gli Editori Riuniti, una casa editrice direttamente collegata al Partito Comunista Italiano, pubblicavano un'edizione italiana delle Opere complete di Marx ed Engels in 50 volumi (MEOC), modellata sulla struttura delle Opere complete inglesi ma tradotta dal tedesco. Alcuni volumi incorporavano nuovi contenuti MEGA; [1] tuttavia, il piano editoriale non fu aggiornato, in particolare per quanto riguarda l'eredità 'economica', che avrebbe comportato i cambiamenti più sostanziali. Solo 32 dei 50 volumi previsti apparvero tra il 1972 e il 1991, quando l'edizione fu abbandonata a causa della crisi politica e ideologica all'interno del Partito Comunista Italiano. [2]

Tuttavia, le informazioni sulla nuova edizione critica furono condivise prima dell'inizio delle pubblicazioni MEGA. Uno dei primi a occuparsene fu Gian Mario Bravo, che recensì il Probeband del 1972 di MEGA su Critica marxista . Ebbe anche l'opportunità di presentare l'importante progetto editoriale al pubblico italiano. [3] Successivamente, Erich Kundel su Rinascita e Mario Cingoli su Rivista critica di storia della filosofia fornirono ulteriori dettagli sul progetto complessivo. [4] Nel 1983, a Roma, in occasione del centenario della morte di Marx, la Fondazione Basso-Issoco organizzò un convegno intitolato La nuova edizione della MEGA . Un resoconto dell'evento fu pubblicato su Critica marxista da Nicola De Domenico. [5]

domenica 30 agosto 2026

L'Italia importa una cellula della nuova Classe Armata - Pino Cabras

Da: https://megachip.globalist.it - Pino Cabras è un politico e giornalista italiano, deputato della XVIII legislatura prima per il Movimento 5 Stelle e poi, dopo la sua espulsione, per Alternativa. Pino Cabras 

Vedi anche: COSA CI FA IL CAPO DELLA CIA A MOSCA? - David Colantoni

La Classe Armata: il nuovo potere che governa l'Occidente? - Luciano Canfora, David Colantoni 

https://www.facebook.com/francesco.dallaglio


Guido Crosetto ha nominato Mykhailo Fedorov consigliere per l’innovazione della Difesa. Fino a metà luglio Fedorov era il ministro della Difesa dell’Ucraina. La notizia è una delle più importanti dell’anno.

Non è un incarico di facciata. Il ministero italiano parla di droni, di mezzi senza pilota, di difesa aerea. Fedorov ha scritto che aiuterà l’Italia ad adottare le tecnologie della guerra moderna. Ma la parola che conta davvero, e che ricorre in tutte e due le versioni della giornata, è un’altra: portare «su larga scala» quello che il fronte ucraino ha già collaudato. Cioè trasferire qui un modo di produrre e combattere, non qualche brevetto.

Vale la pena raccontare come ci è arrivato, perché non è un dettaglio. A metà luglio Zelensky lo ha rimosso dal governo dopo lo scontro con il comandante in capo Oleksandr Syrsky. In Ucraina la gente è scesa in piazza per chiederne il ritorno, e nelle settimane scorse Fedorov ha fatto un passo che nessuno si aspettava: ha chiesto pubblicamente le elezioni, dicendo che non può essere Putin a stabilire i tempi della democrazia ucraina. Roma è la prima tappa di un giro internazionale, e altri governi si erano fatti avanti prima del nostro.

C’è pure un paradosso tutto italiano che nessuno segnalerà.

Lo stesso Crosetto ha tenuto l’Italia fuori dal PURL, il meccanismo con cui la NATO fa pagare agli europei le armi americane per Kiev. Diciamo no ai bonifici e sì all’architettura.

Chi è Fedorov, allora. È nato nel 1991 a Vasylivka, nella regione di Zaporizhzhia, non ha mai portato una divisa e prima della politica faceva marketing digitale: a ventidue anni aveva già la sua agenzia. Le prime armi politiche le fa nel 2014, e questo pezzo di biografia va raccontato. Si candida alle elezioni parlamentari con 5.10, il partito libertario appena fondato dall’imprenditore Hennadiy Balashov. Il programma stava tutto nel nome: cancellare il sistema fiscale esistente e sostituirlo con due sole imposte, il 5% sulle vendite e il 10% sui salari. Balashov diceva apertamente di voler fare dell’Ucraina un paradiso fiscale mondiale, sul modello di Singapore e dell’Irlanda, e indicava come nemico il controllo dello Stato sull’economia.

sabato 29 agosto 2026

GLI ECONOMISTI ORTODOSSI NON NE AZZECCANO MEZZA - Pino Arlacchi

Da: Pino Arlacchi - Il Fatto Quotidiano (27 agosto 2026) - Pino Arlacchi è un sociologo, politico e Ex vice-segretario dell'Onu. (Pino Arlacchi


Finanza KO: Il mondo è cambiato ma gli analisti occidentali sono fermi a Wall Street.


Sul Corriere della Sera del 2 agosto, Lucrezia Reichlin, figlia di quell’Alfredo che fu tra le menti più fini della sinistra italiana (sic transit gloria patris), ci spiega con lieve sussiego che capire l’ascesa dei tassi americani non è un esercizio accademico perché i Treasury sarebbero la stella polare della finanza mondiale e il loro rendimento deciderebbe il costo del capitale ovunque: per gli Stati, per le imprese e perfino per le famiglie. 

È il classico ragionamento occidentalista condotto con categorie occidentaliste. E offre l’occasione per porre la domanda che l’economia ufficiale evita con cura: perché le sue previsioni falliscono con tanta regolarità? Non parliamo di errori marginali, ma di cantonate epocali. Il Fondo monetario internazionale – il tempio dell’ortodossia – non vide arrivare il crollo del 2008. Annunciò per un ventennio l’imminente “atterraggio duro” della Cina, che nel frattempo diventava la prima manifattura del pianeta. Nel 2022 previde il collasso dell’economia russa sotto le sanzioni: meno 8,5 per cento. La Russia perse poco più di un punto e l’anno dopo cresceva più dell’Europa. E fu lo stesso capo economista del Fondo, Olivier Blanchard, a firmare nel 2013 la confessione più clamorosa: i moltiplicatori fiscali usati per imporre l’austerità alla Grecia erano sbagliati. E conta poco, a questo punto, chiedersi quanto fosse casuale lo sbaglio. Perché non si tratta in realtà di un problema di calcoli. È un problema di mappa. Questi economisti misurano con precisione decrescente un centro che non è più il centro. Leggono il mondo con categorie occidentaliste – i rendimenti dei Treasury come “punto di riferimento della finanza globale”, i verbali della Fed come oracoli planetari – e non si accorgono che il baricentro dell’economia mondiale si è spostato nell’Estremo Oriente, nell’Asia profonda, e ha cambiato natura. Non è più finanziario. È tornato reale. Fabbriche, infrastrutture, energia, tecnologia. L’Asia produce ormai quasi metà del Prodotto lordo mondiale; la sola Cina vale circa un terzo della manifattura del pianeta, più di Stati Uniti, Giappone e Germania messi insieme. E il commercio interno dell’Asia orientale supera quello con l’intero Occidente. I Brics allargati pesano ormai, a parità di potere d’acquisto, più del G7. Sono numeri noti a chiunque, eppure il commento economico dominante continua a ragionare come se fossimo nel 1995: quando sale il rendimento dei titoli americani sale il costo del capitale “ovunque”. Ovunque dove? Nell’Occidente indebitato, certamente. Non nel continente che finanzia la propria crescita col proprio risparmio. 

venerdì 28 agosto 2026

COSA CI FA IL CAPO DELLA CIA A MOSCA? - David Colantoni

Da: OttolinaTV - David Colantoni, scrittore e artista croato-abruzzese, figlio del pittore e filmmaker Domenico Colantoni (1938-2018), è stato amico e stretto collaboratore dello scrittore ed editore Aldo Rosselli, figlio e nipote di Nello e Carlo Rosselli, insieme hanno fondato il quadrimestrale Inchiostri. Collaboratore di riviste come Nuovi Argomenti, globo d’oro per la sceneggiatura del film Io, L’altro (2007), ha esposto al Museo di Arte Moderna di Mosca (2015), alle Scuderie Aldobrandini (2010), allo Studio Claudio Abate (2009), alla Biennale di Miami (2010); è nella collezione del 9/11 Memorial & Museum di New York. Dal 2015 dirige e scrive sulla cultura del magazine Young.it (you-ng.it). - David Colantoni - 

Un viaggio inatteso, un enorme C-17 americano che atterra a Mosca e il capo della CIA che scompare per ore dentro una rete di colloqui riservati. Dietro la missione di John Ratcliffe si intrecciano almeno quattro dossier: guerra in Ucraina, rischio di escalation con la NATO, rapporto tra Russia e Iran e possibile scambio di prigionieri. Nella live proviamo a capire cosa sappiamo davvero, quali ipotesi stanno circolando sulla stampa internazionale e perché Washington abbia scelto proprio il direttore della CIA per riaprire il canale con Mosca.

giovedì 27 agosto 2026

Dichiarazione del Rappresentante Permanente Vassily Nebenzia in occasione di un briefing del Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite sull'Ucraina.

Da: https://russiaun.ru - Vasilij Nebenzja è un diplomatico e ambasciatore russo, attuale Rappresentante permanente della Federazione Russa presso le Nazioni Unite


Signor Presidente, Signor Ministro,

Oggi, i membri del Consiglio di Sicurezza sono ancora una volta chiamati a partecipare a una riunione convocata dai nostri colleghi europei e dall'Ucraina, con ruoli preassegnati e dichiarazioni identiche, ricche di retorica anti-russa. L'ironia della sorte è che i principali paladini della pace oggi sono proprio quegli Stati che per anni hanno armato l'Ucraina, trasformandola sistematicamente in uno strumento per esercitare pressioni militari e politiche sulla Russia, incoraggiando Kiev ad abbandonare l'attuazione degli accordi di Minsk e attendendo con ansia la "sconfitta strategica" della Russia.

E oggi, senza battere ciglio, assicurano ai presenti di "non essere parte in causa nel conflitto". Stanno "semplicemente aiutando l'Ucraina a difendersi".

L'incontro odierno si svolge sotto la solenne bandiera del 35° anniversario dell'indipendenza dell'Ucraina. Ma c'è davvero qualcosa da festeggiare? Nel corso di questi decenni, diversi leader hanno sostanzialmente mandato il paese in rovina. Consapevolmente o inconsapevolmente, coloro che proclamano l'indipendenza dell'Ucraina e le sue presunte brillanti prospettive, di fatto, hanno distrutto il paese. E l'attuale dittatore, il cosiddetto "presidente della pace", il cui mandato, per inciso, è scaduto da tempo, ha avuto particolare successo in questo intento.

Con il coinvolgimento più attivo dei paesi dell'Occidente, che si autoproclamano "civilizzati" e "democratici", l'Ucraina si è trasformata in un "campo di concentramento di Zelensky", dove ogni dissenso o opposizione è severamente proibito e chi osa esprimere un punto di vista diverso viene rinchiuso in carcere senza processo né giusto processo, oppure eliminato fisicamente. L'inedita persecuzione dell'Ortodossia canonica è accompagnata da brutali pestaggi di clero e fedeli. La storia viene riscritta in modo massiccio: l'eredità dell'Unione Sovietica viene denigrata, mentre i seguaci e i collaboratori di Hitler, che sterminarono centinaia di migliaia di russi, ebrei, polacchi e ucraini durante la Seconda Guerra Mondiale, vengono glorificati.

Non è solo la lingua russa a essere soppressa. Tutto ciò che è legato al nostro passato comune viene sradicato. Le autorità di Kiev stanno dimostrando una russofobia e una xenofobia davvero viscerali, anche nei confronti dei propri cittadini, che sono russi non solo per sangue, ma anche per il loro codice culturale.

Permettetemi di citare un esempio che potrebbe sembrare comico, ma che illustra in modo molto vivido la pura meschinità dei governanti di Kiev: mi riferisco alla serie animata russa Masha e Orso, che è stata sanzionata in Ucraina con la motivazione che promuoverebbe la narrativa militarista russa.

mercoledì 26 agosto 2026

"Cosa ti ha radicalizzato?" - Caitlin Johnstone

Da: https://www.caitlinjohnst.one - Caitlin A Johnstone è una giornalista, saggista, pittrice e poetessa finanziata dai lettori che vive a Melbourne, in Australia. Scrive con il marito americano, Tim Foley. Ha pubblicato i suoi scritti su numerose testate. - Caitlin-Johnstone 

Leggi anche: Aggiornamento sulle regole per discutere delle guerre israeliane - Caitlin Johnstone

𝗤𝗨𝗔𝗟𝗖𝗨𝗡𝗢 𝗥𝗜𝗖𝗢𝗥𝗗𝗔 𝗜 𝟭𝟱 𝗣𝗔𝗟𝗘𝗦𝗧𝗜𝗡𝗘𝗦𝗜 𝗠𝗢𝗥𝗧𝗜 𝗜𝗟 ​​𝟭𝟲 𝗠𝗔𝗥𝗭𝗢 𝟮𝟬𝟮𝟱? - 𝗖𝗮𝗶𝘁𝗹𝗶𝗻 𝗝𝗼𝗵𝗻𝘀𝘁𝗼𝗻𝗲  


  Lettura a cura di Tim Foley
“Cosa ti ha radicalizzato?”

Non so, amico, forse erano tutte le guerre basate su bugie o l'ecocidio aziendale o il genocidio trasmesso in diretta streaming o le persone che dormono sui marciapiedi mentre i miliardari diventano trilionari o il saccheggio del sud globale o la sorveglianza di massa o i droni della polizia o le prigioni israeliane di tortura o i cani da stupro dell'IDF o le sanzioni che causano la fame o le guerre per procura o gli atti di politica del rischio nucleare o l'accerchiamento del nostro pianeta con centinaia di basi militari statunitensi o i siti neri della CIA o i file di Epstein o la segretezza del governo o la crescente persecuzione di giornalisti e informatori o il fatto che gli Stati Uniti assassinino e rapiscano apertamente i leader di nazioni sovrane o la censura di Internet o il modo in cui tutti i media occidentali e tutte le piattaforme tecnologiche della Silicon Valley operano come servizi di propaganda per l'impero statunitense o la spinta aggressiva per mettere al bando le manifestazioni pro-Palestina o la corruzione legalizzata dei governi occidentali o il modo in cui l'IA ci viene imposta a forza mentre i data center soffocano il nostro ecosistema o la 
malcelata fretta di sviluppare robot militarizzati per uso interno o le evidenti lacune nella versione ufficiale dell'11 settembre o le evidenti lacune nella versione ufficiale del 7 ottobre o la completa impotenza della politica elettorale in un'oligarchia dove i ricchi ottengono tutto ciò che vogliono o le calotte polari che scompaiono o le foreste pluviali che scompaiono o la fauna selvatica che scompare o il crollo della popolazione di insetti o la desertificazione degli oceani o l'enorme continente di plastica nell'Atlantico settentrionale o le microplastiche nei nostri cervelli e nel nostro sangue o il fatto che viviamo sotto un impero che si estende su tutto il mondo e che non può esistere senza violenza e sfruttamento su vasta scala o il fatto che le giovani generazioni stiano economicamente molto peggio dei loro genitori e nonni o il fatto che la gente comune debba lavorare sempre di più mentre tutto diventa sempre più costoso e la classe capitalista raccoglie profitti record?

A questo punto, la domanda "Cosa ti ha radicalizzato?" è molto meno interessante di "Perché non ti sei ancora radicalizzato? Seriamente, com'è possibile? Come hai fatto a evitare di convertirti a una visione politica radicale nonostante tutto ciò che vedi proprio davanti ai tuoi occhi?".

Perché per noi altri, quella roba sembra una dannata magia. Sembra un'impresa sovrumana di forza di volontà continuare a credere che in fondo vada tutto bene e che i nostri leader risolveranno tutto per noi se solo votiamo per il burattino plutocratico giusto alle prossime elezioni. 

Te ne stai tranquillo mentre tutto brucia, come quel monaco buddista seduto tranquillamente in meditazione dopo essersi dato fuoco. Come fai?

martedì 25 agosto 2026

Israele in America Latina ed altri loschi affari - Alessandra Ciattini

Da: https://www.capibara.media - Alessandra Ciattini (collettivo di formazione marxista "Stefano Garroni”) ha insegnato Antropologia culturale alla Sapienza. Direttrice e docente dell’Università popolare Antonio Gramsci https://www.unigramsci.it


Dietro gli aiuti al Venezuela affari opachi, risorse naturali svendute e la svolta a destra dell'America Latina  

Si tratta di una notizia vecchia, ormai di quasi due mesi fa (il terremoto che ha colpito il Venezuela, causando circa 6.000 vittime), ma che – credo - merita esser riconsiderata. In quell’occasione il governo israeliano e Netanyahu in prima persona decisero di inviare una squadra di specialisti (medici ed ingegneri) per aiutare i dirigenti venezuelani, divenuti tali dopo l’illegittima e oscura cattura di Nicolas Maduro, a far fronte alla catastrofe riversatasi su un paese già in serie difficoltà. Il Ministro degli Esteri israeliano Gideon Sa’ar ha scritto commosso su X: ”L’invio di questa delegazione esprime l’impegno dello Stato di Israele nell’assistenza umanitaria nei confronti dei popoli che hanno sofferto disastri naturali”. In effetti, pronunciando queste parole non ha mentito, dato che Israele non è impegnato ad aiutare quelli che hanno sofferto catastrofi provocate da fattori umani, soprattutto quando gli umani sono loro stessi.

Israele ha così colto la palla al balzo, rendendo possibile la ripresa delle relazioni consolari con il Venezuela, che erano state interrotte 17 anni fa, quando Hugo Chavez aveva giustamente condannato lo Stato sionista per la sua politica aggressiva e spietata nella regione mediorientale. Questo evento costituisce un cambio di rotta adottato dai paesi latinoamericani che, dopo un periodo progressista, hanno di nuovo virato verso la destra. 

lunedì 24 agosto 2026

Luciano Canfora. Comunismo, un’altra storia - Danilo Ruggieri

Da: https://www.linterferenza.info - Danilo Ruggeri Studioso di Storia contemporanea e di Teoria politica, con particolare riferimento al movimento socialista del Novecento, ha pubblicato su «Critica marxista» e ha collaborato alla stesura del libro collettaneo Il nostro Gramsci (2011). È membro della International Gramsci Society. - Luciano Canfora, filologo, storico, saggista, professore emerito dell’Università di Bari, membro del Consiglio scientifico dell’Istituto dell’Enciclopedia italiana e direttore della rivista Quaderni di Storia, Dedalo Edizioni. (Luciano Canfora Podcast)

Vedi anche: La storia è sempre contemporanea - Luciano Canfora 

La Rivoluzione Russa - Luciano Canfora 

Il mestiere dello storico*- Luciano Canfora

Leggi anche: A che serve la storia?*- Luciano Canfora 

Perché l’Occidente odia la Russia - Luciano Canfora


Quando esce un nuovo libro di Luciano Canfora, sono uno di quelli che corre a leggere il suo lavoro e parto pregiudizialmente ben predisposto verso l’ultimo grande esponente di una prestigiosa scuola storica e filologica che ha avuto nel secolo scorso una lunga tradizione. In questo caso la sua ultima fatica, “Comunismo, un’altra storia”, edito da Feltrinelli qualche mese fa, è di particolare interesse per il taglio che l’autore dà a un tema così aperto, controverso e necessario, come quando si discute del socialismo-comunismo ottocentesco-novecentesco. Come spesso capita, il professore affronta momenti o grandi temi trattando nodi specifici della storia.

Esamina, scompone, dettaglia alcuni eventi, passaggi e attori innestandoli nel quadro storico, nel contesto, come diremmo oggi, risalendo con dovizia filologica e spesso ridando vita a fenomeni processuali ormai estinti. La sua ricostruzione materiale prima che materialista del processo storico, delle sue contraddizioni, delle sue discontinuità, delle sue deficienze è un esercizio utile per analizzare correttamente la storia del presente.

Come diceva Croce, che spesso Canfora cita nelle sue conferenze, la storia è sempre storia contemporanea, intendendo che interrogarsi sul passato ha sempre una contestualità attinente al presente. La grande questione del comunismo e della società socialista, nonostante sia stata demonizzata e zombizzata dal discorso pubblico nell’Occidente collettivo, rimane un nodo storico epocale da cui non si può sfuggire. A maggior ragione oggi, che la storia ha ripreso a correre dopo la sbornia narcotizzante della fine della storia promossa dallo storytelling atlantico post ’89. Il libro di Canfora si inserisce, non a caso, nel contesto della guerra mondiale a pezzi, nella crisi/tramonto dell’Occidente e nell’affacciarsi di un multipolarismo del sud globale che segna, forse, un cambio di direzione epocale alla traiettoria del mondo.

Nell’incipit il professore esprime in poche righe una riflessione che spiega il senso profondo del libro: “Si può fare una storia de comunismo a partire dall’antichità seguendo il filo del tempo, lungo i millenni. Questa storia è stata già scritta e non è il nostro argomento. Vogliamo parlare del comunismo come movimento politico venuto a esistenza dopo il definitivo tramonto dell’ancien régime. E’ una storia proteiforme che prosegue. E proseguirà, mutati i nomi e i miti di riferimento, fino alla sconfitta, eventuale, del suprematismo “occidentale” rispetto ai miliardi di uomini che si sono “alzati in piedi” e che il cuore ricco del pianeta stenta ormai a dominare”.

domenica 23 agosto 2026

SE I TERRORISTI DI HAMAS SONO NAZISTI, PERCHÉ ISRAELE NON LI TRATTA COME TALI? - Gideon Levy

Da: https://www.haaretz.com - https://laviniamarchetti.substack.com - trad. it. Lavinia Marchetti - Gideon Levy è un giornalista israeliano. Dal 1982 scrive per il quotidiano israeliano Haaretz e dal 2010 anche per il settimanale italiano Internazionale. Considerato un esponente della sinistra israeliana, nella sua attività giornalistica è sempre stato molto critico sulla politica israeliana di occupazione dei territori dello Stato di Palestina. (Gideon Levy)

Leggi anche: «EBRAICO E DEMOCRATICO»: UN OSSIMORO? - Shlomo Sand 

Il cielo sopra Israele sta diventando cupo - Gideon Levy

I COLONI ISRAELIANI: DALLE RADICI DEL SIONISMO ALLA REALTÀ CONTEMPORANEA - Lavinia Marchetti 

Vedi anche: La politica israeliana tra occupazione e massacro - Gideon Levy 


Dal punto di vista di Israele, gli hamasnik sono sette volte peggio dei nazisti. Agli occhi della maggior parte degli israeliani, chiunque si trovi a Gaza è Hamas, ed essere Hamas significa ricevere una condanna a morte, anche quando la persona uccisa è un medico, un insegnante o un contabile.

Le immagini del caffè sulla spiaggia di Gaza intriso di sangue, questa settimana, hanno fugato qualsiasi dubbio: Israele sta violando il cessate il fuoco e l’uccisione di massa continua, seppure a un ritmo più lento. Fa male, però meno di prima.

Il portavoce delle Forze di difesa israeliane ha farfugliato qualcosa a proposito di «comandanti della Nukhba riuniti per un incontro», di un comandante di compagnia e tre comandanti di plotone che sarebbero stati neutralizzati, poi di «piani terroristici» e dell’«eliminazione di una minaccia immediata». Le solite cose. Nessuna parola sul bambino ucciso o sulle altre vittime del bombardamento.

Qualsiasi comandante di plotone di Hamas viene considerato un bersaglio legittimo e, agli occhi di quasi tutti gli israeliani, merita di essere eliminato. Essere Hamas significa essere condannati a morte, anche quando la persona uccisa è un medico, un insegnante, il contabile di una municipalità, un assistente sociale di un centro comunitario o un agente della polizia stradale. La sentenza è già stata pronunciata.

Molti israeliani credono che gli hamasnik siano nazisti e che ciascuno di loro meriti di morire.

L’identificazione di Hamas con i nazisti sminuisce l’Olocausto fino a sfiorarne la negazione. Vorrei che lo Stato di Israele trattasse Hamas nello stesso modo in cui gli Alleati vittoriosi trattarono i nazisti alla fine della Seconda guerra mondiale.

sabato 22 agosto 2026

UN ANNO FA ANCHORAGE, OGGI LA GUERRA INFINITA DELLA UE - Paolo Ferrero e Francesco Dall'Aglio

Da: dignità TV - Paolo Ferrero è un politico italiano, Ministro della solidarietà sociale del Governo Prodi II dal 17 maggio 2006 all'8 maggio 2008. È stato segretario di Rifondazione Comunista dal 27 luglio 2008 al 2 aprile 2017 - Francesco Dall'Aglio, Medievista, saggista, ricercatore presso l’Istituto di Studi Storici al Dipartimento di Storia Medievale dell’Accademia delle Scienze di Sofia e gestore del canale Telegram «War Room». È coautore del volume, scritto assieme a Carlo Ziviello, Oppenheimer, Putin e altre storie sulla bomba (Ad Est dell’Equatore, 2023). - Francesco Dall'Aglio 

Vedi anche: Perché i leader europei provocano la guerra con la Russia? - Richard Wolff


Un anno fa, il 15 agosto 2025, ad Anchorage, in Alaska il vertice tra Putin e Trump. Da quell’incontro emerse un possibile percorso per arrivare alla pace in Ucraina. Quella possibilità venne duramente contestata dai governanti UE e da Zelensky e venne concretamente fatto saltare. Oggi, ad un anno di distanza ci troviamo dinnanzi ad una guerra che prosegue senza alcuna possibilità per l’occidente di vincere. La prosecuzione della guerra è diventata un modo per i governanti europei di “comperare tempo” nella loro azione di distruzione del welfare, di acquisto e produzione di armamenti. La guerra prosegue così senza che vi sia più alcun obiettivo chiaro e viene pagata con la morte di centinaia di migliaia di ucraini. Gli Ucraini sono infatti diventati per l’Unione Europea pura carne da cannone: sono l’unico popolo del mondo che avendo il loro paese in guerra non vengono riconosciuti dall’Unione Europea come soggetti che hanno diritto all’Asilo per motivi umanitari. L’Unione Europea svela in questo modo il proprio vero volto: mette i nostri soldi per finanziare una guerra infinita arrogandosi il diritto far uccidere il popolo ucraino a cui vengono tolti anche i diritti garantiti dalle Nazioni Unite. Una vergogna immorale degna di potenze coloniali che usano gli ascari per portare avanti le proprie guerre. 

venerdì 21 agosto 2026

Siamo dinanzi al declino degli USA? - Alessandra Ciattini intervista Domenico Moro

Da: la Città Futura - Domenico Moro è ricercatore presso l’Istat, dove si occupa di indagini economiche strutturali sulle imprese. Ha lavorato nel settore commerciale di uno dei maggiori gruppi multinazionali mondiali ed è stato consulente della Commissione Difesa della Camera dei deputati. 

La CNN ha recentemente comunicato che gli Usa avrebbero consumato gran parte delle loro riserve militari, non rapidamente riproducibili, sucistando l'ira di D. Trump e di P. Hegseth, ministro della guerra. Si tratta di una questione importante senz'altro legata a molti aspetti della società statunitense. Dati alla mano Domenico Moro ci mostra tutti gli aspetti problematici dell'economia Usa: deindustrializzazione, deficit commerciale, spaventoso debito pubblico, 1.000 miliardi di interessi all'anno, crisi del sistema educativo, incapacità di competere sotto molti punti di vista con la Cina e con la Russia, compreso quello militare. Senza poi tenere in conto l'avanzamento sia pure complicato della dedollarizzazione, essendo il dollaro il pilastro principale di tutto il sistema.


giovedì 20 agosto 2026

Verso la fine dell’egemonia del dollaro - Ascanio Bernardeschi

Da: https://cavallodifuoco.it - Ascanio Bernardeschi Del Centro Studi nazionale “Domenico Losurdo” e direttore di “Diemmedi”, collabora con UniGramsci (Pisa), La Città futura e Futura Società. (APPROFONDIMENTI TEORICI (UNIGRAMSCI).

Leggi anche: LA TEORIA MARXIANA DEL VALORE. LE CONFUTAZIONI* - Ascanio Bernardeschi 

CONCORRENZA, SAGGIO DEL PROFITTO E I PREZZI DI PRODUZIONE* - Ascanio Bernardeschi 


L’attuale fase di transizione dell’economia globale è segnata da un crescente distacco dal dollaro come valuta di riferimento. Un fenomeno che ha radici profonde ma che oggi, complice la politica americana, sembra inesorabile.

Per oltre settant’anni il dollaro ha rappresentato il fulcro dell’economia mondiale. La sua centralità non è stata solo monetaria, ma geopolitica: ha permesso agli Stati Uniti di finanziare deficit enormi, di vivere al di sopra delle proprie capacità produttive e di esercitare un’influenza globale senza precedenti. Oggi, tuttavia, questo sistema mostra crepe profonde. Un numero crescente di paesi sta riducendo l’uso del dollaro nelle transazioni internazionali, nelle riserve valutarie e nei sistemi di pagamento. È il processo di dedollarizzazione, che accompagna e accelera il declino dell’egemonia statunitense e la transizione verso un ordine mondiale multipolare. 

Per comprenderne la portata occorre ripercorrere la storia del dominio del dollaro, analizzare le sue basi materiali e spiegare perché oggi tali basi si stanno erodendo.

Da Bretton Woods al signoraggio del dollaro

L’ordine monetario internazionale nato dalla conferenza di Bretton Woods nel 1944 aveva un pilastro fondamentale: il dollaro ancorato all’oro. Gli Stati Uniti garantivano la convertibilità del biglietto verde, 35 dollari per un’oncia di oro, e tutte le valute degli altri stati, devastati dalla guerra e non in grado di assicurare la convertibilità in oro, erano a loro volta ancorate al dollaro. Era un sistema che riconosceva alla superpotenza vincitrice della guerra un ruolo di garante della stabilità monetaria globale.

mercoledì 19 agosto 2026

Socializzare i profitti. Una proposta per ripensare l’economia - Patrizio Paolinelli

Da: https://patriziopaolinelli.wordpress.com - https://www.labottegadelbarbieri.org - 

Francesco Schettino è professore ordinario di economia politica all’ Università della Campania “Luigi Vanvitelli”.

Patrizio Paolinelli. Sociologo e giornalista. È docente a contratto di Sociologia della comunicazione all'UPRA-Università Europea (Roma). Insegna ai corsi di formazione della UILPA. La sua ultima pubblicazione è: Comunicare il sindacato. Guida pratica, Bibliotheka Edizioni (Roma, 2017). - 

Leggi anche: Francesco Schettino, "Socializzare i profitti. Le leggi generali dell’economia politica nell’era dell’Antropocene"

Vedi anche: Socializzare i profitti - Francesco Schettino 



Uno dei principi del neoliberismo recita così: se i ricchi diventano ancora più ricchi a giovarne sarà tutta la società. Purtroppo la realtà ha smentito la teoria: nel corso degli ultimi 40-45 anni i ricchi sono effettivamente diventati più ricchi, ma le diseguaglianze sociali sono aumentate e così pure la povertà: fino ad arrivare al paradosso dei lavoratori stabili che non arrivano a fine mese. Dinanzi a un fiasco ormai innegabile alcuni economisti iniziano a interrogarsi e a esplorare strade alternative rispetto a quelle tracciate dal neoliberismo. E proprio in questa direzione muove un libro intitolato: Socializzare i profitti. Le leggi generali dell’economia politica nell’era dell’Antropocene (Meltemi editore, Milano 2025, pp. 260, 20,00 euro). L’autore è Francesco Schettino, docente di economia politica all’Università della Campania “Luigi Vanvitelli”.

Il volume offre al lettore gli strumenti per comprendere il paradigma economico dominante, le coordinate per valutarne criticamente i limiti e per intravedere possibili alternative. L’obiettivo è quello di smontare i postulati dell’economia mainstream, di mostrarne l’incapacità strutturale e di spiegare i fenomeni più rilevanti del nostro tempo: crisi cicliche che si susseguono con cadenza ormai quasi regolare, polarizzazione della ricchezza che raggiunge livelli premoderni, distruzione ambientale che minaccia le condizioni stesse della vita sul pianeta, tendenza al monopolio che si manifesta in tutti i settori strategici dell’economia. Fenomeni che la teoria economica dominante, con i suoi modelli elegantemente matematizzati e le sue presunte leggi universali, non riesce a spiegare e addirittura spesso evita di affrontare preferendo rifugiarsi nella finzione di un mondo popolato da individui razionali che massimizzano la propria utilità in un equilibrio perfetto.

La critica di Schettino parte da un presupposto di fondo: l’economia è stata spogliata della sua dimensione storica e sociale, trasformata in una presunta scienza esatta che si modella sulla fisica e sulla matematica dimenticando che i processi economici sono processi umani, quindi storicamente determinati e socialmente conflittuali. La scuola neoclassica, con il suo celebre homo oeconomicus e la sua ossessione per l’allocazione ottimale di risorse scarse, ha messo da parte le domande cruciali che invece animavano la scuola classica: domande sul valore, sulla distribuzione del reddito, sullo sfruttamento del lavoro, sulle crisi, sul potere. Domande che non sono mai state secondarie ma che rappresentano il cuore pulsante di qualsiasi analisi economica che voglia dirsi realistica. L’autore procede quindi a una disamina puntuale dei fondamenti della microeconomia neoclassica: dalla teoria del consumatore al funzionamento delle imprese, dalla concorrenza perfetta al monopolio, affiancando all’esposizione dei modelli convenzionali una critica serrata che restituisce centralità alla dimensione storica e sociale dei fenomeni economici, mostrando come le cosiddette leggi generali dell’economia siano in realtà costruzioni teoriche.

martedì 18 agosto 2026

Avvelenati e assuefatti da 56 guerre nel mondo - Pino Corrias

Da: IL FATTO QUOTIDIANO (8/08/2026) - Pino Corrias è un giornalista e scrittore italiano. 

Leggi anche: Lavinia Marchetti, Perché l'emergenza climatica non appare costantemente in primo piano sui media? (https://laviniamarchetti.substack.com

La bomba ad orologeria e la realtà parallela - Osservatorio Italiano sul Neoliberalismo (13/08/26) 


Ma c’è qualcuno in grado di dirci quanta merda avvelenata stanno buttando nei cieli coinvolti dalle 56 guerre in corso? E quanta nei mari e negli oceani? Quanti incendi stanno bruciando, ogni giorno, sulle macerie delle raffinerie bombardate, sulle petroliere intrappolate, sui depositi di carburante? E quanto a lungo dureranno i danni che gli esperti chiamano “Perturbazioni dall’effetto prolungato?”. 

Da mesi, da anni, le cronache dei telegiornali inquadrano le colonne di fumo nero che salgono in verticale – da Kiev a Gaza, allo Yemen – non solo a riempire di morti il bottino dei generali e dei politici (che se ne vantano) ma anche a saturare il nostro cielo, il cielo di tutti, mangiarsi l’ossigeno, moltiplicare l’effetto serra che sta surriscaldando il pianeta, dove noi, moltitudine di uomini e donne in ostaggio di tutti i banditi al potere, siamo condannati a friggere? 

Chi lo misura quel veleno? Chi riesce a superare l’omertà degli Stati maggiori? Chi lo contabilizza nei grafici con cui ogni mattina ci spiegano che dobbiamo abbassare il termostato, usare con cautela l’aria condizionata, spegnere le luci, cambiare automobile, consumare meno carne, fare la raccolta differenziata e respirare con moderazione? Uno studio internazionale di climatologi ha calcolato che la distruzione di 600 pozzi in Iraq, durante la prima guerra del Golfo, anni 1990-91, ha aumentato del 4 per cento le emissioni globali di CO2, sono stati sversati nel Golfo Persico 700 milioni di litri di greggio e almeno 300 chilometri di costa del Kuwait sono stati anneriti dal petrolio. 

lunedì 17 agosto 2026

Perché gli USA hanno deciso di salvare il Giappone CON I TUOI SOLDI - Alessandro Volpi

Da: OttolinaTV -  Alessandro Volpi docente di Storia contemporanea, di Storia del movimento operaio e sindacale e di Storia sociale presso il Dipartimento di Scienze politiche dell’Università di Pisa. - Alessandro Volpi - Alessandro Volpi 

Vedi anche: Il governo consegna i contributi dei lavoratori italiani a BlackRock - Alessandro Volpi 

Il più grande nemico dell’umanità: l’imperialismo straccione europeo - Paolo Ferrero, Alessandro Volpi

Leggi anche: La pericolosità degli Stati Uniti - Alessandro Volpi 

Il debito federale (pubblico) degli Stati Uniti - Alessandro Volpi 

Balle spaziali. - Alessandro Volpi (14/08/26) 


Dopo mesi di declino, lo yen giapponese è precipitato ai livelli più bassi degli ultimi quarant’anni. Poi, nel giro di meno di un’ora, ha recuperato oltre il 3 per cento del suo valore.
Un normale rimbalzo dei mercati? No. Dietro quel movimento c’era un intervento coordinato tra Tokyo e Washington.
Gli Stati Uniti hanno deciso di sostenere lo yen perché un suo ulteriore crollo avrebbe potuto costringere il Giappone a vendere una parte degli oltre 1.100 miliardi di dollari di titoli del Tesoro americano che possiede, facendo salire i rendimenti e mettendo ancora più sotto pressione il debito federale, il dollaro e la bolla finanziaria di Wall Street.
Ma la parte più significativa è un’altra: per comprare yen, Washington ha venduto euro.
In altre parole, gli Stati Uniti hanno salvato il Giappone e protetto il proprio sistema finanziario scaricando una parte del costo sull’Europa.
Con Alessandro Volpi analizziamo cosa rivela questa operazione sui rapporti di forza dentro il blocco occidentale. Il Giappone resta subordinato agli Stati Uniti e schierato contro la Cina, ma quando il prezzo dell’alleanza diventa troppo alto riesce comunque a presentare il conto.
L’Europa, invece, emerge ancora una volta come il più mansueto dei vassalli: quello che paga di più, subisce di più e chiede meno al padrone di Washington. 

domenica 16 agosto 2026

Gyorgy Lukacs - Carlo Formenti

Da: CentroStudiDomenicoLosurdo - Gyorgy Lukacs è stato un filosofo, sociologo, politologo, storico della letteratura e critico letterario ungherese (György Lukács) - 

Carlo Formenti Nato a Zurigo nel 1947, Laureato in Scienze Politiche all'Università di Padova, giornalista culturale dal 1980 al 2006, Ricercatore in Sociologia della Comunicazione all'Università del Salento dal 2006 al 2013. Scrittore e blogger (PER UN SOCIALISMO DEL SECOLO XXI) - 

Leggi anche: ARLACCHI SPIEGA LA CINA ALL'OCCIDENTE MA L'OCCIDENTE E' DISPOSTO AD ASCOLTARE? - Carlo Formenti 

Democrazia e momento populista: dall'America Latina all'Europa*- Carlo Formenti

Su “UBER”, “SHARING” E “GIG ECONOMY”*- Carlo Formenti  

Appunti su “la Distruzione della Ragione”, di György Lukács -

Vedi anche: Pianeta Cina. - Stefano Zecchinelli intervista Carlo Formenti https://www.youtube.com/watch?v=SCPvcfL6FVQ  

"Il pensiero di Marx come ontologia dell’essere sociale – rileggendo Lukàcs" - Paolo Vinci

Alessandro Volponi presidente del Centro Studi Domenico Losurdo introduce il primo di quattro appuntamenti con Carlo Formenti, giornalista e saggista che ha curato la pubblicazione dell'Ontologia dell'essere sociale di Lukacs. 


Carlo Formenti su Gyorgy Lukacs. Secondo appuntamento: https://www.youtube.com/watch?v=z6q7KhmGK5g 

sabato 15 agosto 2026

La lista dei desideri di Orge - Bertold Brecht

Da: Maurizio Bosco - Bertolt Brecht, nato Eugen Berthold Friedrich Brecht è stato un drammaturgo, poeta, regista teatrale, scrittore e saggista tedesco, fondatore del teatro epico. - Bertolt Brecht - Bertolt Brecht 

Leggi anche: Bertolt Brecht - Rossana Rossanda

Cinque difficoltà per chi scrive la verità (1935)*- Bertolt Brecht 

Fare la propria parte e lasciare che la natura faccia la sua - Bertolt Brecht 

Dialoghi di profughi* - Bertolt Brecht 

70 anni senza Brecht - Augusta 10 febbraio 1898 - Berlino 14 agosto 1956. 

La lista dei desideri di Orge

Delle gioie quelle non misurate.
Delle pelli quelle non scuoiate.
Delle storie quelle incomprensibili.
Dei consigli quelli inutilizzabili.
Delle ragazze quelle recenti.
Delle donne quelle infedeli.
Degli orgasmi quelli asincroni.
Degli odi quelli reciproci.
Dei soggiorni quelli non transitori.
Dei congedi quelli senza ardori.
Delle arti quelle inservibili.
Dei maestri quelli seppellibili.
Dei piaceri quelli affabili.
Degli scopi quelli trascurabili.
Dei nemici quelli sensibili.
Degli amici quelli puerili.
Dei colori il rosso.
Dei messaggi, il messo.
Degli elementi, il fuoco.
Degli dei, il mostruoso.
Fra i soccombenti, gli encomiatori.
Fra le stagioni dell'anno, ottobre.
Delle vite quelle serene.
Delle morti quelle repentine. 
Orges Wunschliste - Bertold Brecht

“La storia mi assolverà” - Fidel Castro (1953)

Da: https://giuliochinappi.com - 


In occasione dell’anniversario della nascita di Fidel Castro (13 agosto 1926), vi proponiamo alcuni estratti del discorso di quattro ore pronunciato in tribunale il 16 ottobre 1953 come difesa in seguito al fallito assalto alla Caserma Moncada, che si conclude con la celebre frase: “La storia mi assolverà“. (
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Signori Giudici,

mai un avvocato ha dovuto esercitare il suo ufficio in tal difficili condizioni; mai contro un accusato sono state commesse un tal cumulo di irregolarità schiaccianti. L’uno e l’altro sono in questo caso la stessa persona. Come avvocato, non ho potuto vedere il verbale né lo vedrò e, come accusato, da settantasei giorni sono chiuso in una cella solitaria, totalmente e assolutamente isolato, al di là tutte le prescrizioni umane e legali.

Chi sta parlando aborrisce con tutta la sua anima la vanità puerile e non sono parte del suo animo né del suo temperamento qualsiasi posa da tribuno né sensazionalismi di nessun tipo. Se ho dovuto assumere la mia propria difesa davanti a questo tribunale è per due motivi. Il primo perché praticamente mi si privò di essa completamente; il secondo perché solo chi era stato ferito tanto profondamente e aveva visto tanto indifesa la patria e avvilita la giustizia, puo’ parlare in una occasione come questa con parole che siano sangue del cuore e organi vitali della verità. […]

Signori Giudici, quante pressioni si sono esercitate affinché mi si spogliasse anche di questo diritto consacrato a Cuba da lunga tradizione. Il tribunale non poté acconsentire a tali pretese perché avrebbe un accusato al colmo della mancanza di difesa. Questo accusato che sta esercitando ora questo diritto, per nessuna ragione al mondo ometterà di dire quello che deve dire. […]

In memoria di Friedrich Engels - Vladimir Lenin (1895)

Da: https://giuliochinappi.com - https://www.marxists.org - 

Leggi anche: Lenin - Opere complete - https://www.marxists.org - [Archivio Lenin] -


Che torcia della ragione ha cessato di ardere,
Che cuore ha cessato di battere!

[dal poema di N. A. Nekrasov
"In Memoria di Dobrolyubov"] 

        Il 5 agosto (nuovo calendario), 1895, Frederick Engels è morto a Londra. Dopo il suo amico Karl Marx (che morì nel 1883), Engels fu il più grande scienziato e maestro del proletariato moderno dell'intero mondo civilizzato. Dal momento in cui il fato unì Karl Marx e Frederick Engels, i due amici dedicarono il lavoro di tutta una vita ad una causa comune. Per comprendere quindi ciò che Frederick Engels ha fatto per il proletariato, occorre avere una chiara idea dell'importanza che gli insegnamenti e il lavoro di Marx hanno avuto per lo sviluppo del movimento della contemporanea classe operaia. Nella loro opera scientifica Marx ed Engels furono i primi a spiegare che il socialismo non è un'invenzione da sognatori, ma lo scopo finale ed il risultato necessario dello sviluppo delle forze produttive della società moderna. Tutti ora sono consci del fatto che la storia fino ad oggi è stata la storia della lotta delle classi, della successione dei ruoli e della vittoria di alcune classi sociali su altre. E così continuerà ad essere fino a che ciò che è alla base della lotta di classe - la proprietà privata e l'anarchia della produzione - non sparirà. È interesse del proletariato distruggere queste basi, perciò la lotta di classe cosciente dei lavoratori organizzati deve essere diretta contro di esse. Ed ogni lotta di classe è una lotta politica.

venerdì 14 agosto 2026

L’IRAN E L'IMPOTENZA DELL'IMPERO USA - Pino Arlacchi

Da: Pino Arlacchi - Il Fatto Quotidiano | 12 agosto 2026 - Pino Arlacchi è un sociologo, politico e Ex vice-segretario dell'Onu. (Pino Arlacchi


"Se uno sciame di droni e di missili ipersonici da pochi milioni è in grado di incapacitare una portaerei da 11 miliardi di dollari, i rapporti di forza sono cambiati. Hormuz oggi lo dimostra".


C’è un’immagine che riassume lo stato presente della potenza americana meglio di qualsiasi statistica. Nessuna portaerei degli Stati Uniti naviga oggi dentro il Golfo Persico. 

Le due dispiegate contro l’Iran, la Lincoln e la Bush, stazionano nel Mare Arabico, a oltre mille chilometri dalla costa iraniana, fuori da uno specchio d’acqua che per ottant’anni è stato un lago americano. La terza, la Ford, dirottata in marzo nel Mar Rosso a fronteggiare gli Houthi, ha ceduto prima del nemico: un incendio a bordo, dopo undici mesi ininterrotti di mare, l’ha costretta al rientro. Oggi è in bacino di carenaggio a Norfolk, e il Mar Rosso è rimasto senza portaerei. La flotta più potente della storia si tiene a distanza di sicurezza dalle coste di un Paese nemico per non rivelare la sua vulnerabilità alle nuove tecnologie militari. Uno sciame di droni e di missili ipersonici da pochi milioni è in grado di incapacitare una portaerei da 11 miliardi di dollari. 

Il contesto è noto, ma vale la pena ricomporlo. Lo Stretto di Hormuz, da cui passava un quinto del petrolio mondiale, è di fatto chiuso dall’8 luglio, giorno della ripresa delle ostilità: un rivolo di transiti sporadici, che si riaccende solo sui titoli di giornale favorevoli e si spegne al primo missile L’ultima settimana è toccato a una metaniera carica di gas del Qatar. L’Arabia Saudita aveva trovato la valvola di sfogo dirottando il greggio verso Yanbu, nel Mar Rosso. Il terminale è arrivato a movimentare oltre il 90 per cento delle sue esportazioni via mare. 

Ma il 20 luglio gli Houthi hanno proclamato l’embargo navale contro Riad e pochi giorni dopo hanno rivendicato i primi attacchi diretti agli impianti Aramco di Jizan e della stessa Yanbu. I flussi sauditi attraverso Bab el-Mandeb sono crollati quasi a zero, e il greggio destinato all’Asia viene ora instradato con il periplo dell’Africa. Un mese di navigazione in più. Le due arterie energetiche del Medio Oriente sono bloccate simultaneamente. Non era mai accaduto, nemmeno nello choc del 1973, nemmeno durante la guerra Iran-Iraq.