mercoledì 19 agosto 2026

Socializzare i profitti. Una proposta per ripensare l’economia - Patrizio Paolinelli

Da: https://patriziopaolinelli.wordpress.com - https://www.labottegadelbarbieri.org - 

Francesco Schettino è professore ordinario di economia politica all’ Università della Campania “Luigi Vanvitelli”.

Patrizio Paolinelli. Sociologo e giornalista. È docente a contratto di Sociologia della comunicazione all'UPRA-Università Europea (Roma). Insegna ai corsi di formazione della UILPA. La sua ultima pubblicazione è: Comunicare il sindacato. Guida pratica, Bibliotheka Edizioni (Roma, 2017). - 

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Uno dei principi del neoliberismo recita così: se i ricchi diventano ancora più ricchi a giovarne sarà tutta la società. Purtroppo la realtà ha smentito la teoria: nel corso degli ultimi 40-45 anni i ricchi sono effettivamente diventati più ricchi, ma le diseguaglianze sociali sono aumentate e così pure la povertà: fino ad arrivare al paradosso dei lavoratori stabili che non arrivano a fine mese. Dinanzi a un fiasco ormai innegabile alcuni economisti iniziano a interrogarsi e a esplorare strade alternative rispetto a quelle tracciate dal neoliberismo. E proprio in questa direzione muove un libro intitolato: Socializzare i profitti. Le leggi generali dell’economia politica nell’era dell’Antropocene (Meltemi editore, Milano 2025, pp. 260, 20,00 euro). L’autore è Francesco Schettino, docente di economia politica all’Università della Campania “Luigi Vanvitelli”.

Il volume offre al lettore gli strumenti per comprendere il paradigma economico dominante, le coordinate per valutarne criticamente i limiti e per intravedere possibili alternative. L’obiettivo è quello di smontare i postulati dell’economia mainstream, di mostrarne l’incapacità strutturale e di spiegare i fenomeni più rilevanti del nostro tempo: crisi cicliche che si susseguono con cadenza ormai quasi regolare, polarizzazione della ricchezza che raggiunge livelli premoderni, distruzione ambientale che minaccia le condizioni stesse della vita sul pianeta, tendenza al monopolio che si manifesta in tutti i settori strategici dell’economia. Fenomeni che la teoria economica dominante, con i suoi modelli elegantemente matematizzati e le sue presunte leggi universali, non riesce a spiegare e addirittura spesso evita di affrontare preferendo rifugiarsi nella finzione di un mondo popolato da individui razionali che massimizzano la propria utilità in un equilibrio perfetto.

La critica di Schettino parte da un presupposto di fondo: l’economia è stata spogliata della sua dimensione storica e sociale, trasformata in una presunta scienza esatta che si modella sulla fisica e sulla matematica dimenticando che i processi economici sono processi umani, quindi storicamente determinati e socialmente conflittuali. La scuola neoclassica, con il suo celebre homo oeconomicus e la sua ossessione per l’allocazione ottimale di risorse scarse, ha messo da parte le domande cruciali che invece animavano la scuola classica: domande sul valore, sulla distribuzione del reddito, sullo sfruttamento del lavoro, sulle crisi, sul potere. Domande che non sono mai state secondarie ma che rappresentano il cuore pulsante di qualsiasi analisi economica che voglia dirsi realistica. L’autore procede quindi a una disamina puntuale dei fondamenti della microeconomia neoclassica: dalla teoria del consumatore al funzionamento delle imprese, dalla concorrenza perfetta al monopolio, affiancando all’esposizione dei modelli convenzionali una critica serrata che restituisce centralità alla dimensione storica e sociale dei fenomeni economici, mostrando come le cosiddette leggi generali dell’economia siano in realtà costruzioni teoriche.

Particolare attenzione viene dedicata da Schettino al tema delle disuguaglianze spingendo l’analisi fino delle cause strutturali. Le disuguaglianze, ci spiega l’autore, non sono un’anomalia del nostro modello economico, non sono un indesiderato effetto collaterale che si potrebbe correggere con opportuni aggiustamenti tecnici. Sono una componente costitutiva del sistema, insita nei rapporti di proprietà escludenti e gerarchici.

Si tratta allora di cambiare le regole del gioco, e Schettino non si sottrae a questa sfida, proponendo nella parte finale del volume alcune ipotesi ricostruttive che disegnano i tratti generali di un modello economico postcapitalista. Contro il dogma del TINA, quel “There Is No Alternative” che per decenni ha paralizzato il pensiero critico, l’autore delinea i contorni di un’economia centrata sul valore d’uso piuttosto che sul valore di scambio, fondata sulla riduzione dell’orario di lavoro, sulla democratizzazione del processo produttivo e sul riconoscimento della corretta rilevanza ai lavori di assistenza e cura.

Lo strumento principe per conseguire questi obiettivi viene individuato nella pianificazione democratica, intesa come capacità di coordinare a priori le decisioni d’investimento anziché affidarsi alle fluttuazioni del mercato. Fluttuazioni che, come la storia recente ci ha ampiamente dimostrato, producono esattamente gli effetti contrari a quelli che i loro apologeti vantano. Schettino, tuttavia, mette in chiaro che si tratta di “esperimenti mentali” consapevole com’è che le nuove istituzioni nascono nel corso dei processi storici e non si decretano a tavolino. Compito dell’economista, che guarda alla giustizia sociale oltre che ai numeri, non è quello di fornire progetti dettagliati di società futura: è quello di mostrare la contingenza e la storicità dell’ordine esistente, aprendo così lo spazio per l’immaginazione di alternative possibili.

Ed è proprio questa la funzione che il libro assolve con efficacia: restituire all’economia politica la sua carica critica e creativa, mostrando che non è una disciplina neutra ma un terreno di scontro tra interessi contrapposti che i modelli matematici non fanno che occultare sotto un’apparente scientificità. Se la matematizzazione dei comportamenti economici avesse portato a una società più giusta, all’attenzione verso il prossimo, al miglioramento della qualità della vita di ognuno, allora non sarebbe sorta la necessità di mettere in discussione il paradigma economico ancora oggi dominante. Ma così non è, come risulta evidente a tutti, tranne a quella piccola frazione della società che col neoliberismo si è arricchita a dismisura. Allo stesso tempo occorre guardare avanti. E la scelta di Schettino di ispirarsi al pensiero critico fornisce una solida impalcatura teorica, che si confronta con la complessità del presente, inclusi i problemi posti dall’esperienza storica della pianificazione e le questioni sollevate dalla crisi ecologica che l’autore colloca nel quadro dell’Antropocene.

Il tono del volume è volutamente accessibile, pur nella complessità della materia, e l’autore riesce nell’impresa di parlare a un pubblico ampio senza banalizzare i concetti e mantenendo un forte rigore analitico. Socializzare i profitti si configura come una bussola per orientarsi nei limiti conoscitivi della scienza economica dominante. È un libro che merita di essere letto e discusso, specialmente in quei luoghi, come i sindacati che toccano con mano la sofferenza sociale di un ininterrotto ciclo di crisi economiche dalle quali non si vede l’uscita.

Patrizio Paolinelli, Via Po economia, inserto del quotidiano https://www.conquistedellavoro.it/, 22 luglio 2026

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