Da: AccademiaIISF - Antonio Gargano è un filosofo italiano. Docente presso l'Università degli studi "Suor Orsola Benincasa", Scienze della Formazione.
Vedi anche: Verso
un bilancio del Sessantotto "Herbert Marcuse" - Antonio
Gargano
"Per l'emancipazione umana..."
La teoria Marxista poggia la sua forza sulla scienza... che ne valida la verità, e la rende disponibile al confronto con qualunque altra teoria che ponga se stessa alla prova del rigoroso riscontro scientifico... il collettivo di formazione Marxista Stefano Garroni propone una serie di incontri teorici partendo da punti di vista alternativi e apparentemente lontani che mostrano, invece, punti fortissimi di convergenza...
sabato 11 maggio 2019
venerdì 10 maggio 2019
Esiste oggi un imperialismo europeo? - Domenico Losurdo
Da: https://www.facebook.com/groups/39260553162/ - http://www.marx21.it - L'Ernesto
Rivista
Domenico Losurdo è stato un filosofo, saggista e storico italiano. - http://domenicolosurdo.blogspot.com/
IMPERIALISMO USA,
CONTRADDIZIONI INTERIMPERIALISTICHE E
“IL NEMICO PRINCIPALE DEI POPOLI “. (2004)
1. LA RISCOPERTA DI LENIN
Non è qui tanto importante rilevare che, a breve distanza di tempo, l’abbraccio internazionale del capitale avrebbe ceduto il posto alla carneficina della prima guerra mondiale. Conviene invece concentrarsi sul fatto che la categoria di imperialismo comincia ad affermarsi non in riferimento al conflitto tra le grandi potenze (latente o acuto a seconda delle circostanze e dei rapporti forza), ma per rispondere in primo luogo ad un’esigenza diversa. Se Theodore Roosevelt, nel 1904, celebra le imprese coloniali come operazioni di «polizia internazionale», portate avanti dalla «società civilizzata » nel suo complesso, in quello stesso periodo di tempo a parlare di imperialismo sono coloro che denunciano la realtà della guerra, dei massacri, dell’oppressione nazionale e dello sfruttamento economico cui sono sottoposti i popoli delle colonie e semi-colonie.
IMPERIALISMO USA,
CONTRADDIZIONI INTERIMPERIALISTICHE E
“IL NEMICO PRINCIPALE DEI POPOLI “. (2004)
1. LA RISCOPERTA DI LENIN
Si può ancora parlare di «imperialismo »? Qualche tempo fa un libro di grande successo, firmato da due autori che si richiamano al movimento comunista, ne ha decretato la fine. Avrebbero ormai perso senso i confini nazionali e statali e i conflitti tra le grandi potenze e il mondo risulterebbe unificato in un unico Impero. La situazione odierna sarebbe radicalmente diversa rispetto a quella analizzata e affrontata da Lenin. Se non che, nello scrivere il suo saggio sull'imperialismo, il grande rivoluzionario si richiama alla «fondamentale opera inglese sull’imperialismo» di Hobson (Lenin, 1955, vol. XXII, p. 189), apparsa in prima edizione nel 1902. Era ancora fresco il ricordo della spedizione congiunta che due anni prima aveva represso nel sangue la rivolta dei Boxer in Cina. Pur costellata di massacri a danno dei «barbari », l’impresa era stata celebrata dai suoi ideologi e da una larga opinione pubblica in Occidente come la realizzazione del «sogno di politici idealisti, gli Stati Uniti del mondo civilizzato». L’impresa non aveva visto unite tutte le grandi potenze del tempo?
giovedì 9 maggio 2019
“Socialismo di mercato” - Gianfranco Pala
Da: http://www.gianfrancopala.tk/ - (http://www.contraddizione.it/quiproquo.htm) - Gianfranco Pala è un economista italiano.
L’OMBRA DI MARX - estratti da “piccolo dizionario marxista” contro l’uso ideologico delle parole -
L’OMBRA DI MARX - estratti da “piccolo dizionario marxista” contro l’uso ideologico delle parole -
Leggi anche: EPITAFFIO
PER L’URSS: UN OROLOGIO SENZA MOLLA - Christopher J. Arthur
Vittoria del capitalismo? - Hyman Minsky
Il concetto di «capitalismo di Stato» in Lenin - Vladimiro Giacché (http://ojs.uniurb.it/index.php/materialismostorico/article/view/1306/1206) Vittoria del capitalismo? - Hyman Minsky
(valore,
classi e pianificazione)
Si
sa che Marx – fin dall’inizio dell’analisi del Capitale
– ripete tante volte che “produzione delle merci e circolazione
delle merci sono fenomeni che appartengono insieme a differentissimi
modi di produzione, sia pure in mole e con portata differenti”.
Sembra, dunque, inevitabile che una società di produttori associati,
la quale voglia iniziare a porre sotto un controllo cosciente e
pianificato
la produzione stessa non possa fuoriuscire immediatamente da questa
forma di merce. Deve, tuttavia, mutarne i caratteri sociali
conservandone la base materiale “in quanto forma
universalmente necessaria del prodotto”
che “si esprime tangibilmente nella produzione su grande scala e
nel carattere di massa
del prodotto”.
Tale
carattere può essere conservato
– mentre può essere soppressa,
insieme alla soppressione della non proprietà del lavoro,
l’unilateralità che il capitalismo gli impone – trascendendo
così il modo capitalistico stesso di produrre, affinché esso non
ripresenti anacronisticamente i caratteri privati (non socializzati)
della merce semplice.
Si ricordi fin d’ora che la forza-lavoro è
l’unica merce che,
già nel sistema capitalistico, appare nella sua forma
semplice, ovvero non
prodotta
capitalisticamente, il che dimostra come praticamente possibile
l’esistenza immediata
di merce semplice con caratteri di massa in antitesi alla forma
capitalistica. Dunque, tra i “differentissimi modi di produzione”
che presuppongono la merce
– ovverosia, lo scambio sul mercato
di prodotti del lavoro e forza-lavoro medesima contro denaro – c’è
anche, per definizione,
la produzione non interamente pianificata della transizione
socialista.
Ciò
pone tre ordini di problemi: i.
la tecnica e la
scienza, riducendo il tempo di lavoro vivo socialmente necessario
relativamente a quello morto, costituiscono l’oggettivazione
che permane di contro alla soppressa alienazione delle
condizioni materiali del lavoro; ii.
la possibile negazione
della forma capitalistica della merce ripropone, ma su basi nuove in
quanto non solo mediatamente ma immediatamente
sociali, quella figura del ciclo della circolazione – vendere
per comprare anziché,
capitalisticamente, comprare per vendere – che ha al suo inizio e
alla sua fine la merce
e non il denaro (riconsiderando così il lato “dimenticato” della
duplicità della merce, il suo valore d’uso); iii.
con il mutamento del carattere storico della merce emerge il
mutamento della sua forma
valore, fino al
significato della sua forma
denaro (e del
corrispondente prezzo delle merci).
mercoledì 8 maggio 2019
NATURA, STORIA E LINGUAGGIO. Studi su Marx - Giovanni Sgrò
Da: Giovanni Sgrò, Natura, storia e linguaggio. Studi su Marx, La Città del Sole, Napoli, 2019; br., pp. 142. -
GiovanniSgro è ricercatore di Storia della filosofia presso la Facoltà di Psicologia dell’Università eCampus di Novedrate (Como) e direttore del Centro di Ricerche Storioss.

Gli studi raccolti nel presente volume ruotano intorno a tre nuclei tematici ben definiti e, come vedremo, strettamente correlati, in quanto sono tutti e tre il risultato della prassi sociale dell’uomo: natura, storia e linguaggio.
Il primo studio è dedicato alla profonda riflessione di Marx sulla relazione e, in particolare, sulla convergenza, compresenza e complementarietà di natura e storia, che Marx, sulla scorta di Hegel, considera come momenti di una unità dialettica, ovvero come differenze nell’ambito di una unità, in cui si esercita un’azione reciproca.
Il secondo studio offre una ricostruzione della strategia difensiva assunta da Weber e da Marx (ed Engels) nei confronti delle critiche che furono loro rivolte, in particolare in risposta all’accusa di aver offerto una interpretazione spiritualistica della storia e, più specificamente, una dottrina dell’influsso causale di determinate idee sulla nascita del capitalismo moderno inteso come “forma” economica (Weber) o di aver offerto una interpretazione economicistica della storia, che farebbe derivare ogni evento storico e ogni “epifenomeno sovrastrutturale” dal tipo di economia di volta in volta dominante (Marx ed Engels).
Il terzo studio ricostruisce, invece, le riflessioni di Marx sul linguaggio. Dopo aver delineato i presupposti materiali della storia umana e della nascita del linguaggio, si è proceduto alla definizione del linguaggio come prodotto tipicamente sociale e alla ricostruzione delle critiche che Marx rivolge al carattere astratto e ideologico della terminologia e delle categorie della filosofia e dell’economia borghese. Particolare attenzione è stata dedicata anche al carattere “linguistico” che caratterizza, secondo Marx, il rapporto tra le merci nella relazione di scambio e alla analogia instaurata da Marx tra circolazione di valori-merci e circolazione di segni di valore.Le tre appendici integrano i tre studi principali e ne sviluppano alcuni aspetti.
La prima appendice passa in rassegna i non molti “luoghi” in cui Marx cita la Commedia, al fine di poter fondare e formulare un giudizio sulla sua lettura dell’opera di Dante e, soprattutto, sulla funzione esemplare svolta dall’exul immeritus come modello etico- politico. A partire dalle recenti acquisizioni filologiche della Marx-Forschung, la seconda appendice offre una rivalutazione di Stato e rivoluzione di Lenin alla luce del dibattito italiano degli anni Settanta del Novecento sull’esistenza (o meno) di una concezione marxista dello Stato e presenta anche alcune ipotesi di lavoro per una futura ricerca sulla teoria marxiana dello Stato.La terza appendice offre una sintesi del modo in cui Marx considerava l’Europa negli anni Cinquanta dell’Ottocento, in particolare nel periodo che intercorre tra la fine della Rivoluzione del 1848 e il tramonto delle speranze rivoluzionarie connesse alla prima crisi mondiale di sovrapproduzione del 1857.
Pdf di presentazione: https://www.academia.edu/38553017/Natura_storia_e_linguaggio._Studi_su_Marx_Napoli_Edizioni_La_Citta_del_Sole_2019_141_pp._
GiovanniSgro è ricercatore di Storia della filosofia presso la Facoltà di Psicologia dell’Università eCampus di Novedrate (Como) e direttore del Centro di Ricerche Storioss.

Gli studi raccolti nel presente volume ruotano intorno a tre nuclei tematici ben definiti e, come vedremo, strettamente correlati, in quanto sono tutti e tre il risultato della prassi sociale dell’uomo: natura, storia e linguaggio.
Il primo studio è dedicato alla profonda riflessione di Marx sulla relazione e, in particolare, sulla convergenza, compresenza e complementarietà di natura e storia, che Marx, sulla scorta di Hegel, considera come momenti di una unità dialettica, ovvero come differenze nell’ambito di una unità, in cui si esercita un’azione reciproca.
Il secondo studio offre una ricostruzione della strategia difensiva assunta da Weber e da Marx (ed Engels) nei confronti delle critiche che furono loro rivolte, in particolare in risposta all’accusa di aver offerto una interpretazione spiritualistica della storia e, più specificamente, una dottrina dell’influsso causale di determinate idee sulla nascita del capitalismo moderno inteso come “forma” economica (Weber) o di aver offerto una interpretazione economicistica della storia, che farebbe derivare ogni evento storico e ogni “epifenomeno sovrastrutturale” dal tipo di economia di volta in volta dominante (Marx ed Engels).
Il terzo studio ricostruisce, invece, le riflessioni di Marx sul linguaggio. Dopo aver delineato i presupposti materiali della storia umana e della nascita del linguaggio, si è proceduto alla definizione del linguaggio come prodotto tipicamente sociale e alla ricostruzione delle critiche che Marx rivolge al carattere astratto e ideologico della terminologia e delle categorie della filosofia e dell’economia borghese. Particolare attenzione è stata dedicata anche al carattere “linguistico” che caratterizza, secondo Marx, il rapporto tra le merci nella relazione di scambio e alla analogia instaurata da Marx tra circolazione di valori-merci e circolazione di segni di valore.Le tre appendici integrano i tre studi principali e ne sviluppano alcuni aspetti.
La prima appendice passa in rassegna i non molti “luoghi” in cui Marx cita la Commedia, al fine di poter fondare e formulare un giudizio sulla sua lettura dell’opera di Dante e, soprattutto, sulla funzione esemplare svolta dall’exul immeritus come modello etico- politico. A partire dalle recenti acquisizioni filologiche della Marx-Forschung, la seconda appendice offre una rivalutazione di Stato e rivoluzione di Lenin alla luce del dibattito italiano degli anni Settanta del Novecento sull’esistenza (o meno) di una concezione marxista dello Stato e presenta anche alcune ipotesi di lavoro per una futura ricerca sulla teoria marxiana dello Stato.La terza appendice offre una sintesi del modo in cui Marx considerava l’Europa negli anni Cinquanta dell’Ottocento, in particolare nel periodo che intercorre tra la fine della Rivoluzione del 1848 e il tramonto delle speranze rivoluzionarie connesse alla prima crisi mondiale di sovrapproduzione del 1857.
Pdf di presentazione: https://www.academia.edu/38553017/Natura_storia_e_linguaggio._Studi_su_Marx_Napoli_Edizioni_La_Citta_del_Sole_2019_141_pp._
martedì 7 maggio 2019
La nuova via della seta. Un progetto per molti obiettivi - Vladimiro Giacché
Da: http://gnosis.aisi.gov.it (2016) - https://www.sinistrainrete.info - Vladimiro Giacché è un economista italiano.
Vedi anche: OLTRE LA GRANDE MURAGLIA. LA CINA E' DAVVERO UN PERICOLO?
Il progetto di una Nuova Via della Seta, lanciato negli ultimi anni dalla dirigenza cinese, comprende due diverse rotte, una terrestre e l’altra marittima. La prima è indicata nei documenti ufficiali come Silk Road Economic Belt, la seconda come Maritime Silk Road. L’intero progetto è espresso in forma abbreviata come One belt, one road. Esso è stato annunciato per la prima volta dal presidente cinese Xi Jinping in un discorso ad Astana (Kazakhstan) nel 2013, ribadito a Giacarta (Indonesia) nel novembre dello stesso anno e di nuovo ad Astana nel giugno 2014(1).
I precedenti
Vedi anche: OLTRE LA GRANDE MURAGLIA. LA CINA E' DAVVERO UN PERICOLO?
Leggi
anche: L’economia
reale è sulla Via della seta - Pino Arlacchi
La guerra commerciale tra Stati Uniti e Cina - Alessandra Ciattini
" " La trappola di Tucidide - Andrea Muratore
L’evoluzione
delle vie della seta: un mito passato indenne attraverso le
globalizzazioni.- Andrea Dugo La guerra commerciale tra Stati Uniti e Cina - Alessandra Ciattini
" " La trappola di Tucidide - Andrea Muratore
Il progetto di una Nuova Via della Seta, lanciato negli ultimi anni dalla dirigenza cinese, comprende due diverse rotte, una terrestre e l’altra marittima. La prima è indicata nei documenti ufficiali come Silk Road Economic Belt, la seconda come Maritime Silk Road. L’intero progetto è espresso in forma abbreviata come One belt, one road. Esso è stato annunciato per la prima volta dal presidente cinese Xi Jinping in un discorso ad Astana (Kazakhstan) nel 2013, ribadito a Giacarta (Indonesia) nel novembre dello stesso anno e di nuovo ad Astana nel giugno 2014(1).
I precedenti
L’idea
non è del tutto nuova: da alcuni è stata posta in continuità con i
tentativi di Jiang Zemin di superare le tradizionali dispute sui
confini della Cina (1996), nonché con la politica Go West di
Hu Jintao2. Ovviamente
il precedente storico cui si richiama è molto più illustre e
lontano nel tempo: si tratta dell’antica Via della Seta, rotta
commerciale che partendo dalla Cina legava Asia, Africa ed Europa.
Essa risale al periodo dell’espansione verso Ovest della dinastia
Han (206 a.C.-220 d.C.), che costruì reti commerciali attraverso gli
attuali Paesi dell’Asia Centrale (Kyrgyzstan, Tajikistan,
Kazakhstan, Uzbekistan, Turkmenistan e Afghanistan), come pure, in
direzione sud, attraverso gli attuali Stati di Pakistan e India. Tali
rotte si estesero sino al-l’Europa, facendo dell’Asia centrale
l’epicentro di una delle prime ondate di ‘globalizzazione’,
connettendo mercati, creando ricchezza e contaminazioni culturali e
religiose. L’importanza massima di questa rotta di traffico si ebbe
nel primo millennio dopo Cristo, ai tempi degli imperi romano, poi
bizantino e della dinastia Tang in Cina (618-907). Furono le Crociate
e l’avanzata dei mongoli in Asia centrale a determinare la fine di
questo percorso e la sua sostituzione con le rotte marittime, più
rapide e a buon mercato3
L’antica
Via della Seta evoca tuttora l’idea di uno sviluppo pacifico, di un
interscambio commerciale e culturale in grado di determinare
progresso per tutte le parti coinvolte. In quanto tale, il
riferimento a essa è consapevolmente adoperato dall’attuale
dirigenza cinese, anche in termini propagandistici e polemici. Lo
dimostra il passo tratto da un opuscolo del governo cinese del 2014:
«Come una sorta di miracolo nella storia umana, l’antica Via della
Seta potenziò il commercio e gli interscambi culturali nella regione
eurasiatica. In epoche antiche, differenti nazionalità, differenti
culture e differenti religioni a poco a poco entrarono in
comunicazione tra loro e si diffusero lungo la Via della Seta al
tintinnio dei campanacci dei cammelli. A
quell’epoca, le regioni attraverso cui si snodava la Via della Seta
erano relativamente pacifiche, e non conoscevano i problemi di
‘geopolitica’, ‘geo-economia’, ‘minacce militari’, né il
problema del terrorismo che oggi attanaglia l’Asia centrale,
l’Afghanistan e altri Paesi, per non parlare poi del ‘terrorismo
internazionale’»4.
lunedì 6 maggio 2019
Venezuela, l’ultima fregatura made in Usa - Alberto Negri
Da: https://ilmanifesto.it - https://www.facebook.com/alberto.negri.9469 - Alberto
Negri è un giornalista italiano.
Stati uniti dell’amnesia.
Campioni di un unilateralismo esasperato, senza storia e senza memoria, che riaccende il bloqueo contro Cuba, aumenta le sanzioni contro il Venezuela e spera con l’embargo petrolifero di strangolare l’Iran. Il tutto con l’obiettivo evidente di imporre, da fuori e da dentro, un cambio di regime in questi Paesi.
Stati uniti dell’amnesia.
Campioni di un unilateralismo esasperato, senza storia e senza memoria, che riaccende il bloqueo contro Cuba, aumenta le sanzioni contro il Venezuela e spera con l’embargo petrolifero di strangolare l’Iran. Il tutto con l’obiettivo evidente di imporre, da fuori e da dentro, un cambio di regime in questi Paesi.
Tra guerre sbagliate, golpe falliti e colpi di mano, il catalogo è lungo. Con Trump questi sono diventati sempre di più gli «Stati uniti dell’Amnesia», sottolinea sul Financial Times Edward Luce. Campioni di un unilateralismo esasperato, senza storia e senza memoria, che riaccende il bloqueo contro Cuba, aumenta le sanzioni contro il Venezuela e spera con l’embargo petrolifero di strangolare l’Iran. Il tutto con l’obiettivo evidente di imporre, da fuori e da dentro, un cambio di regime in questi Paesi. Ma pure qui abbiamo bisogno di rinfrescarci la memoria sulle fregature degli americani di cui siamo stati alleati e complici.
Sembra che nessuno impari la lezione: credono ancora agli Stati Uniti. Nel 2001 gli Usa, dopo gli attentati a New York e Washington, cominciarono la guerra al terrorismo in Afghanistan e ci siamo ritrovati il terrorismo in casa, nato da quel jihadismo che gli stessi americani alimentarono negli anni Ottanta per far fuori l’Urss. E tutti siamo andati prontamente in Afghanistan a dare una mano contro Al Qaida e il Mullah Omar mentre adesso gli Usa negoziano proprio con i talebani. Ma perché teniamo ancora 800 soldati a Herat che ci costano un occhio nella testa?
domenica 5 maggio 2019
"IL RITORNO DELLA RAZZA - ARGINI E ANTIDOTI DALLA CONOSCENZA"
Da: Scuola
Normale Superiore - 9
novembre 2018
Iniziativa promossa dal Coordinamento dei Comitati Unici di Garanzia di SNS, SSSA, UNIPI, Comune e Provincia di Pisa, AOUP in collaborazione con il CISP ed il Laboratorio di cultura costituzionale.
Iniziativa promossa dal Coordinamento dei Comitati Unici di Garanzia di SNS, SSSA, UNIPI, Comune e Provincia di Pisa, AOUP in collaborazione con il CISP ed il Laboratorio di cultura costituzionale.
Programma
0/3,54 Saluti
di Vincenzo Barone, direttore della Scuola Normale Superiore
3,54/10,10 Coordina
Daniele Menozzi
10,10/43,40 Alberto
Burgio Per una storia del razzismo italiano
43,40/1,13,20 Lino
Leonardi Razza, storia di una parola italiana
1,13,20/1,45,40 Luigi
Ferrajoli Civiltà giuridica post-bellica e razzismo
Pausa
Coordina Gaetana Morgante
1,45,40/2,18,26 Oreste
Pollicino Costituzione italiana, costituzionalismo europeo e razzismo
2,18,26/2,50,20 Emanuela
Fronza I profili del trattamento penale del razzismo nell’ordinamento
italiano
2,50,20/3,18,00 Marcello
Flores Le manifestazioni del razzismo nell’attuale società
italiana
3,18,00 Dibattito
3,18,00 Dibattito
CHE RAZZA DI STORIA!
sabato 4 maggio 2019
A partire dal sottotitolo del 'Capitale': Critica e metodo della critica dell’economia politica - Tommaso Redolfi Riva
Da: http://www.consecutio.org - Tommaso Redolfi Riva ha
studiato filosofia e storia del pensiero economico presso le
università di Pisa e Firenze. Attualmente impegnato in una ricerca
su marxismo ed economia politica in Italia negli anni Settanta, si
occupa di temi afferenti al pensiero marxiano e alla teoria critica.
Ha pubblicato saggi e articoli su riviste italiane e straniere.
Una prima versione di questo contributo è stata presentata nel giugno del 2017 al Corso di perfezionamento in Teoria critica della società dell’Università degli Studi di Milano Bicocca. Ringrazio vivamente Vittorio Morfino e gli organizzatori per l’invito.
«Il metodo della dialettica,
1. Introduzione
Le categorie dell’economia politica rappresentano per Marx il luogo di accesso privilegiato alla realtà del modo di produzione capitalistico, non soltanto in quanto momenti di una teoria che rappresenta «il tentativo di penetrare nell’intima fisiologia della società borghese», ma anche in quanto esse sono una prima «nomenclatura» dei fenomeni «economici» che sono così riprodotti nel «processo di pensiero» (Marx 1993b, 168-169). Se è vero che l’oggetto della teoria di Marx è il modo di produzione capitalistico, l’accesso a tale oggetto passa necessariamente attraverso la mediazione concettuale (cfr. Schmidt 2017 e Fineschi 2006, in particolare 131-136). L’economia politica rappresenta proprio questa mediazione concettuale ed è per questo che il confronto con gli economisti assume una tale centralità nell’opera marxiana. Tuttavia, il rapporto che Marx sviluppa con le categorie dell’economia politica è eminentemente critico. In primo luogo, la critica delle categorie economiche si presenta come il ricondurre le elaborazioni teoriche degli economisti alle condizioni storiche dell’accumulazione capitalistica, mostrando lo sviluppo delle idee nella sua stretta connessione con lo sviluppo reale del modo di produzione: in questo modo Marx riconduce le riflessioni teoriche al «nocciolo terreno» da cui si dipartono. Ma questo ricondurre il condizionato alla condizione, seppur imprescindibile, è ancora soltanto generico: poiché «l’unico metodo materialistico» consiste nello «sviluppare dai rapporti di vita di volta in volta effettivi le loro forme trasposte in cielo» (Marx 2011, 407), la critica dell’economia politica quale «critica delle categorie economiche» (Marx e Engels 1973, 577-578) deve essere in grado di pensare le categorie come «modi d’essere, determinazioni d’esistenza» della «moderna società borghese» (Marx 1997a, 34), deve essere, quindi, critica del sapere dell’economia che si costituisce a partire dall’esposizione dell’oggetto di questo sapere, e, da esso, desumere le categorie come momenti della totalità capitalistica stessa. In questo modo l’insufficienza teorica della riflessione dell’economia politica non è più generica, è bensì un portato specifico dell’oggetto stesso a cui l’economia politica si applica.
2. Le condizioni di possibilità dell’economia politica come sapere autonomo
Per comprendere analiticamente il modo di procedere della critica è necessario, in un primo momento, riferirsi all’oggetto della critica e chiedersi perché per Marx sia necessario, per comprendere la forma di moto della società moderna, rivolgersi all’economia politica. Si tratta cioè di dare profondità concettuale all’asserzione marxiana, presente nella Prefazione a Per la critica dell’economia politica, secondo cui «l’anatomia della società civile è da cercare nell’economia politica» (Marx 1979, 4).
Una prima versione di questo contributo è stata presentata nel giugno del 2017 al Corso di perfezionamento in Teoria critica della società dell’Università degli Studi di Milano Bicocca. Ringrazio vivamente Vittorio Morfino e gli organizzatori per l’invito.
«Il metodo della dialettica,
che cerca di andare al di là della prospettiva specialistica
e circoscritta della logica e dell’epistemologia,
consisterebbe nel non accontentarsi della semplice individuazione
del punto che richiede di essere criticato e poi affermare:
‘Guarda, qui c’è un errore nel ragionamento, sei caduto in contraddizione –
quindi tutta la cosa non vale nulla’, bensì […]
nell’indicare perché, nella costellazione di questo pensiero,
certi errori e certe contraddizioni sono inevitabili,
che cosa li ha generati nel movimento di tale pensiero e
in che senso quindi essi si mostrano significativi,
nella loro falsità e contraddittorietà, nella totalità del pensiero».
(Adorno 2010, 222-3)
1. Introduzione
Le categorie dell’economia politica rappresentano per Marx il luogo di accesso privilegiato alla realtà del modo di produzione capitalistico, non soltanto in quanto momenti di una teoria che rappresenta «il tentativo di penetrare nell’intima fisiologia della società borghese», ma anche in quanto esse sono una prima «nomenclatura» dei fenomeni «economici» che sono così riprodotti nel «processo di pensiero» (Marx 1993b, 168-169). Se è vero che l’oggetto della teoria di Marx è il modo di produzione capitalistico, l’accesso a tale oggetto passa necessariamente attraverso la mediazione concettuale (cfr. Schmidt 2017 e Fineschi 2006, in particolare 131-136). L’economia politica rappresenta proprio questa mediazione concettuale ed è per questo che il confronto con gli economisti assume una tale centralità nell’opera marxiana. Tuttavia, il rapporto che Marx sviluppa con le categorie dell’economia politica è eminentemente critico. In primo luogo, la critica delle categorie economiche si presenta come il ricondurre le elaborazioni teoriche degli economisti alle condizioni storiche dell’accumulazione capitalistica, mostrando lo sviluppo delle idee nella sua stretta connessione con lo sviluppo reale del modo di produzione: in questo modo Marx riconduce le riflessioni teoriche al «nocciolo terreno» da cui si dipartono. Ma questo ricondurre il condizionato alla condizione, seppur imprescindibile, è ancora soltanto generico: poiché «l’unico metodo materialistico» consiste nello «sviluppare dai rapporti di vita di volta in volta effettivi le loro forme trasposte in cielo» (Marx 2011, 407), la critica dell’economia politica quale «critica delle categorie economiche» (Marx e Engels 1973, 577-578) deve essere in grado di pensare le categorie come «modi d’essere, determinazioni d’esistenza» della «moderna società borghese» (Marx 1997a, 34), deve essere, quindi, critica del sapere dell’economia che si costituisce a partire dall’esposizione dell’oggetto di questo sapere, e, da esso, desumere le categorie come momenti della totalità capitalistica stessa. In questo modo l’insufficienza teorica della riflessione dell’economia politica non è più generica, è bensì un portato specifico dell’oggetto stesso a cui l’economia politica si applica.
2. Le condizioni di possibilità dell’economia politica come sapere autonomo
Per comprendere analiticamente il modo di procedere della critica è necessario, in un primo momento, riferirsi all’oggetto della critica e chiedersi perché per Marx sia necessario, per comprendere la forma di moto della società moderna, rivolgersi all’economia politica. Si tratta cioè di dare profondità concettuale all’asserzione marxiana, presente nella Prefazione a Per la critica dell’economia politica, secondo cui «l’anatomia della società civile è da cercare nell’economia politica» (Marx 1979, 4).
venerdì 3 maggio 2019
EUROPEISTI TRADITI: PERCHÉ QUESTA EUROPA HA DELUSO ANCHE NOI - Franco Cardini
Da: byoblu - Libropolis - Franco
Cardini è
uno storico, saggista e blogger italiano, specializzato nello studio
del Medioevo.
Leggi anche: La
dignità e l’orgoglio che ci fanno dire siamo tutti bastardi -
Franco Cardini
giovedì 2 maggio 2019
- La Nuova Era cinese tra declino Usa e debolezze Ue -
Da: https://jacobinitalia.it -
Vedi anche: - OLTRE LA GRANDE MURAGLIA. LA CINA E' DAVVERO UN PERICOLO? -
Leggi anche: Questioni relative allo sviluppo e alla persistenza nel socialismo con caratteristiche cinesi - Xi Jinping
Come usare il capitalismo nell'ottica del socialismo - Deng Xiaoping

Abbiamo fatto qualche domanda ad Alberto Bradanini, consigliere commerciale all’ambasciata italiana a Pechino tra il 1991 e il 1996 e poi ambasciatore a Pechino nel periodo 2013-2015. Parla del modello cinese, di come dominio della politica sull’economia e piena sovranità siano le condizioni per aspirare allo sviluppo mantenendo come obiettivo finale l’affermarsi del socialismo, per quanto il termine sia oggi mescolato a una forte apertura al capitalismo. «Un insegnamento utile anche all’Italia e l’Unione europea» dice l’ex ambasciatore. Che invita a cogliere l’opportunità di interloquire con la Cina e a un atteggiamento meno subalterno tanto agli Usa quanto al dominio tedesco.
Quali prospettive si aprono per l’Italia e per l’Europa con l’ascesa della Cina come protagonista della politica (e dell’economia) internazionale?
L’Europa è un continente politicamente ed economicamente frammentato. Nell’Ue, dove prevalgono le priorità stabilite dal direttorio franco-tedesco, vige la legge della giungla, e non certo quello spirito di solidarietà che pervade le pagine dei Trattati. Sul piano strategico, la Cina avrebbe interesse a dialogare con un’Europa come soggetto politico non solo economico, alla luce della concezione multipolare delle relazioni internazionali che reputa di sua convenienza. Un percorso questo oggi assai improbabile per ragioni endogene, e comunque indipendente dalle scelte cinesi.
martedì 30 aprile 2019
Alienazione e rivoluzione (digitale) - Enrico Donaggio
Da: Nexa
Center for Internet & Society - https://nexa.polito.it/mercoledi-114
Enrico Donaggio, Università degli Studi di Torino - Dipartimento di Filosofia e Scienze dell'Educazione - filosofia morale.
Vedi anche: OFFICINA MARX - https://vimeo.com -
"Le nuove forme di controllo sociale nella società artificiale" - Renato Curcio -
DEMENZA DIGITALE* - Manfred Spitzer** -
Il video (e la lezione) inizia solo al minuto 7,10...
Enrico Donaggio, Università degli Studi di Torino - Dipartimento di Filosofia e Scienze dell'Educazione - filosofia morale.
Vedi anche: OFFICINA MARX - https://vimeo.com -
"Le nuove forme di controllo sociale nella società artificiale" - Renato Curcio -
DEMENZA DIGITALE* - Manfred Spitzer** -
Il video (e la lezione) inizia solo al minuto 7,10...
"Questi dispositivi, questi strumenti, le innovazioni tecnologiche più rilevanti e più potenti della rivoluzione digitale, sono più potenti di noi (Dislivello Prometeico).
Farla finita con quella retorica in base alla quale tutto ciò che passa attraverso uno smartphone è autentico. Che sarebbe una sorta di cattivo surrogato di ciò che è realmente autentico cioè le relazioni umane dirette.
Le relazioni umane sono complicatissime, pesanti, difficili. Le relazioni con le cose sono infinitamente più semplici."
giovedì 25 aprile 2019
Crisi economica, trasformazioni produttive e lotta di classe - Riccardo Bellofiore
Da: Rsaflmuniti Cub - https://www.riccardobellofiore.info/ - [https://www.facebook.com/riccardo.bellofiore.3] -
Riccardo Bellofiore è professore ordinario di Economia politica all’Università degli Studi di Bergamo.
Riccardo Bellofiore è professore ordinario di Economia politica all’Università degli Studi di Bergamo.
mercoledì 24 aprile 2019
La NATO non è un’alleanza - Alessandra Ciattini
Da: https://www.lacittafutura.it - Alessandra Ciattini insegna Antropologia culturale alla Sapienza.
Gli Stati Uniti hanno bisogno delle basi militari per mantenere il loro dominio imperialista sul mondo. L’occupazione dei paesi che ospitano le sue basi si fonda sulla Nato. Cosa sta alla base della smodata ambizione Usa?
Gli Stati Uniti hanno bisogno delle basi militari per mantenere il loro dominio imperialista sul mondo. L’occupazione dei paesi che ospitano le sue basi si fonda sulla Nato. Cosa sta alla base della smodata ambizione Usa?
“La
NATO non è un’alleanza, costituisce piuttosto un’occupazione
militare di
quei paesi che furono ‘liberati’ dagli alleati nel corso della
Seconda Guerra Mondiale” (di fatto vinta dallo sforzo
immane dell’Unione Sovietica),
il cui scopo è sempre stato quello di orientare in senso
filostatunitense la politica europea e di impedire il sorgere nel
nostro continente di governi ostili alla superpotenza oggi in seria
crisi.
Questo
concetto è ben spiegato da Manlio Dinucci, il conduttore della
contro-celebrazione della NATO, il quale scrive sul Manifesto che
la “Nato è un’organizzazione sotto il comando del Pentagono… è
una macchina da guerra che opera per gli interessi degli Stati Uniti,
con la complicità dei maggiori gruppi europei di potere”, la quale
può esser giustamente accusata di essersi macchiata di crimini
contro l’umanità.
Da
qui ha preso le mosse il recente convegno internazionale sul 70°
anniversario della NATO, tenutosi a Firenze lo scorso 7 aprile [1], a
cui hanno partecipato circa 600 persone, venute da tutta Italia e
mostrando che nel nostro paese non tutti si identificano con la
politica supinamente allineata dei nostri governi (di vari colori) ai
voleri statunitensi, che – dopo il dissolvimento dell’Unione
Sovietica e dei suoi stretti alleati – hanno
scatenato sanguinose guerre e conflitti ancora in atto.
martedì 23 aprile 2019
Per una lettura di Marx - Stefano Garroni
Da: Stefano
Garroni, Dialettica
riproposta, a cura
di Alessandra Ciattini, (Dialettica
riproposta - Stefano Garroni - lacittadelsole).- Stefano
Garroni è
stato un filosofo italiano.

Indice:
Nota dell’editore
Novità e storia
Solitamente si pensa che la grandezza di uno scienziato o di un filosofo stia in ciò che ha detto, nella parola nuova che ha introdotto, nell’“inedito” che da lui ha inizio.
Si tratta, naturalmente, di un concezione romantica, in un certo senso, oziosa, da “anima bella” e, quello che più conta, di una concezione, che non riconosce il ruolo della storia, dei lunghi, complessi e contraddittori processi, senza cui in realtà non vi sarebbe “nuovo”.
Perché, non inganniamoci, ciò che veramente è serio nella scienza e nella filosofia non ha origine diversa, se non nei problemi, difficoltà e contraddizioni, che gli uomini realmente esistenti incontrano nella loro “fatica di vivere”.
Ed infatti è certo che lo scienziato e il filosofo sono in un certo senso uomini comuni, che conoscono le comuni gioie e sofferenze, aspirazioni, sconfitte, insomma, che vivono nella stessa drammaticità ed incertezza, opacità, in cui vivono gli uomini normalmente.
Tuttavia, come Kant, Hegel e Marx ci hanno appreso, questo ha di caratteristico, di proprio, il filosofo moderno: di essere appunto un uomo, che vive insieme agli altri, che non si considera diverso dagli altri, ma che cerca di capire, le contraddizioni, le difficoltà in cui è immerso, le quali sono poi le contraddizioni, le dissonanze, le disarmonie, di cui vive la società di cui egli è parte.
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