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Francesco Schettino è professore ordinario di economia politica all’ Università della Campania “Luigi Vanvitelli”.
Patrizio Paolinelli. Sociologo e giornalista. È docente a contratto di Sociologia della comunicazione all'UPRA-Università Europea (Roma). Insegna ai corsi di formazione della UILPA. La sua ultima pubblicazione è: Comunicare il sindacato. Guida pratica, Bibliotheka Edizioni (Roma, 2017). -
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Uno dei principi del neoliberismo recita così: se i ricchi diventano ancora più ricchi a giovarne sarà tutta la società. Purtroppo la realtà ha smentito la teoria: nel corso degli ultimi 40-45 anni i ricchi sono effettivamente diventati più ricchi, ma le diseguaglianze sociali sono aumentate e così pure la povertà: fino ad arrivare al paradosso dei lavoratori stabili che non arrivano a fine mese. Dinanzi a un fiasco ormai innegabile alcuni economisti iniziano a interrogarsi e a esplorare strade alternative rispetto a quelle tracciate dal neoliberismo. E proprio in questa direzione muove un libro intitolato: Socializzare i profitti. Le leggi generali dell’economia politica nell’era dell’Antropocene (Meltemi editore, Milano 2025, pp. 260, 20,00 euro). L’autore è Francesco Schettino, docente di economia politica all’Università della Campania “Luigi Vanvitelli”.
Il volume offre al lettore gli strumenti per comprendere il paradigma economico dominante, le coordinate per valutarne criticamente i limiti e per intravedere possibili alternative. L’obiettivo è quello di smontare i postulati dell’economia mainstream, di mostrarne l’incapacità strutturale e di spiegare i fenomeni più rilevanti del nostro tempo: crisi cicliche che si susseguono con cadenza ormai quasi regolare, polarizzazione della ricchezza che raggiunge livelli premoderni, distruzione ambientale che minaccia le condizioni stesse della vita sul pianeta, tendenza al monopolio che si manifesta in tutti i settori strategici dell’economia. Fenomeni che la teoria economica dominante, con i suoi modelli elegantemente matematizzati e le sue presunte leggi universali, non riesce a spiegare e addirittura spesso evita di affrontare preferendo rifugiarsi nella finzione di un mondo popolato da individui razionali che massimizzano la propria utilità in un equilibrio perfetto.
La critica di Schettino parte da un presupposto di fondo: l’economia è stata spogliata della sua dimensione storica e sociale, trasformata in una presunta scienza esatta che si modella sulla fisica e sulla matematica dimenticando che i processi economici sono processi umani, quindi storicamente determinati e socialmente conflittuali. La scuola neoclassica, con il suo celebre homo oeconomicus e la sua ossessione per l’allocazione ottimale di risorse scarse, ha messo da parte le domande cruciali che invece animavano la scuola classica: domande sul valore, sulla distribuzione del reddito, sullo sfruttamento del lavoro, sulle crisi, sul potere. Domande che non sono mai state secondarie ma che rappresentano il cuore pulsante di qualsiasi analisi economica che voglia dirsi realistica. L’autore procede quindi a una disamina puntuale dei fondamenti della microeconomia neoclassica: dalla teoria del consumatore al funzionamento delle imprese, dalla concorrenza perfetta al monopolio, affiancando all’esposizione dei modelli convenzionali una critica serrata che restituisce centralità alla dimensione storica e sociale dei fenomeni economici, mostrando come le cosiddette leggi generali dell’economia siano in realtà costruzioni teoriche.