*Da: contropiano.org/
Leggi anche: https://alganews.wordpress.com/2016/06/26/leditoriale-la-meravigliosa-vendetta-di-varoufakis/
http://www.ilfattoquotidiano.it/premium/articoli/e-la-rivolta-dei-deboli-anche-litalia-al-collasso/
http://www.ilfattoquotidiano.it/premium/articoli/e-la-rivolta-dei-deboli-anche-litalia-al-collasso/
1) Limitare
ulteriormente la democrazia allo scopo di ridurre al minimo i costi delle
transazioni internazionali senza tenere in considerazione la sferzata sociale
ed economica che l’economia globale di quando in quando produce
2) Limitare la
globalizzazione per ricostruire in patria una legittimità democratica
3) Globalizzare la
democrazia a scapito delle democrazie nazionali
IL “TRILEMMA” DI RODRIK: non è possibile avere contemporaneamente
iperglobalizzazione, democrazia e autodeterminazione nazionale.
Riportiamo qui la
traduzione di un articolo di Will Denayer, originariamente pubblicato su
Flassbeck Economic International. È un contributo interessante nel dibattito
all’interno della sinistra euro-critica che mette bene in luce le irrisolvibili
criticità del fronte che continua a sostenere la necessità di una maggiore
integrazione in senso democratico della UE e quindi la possibilità di una
riforma progressista di questo polo geo-politico-economico.
Entrando più a fondo nel campo della rottura della UE, Denayer pone degli attenti punti di analisi nella discussione tra chi insiste sulla priorità dell’uscita nazionale e chi invece predica un’utopistica “rivoluzione continentale”, mostrando come una così netta distinzione fra queste due prospettive manchi del senso di realtà di cui la lotta contro la UE necessita: la dimensione nazionale è ancora prevalente come contesto per l’organizzazione della lotta di classe e come base dell’affermazione di una alternativa politica, perché lo Stato è ancora il soggetto della sovranità e quindi della possibile rottura; ma senza un punto di vista e un piano di alleanze e di lavoro internazionale – nel caso specifico lavorando sull’anello debole, sul possibile punto di rottura, che nella Ue corrisponde alla faglia tra paesi dominanti e Piigs che lo stesso processo di integrazione e gerarchizzazione continentale ha generato – la rottura con l’Ue si ridurrebbe nella migliore delle ipotesi a un salto nel buio alla mercé della speculazione, dei mercati, degli apparati coercitivi dell’istituzione europea, nella peggiore in un ritorno a un nazionalismo che non può che essere, nel contesto attuale e dati gli attuali rapporti di forza, xenofobo, isolazionista e contrario agli interessi delle classi popolari. (Contropiano)
Entrando più a fondo nel campo della rottura della UE, Denayer pone degli attenti punti di analisi nella discussione tra chi insiste sulla priorità dell’uscita nazionale e chi invece predica un’utopistica “rivoluzione continentale”, mostrando come una così netta distinzione fra queste due prospettive manchi del senso di realtà di cui la lotta contro la UE necessita: la dimensione nazionale è ancora prevalente come contesto per l’organizzazione della lotta di classe e come base dell’affermazione di una alternativa politica, perché lo Stato è ancora il soggetto della sovranità e quindi della possibile rottura; ma senza un punto di vista e un piano di alleanze e di lavoro internazionale – nel caso specifico lavorando sull’anello debole, sul possibile punto di rottura, che nella Ue corrisponde alla faglia tra paesi dominanti e Piigs che lo stesso processo di integrazione e gerarchizzazione continentale ha generato – la rottura con l’Ue si ridurrebbe nella migliore delle ipotesi a un salto nel buio alla mercé della speculazione, dei mercati, degli apparati coercitivi dell’istituzione europea, nella peggiore in un ritorno a un nazionalismo che non può che essere, nel contesto attuale e dati gli attuali rapporti di forza, xenofobo, isolazionista e contrario agli interessi delle classi popolari. (Contropiano)
- Varoufakis
Questo testo si occupa di strategia, ma la strategia non può
essere considerata separatamente dalle persone e dalle loro storie e azioni.
Syriza è sempre stato un intricato conglomerato di gruppi di molte provenienze
politiche, ma da quando è salito al potere nel gennaio 2015, fino alla sua
capitolazione sette mesi più tardi, le due maggiori fazioni hanno combattuto
una lotta feroce. Da una parte c’era una sinistra eterogenea, che voleva
mantenere le promesse elettorali (il programma di Salonicco): non ci sarebbe
più stata l’austerità, la Grecia avrebbe negoziato un taglio del debito e, se
la Troika avesse spinto il paese oltre il limite, il gruppo avrebbe sostenuto
l’uscita dall’eurozona. Anche la leadership del partito, d’altro canto,
voleva porre fine all’austerità. Ma in nessun caso era disposta ad uscire
dall’eurozona.