mercoledì 15 giugno 2016

Dialoghi di profughi XVI.* - Bertolt Brecht


LE RAZZE DEI SIGNORI. – IL DOMINIO UNIVERSALE.

Ci volle molto tempo per mettere in piedi una ditta per la disinfestazione dalle cimici, perché ci si doveva procurare il gas all’estero e non si potevano ottenere i permessi  valutari necessari. Ziffel e Kalle tenevano le loro riunioni al ristorante della stazione. Il discorso cadeva spesso sulla Germania, che in quei giorni proclamava sempre più energicamente il suo diritto al dominio universale.

ZIFFEL     L’idea della razza è il tentativo di un piccolo borghese di diventare un nobile. D’un colpo si ritrova degli antenati con cui può guardare con compiacimento, mentre guarda dall’alto in basso, altri suoi simili. Noi tedeschi ne ricaviamo persino una specie di storia. Se non eravamo una nazione, può essere che fossimo almeno una razza. In sé e per sé il piccolo borghese non è più imperialista del grosso borghese, perché dovrebbe esserlo? Ma ha una coscienza meno tranquilla e ha bisogno di una scusa quando vuol farsi largo. Non gli piace dar gomitate nello stomaco se non è nel suo buon diritto: vuole che quello di calpestare il prossimo sia un suo preciso dovere. Le industrie devono avere uno sbocco sul mercato, e scorra pure il sangue. Il petrolio è più denso del sangue. Ma per un mercato non si può fare la guerra, sarebbe sconsiderato; la si deve fare perché si è una razza di signori. Cominciamo coll’includere nel Reich tutti i tedeschi, e non la smettiamo prima di averci incluso anche i polacchi e i danesi e gli olandesi. Cos’ li proteggiamo. I buoni signori sono tali a loro proprio vantaggio.

KALLE     Il problema per loro è come fabbricare abbastanza rappresentanti di una razza di signori. Al campo di concentramento il comandante ci faceva correre per tre ore di seguito su è giù nel cortile tra le baracche, poi ci faceva fare duecento piegamenti. Infine ci schierava su due file e teneva un discorso. Noi tedeschi siamo un popolo di signori, urlava con la sua voce stridula. A voi luridi maiali vi liscerò io la schiena a dovere finché vi avrò trasformati in tanti rappresentanti di una razza superiore, da poter trasformare al mondo senza arrossire. Come volete conquistarlo, il dominio del mondo, se non siete altro che pelandroni e pacifisti? La pelandrone ria e il pacifismo li lasciamo alle razze dell’occidente imbastardite dai negri. Ogni singolo tedesco è razzialmente tanto superiore a quella plebaglia quanto un abete a un fungo. Vi farò sputar sangue finché sarete arrivati a capirlo e mi ringrazierete in ginocchio per aver fatto di voi, per incarico del Führer, delle tempre di signori.

ZIFFEL     E lei come reagiva a questa pretesa sconveniente?

KALLE     Con scarso entusiasmo. D’altra parte non osavo rinunciare apertamente ad aspirare al dominio del mondo. Me le hanno date spesso, e una volta il comandante si è persino intrattenuto con me da solo a solo. Aveva una brutta cera, perché aveva dovuto assistere a stomaco vuoto a un paio di trattamenti a frustate, e se ne stava sdraiato sul sofà carezzando il suo cane di San Bernardo. Vedi, mi disse soprapensiero,, te lo devi conquistare, il dominio del mondo. Non ti resta altro da fare. In politica estera è lo stesso di com’era in politica interna. Prendi me: ero impiegato nel ramo assicurazioni. Uno dei direttori era ebreo. Con la scusa che non potevo stipulare polizze e che m’ero appropriato di un paio di premi assicurativi, quello mi butta in mezzo alla strada. Non mi rimase altro che entrare in un partito che avesse come programma il dominio dello stato. O se non ti basto io, prendi lo stesso Führer! Poco prima di prendere il potere era di fronte alla bancarotta totale. Non avrebbe più trovato posto da nessuna parte, l’unico mestiere che gli restasse aperto era quello di dittatore. E ora prendi la Germania! Bancarotta assoluta: un’industria colossale e niente mercati, niente materie prime! Ultima e sola possibilità: il dominio del mondo! Guarda un po’ la cosa da questo punto di vista!

ZIFFEL Questa del dominio del mondo è una meta che si può raggiungere solo procedendo con inflessibile severità. Con la severità puoi trasformare anche un coniglio in un mostro spaventoso. In linea di principio puoi far distruggere coi bombardamenti la più grande città del mondo da dei piccoli impiegati, di quelli che solo ad entrare nella stanza del loro sottocaporeparto gli verrebbe il batticuore- Si caricano i soldati su macchine che poi si fanno piombare addosso al nemico, ad una velocità tale che nessuno osi saltarne giù. Oppure li si ficca dentro aeroplani da trasporto e li si fa scendere i mezzo agli eserciti nemici, dove gli tocca per forza difendersi col coraggio della disperazione per cercare di salvarsi la pelle. Oppure li si può anche lanciare giù come bombe viventi. Un intero esercito lo si è nascosto dentro navi da carico e mandato verso lidi lontani, dove fu scaricato ed esposto agli attacchi delle truppe locali, che per altro furono colte di sorpresa. Due continenti sono impalliditi di fronte all’impavidità di questi soldati – ma anche se invece era pavidità, c’era lo stesso motivo d’impallidire. Aggiungi che l’addestramento è fatto su basi scientifiche. L’uomo, persino il più ragionevole, può venire addestrato in modo tale che niente gli riesce più facile di un’azione eroica. L’eroismo è per lui automatico. Solo ricorrendo a un’estrema forza di volontà sarebbe in grado di agire meno che eroicamente; solo mobilitando tutta la sua fantasia potrebbe immaginarsi qualcosa di diverso da un’azione eroica. La propaganda, le minacce e l’esempio rendono quasi tutti eroi, in quanto li rendono privi di volontà. Subito al principio della Grande Epoca vidi il mio portiere comportarsi come un governatore in paese nemico, un cronista sportivo di un giornaletto di provincia come un alfiere dell’alta cultura, e un tabaccaio come un capitano d’industria. Certi criminali che fino allora erano penetrati nelle abitazioni con la massima discrezione, senza menarne vanto, per lo più col favore della notte, ora lo facevano in pieno giorno, pubblicamente, e si preoccupavano che le loro imprese apparissero sui giornali. Con certe spezie, usate in dosi minime, lei può modificare una pasta in modo tale che acquista un sapore del tutto nuovo. Così a quel tempo tutto ciò che si vedeva aveva assunto un carattere del tutto nuovo, e precisamente un carattere minaccioso. Dapprima soltanto alcuni minacciavano tutti. La gente si addormentava la sera pensando alle minacce cui era stata esposta durante la giornata, e a quelle che a sua volta avrebbe potuto scagliare il giorno dopo.

KALLE     Sono riusciti in poco tempo a spaventarsi l’un l’altro in modo tale che si racconta la seguente storiella. Uno straniero va a trovare un amico con cui era in rapporti di affari. Come ve la passate sotto il nuovo regime?, gli domanda appena entrato in ufficio. L’amico impallidisce, mormora qualcosa d’incomprensibile, afferra il cappello e trascina lo straniero verso la porta. Questi si aspetta di aver risposta per strada, ma il suo amico si guarda attorno con circospezione e si ficca con lui in un ristorante, dove sceglie un tavolo in un angolo, lontano da tutti gli altri clienti. Dopo che hanno ordinato un cognac, lo straniero ripete la sua domanda, ma il tedesco sogguarda diffidente la lampada da tavolo, che ha un grosso piede di p bronzo. Pagano e il tedesco porta l’amico nel suo appartamento da scapolo, va direttamente nella stanza da bagno, apre il rubinetto dell’acqua facendola scrosciare forte, e gli dice, in modo appena percettibile a breve distanza: «Siamo soddisfatti».

ZIFFEL     Senza una forte polizia e un costante controllo non puoi fare di nessun popolo una razza di signori, ti sfuggirà sempre di mano. Per fortuna qui lo stato è in grado di esercitare una certa precisione. Per esempio, non è proprio necessario mettere qualcosa nello stomaco alla gente: basta ogni tanto un pugno, nello stomaco. La conquista del mondo comincia col senso di sacrificio, si regge e cade con questo. Le uniche creature che non conoscono il senso di sacrificio sono i carri armati, gli Stukas e in genere le macchine. Solo esse non sono disposte a sopportare la fame o la sete, e restano insensibili a qualsiasi ragionevole argomento. Nessun genere di propaganda le può indurre a lavorare senza essere alimentate. Nessuna promessa di un avvenire paradisiaco con oceani di benzina le può trascinare a combattere senza benzina. Il grido che il paese è perduto vena la loro resistenza, risuona inascoltato. A che servirebbe ricordar loro un glorioso passato? Esse non hanno fede nel Fuhrer, né paura della sua polizia. Il loro sciopero, nessuna SS lo può spezzare, ed esse scioperano non appena viene a mancare la benzina. Dalla sola gioia non traggono forza (1). Devono essere continuamente lubrificate. L’intero popolo deve sobbarcarsi privazioni supplementari perché ad esse non manchi niente. Se vengono trascurate non si mostrano adirate, è vero, ma nemmeno comprensive, soltanto arrugginite. In tutto il paese non ci sono creature cui riesca più facile conservare la propria dignità.

KALLE     Il tedesco ha avuto una storia infelice, e così si è sviluppato in lui un senso dell’obbedienza unico al mondo. Obbedisce anche quando si vuol fare di lui un superuomo. Lei può gridargli sul muso: «In ginocchio!», oppure «Attenti a dest!», oppure «Dominare il mondo!», e lui cercherà sempre di eseguire l’ordine. Anzitutto gli si è dovuto insegnare che cosa è e che cosa non è un tedesco. Si è fatto ricorso al sangue e al suolo. Solo un tedesco può versare il suo sangue per il Führer, e solo un tedesco può portar via a un tedesco il suo suolo. Il prigioniero in campo di concentramento e il suo aguzzino sono uniti dal sangue, e poiché provengono dallo stesso suolo, hanno la stessa natura. Io sono sempre stato contro i legami del sangue, esattamente come contro ogni altra cosa che mi legasse. Mi piace avere le mani libere. E’ vero uno il proprio padre non se lo può scegliere, e perciò lui ti può strigliar con la cinghia. Non potrebbe permettersi di mangiare così rumorosamente a tavola, se uno si potesse scegliere un altro padre.

ZIFFEL     Loro se la pigliano in mala parte, naturalmente, se uno spezza tutti i legami, anche i più sacri.

KALLE     Sono io che li spezzo? La famiglia l’hanno distrutta i capitalisti. E il legame tra me e il mio paese l’ha spezzato il Comediavolosochiama. Io non sono più egoista di un altro, ma al dominio del mondo mi rifiuto di lasciarmi spingere. Qui tengo duro. Il mio senso di sacrificio non è illimitato, a questo non ci arriva.

Dopo di che si occuparono ancora un po’ di distruzione di parassiti, poi si separarono e si allontanarono, ciascuno per la propria strada.


1         Allusione al dopolavoro nazista Kraft durch Freude  («Forza mediante la gioia»).



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