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sabato 17 ottobre 2026

Discutere su (e di) NAZA è facilissimo, è indagare Israele per ciò che dice NAZA che sembra impossibile. - Lavinia Marchetti

Da: https://laviniamarchetti.substack.com - Lavinia Marchetti - Lavinia Marchetti Biologa e filosofa politica che scrive su Gaza, i genocidi contemporanei, l'ideologia della guerra giusta, il corpo delle donne in guerra e le forme quotidiane di resistenza. 

Leggi anche: IL 7 OTTOBRE E L’OCEANO DI SANGUE PALESTINESE IN CUI CI SPECCHIAMO OGNI GIORNO - Lavinia Marchetti 


Commento ad un articolo di Aluf Benn su Haaretz del 6 ottobre 2026 (https://www.haaretz.com)

Stamattina Aluf Benn, su Haaretz, ha spostato il focus da NAZA come film a ciò che NAZA denuncia. “Finalmente!”, mi viene da dire. Finalmente si è capito che il problema non è il docufilm, ma i contenuti al suo interno. Benn parte dal finale che tanto ha fatto discutere gli unici e soli vittimisti con patente, quello in cui il treno di Shoah di Claude Lanzmann viene accostato a un convoglio che corre lungo l’autostrada Ayalon, con le testimonianze dei soldati israeliani a scandire il passaggio. Benn considera quel paragone facile e addirittura rozzo. Posizione legittima, non sono d’accordo. Ma insomma chi se ne frega, quello che conta è la frase successiva:

«Simili paragoni a buon mercato con l’Olocausto nulla tolgono al contenuto delle testimonianze registrate dei soldati, che offrono una rara finestra sul meccanismo interno delle Forze di difesa israeliane per individuare, identificare e attaccare obiettivi a Gaza».

Così, a occhio, mi sembra un buon punto da cui ripartire dal momento che, non so se ci avete fatto caso, ma nelle ultime settimane siamo riusciti a fare precisamente ciò che facciamo spesso davanti a Gaza. Abbiamo trasformato “dei fatti” in una discussione sul modo in cui “i fatti” sono stati raccontati. Ok, il film usa Lanzmann in maniera impropria? Discutiamone. L’accostamento storico regge? Discutiamone ancora. Qualcuno trova il titolo eccessivo, qualcun altro trova problematica l’anonimità di alcune fonti. Benissimo. Parliamone, discutiamone quanto volete. Eppure, nel frattempo, dentro quel film, soldati israeliani descrivono procedure che portano dalla “classificazione” di un essere umano alla decisione di ucciderlo attraverso un software e l’AI. Uno di loro prende un pennarello nero, traccia una specie di percorso operativo, e alla fine del percorso una bomba cade sopra una casa. Non so voi, ma io continuo a pensare a quella casa. Perdersi nella filologia di NAZA è facilissimo. Ne nasceranno trattati. Ma quella casa aveva dentro persone innocenti uccise perché “forse” in zona c’era un miliziano di Hamas.

"Naza", Francesca Albanese commenta il documentario che indigna il mondo e fa arrabbiare Israele

Da: Tag24 - Francesca Albanese è una giurista e docente italiana, specializzata in diritto internazionale e diritti umani. Dal 2022 è relatrice speciale delle Nazioni Unite sui territori palestinesi occupati.- Francesca Albanese -

Leggi anche: PERCHÉ TANTO ODIO NEI CONFRONTI DI FRANCESCA ALBANESE? - Lavinia Marchetti

domenica 11 ottobre 2026

IL 7 OTTOBRE E L’OCEANO DI SANGUE PALESTINESE IN CUI CI SPECCHIAMO OGNI GIORNO - Lavinia Marchetti

Da: Lavinia Marchetti - https://laviniamarchetti.substack.com - Lavinia Marchetti - Lavinia Marchetti Biologa e filosofa politica che scrive su Gaza, i genocidi contemporanei, l'ideologia della guerra giusta, il corpo delle donne in guerra e le forme quotidiane di resistenza.

Leggi anche: Sì, un altro mondo era possibile - Lavinia Marchetti 

IL VELO E LA BOMBA - Lavinia Marchetti 

ISRAELE È UN ESPERIMENTO COLONIALE FALLITO. UN ESPERIMENTO DA CHIUDERE. - Lavinia Marchetti 

CISGIORDANIA. Le nostre vite sono un fardello - Mais Abu Ghoush e Ahmed Al-Arouri 

Vedi anche: Da Milano intervista Omer Bartov (https://www.raiplay.it/video/2026/09/Il-cavallo-e-la-torre---Puntata-del-07102026-6526f19b-c40c-486a-9f72-998108f5494d.html)


Forse ci voleva un oceano di sangue palestinese per mostrarci il nostro volto. Scrivere questa frase mi imbarazza perché i morti palestinesi non avevano alcun dovere verso la nostra coscienza. Nessun bambino di Gaza doveva morire perché un europeo scoprisse qualcosa su se stesso e sul sistema di sfruttamento e disumanizzazione in cui vive. Eppure oggi, tre anni dopo il 7 ottobre 2023, riesco solo a dire che Gaza ci ha tolto parecchie illusioni e alcune erano le migliori che avevamo. 

Abbiamo scoperto quanto vale davvero il diritto internazionale quando a violarlo è un alleato dell’Occidente, abbiamo anche visto quanto dura l’universalismo europeo quando l’essere umano da proteggere è palestinese, e abbiamo anche appreso, senza possibilità di appello, quanta parte della nostra superiorità morale sopravvive davanti a una convenienza che sia ideologica, militare, diplomatica, o peggio, commerciale. Poco, nulla. Altro che illuminismo e “valori cristiani”. 

Per anni abbiamo raccontato l’Occidente a noi stessi, noi eh, gli altri lo sapevano bene chi eravamo, attraverso il lessico stucchevole della democrazia liberale, dei bellissimi da dire “diritti umani”. Eravamo quelli che si fregiavano di Norimberga, della Convenzione sul genocidio, delle Convenzioni di Ginevra; quelli che sbandieravano al resto del mondo che la ragion di Stato incontra un limite davanti all’essere umano. Beh, la politica estera degli USA di cui siamo sudditi avrebbe già dovuto farcelo capire. Ma dopo arriva Gaza e il limite comincia a diventare poroso, pietoso e agghiacciante. 

Ho riletto Fisher tante volte in questi tre anni perché aveva capito che il capitalismo possiede una capacità straordinaria di inglobare persino la critica morale rivolta contro se stesso, a condizione che quella critica lasci in pace ciò che conta davvero per quel sistema basato sulla diseguaglianza. In Realismo capitalista scriveva: 

«Presi assieme, gli immobilisti (con la loro ammissione implicita che il capitalismo non potrà mai essere rovesciato, e che nei suoi confronti non si può tentare altro che opporre resistenza) e i comunisti liberali (per i quali gli eccessi immorali del capitalismo vanno temperati dalla filantropia e dalla beneficenza) danno il senso di come le potenzialità politiche dell’oggi siano circoscritte proprio dal realismo capitalista. Se gli immobilisti ricorrono a forme di protesta dal sapore sessantottesco in nome della resistenza al cambiamento, i comunisti liberali sposano energicamente la causa della “novità”. Žižek ha senz’altro ragione quando fa notare che il comunismo liberale, anziché essere una specie di correttivo progressista dell’ideologia capitalista ufficiale, è esso stesso l’ideologia dominante del capitalismo contemporaneo». 

giovedì 1 ottobre 2026

Sì, un altro mondo era possibile - Lavinia Marchetti

Da: Lavinia Marchetti - https://laviniamarchetti.substack.com - Lavinia Marchetti -  Lavinia Marchetti 

Leggi anche: Il senso della fine - Francesco Piccioni

"Io chiedevo cosa succederebbe se… perché a questa domanda non risponde mai nessuno degli armiamoci e partite." - Lavinia Marchetti

"Perché il mondo aveva bisogno di 24 israeliani per credere a ciò che i palestinesi dicevano per quasi tre anni?" - Abo Nasr 

Il palestinese accettabile: articolo esclusivo per RedH di Jaldia Abubakra (Palestina) 

"Cosa ti ha radicalizzato?" - Caitlin Johnstone 

Ascolta anche: Caffè&Cornetto. La vicenda di Autistici/Inventati con Stefano Lucarelli ed Emanuele Barga https://grad-news.blogspot.com/2026/09/caffe-la-vicenda-di-autisticiinventati.html 


Sulla cima dell’Helseggen, la Nuvolosa, un uomo con i capelli bianchi si è disteso a riposare sull’orlo di un precipizio di roccia nera e lucida, con mezzo corpo proteso nel vuoto, e spiega al viaggiatore che ha accompagnato fin lassù di sembrare vecchio senza esserlo, perché «è bastato meno di un giorno a mutare questi capelli dal nero di giaietto al bianco». Edgar Allan Poe pubblicò la sua discesa nel Maelström nel maggio del 1841, su una rivista di Filadelfia, e la ambientò sulla costa della Norvegia, al sessantottesimo grado di latitudine, dove la marea, quando monta e quando cala, torce il mare fra l’isola di Moskoe e la terraferma in un gorgo che la gente del posto chiama Moskoe-ström. Tre anni prima, racconta il pescatore, lui e i suoi due fratelli rientravano dai banchi con il loro peschereccio quando un uragano li sorprese nell’ora sbagliata della marea. Il più giovane sparì insieme all’albero maestro, al quale si era legato per sentirsi al sicuro, e la corrente trascinò la barca verso l’orlo del gorgo.

Mentre si avvicinavano all’abisso, il fratello maggiore, impazzito di terrore, abbandonò il barile vuoto per l’acqua a cui si teneva a poppa e si avventò sull’anello di ferro dove si reggeva l’altro, cercando di strappargli le mani, perché l’anello era troppo piccolo per offrire a entrambi una presa sicura. L’altro glielo lasciò e andò a poppa, al barile. Poi accadde la cosa più strana del racconto.

«Può sembrare strano, ma ora che ci trovavamo proprio tra le fauci del gorgo mi sentivo più calmo di quando ci stavamo soltanto avvicinando. Avendo deciso di non sperare più, mi liberai di gran parte di quel terrore che all’inizio mi aveva snervato. Credo che fosse la disperazione a tendermi i nervi. [...] Dopo un poco fui preso dalla più acuta curiosità per il vortice stesso. Provavo davvero il desiderio di esplorarne le profondità, pur a costo del sacrificio che stavo per compiere, e il mio dolore più grande era che non avrei mai potuto raccontare ai miei vecchi compagni a terra i misteri che avrei visto».

La barca finì sospesa a metà di un imbuto immenso, dalle pareti lisce come l’ebano, sulle quali la luna piena, affacciata da uno squarcio fra le nubi, riversava una luce dorata fino ai recessi più profondi dell’abisso, e in fondo, sopra la nebbia sollevata dall’urto delle acque, pendeva «un magnifico arcobaleno, simile a quel ponte stretto e vacillante che i musulmani dicono essere l’unico passaggio tra il Tempo e l’Eternità».

Guardando i relitti che roteavano con la barca lungo la parete, il narratore si accorse che, fra due corpi della stessa grandezza, il cilindro veniva inghiottito più adagio, e più tardi, a salvezza avvenuta, un vecchio maestro di scuola del distretto gli avrebbe spiegato perché un cilindro che galleggia in un vortice «oppone maggiore resistenza al risucchio ed è trascinato giù con maggiore difficoltà di un corpo di pari volume e di qualsiasi altra forma». Prima di legarsi al barile cercò di far capire al fratello che cosa intendeva fare, indicandogli con i gesti i barili che galleggiavano accanto a loro, e il fratello «scosse la testa disperatamente e rifiutò di muoversi dal suo posto accanto al golfare». Poi si gettò in mare legato al barile, e dopo un’ora, forse, vide la barca compiere tre o quattro giri frenetici e precipitare nella schiuma portandosi dietro il fratello, una volta per tutte e per sempre.

Da un po’ di tempo penso spesso a quei due fratelli, perché credo incarnino alla perfezione due modi di stare dentro la storia che conosco bene, e che ho visto convivere nella stessa persona, a volte nello stesso giorno.

mercoledì 30 settembre 2026

- Perché è avvenuto il Ciclone di Al-Aqsa: Ilan Pappé rilegge l’ottobre 2023 -

Da: https://it.palestinechronicle.com - Ilan Pappé è docente presso l’Università di Exeter ed è stato senior lecturer di scienze politiche presso l’Università di Haifa. È l’autore de “La Pulizia etnica della Palestina” e “Dieci Miti su Israele”. Pappé è definito come uno dei “nuovi storici” che, dopo la pubblicazione di documenti britannici e israeliani a partire dai primi anni ‘80, hanno riscritto la storia della fondazione di Israele nel 1948. (Ilan Pappé) 

Vedi anche: Brevissima storia del conflitto tra Israele e Palestina - ILAN PAPPÉ 

Leggi anche: COS’È LA NAKBA? - Lavinia Marchetti

Verità sulla Nakba - Ilan Pappè 

7 ottobre. 22 giorni prima: il messaggio di Sinwar arrivò in Israele https://laviniamarchetti.substack.com/p/7-ottobre-22-giorni-prima-il-messaggio


A tre anni di distanza, Ilan Pappé ripercorre l’assedio, i calcoli e le scelte impossibili che hanno preceduto l’operazione Ciclone di Al-Aqsa dell’ottobre 2023.


Mentre ci avviciniamo al terzo anniversario dell’operazione Ciclone di Al-Aqsa e dell’inizio del genocidio a Gaza, possiamo beneficiare del tempo trascorso e osservare più chiaramente alcuni degli aspetti e dei nodi cruciali legati a quella data fatidica, rimasti confusi o invisibili quando sono stati esaminati nell’immediato periodo successivo all’operazione e al genocidio che ne è seguito.

È importante riflettere su questi temi e aspetti, anche perché troppe persone nel mondo, comprese alcune di quelle che hanno manifestato il proprio sostegno alla lotta palestinese, ritengono che questo capitolo orribile sia ormai alle nostre spalle. Il genocidio continua, seppure in maniera incrementale, nella Striscia di Gaza e si è ormai esteso alla Cisgiordania, dove l’intensificarsi della violenza dell’esercito e dei coloni mira a trasformare la Cisgiordania in un’altra Striscia di Gaza.

Il tempo trascorso ci permette di comprendere molto meglio le motivazioni del ristretto gruppo di dirigenti di Hamas che ha pianificato l’operazione. È importante analizzare queste motivazioni in modo professionale, per confutare la narrazione ingannevole e fabbricata da Israele, secondo cui l’operazione sarebbe stata concepita a Teheran nell’ambito di un piano volto a distruggere lo Stato ebraico.

Questa narrazione è già stata contestata con successo, poiché ignora deliberatamente il contesto storico della lunga oppressione sionista e del più recente e disumano blocco della Striscia. Ma nasconde anche una realtà più complessa, sviluppatasi negli anni immediatamente precedenti all’operazione Ciclone di Al-Aqsa e trascurata anche dai commentatori palestinesi e filopalestinesi. Uno sguardo più attento a questo particolare periodo permette di comprendere i dilemmi affrontati da Hamas e, più in generale, dal movimento di liberazione palestinese nella sua lotta esistenziale contro il progetto sionista di eliminazione.

giovedì 24 settembre 2026

"Io chiedevo cosa succederebbe se… perché a questa domanda non risponde mai nessuno degli armiamoci e partite." - Lavinia Marchetti

Da: Lavinia Marchetti - Lavinia Marchetti -  Lavinia Marchetti - Lavinia Marchetti 

Leggi anche. IL VELO E LA BOMBA - Lavinia Marchetti 

PERCHÉ TANTO ODIO NEI CONFRONTI DI FRANCESCA ALBANESE? - Lavinia Marchetti 


POSSIAMO FARE UNA DISCUSSIONE NON IDEOLOGICA SUL CONFLITTO RUSSO-UCRAINO? (so già che la risposta è no, ma pazienza)

Molte ore di treno mi hanno permesso di leggere la maggior parte dei commenti al mio post precedente. Ho preso appunti. Molti dei commenti erano assai seri, altri mi invitavano a «calarmi i pantaloni» davanti a Putin. Un signore ha stabilito che per annientare la Russia basterebbero due atomiche (bontà sua).

Ho trovato 8 argomentazioni che potrebbero riassumersi in altrettanti tipi psicologici. Analizziamole assieme.

1. I devoti della deterrenza

Sono i più numerosi. Pronunciano la parola «deterrenza» come dei bobbiani dell’ultim’ora, quasi come se nessuno di noi, poveri sprovveduti, ci avesse mai pensato. La dottrina ha antenati illustrissimi, da Bernard Brodie a Thomas Schelling. La distruzione reciproca assicurata renderebbe il primo colpo irrazionale dal momento che chi attacca per primo riceverà comunque una risposta devastante. Anche la NATO fonda la propria sicurezza sulla compresenza di forze nucleari e convenzionali. Dico la verità, finché si espone la teoria non fa una grinza. Poi subito dopo ci viene richiesto l’atto di fede. Tutti devono interpretare correttamente le intenzioni avversarie, conservare il controllo della catena di comando e infine reagire secondo una razionalità identica alla nostra. La storia, mi pare, ci offre qualche motivo di cautela. Durante l’esercitazione Able Archer del 1983, i sovietici prepararono forze nucleari all’impiego immediato, convinti che le manovre potessero coprire un attacco reale. L’ufficiale americano Leonard Perroots (come mi ricordava un commento) evitò di rispondere all’aumento dell’allerta sovietica. Decise, così, per intuito, ignorando la gravità della situazione. I documenti declassificati descrivono rapporti ridotti a un autentico «grilletto facile». Non parliamo della Baia dei Porci e così via. Essere sopravvissuti fino ad ora, prova soltanto che finora la catena degli errori si è interrotta in tempo. Ridurre questa fortuna in una legge storica è un po’ mettersi nelle mani della fede nella Provvidenza, con l’aggiunta dei missili balistici.

mercoledì 16 settembre 2026

"Perché il mondo aveva bisogno di 24 israeliani per credere a ciò che i palestinesi dicevano per quasi tre anni?" - Abo Nasr

Da: Abo Nasr - 

Leggi anche: Lavinia Marchetti: A VENEZIA VINCE LA PAURA -

Il palestinese accettabile: articolo esclusivo per RedH di Jaldia Abubakra (Palestina) 


La domanda non è: perché hanno applaudito per 25 minuti?
La domanda che dovrebbe tormentarci è:
Perché il mondo aveva bisogno di 24 israeliani per credere a ciò che i palestinesi dicevano per quasi tre anni?
Tre anni di immagini.
Tre anni di video.
Tre anni di corpi sotto i detriti.
Tre anni di bambini trattiuti dalle rovine.
Tre anni di ospedali bombardati.
Tre anni di giornalisti che portavano telecamere attraverso il fuoco.
Alcuni di loro hanno riportato la notizia al mattino...
Per diventare le notizie stesse.
E ancora, non era abbastanza.
Poi 24 israeliani sono venuti a parlare della guerra dall'interno dell'istituto militare.
E il mondo ha applaudito.
Per 25 minuti.
Okay...
E poi cosa?
La morte è stata interrotta?
I bambini che sono stati uccisi sono tornati?
Le famiglie seppellite sotto i detriti sono emerse?
I giornalisti che sono stati uccisi sono tornati a riportare la verità.
I bambini che sono stati uccisi sono diventati una scena in movimento.
I giornalisti che sono stati uccisi sono diventati un numero all'inizio di un film.
E Gaza è diventato un materiale culturale eccellente.
E il crimine?
È diventato un film.
Poi un festival.
Poi gli applausi.
Poi premi.
E poi l'assassino è tornato al lavoro.
Questo è il problema.

domenica 23 agosto 2026

SE I TERRORISTI DI HAMAS SONO NAZISTI, PERCHÉ ISRAELE NON LI TRATTA COME TALI? - Gideon Levy

Da: https://www.haaretz.com - https://laviniamarchetti.substack.com - trad. it. Lavinia Marchetti - Gideon Levy è un giornalista israeliano. Dal 1982 scrive per il quotidiano israeliano Haaretz e dal 2010 anche per il settimanale italiano Internazionale. Considerato un esponente della sinistra israeliana, nella sua attività giornalistica è sempre stato molto critico sulla politica israeliana di occupazione dei territori dello Stato di Palestina. (Gideon Levy)

Leggi anche: «EBRAICO E DEMOCRATICO»: UN OSSIMORO? - Shlomo Sand 

Il cielo sopra Israele sta diventando cupo - Gideon Levy

I COLONI ISRAELIANI: DALLE RADICI DEL SIONISMO ALLA REALTÀ CONTEMPORANEA - Lavinia Marchetti 

Vedi anche: La politica israeliana tra occupazione e massacro - Gideon Levy 


Dal punto di vista di Israele, gli hamasnik sono sette volte peggio dei nazisti. Agli occhi della maggior parte degli israeliani, chiunque si trovi a Gaza è Hamas, ed essere Hamas significa ricevere una condanna a morte, anche quando la persona uccisa è un medico, un insegnante o un contabile.

Le immagini del caffè sulla spiaggia di Gaza intriso di sangue, questa settimana, hanno fugato qualsiasi dubbio: Israele sta violando il cessate il fuoco e l’uccisione di massa continua, seppure a un ritmo più lento. Fa male, però meno di prima.

Il portavoce delle Forze di difesa israeliane ha farfugliato qualcosa a proposito di «comandanti della Nukhba riuniti per un incontro», di un comandante di compagnia e tre comandanti di plotone che sarebbero stati neutralizzati, poi di «piani terroristici» e dell’«eliminazione di una minaccia immediata». Le solite cose. Nessuna parola sul bambino ucciso o sulle altre vittime del bombardamento.

Qualsiasi comandante di plotone di Hamas viene considerato un bersaglio legittimo e, agli occhi di quasi tutti gli israeliani, merita di essere eliminato. Essere Hamas significa essere condannati a morte, anche quando la persona uccisa è un medico, un insegnante, il contabile di una municipalità, un assistente sociale di un centro comunitario o un agente della polizia stradale. La sentenza è già stata pronunciata.

Molti israeliani credono che gli hamasnik siano nazisti e che ciascuno di loro meriti di morire.

L’identificazione di Hamas con i nazisti sminuisce l’Olocausto fino a sfiorarne la negazione. Vorrei che lo Stato di Israele trattasse Hamas nello stesso modo in cui gli Alleati vittoriosi trattarono i nazisti alla fine della Seconda guerra mondiale.

martedì 18 agosto 2026

Avvelenati e assuefatti da 56 guerre nel mondo - Pino Corrias

Da: IL FATTO QUOTIDIANO (8/08/2026) - Pino Corrias è un giornalista e scrittore italiano. 

Leggi anche: Lavinia Marchetti, Perché l'emergenza climatica non appare costantemente in primo piano sui media? (https://laviniamarchetti.substack.com) 

La bomba ad orologeria e la realtà parallela - Osservatorio Italiano sul Neoliberalismo (13/08/26) 


Ma c’è qualcuno in grado di dirci quanta merda avvelenata stanno buttando nei cieli coinvolti dalle 56 guerre in corso? E quanta nei mari e negli oceani? Quanti incendi stanno bruciando, ogni giorno, sulle macerie delle raffinerie bombardate, sulle petroliere intrappolate, sui depositi di carburante? E quanto a lungo dureranno i danni che gli esperti chiamano “Perturbazioni dall’effetto prolungato?”. 

Da mesi, da anni, le cronache dei telegiornali inquadrano le colonne di fumo nero che salgono in verticale – da Kiev a Gaza, allo Yemen – non solo a riempire di morti il bottino dei generali e dei politici (che se ne vantano) ma anche a saturare il nostro cielo, il cielo di tutti, mangiarsi l’ossigeno, moltiplicare l’effetto serra che sta surriscaldando il pianeta, dove noi, moltitudine di uomini e donne in ostaggio di tutti i banditi al potere, siamo condannati a friggere? 

Chi lo misura quel veleno? Chi riesce a superare l’omertà degli Stati maggiori? Chi lo contabilizza nei grafici con cui ogni mattina ci spiegano che dobbiamo abbassare il termostato, usare con cautela l’aria condizionata, spegnere le luci, cambiare automobile, consumare meno carne, fare la raccolta differenziata e respirare con moderazione? Uno studio internazionale di climatologi ha calcolato che la distruzione di 600 pozzi in Iraq, durante la prima guerra del Golfo, anni 1990-91, ha aumentato del 4 per cento le emissioni globali di CO2, sono stati sversati nel Golfo Persico 700 milioni di litri di greggio e almeno 300 chilometri di costa del Kuwait sono stati anneriti dal petrolio. 

mercoledì 5 agosto 2026

Francesca Albanese: il Governo delegittima e Mattarella dorme - Lorenzo Baldo

Da: https://antimafiaduemila.com - Lorenzo Baldo giornalista pubblicista, vicedirettore di «Antimafia Duemila», da sedici anni è inviato a Palermo per il suo giornale. Ha collaborato con «L’Ora quotidiano» e «I Siciliani giovani». - Francesca Albanese è una giurista e docente italiana, specializzata in diritto internazionale e diritti umani. Dal 2022 è relatrice speciale delle Nazioni Unite sui territori palestinesi occupati.- Francesca Albanese - 

Leggi anche: PERCHÉ TANTO ODIO NEI CONFRONTI DI FRANCESCA ALBANESE? - Lavinia Marchetti 

“Quando il mondo dorme”, di Francesca Albanese - Lidia Ravera 

Tortura e genocidio. Relazione della relatrice speciale sulla situazione dei diritti umani nei territori palestinesi occupati dal 1967, Francesca Albanese 

Da economia dell’occupazione a economia del genocidio: il rapporto di Francesca Albanese sul business complice di Israele. 

luce del risveglio albanese


Era stata la vice-presidente M5S al Senato, Alessandra Maiorino, la prima firmataria di un’interrogazione parlamentare che aveva infastidito il Governo. In merito alla crisi in Medio Oriente, si chiedeva all’esecutivo quale fosse la posizione relativa agli attacchi e alle sanzioni del governo americano nei confronti della relatrice speciale delle Nazioni Unite per i territori palestinesi occupati, Francesca Albanese. Nessuna sorpresa dalla risposta giunta pochi giorni dopo: un’ulteriore conferma della complicità del governo Meloni nel genocidio a Gaza, così come della plateale ignavia del presidente della Repubblica, Sergio Mattarella. Che tace vergognosamente mentre lo sterminio del popolo palestinese continua – anche con il sostegno del Governo italiano –, mentre si fanno più pesanti gli attacchi alla giurista che ha avuto il coraggio di denunciare “l’economica del genocidio”.

La tracotanza della risposta pervenuta dal sottosegretario agli Esteri, Edmondo Cirielli, si riassume in pochi semplici passaggi che rimarcano l’assoluta sudditanza del Governo Meloni alle politiche criminali di Netanyahu e di Trump; le considerazioni nei confronti di Francesca Albanese si commentano da sole.

Per il Governo, il suo comportamento è in antitesi ai principi di “integrità” e “buona fede” e questo la rende responsabile di “intaccare la fiducia nell’intero sistema dell’Onu”.

mercoledì 15 luglio 2026

A CHI CONVIENE CHE NON SI PARLI DI “LOTTA DI CLASSE”? Fra eguali diritti decide la forza. - Lavinia Marchetti

Da: https://laviniamarchetti.substack.com - Lavinia Marchetti - Lavinia Marchetti - Lavinia Marchetti -  Lavinia Marchetti 

Leggi anche: (Lavinia Marchetti che-cosa-vuole-davvero-il-comunismo) 

Orientarsi nel labirinto della lotta di classe* - Elena Maria Fabrizio 

La lotta di classe nell’antichità greca e romana*- Geoffrey de Ste. Croix 

Per il comunismo. Il concetto di classe - Roberto Fineschi 

Sulla coscienza di classe nell'attuale fase del capitalismo* - VITTORIO RIESER 

Le lotte di classe in Francia dal 1848 al 1850 - Friedrich Engels, Introduzione (1895) 

MARX E LA RIVOLUZIONE DEL 1848 - Irene Viparelli 

La Comune di Parigi e i giudizi dei contemporanei - In appendice l'"indirizzo" di K. Marx sull'epica impresa dei "comunardi" 

CLASSE (lotta di) - Emiliano Brancaccio 

Classe, lotta di classe e prostituzione - Gianfranco Pala

Le classi nel mondo moderno* - Alessandro Mazzone 

Classi e lotta di classe dopo la “crisi del marxismo”?* - Alessandro Mazzone

ESSERE MARXISTA, ESSERE COMUNISTA, ESSERE INTERNAZIONALISTA OGGI - Samir Amin 

IL CAPITALE E’ UN RAPPORTO SOCIALE (MA QUALE?) - Gianfranco La Grassa 

Salario minimo - Gianfranco Pala 

Vitalità della riflessione marxiana e marxista sull’ideologia - Alessandra Ciattini 

LA LOTTA DI CLASSE DOPO LA LOTTA DI CLASSE - Luciano Gallino 

il comunista: Ripensare Marx - Stefano Garroni -


Vi sono parole che non si possono più pronunciare senza provare il tipico senso di disagio dei nostri tempi, quasi avessimo paura di essere considerati anacronistici, o sentirci dare degli “idealisti”, peraltro senza che nessuno abbia la minima “idea” di che cosa significhi idealismo. La volta scorsa abbiamo parlato della parola “comunismo”, stavolta ce n’è un’altra, se possibile ancora più controversa, talmente controversa che non la sento nominare da anni: “lotta di classe”. Non la sento nominare e mai come oggi abbiamo “classi”. L’abbiamo seppellita con solennità alla caduta del Muro, e di nuovo quando ci hanno spiegato che eravamo diventati tutti “ceto medio”, piccoli azionisti di noi stessi, imprenditori della propria biografia. Eppure la parola ritorna, ostinata, come ritornano i morti a cui non è stata data giusta sepoltura. Ritorna nei magazzini della logistica dove il tempo si conta in secondi, si affaccia dagli appartamenti tenuti sfitti in attesa del rendimento, riappare nella cifra oscena per cui dodici uomini valgono, in denaro contante, quanto la metà povera dell’umanità, torna nella costante perdita di diritti, sul lavoro, nelle piazza e inesorabilmente torna quando per salvarci la vita dobbiamo pagare 800 euro per una tac e non li abbiamo. Questa è la “differenza di classe”. Non è niente di complicato.

Il Manifesto del 1848 esordiva appunto con uno spettro, e con una tesi che il tempo non ha smentito, «la storia di ogni società esistita fino a questo momento è storia di lotte di classi». Al di là dello slogan e oltre la sua caricatura, voglio prenderla sul serio questa frase, interrogandomi e interrogandovi, con lentezza, su che cosa significhi davvero lotta di classe, quali siano le classi che si fronteggiano dietro la scenografia dell’uguaglianza formale, e a chi giovi, con esattezza, che di tutto ciò si smetta di parlare. Un lettore, commentando il mio scritto sul comunismo, mi ha obiettato che la lotta di classe andrebbe archiviata perché seminerebbe odio. Anche molti studenti, dopo il mio intervento, mi hanno parlato dei dubbi che li assillavano davanti a questi termini che associano alle rivolte degli anni ‘60/’70 del secolo scorso, o addirittura, qualcuno, allo stalinismo.

CHE COS’È UNA CLASSE?

domenica 5 luglio 2026

"Gli odori di Gaza". - Lavinia Marchetti

Da: https://laviniamarchetti.altervista.org - Lavinia Marchetti - Lavinia Marchetti -

Leggi anche: ISRAELE È UN ESPERIMENTO COLONIALE FALLITO. UN ESPERIMENTO DA CHIUDERE. - Lavinia Marchetti 


DOMANDE DI LUCIO CARACCIOLO E RISPOSTE DEL CARDINALE PIERBATTISTA PIZZABALLA. 
Vorrei intitolarla "Gli odori di Gaza".


In occasione del primo Premio Limes per il dialogo e la pace, conferito a Pierbattista Pizzaballa, patriarca latino di Gerusalemme, Lucio Caracciolo ha aperto un confronto sulla Terra Santa nel momento più tragico della sua storia recente. Al centro dell’incontro, Gaza, la Cisgiordania, Gerusalemme, la crisi del dialogo e la necessità di continuare a guardare quel territorio senza rimuoverne il dolore. Pizzaballa, reduce da Gaza, ha risposto alle domande portando la testimonianza diretta di chi vive da decenni dentro quel conflitto e conosce il peso concreto delle parole “pace”, “perdono”, “giustizia”. 


Ecco la trascrizione completa: 


CARACCIOLO

Eminenza, mi permetta di cominciare dal titolo dell’enciclica di Papa Leone, Magnifica humanitas. Quello che a me più di ogni altra cosa colpisce della guerra di cui lei è testimone è l’incapacità delle parti in causa di considerarsi reciprocamente umani. Nella comunicazione pubblica si insiste, in particolare per legittimare quel tipo particolarmente feroce di rappresaglia che c’è stato dopo il 7 ottobre da parte israeliana, presentando questa guerra contro, cito testualmente l’ex ministro della Difesa, “animali umani”. Devo dire, per completezza di informazione, che epiteti simili vengono usati da parte palestinese, addirittura nei confronti di altri palestinesi, mi riferisco ad Autorità nazionale e Hamas. Com’è possibile che si possa giungere a questo punto di degradazione?

PIZZABALLA

I fatti dimostrano che è possibile, purtroppo. Credo che quello che è accaduto il 7 ottobre sia stato un trauma profondo, ancora molto presente dentro l’animo israeliano, ebraico-israeliano.

Però è anche vero che veniamo da anni di un linguaggio e di una narrazione molto violenta e molto escludente. Dopo il 7 ottobre, con la guerra di Gaza, sono cadute un po’ le ultime remore che forse hanno permesso questo. Però è un insieme di cose. Non si può generalizzare: non è tutta la popolazione israeliana così, sicuramente.

Però è anche vero che c’è ancora un trauma profondo all’interno della popolazione israeliana, un senso di rifiuto di quello che è accaduto. E c’è anche una narrazione, un pensiero che poco alla volta è stato sottovalutato: “sono estremisti, sono esagerati, non contano”. Invece poco alla volta quel linguaggio è diventato, non dico dominante, comunque molto presente.

domenica 21 giugno 2026

Sulla ipocrisia delle élite accademiche che si “oppongono” a Netanyahu… -

Da: https://pungolorosso.com - https://www.facebook.com - Yitzhak Laor è un poeta, scrittore e giornalista israeliano.

Leggi anche: Il sionismo ideologia razzista di un movimento coloniale - Ilan Pappé 

La sparizione della Palestina: cos’è la pulizia etnica in Cisgiordania - Roberta De Monticelli 

EDWARD SAID “LA QUESTIONE PALESTINESE” - Lavinia Marchetti 

Silenzio su Gaza e su noi stessi - Alberto Negri

Chiarezza - Shlomo Sand

Israele/Palestina. Alle radici del conflitto - Joseph Halevi 



Nella foto (1903)
Una donna bengalese che porta un mercante britannico sulle sue spalle… 

Una compagna che ci è cara per la sua totale dedizione alla lotta di liberazione del popolo palestinese e che stimiamo per la sua competenza in questa materia, ci consiglia di rilanciare questo lungo post comparso sulla pagina facebook di R. Rinaldi. Lo ha scritto Yitzhak Laor, ed in effetti merita leggerlo anche per chi, come noi, denuncia incessantemente, senza concessione alcuna, il colonialismo occidentale (a cominciare da quello italiano di ieri e di oggi) e quello sionista, che ne è una filiazione. Vi imbatterete ancora una volta, tra l’altro, nella ripugnante figura del socialdemocratico Tony Blair. (Red. pungolorosso) 

https://www.facebook.com/share/p/18LFc5TaE7/ 

Questo lungo post dello scrittore israeliano Yitzhak Laor è impegnativo, ma va assolutamente letto.

È un piccolo trattato sociologico sulla quintessenza coloniale dell’ Occidente e sull’ipocrisia che permea la società israeliana, proprio a partire da quelle che sono ritenute le elites migliori: le elites accademiche oppositrici di Netanyahu.

Scrive Laor: (Traduzione R. Rinaldi)
 
" TONY BLAIR , JERRY SEINFELD E L' UNIVERSITÀ DI HAIFA"
(una lista per chi ha fame di sapere) 

domenica 14 giugno 2026

ISRAELE È UN ESPERIMENTO COLONIALE FALLITO. UN ESPERIMENTO DA CHIUDERE. - Lavinia Marchetti

Da: https://laviniamarchetti.altervista.org - - Lavinia Marchetti - Lavinia Marchetti -

Leggi anche: «EBRAICO E DEMOCRATICO»: UN OSSIMORO? - Shlomo Sand 
“Solo la pressione della società civile può fermare il genocidio” - Andrea Umbrello intervista Michael Lynk 


ISRAELE È UN ESPERIMENTO COLONIALE FALLITO. UN ESPERIMENTO DA CHIUDERE. 
Settantotto anni di dati attendono un verbale che l'Occidente non vuole firmare. 


Quando un esperimento fallisce, la scienza impone il dovere di sospendere il protocollo e di esaminare i risultati. Nessun laboratorio serio insisterebbe per settantotto anni su un’ipotesi che i dati smentiscono con tale abbondanza. Eppure l’Occidente continua ad armare e ad assolvere Israele, l’ultimo dei suoi esperimenti coloniali e il più costoso, in denaro e in vite umane, un accanimento terapeutico che può solo finire peggio. L’esperimento è fallito, lo vediamo tutti. Resterebbe da redigere il resoconto.

Che si trattasse di un’impresa coloniale lo sapevano per primi i fondatori, i quali parlavano la lingua del loro tempo senza alcun imbarazzo. Herzl, nel 1896, prometteva alle potenze europee “un avamposto di civiltà contro la barbarie”, e nel 1902 scriveva a Cecil Rhodes, il colonizzatore della Rhodesia, invitandolo a riconoscere nel progetto sionista “qualcosa di coloniale”. Jabotinsky, nel 1923, ammise con una franchezza che oggi nessun portavoce si concederebbe, come la colonizzazione potesse procedere soltanto dietro un “muro di ferro” di baionette, poiché sapeva bene storicamente, che nessuna popolazione indigena ha mai acconsentito di buon grado alla propria sostituzione etnica. La dichiarazione Balfour, nel 1917, fu l’atto con cui un impero dispose di una terra altrui in favore di un movimento nato in Europa, riservando agli abitanti, allora il novanta per cento della popolazione, la qualifica sprezzante di “comunità non ebraiche esistenti”. Il vocabolario dell’esperimento era completo prima ancora che l’esperimento cominciasse.

martedì 12 maggio 2026

“Solo la pressione della società civile può fermare il genocidio” - Andrea Umbrello intervista Michael Lynk

Da: https://kritica.it/politica - Michael Lynk è un accademico canadese specializzato in diritto. È stato professore associato presso l'Università di Western Ontario dal 1999 fino al suo pensionamento nel 2022. Dal 2016 al 2022 è stato Relatore Speciale sulla situazione dei diritti umani in Palestina. - Andrea Umbrello Giornalista multimediale, documenta storie di prima linea attraverso pubblicazioni internazionali, podcast, libri e fotogiornalismo. Da anni si dedica alla copertura della questione palestinese, delle violazioni dei diritti umani e delle ingiustizie sociali nel mondo. 

Leggi anche: Brevissima storia del conflitto tra Israele e Palestina - ILAN PAPPÉ

È chiaro: Israele ha ora un piano per la pulizia etnica dei palestinesi di Gaza - Gideon Levy  

«EBRAICO E DEMOCRATICO»: UN OSSIMORO? - Shlomo Sand 

I COLONI ISRAELIANI: DALLE RADICI DEL SIONISMO ALLA REALTÀ CONTEMPORANEA - Lavinia Marchetti 

Vedi anche: La politica israeliana tra occupazione e massacro - Gideon Levy


Michael Lynk, Relatore speciale ONU per i territori palestinesi dal 2016 al 2022, ha preceduto Francesca Albanese. “Il suo è il ruolo che richiede più coraggio”. Sostiene che le avvisaglie del genocidio ci fossero tutte già da anni. “Solo la società civile e le organizzazioni per i diritti umani, facendo pressione sulle classi politiche, possono fermare la distruzione del popolo palestinese”. 

Con l’inizio del genocidio israeliano nella Striscia di Gaza, la figura di Francesca Albanese è emersa come una guida nell’impegno contro la cancellazione del popolo palestinese. Relatrice speciale ONU per la situazione dei diritti umani nei Territori occupati, oggi sottoposta a una pressione costante per il contenuto delle sue posizioni e a reiterate violenze istituzionali da parte in primo luogo del governo degli Stati Uniti, Albanese non è la prima persona nel suo ruolo, come ha sottolineato lei stessa più volte, a doversi districare tra attacchi frontali e delegittimazioni.

Abbiamo raggiunto Michael Lynk, che ha preceduto Francesca Albanese come Relatore speciale delle Nazioni Unite sui Territori palestinesi occupati. Durante il suo mandato tra il 2016 e il 2022, Lynk ha osservato e documentato una delle occupazioni più lunghe del mondo contemporaneo, contribuendo a definire giuridicamente alcuni degli aspetti più delicati del dibattito internazionale. 

Professor Lynk, oggi, qual è la sua valutazione della situazione nei Territori palestinesi occupati e quali fattori ritiene più preoccupanti nel prossimo futuro?


Questo è il periodo più buio dell’occupazione israeliana, se misurato rispetto a quasi 60 anni di un’occupazione già buia, spietata e oppressiva. Il programma del governo israeliano per annettere illegalmente la Cisgiordania, dopo aver già annesso illegalmente Gerusalemme Est in due fasi nel 1967 e nel 1980, equivale a una versione più spinta dell’occupazione, portata avanti sotto gli occhi della comunità internazionale, ma con una reazione effettiva sorprendentemente debole.

L’annessione di territori occupati è illegale secondo il diritto internazionale dalla fine della Seconda Guerra Mondiale, e l’annessione da parte di Israele di territorio palestinese è stata dichiarata illegale dal Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite, dall’Assemblea Generale e dalla Corte Internazionale di Giustizia. Israele continua però a godere di impunità rispetto alle conseguenze delle proprie azioni a causa della passività dell’Europa e del Nord America.

La crescita esponenziale degli insediamenti israeliani, l’asse portante dell’apartheid israeliano nel territorio palestinese occupato, negli ultimi anni indica sia la volontà israeliana di annettere formalmente la Cisgiordania sia l’inefficacia delle tiepide critiche provenienti dall’Occidente. Oggi, con i continui annunci israeliani di nuovi insediamenti, l’aumento drastico della violenza dei coloni e dell’esercito contro i palestinesi in Cisgiordania, e la crescente confisca di terre palestinesi per l’espansione degli insediamenti e per strade riservate ai coloni, la maschera è caduta. Se il Nord globale non adotterà misure decisive contro Israele mediante sanzioni e disinvestimenti, di fronte alla crescita incessante degli insediamenti e al genocidio a Gaza, allora non è mai stato realmente interessato a sostenere una soluzione a due Stati. 

giovedì 23 aprile 2026

L'impunità non durerà per sempre - Francesca Albanese

Da: We Stand With Francesca Albanese - Francesca Albanese  è una giurista e docente italiana, specializzata in diritto internazionale e diritti umani. Dal 2022 è relatrice speciale delle Nazioni Unite sui territori palestinesi occupati.- Francesca Albanese -

Leggi anche: PERCHÉ TANTO ODIO NEI CONFRONTI DI FRANCESCA ALBANESE? - Lavinia Marchetti 

Vedi anche: "Genocidio di Gaza: un crimine collettivo": presentazione del nuovo report della relatrice ONU, Francesca Albanese - Conferenza stampa di Stefania Ascari https://webtv.camera.it/evento 

Francesca Albanese, relatrice speciale dell'Onu, a margine della conferenza alla Camera dei Deputati: https://www.facebook.com/reel/1032709016581993 

La Confessione: Francesca Albanese - https://www.raiplay.it/video/2025/10/Francesca-Albanese 


Il 21 gennaio 2026, la relatrice speciale dell'ONU sui territori palestinesi occupati, Francesca Albanese, ha affermato che "l'impunità non durerà per sempre" in merito alle gravi violazioni del diritto internazionale a Gaza e all'occupazione israeliana in corso. 

Ha fatto queste osservazioni in un'intervista rilasciata a seguito di una lezione alla SOAS University of London (+972 Magazine, 2026). 

Albanese ha notato che, anche se la copertura mediatica globale è diminuita dopo un cessate il fuoco formale, l'emergenza umanitaria e la violenza contro i civili persistono. Secondo lei, ciò riflette un continuo modello di violenza che non può durare all'infinito senza responsabilità (+972 Magazine, 2026). 

Le sue osservazioni emergono tra le crescenti tensioni che riguardano il ruolo degli esperti e delle istituzioni internazionali. Nel luglio 2025, gli Stati Uniti hanno sanzionato Albanese, sostenendo che si stava impegnando in una "guerra politica ed economica" attraverso le sue critiche a Israele. 

Ha respinto le sanzioni, descrivendole come uno sforzo per intimidirla, e ha ribadito la sua dedizione a sostenere la giustizia e il diritto internazionale (Al Jazeera, 2025; Euronews, 2025). 

I gruppi per i diritti umani, tra cui Amnesty International, hanno condannato le sanzioni, caratterizzandole come una violazione dei principi fondamentali della giustizia internazionale e un tentativo di reprimere la difesa dei diritti umani. L'organizzazione ha chiesto anche agli altri governi di opporsi a tali azioni (Amnesty International, 2025). 

Le dichiarazioni di Albanese suggeriscono un cambiamento più ampio nella consapevolezza internazionale. Lei sostiene che, sebbene i progressi possano essere graduali, le richieste di giustizia e responsabilità stanno diventando sempre più importanti nelle discussioni globali. 

Secondo la sua prospettiva, un sistema che tollera l'impunità prolungata è sempre più incompatibile con un ordine internazionale che aspira a sostenere gli standard giuridici e morali di fronte a conflitti duraturi. 

Riferimenti
+972 Rivista. (2026, 21 gennaio). 'L'impunità non durerà per sempre': cosa fa sperare Francesca Albanese.
Al Jazeera. (2025, luglio). L'esperto dell'ONU Albanese respinge le sanzioni "oscene" degli USA per aver criticato Israele.
Euronews. (2025, 11 luglio). Albanese, investigatore dell'ONU Palestina, le sbatte le sanzioni degli Stati Uniti come "un segno di colpa".
Amnesty International. (2025). USA: le sanzioni contro la relatrice speciale ONU Francesca Albanese sono un affronto vergognoso alla giustizia internazionale.

martedì 21 aprile 2026

A Teheran migliaia di donne sono scese in piazza. - Antonio Micciulli

Da: Antonio Micciulli - 


Con l'Iran khomeinista nel momento in cui l'Iran khomeinista è aggredito - Stefano G. Azzarà



Intervista con compagni iraniani del Partito dei Lavoratori (Toufan)  https://haizeagorriak.wordpress.com

Vedi anche: Confessioni di una Femminista Iraniana: “ecco perchè oggi difendo la sovranità dell’Iran” - Minoo Mirshahvalad 

How is IRAN Like Now? 🇮🇷 What media don't show you!! Reality https://www.youtube.com/watch?v=sA4D91E78QI

Ascolta anche: IRAN, contraddizioni interne ed ingerenze esterne di Michela Arricale (https://grad-news.blogspot.com/2026/01/yesterdays-papers-iran-contraddizioni.) 


A Teheran, oggi, migliaia di donne sono scese in piazza. Con rabbia, disciplina e una consapevolezza politica che il mondo occidentale vuole nascondere. 

Immagini di piazza, effigi bruciate di Trump e Netanyahu, cori contro l'intervento straniero: lo scenario è lontano anni luce dai cliché con cui i media occidentali raccontano l'Iran.
Si tratta di un segnale potente e complesso di un popolo stanco di guerre che non sono le sue, di sanzioni che affamano, di blocchi navali che strangolano le economie e isolano interi Paesi. 

In Italia, i "giornalisti" dell'era Meloni hanno tentato di liquidare questa notizia come "manifestazione pro-regime" per evitare una domanda scomoda: perché così tante donne iraniane scendono in piazza contro gli USA? 

La risposta non è l'indottrinamento, come suggerisce la narrazione dominante. 

La verità è che l'Iran vive da anni sotto una pressione esterna sistematica: sanzioni economiche che colpiscono la popolazione civile, isolamento finanziario, minacce militari cicliche. 

martedì 17 marzo 2026

Il femminismo non sarà strumentalizzato per la propaganda di guerra: la situazione delle donne in Iran e nei regimi wahabiti e talebani originari degli USA, i fatti. - Diane Gilliard

Da: https://www.initiative-communiste.fr - Diane Gilliard, Commissione sulla condizione femminile del PRCF, JBC per www.initiative-communiste.fr 

Vedi anche: Confessioni di una Femminista Iraniana: “ecco perchè oggi difendo la sovranità dell’Iran” - Minoo Mirshahvalad  

Leggi anche: IL VELO E LA BOMBA - Lavinia Marchetti

La morte di Mahsa Amini nel settembre 2022, una giovane curda iraniana uccisa durante un fermo di polizia dalla polizia morale per aver indossato il velo "in modo scorretto ", ha scatenato una rivolta popolare di portata senza precedenti dalla Rivoluzione del 1979. La discriminazione subita dalle donne iraniane è reale, documentata e grave. Ma dai primi attacchi aerei israelo-americani del 28 febbraio 2026, soprannominati "Operazione Furia Epica", questa discriminazione è diventata uno strumento di propaganda centrale nei media occidentali, con l'obiettivo di legittimare e generare sostegno per una guerra di aggressione i cui obiettivi sono completamente diversi.

Una guerra con obiettivi imperiali e coloniali

Quando Donald Trump ha giustificato gli attacchi contro l'Iran – che hanno preso di mira almeno nove città, siti nucleari, installazioni militari e lo stesso Leader Supremo Ali Khamenei, ucciso nell'operazione – le parole "diritti delle donne" e "liberazione" hanno rapidamente saturato il dibattito mediatico occidentale. Eppure gli obiettivi dichiarati o percepibili di questa operazione sono di natura completamente diversa.

Innanzitutto, il petrolio . L'Iran possiede una delle maggiori riserve di idrocarburi al mondo. Quando Trump catturò Maduro in Venezuela nel gennaio 2016, dichiarò la sua intenzione di "riprendersi" il petrolio venezuelano. La logica è la stessa in Iran: spezzare uno Stato resistente all'egemonia americana significa anche riaprire l'accesso alle sue risorse energetiche a beneficio delle aziende occidentali. Ma significa anche privare la Cina, un concorrente geopolitico degli Stati Uniti la cui stessa esistenza potrebbe portare al crollo dell'egemonia del suo asse imperialista. Venezuela, Iran e Russia, presi di mira e attaccati dagli Stati Uniti, sono infatti i principali fornitori della Cina.

sabato 14 marzo 2026

PERCHÉ NON ARRIVANO IMMAGINI O VIDEO DALLE CITTÀ ISRAELIANE BOMBARDATE? - Lavinia Marchetti

Da: https://laviniamarchetti.altervista.org - Lavinia Marchetti - Lavinia Marchetti - 

Siamo letteralmente invasi da immagini e video palesemente fake o create con AI che giungono da Israele o dall’Iran. Mai come in questa guerra la visibilità è così scarsa. Molti condividono senza capire il danno che fanno all’informazione cadendo così nel tranello della nebbia militare dove se tutto può essere falso, anche ciò che è vero si perde nelle migliaia di immagini false. Un po’ come con i file di Epstein.

Questa oscurità visiva va ben oltre la classica “nebbia militare”, è l’esito di una sofisticata e spietata strategia multi-dominio. Questa strategia integra l’applicazione draconiana della censura militare storica, la repressione legale e fisica del giornalismo indipendente sul campo, il blocco preventivo e coordinato dell’Open Source Intelligence (OSINT) satellitare su scala commerciale, e una raffinata gestione della cosiddetta “guerra cognitiva” (Cognitive Warfare). L’obiettivo di questa strategia è duplice: da un lato, negare al nemico informazioni tattiche vitali per la calibrazione dei propri sistemi d’arma; dall’altro, proteggere il morale e la stabilità psicologica di una nazione già profondamente traumatizzata, proiettando al contempo un’immagine di invulnerabilità tecnologica sul palcoscenico globale.

LA CENSURA MILITARE ISRAELIANA

Il cosiddetto Censore Militare Israeliano, a differenza di molte democrazie occidentali dove la libertà di stampa gode di tutele quasi assolute anche in tempo di crisi, ha ereditato e mantenuto in vigore normative risalenti al mandato coloniale britannico che conferiscono alle autorità militari una giurisdizione eccezionalmente ampia sui mezzi di comunicazione. La Censura Militare Israeliana è un’unità governativa di massima sicurezza presieduta dal Capo Censore, un alto ufficiale militare nominato direttamente dal Ministro della Difesa. Il suo mandato ufficiale è quello di esercitare una censura preventiva su qualsiasi informazione, pubblicazione o trasmissione che possa compromettere la sicurezza dello Stato, rivelare dettagli sulle operazioni militari oltre confine o esporre segreti strategici, come il programma di armi nucleari del Paese (incluso il reattore di Dimona, ripetutamente minacciato dai funzionari iraniani come bersaglio primario).

sabato 21 febbraio 2026

È ANCORA POSSIBILE OPPORSI AD UN GENOCIDIO. CHI NON LO FA (QUASI TUTTI) È COMPLICE. VOGLIO RINGRAZIARE QUESTE PERSONE A CUI È RIMASTA ADDOSSO DELL’UMANITÀ. - Lavinia Marchetti

 Da: https://laviniamarchetti.altervista.org - Lavinia Marchetti - Lavinia Marchetti -

Vedi anche: Disunited Nations Medio Oriente: l'ONU nella bufera 

I casi del telecronista Stefan Renna, della regista Kawthar ibn Haniyya e della relatrice ONU Francesca Albanese.

– Stefan Renna: ha trasformato una telecronaca tecnico-sportiva in un atto di denuncia politica, scatenando un dibattito globale sui confini del giornalismo sportivo e sulla coerenza etica delle organizzazioni internazionali come il Comitato Olimpico Internazionale (CIO). Durante la discesa dell’equipaggio israeliano composto dal pilota Adam Edelman e dal frenatore Menachem Chen, Renna ha sospeso il consueto commento su traiettorie e tempi intermedi per focalizzarsi sul profilo ideologico dell’atleta Edelman. Il giornalista ha citato esplicitamente le dichiarazioni pubbliche del bobbista, che si era autodefinito “sionista fino al midollo” e aveva descritto l’operazione militare a Gaza come “la guerra più moralmente giusta della storia”.

L’analisi di Renna non si è limitata alla citazione, ma ha esteso il campo alla condotta extra-sportiva di Edelman. Il bobbista, nato a Boston ma rappresentante di Israele, è stato accusato di aver utilizzato i suoi canali social per minacciare attivisti internazionali, tra cui Greta Thunberg e i membri della “Global Sumud Flotilla”, auspicando per loro un incontro con Hamas a Gaza come “metodo diverso per ottenere lo stesso risultato finale”. Renna ha sottolineato come la partecipazione di atleti con posizioni così radicali e bellicose ponga un interrogativo profondo sulla missione olimpica di pace. Il giornalista ha ricordato come l’istituzione olimpica abbia escluso gli atleti russi e bielorussi a causa del conflitto in Ucraina, invocando la neutralità politica dello sport. Tuttavia, tale rigore sembra svanire di fronte al sostegno esplicito di atleti israeliani a operazioni militari definite da commissioni d’inchiesta delle Nazioni Unite come potenziali atti di genocidio.La risposta della RTS è stata indicativa della fragilità del sistema dell’informazione di fronte a temi polarizzanti. Sebbene il broadcaster abbia ammesso la veridicità fattuale delle informazioni riportate da Renna, ha rimosso il filmato dal proprio sito web, giustificando la scelta con l’inappropriatezza del formato e della lunghezza dell’intervento all’interno di un commento sportivo. La critica interna ed esterna ha però sollevato il dubbio che tale rimozione fosse dettata dal timore di ritorsioni politiche e diplomatiche, specialmente in un momento in cui la Svizzera si trovava a discutere il rinnovo della propria legge sulla radiotelevisione.