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martedì 12 maggio 2026

“Solo la pressione della società civile può fermare il genocidio” - Andrea Umbrello intervista Michael Lynk

Da: https://kritica.it/politica - Michael Lynk è un accademico canadese specializzato in diritto. È stato professore associato presso l'Università di Western Ontario dal 1999 fino al suo pensionamento nel 2022. Dal 2016 al 2022 è stato Relatore Speciale sulla situazione dei diritti umani in Palestina. - Andrea Umbrello Giornalista multimediale, documenta storie di prima linea attraverso pubblicazioni internazionali, podcast, libri e fotogiornalismo. Da anni si dedica alla copertura della questione palestinese, delle violazioni dei diritti umani e delle ingiustizie sociali nel mondo. 

Leggi anche: Brevissima storia del conflitto tra Israele e Palestina - ILAN PAPPÉ

È chiaro: Israele ha ora un piano per la pulizia etnica dei palestinesi di Gaza - Gideon Levy  

«EBRAICO E DEMOCRATICO»: UN OSSIMORO? - Shlomo Sand 

I COLONI ISRAELIANI: DALLE RADICI DEL SIONISMO ALLA REALTÀ CONTEMPORANEA - Lavinia Marchetti 

Vedi anche: La politica israeliana tra occupazione e massacro - Gideon Levy


Michael Lynk, Relatore speciale ONU per i territori palestinesi dal 2016 al 2022, ha preceduto Francesca Albanese. “Il suo è il ruolo che richiede più coraggio”. Sostiene che le avvisaglie del genocidio ci fossero tutte già da anni. “Solo la società civile e le organizzazioni per i diritti umani, facendo pressione sulle classi politiche, possono fermare la distruzione del popolo palestinese”. 

Con l’inizio del genocidio israeliano nella Striscia di Gaza, la figura di Francesca Albanese è emersa come una guida nell’impegno contro la cancellazione del popolo palestinese. Relatrice speciale ONU per la situazione dei diritti umani nei Territori occupati, oggi sottoposta a una pressione costante per il contenuto delle sue posizioni e a reiterate violenze istituzionali da parte in primo luogo del governo degli Stati Uniti, Albanese non è la prima persona nel suo ruolo, come ha sottolineato lei stessa più volte, a doversi districare tra attacchi frontali e delegittimazioni.

Abbiamo raggiunto Michael Lynk, che ha preceduto Francesca Albanese come Relatore speciale delle Nazioni Unite sui Territori palestinesi occupati. Durante il suo mandato tra il 2016 e il 2022, Lynk ha osservato e documentato una delle occupazioni più lunghe del mondo contemporaneo, contribuendo a definire giuridicamente alcuni degli aspetti più delicati del dibattito internazionale. 

Professor Lynk, oggi, qual è la sua valutazione della situazione nei Territori palestinesi occupati e quali fattori ritiene più preoccupanti nel prossimo futuro?


Questo è il periodo più buio dell’occupazione israeliana, se misurato rispetto a quasi 60 anni di un’occupazione già buia, spietata e oppressiva. Il programma del governo israeliano per annettere illegalmente la Cisgiordania, dopo aver già annesso illegalmente Gerusalemme Est in due fasi nel 1967 e nel 1980, equivale a una versione più spinta dell’occupazione, portata avanti sotto gli occhi della comunità internazionale, ma con una reazione effettiva sorprendentemente debole.

L’annessione di territori occupati è illegale secondo il diritto internazionale dalla fine della Seconda Guerra Mondiale, e l’annessione da parte di Israele di territorio palestinese è stata dichiarata illegale dal Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite, dall’Assemblea Generale e dalla Corte Internazionale di Giustizia. Israele continua però a godere di impunità rispetto alle conseguenze delle proprie azioni a causa della passività dell’Europa e del Nord America.

La crescita esponenziale degli insediamenti israeliani, l’asse portante dell’apartheid israeliano nel territorio palestinese occupato, negli ultimi anni indica sia la volontà israeliana di annettere formalmente la Cisgiordania sia l’inefficacia delle tiepide critiche provenienti dall’Occidente. Oggi, con i continui annunci israeliani di nuovi insediamenti, l’aumento drastico della violenza dei coloni e dell’esercito contro i palestinesi in Cisgiordania, e la crescente confisca di terre palestinesi per l’espansione degli insediamenti e per strade riservate ai coloni, la maschera è caduta. Se il Nord globale non adotterà misure decisive contro Israele mediante sanzioni e disinvestimenti, di fronte alla crescita incessante degli insediamenti e al genocidio a Gaza, allora non è mai stato realmente interessato a sostenere una soluzione a due Stati. 

giovedì 23 aprile 2026

L'impunità non durerà per sempre - Francesca Albanese

Da: We Stand With Francesca Albanese - Francesca Albanese  è una giurista e docente italiana, specializzata in diritto internazionale e diritti umani. Dal 2022 è relatrice speciale delle Nazioni Unite sui territori palestinesi occupati.- Francesca Albanese -

Leggi anche: PERCHÉ TANTO ODIO NEI CONFRONTI DI FRANCESCA ALBANESE? - Lavinia Marchetti 

Vedi anche: "Genocidio di Gaza: un crimine collettivo": presentazione del nuovo report della relatrice ONU, Francesca Albanese - Conferenza stampa di Stefania Ascari https://webtv.camera.it/evento 

Francesca Albanese, relatrice speciale dell'Onu, a margine della conferenza alla Camera dei Deputati: https://www.facebook.com/reel/1032709016581993 

La Confessione: Francesca Albanese - https://www.raiplay.it/video/2025/10/Francesca-Albanese 


Il 21 gennaio 2026, la relatrice speciale dell'ONU sui territori palestinesi occupati, Francesca Albanese, ha affermato che "l'impunità non durerà per sempre" in merito alle gravi violazioni del diritto internazionale a Gaza e all'occupazione israeliana in corso. 

Ha fatto queste osservazioni in un'intervista rilasciata a seguito di una lezione alla SOAS University of London (+972 Magazine, 2026). 

Albanese ha notato che, anche se la copertura mediatica globale è diminuita dopo un cessate il fuoco formale, l'emergenza umanitaria e la violenza contro i civili persistono. Secondo lei, ciò riflette un continuo modello di violenza che non può durare all'infinito senza responsabilità (+972 Magazine, 2026). 

Le sue osservazioni emergono tra le crescenti tensioni che riguardano il ruolo degli esperti e delle istituzioni internazionali. Nel luglio 2025, gli Stati Uniti hanno sanzionato Albanese, sostenendo che si stava impegnando in una "guerra politica ed economica" attraverso le sue critiche a Israele. 

Ha respinto le sanzioni, descrivendole come uno sforzo per intimidirla, e ha ribadito la sua dedizione a sostenere la giustizia e il diritto internazionale (Al Jazeera, 2025; Euronews, 2025). 

I gruppi per i diritti umani, tra cui Amnesty International, hanno condannato le sanzioni, caratterizzandole come una violazione dei principi fondamentali della giustizia internazionale e un tentativo di reprimere la difesa dei diritti umani. L'organizzazione ha chiesto anche agli altri governi di opporsi a tali azioni (Amnesty International, 2025). 

Le dichiarazioni di Albanese suggeriscono un cambiamento più ampio nella consapevolezza internazionale. Lei sostiene che, sebbene i progressi possano essere graduali, le richieste di giustizia e responsabilità stanno diventando sempre più importanti nelle discussioni globali. 

Secondo la sua prospettiva, un sistema che tollera l'impunità prolungata è sempre più incompatibile con un ordine internazionale che aspira a sostenere gli standard giuridici e morali di fronte a conflitti duraturi. 

Riferimenti
+972 Rivista. (2026, 21 gennaio). 'L'impunità non durerà per sempre': cosa fa sperare Francesca Albanese.
Al Jazeera. (2025, luglio). L'esperto dell'ONU Albanese respinge le sanzioni "oscene" degli USA per aver criticato Israele.
Euronews. (2025, 11 luglio). Albanese, investigatore dell'ONU Palestina, le sbatte le sanzioni degli Stati Uniti come "un segno di colpa".
Amnesty International. (2025). USA: le sanzioni contro la relatrice speciale ONU Francesca Albanese sono un affronto vergognoso alla giustizia internazionale.

martedì 21 aprile 2026

A Teheran migliaia di donne sono scese in piazza. - Antonio Micciulli

Da: Antonio Micciulli - 


Con l'Iran khomeinista nel momento in cui l'Iran khomeinista è aggredito - Stefano G. Azzarà



Intervista con compagni iraniani del Partito dei Lavoratori (Toufan)  https://haizeagorriak.wordpress.com

Vedi anche: Confessioni di una Femminista Iraniana: “ecco perchè oggi difendo la sovranità dell’Iran” - Minoo Mirshahvalad 

How is IRAN Like Now? 🇮🇷 What media don't show you!! Reality https://www.youtube.com/watch?v=sA4D91E78QI

Ascolta anche: IRAN, contraddizioni interne ed ingerenze esterne di Michela Arricale (https://grad-news.blogspot.com/2026/01/yesterdays-papers-iran-contraddizioni.


A Teheran, oggi, migliaia di donne sono scese in piazza. Con rabbia, disciplina e una consapevolezza politica che il mondo occidentale vuole nascondere. 

Immagini di piazza, effigi bruciate di Trump e Netanyahu, cori contro l'intervento straniero: lo scenario è lontano anni luce dai cliché con cui i media occidentali raccontano l'Iran.
Si tratta di un segnale potente e complesso di un popolo stanco di guerre che non sono le sue, di sanzioni che affamano, di blocchi navali che strangolano le economie e isolano interi Paesi. 

In Italia, i "giornalisti" dell'era Meloni hanno tentato di liquidare questa notizia come "manifestazione pro-regime" per evitare una domanda scomoda: perché così tante donne iraniane scendono in piazza contro gli USA? 

La risposta non è l'indottrinamento, come suggerisce la narrazione dominante. 

La verità è che l'Iran vive da anni sotto una pressione esterna sistematica: sanzioni economiche che colpiscono la popolazione civile, isolamento finanziario, minacce militari cicliche. 

martedì 17 marzo 2026

Il femminismo non sarà strumentalizzato per la propaganda di guerra: la situazione delle donne in Iran e nei regimi wahabiti e talebani originari degli USA, i fatti. - Diane Gilliard

Da: https://www.initiative-communiste.fr - Diane Gilliard, Commissione sulla condizione femminile del PRCF, JBC per www.initiative-communiste.fr 

Vedi anche: Confessioni di una Femminista Iraniana: “ecco perchè oggi difendo la sovranità dell’Iran” - Minoo Mirshahvalad  

Leggi anche: IL VELO E LA BOMBA - Lavinia Marchetti

La morte di Mahsa Amini nel settembre 2022, una giovane curda iraniana uccisa durante un fermo di polizia dalla polizia morale per aver indossato il velo "in modo scorretto ", ha scatenato una rivolta popolare di portata senza precedenti dalla Rivoluzione del 1979. La discriminazione subita dalle donne iraniane è reale, documentata e grave. Ma dai primi attacchi aerei israelo-americani del 28 febbraio 2026, soprannominati "Operazione Furia Epica", questa discriminazione è diventata uno strumento di propaganda centrale nei media occidentali, con l'obiettivo di legittimare e generare sostegno per una guerra di aggressione i cui obiettivi sono completamente diversi.

Una guerra con obiettivi imperiali e coloniali

Quando Donald Trump ha giustificato gli attacchi contro l'Iran – che hanno preso di mira almeno nove città, siti nucleari, installazioni militari e lo stesso Leader Supremo Ali Khamenei, ucciso nell'operazione – le parole "diritti delle donne" e "liberazione" hanno rapidamente saturato il dibattito mediatico occidentale. Eppure gli obiettivi dichiarati o percepibili di questa operazione sono di natura completamente diversa.

Innanzitutto, il petrolio . L'Iran possiede una delle maggiori riserve di idrocarburi al mondo. Quando Trump catturò Maduro in Venezuela nel gennaio 2016, dichiarò la sua intenzione di "riprendersi" il petrolio venezuelano. La logica è la stessa in Iran: spezzare uno Stato resistente all'egemonia americana significa anche riaprire l'accesso alle sue risorse energetiche a beneficio delle aziende occidentali. Ma significa anche privare la Cina, un concorrente geopolitico degli Stati Uniti la cui stessa esistenza potrebbe portare al crollo dell'egemonia del suo asse imperialista. Venezuela, Iran e Russia, presi di mira e attaccati dagli Stati Uniti, sono infatti i principali fornitori della Cina.

sabato 14 marzo 2026

PERCHÉ NON ARRIVANO IMMAGINI O VIDEO DALLE CITTÀ ISRAELIANE BOMBARDATE? - Lavinia Marchetti

Da: https://laviniamarchetti.altervista.org - Lavinia MarchettiLavinia Marchetti

Siamo letteralmente invasi da immagini e video palesemente fake o create con AI che giungono da Israele o dall’Iran. Mai come in questa guerra la visibilità è così scarsa. Molti condividono senza capire il danno che fanno all’informazione cadendo così nel tranello della nebbia militare dove se tutto può essere falso, anche ciò che è vero si perde nelle migliaia di immagini false. Un po’ come con i file di Epstein.

Questa oscurità visiva va ben oltre la classica “nebbia militare”, è l’esito di una sofisticata e spietata strategia multi-dominio. Questa strategia integra l’applicazione draconiana della censura militare storica, la repressione legale e fisica del giornalismo indipendente sul campo, il blocco preventivo e coordinato dell’Open Source Intelligence (OSINT) satellitare su scala commerciale, e una raffinata gestione della cosiddetta “guerra cognitiva” (Cognitive Warfare). L’obiettivo di questa strategia è duplice: da un lato, negare al nemico informazioni tattiche vitali per la calibrazione dei propri sistemi d’arma; dall’altro, proteggere il morale e la stabilità psicologica di una nazione già profondamente traumatizzata, proiettando al contempo un’immagine di invulnerabilità tecnologica sul palcoscenico globale.

LA CENSURA MILITARE ISRAELIANA

Il cosiddetto Censore Militare Israeliano, a differenza di molte democrazie occidentali dove la libertà di stampa gode di tutele quasi assolute anche in tempo di crisi, ha ereditato e mantenuto in vigore normative risalenti al mandato coloniale britannico che conferiscono alle autorità militari una giurisdizione eccezionalmente ampia sui mezzi di comunicazione. La Censura Militare Israeliana è un’unità governativa di massima sicurezza presieduta dal Capo Censore, un alto ufficiale militare nominato direttamente dal Ministro della Difesa. Il suo mandato ufficiale è quello di esercitare una censura preventiva su qualsiasi informazione, pubblicazione o trasmissione che possa compromettere la sicurezza dello Stato, rivelare dettagli sulle operazioni militari oltre confine o esporre segreti strategici, come il programma di armi nucleari del Paese (incluso il reattore di Dimona, ripetutamente minacciato dai funzionari iraniani come bersaglio primario).

sabato 21 febbraio 2026

È ANCORA POSSIBILE OPPORSI AD UN GENOCIDIO. CHI NON LO FA (QUASI TUTTI) È COMPLICE. VOGLIO RINGRAZIARE QUESTE PERSONE A CUI È RIMASTA ADDOSSO DELL’UMANITÀ. - Lavinia Marchetti

 Da: https://laviniamarchetti.altervista.org - Lavinia Marchetti - Lavinia Marchetti -

Vedi anche: Disunited Nations Medio Oriente: l'ONU nella bufera 

I casi del telecronista Stefan Renna, della regista Kawthar ibn Haniyya e della relatrice ONU Francesca Albanese.

– Stefan Renna: ha trasformato una telecronaca tecnico-sportiva in un atto di denuncia politica, scatenando un dibattito globale sui confini del giornalismo sportivo e sulla coerenza etica delle organizzazioni internazionali come il Comitato Olimpico Internazionale (CIO). Durante la discesa dell’equipaggio israeliano composto dal pilota Adam Edelman e dal frenatore Menachem Chen, Renna ha sospeso il consueto commento su traiettorie e tempi intermedi per focalizzarsi sul profilo ideologico dell’atleta Edelman. Il giornalista ha citato esplicitamente le dichiarazioni pubbliche del bobbista, che si era autodefinito “sionista fino al midollo” e aveva descritto l’operazione militare a Gaza come “la guerra più moralmente giusta della storia”.

L’analisi di Renna non si è limitata alla citazione, ma ha esteso il campo alla condotta extra-sportiva di Edelman. Il bobbista, nato a Boston ma rappresentante di Israele, è stato accusato di aver utilizzato i suoi canali social per minacciare attivisti internazionali, tra cui Greta Thunberg e i membri della “Global Sumud Flotilla”, auspicando per loro un incontro con Hamas a Gaza come “metodo diverso per ottenere lo stesso risultato finale”. Renna ha sottolineato come la partecipazione di atleti con posizioni così radicali e bellicose ponga un interrogativo profondo sulla missione olimpica di pace. Il giornalista ha ricordato come l’istituzione olimpica abbia escluso gli atleti russi e bielorussi a causa del conflitto in Ucraina, invocando la neutralità politica dello sport. Tuttavia, tale rigore sembra svanire di fronte al sostegno esplicito di atleti israeliani a operazioni militari definite da commissioni d’inchiesta delle Nazioni Unite come potenziali atti di genocidio.La risposta della RTS è stata indicativa della fragilità del sistema dell’informazione di fronte a temi polarizzanti. Sebbene il broadcaster abbia ammesso la veridicità fattuale delle informazioni riportate da Renna, ha rimosso il filmato dal proprio sito web, giustificando la scelta con l’inappropriatezza del formato e della lunghezza dell’intervento all’interno di un commento sportivo. La critica interna ed esterna ha però sollevato il dubbio che tale rimozione fosse dettata dal timore di ritorsioni politiche e diplomatiche, specialmente in un momento in cui la Svizzera si trovava a discutere il rinnovo della propria legge sulla radiotelevisione.

giovedì 12 febbraio 2026

GAZA E CISGIORDANIA. IL GENOCIDIO E L'ANNESSIONE. COSA STA SUCCENDENDO IN PALESTINA - Lavinia Marchetti

Da: https://laviniamarchetti.altervista.org - Lavinia MarchettiLavinia Marchetti -  

Leggi anche: DIssolti - Paola Caridi 

Nelle ultime 72 ore, una serie di eventi coordinati tra l’azione militare diretta nella Striscia di Gaza e una rivoluzione legislativa senza precedenti in Cisgiordania hanno delineato quello che gli analisti definiscono come il passaggio dalla “guerra cinetica” a una “guerra amministrativa” di logoramento. La condizione attuale della Striscia di Gaza è dettata da una politica militare rigida e sadica, imperniata sulla cosiddetta “Linea Gialla”. Questa linea di demarcazione separa il 53% del territorio sotto il controllo diretto delle Forze di Difesa Israeliane (IDF) dalle enclave urbane residue, dove la popolazione palestinese è ammassata in condizioni di precarietà estrema. La “tregua”, lungi dall’essere un periodo di ricostruzione, si è trasformata in un “cessate il fuoco unilaterale” in cui le operazioni militari israeliane continuano sotto forma di “risposte a violazioni” spesso immaginarie, provocando uno stillicidio quotidiano di vittime civili. 

Nelle ultime 48 ore, l’attività aerea e di terra ha subito un’impennata drammatica. Lunedì 9 febbraio 2026, un attacco aereo israeliano ha centrato un appartamento residenziale nel quartiere Al-Nasr, nella zona occidentale di Gaza City. L’esplosione non ha solo distrutto l’edificio, ma ha investito le tende vicine che ospitavano famiglie di sfollati, portando il bilancio delle vittime a quattro morti e numerosi feriti trasferiti d’urgenza all’ospedale Al-Shifa. Questo incidente si inserisce in un quadro di violenza diffusa che ha visto, nello stesso giorno, l’uccisione del contadino Khaled Baraka, colpito dal fuoco israeliano mentre lavorava nelle terre a est di Deir al-Balah, in un’area teoricamente protetta dagli accordi di tregua.


I NUMERI DEL MINISTERO

mercoledì 28 gennaio 2026

Scene di caccia alle streghe degli anti-antisemiti - Ada Waltz , Massimo Zucchetti

Da: https://contropiano.org -  Massimo Zucchetti è professore ordinario dal 2000 presso il Politecnico di Torino, Dipartimento di Energia. Attualmente è docente di Radiation Protection, Tecnologie Nucleari, Storia dell’energia, Centrali nucleari. - Massimo Zucchetti - https://zucchett.wordpress.com

Leggi anche: La definizione di antisemitismo dell’IHRA - Ugo Giannangeli  

Antisemitismo e antisionismo sono collegati tra loro? - Alessandra Ciattini  

I COLONI ISRAELIANI: DALLE RADICI DEL SIONISMO ALLA REALTÀ CONTEMPORANEA - Lavinia Marchetti  

PALESTINA. Economia e occupazione: dal Protocollo di Parigi ad oggi. - Francesca Merz  

Criminalizzazione delle vittime e della Solidarietà: la deriva italiana made in Israel - Angela Lano

Come la lotta all’antisemitismo viene strumentalizzata dai partigiani di Israele.

Costantino Ciervo si occupa del conflitto mediorientale da decenni. Nato a Napoli nel 1961, Ciervo, noto come artista soprattutto per le sue installazioni multimediali, vive da molti anni a Berlino e sa bene quanto il tema sia delicato in Germania. Sui discendenti dei carnefici nazisti grava il peso storico della colpa della Shoah.

A causa dei crimini contro lumanità commessi dai loro nonni, lesistenza dello Stato di Israele e la sua difesa sono e devono rimanere per sempre ragion di Stato tedesca: questo è stato inculcato ai tedeschi non solo da Angela Merkel, ma da ogni parte, per oltre mezzo secolo. Così, in Germania, qualsiasi critica a Israele è da tempo sotto il sospetto di antisemitismo. E nessuna accusa è tanto dannosa per la reputazione di qualcuno quanto quella di antisemitismo.

Ciononostante, già nel 2002 Ciervo aveva affrontato il tema del conflitto israelo-palestinese con la produzione di un video a due canali sincronizzati di circa dieci minuti, dal quale nel 2011 ha sviluppato la video-scultura cinetica “Pale-Judea. Lopera è composta da due monitor montati su una bilancia, nei quali appare lattore Horst Günter Marx. In uno dei monitor, egli interpreta un israeliano che motiva la propria rivendicazione sulla terra tra il Giordano e il Mediterraneo; nellaltro, espone invece le contro-argomentazioni di un palestinese.

Nonostante la discussione accesa e aspra dei due contendenti, il titolo dellopera, Pale-Judea, rimanda allutopia di Ciervo: che entrambi i popoli smettano di combattersi e lavorino insieme a uno Stato democratico comune, nel quale tutti godano degli stessi diritti.

Da questa idea prende le mosse la concezione complessiva della mostra di Ciervo “Comune. Il paradosso della somiglianza nel conflitto mediorientale”, attualmente visitabile al Museum Fluxus+ di Potsdam.

sabato 17 gennaio 2026

Confessioni di una Femminista Iraniana: “ecco perchè oggi difendo la sovranità dell’Iran” - Minoo Mirshahvalad

Da: OttolinaTV - 
Vedi anche: How is IRAN Like Now? 🇮🇷 What media don't show you!! Reality https://www.youtube.com/watch?v=sA4D91E78QI 
Ascolta anche: IRAN, contraddizioni interne ed ingerenze esterne di Michela Arricale (https://grad-news.blogspot.com/2026/01/yesterdays-papers-iran-contraddizioni.)

Se anche le femministe iraniane si ribellano all'ipocrisia della sinistra imperiale e difendono  
Intervista a Minoo Mirshahvalad, da portavoce del movimento dei diritti civili alla difesa dell'Iran contro l'aggressione di impero e sionismo 

                                                                            

Altra testimonianza: da Clara Statello 
Le Donne Iraniane SBURGIARDANO la propaganda USA per il REGIME CHANGE a Teheran - Hanieh Tarkian
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Un'altra ancora: da https://www.lafionda.org 
Iran: dieci giorni dentro un Paese sotto assedio -  Elena Basile
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La donna iraniana - Roberta Rivolta

lunedì 5 gennaio 2026

«EBRAICO E DEMOCRATICO»: UN OSSIMORO? - Shlomo Sand

Da Shlomo Sand, L'invenzione del popolo ebraico, 2008 - Lavinia Marchetti - https://laviniamarchetti.altervista.org -  - Lavinia MarchettiLeggi anche: PALESTINA. Economia e occupazione: dal Protocollo di Parigi ad oggi. - Francesca Merz
Chiarezza - Shlomo Sand
Israele/Palestina. Alle radici del conflitto - Joseph Halevi 
PALESTINA. Economia e occupazione: dal Protocollo di Parigi ad oggi. - Francesca Merz

PEZZI DI STORIA IMPRESCINDIBILI.
Shlomo Sand, L'invenzione del popolo ebraico, 2008. 

Tra le conseguenze del processo di liberalizzazione ed etnicizzazione degli anni Ottanta vi fu anche la nascita di un nuovo partito arabo-ebraico, più radicale del partito comunista tradizionale che fino ad allora aveva dato voce alla protesta araba e molto più fermo nell’opposizione alla politica identitaria dello Stato d’Israele. 

Nelle file della Lista progressista per la pace capeggiata da Muhammad Miarri cominciò a profilarsi un nuovo tipo di critica indirizzata alla natura stessa dello Stato israeliano e che proponeva una sua «desionizzazione». Erano solo le prime avvisaglie. La Commissione elettorale della Knesset non ammise il nuovo partito alle elezioni, insieme alla lista di estrema destra di rav Me’ir Kahana, ma una sentenza della Corte suprema, istituzione che stava diventando il baluardo del liberalismo israeliano, annullò la decisione e i due partiti furono accettati. Contrariamente ai movimenti arabo-israeliani che lo avevano preceduto, come al-Ard (La terra) negli anni Sessanta e i Bene ha-kefar (Figli del villaggio) negli anni Settanta, la Lista progressista per la pace, che presentò come secondo candidato il generale in pensione Mati Peled, ottenne due seggi in parlamento. 

La nuova Knesset reagì a questo modesto successo approvando nel 1985, con una maggioranza schiacciante e senza opposizione, un nuovo emendamento alla Legge fondamentale del Parlamento. Il comma 7a stabiliva per la prima volta in modo esplicito che non sarebbe stata autorizzata a partecipare alle elezioni per il parlamento israeliano alcuna lista che includesse nel programma uno dei seguenti obiettivi: «1. negare l’esistenza dello Stato d’Israele come Stato del popolo ebraico; 2. negare la natura democratica dello Stato; 3. incitare al razzismo». Malgrado la nuova legge, la Lista progressista per la pace non fu bloccata, ancora una volta in virtù dell’intervento della Corte suprema. 

In seguito comparvero altri partiti arabi i quali, pur muovendosi con cautela per non entrare esplicitamente in polemica con la legge, non smisero tuttavia di mettere pubblicamente in discussione la natura dello Stato. Una intera generazione di intellettuali palestinesi, troppo giovani per aver vissuto la Nakba e il regime militare e che si erano integrati nella cultura israeliana affiancandola a quella araba di partenza, cominciò a esprimere con crescente fermezza la propria insoddisfazione per la situazione politica: lo Stato in cui gli arabo-israeliani erano nati, di cui costituivano un quinto della popolazione e di cui erano formalmente cittadini a tutti gli effetti, sosteneva apertamente di non essere loro, ma di appartenere a un altro popolo che continuava in gran parte a vivere all’estero. 

sabato 20 dicembre 2025

FUGA DA LIMES. DIMISSIONARI, FILOPUTINIANI, TANTA PROPAGANDA PER NULLA. - Lavinia Marchetti

Da: Lavinia Marchetti - https://laviniamarchetti.altervista.org - Lavinia Marchetti



Per quanto si possa essere in disaccordo con svariate posizioni prese negli anni, per me Limes resta una sorta di oggetto raro, oserei dire un lusso, dentro un paese che vive di politica estera come vive di meteorologia, a spanne, per sentito dire. Iniziai a leggerla dai primi anni Duemila, conscia che lì non avrei trovato il coraggio di una posizione netta, ma anche convinta che l’Italia, fuori da riviste di settore più specialistiche e quindi più ostiche nella lettura e spesso filoatlantiste, abbia avuto a disposizione poche cose capaci di tenere insieme mappe, storia, interessi materiali, rapporti di forza, senza scadere nel bollettino militare di giornata. 

Sull’Ucraina, per esempio, Limes è stata utilissima. Per quanto i social sembrino un coacervo di tuttologi, in realtà dobbiamo ricordarci che in media si conoscono bene 2-3 argomenti. Io ho sempre studiato, sul lato storico, il medio oriente, quindi, prima dell’invasione russa, dell'Ucraina avevo in testa un bagaglio da liceo mal digerito e qualche nome lanciato in aria, Stalin, il salto nel vuoto di Janukovyč, un’idea vaga di frontiera postsovietica, ma avrei saputo nominare giusto due regioni. Poi arriva la guerra e ti accorgi che “sapere” significa sapere poco, oppure sapere male. Limes ti mette davanti cartine, geografie energetiche, dati concreti e analisi e ti fa vedere dove finisce la retorica e dove iniziano i vincoli storici. Anche quando sbaglia, è successo, anche a Caracciolo, almeno sbaglia davanti ai fatti, con un testo firmato e una presa di responsabilità. 

IL FUGGI FUGGI, COSI', "DE BOTTO" 

Negli ultimi giorni quattro nomi illustri hanno sbattuto la porta, denunciando un insostenibile "filoputinismo" strisciante fra le pagine dirette da Lucio Caracciolo. Il generale Vincenzo Camporini, già capo di Stato maggiore e oggi responsabile Difesa per Azione, ha dichiarato al Corriere: «Non potevo restare un minuto di più accanto a tutti quei filoputiniani sfegatati». Si, a me ha fatto ridere, un po'. Non troppo. Dietro a queste parole, via social, abbiamo saputo delle sue dimissioni dal Consiglio scientifico di Limes. Il motivo? L’incompatibilità con quella che definisce “la linea politica di mancato sostegno ai principi del diritto internazionale, stracciati dall’aggressione russa all’Ucraina”, insomma, secondo l’ex generale, Caracciolo e soci peccano di ignavia quando c’è da condannare Mosca: troppa equidistanza (in tempi di guerra inventata non si può), se non aperta indulgenza, verso Putin (sic.). Camporini non è solo. Lo hanno preceduto di poche ore Federigo Argentieri (politologo della John Cabot University), Franz Gustincich (analista) e Giorgio Arfaras (economista), veterani dei comitati di Limes. Anche loro, con un telegramma gelido, hanno chiesto la rimozione immediata dei propri nomi dalla prestigiosa testata. Si sono svegliati tutti assieme, così, "de botto". Una defezione collettiva mai vista in oltre trent’anni di storia della rivista, paragonabile a un ammutinamento in piena regola. Il professore Argentieri, penna presente sin dal primo numero del 1993, ha spiegato ad Adnkronos di aver maturato una scelta “politica e morale”, dettata dall’escalation della guerra in Ucraina e dall’impossibilità di tollerare oltre il bias anti-Kiev del magazine: «Il vero problema è il pregiudizio strutturale che la rivista ha nei confronti dell’Ucraina da oltre vent’anni», accusa Argentieri Già dalla Rivoluzione Arancione del 2004, a suo dire, Limes avrebbe assunto una postura diffidente se non ostile verso Kiev. Ci ha messo solo 21 anni per farlo presente. In passato la rivista avrebbe persino ospitato contenuti discutibili come L’autobus di Stalin di Antonio Pennacchi, “un’orrenda apologia cinica del dittatore”, proprio mentre altrove si denunciavano i crimini staliniani in Ucraina. Insomma, una linea editoriale giudicata filorussa ante litteram, divenuta per Argentieri “irrespirabile” nel contesto attuale: «La copertura mediatica sull’Ucraina ormai è una nube tossica che avvelena il pubblico» ha dichiarato, puntando il dito contro Caracciolo come responsabile di contribuire alla disinformazione invece di combatterla. 

venerdì 12 dicembre 2025

Caccia alle streghe: l'eretico e l'Inquisizione: perché l'Occidente teme Francesca Albanese - Michele Leonardi

Da: https://www.counterpunch.org - Michele Leonardi - Francesca Albanese è una giurista e docente italiana, specializzata in diritto internazionale e diritti umani. Dal 2022 è relatrice speciale delle Nazioni Unite sui territori palestinesi occupati.- Francesca Albanese -


Francesca Albanese, Relatrice Speciale delle Nazioni Unite sulla situazione dei diritti umani nei territori palestinesi occupati dal 1967 , rappresenta una minaccia sistemica ed esistenziale alla narrazione della "civiltà occidentale" e al mito della supremazia propagandato quotidianamente dall'establishment. 

Nel panorama mediatico italiano, Maurizio Molinari (ex direttore de La Repubblica e La Stampa ) e l'opinionista televisivo Davide Parenzo sono i principali esempi di questo marciume sistemico, rappresentando due dei peggiori esempi di media dominati dal sionismo in Italia. Come ha sottolineato Chris Hedges lo scorso fine settimana in un forum a Roma, queste persone – come i loro omologhi americani del New York Times o del Washington Post – non possono essere considerate giornalisti, ma servitori del potere e, in questo caso, dell'hasbara israeliana (il sistema di propaganda sionista).

La ferocia della caccia alle streghe contro Albanese non è casuale; è una risposta al panico. È pericolosa per l'establishment non perché sia ​​una politica che usa slogan, ma perché brandisce l'arma tecnica e inattaccabile del diritto internazionale contro una macchina propagandistica costruita sulla menzogna. Questa paura si è manifestata in attacchi che sono degenerati in isteria medievale, perpetrati non solo da Israele, ma da un'alleanza occidentale – che include gli Stati Uniti e la maggior parte degli Stati membri dell'UE – profondamente complice del genocidio in corso. 

giovedì 4 dicembre 2025

PERCHÉ TANTO ODIO NEI CONFRONTI DI FRANCESCA ALBANESE? - Lavinia Marchetti

Da: https://laviniamarchetti.altervista.org - Lavinia Marchetti - Lavinia Marchetti -

Leggi anche: https://contropiano.org/interventi/2025/12/10/lincredibile-macchina-del-fango-contro-una-sola-persona-francesca-albanese-0189715 

https://laviniamarchetti.altervista.org/la-macchina-della-propaganda-digitale-contro-francesca-albanese 

Ci sono figure che entrano nel dibattito pubblico e diventano un bersaglio immediato, come se concentrassero su di sé tensioni rimaste a lungo senza nome. Francesca Albanese, relatrice speciale ONU sui territori palestinesi occupati, rientra in questa categoria. Prima donna in quel mandato, confermata per un secondo periodo dopo il 2025, si muove in uno spazio già infiammato e infettato. Svolge un ruolo in cui si parla di colonialismo, di genocidio e di diritto internazionale. Cosa significa? Significa mettere il becco nelle colpe dell’Europa. Nel suo caso, però, la quantità di odio, dileggio, aggressione simbolica supera di molto il conflitto politico usuale. Viene sanzionata dagli Stati Uniti per i suoi rapporti sul ruolo delle imprese nell’economia dell’occupazione; viene dichiarata indesiderata in Israele; riceve attacchi continui da governi, partiti, gruppi di pressione filoisraeliani, mentre una parte consistente della società “civile” globale firma appelli a sua difesa. Analizziamo un po’ più in dettaglio i meccanismi dell’odio. 


– UNA DONNA CHE PARLA CON AUTORITÀ IN UN CAMPO MASCHILE 

sabato 22 novembre 2025

LA "PACE" - Lavinia Marchetti

Da: Lavinia Marchetti - https://laviniamarchetti.altervista.org - Lavinia Marchetti -

Leggi anche: LA RIMOZIONE DEL GENOCIDIO PALESTINESE DOPO IL "CESSATE-IL-FUOCO", COME PREVEDIBILE. - Lavinia Marchetti 


RAID ISRAELIANO AD AIN AL-HILWEH: 14 GIOVANI UCCISI NEL CAMPO PROFUGHI PALESTINESE. 28 MORTI A GAZA SOTTO I BOMBARDAMENTI.

La Palestina, il Libano, insomma i fronti ancora attivi (tutti) dove Israele continua a bombardare e uccidere, sono silenziati dalla stampa. Sembra non interessare più a nessuno. Se il giornalismo non fa il suo lavoro, tocca a noi trovare fonti e mettere insieme i pezzi e cercare di informare. 

Sidone (Libano), 19 novembre 2025, Un raid aereo israeliano ha colpito il campo profughi palestinese di Ain al-Hilweh, nel sud del Libano, uccidendo almeno 14 persone, in gran parte ragazzi che stavano giocando a calcio. L’attacco, avvenuto la sera di martedì 18 novembre, è stato il più letale in Libano dall’entrata in vigore della tregua con Hezbollah nel 2024 e ha gettato nel lutto la città di Sidone e la comunità palestinese locale. Secondo il Ministero libanese della Sanità, oltre ai morti vi sono diversi feriti, alcuni dei quali in gravi condizioni. I soccorritori hanno lavorato per ore tra le macerie attorno alla moschea Khaled bin al-Walid, dove l’esplosione ha devastato auto e strutture vicine: “Nessuno dei corpi era integro”, ha riferito un medico dell’ospedale di Sidone, a testimonianza della violenza della deflagrazione. 

Le versioni dell’esercito israeliano e di Hamas 

martedì 11 novembre 2025

Crimini infami contro i palestinesi - Luciano Beolchi

Da: https://transform-italia.it - Luciano BeolchiUniversità degli Studi di Milano - State University of Milan (Italy), History, Emeritus. (https://transform-italia.it/autori)

Leggi anche: RAKEFET SIGNIFICA CICLAMINO. Il nome di fiore per un luogo senza sole. - Reportage del The Guardian sul carcere inumano dove molti detenuti vengono trattenuti senza accuse né processo. Al momento ci sarebbero almeno 100 Palestinesi. - https://www.facebook.com/permalink.php? - Lavinia Marchetti 

Il linguaggio del terrore: quando un ex parlamentare israeliano cita Hitler per Gaza. Paolo.Consiglio

LA RIMOZIONE DEL GENOCIDIO PALESTINESE DOPO IL "CESSATE-IL-FUOCO", COME PREVEDIBILE. - Lavinia Marchetti 


A metà ottobre Israele ha restituito a Gaza 120 corpi, poi altri 15, in base a un accordo con Hamas che prevede la restituzione di 15 corpi di palestinesi per ogni corpo di ostaggio che sarà recuperato da Hamas sotto le macerie di Gaza distrutta dai bombardamenti israeliani. 

I corpi restituiti erano ancora ammanettati, orrendamente offesi, con segni di torture e impiccagioni, o bendati e giustiziati con un colpo di arma da fuoco tra gli occhi. 

Questo dice poco sugli autori dei misfatti, anche perché i corpi sono stati consegnati senza nome, accompagnati solo da un numero. E’ un fatto però che tutti i detenuti usciti dalle carceri israeliane denunciano sistematiche e violente torture fisiche e psichiche e lo stesso hanno fatto gli oltre quattrocento attivisti imbarcati sulla flotilla, arrestati illegalmente in acque internazionali. I venti ostaggi israeliani liberati, nelle centinaia di interviste rilasciate non hanno parlato di torture e la cosa è stata spiegata come un effetto della sindrome di Stoccolma, il fenomeno psicologico per cui nel corso di una lunga detenzione il detenuto si affeziona al carceriere. Curioso clima, quello di Palestina e curiosa anche la sindrome di Stoccolma che ha colpito tutti e venti gli ostaggi israeliani e nessuno tra le centinaia di migliaia di palestinesi che Israele ha detenuto nelle sue carceri. E’ prevedibile che le autorità israeliane diranno e faranno dire che l’autore dell’orrendo sfregio è Hamas, ma ciò che rende le loro accuse poco credibili non è tanto che i corpi straziati vengono dai cimiteri dei numeri, dagli obitori israeliani, dalle carceri di Megiddo e di Ofer e da altri luoghi di detenzione come la base militare di Sde Teiman, ma il fatto che esse si rifiutano sistematicamente di rivelare i nomi e le circostanze, i luoghi e le date in cui quei cadaveri sono venuti nella loro disponibilità, tutte informazioni che avvicinerebbero indubbiamente alla verità e che la comunità internazionale deve richiedere con forza. Dobbiamo pretendere da Israele nomi e non numeri. 

sabato 8 novembre 2025

LA RIMOZIONE DEL GENOCIDIO PALESTINESE DOPO IL "CESSATE-IL-FUOCO", COME PREVEDIBILE. - Lavinia Marchetti

Da: Lavinia Marchettihttps://laviniamarchetti.altervista.org - Lavinia Marchetti - 

Leggi anche: "contro le due destre" - Moni Ovadia

Moni ovadia qualche mese fa lo disse chiaramente che il periodo peggiore sarebbe stato subito dopo il cessate-il-fuoco. L’attenzione internazionale si sarebbe allentata e dopo la distruzione il piano di sostituzione etnica avrebbe avuto il suo acme. Aveva ragione, ma lo sapevamo bene anche noi che sarebbe successo. Come avrete notato la narrazione pubblica sulla Palestina è stata drasticamente ridimensionata dopo il cosiddetto cessate il fuoco nella Striscia di Gaza. Quello che si rivela un falso armistizio, una tregua solo nominale, ha coinciso con un calo brusco dell’attenzione mediatica, graduale, succede sempre così, una notizia in meno al giorno, un po’ come quando si scala un farmaco: l’algoritmo dei social network pare aver “declassato” i contenuti sulla Palestina e le testate mainstream hanno quasi azzerato le notizie sul tema. La crisi non è risolta tutt’altro. Non è che improvvisamente non muoia più nessuno. Semplicemente, l’orrore in Terra Santa è stato rimosso dal discorso pubblico dominante, congelando l’indignazione collettiva proprio quando ce ne sarebbe più bisogno. È un processo subdolo di oblio programmato, in cui la sofferenza di un popolo viene progressivamente espunta dalla coscienza globale: un caso esemplare di come si manipola l’opinione pubblica affinché un genocidio venga dimenticato, e soprattutto vengano dimenticati, alla chetichella, i carnefici. 

Sui social network, attivisti e utenti hanno denunciato un sensibile calo di visibilità dei post legati a Gaza e Cisgiordania, quasi fossero oggetto di shadow banning. Del resto, un rapporto delle Nazioni Unite ha confermato che le piattaforme occidentali hanno rimosso in modo sproporzionato i contenuti di solidarietà col popolo palestinese, molto più rigorosamente di quanto abbiano filtrato contenuti apertamente violenti anti-palestinesi (ci sono dati oggettivi in merito). Questa censura algoritmica, mascherata da politica di moderazione, contribuisce a seppellire la causa palestinese sotto un assordante silenzio digitale. 

domenica 26 ottobre 2025

«CI ASPETTAVAMO DI MORIRE». STORIE DI OSTAGGI PALESTINESI RILASCIATI IL 13 OTTOBRE 2025 - Laviinia Marchetti

Da: Lavinia Marchetti - https://www.academia.edu/144589843/CI_ASPETTAVAMO_DI_MORIRE_STORIE_DI_OSTAGGI_PALESTINESI_RILASCIATI_IL_13_OTTOBRE_2025

Leggi anche: IL VELO E LA BOMBA - Lavinia Marchetti 


Il dossier raccoglie e organizza testimonianze di ex detenuti palestinesi rilasciati il ​​13 ottobre 2025, così come riportate da testate quali +972 Magazine, Reuters, The Guardian, ABC News e Il Fatto Quotidiano. L'obiettivo è duplice: preservare il valore documentale delle narrazioni individuali e discutere la fallacia della memoria traumatica senza sminuirne la portata probatoria quando convergono pattern ricorrenti. Il corpus evidenzia pratiche di deprivazione prolungata, shabeh, percosse, umiliazioni, isolamento, ostacoli all'accesso a cure mediche e sovraffollamento, con effetti cumulativi sulla capacità di ricordare in modo lineare tempi, sequenze e dettagli. L'analisi mette in rilievo come la memoria ferita alterni vuoti e iper-dettagli, ma tenda a convergere su nuclei fattuali condivisi che descrivono un regime detentivo a carattere disumanizzante. Il contributo del lavoro consiste nell'offrire un archivio testimoniale curato, utile a studi giuridici, forensi e psicosociali, e nel proporre criteri di lettura critica della memoria traumatica che tengono insieme debolezza cognitiva e consistenza intersoggettiva delle fonti. 

Dei quasi 2.000 detenuti palestinesi liberati nella prima fase dell’accordo di cessate il fuoco tra Israele e Hamas, oltre 1.700 provengono dalla Striscia di Gaza. Il 13 ottobre 2025. Dopo essere stati visitati, i detenuti/ostaggi hanno lasciato l’ospedale e hanno percorso le strade in rovina della città, tutti ancora vestiti con le uniformi grigie del carcere che coprivano i loro corpi emaciati. Avevano la testa rasata, la barba lunga, il volto solcato dai segni di settimane, mesi e talvolta anni di sofferenza. - «Dio ci ha riportati dagli abissi della tomba», è stata la frase più ripetuta. 

 Vediamo alcune testimonianze tratte da +972 e altre testate. 

 

HAITHAM MOEIN SALEM, 43 anni, residente a Beit Lahiya, nel nord della Striscia di Gaza. Era stato arrestato dall’esercito israeliano poco più di un anno prima, durante un’incursione a Gaza City. Il 10 settembre, un mese prima della sua liberazione, un attacco aereo israeliano ha colpito la tenda della sua famiglia nella cosiddetta “zona sicura” di Al-Mawasi, vicino a Khan Younis, uccidendo sua moglie e i tre figli: Iman, Layan e Baraa. Lui credeva che lo stessero aspettando per il ritorno a casa. «Nessuno mi ha informato che la mia famiglia era stata colpita». «L’esercito israeliano era solito recapitare brutte notizie da Gaza, soprattutto quando le nostre famiglie venivano attaccate o uccise». Quando ha sentito la notizia, è crollato ed i paramedici hanno dovuto trasportarlo in sedia a rotelle. Per oltre un mese aveva preparato un piccolo dono per la figlia Layan, intagliandolo con noccioli d’oliva raccolti da terra. Lo ha tenuto in tasca per tutto il tempo, conservandolo per quello che sarebbe stato il suo nono compleanno, il 18 ottobre. «Ho iniziato a contare i giorni [in prigione], sperando di uscire in tempo per festeggiare il suo compleanno», ha ricordato. «Ma oggi, a soli cinque giorni da quella data, ho saputo che era stata martirizzata». [...]  

sabato 20 settembre 2025

EDWARD SAID “LA QUESTIONE PALESTINESE” - Lavinia Marchetti

Da: https://laviniamarchetti.altervista.org - Lavinia Marchetti - Edward Said (Gerusalemme, 1935 – New York, 2003) è stato scrittore, critico e professore di Inglese e di Letteratura comparata alla Columbia University di New York e ha insegnato in più di 150 università e scuole negli Stati Uniti, in Canada e in Europa. I suoi scritti sono apparsi regolarmente su The Guardian, Le Monde diplomatique e Al-Hayat. 

Leggi anche: Edward Said ha letto nella Storia il futuro della Palestina - Eliana Riva 


RI-LETTURE FONDAMENTALI, ESTRATTO DA EDWARD SAID “LA QUESTIONE PALESTINESE” (1979 edito in Italia da Il saggiatore, 2011)

Sto cercando di affrontare questo testo prezioso letto ormai tanti anni fa, da una prospettiva nuova, considerando, in questo modo, gli accadimenti recenti a Gaza e in Cisgiordania come un unicum storico, come Said ce lo propone. A tal fine condivido dei passaggi con voi, uno ogni tanto, per garantire alla nostra analisi il punto di vista di uno dei più grandi intellettuali del secolo scorso (e anche in questo scorcio di secolo), palestinese ed esule. Buona lettura. (L.M.)


Edward Said:

“«Da secoli in una terra chiamata Palestina vi è stata una larga maggioranza costituita da un popolo, in gran parte di pastori, identificabile socialmente, culturalmente, politicamente ed economicamente come tale, la cui lingua era l’arabo e la religione (per la maggior parte) quella islamica. 

Questo popolo – o questo “gruppo” di persone, se vogliamo negargli la moderna consapevolezza di sé come tale – si è sempre identificato con la terra che coltivava e su cui viveva (poveramente o no è irrilevante); un processo di identificazione ancor più accentuatosi da quando, con una decisione quasi esclusivamente europea, venne stabilito di ricolonizzare, ricostituire e rioccupare quella stessa terra per darla agli ebrei che sarebbero stati portati lì da altri luoghi. 

A tale proposito, come tutti possono constatare, non c’è mai stato un solo gesto dei palestinesi volto ad accettare questa moderna riconquista o il fatto che il sionismo li abbia per sempre cacciati dalla Palestina. Perciò la realtà palestinese in quanto tale ieri come oggi, e probabilmente domani, si baserà sempre sulla resistenza a questa forma di colonialismo straniero.