giovedì 30 aprile 2026

Dalla teoria alla prassi: Hegel oltre Hegel.

Da: AccademiaIISF - Paolo Vinci, filosofo, ha insegnato per anni presso la Facoltà di Filosofia dell'Università “Sapienza” di Roma ed è membro del Consiglio Esecutivo dell'Istituto Italiano per gli Studi Filosofici. Studioso di Marx, Hegel e Heidegger, si è occupato anche di filosofia contemporanea e del pensiero di Adorno e Benjamin.

Vedi anche: Il conflitto delle interpretazioni. Hegel e il sapere assoluto - Paolo Vinci, Lucio Cortella, Giorgio Cesarale 

Dall’essere all’idea. Le articolazioni decisive della "Logica" di Hegel - Paolo Vinci 

Dalla teoria alla prassi: Hegel oltre Hegel  
A cura di Giorgio Cesarale (Università Ca’ Foscari, Venezia); Jamila Mascat (Utrecht University), 
Sabina Tortorella (Université de Namur) e Paolo Vinci (Università di Roma Sapienza) 

Primo incontro: Paolo Vinci (Università di Roma Sapienza) 
La logica del concreto in Hegel e in Marx 
Palazzo Serra di Cassano, 24 marzo 2026 

Secondo incontro: Jamila Mascat (Utrecht University) 
Organizzazione come kairos e mediazione. Hegel e Lenin 
Giorgio Cesarale (Università di Venezia Ca’ Foscari) 
Forma logica e forma politica. Hegel, Lenin, Mao
Palazzo Serra di Cassano, 25 marzo 2026 

Terzo incontro: Sabina Tortorella (Université de Namur) 
Tra società civile e stato: Hegel e Gramsci teorici delle istituzioni 
Palazzo Serra di Cassano, 26 marzo 2026

mercoledì 29 aprile 2026

Quando la memoria della vittima adotta il linguaggio del carnefice - Widad Tamimi

Da: https://ilmanifesto.it - Widad Tamimi Scrive romanzi, storie brevi, collabora con testate italiane e straniere, ha studiato diritto internazionale alla SOAS di Londra e si occupa di rifugiati da molti anni. E’ nata apolide, da padre palestinese e una madre di origini ebraiche

Leggi anche: Guerra permanente, il pilastro del bilancio israeliano - Michele Giorgio 


Striscia continua Senza il nemico, Israele sembra smarrire la sua identità coesiva. Se la vittoria fosse davvero totale, la guerra finirebbe, e con essa finirebbe il modello sociale ed economico su cui si regge il Paese. Ecco allora la necessità di una «vittoria relativamente totale»: un conflitto a bassa o alta intensità che si rinnova ogni giorno, una routine di sangue. 


C’è una macabra ironia nella cronaca che arriva dal nord della Galilea e dai confini con Gaza. Mentre i radar intercettano droni e i bambini nelle scuole elementari sostituiscono l’ora di disegno con le esercitazioni nei rifugi, la società israeliana sembra vittima di quel «guasto tecnico» di cui scriveva la satira egiziana anni fa, come ci ricorda Odeh Bisharat sulle pagine di Haaretz: una breve interruzione di pace subito corretta dal ritorno alla normalità della guerra. Ma questa normalità non è un incidente; è il prodotto di una postura esistenziale che affonda le radici in un trauma irrisolto, trasformando la memoria in un’arma di offesa permanente.

Per decenni, la narrazione ufficiale dello Stato ebraico ha intrecciato i fili della Shoah con quelli della necessità militare. L’imperativo del «Mai più» è stato declinato non come un impegno universale contro la deumanizzazione, ma come una licenza speciale alla militarizzazione assoluta. In questo perimetro psicologico, il mondo è un luogo intrinsecamente ostile e il nemico non è mai un attore politico con cui negoziare, ma l’incarnazione metafisica dell’oppressore.

È LA FAMOSA Sindrome di Masada, ovvero la convinzione profonda che il resto del mondo sia ostile, che la distruzione sia imminente e che l’unica alternativa alla sottomissione sia la resistenza eroica fino all’autodistruzione.

martedì 28 aprile 2026

Roma medievale - Alessandro Barbero

Da: èStoria - Alessandro Barbero è uno storico, scrittore e accademico italiano, specializzato in storia del Medioevo e in storia militare. 


lunedì 27 aprile 2026

Chiude Hormuz, cambia il mondo? Guerra, petrolio e crisi globale - Alessandra Ciattini, Giulio Chinappi

Da: https://giuliochinappi.com - Giulio Chinappi insegnante e analista che vive e lavora in Vietnam, collabora con La Città Futura e altre testate. (https://vn.linkedin.com/in/giulio-chinappi-994a34145 - https://www.facebook.com/giulio.chinappi) -Alessandra Ciattini (collettivo di formazione marxista "Stefano Garroni”) ha insegnato Antropologia culturale alla Sapienza, collabora con https://www.unigramsci.it

Vedi anche: Trump chiude Hormuz: è una minaccia alla Cina? - Alessandra Ciattini 


In questo video Giulio Chinappi e Alessandra Ciattini analizzano uno dei nodi più esplosivi della crisi internazionale: il ruolo strategico dello Stretto di Hormuz, il peso del petrolio e del commercio energetico, e le conseguenze che un allargamento del conflitto avrebbe sull’economia mondiale, sull’Europa e sugli equilibri geopolitici globali. 

Dall’Iran agli Stati Uniti, dai mercati energetici alle grandi potenze asiatiche, una riflessione sulle vere implicazioni internazionali di una crisi che può cambiare gli assetti del mondo.

domenica 26 aprile 2026

I droni ucraini stanno scompaginando i piani della Russia? - Maurizio Boni

Da: ilcontesto.net - Giacomo Gabellini è un giovane ricercatore indipendente. - Maurizio Boni nato a Vicenza nel 1960, è stato il vice comandante dell'Allied Rapid Reaction Corps (ARRC) di Innsworth (Regno Unito), capo di stato maggiore del NATO Rapid Reaction Corps Italy (NRDC-ITA) di Solbiate Olona (Varese), nonché capo reparto pianificazione e politica militare dell'Allied Joint Force Command Lisbon (JFCLB) a Oeiras (Portogallo). [...]

Mosca ha accusato Lituania, Lettonia ed Estonia di collaborazionismo con l’Ucraina rispetto agli attacchi con droni che le forze armate di Kiev hanno condotto contro i terminali petroliferi russi sul Mar Baltico. Più specificamente, l’idea fattasi strada in seno alla classe dirigente del Cremlino è che questi Paesi stiano mettendo il proprio spazio aereo a disposizione dell’esercito ucraino. 
La portavoce del ministero degli Esteri russo Maria Zakharova ha dichiarato che gli Stati baltici «hanno ricevuto un avvertimento appropriato», e aggiunto che «se i regimi di questi Paesi hanno abbastanza buon senso, ascolteranno. In caso contrario, dovranno affrontare una risposta». 
Il Ministero della Difesa russo, invece, ha pubblicato un rapporto in cui elencano decine di strutture chiave situate all’interno dei Paesi occidentali, che secondo Mosca starebbero fabbricando droni e altri armamenti per conto dell’Ucraina. 
Nel comunicato ufficiale si afferma che «consideriamo questa decisione come un passo deliberato che porterà a una forte intensificazione della tendenza politico-militare in tutto il continente europeo e alla graduale trasformazione di questi Paesi in retrovie strategiche dell’Ucraina» 
L’elenco completo delle aziende e dei loro indirizzi è stato poi pubblicato dal Ministero della Difesa russo, cosa che lascia chiaramente presagire l’intenzione di Mosca di adottare una qualche contromisura. 
Secondo il vicepresidente del Consiglio di Sicurezza russo Dmitrij Medvedev, «la dichiarazione del Ministero della Difesa russo va presa alla lettera: l’elenco degli stabilimenti europei che producono droni e altre attrezzature è un elenco di potenziali obiettivi per le forze armate russe. Quando gli attacchi diventeranno realtà dipenderà da cosa accadrà in seguito. Dormite sonni tranquilli, partner europei!». 
Il rinnovato attivismo europeo si colloca in una congiuntura particolarmente critica, che vede l’amministrazione Trump ventilare la possibilità di punire alcuni Stati europei per la loro mancanza di sostegno alla guerra contro l’Iran sottraendo gradualmente l’ombrello di sicurezza statunitense. 
Stando a quanto riportato dal «Wall Street Journal», «la proposta comporterebbe il ritiro delle truppe statunitensi dai paesi membri dell’Organizzazione del Trattato del Nord Atlantico ritenuti poco collaborativi nei confronti dello sforzo bellico contro l’Iran e il loro dispiegamento in paesi più favorevoli alla campagna militare statunitense. 
La proposta sarebbe ben lontana dalle recenti minacce del presidente Trump di ritirare completamente gli Stati Uniti dall’alleanza, cosa che per legge non può fare senza l’approvazione del Congresso». Ne parliamo assieme a Maurizio Boni, generale di corpo d’armata, giornalista, saggista e collaboratore di «Analisi Difesa» e de «Il Fatto Quotidiano». (ilcontesto.net)


sabato 25 aprile 2026

Disunited Nations. Medio Oriente: l'ONU nella bufera

Da: https://www.arte.tv - 

Leggi anche: L'impunità non durerà per sempre - Francesca Albanese


Relatrice speciale dell’ONU sulla situazione dei diritti umani nei territori palestinesi occupati, Francesca Albanese denunciava già nel marzo 2024 il genocidio a Gaza. Seguendo il suo percorso, questo documentario ci conduce nel cuore della crisi di un’istituzione: l’ONU, a 80 anni dalla sua creazione, deve fare i conti con la propria impotenza nel fermare il massacro delle popolazioni civili. 

Sono i "giornalisti" a dare la linea ai politici - Angelo d'Orsi

Da: Angelo d'Orsi - Angelo d'Orsi, Professore ordinario di Storia del pensiero politico all’Università di Torino. Direttore delle riviste "HISTORIA MAGISTRA" (https://www.historiamagistra.it) e "GRAMSCIANA" (https://www.facebook.com/gramsciana). 

Da tempo sto sostenendo che sono i "giornalisti" a dare la linea ai politici. E che il sistema guerra li ha reclutati nella loro quasi totalità. Pronti a tessere le lodi dell'Occidente, a giustificare ogni infamia di Israele (l'ultima in data odierna è l'uccisione mirata della giornalista libanese Amar Khalil, alla quale sono stati anche impediti i soccorsi che avrebbero potuta salvarla), pronti a giustificare ogni osceno atto compiuto dagli Stati Uniti, pronti a demonizzare il "Nemico" di turno; pronti, soprattutto, a mentire, a volte a pagamento, altre volte gratis, perchè forse, in qualche caso, credono persino alle sciocchezze che scrivono o urlano dagli schermi. 

Questi due, uno del Corriere della Sera (presentato nelle biografie come "uno dei più autorevoli giornalisti italiani a livello internazionale"!), l'altro del "Foglio", vengono ambedue dalla sinistra, accomunati dalla passione delle bretelle. Ferrara ex PCI, comunista figlio di comunisti, sostenitore della causa palestinese, fino a quando incontra la CIA che lo recluta, con regolare ingaggio, e politicamente, questo coincide con un altro incontro, ossia Bettino Craxi, di cui diventa intimo, e dopo aver occupato la poltrona di eurodeputato, caduto in disgrazia il suo padrino politico, passata la sbornia di quell'epoca, "caduto il Muro", diventa seguace e persino ministro di Berlusconi, e suo ghostwriter. Si dibatte tra le alterne vicende, fino a che ottiene dalla seconda moglie del "Cav" (fu lui a usare per primo questo nomignolo, mi pare), i trenta denari per dar vita a un giornale della destra "colta", "Il Foglio", una di quelle testate lette da chi ci scrive ma che è da sempre tenuta in vita da fondi pubblici. E nel corso del tempo il giornale si sposta sempre più a destra diventando la voce del doppio padrone, statunintense e israeliano, con una cattiveria verso i deboli, i poveri, gli africani, gli arabi, gli asiatici, tranne che siano quelli buoni, "gli amici dell'Occidente", cioè i servi di Washington. Per ragioni di salute e altre, lascia la direzione al ragionier Cerasa, uno scherzo di "giornalista", che non merita neppure dieci secondi di attenzione. Il Ferrarone, data la stazza, gioca da battitore libero, si esibisce in qualche comizio (fu promotore a Roma, uno poco dopo il 7 ottobre 2023, di un raduno di filosionisti, dal cui palco giunsero frasi rivolte a me e ad Alessandro Orsini, del tipo: "Sappiamo dove abitate, vi veniamo a prendere"). Oggi scopro una sua intemerata di non solo di giustificazione, ma di ululante esaltazione dei crcimini dell'esercito di Tel Aviv, con corrispettivo conclamato disprezzo per quella gentaglia degli arabi. 

Dal suo canto, Federico Rampini (per lui basterebbe l'imitazione del mitico Crozza), viene da sedicenti "ambienti progressisti"e, uno che ha il passaporto USA e attico a New York, un "giornalista" che è addirittura "saggista" e ogni anno sforna un libro o due a seconda dei viaggi compiuti (si suppone a spese del suo giornale) e che data la sua perspicacia gli consentono in una settimana di comprendere e ipso facto raccontare i luoghi da lui visitati a un pubblico che lo vede in copertina trionfante nelle sue camicie colorate, all'americana, ornate di bretelloni. Sicchè ora tocca al continente africano, raccontato da Rampini, ora il mondo cinese, ora l'intera Europa, e ovviamente tutto il bello degli Stati Uniti d'America patria della libertà e della democrazia, di cui ci ammannisce quotidiane dosi di apologia; ma il suo libro più esilarante è "Grazie, Occidente! Tutto il bene che abbiamo fatto".). 

venerdì 24 aprile 2026

Quando il pesce grande mangia il pesce piccolo. Su “Libercomunismo” di Emiliano Brancaccio - Emanuele Zinato

Da: https://laletteraturaenoi.it - Emanuele Zinato è un critico letterario, italianista e saggista italiano, professore di letteratura italiana contemporanea all'Università di Padova. È il curatore delle opere di Paolo Volponi per Einaudi. - Emiliano Brancaccio è professore di Economia politica presso l’Università degli Studi di Napoli Federico II e promotore, con Robert Skidelsky, dell’appello “Le condizioni economiche per la pace” pubblicato sul Financial Times , Le Monde e Econopoly de Il Sole 24 Ore . - Emiliano Brancaccio - www.emilianobrancaccio.it


Vedi anche: sullo scritto di Ernesto Che Guevara "L'uomo e il socialismo a Cuba" - Alessandra Ciattini 


I. La tendenza alla centralizzazione del Capitale

Libercomunismo. Scienza dell’utopia (Feltrinelli, 2026) di Emiliano Brancaccio è un piccolo libro di economia politica, esito di un grande lavoro di ricerca collettiva, che condivide con i lettori una sfida, sconvolgente per almeno tre ragioni: 1) svela scientificamente la gravità della nostra catastrofe; 2) impiega uno stile saggistico, figurale ed efficace, capace di dar conto con chiarezza delle sue acquisizioni; 3) indica il compito, concretamente utopico, che ci sta davanti.

Queste tre ragioni forti del libro sono inattuali nel nostro presente, erede del pensiero debole. Per mezzo secolo l’economia “neoclassica” è stata patrimonio teorico del Capitale e l’intero sistema accademico ha propugnato il dogma delle invalicabili virtù del mercato: impossibile e indesiderabile del resto oltrepassarle, secondo il senso comune, dato il fallimento del “socialismo reale”. Se in questi decenni il capitalismo è stato considerato benefico e insuperabile, e se perfino i centri sociali sono stati intesi come un’intuizione del marketing, il termine comunismo ha potuto di contro diventare il significante di un cadavere, un’attardata, nostalgica e ridicola utopia.

Il primo sintomo che Brancaccio sospettosamente analizza sta sotto gli occhi di tutti: si tratta della “odierna ostinazione a dichiarare morto il comunismo per poi continuamente percuoterlo e ammazzarlo di nuovo” (p. 12). Ci si può chiedere: perché sprecare tanto denaro e tante parole per infamare un defunto inoffensivo? Da Berlusconi a Trump, la retorica politica recente è stata un susseguirsi di ingiurie rivolte ai “comunisti”, perciò il “persistente terrore del potere verso l’ipotetica minaccia comunista esige una spiegazione più scientifica” (p. 14).

giovedì 23 aprile 2026

L'impunità non durerà per sempre - Francesca Albanese

Da: We Stand With Francesca Albanese - Francesca Albanese  è una giurista e docente italiana, specializzata in diritto internazionale e diritti umani. Dal 2022 è relatrice speciale delle Nazioni Unite sui territori palestinesi occupati.- Francesca Albanese -

Leggi anche: PERCHÉ TANTO ODIO NEI CONFRONTI DI FRANCESCA ALBANESE? - Lavinia Marchetti 

Vedi anche: "Genocidio di Gaza: un crimine collettivo": presentazione del nuovo report della relatrice ONU, Francesca Albanese - Conferenza stampa di Stefania Ascari https://webtv.camera.it/evento 

Francesca Albanese, relatrice speciale dell'Onu, a margine della conferenza alla Camera dei Deputati: https://www.facebook.com/reel/1032709016581993 

La Confessione: Francesca Albanese - https://www.raiplay.it/video/2025/10/Francesca-Albanese 


Il 21 gennaio 2026, la relatrice speciale dell'ONU sui territori palestinesi occupati, Francesca Albanese, ha affermato che "l'impunità non durerà per sempre" in merito alle gravi violazioni del diritto internazionale a Gaza e all'occupazione israeliana in corso. 

Ha fatto queste osservazioni in un'intervista rilasciata a seguito di una lezione alla SOAS University of London (+972 Magazine, 2026). 

Albanese ha notato che, anche se la copertura mediatica globale è diminuita dopo un cessate il fuoco formale, l'emergenza umanitaria e la violenza contro i civili persistono. Secondo lei, ciò riflette un continuo modello di violenza che non può durare all'infinito senza responsabilità (+972 Magazine, 2026). 

Le sue osservazioni emergono tra le crescenti tensioni che riguardano il ruolo degli esperti e delle istituzioni internazionali. Nel luglio 2025, gli Stati Uniti hanno sanzionato Albanese, sostenendo che si stava impegnando in una "guerra politica ed economica" attraverso le sue critiche a Israele. 

Ha respinto le sanzioni, descrivendole come uno sforzo per intimidirla, e ha ribadito la sua dedizione a sostenere la giustizia e il diritto internazionale (Al Jazeera, 2025; Euronews, 2025). 

I gruppi per i diritti umani, tra cui Amnesty International, hanno condannato le sanzioni, caratterizzandole come una violazione dei principi fondamentali della giustizia internazionale e un tentativo di reprimere la difesa dei diritti umani. L'organizzazione ha chiesto anche agli altri governi di opporsi a tali azioni (Amnesty International, 2025). 

Le dichiarazioni di Albanese suggeriscono un cambiamento più ampio nella consapevolezza internazionale. Lei sostiene che, sebbene i progressi possano essere graduali, le richieste di giustizia e responsabilità stanno diventando sempre più importanti nelle discussioni globali. 

Secondo la sua prospettiva, un sistema che tollera l'impunità prolungata è sempre più incompatibile con un ordine internazionale che aspira a sostenere gli standard giuridici e morali di fronte a conflitti duraturi. 

Riferimenti
+972 Rivista. (2026, 21 gennaio). 'L'impunità non durerà per sempre': cosa fa sperare Francesca Albanese.
Al Jazeera. (2025, luglio). L'esperto dell'ONU Albanese respinge le sanzioni "oscene" degli USA per aver criticato Israele.
Euronews. (2025, 11 luglio). Albanese, investigatore dell'ONU Palestina, le sbatte le sanzioni degli Stati Uniti come "un segno di colpa".
Amnesty International. (2025). USA: le sanzioni contro la relatrice speciale ONU Francesca Albanese sono un affronto vergognoso alla giustizia internazionale.

mercoledì 22 aprile 2026

"Se le cose non cambiano, saremo costretti a colpire i centri decisionali della UE" - Sergej Karaganov

Da: Visione TV - Sergej Karaganov è un politologo russo. È a capo del Consiglio di politica estera e della difesa, un istituto che si occupa di analisi della sicurezza, fondato da Vitalij Šlykov. 

Il prof. Karaganov, tra gli autori del libro "Dalla deterrenza alla coercizione
tradotto per il pubblico italiano da Visione Editore, spiega senza fronzoli la gravità del momento. 
"L'aggressività di alcuni Paesi europei potrebbe a breve costringere la Russia ad alzare il livello della escalation" 


martedì 21 aprile 2026

A Teheran migliaia di donne sono scese in piazza. - Antonio Micciulli

Da: Antonio Micciulli - 


Con l'Iran khomeinista nel momento in cui l'Iran khomeinista è aggredito - Stefano G. Azzarà



Intervista con compagni iraniani del Partito dei Lavoratori (Toufan)  https://haizeagorriak.wordpress.com

Vedi anche: Confessioni di una Femminista Iraniana: “ecco perchè oggi difendo la sovranità dell’Iran” - Minoo Mirshahvalad 

How is IRAN Like Now? 🇮🇷 What media don't show you!! Reality https://www.youtube.com/watch?v=sA4D91E78QI

Ascolta anche: IRAN, contraddizioni interne ed ingerenze esterne di Michela Arricale (https://grad-news.blogspot.com/2026/01/yesterdays-papers-iran-contraddizioni.


A Teheran, oggi, migliaia di donne sono scese in piazza. Con rabbia, disciplina e una consapevolezza politica che il mondo occidentale vuole nascondere. 

Immagini di piazza, effigi bruciate di Trump e Netanyahu, cori contro l'intervento straniero: lo scenario è lontano anni luce dai cliché con cui i media occidentali raccontano l'Iran.
Si tratta di un segnale potente e complesso di un popolo stanco di guerre che non sono le sue, di sanzioni che affamano, di blocchi navali che strangolano le economie e isolano interi Paesi. 

In Italia, i "giornalisti" dell'era Meloni hanno tentato di liquidare questa notizia come "manifestazione pro-regime" per evitare una domanda scomoda: perché così tante donne iraniane scendono in piazza contro gli USA? 

La risposta non è l'indottrinamento, come suggerisce la narrazione dominante. 

La verità è che l'Iran vive da anni sotto una pressione esterna sistematica: sanzioni economiche che colpiscono la popolazione civile, isolamento finanziario, minacce militari cicliche. 

lunedì 20 aprile 2026

9 luglio 1955: il testamento spirituale contro la guerra nucleare di Albert Einstein - Giulio Chinappi

Da: https://giuliochinappi.com -  Giulio Chinappi insegnante e analista che vive e lavora in Vietnam (Giulio Chinappi - Giulio Chinappi)Da: https://giuliochinappi.com - Giulio Chinappi insegnante e analista che vive e lavora in Vietnam. (Giulio Chinappi - Giulio Chinappi)

Vedi anche: "Albert Einstein, scienziato e pacifista" - Antonio Gargano

 Leggi anche: “Perchè il socialismo..”- A.Einstein (1949)

"La più bella delle teorie" - Carlo Rovelli  

PERCHÈ LA GUERRA? - Carteggio Albert Einstein - Sigmund Freud.  

La superiorità di Marx su Einstein in campo ontologico. - Daniele Burgio, Massimo Leoni, Vanna Melia e Roberto Sidoli.

Heidegger e la bomba atomica: ovvero la scienza deve pensare - Gianni Vattimo, Massimo Zucchetti 

Il celebre fisico Albert Einstein, scomparso il 18 aprile 1955 a Princeton (New Jersey), lasciò il proprio testamento spirituale al filosofo Bertrand Russell, suo grande amico, che lo rese pubblico il 9 luglio dello stesso anno.

Nato ad Ulm, in Germania, il 14 marzo 1879, Albert Einstein è universalmente riconosciuto come uno dei più grandi scienziati nella storia dell’umanità. Nel 1916 enunciò la “Teoria della Relatività Generale”, destinata a rivoluzionare i concetti di spazio e tempo, grazie alla quale ricevette il premio Nobel nel 1921. Meno noti al grande pubblico sono altri aspetti della vita di Einstein, in particolare il suo interesse per la filosofia e per la politica, la sua adesione al socialismo e la sua capacità di diffidare del progresso scientifico, scontrandosi con la cieca fede che riponevano nella scienza molti dei suoi colleghi.

Einstein si era ben reso conto di come la medaglia del progresso scientifico avesse due facce ben distinte: una, quella più pubblicizzata, che avrebbe potuto portare benefici all’umanità; un’altra, tenuta nascosta, che invece avrebbe potuto provocare la fine stessa della civiltà e della vita sulla Terra. Proprio per questo, Einstein si battè a lungo contro la proliferazione nucleare: “Non è necessario immaginare che un’esplosione stellare distrugga la terra come una Nova per capire con chiarezza la crescente distruttività di una guerra atomica e riconoscere che, a meno di impedire un’altra guerra, è probabile che si arrivi a devastazioni su scala mai ritenuta possibile prima d’ora, e a stento concepibili anche adesso, e che ad esse sopravviverebbe ben poco della nostra società“, dichiarava in un’intervista rilasciata a Raymond Swing nel novembre 1947.

sabato 18 aprile 2026

Trump chiude Hormuz: è una minaccia alla Cina? - Alessandra Ciattini

Da: Gabriele Germani - Alessandra Ciattini (collettivo di formazione marxista "Stefano Garroni”) ha insegnato Antropologia culturale alla Sapienza. 


La decisione degli USA di adottare un controblocco dello Stretto di Hormuz alza la tensione a livello regionale.
Trump ha annunciato che gli USA fermeranno le navi in uscita dal Golfo Persico con permesso iraniano. 
Si tratta di una minaccia diretta alle navi cinesi e a quelle che effettueranno transizioni in yuan (la valuta di Pechino). 
La Repubblica Popolare come reagirà a questo tipo di azioni? 
Siamo alle soglie di un enorme scontro globale? 


venerdì 17 aprile 2026

Trump (quasi) al capolinea? - Fabrizio Marchi

Da: https://www.linterferenza.info - Fabrizio Marchi insegna Filosofia, è direttore della rivista "l'interferenza". Fabrizio Marchi 


Mi pare che il bilancio dell’amministrazione Trump a distanza di quasi due anni dalla sua elezione sia decisamente fallimentare. La sola eccezione ad una lunga serie di errori sia tattici che strategici e sconfitte rimediate (con il rischio di probabili futuri disastri) è la “normalizzazione” dei rapporti con il Venezuela (se non del Venezuela stesso…), alla meglio frutto di un accordo con l’attuale presidente Delcy Rodriguez. Alla peggio, a voler pensar male (ma, come sappiamo, spesso ci si azzecca…), la messa fuori gioco di Maduro potrebbe addirittura essere stata concordata con gli USA da pezzi dell’esercito e del governo venezuelano, a partire ovviamente da Rodriguez. Non lo sapremo mai con certezza. Del resto ciò che conta alla fin fine sono i fatti concreti. E questi ci dicono che le relazioni diplomatiche e soprattutto commerciali fra i due stati a partire dal rapimento di Maduro sono state ampiamente ripristinate anche all’insegna di reciproci e un po’ stucchevoli salamelecchi fra la stessa Rodriguez e Trump. In particolare il governo venezuelano garantirà agli operatori stranieri – leggi le compagnie petrolifere americane – di acquisire diritti di proprietà sulla produzione, sull’estrazione e la commercializzazione di parte delle risorse (petrolifere) senza nessuna intermediazione governativa, in cambio, ovviamente, di un alleggerimento delle sanzioni da parte di Washington. Nel frattempo Maduro è detenuto negli Stati Uniti con la ridicola accusa di narcotraffico e non mi pare che il governo di Caracas stia producendo significativi sforzi per ottenerne la liberazione.

Questo è l’unico risultato portato a casa da Trump da quando è alla Casa Bianca. Importante ma del tutto insufficiente rispetto alle aspettative, alle promesse e al volume di fuoco messo in campo dal tycoon, sotto tutti i punti di vista e non solo in senso figurato.

giovedì 16 aprile 2026

Accumulazione per espropriazione. La nuova fase del capitalismo - David Harvey

Da: https://contropiano.org - Questo saggio di David Harvey è un estratto da: “The story of capital: what everyone should know about capital works”. Edizioni Verso books, 2026. - David Harvey è un geografo, antropologo, sociologo e politologo britannico. Si occupa di geografia, economia politica e geopolitica ed è attualmente professore di antropologia al Graduate Center of the City University of New York. - 

Leggi anche: David Harvey e l’accumulazione per espropriazione  

IL MARX DI DAVID HARVEY - Giorgio Cesarale  

Il neoliberismo è un progetto politico*- B. S. Risager intervista David Harvey  

A quale costo il sistema capitalistico può oggi riprodursi? - Alessandra Ciattini  

LA TEORIA MODERNA DELLA COLONIZZAZIONE - Karl Marx  

LA COSIDDETTA ACCUMULAZIONE ORIGINARIA - Karl Marx, IL CAPITALE, LIBRO I, SEZIONE VII, CAPITOLO 24  

Sulla formazione storica del capitale e del lavoro salariato. - Karl Marx 



Vedi anche: Riflessioni sul libro di David Harvey, "Breve storia del neoliberismo" - Alessandra Ciattini  

Le origini dell’imperialismo - Alessandra Ciattini 

Marx e l'accumulazione originaria - Massimiliano Tomba


La storia dell’ascesa del capitalismo dal periodo feudale in poi in Europa, o dalle varie tradizioni imperiali e civilizzazionali pre-capitaliste altrove nel mondo, è una storia in cui violenza, conquista, rapina, pirateria, espropriazione, frode, sfratti, usura, schiavitù e furto si soffermarono ampiamente insieme alla lenta dissoluzione delle strutture di potere feudali, imperiali e religiose.

Se tali processi fossero legali (autorizzati dallo Stato) o illegali era per gran parte del tempo irrilevante, perché gli accordi istituzionali e di proprietà che avrebbero potuto fornire una certa protezione contro tali pratiche o non esistevano o erano inefficaci. Eppure le reti commerciali e le operazioni capitaliste mercantili (incluso il commercio di persone schiavizzate) erano diffuse e diffuse a partire dal XV secolo. Lampi di quello che sembrava un industrialismo proto-capitalistico si potevano vedere fin dall’inizio nelle Fiandre e a Firenze, insieme al crescente ruolo globale della monetizzazione (facilitato dall’ascesa dell’oro e dell’argento come beni monetari universali).

Lo scambio di forza lavoro contro la crescente massa di entrate (guidata da quelle della Chiesa e dello Stato) significava che le precondizioni erano in atto per l’ascesa e l’impiego del denaro come capitale impegnato nella ricerca del profitto.

Per liberare queste condizioni dalle loro restrizioni sociali e difese religiose era necessaria la separazione di massa del lavoro dall’accesso ai mezzi di produzione (in particolare la terra) e la dissoluzione dei poteri terrieri e religiosi.

Da qui il significato di ciò che Marx chiamava accumulazione ‘primitiva’ o ‘originale’. Questo processo è proseguito con una forza lavoro salariata, separando ampie fasce della popolazione dall’accesso ai mezzi di produzione di base. Portò anche all’ascesa di una classe capitalista agraria che si alleò con capitalisti mercantili e banchieri in quella fase del capitalismo generalmente chiamata capitalismo mercantile.

mercoledì 15 aprile 2026

Catastrofe Neoliberista: un “libro necessario”. - Luca Busca

 Da: https://www.lantidiplomatico.it - Luca Busca inizia il suo percorso giornalistico nel 1982, nel 1984 ottiene l’iscrizione all’albo dei pubblicisti come collaboratore del quotidiano La Repubblica e dell’Agenzia Giornalistica Telegraph.[...] -  Angelo d'Orsi, Professore ordinario di Storia del pensiero politico all’Università di Torino (Angelo D'Orsi). 

Leggi anche: LA RIVOLUZIONE BOLSCEVICA 1917–1923. Il comunismo di guerra - Edward H. Carr  

I dieci giorni che sconvolsero il mondo. - John Reed (1919) 

Vedi anche: La Rivoluzione d'Ottobre - Angelo d'Orsi 

La Rivoluzione Russa - Luciano Canfora 

“Questo è un libro necessario, dobbiamo leggerlo tutti”. Con queste parole Elena Basile ha aperto il suo intervento alla presentazione del volume di Angelo D’Orsi, cogliendo immediatamente il punto centrale dell’opera: non un semplice saggio, ma uno strumento di orientamento in un presente che appare sempre più opaco e incomprensibile. La necessità di questo libro nasce da una domanda elementare e insieme vertiginosa: come siamo arrivati fin qui? Come è stato possibile che, nel giro di pochi decenni, si sia prodotta quella che Basile definisce una “realtà distopica”, segnata da guerra permanente, erosione del diritto e trasformazioni culturali profonde?

La risposta, secondo D’Orsi, non può che passare attraverso la storia. “Senza ricostruire le origini storiche dei fenomeni che stiamo attraversando — ha spiegato — noi non possiamo capire quei fenomeni, e quindi non possiamo neanche fare politica”. In un contesto dominato da un eterno presente mediatico, in cui gli eventi si succedono senza memoria né profondità, il richiamo al metodo storico assume un valore radicale. Questo metodo si fonda, come lo stesso autore chiarisce, su due pilastri: la ricerca delle cause e la periodizzazione. Le cause, sottolinea D’Orsi, sono sempre plurali e devono essere gerarchizzate; non esiste mai una spiegazione unica, ma un intreccio di fattori economici, politici, culturali. La periodizzazione, invece, consente di individuare le fratture, i momenti di rottura che segnano il passaggio da un’epoca all’altra. 

martedì 14 aprile 2026

Il "Metodo Trump": Insider trading e speculazione sulle macerie della guerra all'Iran. - Alessandra Ciattini

Da: https://www.lantidiplomatico.it - Alessandra Ciattini (collettivo di formazione marxista "Stefano Garroni”) ha insegnato Antropologia culturale alla Sapienza, collabora con https://www.unigramsci.it -  


Già dai tempi delle famose e belle tasse lanciate entusiasticamente da Trump molti analisti avevano notato una costante relazione tra le sue dichiarazioni e l’andamento delle borse, alimentando il sospetto, più che ragionevole, che i componenti della sua stessa famiglia e della sua cerchia più stretta, tra cui stanno anche i donatori per le campagne elettorali, avessero accesso a informazioni privilegiate, del tutto illegali, per investire o disinvestire a seconda delle decisioni prese, accaparrandosi così straordinari guadagni. Del resto, un video registrato alla Casa Bianca circa un anno fa mostra il presidente, sulla cui salute mentale ormai si esprimono apertamente molti dubbi, che loda alcuni suoi amici per i loro recenti guadagni in borsa. In particolare, in questo video si riferisce a Charles Schwad e Roger Penske i quali, entrambi organizzatori di gare automobilistiche, si sarebbero messi in tasca il primo 2.500 milioni di dollari, il secondo solo 900 milioni.

Tutto ciò si sta ripetendo con quanto sta avvenendo in seguito all’imperialistica e folle guerra non provocata degli Usa e di Israele contro l’Iran, che si sta difendendo eroicamente e in maniera notevolmente abile, mirando a far sì che il conflitto diventi economicamente insostenibile per gli spietati nemici grazie, per esempio, all’uso dei droni Shahed. Questi costituiscono una delle armi più distruttive ed efficaci, per il fatto che sono droni d'attacco unidirezionali e costano assai poco, mentre i missili necessari per abbatterli costano milioni di dollari (per es. i famosi Patriot) e le grandi produttrici occidentali di armi non riescono a costruirli nella quantità necessaria per sostituire quelli abbattuti.

lunedì 13 aprile 2026

Quattro visite in quattro anni: perché le relazioni tra Cina e Spagna sono così “resilienti”? - Giulio Chinappi

Da: https://giuliochinappi.com - Giulio Chinappi insegnante e analista che vive e lavora in Vietnam, collabora con La Città Futura e altre testate. (Giulio Chinappi - Giulio Chinappi

Leggi anche: [In altre parole] Realpolitik a Pechino: perché l'asse Merz-Xi è l'ancora di salvezza per l'industria europea - Francesco Maringiò

Veicoli elettrici, la cooperazione con la Cina come leva strategica per Europa e Canada. - Giulio Chinappi 

Vedi anche: Vietnam, India, Cina


La nuova visita di Pedro Sánchez in Cina conferma la solidità di un partenariato che unisce fiducia politica, cooperazione economica pragmatica e sostegno al multilateralismo, offrendo anche un modello utile per le relazioni tra Cina e Unione Europea.


Il primo ministro spagnolo Pedro Sánchez compirà una visita ufficiale in Cina dall’11 al 15 aprile. Si tratterà della sua quarta visita in Cina in quattro anni; giungendo poco dopo le visite compiute lo scorso anno sia dal re di Spagna sia dallo stesso primo ministro, essa rappresenta un altro importante scambio ad alto livello tra Cina e Spagna in un arco di tempo relativamente breve, sottolineando la continuità e la stabilità della politica spagnola nei confronti della Cina. In un momento in cui il quadro globale sta attraversando profondi cambiamenti e le relazioni tra Cina ed Europa si trovano di fronte a sfide complesse, Cina e Spagna, guidate da volontà politica e lungimiranza strategica, esemplificano in modo vivido il vero significato di un “partenariato resiliente”.

domenica 12 aprile 2026

6 APRILE 1941: AGGRESSIONE ALLA JUGOSLAVIA. - Alessandra Kersevan

 Da: Alessandra Kersevan - Alessandra Kersevan è una saggista e editrice italiana, specializzata in storia e cultura del Friuli-Venezia Giulia e del confine orientale nella prima metà del XX secolo. 

Vedi anche: Alessandra Kersevan su fascismo e foibe (Prima parte: https://www.youtube.com/watch?v=5l59zDt3VmY) - (Seconda parte: https://www.youtube.com/watch?v=5l59zDt3VmY)


"Il 6 aprile ricorre l'85° anniversario dell'invasione della Jugoslavia da parte di Italia e Germania. Il 6 aprile 1941 la Luftwaffe bombarda Belgrado, l'esercito italiano e quello tedesco penetrano nel Paese, lo occupano e lo smembrano. Si compie il sogno imperialista fascista nei Balcani. Inizia per i popoli jugoslavi una tragedia che si concluderà solo con la vittoria dell'esercito popolare di liberazione guidato da Tito. 

L'aggressione nazifascista provocò oltre un milione di morti, circa 250 mila dei quali ascrivibile all'occupazione italiana, macchiandosi l'esercito italiano e il fascismo di innumerevoli crimini di guerra. Per questi crimini lo stato italiano non ha mai chiesto scusa ai popoli che hanno costituito la Jugoslavia, anzi negli ultimi vent'anni il Parlamento italiano si è fatto patrocinatore, con la cosiddetta Legge del Ricordo (che dal 2004 ogni anno viene celebrata con una pressione istituzionale e massmediatica impressionante) di un vero e proprio rovescismo storico, trasformando le vittime in carnefici.  

Spiego la vicenda in questo video, registrato 5 anni fa. Lo ripropongo ancora una volta perché in una ventina di minuti sono sintetizzati i fatti storici, con i risvolti anche nell'attualità, da cui si può capire come tra l'attuale governo neofascista di Meloni e il rovescismo storico, diventato verità di stato con la Legge del Ricordo, ci sia un rapporto strettissimo. (Non sono un'oratrice come Barbero, ma chi non conosce la vicenda può cominciare a conoscerla, chi la conosce già può trovare, specialmente alla fine del video, considerazioni interessanti sull'oggi... La foto di copertina mostra il reticolato costruito nella notte tra il 22 e il 23 febbraio 1942 tutto attorno a Lubiana, con la divisione della città in 14 settori divisi da reticolati, operazione messa in atto dalla Divisione Granatieri di Sardegna, per rendere impossibile ai civili l'uscita o la fuga dalla città e rendere più facili le retate dei lubianesi e degli sloveni in generale che sarebbero poi stati deportati nei campi di concentramento in Italia e nelle isole della Dalmazia occupate e annesse dal Regno d'Italia – metodo repressivo dell'esercito italiano occupatore che ricorda molto la costruzione del muro tutto attorno a Gaza attuata dall'esercito israeliano decine di anni dopo...) ". 
(Alessandra Kersevan)