sabato 25 aprile 2026

Sono i "giornalisti" a dare la linea ai politici - Angelo d'Orsi

Da: Angelo d'Orsi - Angelo d'Orsi, Professore ordinario di Storia del pensiero politico all’Università di Torino. Direttore delle riviste "HISTORIA MAGISTRA" (https://www.historiamagistra.it) e "GRAMSCIANA" (https://www.facebook.com/gramsciana). 

Da tempo sto sostenendo che sono i "giornalisti" a dare la linea ai politici. E che il sistema guerra li ha reclutati nella loro quasi totalità. Pronti a tessere le lodi dell'Occidente, a giustificare ogni infamia di Israele (l'ultima in data odierna è l'uccisione mirata della giornalista libanese Amar Khalil, alla quale sono stati anche impediti i soccorsi che avrebbero potuta salvarla), pronti a giustificare ogni osceno atto compiuto dagli Stati Uniti, pronti a demonizzare il "Nemico" di turno; pronti, soprattutto, a mentire, a volte a pagamento, altre volte gratis, perchè forse, in qualche caso, credono persino alle sciocchezze che scrivono o urlano dagli schermi. 

Questi due, uno del Corriere della Sera (presentato nelle biografie come "uno dei più autorevoli giornalisti italiani a livello internazionale"!), l'altro del "Foglio", vengono ambedue dalla sinistra, accomunati dalla passione delle bretelle. Ferrara ex PCI, comunista figlio di comunisti, sostenitore della causa palestinese, fino a quando incontra la CIA che lo recluta, con regolare ingaggio, e politicamente, questo coincide con un altro incontro, ossia Bettino Craxi, di cui diventa intimo, e dopo aver occupato la poltrona di eurodeputato, caduto in disgrazia il suo padrino politico, passata la sbornia di quell'epoca, "caduto il Muro", diventa seguace e persino ministro di Berlusconi, e suo ghostwriter. Si dibatte tra le alterne vicende, fino a che ottiene dalla seconda moglie del "Cav" (fu lui a usare per primo questo nomignolo, mi pare), i trenta denari per dar vita a un giornale della destra "colta", "Il Foglio", una di quelle testate lette da chi ci scrive ma che è da sempre tenuta in vita da fondi pubblici. E nel corso del tempo il giornale si sposta sempre più a destra diventando la voce del doppio padrone, statunintense e israeliano, con una cattiveria verso i deboli, i poveri, gli africani, gli arabi, gli asiatici, tranne che siano quelli buoni, "gli amici dell'Occidente", cioè i servi di Washington. Per ragioni di salute e altre, lascia la direzione al ragionier Cerasa, uno scherzo di "giornalista", che non merita neppure dieci secondi di attenzione. Il Ferrarone, data la stazza, gioca da battitore libero, si esibisce in qualche comizio (fu promotore a Roma, uno poco dopo il 7 ottobre 2023, di un raduno di filosionisti, dal cui palco giunsero frasi rivolte a me e ad Alessandro Orsini, del tipo: "Sappiamo dove abitate, vi veniamo a prendere"). Oggi scopro una sua intemerata di non solo di giustificazione, ma di ululante esaltazione dei crcimini dell'esercito di Tel Aviv, con corrispettivo conclamato disprezzo per quella gentaglia degli arabi. 

Dal suo canto, Federico Rampini (per lui basterebbe l'imitazione del mitico Crozza), viene da sedicenti "ambienti progressisti"e, uno che ha il passaporto USA e attico a New York, un "giornalista" che è addirittura "saggista" e ogni anno sforna un libro o due a seconda dei viaggi compiuti (si suppone a spese del suo giornale) e che data la sua perspicacia gli consentono in una settimana di comprendere e ipso facto raccontare i luoghi da lui visitati a un pubblico che lo vede in copertina trionfante nelle sue camicie colorate, all'americana, ornate di bretelloni. Sicchè ora tocca al continente africano, raccontato da Rampini, ora il mondo cinese, ora l'intera Europa, e ovviamente tutto il bello degli Stati Uniti d'America patria della libertà e della democrazia, di cui ci ammannisce quotidiane dosi di apologia; ma il suo libro più esilarante è "Grazie, Occidente! Tutto il bene che abbiamo fatto".). 

Ebbene oggi su quello che una volta era "il più autorevole giornale italiano", finito nelle mani di Urbano Cairo, il tuttologo Rampini usa i rampini per arrampicarsi sui vetri, e descrivere un Iran che non esite, usando come fonte unica un suo "contatto" iraniano, e riesce a fare una ricostruzione della guerra in corso tra il comico e il grottesco. Sicchè, la vilissima e infamissima aggressione yankee-sionista diventa qualcosa di atteso e auspicato e persino benedetto dalla popolazione (!!!), sostanzialmente favorevole alla guerra, e in ansiosa aspettazionea del ritorno dello Shah, l'erede al trono di Persia, Pahlavi II. Come noi italiani aspettavamo Emanuele Fiiberto di Savoia, che in effetti è tornato, e fa la soubrette, anche se di tanto in tanto finge un qualche interesse politico. Ma fa scarsi danni.

Ebbene oggi su quello che una volta era "il più autorevole giornale italiano", finito nelle mani di Urbano Cairo, il tuttologo Rampini usa i rampini per arrampicarsi sui vetri, e descrivere un Iran che non esite, usando come fonte unica un suo "contatto" iraniano, e riesce a fare una ricostruzione della guerra in corso tra il comico e il grottesco. Sicchè, la vilissima e infamissima aggressione yankee-sionista diventa qualcosa di atteso e auspicato e persino benedetto dalla popolazione (!!!), sostanzialmente favorevole alla guerra, e in ansiosa aspettazionea del ritorno dello Shah, l'erede al trono di Persia, Pahlavi II. Come noi italiani aspettavamo Emanuele Fiiberto di Savoia, che in effetti è tornato, e fa la soubrette, anche se di tanto in tanto finge un qualche interesse politico. Ma fa scarsi danni. 

I danni li fanno tutti gli opinion leaders, i "giornalisti di punta", quelli alla Ferrara o alla Rampini, che tra menzogna e ignoranza, costruiscono "senso comune" che giorno dopo giorno, mese dopo mese, anno dopo anno, ci convince che noi siamo i buoni e gli altri (non importa chi) sono i cattivi, e come tali da mettere al loro posto. Con le buone, o preferibilmente con le cattive. Sterminandoli, affamando i loro bambini, polverizzando le loro città, stuprando le loro donne, eliminando rigorosamente i testimoni di tali crimini. Come ha fatto oggi "l'esercito più morale del mondo", l'IDF israeliano, con la bella brava e amatissima giornalista libanese Amal khalil. Gloria eterna a lei, e abominio imperituro su coloro che lodano i suoi assassini.

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