Da: ilSussidiario TV - Alberto Bradanini, ex-diplomatico. Già Ambasciatore d’Italia in Cina (2013-15), Coordinatore del Comitato Governativo Italia-Cina (2007-09), Console Generale d’Italia a Hong Kong (1996-98), Consigliere Commerciale all’Ambasciata d’Italia a Pechino (1991-96), Ambasciatore d’Italia a Teheran (2008-12), attualmente Presidente del Centro Studi sulla Cina Contemporanea (Reggio Emilia, Italia). Alberto Bradanini è autore di diversi saggi e libri, tra cui “Oltre la Grande Muraglia” (2018); “Cina, l’irresistibile ascesa” (2022) e “Lo sguardo di Nenni e le sfide della Cina”.
La teoria Marxista poggia la sua forza sulla scienza... che ne valida la verità, e la rende disponibile al confronto con qualunque altra teoria che ponga se stessa alla prova del rigoroso riscontro scientifico... il collettivo di formazione Marxista Stefano Garroni propone una serie di incontri teorici partendo da punti di vista alternativi e apparentemente lontani che mostrano, invece, punti fortissimi di convergenza...
venerdì 10 aprile 2026
IRAN, TRUMP INTRAPPOLATO NELLA GUERRA. ISRAELE VERSO UNO SCENARIO IMPENSABILE - ALBERTO BRADANINI
Su ilsussidiario.tv, Alberto Bradanini, già ambasciatore d'Italia in Iran e in Cina, interpreta la crisi tra Teheran, Washington e Israele come un passaggio decisivo per gli equilibri del Medio Oriente. Boccia la proposta americana di tregua di 45 giorni, definendola frutto di «menti squilibrate», e sostiene che l'Iran esiga garanzie reali: la fine della guerra, lo stop agli attacchi israeliani contro il Libano, la revoca delle sanzioni statunitensi e la gestione condivisa del traffico navale nello Stretto di Hormuz con l'Oman. Uno degli elementi più significativi dell'intervista riguarda l'assenza del dossier nucleare nelle presunte dieci proposte iraniane: per Bradanini ciò può indicare una rinuncia tattica oppure la scelta di puntare alla bomba come unica vera deterrenza, con l'ipotesi estrema dell'uscita dal Trattato di non proliferazione. Tra i possibili attori al lavoro per un'intesa cita, per deduzione, Russia e Cina, oltre a Oman, Turchia e Pakistan.
Sul fronte europeo esclude l'ipotesi di attacchi iraniani alle capitali del continente e legge certe minacce come parte della propaganda bellica. Il passaggio più netto riguarda Donald Trump, che a suo avviso «è in guai seri»: senza un'occupazione terrestre, afferma, il regime change è irrealistico. Per questo l'unica via percorribile sarebbe un compromesso utile a «dichiarare vittoria», ma con il rischio che Israele, se messo alle strette, apra uno «scenario inimmaginabile».
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