venerdì 10 aprile 2026

IRAN, TRUMP INTRAPPOLATO NELLA GUERRA. ISRAELE VERSO UNO SCENARIO IMPENSABILE - ALBERTO BRADANINI

Da: ilSussidiario TV -  Alberto Bradanini, ex-diplomatico. Già Ambasciatore d’Italia in Cina (2013-15), Coordinatore del Comitato Governativo Italia-Cina (2007-09), Console Generale d’Italia a Hong Kong (1996-98), Consigliere Commerciale all’Ambasciata d’Italia a Pechino (1991-96), Ambasciatore d’Italia a Teheran (2008-12), attualmente Presidente del Centro Studi sulla Cina Contemporanea (Reggio Emilia, Italia). Alberto Bradanini è autore di diversi saggi e libri, tra cui “Oltre la Grande Muraglia” (2018); “Cina, l’irresistibile ascesa” (2022) e “Lo sguardo di Nenni e le sfide della Cina”. 


Su ilsussidiario.tv, Alberto Bradanini, già ambasciatore d'Italia in Iran e in Cina, interpreta la crisi tra Teheran, Washington e Israele come un passaggio decisivo per gli equilibri del Medio Oriente. Boccia la proposta americana di tregua di 45 giorni, definendola frutto di «menti squilibrate», e sostiene che l'Iran esiga garanzie reali: la fine della guerra, lo stop agli attacchi israeliani contro il Libano, la revoca delle sanzioni statunitensi e la gestione condivisa del traffico navale nello Stretto di Hormuz con l'Oman. Uno degli elementi più significativi dell'intervista riguarda l'assenza del dossier nucleare nelle presunte dieci proposte iraniane: per Bradanini ciò può indicare una rinuncia tattica oppure la scelta di puntare alla bomba come unica vera deterrenza, con l'ipotesi estrema dell'uscita dal Trattato di non proliferazione. Tra i possibili attori al lavoro per un'intesa cita, per deduzione, Russia e Cina, oltre a Oman, Turchia e Pakistan. 

Sul fronte europeo esclude l'ipotesi di attacchi iraniani alle capitali del continente e legge certe minacce come parte della propaganda bellica. Il passaggio più netto riguarda Donald Trump, che a suo avviso «è in guai seri»: senza un'occupazione terrestre, afferma, il regime change è irrealistico. Per questo l'unica via percorribile sarebbe un compromesso utile a «dichiarare vittoria», ma con il rischio che Israele, se messo alle strette, apra uno «scenario inimmaginabile».


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