martedì 21 aprile 2026

A Teheran migliaia di donne sono scese in piazza. - Antonio Micciulli

Da: Antonio Micciulli - 


Con l'Iran khomeinista nel momento in cui l'Iran khomeinista è aggredito - Stefano G. Azzarà



Intervista con compagni iraniani del Partito dei Lavoratori (Toufan)  https://haizeagorriak.wordpress.com

Vedi anche: Confessioni di una Femminista Iraniana: “ecco perchè oggi difendo la sovranità dell’Iran” - Minoo Mirshahvalad 

How is IRAN Like Now? 🇮🇷 What media don't show you!! Reality https://www.youtube.com/watch?v=sA4D91E78QI

Ascolta anche: IRAN, contraddizioni interne ed ingerenze esterne di Michela Arricale (https://grad-news.blogspot.com/2026/01/yesterdays-papers-iran-contraddizioni.


A Teheran, oggi, migliaia di donne sono scese in piazza. Con rabbia, disciplina e una consapevolezza politica che il mondo occidentale vuole nascondere. 

Immagini di piazza, effigi bruciate di Trump e Netanyahu, cori contro l'intervento straniero: lo scenario è lontano anni luce dai cliché con cui i media occidentali raccontano l'Iran.
Si tratta di un segnale potente e complesso di un popolo stanco di guerre che non sono le sue, di sanzioni che affamano, di blocchi navali che strangolano le economie e isolano interi Paesi. 

In Italia, i "giornalisti" dell'era Meloni hanno tentato di liquidare questa notizia come "manifestazione pro-regime" per evitare una domanda scomoda: perché così tante donne iraniane scendono in piazza contro gli USA? 

La risposta non è l'indottrinamento, come suggerisce la narrazione dominante. 

La verità è che l'Iran vive da anni sotto una pressione esterna sistematica: sanzioni economiche che colpiscono la popolazione civile, isolamento finanziario, minacce militari cicliche. 

Gli Stati Uniti parlano di "diritti umani" mentre strangolano un paese con misure che hanno effetti diretti su sanità, lavoro, inflazione, accesso ai beni essenziali. 

E quando le persone protestano contro chi le colpisce, le si delegittima: se protestano contro Washington, allora sono burattini; se protestano contro Teheran, allora diventano improvvisamente "il popolo". 

Dentro questa propaganda c'è un tema che viene sistematicamente manipolato: la condizione femminile in Iran. 

All'opinione pubblica occidentale viene raccontata come se fosse ferma al Medioevo, un buco nero di ignoranza e repressione assoluta. 

È una narrazione comoda, perché serve a giustificare sanzioni, pressioni, bombardamenti "umanitari".
Ma i dati veri raccontano una realtà diversa. 

Oggi, per le giovani iraniane tra 15 e i 24 anni, il tasso di alfabetizzazione è vicino al 99 per cento (dati UNESCO). 

Significa che quasi tutte sanno leggere e scrivere, un risultato che molti paesi "alleati" degli USA (non solo nella stessa regione) non raggiungono nemmeno lontanamente. 

Le donne iraniane rappresentano inoltre una quota maggioritaria degli studenti universitari: oltre il 60 per cento delle iscrizioni complessive. È una trasformazione sociale profonda, reale, costruita in decenni. 

Questo distrugge la narrazione secondo cui l'Iran sarebbe un paese di donne ignoranti da "salvare" con gli attacchi statunitensi. Perché l'istruzione c'è ed è alta. E spesso è proprio questa istruzione a produrre dissenso, pensiero critico, partecipazione politica. 

Ora guardiamo agli Stati Uniti, che vogliono essere considerati il metro morale del mondo.
Negli Stati Uniti le donne rappresentano circa il 36 per cento dei laureati in discipline STEM nel complesso, ma scendono intorno al 22 per cento in ingegneria e sotto il 20 per cento in informatica. 

Nel mondo del lavoro STEM, le donne sono circa il 28 per cento della forza lavoro.
In ingegneria, una delle professioni più influenti e pagate, sono circa il 15 per cento.
Questa è la "parità" USA di cui nessuno parla quando si usa il femminismo come arma geopolitica. 

E ancora: le donne statunitensi hanno minore accesso ai ruoli apicali e sono sottorappresentate nei centri decisionali politici ed economici. 

Eppure gli Stati Uniti non vengono sanzionati, non vengono isolati, non vengono bombardati in nome dei diritti delle donne. 

Perché il problema non sono i diritti. 

Il problema è il potere. 

Quando le donne iraniane scendono in piazza contro gli USA, non stanno difendendo un regime per cieca obbedienza. 

Stanno dicendo che non accettano di essere usate come giustificazione morale per politiche che peggiorano la loro vita. 

Stanno dicendo che la propaganda occidentale sulle donne iraniane serve solo a Washington, non a loro. 

Per capire gli eventi, è necessario essere informati. 

Sapere che l'Iran non è la caricatura utile alla geopolitica USA, ma una società reale, contraddittoria, colta, sotto pressione. 

Sapere che gli Stati Uniti non sono l'arbitro neutrale dei diritti umani, ma un Paese che usa il femminismo come strumento di potere. 

Perché la verità, quella che oggi sfila per le strade di Teheran, è semplice e scomoda: le donne che protestano contro gli USA non sono oppresse, ignoranti o manipolate.
Sono semplicemente informate. 

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