sabato 8 novembre 2025

LA RIMOZIONE DEL GENOCIDIO PALESTINESE DOPO IL "CESSATE-IL-FUOCO", COME PREVEDIBILE. - Lavinia Marchetti

Da: Lavinia Marchettihttps://laviniamarchetti.altervista.org - Lavinia Marchetti - 

Leggi anche: "contro le due destre" - Moni Ovadia

Moni ovadia qualche mese fa lo disse chiaramente che il periodo peggiore sarebbe stato subito dopo il cessate-il-fuoco. L’attenzione internazionale si sarebbe allentata e dopo la distruzione il piano di sostituzione etnica avrebbe avuto il suo acme. Aveva ragione, ma lo sapevamo bene anche noi che sarebbe successo. Come avrete notato la narrazione pubblica sulla Palestina è stata drasticamente ridimensionata dopo il cosiddetto cessate il fuoco nella Striscia di Gaza. Quello che si rivela un falso armistizio, una tregua solo nominale, ha coinciso con un calo brusco dell’attenzione mediatica, graduale, succede sempre così, una notizia in meno al giorno, un po’ come quando si scala un farmaco: l’algoritmo dei social network pare aver “declassato” i contenuti sulla Palestina e le testate mainstream hanno quasi azzerato le notizie sul tema. La crisi non è risolta tutt’altro. Non è che improvvisamente non muoia più nessuno. Semplicemente, l’orrore in Terra Santa è stato rimosso dal discorso pubblico dominante, congelando l’indignazione collettiva proprio quando ce ne sarebbe più bisogno. È un processo subdolo di oblio programmato, in cui la sofferenza di un popolo viene progressivamente espunta dalla coscienza globale: un caso esemplare di come si manipola l’opinione pubblica affinché un genocidio venga dimenticato, e soprattutto vengano dimenticati, alla chetichella, i carnefici. 

Sui social network, attivisti e utenti hanno denunciato un sensibile calo di visibilità dei post legati a Gaza e Cisgiordania, quasi fossero oggetto di shadow banning. Del resto, un rapporto delle Nazioni Unite ha confermato che le piattaforme occidentali hanno rimosso in modo sproporzionato i contenuti di solidarietà col popolo palestinese, molto più rigorosamente di quanto abbiano filtrato contenuti apertamente violenti anti-palestinesi (ci sono dati oggettivi in merito). Questa censura algoritmica, mascherata da politica di moderazione, contribuisce a seppellire la causa palestinese sotto un assordante silenzio digitale. 

venerdì 7 novembre 2025

"I pestelli della guerra" - Luciano Canfora

Da: Succedono cose - Luciano Canfora, filologo, storico, saggista, professore emerito dell’Università di Bari, membro del Consiglio scientifico dell’Istituto dell’Enciclopedia italiana e direttore della rivista Quaderni di Storia, Dedalo Edizioni. (Luciano Canfora Podcast
Leggi anche: A che serve la storia?*- Luciano Canfora  

Lettura magistrale di Luciano Canfora sul tema della guerra come fenomeno permanente della storia umana: da Aristofane a Tucidide, da Machiavelli a Kant, da Hegel a Grozio, fino a Wilson e Giovanni XXIII. 
Un viaggio attraverso duemilacinquecento anni di pensiero politico e filosofico sul conflitto e sulla pace.

                                                                            

giovedì 6 novembre 2025

Rivoluzione Geopolitica Mondiale - Lucio Caracciolo

Da: Geopolitica Quotidiana - 4 ottobre 2025 – Pianeta Terra Festival, Lucca - 
Lucio Caracciolo è un giornalista italiano, fondatore e direttore della rivista italiana di geopolitica Limes (https://www.limesonline.com). (Lucio Caracciolo

                                                                           

mercoledì 5 novembre 2025

Merkel e la vecchia Europa: con Putin trattavamo - Sabato Angieri

Da: https://ilmanifesto.it - Sabato Angieri, giornalista del il manifesto. Inviato in aree di crisi e conflitti. Traduttore ·Formazione: Sapienza Università di Roma.

Leggi anche: https://www.ilmitte.com/2025/10/angela-merkel-polonia-e-stati-baltici-boicottarono-il-dialogo-con-putin 

LUCIO CARACCIOLO, fondatore della rivista LIMES, sulla guerra in Ucraina (https://www.facebook.com)


Che esista un’Europa prima della guerra in Ucraina e un’altra, diversa oggi è indubbio. Ma che l’invasione russa stia mettendo in luce visioni del mondo e della geopolitica totalmente differenti tra le generazioni di politici europei è molto meno ovvio. L’8 novembre 2011 a Lubmin, in Germania, Angela Merkel era raggiante mentre girava la grossa valvola che doveva aprire simbolicamente il flusso di gas attraverso le condutture del Nord Stream. La cancelliera si trovava al centro, in primo piano, tra il premier francese François Fillon, il capo del governo olandese Mark Rutte e l’allora presidente russo Dmitri Medvedev.

OGGI MEDVEDEV è il vice-capo del Consiglio di sicurezza russo che minaccia di bombardare l’Europa con l’atomica almeno una volta a settimana; Rutte è il capo della Nato e non perde occasione per ricordare che la Russia è il nostro nemico numero uno e che bisogna riarmarsi in fretta e senza risparmio; il capo di Fillon, Nicolas Sarkozy è stato condannato per «associazione a delinquere» per aver preso soldi da Gheddafi durante la campagna elettorale del 2007, ma questa è un’altra storia. E Angela Merkel rilascia interviste dicendo che nel 2021 lei sapeva come trattare con Putin, che aveva intuito che stesse per scoppiare qualcosa al confine orientale del Vecchio continente, ma che Polonia e Paesi baltici hanno posto un veto sui suoi tentativi di negoziare.

Non è la prima volta che un politico di quella generazione si lamenta di come Bruxelles ha gestito i rapporti con la Russia. Bakhmut stava per cadere quando un gruppo di militari ucraini che stava evacuando in tutta fretta ci disse: «italiani? Ah, Berlusconi». L’ex premier il giorno prima aveva dichiarato che se lui fosse stato capo del governo con «Zelensky non ci avrebbe neanche parlato». Eppure le posizioni di Berlusconi e Merkel erano molto distanti. Erano gli stessi anni dell’assalto degli oligarchi russi alla city di Londra, trasformata in un cantiere a cielo aperto per gli “investimenti” provenienti dai petroldollari russi e chissà da quali altre attività.

ALLA COSTRUZIONE del Nord Stream partecipò mezza Europa: le italiane Snam e Saipem, la francese GDF-Suez, la britannica Rolls-Royce, per citare solo alcuni dei pezzi da 90. E oggi si parla come cosa fatta del sequestro degli asset russi per finanziare l’Ucraina e delle sanzioni che hanno imposto alle aziende occidentali di lasciare la Federazione russa (prima di essere nazionalizzate da Mosca).

Il Nord Stream è forse uno dei massimi esempi del riavvicinamento tra Russia e Europa dopo da caduta del Muro di Berlino, del riavvicinamento tra pari almeno e non della spoliazione delle ricchezze ex-sovietiche da parte delle aziende occidentali negli anni ’90. Gli Usa non hanno mai visto di buon occhio questa comunanza e tuttora la osteggiano in modo evidente.

Basti pensare che uno dei tanti diktat di Donald Trump alla debolissima Bruxelles è stato quello di acquistare gas liquido dagli Usa e di interrompere totalmente ogni rapporto con la Russia, mentre Washington stessa, di contro, progetta di stringere i suoi legami energetici con il gigante eurasiatico. Non che 15 anni fa fosse l’età dell’oro, o che la Russia dove Anna Politkovskaja era stata brutalmente assassinata e i ceceni erano trucidati fosse un alleato democratico. Si chiudevano tutti e due gli occhi, in nome di quel termine che oggi va tanto in voga tra chi vorrebbe un accordo con la Russia, la realpolitik. Con l’enorme differenza che all’epoca era realmente politica – spietata e interessata – oggi sono perlopiù chiacchiere smentite nel giro di poche ore.

VENERDÌ SCORSO in un’intervista al media ungherese Partìzan Angela Merkel ha voluto dichiarare che: «Nel giugno 2021, ho avuto la sensazione che Putin non prendesse più sul serio l’accordo di Minsk ed è per questo che volevo un nuovo formato in cui noi, come Unione europea, potessimo parlare direttamente con lui». In occasione di una riunione del Consiglio europeo tenutasi quello stesso mese, Merkel e Macron hanno proposto negoziati diretti con altri leader in risposta all’accumulo di truppe russe vicino al confine ucraino. Ma l’idea di trattare «non è stato sostenuto da alcuni. Si trattava principalmente degli Stati baltici, ma anche la Polonia era contraria». Questi ultimi si sono offesi mortalmente, dichiarando che Merkel fa il gioco di Putin, che è incredibile che l’ex cancelliera non abbia cambiato idea. Il Cremlino, ovviamente, ha dato ragione a Merkel, affermando che «l’Ue è ostaggio della linea politica dei Paesi baltici e della Polonia». Ma è più interessante una dichiarazione dell’attuale premier polacco, Donald Tusk: «Il problema con Nord Stream 2 non è che sia stato fatto saltare in aria. Il problema è che sia stato costruito». Si torna sempre lì. Alcuni dei leader attuali hanno fatto della lotta alla Russia la loro ragion d’essere al governo – fermo restando che l’invasione dell’Ucraina è un fatto incontrovertibile – e i Paesi più importanti della Ue hanno delegato la propria politica estera agli Usa. Ma i vecchi capi non stanno dicendo «eravamo meglio noi», la reprimenda è più sottile: si sta iniziando a preparare il terreno in caso di disastro in Ucraina. Di chi sarà la colpa?

Certamente non nostra, sembrano dire i vecchi leader. Il rischio è che se tutto dovesse andar male e l’unità costruita intorno a Kiev dovesse sgretolarsi, inizierà lo scaricabarile. Gli Usa diranno che è stata colpa dell’Ue, gli stati europei si rimpalleranno le responsabilità e, quasi certamente, alla fine la colpa ricadrà sugli ucraini stessi. Qualcuno più furbo, come Merkel, già ha iniziato a farsi da parte.

martedì 4 novembre 2025

Marx a Gaza: quando il capitale gronda sangue - Frasi di Marx (8)

Da: l'AntiDiplomatico - https://www.lantidiplomatico.ithttps://giuliochinappi.com - 
Marx e la crisi migratoria negli Usa: gli immigranti non sono nostri nemici - Frasi di Marx (6)
"Collasso Ecologico": cosa direbbe Marx oggi - Frasi di Marx (5)
Lo Stato minimo: l’ipocrisia del neoliberismo - Frasi di Marx (4)
MARX ANALIZZA JOKER (3)
L'accumulazione originaria: perchè i ricchi sono ricchi - KARL MARX (2)
L'inizio della lotta di classe - "Frasi di Marx" (1)


Nonostante alcuni accusino ingiustamente Marx di eurocentrismo, egli resta il pensatore più citato per analizzare il colonialismo contemporaneo, da cui hanno preso spunto autori come per esempio Maurice Godelier, Nestor Kohan, Vijay Prashad etc., per approfondirne le dinamiche. Gaza non è un "conflitto ancestrale", etnico o religioso: è un laboratorio capitalista dove le tecniche di controllo vengono perfezionate e poi esportate a livello globale. Si tratta di un complesso processo che, senza tema di smentita, possiamo definire "Accumulazione primitiva permanente". 

Su di esso si basa il progetto E-1 che Netanyahu ha presentato nell'agosto 2025: 1.214 ettari da sottrarre alla Cisgiordania, con l’occupazione dei quali si spezzeranno i legami territoriali tra le città palestinesi. Non si tratta di un'espansione casuale: è un intervento chirurgico territoriale per rendere impossibile un'economia indipendente e per minare qualsiasi possibilità di costruzione di uno Stato palestinese autonomo. 

Oltre 63.700 morti a Gaza, 2.014 assassinati in cerca di aiuti umanitari, senza contare coloro i cui corpi giacciono ancora sotto le macerie provocate dalle bombe sioniste, che hanno reso invivibile la striscia di Gaza. Israele controlla ogni caloria in entrata, mentre produce una carestia artificiale, il cui scopo dichiarato è l’estinzione del popolo palestinese. 

"Il sionismo come appropriazione dell'ebraicità". La Stella di David è ben visibile sui carri armati che bombardano Gaza senza pietà in una guerra del tutto asimmetrica, mentre i rabbini ebrei ortodossi e i giovani statunitensi sono arrestati a New York per aver protestato contro il genocidio. Il sionismo impiega i simboli ebraici millenari, trasformandoli in simboli di uno Stato coloniale, che poco ha a che fare con l’ebraismo, che presenta molteplici tendenze. Migliaia di rabbini condannano le azioni israeliane, considerandole contrarie ai valori ebraici fondamentali. La classe dirigente sionista li accusa paradossalmente di antisemitismo, ignorando che anche gli arabi sono semiti in senso etnico-linguistico. 

 L’importanza dell’analisi di Marx sta nel fatto che non esamina in senso moralistico le azioni di guerra sioniste, condannandole semplicemente come violazione di valori; egli mostra come esse sono generate dallo stesso sistema capitalistico, che per mantenersi in vita ha bisogno dell’espansione coloniale e dell’imperialismo, nel caso di Israele statunitense. Pertanto, possiamo considerare "Gaza come un laboratorio del capitalismo globale", in cui ogni giorno si verifica sul terreno il funzionamento di un’arma. Non sono chiacchere: Israele ha esportato tecnologia "collaudata in combattimento" in 134 paesi. Ogni bambino assassinato testa un'arma; ogni famiglia sterminata perfeziona un algoritmo. Iron Dome, nonostante sia stato violato in molte occasioni, è diventato il sistema antimissile più venduto al mondo. Nel 2025 lo Stato sionista, grazie a chi lo finanzia, ha esportato 8,2 miliardi di dollari di sistemi di sorveglianza. Ogni tecnica testata sui palestinesi viene poi utilizzata contro i lavoratori in tutto il mondo, anche in quei paesi che con vuote chiacchere sacralizzano i cosiddetti diritti umani, accusando i regimi autoritari di non rispettarli. Questi sono i paradossi dell’attuale sistema economico-sociale. 
Alessandra Ciattini 
                                                                           

Fonti principali: Marx, K. "Il Capitale" (accumulazione primitiva, feticismo della merce); 
Rapporti ONU sugli insediamenti israeliani 2025, 
Ministero della Salute di Gaza: dati relativi alle vittime, 
Analisi delle esportazioni militari israeliane 2025.

lunedì 3 novembre 2025

Migliaia di soldati ucraini accerchiati a Pokovsk - Gianandrea Gaiani

Da: Il Contesto | Analisi economica e geopolitica -  Gianandrea Gaiani. Giornalista bolognese, laureato in Storia Contemporanea, dal 1988 si occupa di analisi storico-strategiche, studio dei conflitti e reportage dai teatri di guerra. Dal febbraio 2000 dirige Analisi Difesa. 

Le forze armate russe continuano a registrare progressi particolarmente significativi, soprattutto nei settori di Pokrovsk, Kupyansk, Siversk e Kostyantynivka, mentre il Kiel Institute documenta una caduta verticale della capacità degli sponsor occidentali dell’Ucraina di rifornire adeguatamente Kiev di materiale militare. La penuria di armi e munizioni va peraltro a combinarsi con un netto calo dell’efficacia dei sistemi di difesa aerea Patriot, con conseguente aumento della distruttività degli attacchi missilistici russi e incremento delle vittime tra le fila ucraine. «Dalle mie fonti risulta che il rapporto di perdite tra ucraini e russi è di 36 a 1. Sono le perdite ucraine ad essere vicine a un milione […]. La guerra d’attrito attuata fin dall’inizio dai russi è stata un successo, sono gli ucraini ad essere sull’orlo del disastro», ha dichiarato ai microfoni di «Sky News Australia» l’ex consigliere Dipartimento di Stato statunitense James Carden. La piega assai difficilmente reversibile presa dal conflitto rafforza la posizione negoziale della Russia, che l’amministrazione Trump ha recentemente bersagliato con sanzioni dirette contro le compagnie petrolifere russe Rosneft e Lukoil. Sullo sfondo, le forze missilistiche russe testano con successo il Burevestnik, missile da crociera a propulsione nucleare. «Si tratta di un’arma unica che nessun altro al mondo possiede», ha affermato il presidente Putin in tenuta mimetica durante un incontro con i vertici delle forze armate. Ne parliamo assieme a Gianandrea Gaiani, giornalista, saggista e direttore della rivista «Analisi Difesa». 
Giacomo Gabellini

                                                                            

FONTI

SITO, MAILING LIST, CANALI E PAGINE 

sabato 1 novembre 2025

Falchi vs Colombe: Il confronto tra Jeffrey Sachs e John Mearsheimer

Da: frontezero - John Mearsheimer è un politologo statunitense, studioso di relazioni internazionali che appartiene alla scuola di pensiero realista. È R. Wendell Harrison Distinguished Service Professor presso l'Università di Chicago. - Jeffrey Sachs, professore universitario presso la Columbia University, è Direttore del Center for Sustainable Development presso la Columbia University e Presidente del Sustainable Development Solutions Network delle Nazioni Unite. Ha servito come consigliere di tre Segretari generali delle Nazioni Unite e attualmente ricopre il ruolo di avvocato SDG sotto il Segretario generale António Guterres. - Jeffrey Sachs - 


Un confronto straordinario tra due delle menti più influenti della geopolitica contemporanea: Jeffrey Sachs e John Mearsheimer discutono di realismo politico, sfere d’influenza, equilibrio di potere e rischio di guerra tra grandi potenze.

                                                                         

venerdì 31 ottobre 2025

Il concetto di “distruzione creatrice” in Schumpeter: una riformulazione critica - Vadim Bottoni

Da: https://forzalavoro.work - Vadim Bottoni, economista, funzionario amministrativo presso la direzione centrale studi e ricerche dell'Inps e saggista. - Joseph Schumpeter (Třešť, 8 febbraio 1883 – Taconic, 8 gennaio 1950) è stato un economista austriaco, tra i maggiori del XX secolo. 


In una fase di cambiamenti strutturali come quella odierna riteniamo importante proporre degli spunti teorici relativi al pensiero economico che si è concentrato su questo tema. Iniziamo in questo numero con l’idea di “distruzione creatrice” che è una delle nozioni più celebri e controverse sviluppate da Joseph Schumpeter, economista austriaco del XX secolo. Con essa, Schumpeter descrive la dinamica profonda dello sviluppo capitalistico, concependo l’innovazione non come un’evoluzione graduale e pacifica, bensì come un processo per sua natura dirompente, in cui la creazione del nuovo implica la scomparsa del vecchio. Si tratta, in altri termini, di un meccanismo di rottura, in cui ogni innovazione distrugge assetti consolidati, modelli produttivi precedenti, strutture organizzative ormai obsolete. La forza propulsiva di tale trasformazione è l’imprenditore innovatore, figura centrale nel pensiero schumpeteriano, capace di immaginare e realizzare combinazioni economiche inedite.

L’economia, secondo Schumpeter, non cresce per accumulo lineare o per semplice espansione delle attività esistenti. Al contrario, lo sviluppo autentico nasce da discontinuità radicali. Questo tipo di sviluppo, distinto dalla crescita quantitativa, si manifesta attraverso l’introduzione di novità tecnologiche, organizzative o di mercato che alterano profondamente il funzionamento dell’intero sistema economico. L’intuizione fondamentale è che ogni nuova configurazione economica comporta inevitabilmente la soppressione di quella precedente: ciò che emerge prende il posto di ciò che viene superato. È questo il senso profondo della “distruzione creatrice”.

L’impresa dell’innovatore: una figura attiva del cambiamento

Per Schumpeter alla base di questo processo sta la figura dell’imprenditore. Egli non è un semplice gestore di risorse esistenti, ma un agente dotato di capacità visionaria, in grado di rompere la routine e di introdurre elementi di novità. Una certa mitologia dei visionari condottieri delle big tech dovrebbe suonarci come famigliare colonna sonora delle mirabolanti conquiste sfornate nella Silicon Valley in questi ultimi decenni.  Per Schumpeter la sua azione è rischiosa, incerta, ma essenziale. L’innovatore infatti agisce spinto non solo dal calcolo del profitto, ma anche da un impulso creativo, dal desiderio di costruire, di emergere, di plasmare la realtà secondo la propria intuizione. In questo senso, la funzione dell’imprenditore è eminentemente trasformativa: egli è il motore del cambiamento, il catalizzatore dell’evoluzione economica.

giovedì 30 ottobre 2025

La superiorità di Marx su Einstein in campo ontologico. - Daniele Burgio, Massimo Leoni, Vanna Melia e Roberto Sidoli.

Da: La Cina Rossa - 


Discutendo verbalmente con il compagno Francesco riguardo all'Introduzione a Marx e il materialismo dialettico, scritta assieme a Giulio Chinappi, Alberto Lombardo, Martino Marconi e Pietro Terzan, il nostro contradditore ci faceva notare con forza la – reale e indiscutibile – grandiosità del contributo fornito da Albert Einstein in decisivi settori delle scienze naturali, a differenza di Marx. 

L'errore di Francesco consiste nel non considerare che nell'Introduzione in oggetto mettevamo in risalto la supremazia di Marx rispetto ad Einstein nel campo strategico dell'ontologia e della concezione del mondo, ontologia e concezione del mondo collegate strettamente, ma allo stesso tempo distinte e separate, dalle singole scienze naturali, facendo un paragone tra i risultati prodotti rispettivamente da Marx e Einstein in tale importante segmento del processo generale di analisi umana. 

Nell'Introduzione a Marx e il materialismo dialettico abbiamo infatti rilevato a pagina 15 che "ma il materialismo dialettico davvero effettua previsioni realmente verificabili dalla pratica?"
Certo. 

A tale scopo mettiamo subito a confronto Marx ed Einstein, riguardo alle loro rispettive analisi e predizioni sulla natura e sul futuro dell’universo. 

Si è già notato che Marx, nel gennaio del 1873, scrisse che la sua dialettica materialistica concepiva «ogni forma divenuta», quindi anche tutto il cosmo e l’intero universo, «nel fluire del movimento, quindi anche nel suo lato transeunte»: quindi in via di trasformazione, quindi un cosmo in continuo movimento e cambiamento. 

Einstein invece, dal 1916 e per lunghi anni, sostenne la visione di un universo statico, non in espansione. Al fine di dimostrare questa visione, Einstein introdusse, nel febbraio del 1917, la “costante cosmologica” all’interno della sua “equazione di campo”; tale costante era intesa rappresentare una forza contraria alla gravità, che spiegasse quindi come mai la materia non tendesse a ricompattarsi in un tutt’uno in base alle leggi di Newton

mercoledì 29 ottobre 2025

"Genocidio di Gaza: un crimine collettivo" - Francesca Albanese

Da: https://kritica.it -  Francesca Albanese è una giurista e docente italiana, specializzata in diritto internazionale e diritti umani. Dal 2022 è relatrice speciale delle Nazioni Unite sui territori palestinesi occupati.- Francesca Albanese -

Leggi anche: «Un genocidio redditizio»: Francesca Albanese denuncia il sistema economico dietro la distruzione israeliana di Gaza 


 Quella che segue è la traduzione non ufficiale in italiano, a cura di Kritica, del report della Relatrice Speciale sulla situazione dei diritti umani nei territori palestinesi occupati dal 1967, Francesca Albanese “Genocidio di Gaza: un crimine collettivo”. Il documento ufficiale, pubblicato in inglese il 22 ottobre 2025 in versione preliminare non revisionata, si trova sul sito delle Nazioni Unite a questo link.

Pubblichiamo qui, come introduzione e facilitazione alla lettura, il Sommario, le Conclusioni e le Raccomandazioni, rimandando al documento in PDF integrale di seguito, compreso di note, per leggere il report completo in italiano.

Il Sommario

Il genocidio in corso a Gaza è un crimine collettivo, sostenuto dalla complicità di Stati terzi influenti che hanno permesso violazioni sistematiche e prolungate del diritto internazionale da parte di Israele. Incorniciata da narrazioni coloniali che disumanizzano i palestinesi, questa atrocità trasmessa in diretta streaming è stata facilitata dal sostegno diretto, dall’aiuto materiale, dalla protezione diplomatica e, in alcuni casi, dalla partecipazione attiva degli Stati terzi. Ha messo in luce un divario senza precedenti tra i popoli e i loro governi, tradendo la fiducia su cui si basano la pace e la sicurezza globali. Il mondo si trova ora sul filo del rasoio tra il crollo dello Stato di diritto internazionale e la speranza di un rinnovamento. Il rinnovamento è possibile solo se si affronta la complicità, si assumono le responsabilità e si difende la giustizia.

martedì 28 ottobre 2025

USA, Israele e i paesi arabi rafforzano la collaborazione militare - Marco Santopadre

Da: https://pagineesteri.ithttps://www.resistenze.org - Marco Santopadre, giornalista, già direttore di Radio Città Aperta di Roma, è un analista dell’area del Mediterraneo, del Medio oriente e del Nord Africa. Collabora con il Manifesto, Catarsi e Berria. Scrive, tra le altre cose, di Spagna e movimenti di liberazione nazionale.

Donald Trump con l’emiro del Qatar, al Thani 

Il bombardamento contro i mediatori di Hamas in Qatar ha provocato una dura levata di scudi da parte dei paesi arabi che ha costretto Donald Trump a chiedere a Benjamin Netanyahu di scusarsi e di accettare un compromesso – comunque utile a Israele – su Gaza.

I leader del Qatar hanno pronunciato parole durissime: all’Assemblea generale delle Nazioni Unite a settembre, l’emiro del Qatar ha definito quella israeliana “una guerra genocida condotta contro il popolo palestinese” e ha accusato Israele di essere “uno Stato complice della costruzione di un sistema di apartheid”. Il Ministero degli Esteri saudita ha condannato Israele ad agosto per quella che ha descritto come lo “sterminio per fame” e la “pulizia etnica” dei palestinesi.
Ma, pur condannando pubblicamente i continui massacri nella Striscia, alcuni paesi arabi – Bahrein, Egitto, Giordania, Qatar, Arabia Saudita ed Emirati Arabi Uniti – hanno intensificato negli ultimi tre anni la cooperazione militare con Israele, arrivando a creare in segreto una struttura per la sicurezza regionale coordinata dalle forze armate degli Stati Uniti.

Lo rivelano alcuni documenti riservati dell’amministrazione americana ottenuti dal Consorzio internazionale dei giornalisti investigativi (Icij) e pubblicati lo scorso 11 ottobre dal “Washington Post”.

lunedì 27 ottobre 2025

L’UE VUOLE LA TREGUA MA NON LA PACE - Barbara Spinelli

Da: https://www.ilfattoquotidiano.it - Barbara Spinelli è una giornalista, saggista e politica italiana. Europarlamentare (2014–2019). - Barbara Spinelli - 


VOLENTEROSI E DISGRAZIATI 

Nonostante l’ennesimo avvertimento di Trump a Zelensky e le parole della Merkel sulla poca volontà europea di cercare la pace, Macron&C. s’intestardiscono nella postura antirussa. 


Se si vuol capire almeno un poco come gli Stati e le istituzioni d’Europa siano arrivati dopo anni di guerra in Ucraina a questo punto – un’incapacità totale di far politica; una ripugnanza diffusa verso chiunque imbocchi la via diplomatica; un’incaponita postura bellica che sfalda già ora lo Stato sociale; un senso storico completamente smarrito – occorre esaminare due eventi rivelatori delle ultime settimane. 

Il primo ha per protagonista Trump, che dopo aver discusso al telefono con Putin il 16 ottobre, ha bocciato l’idea di mandare in Ucraina i micidiali missili Tomahawk, che possono colpire la Russia fino agli Urali, sono in grado di trasportare testate nucleari, e vanno manovrati solo con l’assistenza del Paese egemone nella Nato. Arrivato alla Casa Bianca per ottenere i missili, il 17 ottobre, Zelensky s’è sentito dire, anzi urlare:
“Se Putin vuole, ti distrugge”. Trump ha escluso ogni escalation, in vista dell’imminente suo incontro con Putin. Ma Zelensky si è inalberato e ha chiesto aiuto agli Stati europei detti “volonterosi”. I quali sono accorsi e hanno subito silurato il vertice Trump-Putin, per ora rinviato. Obiettivo dei Volenterosi è un cessate il fuoco lungo la linea del fronte, e solo in seguito una trattativa sul futuro ucraino e sulle garanzie di sicurezza per Kiev. 

domenica 26 ottobre 2025

«CI ASPETTAVAMO DI MORIRE». STORIE DI OSTAGGI PALESTINESI RILASCIATI IL 13 OTTOBRE 2025 - Laviinia Marchetti

Da: Lavinia Marchetti - https://www.academia.edu/144589843/CI_ASPETTAVAMO_DI_MORIRE_STORIE_DI_OSTAGGI_PALESTINESI_RILASCIATI_IL_13_OTTOBRE_2025

Leggi anche: IL VELO E LA BOMBA - Lavinia Marchetti 


Il dossier raccoglie e organizza testimonianze di ex detenuti palestinesi rilasciati il ​​13 ottobre 2025, così come riportate da testate quali +972 Magazine, Reuters, The Guardian, ABC News e Il Fatto Quotidiano. L'obiettivo è duplice: preservare il valore documentale delle narrazioni individuali e discutere la fallacia della memoria traumatica senza sminuirne la portata probatoria quando convergono pattern ricorrenti. Il corpus evidenzia pratiche di deprivazione prolungata, shabeh, percosse, umiliazioni, isolamento, ostacoli all'accesso a cure mediche e sovraffollamento, con effetti cumulativi sulla capacità di ricordare in modo lineare tempi, sequenze e dettagli. L'analisi mette in rilievo come la memoria ferita alterni vuoti e iper-dettagli, ma tenda a convergere su nuclei fattuali condivisi che descrivono un regime detentivo a carattere disumanizzante. Il contributo del lavoro consiste nell'offrire un archivio testimoniale curato, utile a studi giuridici, forensi e psicosociali, e nel proporre criteri di lettura critica della memoria traumatica che tengono insieme debolezza cognitiva e consistenza intersoggettiva delle fonti. 

Dei quasi 2.000 detenuti palestinesi liberati nella prima fase dell’accordo di cessate il fuoco tra Israele e Hamas, oltre 1.700 provengono dalla Striscia di Gaza. Il 13 ottobre 2025. Dopo essere stati visitati, i detenuti/ostaggi hanno lasciato l’ospedale e hanno percorso le strade in rovina della città, tutti ancora vestiti con le uniformi grigie del carcere che coprivano i loro corpi emaciati. Avevano la testa rasata, la barba lunga, il volto solcato dai segni di settimane, mesi e talvolta anni di sofferenza. - «Dio ci ha riportati dagli abissi della tomba», è stata la frase più ripetuta. 

 Vediamo alcune testimonianze tratte da +972 e altre testate. 

 

HAITHAM MOEIN SALEM, 43 anni, residente a Beit Lahiya, nel nord della Striscia di Gaza. Era stato arrestato dall’esercito israeliano poco più di un anno prima, durante un’incursione a Gaza City. Il 10 settembre, un mese prima della sua liberazione, un attacco aereo israeliano ha colpito la tenda della sua famiglia nella cosiddetta “zona sicura” di Al-Mawasi, vicino a Khan Younis, uccidendo sua moglie e i tre figli: Iman, Layan e Baraa. Lui credeva che lo stessero aspettando per il ritorno a casa. «Nessuno mi ha informato che la mia famiglia era stata colpita». «L’esercito israeliano era solito recapitare brutte notizie da Gaza, soprattutto quando le nostre famiglie venivano attaccate o uccise». Quando ha sentito la notizia, è crollato ed i paramedici hanno dovuto trasportarlo in sedia a rotelle. Per oltre un mese aveva preparato un piccolo dono per la figlia Layan, intagliandolo con noccioli d’oliva raccolti da terra. Lo ha tenuto in tasca per tutto il tempo, conservandolo per quello che sarebbe stato il suo nono compleanno, il 18 ottobre. «Ho iniziato a contare i giorni [in prigione], sperando di uscire in tempo per festeggiare il suo compleanno», ha ricordato. «Ma oggi, a soli cinque giorni da quella data, ho saputo che era stata martirizzata». [...]  

sabato 25 ottobre 2025

La BOLLA sta per esplodere. Meloni impone agli italiani di metterci tutti i loro risparmi - Alessandro Volpi

Da: OttolinaTV - Alessandro Volpi docente di Storia contemporanea, di Storia del movimento operaio e sindacale e di Storia sociale presso il Dipartimento di Scienze politiche dell’Università di Pisa. - Alessandro Volpi

"Come si "militarizza" il risparmio. Haneft è una società specializzata nella produzione di Etf, strumenti finanziari che replicano indici o titoli sottostanti. Di recente, in seguito al riarmo europeo, alla maggior spesa per la Nato, al moltiplicarsi di tensioni belliche, ha concepito due Etf relativi al settore della "difesa", il primo dei quali replica i titoli delle società che beneficeranno degli acquisti di armi dalla Nato mentre il secondo è relativo ad un indice che contiene società di produzione di armi. Il dato singolare è che questi due Etf hanno ricevuto l'etichetta Esg e sono stati così ambientalmente e socialmente "sostenibili". Ciò significa che possono rientrare tra gli impieghi dei fondi pensione degli italiani e delle italiane. Ad oggi hanno già raccolto quasi 5 miliardi di euro. In sintesi, la finanza si militarizza e vende i suoi prodotti a chi si vuole fare una pensione perché lo Stato non gliela garantisce più." (21/10/2025)

"Dove vanno i soldi dei fondi pensione italiani. Secondo i dati dell'autorità di vigilanza (Covip) a fine 2024 i risparmi gestiti dai fondi pensione italiani erano pari a 243 miliardi di euro e per oltre il 50% si indirizzano verso azioni e obbligazioni estere. I titoli azionari maggiormente presenti nei portafogli dei fondi pensione italiani sono in ordine di valore: Microsoft, Apple, Alphabet (Google), Amazon e Nvidia. In pratica i fondi pensione italiani dipendono dall'andamento delle grandi società americane. Forse così è più chiara l'enorme subalternità italiana dagli Stati Uniti." (24/10/2025)

                                                                              

Vedi anche: Meloni, Confindustria e Maria Latella rifilano agli italiani LA FREGATURA DEL SECOLO - A Volpi (https://www.youtube.com/watch?v=tH1p2arPUfk)

venerdì 24 ottobre 2025

Il fascismo e gli italiani - Ennio Flaiano

Da: ENNIO FLAIANO, Don't Forget, 1976 (Scritti postumi, Milano, Bompiani 1998). - Ennio Flaiano è stato uno sceneggiatore, scrittore, giornalista, umorista, critico cinematografico e drammaturgo italiano. Specializzato in elzeviri, Flaiano scrisse per Oggi, Il Mondo, il Corriere della Sera e altre testate. 

Leggi anche: Fascismo. Misurare la parola. - Palmiro Togliatti  

Ur-Fascismo, il fascismo perenne* - Umberto Eco  

FASCISMO* - Errico Malatesta  

Fascismo o neofascismo - Alessandra Ciattini   

Il revisionismo storico*- Luciano Canfora

Dov’è il fascismo oggi? Processi di concentrazione neoliberale del potere, stato d’eccezione e ricolonizzazione del mondo - Stefano G. Azzarà

Vedi anche: Chi ha riabilitato il fascismo? - LUCIANO CANFORA  

Luciano Canfora presenta "Il fascismo non è mai morto"

"Il Fascismo conviene agli italiani perché è nella loro natura e racchiude le loro aspirazioni, esalta i loro odi, rassicura la loro inferiorità. Il Fascismo è demagogico ma padronale, retorico, xenofobo, odiatore di culture, spregiatore della libertà e della giustizia, oppressore dei deboli, servo dei forti, sempre pronto a indicare negli 'altri' le cause della sua impotenza o sconfitta.

Il fascismo è lirico, gerontofobo, teppista se occorre, stupido sempre, ma alacre, plagiatore, manierista. Non ama la natura, perché identifica la natura nella vita di campagna, cioè nella vita dei servi; ma è cafone, cioè ha le spocchie del servo arricchito. Odia gli animali, non ha senso dell'arte, non ama la solitudine, né rispetta il vicino, il quale d'altronde non rispetta lui.

Non ama l'amore, ma il possesso. Non ha senso religioso, ma vede nella religione il baluardo per impedire agli altri l'ascesa al potere. Intimamente crede in Dio, ma come ente col quale ha stabilito un concordato, do ut des. È superstizioso, vuole essere libero di fare quel che gli pare, specialmente se a danno o a fastidio degli altri. Il fascista è disposto a tutto purché gli si conceda che lui è il padrone, il padre."

giovedì 23 ottobre 2025

L’Europa che vuole la guerra - Antonio Minaldi

Da: https://www.pressenza.com - Antonio Minaldi, militante nei movimenti fin dal 68. Esponente del movimento studentesco del 77 e fra i fondatori dei COBAS SCUOLA nell'87. Si occupa di attualità politica e di studi di filosofia collaborando con varie riviste. 

Leggi anche: Bolletta energetica alle stelle… e se la guerra non c’entrasse (quasi) niente? - Antonio Minaldi  

PER UNA SPERANZA DI FUTURO - Antonio Minaldi 

Un fantasma si aggira per l’Europa, ma non ha nulla a che fare con un possibile “mondo nuovo” quanto piuttosto con una pratica vecchia, anzi vecchissima come il mondo. È il fantasma della GUERRA (a lettere cubitali per sottolinearne l’orrore) che tutte le classi dirigenti europee agitano come l’inevitabile quotidianità che ci aspetta.

Per capire cosa sta avvenendo nel vecchio continente l’Italia non è un buon punto di osservazione. Certo il nostro sciagurato governo non si tira indietro: aumento delle spese militari, rafforzamento dei legami (di subordinazione) con la NATO, continua propaganda militarista con allerta sui pericoli di guerra. Ma più di tanto non si può, visto che la gente comune appare restia a farsi coinvolgere, come avviene d’altra parte nell’intera area mediterranea. Altrove le cose stanno diversamente.

Alcuni esempi per capirci. I paesi baltici (a parte il vertiginoso aumento delle spese militari che coinvolge tutto il continente) hanno avviato la Baltic Defence Line che prevede una linea difensiva comune lungo il confine con la Russia, con centinaia di bunker. La Lettonia ha reintrodotto il servizio militare obbligatorio. Tutti i paesi stanno potenziando l’organizzazione dei riservisti. Programmi di educazione di massa sono stati avviati per organizzare la resistenza civile in caso di guerra. 

mercoledì 22 ottobre 2025

Viaggiare è capire, anche nel Socialismo - Nicolò Monti

Da: Nicolò Monti - Nicolò Monti - Nicolo-Monti già segretario nazionale della Federazione Giovanile Comunista Italiana (FGCI).
Leggi anche: “C’era una volta l’URSS. Storia di un amore”, un libro per capire la Russia di ieri e di oggi - Nicola Pozzati intervista Laura Salmon  
Vedi anche: Da Yeltsin a Putin. Decadenza, umiliazione e riscatto: il lento ritorno all’identità - Laura Salmon, Pietro Angelini 

Affermare che l’Unione Sovietica e tutte le esperienze socialiste nell’Europa dell’Est siano state unicamente un “incubo” di “dittature senza scrupoli” senza alcun beneficio o aspetti positivi, è pura propaganda condita da malafede. Affermare altresì che siano state un paradiso senza difetti e problemi, è altrettanto problematico, in un certo senso anche più grave, e denota una incapacità di essere lucidi e analitici. Un aspetto su tutti che ha determinato, tra le tante concause, la caduta del socialismo reale e anche la velocità con cui accadde, è senza dubbio l’impossibilità per i cittadini di viaggiare liberamente.

In tutti i paesi socialisti, soprattutto dopo la fine della Seconda Guerra Mondiale e l’inizio della Guerra Fredda, la possibilità per i cittadini di viaggiare era fortemente limitata, soprattutto verso l’estero, in particolare verso l’occidente. Ottenere il permesso di espatrio verso un paese esterno non socialista era un’impresa di non poco conto e la maggior parte delle concessioni erano per motivi lavorativi o istituzionali, quasi mai per turismo. Sarebbe quantomeno puerile definire questi limiti come risultato della “malvagità” dei governi socialisti, anche se è stato fatto e senza ironia (sic!). 

Eppure i motivi di tale politica sugli espatri ha basi reali, seppur molto problematiche e dettate da logiche con i paraocchi. L’Unione Sovietica, come tutto il Patto di Varsavia, durante la Guerra Fredda venne investita da una paranoia sullo scontro diretto con gli Stati Uniti che ne influenzò alcune politiche interne. Se aggiungiamo a questa paranoia la paura che l’Unione Sovietica aveva di subire umiliazioni di qualsiasi tipo, la ricetta del peccato è completa. Ogni limite imposto al viaggiare era quindi determinato dal terrore che il nemico potesse indottrinare i cittadini. 

Come la storia ha dimostrato, questo tipo di misure, soprattutto se adottate per lunghi periodi di tempo, che le rende ancor più incomprensibili e odiose agli occhi delle persone, hanno sempre avuto effetti estremamente negativi. Su tutti l’effetto più immediato che nacque da tale politica fu l’utilizzo da parte dell’occidente in ottica propagandistica antisovietica e anticomunista. Gli USA soprattutto utilizzarono le limitazioni di viaggio ad Est per dichiararsi “superiori”, in quanto da loro queste limitazioni non esistevano. Almeno formalmente. 

Essendo propaganda non considerava minimamente il fatto che sebbene non fosse limitato da alcuna legge, il diritto a viaggiare in occidente per la gran parte della popolazione (ancora oggi) era un diritto formale e non sostanziale, se non con sacrifici economici non di poca importanza. Se oggi, con le compagnie low cost, per moltissimi rimane comunque difficile viaggiare, figuriamoci ai tempi della Guerra Fredda dove prendere l’aereo era un vero e proprio lusso. Nonostante questa realtà insindacabile, ad Est vedere questo confronto idealmente impietoso comportò un certo livello di risentimento e rabbia. 

martedì 21 ottobre 2025

“Non è la nostra guerra”. John Reed, reporter della rivoluzione contro la guerra - Maurizio Acerbo

Da: https://www.kulturjam.it - Maurizio Acerbo Segretario nazionale di Rifondazione Comunista- Sinistra Europea. Attivista, agitatore culturale. Comunista democratico, libertario e ambientalista. Marxista psichedelicoMaurizio Acerbo

Leggi anche: I dieci giorni che sconvolsero il mondo. - John Reed (1919)  

Come funziona il Soviet*- John Reed 


L’autore de “I dieci giorni che sconvolsero il mondo”, John Reed, un cronista prestato alla rivoluzione dalla biografia incredibile. “Un uomo che sapeva vedere e ascoltare”, disse di lui Trockij


John Reed, reporter della rivoluzione contro la guerra*

“I lavoratori fanno bene a capire che il nemico non è la Germania né il Giappone; il vero nemico è quel 2% degli Stati Uniti che detiene il 60% della ricchezza nazionale, quella banda di “patrioti” senza scrupoli che li ha già derubati di tutto quello che possedevano e che ora progetta di farne dei soldati che custodiscano il loro bottino. Noi diciamo ai lavoratori di prepararsi a difendersi contro questo nemico”. Lo scriveva il giornalista John Reed nel 1916.

Nel 1917 Reed scrive su The Masses un articolo contro l’ingresso degli USA nel conflitto: 

“Di chi è questa guerra? Non mia. So che centinaia di migliaia di lavoratori americani impiegati dai nostri grandi “patrioti” finanziari non ricevono un salario di sussistenza. Ho visto poveri uomini mandati in prigione per lunghi periodi senza processo, e anche senza alcuna accusa. Scioperanti pacifici, con le loro mogli e figli, sono stati uccisi a colpi di arma da fuoco, bruciati a morte, da investigatori privati ​​e miliziani. I ricchi sono diventati sempre più ricchi, e il costo della vita è più alto, e i lavoratori proporzionalmente più poveri. Questi lavoratori non vogliono la guerra, nemmeno la guerra civile. Ma gli speculatori, i datori di lavoro, la plutocrazia, lo vogliono, proprio come hanno fatto in Germania e in Inghilterra; e con bugie e sofismi susciteranno il nostro sangue finché non saremo selvaggi, e poi combatteremo e moriremo per loro. (…) Non è la nostra guerra”.

Sarebbe morto di tifo in Russia tre anni dopo il 17 ottobre 1920 a soli 33 anni. 

lunedì 20 ottobre 2025

La vera linea rossa di Mosca - Jacques Baud

Da: Da: https://www.ilcontesto.netIl Contesto | Analisi economica e geopolitica - Jacques Baud, saggista ed ex colonnello dell’intelligence svizzera specializzato in questioni russe ed europee, con impieghi presso la Nato e le Nazioni Unite.

Nei giorni scorsi, mentre centinaia di generali e ammiragli statunitensi si recavano a Quantico dietro convocazione del segretario alla Guerra Hegseth, il «Wall Street Journal» riportava che, stando alle confidenze rese da fonti interne al governo di Washington confermate anche da «Reuters», «gli Stati Uniti forniranno all’Ucraina informazioni di intelligence per attacchi missilistici a lungo raggio sulle infrastrutture energetiche russe». Il tutto mentre il presidente Trump dichiara di aver preso una decisione riguardo alla fornitura a Kiev dei missili di precisione a lungo raggio Tomahawk, ma di voler conoscere i piani ucraini prima di autorizzarne il trasferimento. Vanno inoltre intensificandosi gli attacchi aerei e missilistici russi, che evidenziano un calo della capacità di opporre resistenza da parte dell’Ucraina. Le cui forze armate, in compenso, colpiscono raffinerie e centri di stoccaggio di idrocarburi in territorio russo, avvalorando le rivelazioni formulate da Seymour Hersh secondo cui l’amministrazione Trump reputerebbe la Russia vulnerabile in un’ottica di medio-lungo periodo se venissero prese di mira con sistematicità proprio le sue infrastrutture energetiche. Ne parliamo assieme a Jacques Baud, saggista ed ex colonnello dell’intelligence svizzera specializzato in questioni russe ed europee, con impieghi presso la Nato e le Nazioni Unite.

(Parte I)