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mercoledì 22 luglio 2026

"A TU PER TU CON IL 'CAPITALE'" - Presentazione con l'autore Roberto Fineschi

Da: la Città Futura - Roberto Fineschi (Roberto_Fineschi) è docente alla Siena School for Liberal Arts. Ha studiato filosofia e teoria economica a Siena, Berlino e Palermo. Fra le sue pubblicazioni: Marx e Hegel (Roma 2006), Un nuovo Marx (Roma 2008) e il profilo introduttivo Marx (Brescia 2021). È membro del comitato scientifico dell’edizione italiana delle Opere complete di Marx ed Engels, dell’International Symposium on Marxian Theory e della Internationale Gesellschaft Marx-Hegel für dialektisches Denken. (Roberto Fineschi - Marx. Dialectical Studies - Laboratorio Critico). 

Roberto Fineschi, A tu per tu con «Il capitale», Laterza, 2026.

Videointervista a cura di Renato Caputo per "La città futura" al docente di filosofia politica a The Siena School for Liberal Arts, massimo studioso italiano di Marx, sul suo ulltimo libro pubblicato nel 2026.

Il Capitale, lo sappiamo, è uno di quei classici che prima o poi bisogna leggere. Ma quanti si sono lasciati intimorire dalla sua mole o dalla sua complessità? Grazie alla guida di Roberto Fineschi, il capolavoro di Karl Marx è finalmente alla portata di chiunque. E nelle sue pagine ritroviamo un’analisi del presente tanto lucida quanto premonitrice. Sì, perché Marx non ha mai smesso di parlare di noi. E oggi, per la prima volta, parla veramente a tutti. 

Il Capitale è un testo fondamentale della modernità, una pietra miliare del pensiero filosofico, economico e politico. C’è poco da fare: per capire qualcosa del mondo che ci circonda, nel bene e nel male, non si può proprio ignorarlo. Anche i suoi detrattori più accaniti e quanti si erano affrettati a relegarlo in soffitta, sono dovuti correre a rispolverarlo per cercare spiegazioni a fatti attualissimi come la formazione di grandi monopoli, la crisi economica, la disoccupazione di massa, l’ipersfruttamento di umani e ambiente, e molto altro ancora. Tutti fenomeni per i quali le teorie economiche mainstream offrono poche risposte e ancor meno soluzioni. 

Sembra, insomma, che Marx abbia ancora molto da dirci e che le sue chiavi di lettura abbiano conservato intatto il proprio valore. Vale dunque la pena rimettere mano al Capitale, senza dubbio la sua opera più importante. 

E qui viene il difficile, perché è un testo lungo e laborioso, di una complessità spesso scoraggiante per chi è sprovvisto di una formazione specifica. 

Questo libro viene incontro a chi desidera afferrare le geniali intuizioni contenute nel Capitale ma, per un motivo o per l’altro, non possa imbarcarsi da solo in una simile impresa. A farci da timoniere è allora uno dei maggiori esperti di Marx, Roberto Fineschi, che ha dedicato una vita a studiare l’opera del pensatore tedesco. Ripercorrendo con grande chiarezza la struttura e i concetti principali, senza mai banalizzarli, ma con una scrittura capace di sciogliere anche i nodi più intricati, Fineschi ci accompagna alla scoperta del Capitale. 

Un classico che rimane, a più di un secolo e mezzo dalla pubblicazione, insuperato e insuperabile. 

mercoledì 15 luglio 2026

A CHI CONVIENE CHE NON SI PARLI DI “LOTTA DI CLASSE”? Fra eguali diritti decide la forza. - Lavinia Marchetti

Da: https://laviniamarchetti.substack.com - Lavinia Marchetti - Lavinia MarchettiLavinia Marchetti -  Lavinia Marchetti 

Leggi anche: (Lavinia Marchetti che-cosa-vuole-davvero-il-comunismo

Orientarsi nel labirinto della lotta di classe* - Elena Maria Fabrizio 

La lotta di classe nell’antichità greca e romana*- Geoffrey de Ste. Croix 

Per il comunismo. Il concetto di classe - Roberto Fineschi 

Sulla coscienza di classe nell'attuale fase del capitalismo* - VITTORIO RIESER 

Le lotte di classe in Francia dal 1848 al 1850 - Friedrich Engels, Introduzione (1895) 

MARX E LA RIVOLUZIONE DEL 1848 - Irene Viparelli 

La Comune di Parigi e i giudizi dei contemporanei - In appendice l'"indirizzo" di K. Marx sull'epica impresa dei "comunardi" 

CLASSE (lotta di) - Emiliano Brancaccio 

Classe, lotta di classe e prostituzione - Gianfranco Pala

Le classi nel mondo moderno* - Alessandro Mazzone 

Classi e lotta di classe dopo la “crisi del marxismo”?* - Alessandro Mazzone

ESSERE MARXISTA, ESSERE COMUNISTA, ESSERE INTERNAZIONALISTA OGGI - Samir Amin 

IL CAPITALE E’ UN RAPPORTO SOCIALE (MA QUALE?) - Gianfranco La Grassa 

Salario minimo - Gianfranco Pala 

Vitalità della riflessione marxiana e marxista sull’ideologia - Alessandra Ciattini 

LA LOTTA DI CLASSE DOPO LA LOTTA DI CLASSE - Luciano Gallino 

il comunista: Ripensare Marx - Stefano Garroni -


Vi sono parole che non si possono più pronunciare senza provare il tipico senso di disagio dei nostri tempi, quasi avessimo paura di essere considerati anacronistici, o sentirci dare degli “idealisti”, peraltro senza che nessuno abbia la minima “idea” di che cosa significhi idealismo. La volta scorsa abbiamo parlato della parola “comunismo”, stavolta ce n’è un’altra, se possibile ancora più controversa, talmente controversa che non la sento nominare da anni: “lotta di classe”. Non la sento nominare e mai come oggi abbiamo “classi”. L’abbiamo seppellita con solennità alla caduta del Muro, e di nuovo quando ci hanno spiegato che eravamo diventati tutti “ceto medio”, piccoli azionisti di noi stessi, imprenditori della propria biografia. Eppure la parola ritorna, ostinata, come ritornano i morti a cui non è stata data giusta sepoltura. Ritorna nei magazzini della logistica dove il tempo si conta in secondi, si affaccia dagli appartamenti tenuti sfitti in attesa del rendimento, riappare nella cifra oscena per cui dodici uomini valgono, in denaro contante, quanto la metà povera dell’umanità, torna nella costante perdita di diritti, sul lavoro, nelle piazza e inesorabilmente torna quando per salvarci la vita dobbiamo pagare 800 euro per una tac e non li abbiamo. Questa è la “differenza di classe”. Non è niente di complicato.

Il Manifesto del 1848 esordiva appunto con uno spettro, e con una tesi che il tempo non ha smentito, «la storia di ogni società esistita fino a questo momento è storia di lotte di classi». Al di là dello slogan e oltre la sua caricatura, voglio prenderla sul serio questa frase, interrogandomi e interrogandovi, con lentezza, su che cosa significhi davvero lotta di classe, quali siano le classi che si fronteggiano dietro la scenografia dell’uguaglianza formale, e a chi giovi, con esattezza, che di tutto ciò si smetta di parlare. Un lettore, commentando il mio scritto sul comunismo, mi ha obiettato che la lotta di classe andrebbe archiviata perché seminerebbe odio. Anche molti studenti, dopo il mio intervento, mi hanno parlato dei dubbi che li assillavano davanti a questi termini che associano alle rivolte degli anni ‘60/’70 del secolo scorso, o addirittura, qualcuno, allo stalinismo.

CHE COS’È UNA CLASSE?

martedì 23 giugno 2026

Qualche riflessone sull'enciclica di Leone XIV Magnifica humanitas - Roberto Fineschi

Da: https://marxdialecticalstudies.blogspot.com - https://www.sinistrainrete.info/politica -  Roberto Fineschi (Roberto_Fineschi) è docente alla Siena School for Liberal Arts. Ha studiato filosofia e teoria economica a Siena, Berlino e Palermo. Fra le sue pubblicazioni: Marx e Hegel (Roma 2006), Un nuovo Marx (Roma 2008) e il profilo introduttivo Marx (Brescia 2021). È membro del comitato scientifico dell’edizione italiana delle Opere complete di Marx ed Engels, dellInternational Symposium on Marxian Theory e della Internationale Gesellschaft Marx-Hegel für dialektisches Denken. (Roberto Fineschi - Marx. Dialectical Studies). - 
Sulla "MAGNIFICA HUMANITAS" di Prevost - Paolo Desogus
Fratelli di tutto il mondo, affratellatevi! Brevi note sul “papa comunista” - Roberto Fineschi


La mia tradizionale passione/perversione per le questioni ecclesiastiche mi ha ovviamente portato a leggere la prima enciclica di Leone XIV, dal titolo Magnifica humanitas, dedicata alla dottrina sociale della chiesa, con particolare attenzione alla questione scottante dell’Intelligenza Artificiale[1].

Disclaimer importante: come sempre queste mie riflessioni non riguardano il vasto mondo cristiano e cattolico nel suo complesso, composto di molte anime e realtà; al solito, mi riferisco alle posizioni ufficiali della gerarchia vaticana che si manifestano attraverso documenti come encicliche, il catechismo, ecc.. E, al solito, non si intende punzecchiare la spiritualità personale di alcuno con commenti arditi, ma solo discutere di questioni teoriche e storiche legate specificamente a quelle posizioni con i loro risvolti politici e sociali.

Il tema preponderante dell’Intelligenza artificiale non è però isolato; il papa riprende molte delle questioni chiave del magistero sociale della chiesa, non a caso inaugurato dal suo omonimo predecessore Leone XIII con la celeberrima Rerum Novarum. Questa è l’occasione per ribadire alcuni dei principi basilari - e per larghi aspetti controversi - di tale magistero.

Pur tra tutti i distinguo possibili, premetto che è da sottolineare la netta presa di posizione contro la guerra e la degradazione della dignità umana nelle dinamiche correnti; nel far questo, quella del papa è voce quasi unica nel panorama internazionale che conta. Ciò va evidenziato e ne va dato merito.

Per quanto riguarda la parte più nettamente dedicata ai problemi legati all’intelligenza artificiale e alla digitalizzazione, l’enciclica ricalca le considerazioni già da tempo diffuse in ambito critico in quanto a possibile manipolazione, intesa non solo come mero condizionamento esterno, ma come creazione disfunzionale della personalità, alla pericolosa eterodirezione e automazione dei processi decisionali in campo economico, sociale, educativo, ecc. In questo non è particolarmente originale per chi abbia un minimo di familiarità con tali argomenti; i moniti vanno comunque per lo più nella direzione giusta. Molto più “leggera” invece la parte propositiva, l’elaborazione di alternative, la proposta di un modello in positivo[2]. Qui, a mio avviso, emergono alcuni aspetti “filosofici” più interessanti, che meritano qualche considerazione aggiuntiva proprio per evitare da una parte l’indifferenza, ma dall’altra i facili entusiasmi, tanto più spontanei quanto più è solitaria la voce di denuncia del papa contro le malefatte del capitale mondiale.

Ritenere infatti che la comune denuncia delle situazioni più esecrabili implichi di per sé la coincidenza di vedute su possibili vie d’uscita o sulle premesse teoriche da cui la critica muove è il facile errore in cui non si deve cadere e in cui invece molti cadono, proprio per il cattolicesimo implicito e mal digerito che alberga in molti (anche rivoluzionari di sinistra). Cercherò dunque di porre l’attenzione sulle premesse in questione e sul loro carattere aporetico, paradossalmente messo in luce nell’enciclica stessa. Aporie tutte implicite nel titolo, la “magnifica umanità”.

Un’ultima premessa. Non prenderò qui in considerazione le questioni più strettamente legate alla dottrina sociale della chiesa, in quanto le ho già discusse varie volte in altre sedi; esse non subiscono alcuna modifica in questa nuova versione[3].

lunedì 22 giugno 2026

Il feticismo dell'Intelligenza Artificiale - John Bellamy Foster

Da: https://www.antropocene.org - Fonte: Monthly Review Vol. 78, n. 01 (01.05.026) - John Bellamy Foster è direttore della Monthly Review. e docente di sociologia presso l’Università dell’Oregon.John Bellamy Foster  - 


In questo articolo John Bellamy Foster affronta questioni radicali in merito all'intelligenza artificiale e al suo ruolo nell'odierna società capitalista. «Le grandi case dell'IA sono divise tra loro, e non possono reggere», scrive Foster, «se l'umanità vuole progredire, le forze e i rapporti di produzione devono essere rivoluzionati insieme… creando un mondo basato sullo sviluppo umano sostenibile». 

Gli Stati Uniti stanno vivendo una nuova era di concentrazione e centralizzazione del capitale finanziario monopolistico, caratterizzata dal boom dell’intelligenza artificiale (IA). Gli economisti di S&P Global stimano che negli Stati Uniti, nella prima metà del 2025, «l’80% dell’aumento della domanda interna privata finale» sia attribuibile alla spesa per «data center e relative spese in conto capitale nel settore high-tech».[1] Questo massiccio investimento nei data center è sostenuto da gigantesche società high-tech, il cui numero si può facilmente contare sulle dita di una mano. Queste società sono comunemente indicate nel settore come “hyperscaler”, termine che indica le mega-società che dominano il cloud computing. In base agli investimenti nei data center all'inizio del 2026, vi figurano Microsoft, Amazon Web Services, Google (Alphabet) e Meta, che costituiscono le «Grandi Case dell'IA».[2] Queste gigantesche entità monopolistiche figurano tutte anche tra le prime sei società statunitensi per capitalizzazione di mercato. (Nvidia, la più grande azienda per capitalizzazione di mercato all’inizio del 2026, non è di per sé leader nel cloud computing, ma detiene invece il monopolio dell’80-90% dei chip GPU per supercomputer.) Secondo Bloomberg, Microsoft, Amazon Web Services, Alphabet/Google e Meta hanno investito complessivamente 150 miliardi di dollari nel 2022 e 360 miliardi di dollari nel 2025, mentre prevedono di spendere 650 miliardi nel 2026. In confronto, «si prevede che le più grandi case automobilistiche con sede negli Stati Uniti, i produttori di macchinari per l'edilizia, delle ferrovie, l'industria della difesa, gli operatori telefonici, e le aziende di servizi di consegna, insieme a ExxonMobil Corp., Intel Corp., Walmart Inc. e le società spin-off di General Electric - 21 aziende in totale - spenderanno complessivamente 180 miliardi di dollari nel 2026».[3] 

giovedì 28 maggio 2026

Sulla "MAGNIFICA HUMANITAS" di Prevost - Paolo Desogus

Da: Paolo Desogus - QUI la LETTERA ENCICLICA: https://www.vatican.va/content/leo-xiv/it/encyclicals/documents/20260515-magnifica-humanitas. - Paolo Desogus insegna Letteratura italiana contemporanea a Sorbonne Université. Ha scritto su Pasolini, Gramsci, Eco, De Martino e sul rapporto tra cinema e letteratura. Lo scorso maggio è uscita per La nave di Teseo la sua nuova monografia “In difesa dell’umano. Pasolini tra passione e ideologia”

Leggi anche: Disarmare l’I.A. - Carla Filosa (https://www.marxismo-oggi.it/saggi-e-contributi/articoli/800-disarmare-l-i-a)

Un commento a margine dell'enciclica "Fratelli tutti" di Papa Francesco - Francesco Fistetti

Papa, papi e dottrina sociale della chiesa - Roberto Fineschi 

Fratelli di tutto il mondo, affratellatevi! Brevi note sul “papa comunista” - Roberto Fineschi

Vedi anche: Geopolitica del Vaticano: che pontificato e’ stato quello di Jorge Mario Bergoglio? Con Davide Rossi 

Ascolta anche: https://www.mixcloud.com/radiograd/yesterdays-papers-disarmare-lintelligenza-artificiale-di-carla-filosa

Tra i tanti dogmi della vecchia cultura postmoderna vi era anche quello secondo cui il fatto religioso è destinato a estinguersi. Il culto del frammento, dell'individuo e la separazione dell'individuo e delle sue aspirazioni dalla vita collettiva e dalla dimensione storica e materiale si portavano con sé anche un'idea di secolarizzazione fondata sulla fiducia nella ragione strumentale, coestensiva alla ragione capitalistica. 

Quel mondo è venuto giù, non esiste più e si sta portando via il vecchio ordine mondiale insieme alle vecchie istituzioni come Ue e Nato. Anche il recente documento prodotto dal Cancelliere Merz, dedicato alla responsabilità militare della Germania in Europa, rimette al centro la politica degli stati dentro nuove gerarchie e rapporti di forza del tutto lontani dalla rappresentazione di quello spazio liscio deleuziano con il quale si è cercato di rappresentare al mondo globalizzato oramai defunto. 

È in questa fase che si è inserito il papato di Francesco e in cui ora emerge Leone XIV. Non è questione di essere credenti o no. In questo mondo frammentato, reduce dalle fumisterie del postmoderno, la Chiesa cattolica è l'unica istituzione capace di esprimere una forma di universalismo che si fa carico delle grandi inquietudini di questo trapasso d'epoca. È l'unica a fare davvero paura ai sacerdoti del grande potere. E non mi riferisco solo a Trump, ma alla sua corte di imprenditori-teorici del postumano. 

Leggete l'enciclica di Leone. È sbalorditiva. Vi troverete una riflessione sul capitalismo, sulle guerre e sulle tecnologie che latita nel discorso politico. Troverete anche riflessioni sulla necessità di un recupero dell'umanesimo Alcuni passaggi sono disarmanti per semplicità e puntualità:

"Se una tecnologia promette emancipazione ma produce nuove forme di subordinazione globale contraddice il principio fondamentale della dignità della persona."
Oppure:
"Ma non bisogna considerare la ricerca della giustizia sociale un tema separato e successivo alla produzione di ricchezza, come se l’economia dovesse semplicemente creare valore e la politica intervenire solo dopo per distribuirlo". 

Sono piccoli estratti scelti quasi a caso, che non rendono giustizia della riflessione generale. Restano però esemplari perché contraddicono completamente la credenza, al limite della superstizione, della ragione strumentale postmoderna, oggi in via di disfacimento. Sono una traccia del ruolo nuovo della religione, del resto mai estinta, nell'attuale contesto storico. 

Qualsiasi laico dovrebbe tenerne conto. Dovrebbe avere la capacità di pensare alle grandi lotte di liberazione fuori dalle secche dell'economicismo. Non sto dicendo che dobbiamo rinunciare al materialismo, figuriamoci, né all'analisi dettagliata di quello che fanno le banche centrali o i fondi sovrani o le multinazionali. Dico che le lotte si collocano anche al livello del simbolico, sul piano antropologico dove agiscono le agenzie egemoniche produttrici di alienazione. Del resto solo sul terreno delle sovrastrutture gli esseri umani prendono coscienza della loro posizione nei processi materiali. 


mercoledì 27 maggio 2026

Il debito federale (pubblico) degli Stati Uniti - Alessandro Volpi

Da: Alessandro Volpi - Alessandro Volpi docente di Storia contemporanea, di Storia del movimento operaio e sindacale e di Storia sociale presso il Dipartimento di Scienze politiche dell’Università di Pisa. - Alessandro Volpi 

Vedi anche: Quali sono i segreti della finanza? - La lezione di Alessandro Volpi

Leggi anche: Sulla situazione attuale - Alessandro Volpi 

L'uomo e il denaro*- Carlo Sini* -

L'annullamento del debito nell'antichità*- Eric Toussaint*

Semiotica e Moneta*- Carlo Sini*

Del denaro. I mezzi e i fini - Remo Bodei 

Moneta e memoria - Giorgio Agamben 

Il denaro nel Capitale - Roberto Fineschi 

"Dacci oggi il nostro debito quotidiano" - Marco Bersani 


C'è un dato colossale che le tante narrazioni televisive e mediatiche italiane sembrano trascurare del tutto, coltivando "un'ignoranza" ben condivisa con le forze politiche. Provo a metterlo in chiaro, sperando che possa essere valutato nella sua enormità. 

Il debito federale (pubblico) degli Stati Uniti sta ormai avvicinandosi a 40 mila miliardi di dollari, una cifra monstre che presenta alcune caratteristiche. In primo luogo è un debito che corre perché per trovare compratori paga interessi sempre più alti: i titoli a 10 anni hanno superato ormai il 4,5% di interesse e i trentennali sono ben oltre il 5%. 

Si tratta poi di un debito che, nonostante questi tassi, trova sempre meno compratori esteri: ormai la quota di debito federale in mano a investitori, pubblici e privati, esteri è inferiore al 21%, minimo storico per gli Stati Uniti. In altre parole, nessun compratore estero si fida più del debito federale Usa tanto è vero che i cosiddetti Credit Default Swap, le assicurazioni contro la mancata restituzione del debito americano, sono oggi fra le più alte del mondo, persino più alte di quelle per il debito italiano, e soprattutto dal 2021 sono quadruplicate. 

giovedì 16 aprile 2026

Accumulazione per espropriazione. La nuova fase del capitalismo - David Harvey

Da: https://contropiano.org - Questo saggio di David Harvey è un estratto da: “The story of capital: what everyone should know about capital works”. Edizioni Verso books, 2026. - David Harvey è un geografo, antropologo, sociologo e politologo britannico. Si occupa di geografia, economia politica e geopolitica ed è attualmente professore di antropologia al Graduate Center of the City University of New York. - 

Leggi anche: David Harvey e l’accumulazione per espropriazione  

IL MARX DI DAVID HARVEY - Giorgio Cesarale  

Il neoliberismo è un progetto politico*- B. S. Risager intervista David Harvey  

A quale costo il sistema capitalistico può oggi riprodursi? - Alessandra Ciattini  

LA TEORIA MODERNA DELLA COLONIZZAZIONE - Karl Marx  

LA COSIDDETTA ACCUMULAZIONE ORIGINARIA - Karl Marx, IL CAPITALE, LIBRO I, SEZIONE VII, CAPITOLO 24  

Sulla formazione storica del capitale e del lavoro salariato. - Karl Marx 



Vedi anche: Riflessioni sul libro di David Harvey, "Breve storia del neoliberismo" - Alessandra Ciattini  

Le origini dell’imperialismo - Alessandra Ciattini 

Marx e l'accumulazione originaria - Massimiliano Tomba


La storia dell’ascesa del capitalismo dal periodo feudale in poi in Europa, o dalle varie tradizioni imperiali e civilizzazionali pre-capitaliste altrove nel mondo, è una storia in cui violenza, conquista, rapina, pirateria, espropriazione, frode, sfratti, usura, schiavitù e furto si soffermarono ampiamente insieme alla lenta dissoluzione delle strutture di potere feudali, imperiali e religiose.

Se tali processi fossero legali (autorizzati dallo Stato) o illegali era per gran parte del tempo irrilevante, perché gli accordi istituzionali e di proprietà che avrebbero potuto fornire una certa protezione contro tali pratiche o non esistevano o erano inefficaci. Eppure le reti commerciali e le operazioni capitaliste mercantili (incluso il commercio di persone schiavizzate) erano diffuse e diffuse a partire dal XV secolo. Lampi di quello che sembrava un industrialismo proto-capitalistico si potevano vedere fin dall’inizio nelle Fiandre e a Firenze, insieme al crescente ruolo globale della monetizzazione (facilitato dall’ascesa dell’oro e dell’argento come beni monetari universali).

Lo scambio di forza lavoro contro la crescente massa di entrate (guidata da quelle della Chiesa e dello Stato) significava che le precondizioni erano in atto per l’ascesa e l’impiego del denaro come capitale impegnato nella ricerca del profitto.

Per liberare queste condizioni dalle loro restrizioni sociali e difese religiose era necessaria la separazione di massa del lavoro dall’accesso ai mezzi di produzione (in particolare la terra) e la dissoluzione dei poteri terrieri e religiosi.

Da qui il significato di ciò che Marx chiamava accumulazione ‘primitiva’ o ‘originale’. Questo processo è proseguito con una forza lavoro salariata, separando ampie fasce della popolazione dall’accesso ai mezzi di produzione di base. Portò anche all’ascesa di una classe capitalista agraria che si alleò con capitalisti mercantili e banchieri in quella fase del capitalismo generalmente chiamata capitalismo mercantile.

domenica 5 aprile 2026

Quali sono i segreti della finanza? - La lezione di Alessandro Volpi

Da: Lucy sulla cultura - Alessandro Volpi docente di Storia contemporanea, di Storia del movimento operaio e sindacale e di Storia sociale presso il Dipartimento di Scienze politiche dell’Università di Pisa. - Alessandro Volpi 

Vedi anche: Del denaro. I mezzi e i fini - Remo Bodei  

"Dacci oggi il nostro debito quotidiano" - Marco Bersani

Leggi anche: Semiotica e Moneta*- Carlo Sini 

L'uomo e il denaro*- Carlo Sini  

L'annullamento del debito nell'antichità*- Eric Toussaint

Il denaro nel Capitale - Roberto Fineschi 


La storia della finanza è una materia complessa e il suo futuro lo è ancora di più. 
Ma il suo andamento è tra le cose che più influenzano le nostre vite, per questo capirla è cruciale per ciascuno di noi. 


martedì 13 gennaio 2026

Schiavi. E mercanti di schiavi - Paola Caridi

Da: https://www.invisiblearabs.com - Paola Caridi, scrittrice e giornalista. Da oltre 20 anni si occupa di Medio Oriente e Nord Africa. - https://www.invisiblearabs.com (Paola Caridi) - 

Leggi anche: Razzismo e capitalismo crepuscolare - Roberto Fineschi 

Persona, Razzismo, Neo-schiavismo: tendenze del capitalismo crepuscolare. - Roberto Fineschi 

“RAZZISMO E CULTURA” - Frantz Fanon

IL PAESE DELLE LIBERTÀ: stermini, repressione e lager nella storia degli Usa. - Maurizio Brignoli

La schiavitù, radici antiche di un male moderno - Francesco Gamba 



È il petrolio, bellezza, e non ci puoi far niente. È davvero così? Oppure il petrolio è solo la parte per il tutto, la metonìmia per la rappresentazione del nuovo tipo di potere che si espande a livello globale? In sintesi, è proprio il petrolio venezuelano l’obiettivo dell’operazione da gangster di Trump, oppure è l’idea di un mondo che potremmo definire suddiviso tra schiavi e proprietari di schiavi?

Il petrolio è importante, eccome se lo è. Basti guardare a due tra gli ultimi paesi bombardati dall’attuale amministrazione statunitense, la Nigeria e il Venezuela, appunto. La Nigeria è il più grande produttore di petrolio in Africa, e il paese che più ha subìto la presenza delle società petrolifere, da quelle statunitensi alle europee, Eni compresa. È sempre importante ricordare il prezzo altissimo che la Nigeria ha pagato in termini umani, sociali, ambientali, simboleggiato dall’uccisione di Ken Saro Wiwa e degli altri otto attivisti, e dalle sofferenze del popolo Ogoni nel delta del Niger. E il Venezuela? È il paese al mondo con la maggiore quantità di riserve petrolifere. Guida una classifica, quella delle riserve a livello globale nel 2024, che, a oggi, sembra un trattato di relazioni internazionali. Non di geopolitica, per favore. Di relazioni internazionali, e in particolare di politica estera statunitense. Ecco la classifica. Venezuela al primo posto, seguito da Arabia Saudita, Iran, Iraq, Emirati Arabi, Kuwait, Russia, Libia. Al nono posto, appunto, gli Stati Uniti, che con i paesi che la precedono hanno, a seconda dei regimi e delle intese, rapporti tesi, tesissimi, buoni. Rapporti comunque di forza, in cui gli strumenti possono anche essere i ricatti e l’occupazione militare.

E allora, perché andare oltre il petrolio, se già l’oro nero fornisce una chiave di lettura semplice ed efficace? Perché bisogna andare al cuore delle questioni. Il petrolio è l’espressione di un capitalismo arrivato alla sua massima espansione, e dunque alla soglia di frattura. Gira virale sui social una frase attribuita a Josh Zepess (ho provato a cercare il testo originale, senza successo): “il capitalismo ha bisogno dell’imperialismo all’estero, del fascismo a casa, e della democrazia di fronte alle telecamere”. Non ci sarebbe neanche bisogno di spiegarla, perché contiene molto, di quello che sta succedendo, in questo tempo che non inizia il 7 ottobre 2023 (Gaza), e neanche il 24 febbraio 2022 (Ucraina), ma che trova in queste due date quelle faglie che ci fanno riconoscere punti importanti, e forse punti di non ritorno in questo inizio di storia del terzo millennio.

domenica 9 novembre 2025

Le condizioni per tornare a parlare di socialismo - Piero Bevilacqua

Da: https://volerelaluna.it - Piero Bevilacqua, già professore di storia contemporanea all’Università La Sapienza di Roma, è scrittore, saggista e politico. 

Leggi anche: "Riflessioni" 2.0 - Stefano Garroni  

"Riflessioni" 4.0 - Stefano Garroni 

Riflessioni 16 - Alienazione/Estraneazione - Stefano Garroni  

Riflessioni 18 - Smarrimento - Stefano Garroni  

PER UNA RIPRESA DI RIFLESSIONE* - Stefano Garroni   

Una problematica politica odierna. Il comunismo libertario - Stefano Garroni

SUL PARTITO* - Stefano Garroni  

Comunisti, oggi. Il Partito e la sua visione del mondo. - Hans Heinz Holz.  

L’onda lunga della crisi del marxismo (tra prassi e teoria) - Roberto Fineschi 

Vedi anche: LOSURDO ed il REVISIONISMO STORICO - Alessandra Ciattini e Gianmarco Pisa

Un tempo le forze politiche che ora definiamo Sinistra, e che in passato si nominavano anche Movimento operaio (Partito comunista e socialista, organizzazione sindacale di classe ecc.), agivano sulle proprie scene nazionali animate dalla consapevolezza di essere eredi di un lungo passato di lotte e di conquiste, di essere parte di un movimento internazionale e di avanzare verso il futuro secondo un programma di rivendicazioni immediate e un progetto di società da costruire. L’intero processo, che coinvolgeva milioni di persone, era accompagnato da una costante attività di analisi e di elaborazione intellettuale, dentro e fuori i partiti, che forniva alle rivendicazioni quotidiane analisi, conoscenze, orizzonti. 

Da qualche decennio questa dimensione intellettuale, culturale, morale, escatologica che accompagnava l’agire politico è stata abbandonata pressoché da tutti i partiti. Il patrimonio teorico che dava profondità all’agire pratico è stato dismesso come un ferro vecchio. Oggi tutto è inchiodato al presente e l’orizzonte del fronte riformatore si limita, nel migliore dei casi, alla rivendicazione di “più risorse alla sanità pubblica”, “più soldi alla scuola”, “maggiore equità sociale” e alle note bagattelle del chiacchiericcio propagandistico. 

Quel che vorrei qui illustrare è perché questo è accaduto e quali sono state le forze storiche che hanno portato alla disfatta presente. E, sulla base di questo chiarimento, provare a indicare le condizioni che possono far rinascere la politica quale agente di trasformazione sociale, progetto di una nuova organizzazione della società. Premettendo che il grande crollo subito dal movimento operaio organizzato è stato provocato, a mio avviso, da due agenti e processi convergenti: il successo dell’iniziativa capitalistica in due grandi Paesi, UK e USA, e il crollo dell’Unione Sovietica.

lunedì 6 ottobre 2025

Il capitale di Marx oggi - Roberto Fineschi

Da: Materialismo Storico, n° 1/2025 (vol. XVIII) – E-ISSN 2531-9582 -  https://marxdialecticalstudies.blogspot.com - 

Roberto Fineschi (https://it.wikipedia.org/wiki/Roberto_Fineschi) è docente alla Siena School for Liberal Arts. Ha studiato filosofia e teoria economica a Siena, Berlino e Palermo. Fra le sue pubblicazioni: Marx e Hegel (Roma 2006), Un nuovo Marx (Roma 2008) e il profilo introduttivo Marx (Brescia 2021). È membro del comitato scientifico dell’edizione italiana delle Opere complete di Marx ed Engels, dell’International Symposium on Marxian Theory e della Internationale Gesellschaft Marx-Hegel für dialektisches Denken. (http://marxdialecticalstudies.blogspot.com - https://www.facebook.com/roberto.fineschi - Marx. Dialectical Studies - laboratoriocritico.org!). - 

Vedi anche: "MARX e HEGEL Fondamenti per una rilettura" - Roberto Fineschi 

Leggi anche: Il «nuovo» Capitale: una teoria in costruzione - Sebastiano Taccola  

L’attualità del Capitale, liberato dalle secche di interpretazioni superate - Ascanio Bernardeschi intervista Roberto Fineschi 


Buonasera a tutti. Grazie al prof. Azzarà per aver organizzato questo evento e a tutti i colleghi che si sono resi disponibili per venire a discuterne. Estendo i ringraziamenti ai presenti per la loro partecipazione. 

Iniziamo dal feticcio: il libro è editorialmente bellissimo, arricchito da stampe di dipinti otto-novecenteschi sulla storia del lavoro. Una prima nota da mettere in evidenza è che il volume è uscito nei Millenni di Einaudi, vale a dire un classico che resiste al tempo e che dura nei secoli. Qualcuno potrebbe interpretarla come una sorta di imbalsamazione, il bel monumento... ai caduti. Invece, almeno per i contatti che ho avuto io con la casa editrice, mi è parso che ci fosse l’idea di un contenuto politico,di politica culturale. Come se ci fosse una sorta di malessere anche all’interno della cultura ufficiale “borghese” nei confronti delle teorie predominanti. Probabilmente anche una borghesia diciamo moderatamente progressista e di vedute più ampie si rende conto che certi paradigmi mainstream, ahimè spiegano sempre meno e che quindi una strumentazione che parta da un paradigma diverso, anche senza volerlo abbracciare ovviamente in toto, può essere presa in considerazione; forse certe categorie non sono da buttar via. C’era anche una dimensione culturale, di politica culturale, per dare degli spunti contenutistici anche a un possibile movimento progressista in senso lato. 

Veniamo più concretamente all’edizione. Innanzitutto è una ritraduzione completa, non solo mia; diamo onore ai miei collaboratori che sono Stefano Breda, Gabriele Schimmenti e Giovanni Sgro’. Abbiamo diviso in quattro eque parti e poi chiaramente è stato rimesso insieme, omogeneizzato dal sottoscritto. 

mercoledì 24 settembre 2025

"MARX e HEGEL Fondamenti per una rilettura" - Roberto Fineschi

Roberto Fineschi (https://it.wikipedia.org/wiki/Roberto_Fineschi) è docente alla Siena School for Liberal Arts. Ha studiato filosofia e teoria economica a Siena, Berlino e Palermo. Fra le sue pubblicazioni: Marx e Hegel (Roma 2006), Un nuovo Marx (Roma 2008) e il profilo introduttivo Marx (Brescia 2021). È membro del comitato scientifico dell’edizione italiana delle Opere complete di Marx ed Engels, dell’International Symposium on Marxian Theory e della Internationale Gesellschaft Marx-Hegel für dialektisches Denken. (http://marxdialecticalstudies.blogspot.com - https://www.facebook.com/roberto.fineschi - Marx. Dialectical Studies - laboratoriocritico.org!). - 
Vittorio Morfino insegna Storia della filosofia presso la Facoltà di Scienze della formazione dell'Università degli Studi di Milano-Bicocca. - 
Gennaro Imbriano Professore Associato presso il Dipartimento delle Arti, svolge le sue ricerche nell'ambito della Storia della filosofia.


Presentazione presso la Casa della cultura di Milano di 
Marx e Hegel. Fondamenti per una rilettura
Napoli, La scuola di Pitagora, 2024.
Ne hanno discusso con l'autore Gennaro Imbriano e Vittorio Morfino. 

                                     

venerdì 13 giugno 2025

Una lettura marxista della dottrina sociale della Chiesa nell’ultimo libro di Roberto Fineschi - Ascanio Bernardeschi

Da: https://futurasocieta.com - Ascanio Bernardeschi collabora con UniGramsci (Pisa), La Città futura e Futura Società [(APPROFONDIMENTI TEORICI (UNIGRAMSCI)]. 
Roberto Fineschi è docente alla Siena School for Liberal Arts. Ha studiato filosofia e teoria economica a Siena, Berlino e Palermo. Fra le sue pubblicazioni: Marx e Hegel (Roma 2006), Un nuovo Marx (Roma 2008) e il profilo introduttivo Marx (Brescia 2021). È membro del comitato scientifico dell’edizione italiana delle Opere complete di Marx ed Engels, dell’International Symposium on Marxian Theory e della Internationale Gesellschaft Marx-Hegel für dialektisches Denken. (http://marxdialecticalstudies.blogspot.com - https://www.facebook.com/roberto.fineschi - Marx. Dialectical Studies - laboratoriocritico.org!). 


L’intervista ad uno dei maggiori filosofi marxisti viventi sul suo recente lavoro Da Pio IX a Leone XIV. Prospettive marxiste sulla dottrina sociale della Chiesaper aprire una riflessione critica sull’evoluzione del pensiero e del “magistero” cattolico.

L’elezione del nuovo papa ha innescato la gara fra i commentatori per qualificare questo nuovo pontificato. Riteniamo che saranno i fatti a poter dare un giudizio informato, anche se le premesse non ci paiono promettenti a partire proprio dalla decisione di assumere del nome di Leone come richiamo all’autore della Rerum Novarum. Se, infatti, questa scelta viene da molti, forse dai più, vista come un’attenzione alla questione sociale che con quell’enciclica la Chiesa affrontava per la prima volta, non deve sfuggirci, invece, il carattere antisocialista di quel documento che vedeva come un elemento di natura la proprietà privata dei mezzi di produzione e, di conseguenza, contro natura le aspirazioni socialistiche e si poneva l’obiettivo di arginare il montante movimento delle classi lavoratrici proponendo palliativi alla terribile condizione dei lavoratori.

Vorremmo parlarne con Roberto Fineschi, fra i maggiori filosofi marxisti viventi, il quale recentemente ha pubblicato un libro che definisce come “rimaneggiamento di articoli recenti e passati” ma che, in realtà, affronta abbastanza sistematicamente il tema dell’evoluzione della dottrina cattolica attraverso i vari papi, da Pio IX in poi, con una intera parte opportunamente dedicata al solo papa Ratzinger. In un’altra, la prima, affronta il tema della dottrina sociale della Chiesa.

lunedì 19 maggio 2025

Papa, papi e dottrina sociale della chiesa - Roberto Fineschi

Da: http://marxdialecticalstudies.blogspot.com  -  Roberto Fineschi è docente alla Siena School for Liberal Arts. Ha studiato filosofia e teoria economica a Siena, Berlino e Palermo. Fra le sue pubblicazioni: Marx e Hegel (Roma 2006), Un nuovo Marx (Roma 2008) e il profilo introduttivo Marx (Brescia 2021). È membro del comitato scientifico dell’edizione italiana delle Opere complete di Marx ed Engels, dell’International Symposium on Marxian Theory e della Internationale Gesellschaft Marx-Hegel für dialektisches Denken. (http://marxdialecticalstudies.blogspot.com - https://www.facebook.com/roberto.fineschi - Marx. Dialectical Studies - laboratoriocritico.org!).


L’elezione di un nuovo papa suscita inevitabilmente grande interesse per il ruolo internazionale che questa figura ricopre, in particolare in Italia anche se la tendenza recente è quella di eleggere papi non italiani1. È evidente che, pur condividendo determinati principi di fondo, ci si può schierare assai differentemente (diciamo che i comunisti ne sanno qualcosa). Per quanto concerne la cosiddetta dottrina sociale delle chiesa questi principi di fondo sono ben chiari, espressi in molti documenti e sviluppati con coerenza di impianto nel corso del Novecento. Essi consentono un vasto arco di “appoggi” possibili che possono spostare l’operato pontifico più a destra o sinistra; tuttavia nessun papa ha mai messo in dubbio le basi generali di quell’impianto. 

Se dunque bisogna salutare con il giusto apprezzamento posizionamenti più sinistra di taluni rispetto a talaltri, non bisogna nemmeno confondersi sulle questioni di principio.

La seconda precisazione è che quanto si va a tentare di spiegare riguarda la posizione ufficiale della gerarchia ecclesiastica e non concerne necessariamente le mille anime popolari del cattolicesimo sociale. Si sa bene però le gerarchie hanno uno stretto controllo sulla faccia “ufficiale” di santa romana chiesa.

1) Le premesse: Pio IX2

giovedì 24 aprile 2025

Addio Francesco, Papa e uomo - Sergio Scorza

Da:  Millepiani - https://www.facebook.com/sergio.scorza.980 - Sergio Scorza Ha studiato sociologia presso l’Università di Urbino e diritto pubblico presso la facoltà di giurisprudenza dell’Università la Sapienza di Roma. Blogger, attivista, giornalista freelance, si interessa di conflitti sociali, ecologia e diritti umani. Partigiano, odia gli indifferenti. 

Leggi anche: «Laudato si’» - Jorge Mario Bergoglio  

Fratelli di tutto il mondo, affratellatevi! Brevi note sul “papa comunista” - Roberto Fineschi  

Un commento a margine dell'enciclica "Fratelli tutti" di Papa Francesco - Francesco Fistetti  

BUONISMO ASTRATTO E SPIETATEZZA CONCRETA - Alessandra Ciattini  

ROMERO BEATO, MARTIRE DELLA GUERRA FREDDA O COSTRUTTORE DI PACE? - Alessandra Ciattini 

Francesco Piccioni (https://contropiano.org/editoriale/2025/04/23/pro-o-contro-bergoglio-guarda-la-politica-non-la-religione)  

Geraldina Colotti (https://pagineesteri.it/2025/04/23/apertura/lamerica-latina-piange-francisco-il-papa-degli-ultimi-fra-tradizione-e-innovazione/?

Carla Filosa (https://www.marxismo-oggi.it/saggi-e-contributi/articoli/673-la-guerra-di-bergoglio)


Per me che sono cresciuto in oratorio per poi passare ad una comunità di base che si ispirava ai principi del Concilio Vaticano II ed alla teologia della liberazione, l’elezione del gesuita argentino, Jorge Mario Bergoglio, durante il terrificante papato di Joseh Ratzinger e dopo il lungo e devastante papato di Karol Woitila, era sembrata una specie di miracolo. D’altronde la Chiesa romana, prima della sua (inattesa) nomina, era attraversata da una crisi profonda, in caduta verticale di consenso e travoltra dagli scandali. Mi era apparsa, da subito, come una vera boccata di ossigeno, l’elezione di un papa latinoamericano e, probabilmente fu, soprattutto, una sorta di ultima chance prima del tracollo finale di una istituzione che rischiava di esplodere, sia sul piano religioso che su quello finanziario.

martedì 22 aprile 2025

Decostruire il diritto, liberare la Palestina - Pasquale Liguori

Da: https://www.lantidiplomatico.it - Pasquale Liguori. Fotografo dei contesti di edilizia residenziale pubblica e della città ai suoi bordi. Ha pubblicato due volumi - “Borgate” e “ImpAsse Roma-Berlino” - ed effettuato mostre in Italia e all’estero in musei, enti istituzionali e centri sociali. Collabora con riviste indipendenti di politica e architettura ed è autore di saggi riguardanti la periferia, la fotografia urbana e sociale. È impegnato in attività antimperialiste, decoloniali e di sostegno umanitario (https://www.pasliguori.com).

Leggi anche: Razzismo e capitalismo crepuscolare - Roberto Fineschi  

Breve storia degli Stati Uniti e delle loro pretese territoriali - Alessandra Ciattini

IL PAESE DELLE LIBERTÀ: stermini, repressione e lager nella storia degli Usa. - Maurizio Brignoli 

La categoria di imperialismo è ancora attuale e quali sono i paesi imperialisti? - Domenico Moro  

La schiavitù, radici antiche di un male moderno - Francesco Gamba  

Le parole della guerra sono tra noi. E noi? - Paola Caridi

LOSURDO ed il REVISIONISMO STORICO - Alessandra Ciattini e Gianmarco Pisa 


Nel racconto dominante, quando diventa troppo scomodo difenderla apertamente, la violenza estrema di Israele contro i palestinesi viene derubricata a deviazione momentanea dal diritto internazionale: un’eccezione tollerabile, una sospensione temporanea dell’ordine giuridico globale, un errore morale da stigmatizzare con qualche sanzione di rito. E se il diritto internazionale fosse già ontologicamente selettivo, funzionale a tutelare gli interessi geopolitici, economici e razziali di Israele e del suo alleato occidentale? Se il fallimento del diritto non fosse tale, ma piuttosto genuina espressione della sua forma reale, della sua coerenza storica? 

Israele non agisce in un vuoto normativo, ma in un quadro giuridico che implicitamente autorizza e sostiene il suo operato. Il genocidio in atto non avviene nonostante il diritto internazionale, ma in coabitazione con esso. L’impunità protratta, il sostegno incondizionato di Stati Uniti e Unione Europea, il linguaggio diplomatico che evita la parola “genocidio” mentre scorrono le immagini di crimini sistematici: tutto ciò segnala che non siamo davanti a una sospensione delle regole, ma al loro autentico funzionamento.

Riarticolando concetti di Giorgio Agamben, potremmo osservare l’eccezione nel suo affermarsi norma e, in un ulteriore passo critico, suggerire che essa è sempre stata la norma - almeno nei confronti dei soggetti colonizzati, discriminati, esclusi. La Palestina, allora, non è laboratorio dell’unicum: è il luogo in cui l’infrastruttura coloniale e normativa dell’Occidente si palesa in forma nuda, senza pudore.

giovedì 17 aprile 2025

L'accumulazione originaria: perchè i ricchi sono ricchi - KARL MARX (2)



Questo video di Frasi di Marx è dedicato al famoso tema dell’accumulazione originaria, che spiega in maniera profonda le origini del sistema capitalistico, smentendo la favola dell’uomo che si fa da sé, si arricchisce e fa prosperare la società. Marx tratta dell’accumulazione originaria nel Primo libro del Capitale, esattamente al capitolo XXIV, dove mostra come essa non sia il risultato del modo di produzione capitalistico, ma il suo punto di partenza. Come suo solito, fa un parallelo interessante addirittura con un tema preso dalla teologia, cosa non nuova per lui. A suo parere l’accumulazione originaria gioca lo stesso ruolo del peccato originale nel Cristianesimo. Secondo il Genesi, indotto da Eva, Adamo peccò e la sua colpa ricadde su tutto il genere umano. La tesi dell’accumulazione originaria è invece più selettiva e non coinvolge tutta l’umanità. Infatti, nei tempi dei tempi, vi erano alcuni uomini intelligenti, diligenti e risparmiatori, il cui comportamento era assai diverso da quello degli altri sciagurati che non avevano voglia di lavorare e che si davano allo sperpero. A causa di questa abissale differenza, i primi hanno accumulato grandi ricchezze e non hanno più bisogno di lavorare, mentre gli altri sono privi di tutto e “hanno da vendere solo la propria pelle”. Su questo mito fondativo si basa la struttura di classe del sistema capitalistica, che come si vede si adorna di motivi moralisti, per occultare la cruda realtà svelata nelle parole di Marx, che hanno la potenza di spiegare i fenomeni più raccapriccianti dell’oggi. 
Il Primo libro del Capitale (unico volume pubblicato direttamente da Marx, che ne curò un’edizione semplificata per i lavoratori francesi) colpisce non solo per la profondità delle analisi, per la capacità mutare la natura delle cose guardandole da un punto di vista alternativo e radicale, impressiona anche per la grande passione con cui è scritto. Per riconoscimento unanime si tratta di un’opera dal grandissimo valore, oltre che scientifico, anche letterario, alimentata e arricchita dalle lettura di autori quali Dante, Cervantes, Shakespeare, Balzac; tutti autori che avevano capito a fondo sia la drammatica vicenda umana, sia con Balzac, i meccanismi ideologici e politici del capitalismo in ascesa, eppure profondamente corrotto. (Alessandra Ciattini) 

SECONDO VIDEO: