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mercoledì 2 settembre 2026

ACCELERAZIONE DEL CONFLITTO: la guerra cambia marcia e se ne intravede l’orizzonte (non necessariamente pacifico) - Daniele Lanza

Da: Daniele Lanza - Daniele Lanza, originario di Asti, consegue la laurea magistrale in Scienze Politiche ad indirizzo storico, presso l’università degli studi di Torino. Successivamente nello stesso completa un Master post universitario in relazioni internazionali. A partire dal 2010 è residente in Russia, dove completa un corso di dottorato in storia e lavora presso l’università Politecnico di San Pietroburgo come insegnante presso la cattedra di filologia romano-germanica. È vice-direttore del progetto editoriale “Il Pensiero Storico”. Aree di interessa e ricerca: storia politica e sociale dell’Europa orientale nell’età contemporanea. 


Dopo 48 ore di speculazioni è emersa la ragione (ufficiale) della visita del direttore della CIA a Mosca: si vorrebbe un incontro a 3, vale a dire Trump/Putin/Zelensky. Questo senza tuttavia corroborare la proposta di alcun contenuto sulle eventuali condizioni di pace il che sconcerta, sollevando più interrogativi di quanti non ne chiuda: perchè mandare la testa dei servizi segreti americani nella tana della tigre per comunicare poco più che nulla ?! Perchè non la più consueta e rapida telefonata Trump-Putin ? La logica basilare ci dice che le ragioni sono di riservatezza, onde fare promesse che non si possono divulgare all’opinione pubblica, oppure per intimidire grazie alla presenza di un messaggero che incarna il servizio spionistico più potente al globo (...). Ebbene, supponendo che il messaggio di Ratcliffe fosse una delle due cose, allora dalla reazione del Cremlino che si legge da oggi, non sembra verosimile alcuna: Peskov ribadisce che l’incontro avverrà sì......ma solamente per stabilire la fine vera della guerra, cioè con un accordo già stabilito quindi non per facilitare stratagemmi come il cessate il fuoco, ed altro. Questo suggerisce che Mosca non ha ricevuto da Ratcliffe alcuna proposta di interesse (nemmeno in segreto) e al tempo stesso non si è fatta intimidire in alcun modo (se minacce vi sono state. Ergo siamo di nuovo daccapo. 

No, appare sempre più chiaro che il significato più profondo dell’incursione della CIA a Mosca si cela nel contesto generale del conflitto russo/ucraino, il cui andamento reale è in gran parte OSCURATO da massima parte dei mezzi di informazione globale in una specie di circolo vizioso che ormai si perpetua da solo: la situazione generale sta deteriorando sempre più in fretta. Le fondamenta stanno iniziando a smuoversi – siamo di fronte ad un mutamento STRUTTURALE della contesa militare in corso – senza che i media abbiano nemmeno facoltà di analizzare la cosa (anzi, peggio le cose vanno, meno le si potrà spiegare).

Tanto per condensare in due grandi punti il quadro presente nella sua totalità. 

sabato 22 agosto 2026

UN ANNO FA ANCHORAGE, OGGI LA GUERRA INFINITA DELLA UE - Paolo Ferrero e Francesco Dall'Aglio

Da: dignità TV - Paolo Ferrero è un politico italiano, Ministro della solidarietà sociale del Governo Prodi II dal 17 maggio 2006 all'8 maggio 2008. È stato segretario di Rifondazione Comunista dal 27 luglio 2008 al 2 aprile 2017 - Francesco Dall'Aglio, Medievista, saggista, ricercatore presso l’Istituto di Studi Storici al Dipartimento di Storia Medievale dell’Accademia delle Scienze di Sofia e gestore del canale Telegram «War Room». È coautore del volume, scritto assieme a Carlo Ziviello, Oppenheimer, Putin e altre storie sulla bomba (Ad Est dell’Equatore, 2023). - Francesco Dall'Aglio 

Vedi anche: Perché i leader europei provocano la guerra con la Russia? - Richard Wolff


Un anno fa, il 15 agosto 2025, ad Anchorage, in Alaska il vertice tra Putin e Trump. Da quell’incontro emerse un possibile percorso per arrivare alla pace in Ucraina. Quella possibilità venne duramente contestata dai governanti UE e da Zelensky e venne concretamente fatto saltare. Oggi, ad un anno di distanza ci troviamo dinnanzi ad una guerra che prosegue senza alcuna possibilità per l’occidente di vincere. La prosecuzione della guerra è diventata un modo per i governanti europei di “comperare tempo” nella loro azione di distruzione del welfare, di acquisto e produzione di armamenti. La guerra prosegue così senza che vi sia più alcun obiettivo chiaro e viene pagata con la morte di centinaia di migliaia di ucraini. Gli Ucraini sono infatti diventati per l’Unione Europea pura carne da cannone: sono l’unico popolo del mondo che avendo il loro paese in guerra non vengono riconosciuti dall’Unione Europea come soggetti che hanno diritto all’Asilo per motivi umanitari. L’Unione Europea svela in questo modo il proprio vero volto: mette i nostri soldi per finanziare una guerra infinita arrogandosi il diritto far uccidere il popolo ucraino a cui vengono tolti anche i diritti garantiti dalle Nazioni Unite. Una vergogna immorale degna di potenze coloniali che usano gli ascari per portare avanti le proprie guerre. 

lunedì 17 agosto 2026

Perché gli USA hanno deciso di salvare il Giappone CON I TUOI SOLDI - Alessandro Volpi

Da: OttolinaTV -  Alessandro Volpi docente di Storia contemporanea, di Storia del movimento operaio e sindacale e di Storia sociale presso il Dipartimento di Scienze politiche dell’Università di Pisa. - Alessandro Volpi - Alessandro Volpi 

Vedi anche: Il governo consegna i contributi dei lavoratori italiani a BlackRock - Alessandro Volpi 

Il più grande nemico dell’umanità: l’imperialismo straccione europeo - Paolo Ferrero, Alessandro Volpi

Leggi anche: La pericolosità degli Stati Uniti - Alessandro Volpi 

Il debito federale (pubblico) degli Stati Uniti - Alessandro Volpi 

Balle spaziali. - Alessandro Volpi (14/08/26) 


Dopo mesi di declino, lo yen giapponese è precipitato ai livelli più bassi degli ultimi quarant’anni. Poi, nel giro di meno di un’ora, ha recuperato oltre il 3 per cento del suo valore.
Un normale rimbalzo dei mercati? No. Dietro quel movimento c’era un intervento coordinato tra Tokyo e Washington.
Gli Stati Uniti hanno deciso di sostenere lo yen perché un suo ulteriore crollo avrebbe potuto costringere il Giappone a vendere una parte degli oltre 1.100 miliardi di dollari di titoli del Tesoro americano che possiede, facendo salire i rendimenti e mettendo ancora più sotto pressione il debito federale, il dollaro e la bolla finanziaria di Wall Street.
Ma la parte più significativa è un’altra: per comprare yen, Washington ha venduto euro.
In altre parole, gli Stati Uniti hanno salvato il Giappone e protetto il proprio sistema finanziario scaricando una parte del costo sull’Europa.
Con Alessandro Volpi analizziamo cosa rivela questa operazione sui rapporti di forza dentro il blocco occidentale. Il Giappone resta subordinato agli Stati Uniti e schierato contro la Cina, ma quando il prezzo dell’alleanza diventa troppo alto riesce comunque a presentare il conto.
L’Europa, invece, emerge ancora una volta come il più mansueto dei vassalli: quello che paga di più, subisce di più e chiede meno al padrone di Washington. 

domenica 16 agosto 2026

Gyorgy Lukacs - Carlo Formenti

Da: CentroStudiDomenicoLosurdo - Gyorgy Lukacs è stato un filosofo, sociologo, politologo, storico della letteratura e critico letterario ungherese (György Lukács) - 

Carlo Formenti Nato a Zurigo nel 1947, Laureato in Scienze Politiche all'Università di Padova, giornalista culturale dal 1980 al 2006, Ricercatore in Sociologia della Comunicazione all'Università del Salento dal 2006 al 2013. Scrittore e blogger (PER UN SOCIALISMO DEL SECOLO XXI) - 

Leggi anche: ARLACCHI SPIEGA LA CINA ALL'OCCIDENTE MA L'OCCIDENTE E' DISPOSTO AD ASCOLTARE? - Carlo Formenti 

Democrazia e momento populista: dall'America Latina all'Europa*- Carlo Formenti

Su “UBER”, “SHARING” E “GIG ECONOMY”*- Carlo Formenti  

Appunti su “la Distruzione della Ragione”, di György Lukács -

Vedi anche: Pianeta Cina. - Stefano Zecchinelli intervista Carlo Formenti https://www.youtube.com/watch?v=SCPvcfL6FVQ  

"Il pensiero di Marx come ontologia dell’essere sociale – rileggendo Lukàcs" - Paolo Vinci

Alessandro Volponi presidente del Centro Studi Domenico Losurdo introduce il primo di quattro appuntamenti con Carlo Formenti, giornalista e saggista che ha curato la pubblicazione dell'Ontologia dell'essere sociale di Lukacs. 


Carlo Formenti su Gyorgy Lukacs. Secondo appuntamento: https://www.youtube.com/watch?v=z6q7KhmGK5g 

domenica 2 agosto 2026

Il governo consegna i contributi dei lavoratori italiani a BlackRock - Alessandro Volpi

Da: https://www.ilcontesto.net - Il Contesto | Analisi economica e geopolitica -  Alessandro Volpi docente di Storia contemporanea, di Storia del movimento operaio e sindacale e di Storia sociale presso il Dipartimento di Scienze politiche dell’Università di Pisa. - Alessandro Volpi 

Leggi anche: Un fronte di difesa della Costituzione - Alessandro Volpi 

Ancora sul "Fronte popolare" contro le Destre - Alessandro Volpi

Sulla situazione attuale - Alessandro Volpi 

Vedi anche: Quali sono i segreti della finanza? - La lezione di Alessandro Volpi 

Lo scorso 1 luglio, è entrata in vigore nel sostanziale disinteresse mediatico italiano una normativa che, in assenza di esplicita manifestazione di contrarietà da parte dei soggetti interessati, stabilisce l’automatica canalizzazione dei contributi versati dai dipendenti del settore privato verso il fondo pensione di categoria.All’incentivo rappresentato dal meccanismo del silenzio assenso va peraltro a sovrapporsene un altro, costituito dalla deducibilità fino a 5.300 euro e dall’abbassamento – dal 26 al 20% – dell’aliquota sulle plusvalenze.

Le mani di Blackrock, Vanguard e State Street sui contributi degli italiani. 

I metalmeccanici, una delle categorie più numerose, fa riferimento al Fondo Cometa, dotato di un proprio Consiglio d’Amministrazione e di un collegio sindacale composti per il 50% da rappresentanti dei sindacati e per il restante 50% da rappresentanti dei datori di lavoro. A sua volta, l’organo direttivo affida l’ammontare dei contributi – tra i 13 e i 14 miliardi di euro – ai grandi gestori internazionali di risparmio come BlackRock, Vanguard e State Street.

Grazie alla nuova legislazione, quasi 75 miliardi di euro di contributi concessi ogni anno in affidamento ai grandi fondi dovrebbero essere sottratti all’Inps per defluire verso i mercati azionari e obbligazionari statunitensi, a beneficio di società che annoverano quegli stessi mega-fondi come principali azionisti di riferimento.

Una risposta a Alessandro Volpi (per amor di contraddittorio...) 
Volpi dice cose corrette a proposito dei fondi pensione, ma perché ne parla proprio ora, che si inizia ad applicare la riforma del dicembre 2025 che ha migliorato molto le cose? E perché non dice di questo miglioramento? Ora infatti il lavoratore può scegliere di escludere le Compagnie assicurative (UnipolSai, Generali Assicurazioni), le quali prima, per regolamento COVIP, prendevano in carico obbligatoriamente e in maniera irreversibile almeno il 50% del montante accumulato dal lavoratore per erogare un vitalizio al pensionamento; da calcoli attuariali effettuati e ben verificati e confermati (studiando il contratto con la Compagnia, che sono tenuti a inviare solo a richiesta), ma ovviamente mai divulgati in maniera trasparente ai lavoratori, la Compagnia assicurativa tratteneva quasi un terzo dell'importo del lavoratore (una vergogna!). Ora il lavoratore può scegliere di non far gestire il proprio montante accumulato alla Compagnia Assicurativa e i propri soldi rimangono al Fondo negoziale che è un ente non a fini di lucro e preleva circa 0,2-0,3% massimo ogni anno per le spese di gestione e inoltre gestisce in maniera trasparente. 

Certo oggi il lavoratore deve fare determinate scelte ed essere ben informato, altrimenti finisce depredato da Fondi privati e piani pensionistici bancari prima e da Compagnie assicurative dopo.

Che in ogni caso ci troviamo in gestioni patrimoniali basate su strumenti finanziari del capitalismo è indiscutibile, ma dal punto di vista del lavoratore che deve integrare una pensione che sarà il 50% del salario, si tratta di risparmio che deve essere fatto rendere al meglio. D'altronde se uno pensa di mettere da parte soldi per la vecchiaia, che fa? Li mette sotto il materasso con l'inflazione che se li mangia oppure ci compra ETF di azioni mondiali e titoli di Stato che mediamente forniscono una rendita netta positiva? Il capitalismo vorremmo abbatterlo ma il lavoratore deve campare e usa gli stessi strumenti di investimento dei ricchi: azioni e credito.

La questione invece della sanità privata a mio avviso è molto più grave, immorale, inefficiente. Lì i soldi dei lavoratori vengono consegnati, cobtrattualmente e quindi obbligatoriamente a favore di Compagnie assicurative e i propri soldi sono impiegati per dare incentivi a lavoratori e dirigenti dell'assicurazione quando riescono a trovare cavilli per non pagare le cure mediche al lavoratore che le necessita. Invece se un lavoratore compra delle azioni con i proprio risparmio, alimenta il sistema di certo, ma probabilmente lo aiuterà in futuro. 

Certo c'è un piano tecnico e contrattuale (che conosco abbastanza) e un piano politico, sul quale noi siamo tutti d'accordo credo. Tuttavia in parte si intrecciano: se si estromette la Compagnia Assicurativa "costosissima" e"inefficente", ritengo sia un bene: non risolve tutto, ci mancherebbe ma è un bene per il lavoratore e per la giustizia sociale. 

domenica 12 luglio 2026

Sulla crisi economica del capitalismo - Prabhat Patnaik

Da: https://monthlyreview.org - Prabhat_Patnaik è professore emerito presso il Centro di Studi Economici e Pianificazione dell'Università Jawaharlal Nehru di Nuova Delhi. - Prabhat Patnaik - 

Vedi anche: Presentazione del libro “Il declino dell’impero americano”, con la curatrice prof.ssa Alessandra Ciattini 

La guerra per le risorse energetiche: Petrolio - Domenico Moro

Caso Palantir: l’azienda che potrebbe aiutare i governi ad attuare la sorveglianza di massa - Maria Bosco, Silvia Benevenuta 

La classe transatlantica di Epstein - Prof. Kees v.d. Pijl 

"Siamo già nella Terza Guerra Mondiale" - Jiang Xueqin 

"L'Iran e Gaza sono solo l'inizio" - Chris Hedges

Leggi anche: Marxiana - Stefano Garroni 

Accumulazione per espropriazione. La nuova fase del capitalismo - David Harvey 

"L'ATTACCO ALL'IRAN E' LA NUOVA SCOMMESSA CAPITALISTA DI TRUMP E SOCI" - Umberto De Giovannangeli intervista Emiliano Brancaccio

La pericolosità degli Stati Uniti - Alessandro Volpi 

Il debito federale (pubblico) degli Stati Uniti - Alessandro Volpi

La maschera razionale della nuova barbarie - Paolo Massucci 

COME MAI LE GUERRE OCCIDENTALI SONO AUTOLESIONISTE E INVECE DI FARCI RICCHISSIMI CI STANNO BUTTANDO NELLA MISERIA? - David Colantoni


La crisi strutturale del capitalismo attuale presenta almeno due importanti aspetti economici. Il primo è la stagnazione generale e l'aumento della disoccupazione con cui il capitalismo mondiale, nella sua fase neoliberista, si è confrontato. In molti casi, come negli Stati Uniti, l'aumento della disoccupazione è mascherato da una riduzione del tasso di partecipazione al mercato del lavoro, ma la sua realtà è innegabile. La stagnazione era già evidente prima della pandemia: il tasso di crescita decennale dell'economia mondiale nel decennio 2010-2019 è stato inferiore a quello di qualsiasi altro decennio precedente, a partire dalla Seconda Guerra Mondiale. 

Quota crescente di eccedenze e sovrapproduzione ex ante

La ragione di questa stagnazione risiede nella natura stessa del capitalismo neoliberista, che ha visto un massiccio aumento della disuguaglianza di reddito e ricchezza all'interno di ciascun paese. Poiché il capitale, compresa la finanza, gode di una mobilità globale più o meno libera sotto il regime neoliberista, mentre i lavoratori rimangono confinati nei rispettivi paesi (tranne quando specificamente autorizzati a migrare), i lavoratori dei paesi avanzati competono di fatto con i lavoratori a basso salario del Sud del mondo, verso i quali il capitale può sempre essere delocalizzato. Di conseguenza, i lavoratori dei paesi avanzati non registrano quasi alcun aumento dei loro salari reali, nemmeno in termini assoluti: infatti, Joseph Stiglitz ha stimato che il salario reale medio di un lavoratore americano di sesso maschile nel 2011 fosse leggermente inferiore a quello del 1968. 1

Allo stesso tempo, nonostante qualsiasi delocalizzazione delle attività dal Nord al Sud, le ingenti riserve di lavoro del Sud – eredità del suo passato coloniale – non si esauriscono. Al contrario, aumentano in rapporto alla forza lavoro, grazie al sostanziale incremento della produttività del lavoro che si verifica ovunque a seguito dell'adozione di un cambiamento tecnologico più rapido, quest'ultimo conseguenza dell'intensificarsi della concorrenza nel mercato mondiale sotto l'assetto neoliberista. La persistenza delle riserve di lavoro in termini relativi implica che i salari reali nel Sud del mondo rimangono più o meno legati al livello di sussistenza.

Pertanto, sia al Nord che al Sud il vettore dei salari reali aumenta a malapena, anche se la produttività del lavoro cresce rapidamente, determinando un aumento della quota di surplus economico nella produzione mondiale e anche all'interno dei singoli paesi. 2 Poiché in media una quota maggiore del reddito viene consumata dai lavoratori rispetto a coloro che vivono del surplus economico, un aumento della quota di surplus economico ha l'effetto di contenere la domanda di consumo e quindi la domanda aggregata rispetto alla produzione realizzabile. Ciò a sua volta genera una tendenza ex ante alla sovrapproduzione, di cui la stagnazione e l'aumento della disoccupazione effettivamente osservati sono manifestazioni. 3

martedì 30 giugno 2026

Assemblea nazionale "Agorà", il primo polo delle piazze fisiche e digitali che vogliono uscire dall’UE del riarmo e dell’economia di guerra. -

Da: https://www.radioradicale.it - Agorà per l'Italia -  

Leggi anche: AGORÀ. Dalla Piazza al Parlamento - Angelo d'Orsi


Qui il video: https://www.radioradicale.it


Registrazione video dell'"Assemblea nazionale "Agorà", il primo polo delle piazze fisiche e digitali che vogliono uscire dall’UE del riarmo e dell’economia di guerra", svoltasi a Roma sabato 27 giugno 2026 alle ore 14:45. 

Intervengono in video: 
Luciano Canfora, Franco Cardini. 

Sono intervenuti: Jean Toschi Marazzani Visconti (scrittrice e giornalista del comitato Coordinamento Nazionale No Guerra No Nato), Angelo D'Orsi (promotore del movimento politico Agorà), Andrea Zhok (ordinario di Antropologia Filosofica e Filosofia Morale all'Università degli Studi di Milano), Fabio Massimo Parenti (associato di Politica Internazionale Economica alla China Foreign Affairs University di Pechino), Margherita Furlan (giornalista, scrittrice, direttore editoriale de La Casa Del Sole TV), Filippo Delle Piane (filosofo), Claudia Candeloro (attivista politica, avvocata del lavoro), Pino Cabras (giornalista), Paolo Di Mizio (giornalista), Marianella Fioravanti (coordinatrice regionale DSP), Moni Ovadia (attore teatrale, scrittore, drammaturgo), Alessandro Pascale (rappresentante del Partito Comunista di Unità Popolare), Ermanno Marini (rappresentante CARC), Luigia Passaro (vicesegretaria Movimento Indipendenza), Leonardo Sinigaglia (rappresentante di Risorgere), Leonardo Mazzei (rappresentante del Fronte del Dissenso), Fabrizio Marchi (rappresentante di Interferenza), Chiara Masini (rappresentante Coordinamento Nazionale No Guerra No NATO).

giovedì 25 giugno 2026

La maschera razionale della nuova barbarie - Paolo Massucci

Da: https://www.lacittafutura.it - Paolo Massucci, Collettivo di formazione marxista Stefano Garroni. (Paolo Massucci - Paolo Massucci

Nella nostra epoca del tardo capitalismo riemergono, con l’eclissi della prassi e l’apoteosi del profitto privato, inquietanti ideologie irrazionaliste e anti-umaniste.

Nel crepuscolo delle democrazie liberali, dove l’asimmetria tra capitale e lavoro ha raggiunto vette distopiche, l’ideologia dominante smette le vesti rassicuranti del progresso per indossare quelle, apparentemente asettiche, del calcolo statistico. Il presente intervento intende porre l’attenzione su alcuni significativi sviluppi ideologici che accompagnano il processo attuale di concentrazione della ricchezza mai raggiunto nella storia umana, fenomeno questo connesso alla grave crisi della democrazia e delle basi del diritto internazionale, le cui conseguenze sono ormai sotto gli occhi di tutti.

Nassim Nicholas Taleb, saggista, filosofo epistemologo libanese-statunitense, nel suo fortunato saggio Antifragile (Il Saggiatore S.r.l., Milano 2024), si erge a vate dell’efficienza del “sistema", proponendo una visione del mondo che, pur rivendicando una radice ancestrale contro la tecnocrazia, opera una delle più feroci svalutazioni dell’umano mai prodotte dal pensiero contemporaneo.

Ci troviamo di fronte a un bivio epocale: la storia è ancora il terreno della prassi umana o è divenuta un mero processo di ottimizzazione stocastica? 

Il tramonto di Hegel e la negazione dell'etica kantiana

martedì 23 giugno 2026

Qualche riflessone sull'enciclica di Leone XIV Magnifica humanitas - Roberto Fineschi

Da: https://marxdialecticalstudies.blogspot.com - https://www.sinistrainrete.info/politica -  Roberto Fineschi (Roberto_Fineschi) è docente alla Siena School for Liberal Arts. Ha studiato filosofia e teoria economica a Siena, Berlino e Palermo. Fra le sue pubblicazioni: Marx e Hegel (Roma 2006), Un nuovo Marx (Roma 2008) e il profilo introduttivo Marx (Brescia 2021). È membro del comitato scientifico dell’edizione italiana delle Opere complete di Marx ed Engels, dellInternational Symposium on Marxian Theory e della Internationale Gesellschaft Marx-Hegel für dialektisches Denken. (Roberto Fineschi - Marx. Dialectical Studies). - 
Sulla "MAGNIFICA HUMANITAS" di Prevost - Paolo Desogus
Fratelli di tutto il mondo, affratellatevi! Brevi note sul “papa comunista” - Roberto Fineschi


La mia tradizionale passione/perversione per le questioni ecclesiastiche mi ha ovviamente portato a leggere la prima enciclica di Leone XIV, dal titolo Magnifica humanitas, dedicata alla dottrina sociale della chiesa, con particolare attenzione alla questione scottante dell’Intelligenza Artificiale[1].

Disclaimer importante: come sempre queste mie riflessioni non riguardano il vasto mondo cristiano e cattolico nel suo complesso, composto di molte anime e realtà; al solito, mi riferisco alle posizioni ufficiali della gerarchia vaticana che si manifestano attraverso documenti come encicliche, il catechismo, ecc.. E, al solito, non si intende punzecchiare la spiritualità personale di alcuno con commenti arditi, ma solo discutere di questioni teoriche e storiche legate specificamente a quelle posizioni con i loro risvolti politici e sociali.

Il tema preponderante dell’Intelligenza artificiale non è però isolato; il papa riprende molte delle questioni chiave del magistero sociale della chiesa, non a caso inaugurato dal suo omonimo predecessore Leone XIII con la celeberrima Rerum Novarum. Questa è l’occasione per ribadire alcuni dei principi basilari - e per larghi aspetti controversi - di tale magistero.

Pur tra tutti i distinguo possibili, premetto che è da sottolineare la netta presa di posizione contro la guerra e la degradazione della dignità umana nelle dinamiche correnti; nel far questo, quella del papa è voce quasi unica nel panorama internazionale che conta. Ciò va evidenziato e ne va dato merito.

Per quanto riguarda la parte più nettamente dedicata ai problemi legati all’intelligenza artificiale e alla digitalizzazione, l’enciclica ricalca le considerazioni già da tempo diffuse in ambito critico in quanto a possibile manipolazione, intesa non solo come mero condizionamento esterno, ma come creazione disfunzionale della personalità, alla pericolosa eterodirezione e automazione dei processi decisionali in campo economico, sociale, educativo, ecc. In questo non è particolarmente originale per chi abbia un minimo di familiarità con tali argomenti; i moniti vanno comunque per lo più nella direzione giusta. Molto più “leggera” invece la parte propositiva, l’elaborazione di alternative, la proposta di un modello in positivo[2]. Qui, a mio avviso, emergono alcuni aspetti “filosofici” più interessanti, che meritano qualche considerazione aggiuntiva proprio per evitare da una parte l’indifferenza, ma dall’altra i facili entusiasmi, tanto più spontanei quanto più è solitaria la voce di denuncia del papa contro le malefatte del capitale mondiale.

Ritenere infatti che la comune denuncia delle situazioni più esecrabili implichi di per sé la coincidenza di vedute su possibili vie d’uscita o sulle premesse teoriche da cui la critica muove è il facile errore in cui non si deve cadere e in cui invece molti cadono, proprio per il cattolicesimo implicito e mal digerito che alberga in molti (anche rivoluzionari di sinistra). Cercherò dunque di porre l’attenzione sulle premesse in questione e sul loro carattere aporetico, paradossalmente messo in luce nell’enciclica stessa. Aporie tutte implicite nel titolo, la “magnifica umanità”.

Un’ultima premessa. Non prenderò qui in considerazione le questioni più strettamente legate alla dottrina sociale della chiesa, in quanto le ho già discusse varie volte in altre sedi; esse non subiscono alcuna modifica in questa nuova versione[3].

martedì 9 giugno 2026

"QUELLA PARATA E' CONTRO LA REPUBBLICA" - Lelio Basso

 Da: Giovanni Tranchida Editore - Lelio Basso è stato un avvocato, giornalista, antifascista, politico e politologo italiano. [Tutti gli scritti di Lelio Basso li trovate su http://www.leliobasso.it (fondazione basso )].

Leggi anche: Socialismo e rivoluzione nella concezione di Rosa Luxemburg - Lelio Basso 

Introduzione a "Scritti politici di Rosa Luxemburg". La Rivoluzione - Lelio Basso 

https://comune-info.net/se-persino-le-armi-sono-sostenibili - Paolo Cacciari 02 Giugno 2026


Questa è la lettera che Lelio Basso - uno dei padri della Costituzione italiana- scrisse all’allora ministro della Difesa Arnaldo Forlani che decise di sospendere la parata militare del 2 giugno 1976 dopo il terremoto che sconvolse il Friuli. 


'Sono personalmente grato al ministro Forlani per avere deciso la sospensione della parata militare del 2 giugno, e naturalmente mi auguro che la sospensione diventi una soppressione. 

Non avevo mai capito, infatti, perché si dovesse celebrare la festa nazionale del 2 giugno con una parata militare. Che lo si facesse per la festa nazionale del 4 novembre aveva ancora un senso: il 4 novembre era la data di una battaglia che aveva chiuso vittoriosamente la prima guerra mondiale. 

Ma il 2 giugno fu una vittoria politica, la vittoria della coscienza civile e democratica del popolo sulle forze monarchiche e sui loro alleati: il clericalismo, il fascismo, la classe privilegiata. Perché avrebbe dovuto il popolo riconoscersi in quella sfilata di uomini armati e di mezzi militari che non avevano nulla di popolare e costituivano anzi un corpo separato, in netta contrapposizione con lo spirito della democrazia? 

C’era in quella parata una sopravvivenza del passato, il segno di una classe dirigente che aveva accettato a malincuore il responso popolare del 2 giugno e cercava di nasconderne il significato di rottura con il passato, cercava anzi di ristabilire a tutti i costi la continuità con questo passato. 

Certo, non si era potuto dopo il 2 giugno riprendere la marcia reale come inno nazionale, ma si era comunque cercato nel passato l’inno nazionale di una repubblica che avrebbe dovuto essere tutta tesa verso l’avvenire, avrebbe dovuto essere l’annuncio di un nuovo giorno, di una nuova era della storia nazionale. Io non ho naturalmente nulla contro l’inno di Mameli, che esalta i sentimenti patriottici del Risorgimento, ma mi si riconoscerà che, essendo nato un secolo prima, in circostanze del tutto diverse, non aveva e non poteva avere nulla che esprimesse lo spirito di profondo rinnovamento democratico che animava il popolo italiano e che aveva dato vita alla Repubblica. 

La Costituzione repubblicana, figlia precisamente del 2 giugno, aveva scritto nell’articolo primo che l’Italia è una repubblica democratica fondata sul lavoro. 

sabato 6 giugno 2026

Che fare? In Anno Domini 2026 - Piero Bevilacqua

Da: https://www.lafionda.org -  

Piero Bevilacqua, già professore di storia contemporanea all’Università La Sapienza di Roma, è scrittore, saggista e politico. Piero Bevilacqua - 


Non si scambi il titolo di questo scritto – che fa il verso al celebre saggio di Lenin – per un’ingenua presunzione del suo autore. Almeno gli anni che egli porta addosso gli sconsiglierebbero qualunque accostamento a colui che resta una delle più geniali menti politiche del ’900. Né si pensi che questo titolo voglia alludere a una somiglianza di contesto tra gli anni in cui Lenin scriveva, il 1901-1902, e quelli presenti che la storia ci consegna. È esattamente il contrario. Esso serve a mostrare la radicale distanza, l’abisso catastrofico in cui siamo finiti, dopo un secolo di vicende mondiali, rispetto alla vigilia prerivoluzionaria degli inizi del secolo scorso. Ma la ragione è anche polemica, come si vedrà più avanti. Com’è noto, Lenin scriveva in una fase di vaste lotte popolari che percorrevano la Russia zarista e andava meditando sulle forme di indirizzo e organizzazione di quei movimenti verso un esito rivoluzionario. Ed era pienamente consapevole delle grandiose possibilità che allora si schiudevano alle masse popolari se si fosse agito con la necessaria consapevolezza strategica. Perché, allora, il compito era di abbattere il «baluardo più potente della reazione, non soltanto europea, ma anche asiatica» che avrebbe fatto «del proletariato russo l’avanguardia del proletariato rivoluzionario mondiale» (Vladimir Ilic Lenin, Che fare? in Opere scelte, Editori Riuniti, 1965, p. 103). Come di fatto accadde. 

Noi ci troviamo, a oltre un secolo di quelle vicende e di quell’ottobre del 1917, che vide la prima rivoluzione proletaria della storia, non alla vigilia di una vasta iniziativa popolare, non dentro un ribollire di conflitti di classe, ma all’interno del disordinato e violento tracollo di un impero di cui siamo vassalli dal dopoguerra. Le prospettive di una possibile ripresa di una iniziativa semplicemente democratica si aprono oggi solo nella forma di una particolarissima “rivoluzione passiva”: nel senso che questa espressione significa nella tradizione del pensiero rivoluzionario e democratico italiano, da Vincenzo Cuoco ad Antonio Gramsci. Anche se in questo caso l’iniziativa riformatrice non è nelle mani delle nostre classi dirigenti, ma di quelle di paesi extraeuropei. È l’emergere della Cina come potenza economica e geopolitica, l’aggregarsi pur non lineare dei paesi BRICS, è il ritorno della Russia al ruolo di grande protagonista sulla scena globale – che non è l’URSS, ma una società capitalistica – è questo vasto sommovimento che sta spezzando, pur tra grandi rischi, il dominio imperiale con cui gli Stati Uniti sono riusciti, per 80 anni, a neutralizzare in Europa ogni tentativo di trasformazione radicale del capitalismo contemporaneo. È dunque questo evento mondiale, l’aggregarsi delle placche tettoniche dei continenti dell’Est e del Sud del mondo, che sta determinando le condizioni di una possibile ripresa della grande progettualità riformatrice che era stata, per oltre un secolo, la bussola del movimento operaio internazionale. 

giovedì 28 maggio 2026

Sulla "MAGNIFICA HUMANITAS" di Prevost - Paolo Desogus

Da: Paolo Desogus - QUI la LETTERA ENCICLICA: https://www.vatican.va/content/leo-xiv/it/encyclicals/documents/20260515-magnifica-humanitas. - Paolo Desogus insegna Letteratura italiana contemporanea a Sorbonne Université. Ha scritto su Pasolini, Gramsci, Eco, De Martino e sul rapporto tra cinema e letteratura. Lo scorso maggio è uscita per La nave di Teseo la sua nuova monografia “In difesa dell’umano. Pasolini tra passione e ideologia”

Leggi anche: Disarmare l’I.A. - Carla Filosa (https://www.marxismo-oggi.it/saggi-e-contributi/articoli/800-disarmare-l-i-a)

Un commento a margine dell'enciclica "Fratelli tutti" di Papa Francesco - Francesco Fistetti

Papa, papi e dottrina sociale della chiesa - Roberto Fineschi 

Fratelli di tutto il mondo, affratellatevi! Brevi note sul “papa comunista” - Roberto Fineschi

Vedi anche: Geopolitica del Vaticano: che pontificato e’ stato quello di Jorge Mario Bergoglio? Con Davide Rossi 

Ascolta anche: https://www.mixcloud.com/radiograd/yesterdays-papers-disarmare-lintelligenza-artificiale-di-carla-filosa

Tra i tanti dogmi della vecchia cultura postmoderna vi era anche quello secondo cui il fatto religioso è destinato a estinguersi. Il culto del frammento, dell'individuo e la separazione dell'individuo e delle sue aspirazioni dalla vita collettiva e dalla dimensione storica e materiale si portavano con sé anche un'idea di secolarizzazione fondata sulla fiducia nella ragione strumentale, coestensiva alla ragione capitalistica. 

Quel mondo è venuto giù, non esiste più e si sta portando via il vecchio ordine mondiale insieme alle vecchie istituzioni come Ue e Nato. Anche il recente documento prodotto dal Cancelliere Merz, dedicato alla responsabilità militare della Germania in Europa, rimette al centro la politica degli stati dentro nuove gerarchie e rapporti di forza del tutto lontani dalla rappresentazione di quello spazio liscio deleuziano con il quale si è cercato di rappresentare al mondo globalizzato oramai defunto. 

È in questa fase che si è inserito il papato di Francesco e in cui ora emerge Leone XIV. Non è questione di essere credenti o no. In questo mondo frammentato, reduce dalle fumisterie del postmoderno, la Chiesa cattolica è l'unica istituzione capace di esprimere una forma di universalismo che si fa carico delle grandi inquietudini di questo trapasso d'epoca. È l'unica a fare davvero paura ai sacerdoti del grande potere. E non mi riferisco solo a Trump, ma alla sua corte di imprenditori-teorici del postumano. 

Leggete l'enciclica di Leone. È sbalorditiva. Vi troverete una riflessione sul capitalismo, sulle guerre e sulle tecnologie che latita nel discorso politico. Troverete anche riflessioni sulla necessità di un recupero dell'umanesimo Alcuni passaggi sono disarmanti per semplicità e puntualità:

"Se una tecnologia promette emancipazione ma produce nuove forme di subordinazione globale contraddice il principio fondamentale della dignità della persona."
Oppure:
"Ma non bisogna considerare la ricerca della giustizia sociale un tema separato e successivo alla produzione di ricchezza, come se l’economia dovesse semplicemente creare valore e la politica intervenire solo dopo per distribuirlo". 

Sono piccoli estratti scelti quasi a caso, che non rendono giustizia della riflessione generale. Restano però esemplari perché contraddicono completamente la credenza, al limite della superstizione, della ragione strumentale postmoderna, oggi in via di disfacimento. Sono una traccia del ruolo nuovo della religione, del resto mai estinta, nell'attuale contesto storico. 

Qualsiasi laico dovrebbe tenerne conto. Dovrebbe avere la capacità di pensare alle grandi lotte di liberazione fuori dalle secche dell'economicismo. Non sto dicendo che dobbiamo rinunciare al materialismo, figuriamoci, né all'analisi dettagliata di quello che fanno le banche centrali o i fondi sovrani o le multinazionali. Dico che le lotte si collocano anche al livello del simbolico, sul piano antropologico dove agiscono le agenzie egemoniche produttrici di alienazione. Del resto solo sul terreno delle sovrastrutture gli esseri umani prendono coscienza della loro posizione nei processi materiali. 


mercoledì 20 maggio 2026

"Il razzismo non è il cibo dei poveri ma di chi teme di diventarlo" - Paolo Desogus

Da: Paolo Desogus - Paolo Desogus insegna Letteratura italiana contemporanea a Sorbonne Université. Ha scritto su Pasolini, Gramsci, Eco, De Martino e sul rapporto tra cinema e letteratura. Lo scorso maggio è uscita per La nave di Teseo la sua nuova monografia “In difesa dell’umano. Pasolini tra passione e ideologia”. 
Ascolta anche: Razzismo e glaciazione demografica di Kikko Schettino - https://grad-news.blogspot.com/2026/05/yesterdays-papers-razzismo-e.html 



Dopo i fatti di Modena è riesplosa la discussione sul tema dell'immigrazione. Ho letto sia da esponenti politici che da semplici cittadini che in Italia vi sarebbe un problema di integrazione, dovuta soprattutto alla religione. Faccio fatica tuttavia a capire cosa significhi integrazione. Come si giudica una "buona integrazione"? 

L'integrazione è sempre difficile. Genera sempre contraddizioni. Ad ogni modo, sappiamo che a Modena ha agito un italiano di origine marocchina con gravi disturbi, ma anche ammettendo per un attimo che il suo gesto sia invece il frutto di un immigrato "non integrato", il suo gravissimo reato può essere usato come la prova di una situazione drammatica che richiede misure di sicurezza straordinarie? 

Dati alla mano il numero dei reati commessi in Italia è fortemente diminuito. A fronte dell'aumento del numero degli immigrati, rispetto a vent'anni fa gli omicidi si sono addirittura dimezzati. Nel 2007 erano 627, mentre nel 2024 sono stati 327, quasi un terzo che in Francia. In compenso è schizzato il numero di reati informatici: colpa degli immigrati? 

È chiaro che queste semplici cifre non sono affatto sufficienti per smontare la xenofobia e il razzismo. Credo che siano però utili a spostare la questione su un altro ordine di problemi, da cui credo sia possibile anche avanzare una critica alla faciloneria che ritroviamo spesso a sinistra. 

domenica 10 maggio 2026

Melonomics. Come smantellare lo Stato sociale proclamandosi sovranisti - Alessandro Volpi

Da: https://ilponterivista.com - Alessandro Volpi docente di Storia contemporanea, di Storia del movimento operaio e sindacale e di Storia sociale presso il Dipartimento di Scienze politiche dell’Università di Pisa. -  Alessandro Volpi  - Alessandro Volpi

Vedi anche: Quali sono i segreti della finanza? - La lezione di Alessandro Volpi 
Il più grande nemico dell’umanità: l’imperialismo straccione europeo - Paolo Ferrero, Alessandro Volpi

Leggi anche: Sulla situazione attuale - Alessandro Volpi 


I tartassati

La presidente Meloni e il ministro Giorgetti mostrano grande soddisfazione per lo stato dei conti pubblici che hanno ripristinato l’avanzo primario (in sintesi più entrate rispetto alle spese, al netto degli interessi sul debito). Ma questo “miracolo” – che in parole più chiare si chiama austerità – chi lo paga? La risposta è semplice: chi paga le tasse. I numeri lo dicono con chiarezza: il prelievo fiscale è salito dal 2024 al 2025 dal 41,4 al 42,6% del Pil, un livello record che è dipeso non certo dall’aumento della pressione sulle banche, sulle rendite finanziarie o sulle tasse di successione dei super-ricchi, ma da un vero e proprio “furto” ai danni di milioni di contribuenti con redditi medio-bassi. Infatti, l’aumento dell’inflazione registrato negli ultimi anni ha gonfiato il valore nominale delle retribuzioni e delle pensioni dei lavoratori che, spesso, ha generato il loro passaggio a un’aliquota superiore con maggiore prelievo fiscale non certo giustificato da un aumento di reddito reale, del tutto assente. Tale aumento di gettito a discapito dei contribuenti è stato reso ancora più marcato da due ulteriori fattori: la mancanza di sistemi di indicizzazione delle retribuzioni al costo della vita, assenti peraltro anche nell’ultima legge di bilancio, e la mancata restituzione del maggior incasso da parte dallo Stato ai contribuenti. In due anni, per effetto di questo meccanismo, lo Stato ha incassato 50 miliardi in più e ne ha restituiti meno di 17 ai contribuenti. La celebrazione meloniana del risanamento, tanto caro alle agenzie di rating, è il prodotto di una colossale ingiustizia sociale.

martedì 5 maggio 2026

𝗡𝗢 𝗔𝗟𝗟𝗔 𝗚𝗨𝗘𝗥𝗥𝗔 𝗔𝗟𝗟𝗔 𝗥𝗨𝗦𝗦𝗜𝗔. 𝗔𝗣𝗣𝗘𝗟𝗟𝗢 𝗗𝗘𝗟𝗟'𝗜𝗡𝗧𝗘𝗟𝗟𝗘𝗧𝗧𝗨𝗔𝗟𝗜𝗧𝗔' 𝗟𝗜𝗕𝗘𝗥𝗔

Da: Pino Cabras - https://www.art11.it - 


𝑵𝒐𝒊, 𝒇𝒊𝒓𝒎𝒂𝒕𝒂𝒓𝒊 𝒅𝒊 𝒒𝒖𝒆𝒔𝒕𝒐 𝒅𝒐𝒄𝒖𝒎𝒆𝒏𝒕𝒐, 𝒔𝒄𝒓𝒊𝒕𝒕𝒐𝒓𝒊 𝒂𝒓𝒕𝒊𝒔𝒕𝒊 𝒍𝒆𝒕𝒕𝒆𝒓𝒂𝒕𝒊 𝒑𝒓𝒐𝒇𝒆𝒔𝒔𝒐𝒓𝒊 𝒎𝒖𝒔𝒊𝒄𝒊𝒔𝒕𝒊 𝒄𝒊𝒏𝒆𝒂𝒔𝒕𝒊, 𝒄𝒊 𝒂𝒑𝒑𝒆𝒍𝒍𝒊𝒂𝒎𝒐 𝒂𝒍𝒍𝒂 𝑷𝒖𝒃𝒃𝒍𝒊𝒄𝒂 𝑶𝒑𝒊𝒏𝒊𝒐𝒏𝒆 𝒑𝒆𝒓 𝒍𝒂𝒏𝒄𝒊𝒂𝒓𝒆 𝒖𝒏 𝒎𝒆𝒔𝒔𝒂𝒈𝒈𝒊𝒐, 𝒄𝒉𝒆 𝒄𝒊 𝒔𝒆𝒎𝒃𝒓𝒂 𝒖𝒓𝒈𝒆𝒏𝒕𝒊𝒔𝒔𝒊𝒎𝒐 𝒆 𝒏𝒆𝒄𝒆𝒔𝒔𝒂𝒓𝒊𝒐 

In Europa e in Italia, stiamo assistendo a una degenerazione della lotta politica, divenuta trasposizione della guerra sotto altre forme. Sebbene nel mondo siano attivi una sessantina di conflitti militari, tre sono le “aree di crisi” che più destano inquietudine: l’aggressione all’Iran, da parte di USA e Israele; lo sterminio del popolo palestinese da parte dello Stato israeliano e la guerra in Ucraina, che oggi desta in noi la preoccupazione maggiore: un conflitto nel quale l’Italia è direttamente coinvolta con invio di armi e fondi, con l’apertura indiscriminata agli ucraini che fuggono del loro paese, e una sorta di “ucrainizzazione” della nostra politica estera, e dello stesso dibattito pubblico. Il governo Meloni, dopo l’ennesima questua di Volodimir Zelensky, non solo ha concesso un nuovo finanziamento a fondo perduto, ma ha firmato con Kiev accordi volti a fabbricare droni. In seguito a questi ultimi fatti, la Federazione Russa ha inviato un avvertimento: considerare obiettivi legittimi i luoghi nei quali si fabbricano armi che verranno utilizzate per colpire il proprio territorio, ossia, l’Europa e l’Italia. Tutto fa comprendere che, pur senza dichiararlo, i nostri governanti ci stanno portando allo scontro con la Russia. Una guerra impossibile, data la disparità di forze a vantaggio della Russia, e soprattutto una guerra insensata. E, infine, una guerra che, dato l’armamento nucleare posseduto dal “Nemico”, il più grande sulla terra, aprirebbe la porta a un’apocalissi nucleare. 

domenica 3 maggio 2026

Un quadro (ipotetico) della guerra futura - Paolo FERRERO & Francesco DALL’AGLIO

Da: dignità TV - Paolo Ferrero è un politico italiano, Ministro della solidarietà sociale del Governo Prodi II dal 17 maggio 2006 all'8 maggio 2008. È stato segretario di Rifondazione Comunista dal 27 luglio 2008 al 2 aprile 2017 - Francesco Dall'Aglio, Medievista, saggista, ricercatore presso l’Istituto di Studi Storici al Dipartimento di Storia Medievale dell’Accademia delle Scienze di Sofia e gestore del canale Telegram «War Room». È coautore del volume, scritto assieme a Carlo Ziviello, Oppenheimer, Putin e altre storie sulla bomba (Ad Est dell’Equatore, 2023). - Francesco Dall'Aglio -

Vedi anche: I VOLENTEROSI SERVI DI TRUMP: PAROLE, PAROLE, PAROLE... - Paolo Ferrero, Francesco Dall'Aglio  

UCRAINA: LA GUERRA È PERSA, LE MAZZETTE CORRONO - Paolo Ferrero e Francesco Dall’Aglio 

"Se le cose non cambiano, saremo costretti a colpire i centri decisionali della UE" - Sergej Karaganov 


Per la seconda volta Israele con un atto terroristico aggredisce la Flotilla che vuole legittimamente portare aiuti alla popolazione di Gaza. Questa volta l’aggressione è avvenuta in acque sotto la competenza dell’Unione Europea, che – nella sua completa e screditata subalternità – non dice nulla. L’ennesimo atto di arroganza di Israele si situa però in un contesto in cui Israele ha perso larga parte del consenso popolare di cui godeva e per questo occorre mobilitarsi urgentemente contro Israele e la sua politica. 
In questa puntata analizziamo anche i possibili sviluppi della guerra di USA e Israele all’Iran, sia sul piano militare che politico. 
Infine, analizziamo la palese volontà dell’Unione Europea allargata (con l’Inghilterra) di arrivare alla guerra con la Russia trascinando il mondo in una nuova guerra mondiale. L’Unione Europea non lavora per la pace in Ucraina lavora per una impossibile vittoria che apre le porte ad una catastrofe per i popoli europei. Contro questa prospettiva folle e criminale occorre costruire da subito la più ampia mobilitazione popolare. 


giovedì 30 aprile 2026

Dalla teoria alla prassi: Hegel oltre Hegel.

Da: AccademiaIISF - Paolo Vinci, filosofo, ha insegnato per anni presso la Facoltà di Filosofia dell'Università “Sapienza” di Roma ed è membro del Consiglio Esecutivo dell'Istituto Italiano per gli Studi Filosofici. Studioso di Marx, Hegel e Heidegger, si è occupato anche di filosofia contemporanea e del pensiero di Adorno e Benjamin.

Vedi anche: Il conflitto delle interpretazioni. Hegel e il sapere assoluto - Paolo Vinci, Lucio Cortella, Giorgio Cesarale 

Dall’essere all’idea. Le articolazioni decisive della "Logica" di Hegel - Paolo Vinci 

Dalla teoria alla prassi: Hegel oltre Hegel  
A cura di Giorgio Cesarale (Università Ca’ Foscari, Venezia); Jamila Mascat (Utrecht University), 
Sabina Tortorella (Université de Namur) e Paolo Vinci (Università di Roma Sapienza) 

Primo incontro: Paolo Vinci (Università di Roma Sapienza) 
La logica del concreto in Hegel e in Marx 
Palazzo Serra di Cassano, 24 marzo 2026 

Secondo incontro: Jamila Mascat (Utrecht University) 
Organizzazione come kairos e mediazione. Hegel e Lenin 
Giorgio Cesarale (Università di Venezia Ca’ Foscari) 
Forma logica e forma politica. Hegel, Lenin, Mao
Palazzo Serra di Cassano, 25 marzo 2026 

Terzo incontro: Sabina Tortorella (Université de Namur) 
Tra società civile e stato: Hegel e Gramsci teorici delle istituzioni 
Palazzo Serra di Cassano, 26 marzo 2026

venerdì 24 aprile 2026

Quando il pesce grande mangia il pesce piccolo. Su “Libercomunismo” di Emiliano Brancaccio - Emanuele Zinato

Da: https://laletteraturaenoi.it - Emanuele Zinato è un critico letterario, italianista e saggista italiano, professore di letteratura italiana contemporanea all'Università di Padova. È il curatore delle opere di Paolo Volponi per Einaudi. - Emiliano Brancaccio è professore di Economia politica presso l’Università degli Studi di Napoli Federico II e promotore, con Robert Skidelsky, dell’appello “Le condizioni economiche per la pace” pubblicato sul Financial Times , Le Monde e Econopoly de Il Sole 24 Ore . - Emiliano Brancaccio - www.emilianobrancaccio.it


Vedi anche: sullo scritto di Ernesto Che Guevara "L'uomo e il socialismo a Cuba" - Alessandra Ciattini 


I. La tendenza alla centralizzazione del Capitale

Libercomunismo. Scienza dell’utopia (Feltrinelli, 2026) di Emiliano Brancaccio è un piccolo libro di economia politica, esito di un grande lavoro di ricerca collettiva, che condivide con i lettori una sfida, sconvolgente per almeno tre ragioni: 1) svela scientificamente la gravità della nostra catastrofe; 2) impiega uno stile saggistico, figurale ed efficace, capace di dar conto con chiarezza delle sue acquisizioni; 3) indica il compito, concretamente utopico, che ci sta davanti.

Queste tre ragioni forti del libro sono inattuali nel nostro presente, erede del pensiero debole. Per mezzo secolo l’economia “neoclassica” è stata patrimonio teorico del Capitale e l’intero sistema accademico ha propugnato il dogma delle invalicabili virtù del mercato: impossibile e indesiderabile del resto oltrepassarle, secondo il senso comune, dato il fallimento del “socialismo reale”. Se in questi decenni il capitalismo è stato considerato benefico e insuperabile, e se perfino i centri sociali sono stati intesi come un’intuizione del marketing, il termine comunismo ha potuto di contro diventare il significante di un cadavere, un’attardata, nostalgica e ridicola utopia.

Il primo sintomo che Brancaccio sospettosamente analizza sta sotto gli occhi di tutti: si tratta della “odierna ostinazione a dichiarare morto il comunismo per poi continuamente percuoterlo e ammazzarlo di nuovo” (p. 12). Ci si può chiedere: perché sprecare tanto denaro e tante parole per infamare un defunto inoffensivo? Da Berlusconi a Trump, la retorica politica recente è stata un susseguirsi di ingiurie rivolte ai “comunisti”, perciò il “persistente terrore del potere verso l’ipotetica minaccia comunista esige una spiegazione più scientifica” (p. 14).

giovedì 2 aprile 2026

Così è partito (ed è stato pianificato) l’assalto alla democrazia e al pensiero critico - Paolo Ercolani

Da: https://www.ilfattoquotidiano.it - Paolo Ercolani - Paolo Ercolani insegna filosofia all'Università di Urbino Carlo Bo.

Vedi anche: Liberalismo, Socialismo, Democrazia: la fine dei tre arconti dell’Occidente. - Paolo Ercolani 

Social? Soggetti in rete, oggetti nella realtà - Paolo Ercolani 

Leggi anche: (U.S.)America nell'epoca Tecnetronica - Zbigniew Brzezinski (1968)  

Brzezinski e la futurologia. (America in the Technetronic Age) - Alessandra Ciattini


Non soltanto l’opinione pubblica, ma anche i politici, i docenti, gli intellettuali, gli autori tv: si tratta di colpire il pensiero, privilegiare la mediocrità e umiliare il merito 

IL PIANO 

Era il 2008 quando il saggista americano Chris Anderson, in quel momento direttore della più importante rivista di tecnologia al mondo (Wired), scrisse un articolo profetico fin dal titolo: The end of theory (la fine della teoria). 

In anticipo su quello che sarebbe poi accaduto, Anderson vaticinava la fine del metodo scientifico che aveva fin lì innervato l’Occidente. 

Il metodo scientifico era quello che considerava insufficiente la correlazione dei dati (per esempio comparare due avvenimenti contemporanei), in assenza di un metodo razionale sottostante con cui dimostrare anche la causalità fra quei due avvenimenti. Esempio: se la Destra torna preponderante a livello globale e la democrazia cede il passo, con molti cittadini sfiduciati rispetto all’utilità del voto, non significa che per la medesima Destra sarà agevole dare un colpo di grazia alla democrazia, che so, ponendo il potere giudiziario sotto lo scacco della politica. Giorgia Meloni se n’è accorta in maniera traumatica. 

Insomma, mettere insieme dei dati senza avere alla base un metodo ermeneutico con cui analizzarli, significa produrre solamente rumore. Ebbene, secondo Anderson proprio la Rete, grazie alla sua mole incredibile di dati, avrebbe reso obsoleto tale metodo scientifico con cui individuare cause ed effetti. “Ora c’è un modo migliore – scriveva il guru delle tecnologie – perché i petabyte ci permettono di dire che la correlazione è sufficiente. Possiamo smettere di cercare modelli ermeneutici, cioè possiamo analizzare i dati senza ipotesi su ciò che potrebbero mostrare. È sufficiente gettare questa enorme mole di dati nei più grandi cluster informatici che il mondo abbia mai visto e lasciare che gli algoritmi statistici trovino modelli al posto della scienza che impiegherebbe chissà quanto tempo e risorse”. 

Se ci si riflette con attenzione, Anderson stava affermando che ad essere obsoleto, insieme al tradizionale metodo scientifico, era anche il pensiero umano, la cui capacità di ragionare sulle cause e gli effetti nonché costruire modelli ermeneutici per intendere il reale poteva essere sostituito in maniera molto più efficace dall’opulenza informativa del web, che in connessione con il metodo computativo degli algoritmi avrebbe prodotto risultati più veloci e infallibili. 

Spostiamo lo scenario, solo cronologicamente, perché siamo sempre negli Usa ma nel 1975, quando venne pubblicato uno studio – commissionato dalla Commissione trilaterale, think thank statunitense fondato dal plurimiliardario David Rockefeller – che si intitolava “Crisi della democrazia” (in italiano uscito con la prefazione di Gianni Agnelli). Perché crisi della democrazia? Calava già l’affluenza alle urne? I governi non facevano gli interessi dei popoli? Macché, crisi della democrazia perché c’erano troppe persone istruite e fornite di pensiero critico, specie nei confronti di un capitalismo che stava tornando predatorio. Nelle edicole c’erano troppe riviste culturali e giornali con inserti scientifici, nelle librerie troppi testi di livello elevato. Nelle università troppi professori di “sinistra” (Herbert Marcuse su tutti) e in televisione troppi programmi a carattere culturale. Del resto, il Sessantotto aveva messo in evidenza che la popolazione si stava radicalizzando in senso critico. Ma il potere, qualunque potere, ai cittadini critici preferisce sudditi docili. Quindi bisognava intervenire, sostanzialmente per abbassare il livello culturale e cognitivo dell’opinione pubblica, la stessa da cui poi emerge la classe politica. 

Non è un caso che il quoziente intellettivo medio della popolazione, sempre salito dal 1907 quando si iniziò a misurarlo, ha fatto registrare un calo dal 2009 (anno in cui sono comparsi gli smartphone), mentre ormai il 40% della popolazione soffre di analfabetismo funzionale (sa leggere, ma non coglie il messaggio contenuto in ciò che ha letto). 

La tecnologia a supporto delle disabilità umane è sempre stata benvenuta (si pensi agli occhiali per chi vede male), ma oggi assistiamo a un salto inquietante: una tecnologia come Chat Gpt parte dal presupposto che siamo tutti disabili a livello cognitivo, essendo congegnata per pensare al posto nostro comparando miliardi di dati, scrivere, svolgere ricerche, comporre opere d’arte etc. 

L’assenza di studio, pensiero e parola elevati (i greci antichi riassumevano con un solo termine: lógos) conduce alla mediocrità, e questa è il vero male della democrazia. In Italia ne sappiamo più di qualcosa. Non soltanto l’opinione pubblica, ma anche i politici, i docenti, gli intellettuali, gli autori televisivi: si tratta di colpire il pensiero, privilegiare la mediocrità e umiliare il merito. Informati su tutto senza conoscere nulla, così ci vogliono. L’assalto alla democrazia è cominciato almeno trent’anni fa. Ed è stato pianificato.