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martedì 9 giugno 2026

"QUELLA PARATA E' CONTRO LA REPUBBLICA" - Lelio Basso

 Da: Giovanni Tranchida Editore - Lelio Basso è stato un avvocato, giornalista, antifascista, politico e politologo italiano. [Tutti gli scritti di Lelio Basso li trovate su http://www.leliobasso.it (fondazione basso )].

Leggi anche: Socialismo e rivoluzione nella concezione di Rosa Luxemburg - Lelio Basso 

Introduzione a "Scritti politici di Rosa Luxemburg". La Rivoluzione - Lelio Basso 

https://comune-info.net/se-persino-le-armi-sono-sostenibili - Paolo Cacciari 02 Giugno 2026


Questa è la lettera che Lelio Basso - uno dei padri della Costituzione italiana- scrisse all’allora ministro della Difesa Arnaldo Forlani che decise di sospendere la parata militare del 2 giugno 1976 dopo il terremoto che sconvolse il Friuli. 


'Sono personalmente grato al ministro Forlani per avere deciso la sospensione della parata militare del 2 giugno, e naturalmente mi auguro che la sospensione diventi una soppressione. 

Non avevo mai capito, infatti, perché si dovesse celebrare la festa nazionale del 2 giugno con una parata militare. Che lo si facesse per la festa nazionale del 4 novembre aveva ancora un senso: il 4 novembre era la data di una battaglia che aveva chiuso vittoriosamente la prima guerra mondiale. 

Ma il 2 giugno fu una vittoria politica, la vittoria della coscienza civile e democratica del popolo sulle forze monarchiche e sui loro alleati: il clericalismo, il fascismo, la classe privilegiata. Perché avrebbe dovuto il popolo riconoscersi in quella sfilata di uomini armati e di mezzi militari che non avevano nulla di popolare e costituivano anzi un corpo separato, in netta contrapposizione con lo spirito della democrazia? 

C’era in quella parata una sopravvivenza del passato, il segno di una classe dirigente che aveva accettato a malincuore il responso popolare del 2 giugno e cercava di nasconderne il significato di rottura con il passato, cercava anzi di ristabilire a tutti i costi la continuità con questo passato. 

Certo, non si era potuto dopo il 2 giugno riprendere la marcia reale come inno nazionale, ma si era comunque cercato nel passato l’inno nazionale di una repubblica che avrebbe dovuto essere tutta tesa verso l’avvenire, avrebbe dovuto essere l’annuncio di un nuovo giorno, di una nuova era della storia nazionale. Io non ho naturalmente nulla contro l’inno di Mameli, che esalta i sentimenti patriottici del Risorgimento, ma mi si riconoscerà che, essendo nato un secolo prima, in circostanze del tutto diverse, non aveva e non poteva avere nulla che esprimesse lo spirito di profondo rinnovamento democratico che animava il popolo italiano e che aveva dato vita alla Repubblica. 

La Costituzione repubblicana, figlia precisamente del 2 giugno, aveva scritto nell’articolo primo che l’Italia è una repubblica democratica fondata sul lavoro. 

sabato 6 giugno 2026

Che fare? In Anno Domini 2026 - Piero Bevilacqua

Da: https://www.lafionda.org -  

Piero Bevilacqua, già professore di storia contemporanea all’Università La Sapienza di Roma, è scrittore, saggista e politico. Piero Bevilacqua - 


Non si scambi il titolo di questo scritto – che fa il verso al celebre saggio di Lenin – per un’ingenua presunzione del suo autore. Almeno gli anni che egli porta addosso gli sconsiglierebbero qualunque accostamento a colui che resta una delle più geniali menti politiche del ’900. Né si pensi che questo titolo voglia alludere a una somiglianza di contesto tra gli anni in cui Lenin scriveva, il 1901-1902, e quelli presenti che la storia ci consegna. È esattamente il contrario. Esso serve a mostrare la radicale distanza, l’abisso catastrofico in cui siamo finiti, dopo un secolo di vicende mondiali, rispetto alla vigilia prerivoluzionaria degli inizi del secolo scorso. Ma la ragione è anche polemica, come si vedrà più avanti. Com’è noto, Lenin scriveva in una fase di vaste lotte popolari che percorrevano la Russia zarista e andava meditando sulle forme di indirizzo e organizzazione di quei movimenti verso un esito rivoluzionario. Ed era pienamente consapevole delle grandiose possibilità che allora si schiudevano alle masse popolari se si fosse agito con la necessaria consapevolezza strategica. Perché, allora, il compito era di abbattere il «baluardo più potente della reazione, non soltanto europea, ma anche asiatica» che avrebbe fatto «del proletariato russo l’avanguardia del proletariato rivoluzionario mondiale» (Vladimir Ilic Lenin, Che fare? in Opere scelte, Editori Riuniti, 1965, p. 103). Come di fatto accadde. 

Noi ci troviamo, a oltre un secolo di quelle vicende e di quell’ottobre del 1917, che vide la prima rivoluzione proletaria della storia, non alla vigilia di una vasta iniziativa popolare, non dentro un ribollire di conflitti di classe, ma all’interno del disordinato e violento tracollo di un impero di cui siamo vassalli dal dopoguerra. Le prospettive di una possibile ripresa di una iniziativa semplicemente democratica si aprono oggi solo nella forma di una particolarissima “rivoluzione passiva”: nel senso che questa espressione significa nella tradizione del pensiero rivoluzionario e democratico italiano, da Vincenzo Cuoco ad Antonio Gramsci. Anche se in questo caso l’iniziativa riformatrice non è nelle mani delle nostre classi dirigenti, ma di quelle di paesi extraeuropei. È l’emergere della Cina come potenza economica e geopolitica, l’aggregarsi pur non lineare dei paesi BRICS, è il ritorno della Russia al ruolo di grande protagonista sulla scena globale – che non è l’URSS, ma una società capitalistica – è questo vasto sommovimento che sta spezzando, pur tra grandi rischi, il dominio imperiale con cui gli Stati Uniti sono riusciti, per 80 anni, a neutralizzare in Europa ogni tentativo di trasformazione radicale del capitalismo contemporaneo. È dunque questo evento mondiale, l’aggregarsi delle placche tettoniche dei continenti dell’Est e del Sud del mondo, che sta determinando le condizioni di una possibile ripresa della grande progettualità riformatrice che era stata, per oltre un secolo, la bussola del movimento operaio internazionale. 

giovedì 28 maggio 2026

Sulla "MAGNIFICA HUMANITAS" di Prevost - Paolo Desogus

Da: Paolo Desogus - QUI la LETTERA ENCICLICA: https://www.vatican.va/content/leo-xiv/it/encyclicals/documents/20260515-magnifica-humanitas. - Paolo Desogus insegna Letteratura italiana contemporanea a Sorbonne Université. Ha scritto su Pasolini, Gramsci, Eco, De Martino e sul rapporto tra cinema e letteratura. Lo scorso maggio è uscita per La nave di Teseo la sua nuova monografia “In difesa dell’umano. Pasolini tra passione e ideologia”

Leggi anche: Disarmare l’I.A. - Carla Filosa (https://www.marxismo-oggi.it/saggi-e-contributi/articoli/800-disarmare-l-i-a)

Un commento a margine dell'enciclica "Fratelli tutti" di Papa Francesco - Francesco Fistetti

Papa, papi e dottrina sociale della chiesa - Roberto Fineschi 

Fratelli di tutto il mondo, affratellatevi! Brevi note sul “papa comunista” - Roberto Fineschi

Vedi anche: Geopolitica del Vaticano: che pontificato e’ stato quello di Jorge Mario Bergoglio? Con Davide Rossi 

Ascolta anche: https://www.mixcloud.com/radiograd/yesterdays-papers-disarmare-lintelligenza-artificiale-di-carla-filosa

Tra i tanti dogmi della vecchia cultura postmoderna vi era anche quello secondo cui il fatto religioso è destinato a estinguersi. Il culto del frammento, dell'individuo e la separazione dell'individuo e delle sue aspirazioni dalla vita collettiva e dalla dimensione storica e materiale si portavano con sé anche un'idea di secolarizzazione fondata sulla fiducia nella ragione strumentale, coestensiva alla ragione capitalistica. 

Quel mondo è venuto giù, non esiste più e si sta portando via il vecchio ordine mondiale insieme alle vecchie istituzioni come Ue e Nato. Anche il recente documento prodotto dal Cancelliere Merz, dedicato alla responsabilità militare della Germania in Europa, rimette al centro la politica degli stati dentro nuove gerarchie e rapporti di forza del tutto lontani dalla rappresentazione di quello spazio liscio deleuziano con il quale si è cercato di rappresentare al mondo globalizzato oramai defunto. 

È in questa fase che si è inserito il papato di Francesco e in cui ora emerge Leone XIV. Non è questione di essere credenti o no. In questo mondo frammentato, reduce dalle fumisterie del postmoderno, la Chiesa cattolica è l'unica istituzione capace di esprimere una forma di universalismo che si fa carico delle grandi inquietudini di questo trapasso d'epoca. È l'unica a fare davvero paura ai sacerdoti del grande potere. E non mi riferisco solo a Trump, ma alla sua corte di imprenditori-teorici del postumano. 

Leggete l'enciclica di Leone. È sbalorditiva. Vi troverete una riflessione sul capitalismo, sulle guerre e sulle tecnologie che latita nel discorso politico. Troverete anche riflessioni sulla necessità di un recupero dell'umanesimo Alcuni passaggi sono disarmanti per semplicità e puntualità:

"Se una tecnologia promette emancipazione ma produce nuove forme di subordinazione globale contraddice il principio fondamentale della dignità della persona."
Oppure:
"Ma non bisogna considerare la ricerca della giustizia sociale un tema separato e successivo alla produzione di ricchezza, come se l’economia dovesse semplicemente creare valore e la politica intervenire solo dopo per distribuirlo". 

Sono piccoli estratti scelti quasi a caso, che non rendono giustizia della riflessione generale. Restano però esemplari perché contraddicono completamente la credenza, al limite della superstizione, della ragione strumentale postmoderna, oggi in via di disfacimento. Sono una traccia del ruolo nuovo della religione, del resto mai estinta, nell'attuale contesto storico. 

Qualsiasi laico dovrebbe tenerne conto. Dovrebbe avere la capacità di pensare alle grandi lotte di liberazione fuori dalle secche dell'economicismo. Non sto dicendo che dobbiamo rinunciare al materialismo, figuriamoci, né all'analisi dettagliata di quello che fanno le banche centrali o i fondi sovrani o le multinazionali. Dico che le lotte si collocano anche al livello del simbolico, sul piano antropologico dove agiscono le agenzie egemoniche produttrici di alienazione. Del resto solo sul terreno delle sovrastrutture gli esseri umani prendono coscienza della loro posizione nei processi materiali. 


mercoledì 20 maggio 2026

"Il razzismo non è il cibo dei poveri ma di chi teme di diventarlo" - Paolo Desogus

Da: Paolo Desogus - Paolo Desogus insegna Letteratura italiana contemporanea a Sorbonne Université. Ha scritto su Pasolini, Gramsci, Eco, De Martino e sul rapporto tra cinema e letteratura. Lo scorso maggio è uscita per La nave di Teseo la sua nuova monografia “In difesa dell’umano. Pasolini tra passione e ideologia”. 
Ascolta anche: Razzismo e glaciazione demografica di Kikko Schettino - https://grad-news.blogspot.com/2026/05/yesterdays-papers-razzismo-e.html 



Dopo i fatti di Modena è riesplosa la discussione sul tema dell'immigrazione. Ho letto sia da esponenti politici che da semplici cittadini che in Italia vi sarebbe un problema di integrazione, dovuta soprattutto alla religione. Faccio fatica tuttavia a capire cosa significhi integrazione. Come si giudica una "buona integrazione"? 

L'integrazione è sempre difficile. Genera sempre contraddizioni. Ad ogni modo, sappiamo che a Modena ha agito un italiano di origine marocchina con gravi disturbi, ma anche ammettendo per un attimo che il suo gesto sia invece il frutto di un immigrato "non integrato", il suo gravissimo reato può essere usato come la prova di una situazione drammatica che richiede misure di sicurezza straordinarie? 

Dati alla mano il numero dei reati commessi in Italia è fortemente diminuito. A fronte dell'aumento del numero degli immigrati, rispetto a vent'anni fa gli omicidi si sono addirittura dimezzati. Nel 2007 erano 627, mentre nel 2024 sono stati 327, quasi un terzo che in Francia. In compenso è schizzato il numero di reati informatici: colpa degli immigrati? 

È chiaro che queste semplici cifre non sono affatto sufficienti per smontare la xenofobia e il razzismo. Credo che siano però utili a spostare la questione su un altro ordine di problemi, da cui credo sia possibile anche avanzare una critica alla faciloneria che ritroviamo spesso a sinistra. 

domenica 10 maggio 2026

Melonomics. Come smantellare lo Stato sociale proclamandosi sovranisti - Alessandro Volpi

Da: https://ilponterivista.com - Alessandro Volpi docente di Storia contemporanea, di Storia del movimento operaio e sindacale e di Storia sociale presso il Dipartimento di Scienze politiche dell’Università di Pisa. -  Alessandro Volpi  - Alessandro Volpi

Vedi anche: Quali sono i segreti della finanza? - La lezione di Alessandro Volpi 
Il più grande nemico dell’umanità: l’imperialismo straccione europeo - Paolo Ferrero, Alessandro Volpi

Leggi anche: Sulla situazione attuale - Alessandro Volpi 


I tartassati

La presidente Meloni e il ministro Giorgetti mostrano grande soddisfazione per lo stato dei conti pubblici che hanno ripristinato l’avanzo primario (in sintesi più entrate rispetto alle spese, al netto degli interessi sul debito). Ma questo “miracolo” – che in parole più chiare si chiama austerità – chi lo paga? La risposta è semplice: chi paga le tasse. I numeri lo dicono con chiarezza: il prelievo fiscale è salito dal 2024 al 2025 dal 41,4 al 42,6% del Pil, un livello record che è dipeso non certo dall’aumento della pressione sulle banche, sulle rendite finanziarie o sulle tasse di successione dei super-ricchi, ma da un vero e proprio “furto” ai danni di milioni di contribuenti con redditi medio-bassi. Infatti, l’aumento dell’inflazione registrato negli ultimi anni ha gonfiato il valore nominale delle retribuzioni e delle pensioni dei lavoratori che, spesso, ha generato il loro passaggio a un’aliquota superiore con maggiore prelievo fiscale non certo giustificato da un aumento di reddito reale, del tutto assente. Tale aumento di gettito a discapito dei contribuenti è stato reso ancora più marcato da due ulteriori fattori: la mancanza di sistemi di indicizzazione delle retribuzioni al costo della vita, assenti peraltro anche nell’ultima legge di bilancio, e la mancata restituzione del maggior incasso da parte dallo Stato ai contribuenti. In due anni, per effetto di questo meccanismo, lo Stato ha incassato 50 miliardi in più e ne ha restituiti meno di 17 ai contribuenti. La celebrazione meloniana del risanamento, tanto caro alle agenzie di rating, è il prodotto di una colossale ingiustizia sociale.

martedì 5 maggio 2026

𝗡𝗢 𝗔𝗟𝗟𝗔 𝗚𝗨𝗘𝗥𝗥𝗔 𝗔𝗟𝗟𝗔 𝗥𝗨𝗦𝗦𝗜𝗔. 𝗔𝗣𝗣𝗘𝗟𝗟𝗢 𝗗𝗘𝗟𝗟'𝗜𝗡𝗧𝗘𝗟𝗟𝗘𝗧𝗧𝗨𝗔𝗟𝗜𝗧𝗔' 𝗟𝗜𝗕𝗘𝗥𝗔

Da: Pino Cabras - https://www.art11.it - 


𝑵𝒐𝒊, 𝒇𝒊𝒓𝒎𝒂𝒕𝒂𝒓𝒊 𝒅𝒊 𝒒𝒖𝒆𝒔𝒕𝒐 𝒅𝒐𝒄𝒖𝒎𝒆𝒏𝒕𝒐, 𝒔𝒄𝒓𝒊𝒕𝒕𝒐𝒓𝒊 𝒂𝒓𝒕𝒊𝒔𝒕𝒊 𝒍𝒆𝒕𝒕𝒆𝒓𝒂𝒕𝒊 𝒑𝒓𝒐𝒇𝒆𝒔𝒔𝒐𝒓𝒊 𝒎𝒖𝒔𝒊𝒄𝒊𝒔𝒕𝒊 𝒄𝒊𝒏𝒆𝒂𝒔𝒕𝒊, 𝒄𝒊 𝒂𝒑𝒑𝒆𝒍𝒍𝒊𝒂𝒎𝒐 𝒂𝒍𝒍𝒂 𝑷𝒖𝒃𝒃𝒍𝒊𝒄𝒂 𝑶𝒑𝒊𝒏𝒊𝒐𝒏𝒆 𝒑𝒆𝒓 𝒍𝒂𝒏𝒄𝒊𝒂𝒓𝒆 𝒖𝒏 𝒎𝒆𝒔𝒔𝒂𝒈𝒈𝒊𝒐, 𝒄𝒉𝒆 𝒄𝒊 𝒔𝒆𝒎𝒃𝒓𝒂 𝒖𝒓𝒈𝒆𝒏𝒕𝒊𝒔𝒔𝒊𝒎𝒐 𝒆 𝒏𝒆𝒄𝒆𝒔𝒔𝒂𝒓𝒊𝒐 

In Europa e in Italia, stiamo assistendo a una degenerazione della lotta politica, divenuta trasposizione della guerra sotto altre forme. Sebbene nel mondo siano attivi una sessantina di conflitti militari, tre sono le “aree di crisi” che più destano inquietudine: l’aggressione all’Iran, da parte di USA e Israele; lo sterminio del popolo palestinese da parte dello Stato israeliano e la guerra in Ucraina, che oggi desta in noi la preoccupazione maggiore: un conflitto nel quale l’Italia è direttamente coinvolta con invio di armi e fondi, con l’apertura indiscriminata agli ucraini che fuggono del loro paese, e una sorta di “ucrainizzazione” della nostra politica estera, e dello stesso dibattito pubblico. Il governo Meloni, dopo l’ennesima questua di Volodimir Zelensky, non solo ha concesso un nuovo finanziamento a fondo perduto, ma ha firmato con Kiev accordi volti a fabbricare droni. In seguito a questi ultimi fatti, la Federazione Russa ha inviato un avvertimento: considerare obiettivi legittimi i luoghi nei quali si fabbricano armi che verranno utilizzate per colpire il proprio territorio, ossia, l’Europa e l’Italia. Tutto fa comprendere che, pur senza dichiararlo, i nostri governanti ci stanno portando allo scontro con la Russia. Una guerra impossibile, data la disparità di forze a vantaggio della Russia, e soprattutto una guerra insensata. E, infine, una guerra che, dato l’armamento nucleare posseduto dal “Nemico”, il più grande sulla terra, aprirebbe la porta a un’apocalissi nucleare. 

domenica 3 maggio 2026

Un quadro (ipotetico) della guerra futura - Paolo FERRERO & Francesco DALL’AGLIO

Da: dignità TV - Paolo Ferrero è un politico italiano, Ministro della solidarietà sociale del Governo Prodi II dal 17 maggio 2006 all'8 maggio 2008. È stato segretario di Rifondazione Comunista dal 27 luglio 2008 al 2 aprile 2017 - Francesco Dall'Aglio, Medievista, saggista, ricercatore presso l’Istituto di Studi Storici al Dipartimento di Storia Medievale dell’Accademia delle Scienze di Sofia e gestore del canale Telegram «War Room». È coautore del volume, scritto assieme a Carlo Ziviello, Oppenheimer, Putin e altre storie sulla bomba (Ad Est dell’Equatore, 2023). - Francesco Dall'Aglio -

Vedi anche: I VOLENTEROSI SERVI DI TRUMP: PAROLE, PAROLE, PAROLE... - Paolo Ferrero, Francesco Dall'Aglio  

UCRAINA: LA GUERRA È PERSA, LE MAZZETTE CORRONO - Paolo Ferrero e Francesco Dall’Aglio 

"Se le cose non cambiano, saremo costretti a colpire i centri decisionali della UE" - Sergej Karaganov 


Per la seconda volta Israele con un atto terroristico aggredisce la Flotilla che vuole legittimamente portare aiuti alla popolazione di Gaza. Questa volta l’aggressione è avvenuta in acque sotto la competenza dell’Unione Europea, che – nella sua completa e screditata subalternità – non dice nulla. L’ennesimo atto di arroganza di Israele si situa però in un contesto in cui Israele ha perso larga parte del consenso popolare di cui godeva e per questo occorre mobilitarsi urgentemente contro Israele e la sua politica. 
In questa puntata analizziamo anche i possibili sviluppi della guerra di USA e Israele all’Iran, sia sul piano militare che politico. 
Infine, analizziamo la palese volontà dell’Unione Europea allargata (con l’Inghilterra) di arrivare alla guerra con la Russia trascinando il mondo in una nuova guerra mondiale. L’Unione Europea non lavora per la pace in Ucraina lavora per una impossibile vittoria che apre le porte ad una catastrofe per i popoli europei. Contro questa prospettiva folle e criminale occorre costruire da subito la più ampia mobilitazione popolare. 


giovedì 30 aprile 2026

Dalla teoria alla prassi: Hegel oltre Hegel.

Da: AccademiaIISF - Paolo Vinci, filosofo, ha insegnato per anni presso la Facoltà di Filosofia dell'Università “Sapienza” di Roma ed è membro del Consiglio Esecutivo dell'Istituto Italiano per gli Studi Filosofici. Studioso di Marx, Hegel e Heidegger, si è occupato anche di filosofia contemporanea e del pensiero di Adorno e Benjamin.

Vedi anche: Il conflitto delle interpretazioni. Hegel e il sapere assoluto - Paolo Vinci, Lucio Cortella, Giorgio Cesarale 

Dall’essere all’idea. Le articolazioni decisive della "Logica" di Hegel - Paolo Vinci 

Dalla teoria alla prassi: Hegel oltre Hegel  
A cura di Giorgio Cesarale (Università Ca’ Foscari, Venezia); Jamila Mascat (Utrecht University), 
Sabina Tortorella (Université de Namur) e Paolo Vinci (Università di Roma Sapienza) 

Primo incontro: Paolo Vinci (Università di Roma Sapienza) 
La logica del concreto in Hegel e in Marx 
Palazzo Serra di Cassano, 24 marzo 2026 

Secondo incontro: Jamila Mascat (Utrecht University) 
Organizzazione come kairos e mediazione. Hegel e Lenin 
Giorgio Cesarale (Università di Venezia Ca’ Foscari) 
Forma logica e forma politica. Hegel, Lenin, Mao
Palazzo Serra di Cassano, 25 marzo 2026 

Terzo incontro: Sabina Tortorella (Université de Namur) 
Tra società civile e stato: Hegel e Gramsci teorici delle istituzioni 
Palazzo Serra di Cassano, 26 marzo 2026

venerdì 24 aprile 2026

Quando il pesce grande mangia il pesce piccolo. Su “Libercomunismo” di Emiliano Brancaccio - Emanuele Zinato

Da: https://laletteraturaenoi.it - Emanuele Zinato è un critico letterario, italianista e saggista italiano, professore di letteratura italiana contemporanea all'Università di Padova. È il curatore delle opere di Paolo Volponi per Einaudi. - Emiliano Brancaccio è professore di Economia politica presso l’Università degli Studi di Napoli Federico II e promotore, con Robert Skidelsky, dell’appello “Le condizioni economiche per la pace” pubblicato sul Financial Times , Le Monde e Econopoly de Il Sole 24 Ore . - Emiliano Brancaccio - www.emilianobrancaccio.it


Vedi anche: sullo scritto di Ernesto Che Guevara "L'uomo e il socialismo a Cuba" - Alessandra Ciattini 


I. La tendenza alla centralizzazione del Capitale

Libercomunismo. Scienza dell’utopia (Feltrinelli, 2026) di Emiliano Brancaccio è un piccolo libro di economia politica, esito di un grande lavoro di ricerca collettiva, che condivide con i lettori una sfida, sconvolgente per almeno tre ragioni: 1) svela scientificamente la gravità della nostra catastrofe; 2) impiega uno stile saggistico, figurale ed efficace, capace di dar conto con chiarezza delle sue acquisizioni; 3) indica il compito, concretamente utopico, che ci sta davanti.

Queste tre ragioni forti del libro sono inattuali nel nostro presente, erede del pensiero debole. Per mezzo secolo l’economia “neoclassica” è stata patrimonio teorico del Capitale e l’intero sistema accademico ha propugnato il dogma delle invalicabili virtù del mercato: impossibile e indesiderabile del resto oltrepassarle, secondo il senso comune, dato il fallimento del “socialismo reale”. Se in questi decenni il capitalismo è stato considerato benefico e insuperabile, e se perfino i centri sociali sono stati intesi come un’intuizione del marketing, il termine comunismo ha potuto di contro diventare il significante di un cadavere, un’attardata, nostalgica e ridicola utopia.

Il primo sintomo che Brancaccio sospettosamente analizza sta sotto gli occhi di tutti: si tratta della “odierna ostinazione a dichiarare morto il comunismo per poi continuamente percuoterlo e ammazzarlo di nuovo” (p. 12). Ci si può chiedere: perché sprecare tanto denaro e tante parole per infamare un defunto inoffensivo? Da Berlusconi a Trump, la retorica politica recente è stata un susseguirsi di ingiurie rivolte ai “comunisti”, perciò il “persistente terrore del potere verso l’ipotetica minaccia comunista esige una spiegazione più scientifica” (p. 14).

giovedì 2 aprile 2026

Così è partito (ed è stato pianificato) l’assalto alla democrazia e al pensiero critico - Paolo Ercolani

Da: https://www.ilfattoquotidiano.it - Paolo Ercolani - Paolo Ercolani insegna filosofia all'Università di Urbino Carlo Bo.

Vedi anche: Liberalismo, Socialismo, Democrazia: la fine dei tre arconti dell’Occidente. - Paolo Ercolani 

Social? Soggetti in rete, oggetti nella realtà - Paolo Ercolani 

Leggi anche: (U.S.)America nell'epoca Tecnetronica - Zbigniew Brzezinski (1968)  

Brzezinski e la futurologia. (America in the Technetronic Age) - Alessandra Ciattini


Non soltanto l’opinione pubblica, ma anche i politici, i docenti, gli intellettuali, gli autori tv: si tratta di colpire il pensiero, privilegiare la mediocrità e umiliare il merito 

IL PIANO 

Era il 2008 quando il saggista americano Chris Anderson, in quel momento direttore della più importante rivista di tecnologia al mondo (Wired), scrisse un articolo profetico fin dal titolo: The end of theory (la fine della teoria). 

In anticipo su quello che sarebbe poi accaduto, Anderson vaticinava la fine del metodo scientifico che aveva fin lì innervato l’Occidente. 

Il metodo scientifico era quello che considerava insufficiente la correlazione dei dati (per esempio comparare due avvenimenti contemporanei), in assenza di un metodo razionale sottostante con cui dimostrare anche la causalità fra quei due avvenimenti. Esempio: se la Destra torna preponderante a livello globale e la democrazia cede il passo, con molti cittadini sfiduciati rispetto all’utilità del voto, non significa che per la medesima Destra sarà agevole dare un colpo di grazia alla democrazia, che so, ponendo il potere giudiziario sotto lo scacco della politica. Giorgia Meloni se n’è accorta in maniera traumatica. 

Insomma, mettere insieme dei dati senza avere alla base un metodo ermeneutico con cui analizzarli, significa produrre solamente rumore. Ebbene, secondo Anderson proprio la Rete, grazie alla sua mole incredibile di dati, avrebbe reso obsoleto tale metodo scientifico con cui individuare cause ed effetti. “Ora c’è un modo migliore – scriveva il guru delle tecnologie – perché i petabyte ci permettono di dire che la correlazione è sufficiente. Possiamo smettere di cercare modelli ermeneutici, cioè possiamo analizzare i dati senza ipotesi su ciò che potrebbero mostrare. È sufficiente gettare questa enorme mole di dati nei più grandi cluster informatici che il mondo abbia mai visto e lasciare che gli algoritmi statistici trovino modelli al posto della scienza che impiegherebbe chissà quanto tempo e risorse”. 

Se ci si riflette con attenzione, Anderson stava affermando che ad essere obsoleto, insieme al tradizionale metodo scientifico, era anche il pensiero umano, la cui capacità di ragionare sulle cause e gli effetti nonché costruire modelli ermeneutici per intendere il reale poteva essere sostituito in maniera molto più efficace dall’opulenza informativa del web, che in connessione con il metodo computativo degli algoritmi avrebbe prodotto risultati più veloci e infallibili. 

Spostiamo lo scenario, solo cronologicamente, perché siamo sempre negli Usa ma nel 1975, quando venne pubblicato uno studio – commissionato dalla Commissione trilaterale, think thank statunitense fondato dal plurimiliardario David Rockefeller – che si intitolava “Crisi della democrazia” (in italiano uscito con la prefazione di Gianni Agnelli). Perché crisi della democrazia? Calava già l’affluenza alle urne? I governi non facevano gli interessi dei popoli? Macché, crisi della democrazia perché c’erano troppe persone istruite e fornite di pensiero critico, specie nei confronti di un capitalismo che stava tornando predatorio. Nelle edicole c’erano troppe riviste culturali e giornali con inserti scientifici, nelle librerie troppi testi di livello elevato. Nelle università troppi professori di “sinistra” (Herbert Marcuse su tutti) e in televisione troppi programmi a carattere culturale. Del resto, il Sessantotto aveva messo in evidenza che la popolazione si stava radicalizzando in senso critico. Ma il potere, qualunque potere, ai cittadini critici preferisce sudditi docili. Quindi bisognava intervenire, sostanzialmente per abbassare il livello culturale e cognitivo dell’opinione pubblica, la stessa da cui poi emerge la classe politica. 

Non è un caso che il quoziente intellettivo medio della popolazione, sempre salito dal 1907 quando si iniziò a misurarlo, ha fatto registrare un calo dal 2009 (anno in cui sono comparsi gli smartphone), mentre ormai il 40% della popolazione soffre di analfabetismo funzionale (sa leggere, ma non coglie il messaggio contenuto in ciò che ha letto). 

La tecnologia a supporto delle disabilità umane è sempre stata benvenuta (si pensi agli occhiali per chi vede male), ma oggi assistiamo a un salto inquietante: una tecnologia come Chat Gpt parte dal presupposto che siamo tutti disabili a livello cognitivo, essendo congegnata per pensare al posto nostro comparando miliardi di dati, scrivere, svolgere ricerche, comporre opere d’arte etc. 

L’assenza di studio, pensiero e parola elevati (i greci antichi riassumevano con un solo termine: lógos) conduce alla mediocrità, e questa è il vero male della democrazia. In Italia ne sappiamo più di qualcosa. Non soltanto l’opinione pubblica, ma anche i politici, i docenti, gli intellettuali, gli autori televisivi: si tratta di colpire il pensiero, privilegiare la mediocrità e umiliare il merito. Informati su tutto senza conoscere nulla, così ci vogliono. L’assalto alla democrazia è cominciato almeno trent’anni fa. Ed è stato pianificato.

venerdì 13 marzo 2026

La propaganda che uccide la ragione: Iran, Gaza e il doppio standard dell’Occidente. - Elena Basile

 Da: https://www.lafionda.org - Elena Basile è un'ex diplomatica e scrittrice italiana. Dal 2013 al 2021 ha prestato servizio come ambasciatrice in Svezia e Belgio e nel 2023 ha lasciato il servizio diplomatico con il grado di plenipotenziario. (https://www.facebook.com/elena.basile11

Continuo a non rassegnarmi. Rimango stupita quando mi accorgo che persone dotate di media intelligenza e capacità di raziocinio possano abbeverarsi a una propaganda demenziale. Nei media storici, diplomatici, analisti e i cosiddetti esperti e intellettuali, a vario titolo, ci ripetono da settimane che il governo teocratico iraniano avrebbe ucciso in pochi giorni 40.000 civili. Paolo Mieli sente il dovere di premettere che questi dati non sono verificati, esattamente come quelli relativi a 75.000 vittime che circolano in relazione ai palestinesi di Gaza. Sono tentata di correre via urlando.

Mi ricompongo e continuo a sperare in un dialogo razionale. Il genocidio di Gaza e la cifra di 75.000 morti (approssimata per difetto, come conferma la rivista scientifica Lancet) sono confortati da immagini in streaming che hanno documentato bombardamenti a tappeto, utilizzo di carri armati, intere aree abitative spianate, incendi in campi profughi. La leadership iraniana, per uccidere 40.000 persone in due o tre giorni (mentre Israele, per arrivare a 50.000 morti, ha impiegato mesi), avrebbe dovuto bombardare il proprio popolo, radere al suolo le città, far crollare palazzi.

L’indignazione per questo utilizzo atroce, nei media europei, della facoltà raziocinante cresce, e piangiamo il gregge indottrinato.

giovedì 26 febbraio 2026

Le 10 notizie più importanti (e verificate) contenute negli Epstein Files - Enrica Perucchietti

 Da: https://www.lindipendente.online - Enrica Perucchietti, laureata con lode in Filosofia, vive e lavora a Torino come giornalista, scrittrice ed editor. Collabora con diverse testate e canali di informazione indipendente. È autrice di numerosi saggi di successo. Per L’Indipendente cura la rubrica Anti fakenews.

Leggi anche: Epstein e lo spirito neopatriarcale del capitalismo - Paolo Desogus 

Vedi anche: EPSTEIN E IL LATO OSCURO DEL POTERE. ORA PUÒ CROLLARE UN INTERO SISTEMA - Alberto Contri  

Cosa c’entra il Mossad con gli Epstein files? Ne parliamo con Rula Jebreal. https://www.facebook.com/dibattista.alessandro/videos/1275442981064026 


Il ranch di Epstein nel Nuovo Messico

Gli Epstein Files non sono una semplice raccolta di atti giudiziari su abusi sessuali e tratta di minori, ma un archivio che attraversa una ragnatela complessa di relazioni tra finanza, politica, e intelligence. Milioni di documenti restituiscono il profilo di Jeffrey Epstein non come figura isolata, ma come facilitatore e nodo di connessione di un ecosistema di potere globale. Per oltre trent’anni, questa rete ha operato grazie a protezioni giudiziarie, omissioni investigative e silenzi istituzionali. Le desecretazioni del 2025 e, soprattutto, il rilascio del 30 gennaio 2026 hanno prodotto effetti concreti, travolgendo figure ritenute intoccabili e mostrando come il sistema sacrifichi alcune pedine per preservare la propria struttura. Molto è stato detto, scritto e speculato sul materiale emerso: quelle che seguono sono le dieci notizie più rilevanti e verificate, che emergono dal corpus documentale e che si trovano ampiamente analizzate in Epstein Files. I documenti verificati che fanno tremare le élite occidentali. 

1. La presenza di contenuti violenti 

domenica 22 febbraio 2026

Epstein e lo spirito neopatriarcale del capitalismo - Paolo Desogus

Da: https://volerelaluna.it - Paolo Desogus insegna Letteratura italiana contemporanea a Sorbonne Université. Ha scritto su Pasolini, Gramsci, Eco, De Martino e sul rapporto tra cinema e letteratura. Lo scorso maggio è uscita per La nave di Teseo la sua nuova monografia “In difesa dell’umano. Pasolini tra passione e ideologia”.

Vedi anche: EPSTEIN E IL LATO OSCURO DEL POTERE. ORA PUÒ CROLLARE UN INTERO SISTEMA - Alberto Contri  

EPSTEIN FILES - Nella tela del ragno - Pubble (https://www.youtube.com/watch?v=ORt337Hf3Tk). 

Cosa c’entra il Mossad con gli Epstein files? Ne parliamo con Rula Jebreal. https://www.facebook.com/dibattista.alessandro/videos/1275442981064026

Leggi anche: ISRAELE: L’ELEFANTE NELLA STANZA DELLO SCANDALO 

EPSTEIN https://www.facebook.com/francesca.fornario/posts  

Un’introduzione alla lettura di Michel Clouscard: «Neofascismo e ideologia del desiderio» - Aymeric Monville 

Pasolini, ultima vittima di Salò - Giorgio Gattei 

Pasolini, Salvini e il neofascismo come merce - Wu Ming 1, scrittore

Pedagogia della crudeltà, necropolitica e nuove élite - https://comune-info.net



Le recenti rivelazioni sulle complicità dei servizi segreti, e in particolare del Mossad, aggiungono al caso Epstein un ulteriore elemento di inquietudine, rivelatore di una trama di potere complessa, che alla predazione dei corpi femminili, spesso giovanissimi, unisce la pratica del dossieraggio e del ricatto. Resta tuttavia da capire cosa ha spinto le personalità ai vertici della politica e dell’economia internazionale a esporsi e a partecipare a un’attività evidentemente criminale, che facilmente si sarebbe prestata a minacce ed estorsioni. Una spiegazione sta senz’altro nel sentimento di impunità, il cui significato non può però essere spiegato esclusivamente con le categorie morali. Si tratta infatti di qualcosa che chiama in causa l’appartenenza dei complici di Epstein a un nuovo tipo di classe cosmopolita, forte di ricchezze smisurate e di relazioni potentissime: una classe estranea alla legge e proprio per questo capace di tutto, smaniosa di misurare il proprio potere sul prossimo.

Le notizie sul caso Epstein hanno proprio per questo richiamato alla memoria alcuni film in cui tali pratiche erano state mostrate. Uno di questi è Salò o le 120 giornate di Sodoma, da Pasolini pensato come metafora della ragione neocapitalista e della sua torsione autoritaria. Dall’ottica di questo film emerge in effetti come i corpi e, in relazione al caso di Epstein, i corpi femminili, siano il luogo di verifica della potenza del capitale liberato da ogni vincolo, da ogni freno, capace dunque di sottomettere, mercificare e abusare. Sotto questa ottica, la pratica di estrazione del plusvalore diviene estrazione di godimento senza limiti, senza l’ombra di scrupoli etici, che integra il sessismo nella logica dell’accumulazione primitiva.

giovedì 5 febbraio 2026

Albanese alla Camera, ma per FdI è “un’offesa” - Tommaso Rodano

Da: https://www.ilfattoquotidiano.it - Tommaso Rodano Giornalista, scrive sul Fatto Quotidiano dalla sua prima estate, quella del 2010. In genere si occupa di politica, raramente di cose serie. 

Vedi anche: "Genocidio di Gaza: un crimine collettivo": presentazione del nuovo report della relatrice ONU, Francesca Albanese - Conferenza stampa di Stefania Ascari https://webtv.camera.it/evento

Francesca Albanese, relatrice speciale dell'Onu, a margine della conferenza alla Camera dei Deputati: https://www.facebook.com/reel/1032709016581993

Francesca Albanese torna alla Camera per parlare del genocidio a Gaza in un clima non proprio accogliente. Sono giorni di riflusso securitario e ipotesi repressive, dopo le violenze della manifestazione di Torino per Askatasuna. Solo venerdì, inoltre, quella stessa sala stampa era stata prenotata dal leghista Furgiuele per ospitare alcuni esponenti di Casapound, rimasti fuori dal palazzo per la protesta dei parlamentari di opposizione. Per Fratelli d’Italia invece l’intervento di Albanese è inaccettabile. L’editto è del questo re di Montecitorio Paolo Trancassini: la Camera “non può trasformarsi in una tribuna” per figure divisive. L’accusa ancora prima che Albanese parlasse –è di manipolare i fatti, alimentare una narrazione ostile a Israele e usare il Parlamento come “cassa di risonanza per tesi ideologiche”. Per la senatrice Ester Mieli, Albanese alla Camera è semplicemente “un’offesa per gli italiani”. RESTA DA CAPIRE cosa ci sia di offensivo, nel discorso della relatrice dell’Onu (accompagna ta dai deputati del M5S Ascari, Carotenuto e Auriemma, dal senatore di Avs De Cristofaro e dal deputato del Pd Scotto). 

Albanese ha presentato il suo ul timo rapporto, già discusso all’Assemblea generale delle Nazioni Unite: Genocidio di Gaza: un crimine collettivo. Il documento insiste su un punto preciso: il genocidio non è il prodotto di un singolo Stato, ma l’esito di un sistema di complicità internazionale che coinvolge governi, alleanze militari, aziende, banche e istituzioni finanziarie. In questo quadro l’Italia occupa una posizione non marginale: tra il 2020 e il 2024 è stata il terzo fornitore mondiale di armi a Israele, dopo Stati Uniti e Germania. Continua a consentire il transito di carichi militari, partecipa a programmi di addestramento e intelligence ed è partner del progetto F-35, centrale nei bombardamenti su Gaza, con Leonardo tra i principali attori industriali. 

A Gaza, intanto, la situazione resta drammatica, anche se i riflettori mediatici si sono spostati altrove: oltre 70 mila morti confermati, migliaia di dispersi, popolazione senza accesso stabile a cibo, acqua ed elettricità, bambini morti di ipotermia, mentre in Cisgiordania continuano espropri, sfollamenti e violenze dei coloni. 

Per Albanese parlare di “ricostruzione” senza giustizia è una finzione: “Non si ricostruisce nulla su fosse comuni”. 

ALBANESE ha commentato le ipotesi di legge sull’antisemitismo: “Strumentalizzare la lotta necessaria contro l’antisemitismo per proteggere uno Stato –Israele – accusato di crimini gravissimi contro l’umanità, rischia di minare le fondamenta dell’ordine democratico e della libertà di espressione”. 

A margine della conferenza, interpellata sugli scontri di Torino, ha rilasciato una di chiarazione che non mancherà di fomentare le polemiche a destra: “Le forze dell’ordine sono state difese nel contesto italiano –ha risposto a chi le chiedeva dei carabinieri minacciati e fatti inginocchiare da un riservista dell’Idf nei pressi di Ramallah – mi chiedo perché non siano state difese anche quando sono state aggredite da chi semina il terrore in Cisgiordania”.  

mercoledì 4 febbraio 2026

Istinti, iperestensioni culturali e selezione sessuale nella logica dell’evoluzione. - Paolo Crocchiolo

Da: https://www.marxismo-oggi.it - Paolo Crocchiolo, professore dell'Università popolare Antonio Gramsci, già docente di evoluzionismo e filosofia all'Università americana e funzionario dell'Onu. Primario di malattie infettive e tropicali, già responsabile della ricerca clinica sull’AIDS dell’Organizzazione Mondiale della Sanità (1988-1993) e già presidente del Comitato Scientifico Nazionale del Forum Droghe (2001-2008). Paolo Crocchiolo

Leggi anche: Marxismo ed evoluzionismo - Paolo Crocchiolo 

Marxismo-e-darwinismo-lilian-truchon 


Primum vivere, dein reproducere

Tutti gli esseri viventi, a cominciare dai batteri, manifestano comportamenti istintivi (principalmente l’acquisizione del nutrimento) atti a permettere loro di sopravvivere e crescere fino a raggiungere lo stadio della riproduzione. Quelli a riproduzione sessuata, in aggiunta e in associazione a questi istinti primari, necessitano anche di istinti che realizzino l’unione dei gameti maschili e femminili. Nell’uomo, infine, gli istinti di base e quelli sessuali s’intrecciano con l’insieme dei fattori culturali, anch’essi peraltro frutto dell’evoluzione.

  I meccanismi di base della vita

Tutta la vita sin dal suo nascere (quattro miliardi di anni fa) è un risultato di selezione, che inizialmente premia fra tutte le molecole quelle in grado di replicarsi, poi quelle assemblate in geni capaci di costruire attorno a sé macchine riproduttrici, sempre più complesse, in grado di traghettarli alle generazioni successive. L’affermarsi della modalità sessuata della riproduzione determina la comparsa del meccanismo della selezione sessuale, un sottoinsieme di quella naturale, condizionata, nelle specie animali, dall’istinto all’accoppiamento propedeutico alla riproduzione stessa. Nelle specie ominidi che fanno attualmente capo alla nostra, gli istinti geneticamente trasmissibili sono andati compendiandosi con la cultura, che evolve come risultato di una serie di fattori tutti dialetticamente intrecciati fra loro (la stazione eretta, la fine manualità, l’aumento del volume cerebrale e la neotenia). La cultura, esclusiva della nostra specie, rappresenta un ulteriore elemento di complessità in grado di svincolarsi parzialmente dagli istinti primari e quindi di retroagire positivamente o negativamente su di essi.

mercoledì 14 gennaio 2026

I VOLENTEROSI SERVI DI TRUMP: PAROLE, PAROLE, PAROLE... - Paolo Ferrero, Francesco Dall'Aglio

Da: dignità TV - Paolo Ferrero è un politico italiano, Ministro della solidarietà sociale del Governo Prodi II dal 17 maggio 2006 all'8 maggio 2008. È stato segretario di Rifondazione Comunista dal 27 luglio 2008 al 2 aprile 2017 - Francesco Dall'Aglio, Medievista, saggista, ricercatore presso l’Istituto di Studi Storici al Dipartimento di Storia Medievale dell’Accademia delle Scienze di Sofia e gestore del canale Telegram «War Room». È coautore del volume, scritto assieme a Carlo Ziviello, Oppenheimer, Putin e altre storie sulla bomba (Ad Est dell’Equatore, 2023). - Francesco Dall'Aglio -

                                                                           

Il mistero del potere - Giorgio Agamben

Da: https://www.quodlibet.it - Giorgio Agamben è un filosofo italiano. Ha scritto diverse opere che spaziano dall'estetica alla filosofia politica, dalla linguistica alla storia dei concetti, proponendo interpretazioni originali di categorie come forma di vita, homo sacer, stato di eccezione e biopolitica. La sua opera è studiata in tutto il mondo. Gorgio Agamben - Giorgio Agamben

Leggi anche: REQUIEM PER L’OCCIDENTE - Giorgio Agamben


È possibile leggere la seconda lettera di Paolo ai Tessalonicesi come una profezia che concerne la situazione attuale dell’Occidente. L’apostolo evoca qui «un mistero dell’anomia», dell’«assenza di legge», che è in atto, ma che non giungerà a compimento con la seconda venuta di Gesù Cristo, se prima non apparirà «l’uomo dell’anomia (ho anthropos tes anomias), il figlio della distruzione, colui che si contrappone e s’innalza sopra ogni essere che viene detto Dio o è oggetto di culto, fino a sedere nel tempio di Dio, mostrandosi come Dio». Vi è, però, un potere che trattiene questa rivelazione (Paolo lo chiama semplicemente senza meglio definirlo «ciò che trattiene – cathechon»). Occorre perciò che questo potere sia tolto di mezzo, perché solo allora «sarà rivelato l’empio (anomo, lett. “il senza legge”), che il signore Gesù eliminerà col soffio della sua bocca e renderà inoperante con l’apparire della sua venuta». 

La tradizione teologico-politica ha identificato questo «potere che trattiene» con l’impero Romano (così in Girolamo e, più tardi, in Carl Schmitt) o con la stessa Chiesa (in Ticonio e Agostino). È evidente, in ogni caso, che il potere che trattiene si identifica con le istituzioni che reggono e governano le società umane. Per questo la loro eliminazione coincide con l’avvento dell’anomos, di un «senza legge» che prende il posto di Dio e «con segni e falsi prodigi» conduce alla perdizione «coloro che hanno rinunciato all’amore per la verità». 

È possibile vedere nel mistero dell’anomia non tanto un arcano sovratemporale, il cui unico senso è di porre fine alla storia, quanto piuttosto un dramma storico (mysterion in greco significa «azione drammatica»), che corrisponde perfettamente a quello che stiamo oggi vivendo. 

Le istituzioni dominanti sembrano aver smarrito il loro senso e si stanno letteralmente togliendo di mezzo, lasciando il posto a un’anomia, a un’assenza di legge che si pretende per così dire legale, ma che ha di fatto abdicato a ogni legittimità. Lo Stato (il principio che trattiene) e il «senza legge» sono in realtà le due facce di uno stesso mistero: il mistero del potere. Come oggi gli Stati Uniti mostrano senza alcun scrupolo, l«uomo dell’anomia», il «senza legge» designa la figura del potere statale che, lasciando cadere i principi costituzionali e etici che tradizionalmente lo limitavano e, con essi, «l’amore per la verità», si affida ai «segni e ai falsi prodigi» delle armi e della tecnologia. È questa confusione di anarchia e di legalità in uno stato di eccezione divenuto permanente che dobbiamo smascherare e rendere in ogni ambito inoperante. 

mercoledì 7 gennaio 2026

Le tante bugie della guerra - Alessandra Ciattini

Da: https://www.lantidiplomatico.it - Alessandra Ciattini (collettivo di formazione marxista "Stefano Garroni”) ha insegnato Antropologia culturale alla Sapienza, collabora con https://www.unigramsci.it

Vedi anche: IL PUNTO SUL SUICIDIO DELL'UNIONE EUROPEA - Paolo Ferrero, Giacomo Gabellini 


Sommario: Ormai sappiamo che le guerre sono sempre accompagnate da tante bugie come quella della protezione gratuita fornita all’Europa dagli Usa e quella dell’incombente invasione russa. Queste bugie possono anche essere il frutto di una visione disatorta della realtà, ma sicuramente sono funzionali agli obiettivi delle classi dominanti, benchè queste ultime rivaleggino tra loro. Il problema di fondo è comprendere se la visione delirante e opportunistica da cui esse scaturiscono ha una sua propria logica.

Oltre alla menzogna riguardante l’incombente minaccia russa sulla civile Europa, patria dei diritti umani, un’altra plateale bugia è quella secondo cui gli Usa ci avrebbero difesi gratuitamente e generosamente, per cui dovremmo avere verso di loro un’infinita riconoscenza e dovremmo anche deciderci a proteggersi da soli, accettando la seppur dolorosa la perdita dei nostri figli, come ci è stato comunicato qualche tempo fa.

Su questo tema è intervenuta recentemente la Federcontribuenti, la quale ha calcolato che le basi militari Usa in Italia, integrate con la NATO, costano al contribuente italiano, esattamente al 40% degli italiani che pagano effettivamente le tasse, tra i 100 e i 200 milioni di euro all’anno. Questi costi riguardano la manutenzione, le infrastrutture, i servizi e ovviamente l’acuirsi dei conflitti internazionali produrrebbe un aumento degli stessi stimato tra il 20% e il 30%, che ricadrebbero sul bilancio dello Stato italiano e sui soliti tartassati. Si tenga anche presente che calcolare la cifra esatta di questi gravami è assai complicato, perché negli anni si sono susseguiti accordi secondari, ulteriori stanziamenti, esenzioni. Si aggiunga che i reati commessi dai militari Usa nel corso delle loro attività ufficiali non ricadono sotto la giurisdizione dello Stato italiano; più complesso è il trattamento dei reati comuni.

giovedì 1 gennaio 2026

IL PUNTO SUL SUICIDIO DELL'UNIONE EUROPEA - Paolo Ferrero, Giacomo Gabellini

Da: dignità TV - Paolo Ferrero è un politico italiano. È stato segretario di Rifondazione Comunista dal 27 luglio 2008 al 2 aprile 2017 (Paolo Ferrero) - Giacomo Gabellini è un giovane ricercatore indipendente. (Il Contesto) -

                                                                             

... E Buon 2026 a Tutti!     (Il Collettivo)