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venerdì 13 marzo 2026

La propaganda che uccide la ragione: Iran, Gaza e il doppio standard dell’Occidente. - Elena Basile

 Da: https://www.lafionda.org - Elena Basile è un'ex diplomatica e scrittrice italiana. Dal 2013 al 2021 ha prestato servizio come ambasciatrice in Svezia e Belgio e nel 2023 ha lasciato il servizio diplomatico con il grado di plenipotenziario. (https://www.facebook.com/elena.basile11

Continuo a non rassegnarmi. Rimango stupita quando mi accorgo che persone dotate di media intelligenza e capacità di raziocinio possano abbeverarsi a una propaganda demenziale. Nei media storici, diplomatici, analisti e i cosiddetti esperti e intellettuali, a vario titolo, ci ripetono da settimane che il governo teocratico iraniano avrebbe ucciso in pochi giorni 40.000 civili. Paolo Mieli sente il dovere di premettere che questi dati non sono verificati, esattamente come quelli relativi a 75.000 vittime che circolano in relazione ai palestinesi di Gaza. Sono tentata di correre via urlando.

Mi ricompongo e continuo a sperare in un dialogo razionale. Il genocidio di Gaza e la cifra di 75.000 morti (approssimata per difetto, come conferma la rivista scientifica Lancet) sono confortati da immagini in streaming che hanno documentato bombardamenti a tappeto, utilizzo di carri armati, intere aree abitative spianate, incendi in campi profughi. La leadership iraniana, per uccidere 40.000 persone in due o tre giorni (mentre Israele, per arrivare a 50.000 morti, ha impiegato mesi), avrebbe dovuto bombardare il proprio popolo, radere al suolo le città, far crollare palazzi.

L’indignazione per questo utilizzo atroce, nei media europei, della facoltà raziocinante cresce, e piangiamo il gregge indottrinato.

giovedì 26 febbraio 2026

Le 10 notizie più importanti (e verificate) contenute negli Epstein Files - Enrica Perucchietti

 Da: https://www.lindipendente.online - Enrica Perucchietti, laureata con lode in Filosofia, vive e lavora a Torino come giornalista, scrittrice ed editor. Collabora con diverse testate e canali di informazione indipendente. È autrice di numerosi saggi di successo. Per L’Indipendente cura la rubrica Anti fakenews.

Leggi anche: Epstein e lo spirito neopatriarcale del capitalismo - Paolo Desogus 

Vedi anche: EPSTEIN E IL LATO OSCURO DEL POTERE. ORA PUÒ CROLLARE UN INTERO SISTEMA - Alberto Contri  

Cosa c’entra il Mossad con gli Epstein files? Ne parliamo con Rula Jebreal. https://www.facebook.com/dibattista.alessandro/videos/1275442981064026 


Il ranch di Epstein nel Nuovo Messico

Gli Epstein Files non sono una semplice raccolta di atti giudiziari su abusi sessuali e tratta di minori, ma un archivio che attraversa una ragnatela complessa di relazioni tra finanza, politica, e intelligence. Milioni di documenti restituiscono il profilo di Jeffrey Epstein non come figura isolata, ma come facilitatore e nodo di connessione di un ecosistema di potere globale. Per oltre trent’anni, questa rete ha operato grazie a protezioni giudiziarie, omissioni investigative e silenzi istituzionali. Le desecretazioni del 2025 e, soprattutto, il rilascio del 30 gennaio 2026 hanno prodotto effetti concreti, travolgendo figure ritenute intoccabili e mostrando come il sistema sacrifichi alcune pedine per preservare la propria struttura. Molto è stato detto, scritto e speculato sul materiale emerso: quelle che seguono sono le dieci notizie più rilevanti e verificate, che emergono dal corpus documentale e che si trovano ampiamente analizzate in Epstein Files. I documenti verificati che fanno tremare le élite occidentali. 

1. La presenza di contenuti violenti 

domenica 22 febbraio 2026

Epstein e lo spirito neopatriarcale del capitalismo - Paolo Desogus

Da: https://volerelaluna.it - Paolo Desogus insegna Letteratura italiana contemporanea a Sorbonne Université. Ha scritto su Pasolini, Gramsci, Eco, De Martino e sul rapporto tra cinema e letteratura. Lo scorso maggio è uscita per La nave di Teseo la sua nuova monografia “In difesa dell’umano. Pasolini tra passione e ideologia”.

Vedi anche: EPSTEIN E IL LATO OSCURO DEL POTERE. ORA PUÒ CROLLARE UN INTERO SISTEMA - Alberto Contri  

EPSTEIN FILES - Nella tela del ragno - Pubble (https://www.youtube.com/watch?v=ORt337Hf3Tk). 

Cosa c’entra il Mossad con gli Epstein files? Ne parliamo con Rula Jebreal. https://www.facebook.com/dibattista.alessandro/videos/1275442981064026

Leggi anche: ISRAELE: L’ELEFANTE NELLA STANZA DELLO SCANDALO 

EPSTEIN https://www.facebook.com/francesca.fornario/posts  

Un’introduzione alla lettura di Michel Clouscard: «Neofascismo e ideologia del desiderio» - Aymeric Monville 

Pasolini, ultima vittima di Salò - Giorgio Gattei 

Pasolini, Salvini e il neofascismo come merce - Wu Ming 1, scrittore

Pedagogia della crudeltà, necropolitica e nuove élite - https://comune-info.net



Le recenti rivelazioni sulle complicità dei servizi segreti, e in particolare del Mossad, aggiungono al caso Epstein un ulteriore elemento di inquietudine, rivelatore di una trama di potere complessa, che alla predazione dei corpi femminili, spesso giovanissimi, unisce la pratica del dossieraggio e del ricatto. Resta tuttavia da capire cosa ha spinto le personalità ai vertici della politica e dell’economia internazionale a esporsi e a partecipare a un’attività evidentemente criminale, che facilmente si sarebbe prestata a minacce ed estorsioni. Una spiegazione sta senz’altro nel sentimento di impunità, il cui significato non può però essere spiegato esclusivamente con le categorie morali. Si tratta infatti di qualcosa che chiama in causa l’appartenenza dei complici di Epstein a un nuovo tipo di classe cosmopolita, forte di ricchezze smisurate e di relazioni potentissime: una classe estranea alla legge e proprio per questo capace di tutto, smaniosa di misurare il proprio potere sul prossimo.

Le notizie sul caso Epstein hanno proprio per questo richiamato alla memoria alcuni film in cui tali pratiche erano state mostrate. Uno di questi è Salò o le 120 giornate di Sodoma, da Pasolini pensato come metafora della ragione neocapitalista e della sua torsione autoritaria. Dall’ottica di questo film emerge in effetti come i corpi e, in relazione al caso di Epstein, i corpi femminili, siano il luogo di verifica della potenza del capitale liberato da ogni vincolo, da ogni freno, capace dunque di sottomettere, mercificare e abusare. Sotto questa ottica, la pratica di estrazione del plusvalore diviene estrazione di godimento senza limiti, senza l’ombra di scrupoli etici, che integra il sessismo nella logica dell’accumulazione primitiva.

giovedì 5 febbraio 2026

Albanese alla Camera, ma per FdI è “un’offesa” - Tommaso Rodano

Da: https://www.ilfattoquotidiano.it - Tommaso Rodano Giornalista, scrive sul Fatto Quotidiano dalla sua prima estate, quella del 2010. In genere si occupa di politica, raramente di cose serie. 

Vedi anche: "Genocidio di Gaza: un crimine collettivo": presentazione del nuovo report della relatrice ONU, Francesca Albanese - Conferenza stampa di Stefania Ascari https://webtv.camera.it/evento

Francesca Albanese, relatrice speciale dell'Onu, a margine della conferenza alla Camera dei Deputati: https://www.facebook.com/reel/1032709016581993

Francesca Albanese torna alla Camera per parlare del genocidio a Gaza in un clima non proprio accogliente. Sono giorni di riflusso securitario e ipotesi repressive, dopo le violenze della manifestazione di Torino per Askatasuna. Solo venerdì, inoltre, quella stessa sala stampa era stata prenotata dal leghista Furgiuele per ospitare alcuni esponenti di Casapound, rimasti fuori dal palazzo per la protesta dei parlamentari di opposizione. Per Fratelli d’Italia invece l’intervento di Albanese è inaccettabile. L’editto è del questo re di Montecitorio Paolo Trancassini: la Camera “non può trasformarsi in una tribuna” per figure divisive. L’accusa ancora prima che Albanese parlasse –è di manipolare i fatti, alimentare una narrazione ostile a Israele e usare il Parlamento come “cassa di risonanza per tesi ideologiche”. Per la senatrice Ester Mieli, Albanese alla Camera è semplicemente “un’offesa per gli italiani”. RESTA DA CAPIRE cosa ci sia di offensivo, nel discorso della relatrice dell’Onu (accompagna ta dai deputati del M5S Ascari, Carotenuto e Auriemma, dal senatore di Avs De Cristofaro e dal deputato del Pd Scotto). 

Albanese ha presentato il suo ul timo rapporto, già discusso all’Assemblea generale delle Nazioni Unite: Genocidio di Gaza: un crimine collettivo. Il documento insiste su un punto preciso: il genocidio non è il prodotto di un singolo Stato, ma l’esito di un sistema di complicità internazionale che coinvolge governi, alleanze militari, aziende, banche e istituzioni finanziarie. In questo quadro l’Italia occupa una posizione non marginale: tra il 2020 e il 2024 è stata il terzo fornitore mondiale di armi a Israele, dopo Stati Uniti e Germania. Continua a consentire il transito di carichi militari, partecipa a programmi di addestramento e intelligence ed è partner del progetto F-35, centrale nei bombardamenti su Gaza, con Leonardo tra i principali attori industriali. 

A Gaza, intanto, la situazione resta drammatica, anche se i riflettori mediatici si sono spostati altrove: oltre 70 mila morti confermati, migliaia di dispersi, popolazione senza accesso stabile a cibo, acqua ed elettricità, bambini morti di ipotermia, mentre in Cisgiordania continuano espropri, sfollamenti e violenze dei coloni. 

Per Albanese parlare di “ricostruzione” senza giustizia è una finzione: “Non si ricostruisce nulla su fosse comuni”. 

ALBANESE ha commentato le ipotesi di legge sull’antisemitismo: “Strumentalizzare la lotta necessaria contro l’antisemitismo per proteggere uno Stato –Israele – accusato di crimini gravissimi contro l’umanità, rischia di minare le fondamenta dell’ordine democratico e della libertà di espressione”. 

A margine della conferenza, interpellata sugli scontri di Torino, ha rilasciato una di chiarazione che non mancherà di fomentare le polemiche a destra: “Le forze dell’ordine sono state difese nel contesto italiano –ha risposto a chi le chiedeva dei carabinieri minacciati e fatti inginocchiare da un riservista dell’Idf nei pressi di Ramallah – mi chiedo perché non siano state difese anche quando sono state aggredite da chi semina il terrore in Cisgiordania”.  

mercoledì 4 febbraio 2026

Istinti, iperestensioni culturali e selezione sessuale nella logica dell’evoluzione. - Paolo Crocchiolo

Da: https://www.marxismo-oggi.it - Paolo Crocchiolo, professore dell'Università popolare Antonio Gramsci, già docente di evoluzionismo e filosofia all'Università americana e funzionario dell'Onu. Primario di malattie infettive e tropicali, già responsabile della ricerca clinica sull’AIDS dell’Organizzazione Mondiale della Sanità (1988-1993) e già presidente del Comitato Scientifico Nazionale del Forum Droghe (2001-2008). Paolo Crocchiolo

Leggi anche: Marxismo ed evoluzionismo - Paolo Crocchiolo 

Marxismo-e-darwinismo-lilian-truchon 


Primum vivere, dein reproducere

Tutti gli esseri viventi, a cominciare dai batteri, manifestano comportamenti istintivi (principalmente l’acquisizione del nutrimento) atti a permettere loro di sopravvivere e crescere fino a raggiungere lo stadio della riproduzione. Quelli a riproduzione sessuata, in aggiunta e in associazione a questi istinti primari, necessitano anche di istinti che realizzino l’unione dei gameti maschili e femminili. Nell’uomo, infine, gli istinti di base e quelli sessuali s’intrecciano con l’insieme dei fattori culturali, anch’essi peraltro frutto dell’evoluzione.

  I meccanismi di base della vita

Tutta la vita sin dal suo nascere (quattro miliardi di anni fa) è un risultato di selezione, che inizialmente premia fra tutte le molecole quelle in grado di replicarsi, poi quelle assemblate in geni capaci di costruire attorno a sé macchine riproduttrici, sempre più complesse, in grado di traghettarli alle generazioni successive. L’affermarsi della modalità sessuata della riproduzione determina la comparsa del meccanismo della selezione sessuale, un sottoinsieme di quella naturale, condizionata, nelle specie animali, dall’istinto all’accoppiamento propedeutico alla riproduzione stessa. Nelle specie ominidi che fanno attualmente capo alla nostra, gli istinti geneticamente trasmissibili sono andati compendiandosi con la cultura, che evolve come risultato di una serie di fattori tutti dialetticamente intrecciati fra loro (la stazione eretta, la fine manualità, l’aumento del volume cerebrale e la neotenia). La cultura, esclusiva della nostra specie, rappresenta un ulteriore elemento di complessità in grado di svincolarsi parzialmente dagli istinti primari e quindi di retroagire positivamente o negativamente su di essi.

mercoledì 14 gennaio 2026

I VOLENTEROSI SERVI DI TRUMP: PAROLE, PAROLE, PAROLE... - Paolo Ferrero, Francesco Dall'Aglio

Da: dignità TV - Paolo Ferrero è un politico italiano, Ministro della solidarietà sociale del Governo Prodi II dal 17 maggio 2006 all'8 maggio 2008. È stato segretario di Rifondazione Comunista dal 27 luglio 2008 al 2 aprile 2017 - Francesco Dall'Aglio, Medievista, saggista, ricercatore presso l’Istituto di Studi Storici al Dipartimento di Storia Medievale dell’Accademia delle Scienze di Sofia e gestore del canale Telegram «War Room». È coautore del volume, scritto assieme a Carlo Ziviello, Oppenheimer, Putin e altre storie sulla bomba (Ad Est dell’Equatore, 2023). - Francesco Dall'Aglio -

                                                                           

Il mistero del potere - Giorgio Agamben

Da: https://www.quodlibet.it - Giorgio Agamben è un filosofo italiano. Ha scritto diverse opere che spaziano dall'estetica alla filosofia politica, dalla linguistica alla storia dei concetti, proponendo interpretazioni originali di categorie come forma di vita, homo sacer, stato di eccezione e biopolitica. La sua opera è studiata in tutto il mondo. Gorgio Agamben - Giorgio Agamben

Leggi anche: REQUIEM PER L’OCCIDENTE - Giorgio Agamben


È possibile leggere la seconda lettera di Paolo ai Tessalonicesi come una profezia che concerne la situazione attuale dell’Occidente. L’apostolo evoca qui «un mistero dell’anomia», dell’«assenza di legge», che è in atto, ma che non giungerà a compimento con la seconda venuta di Gesù Cristo, se prima non apparirà «l’uomo dell’anomia (ho anthropos tes anomias), il figlio della distruzione, colui che si contrappone e s’innalza sopra ogni essere che viene detto Dio o è oggetto di culto, fino a sedere nel tempio di Dio, mostrandosi come Dio». Vi è, però, un potere che trattiene questa rivelazione (Paolo lo chiama semplicemente senza meglio definirlo «ciò che trattiene – cathechon»). Occorre perciò che questo potere sia tolto di mezzo, perché solo allora «sarà rivelato l’empio (anomo, lett. “il senza legge”), che il signore Gesù eliminerà col soffio della sua bocca e renderà inoperante con l’apparire della sua venuta». 

La tradizione teologico-politica ha identificato questo «potere che trattiene» con l’impero Romano (così in Girolamo e, più tardi, in Carl Schmitt) o con la stessa Chiesa (in Ticonio e Agostino). È evidente, in ogni caso, che il potere che trattiene si identifica con le istituzioni che reggono e governano le società umane. Per questo la loro eliminazione coincide con l’avvento dell’anomos, di un «senza legge» che prende il posto di Dio e «con segni e falsi prodigi» conduce alla perdizione «coloro che hanno rinunciato all’amore per la verità». 

È possibile vedere nel mistero dell’anomia non tanto un arcano sovratemporale, il cui unico senso è di porre fine alla storia, quanto piuttosto un dramma storico (mysterion in greco significa «azione drammatica»), che corrisponde perfettamente a quello che stiamo oggi vivendo. 

Le istituzioni dominanti sembrano aver smarrito il loro senso e si stanno letteralmente togliendo di mezzo, lasciando il posto a un’anomia, a un’assenza di legge che si pretende per così dire legale, ma che ha di fatto abdicato a ogni legittimità. Lo Stato (il principio che trattiene) e il «senza legge» sono in realtà le due facce di uno stesso mistero: il mistero del potere. Come oggi gli Stati Uniti mostrano senza alcun scrupolo, l«uomo dell’anomia», il «senza legge» designa la figura del potere statale che, lasciando cadere i principi costituzionali e etici che tradizionalmente lo limitavano e, con essi, «l’amore per la verità», si affida ai «segni e ai falsi prodigi» delle armi e della tecnologia. È questa confusione di anarchia e di legalità in uno stato di eccezione divenuto permanente che dobbiamo smascherare e rendere in ogni ambito inoperante. 

mercoledì 7 gennaio 2026

Le tante bugie della guerra - Alessandra Ciattini

Da: https://www.lantidiplomatico.it - Alessandra Ciattini (collettivo di formazione marxista "Stefano Garroni”) ha insegnato Antropologia culturale alla Sapienza, collabora con https://www.unigramsci.it

Vedi anche: IL PUNTO SUL SUICIDIO DELL'UNIONE EUROPEA - Paolo Ferrero, Giacomo Gabellini 


Sommario: Ormai sappiamo che le guerre sono sempre accompagnate da tante bugie come quella della protezione gratuita fornita all’Europa dagli Usa e quella dell’incombente invasione russa. Queste bugie possono anche essere il frutto di una visione disatorta della realtà, ma sicuramente sono funzionali agli obiettivi delle classi dominanti, benchè queste ultime rivaleggino tra loro. Il problema di fondo è comprendere se la visione delirante e opportunistica da cui esse scaturiscono ha una sua propria logica.

Oltre alla menzogna riguardante l’incombente minaccia russa sulla civile Europa, patria dei diritti umani, un’altra plateale bugia è quella secondo cui gli Usa ci avrebbero difesi gratuitamente e generosamente, per cui dovremmo avere verso di loro un’infinita riconoscenza e dovremmo anche deciderci a proteggersi da soli, accettando la seppur dolorosa la perdita dei nostri figli, come ci è stato comunicato qualche tempo fa.

Su questo tema è intervenuta recentemente la Federcontribuenti, la quale ha calcolato che le basi militari Usa in Italia, integrate con la NATO, costano al contribuente italiano, esattamente al 40% degli italiani che pagano effettivamente le tasse, tra i 100 e i 200 milioni di euro all’anno. Questi costi riguardano la manutenzione, le infrastrutture, i servizi e ovviamente l’acuirsi dei conflitti internazionali produrrebbe un aumento degli stessi stimato tra il 20% e il 30%, che ricadrebbero sul bilancio dello Stato italiano e sui soliti tartassati. Si tenga anche presente che calcolare la cifra esatta di questi gravami è assai complicato, perché negli anni si sono susseguiti accordi secondari, ulteriori stanziamenti, esenzioni. Si aggiunga che i reati commessi dai militari Usa nel corso delle loro attività ufficiali non ricadono sotto la giurisdizione dello Stato italiano; più complesso è il trattamento dei reati comuni.

giovedì 1 gennaio 2026

IL PUNTO SUL SUICIDIO DELL'UNIONE EUROPEA - Paolo Ferrero, Giacomo Gabellini

Da: dignità TV - Paolo Ferrero è un politico italiano. È stato segretario di Rifondazione Comunista dal 27 luglio 2008 al 2 aprile 2017 (Paolo Ferrero) - Giacomo Gabellini è un giovane ricercatore indipendente. (Il Contesto) -

                                                                             

... E Buon 2026 a Tutti!     (Il Collettivo) 

martedì 9 dicembre 2025

1° dicembre: Giornata mondiale dell’Aids - Paolo Crocchiolo

Da: https://futurasocieta.com -  Paolo Crocchiolo, professore dell'Università popolare Antonio Gramsci, già docente di evoluzionismo e filosofia all'Università americana e funzionario dell'Onu. Primario di malattie infettive e tropicali, già responsabile della ricerca clinica sull’AIDS dell’Organizzazione Mondiale della Sanità (1988-1993) e già presidente del Comitato Scientifico Nazionale del Forum Droghe (2001-2008). Paolo Crocchiolo - 


A 44 anni di distanza dall’inizio della pandemia è possibile tracciare un bilancio che mette in luce come il neoliberismo nei suoi vari aspetti abbia pesantemente influito sulla diffusione e sul tasso di letalità di un’infezione che, sino a oggi, ha provocato 38 milioni di morti. Una frase per social: in tutte le malattie infettive, ma soprattutto in quelle a trasmissione sessuale, ogni forma di discriminazione si ritorce inevitabilmente contro i discriminatori.


Un esempio paradigmatico di come i microrganismi infieriscano laddove incontrano le condizioni favorevoli alla loro penetrazione e al loro sviluppo nelle società umane, è quello dell’Aids: mai come in questo caso il discorso economico-politico s’intreccia con quello medico-biologico. Per il virus dell’Aids, che fa parte del gruppo degli agenti infettivi a trasmissione sessuale, le cellule e i tessuti di qualunque organismo umano rappresenterebbero potenzialmente un terreno di coltura ottimale. Si notò, invece, sin dall’inizio della pandemia che il virus si avvantaggiava per la sua propagazione delle varie forme di discriminazione e di negazione dei diritti umani e civili, colpendone preferenzialmente le vittime, tra cui gli strati sociali più poveri dei Paesi del Sud globale, gli omosessuali, i tossicodipendenti, le persone che si prostituiscono, i carcerati e i migranti.

In particolare, le masse dei Paesi del Sud globale – cui il sistema neocoloniale e imperialista, per minimizzare i costi della forza lavoro, provocava miseria e malnutrizione negando al contempo l’accesso ad assistenza medica e, dal 1996, a farmaci salvavita, da allora e per vari anni disponibili per via dei brevetti solo nei Paesi industrializzati – hanno subìto le conseguenze più pesanti della pandemia.

mercoledì 3 dicembre 2025

Marxismo ed evoluzionismo - Paolo Crocchiolo

 Da: https://futurasocieta.com - Paolo Crocchiolo, professore dell'Università popolare Antonio Gramsci, già docente di evoluzionismo e filosofia all'Università americana e funzionario dell'Onu. 

Leggi anche. Occidente? No, grazie - Paolo Crocchiolo 

Marxismo-e-darwinismo-lilian-truchon


A fronte di letture distorte e fuorvianti del darwinismo, quale quella dei darwinisti sociali che giustificano in senso classista e razzista la “prevalenza del più forte”, una lettura marxista valorizza la parità biologica di tutti i membri della specie umana e vede i tratti comuni dell’evoluzione naturale e di quella sociale. L’esacerbarsi delle diseguaglianze, dovuto al sistema di sfruttamento capitalistico, rende sempre più urgente, anche per salvarci dal rischio dell’estinzione, un ristabilimento della parità di diritti e di opportunità economiche. 

Introduzione

Molto a lungo e ancor oggi, almeno in parte, il pensiero di Darwin non ha goduto e non gode di buona fama tra i marxisti e gli intellettuali di sinistra in generale. Questo perché, contrariamente alle intenzioni dello stesso Darwin, la sua teoria, principalmente a opera di Herbert Spencer, è stata rappresentata in forma semplicistica, anzi del tutto travisata mediante espressioni decontestualizzate quali “la sopravvivenza del più adatto” che si prestava alla facile, benché del tutto impropria traduzione di “sopravvivenza del più forte”; il che nel secolo scorso ha contribuito ad aprire la strada a posizioni eticamente inaccettabili quali l’eugenetica e, ancor prima, la “missione civilizzatrice” dell’Occidente.

Le più recenti acquisizioni nel campo dell’evoluzionismo hanno, invece, smantellato la falsa rappresentazione del darwinismo e i pregiudizi che ancora persistono sulla sua presunta incompatibilità con la Weltanschauung marxista. Anzi, il marxismo per molti aspetti si colloca in perfetta continuità con il pensiero di Darwin. Infatti, l’evoluzionismo modernamente inteso, dimostrando la parità biologica di tutti gli esseri umani, può rappresentare una valida piattaforma scientifica per sostenere la lotta contro ogni forma di discriminazione economica e sociale dei più vulnerabili, fondata sul presupposto di una loro presunta inferiorità e quindi addotta a giustificazione del loro sfruttamento. 

martedì 25 novembre 2025

Lo scambio di plusvalore nel Capitalismo delle Piattaforme - Massimo De Minicis (2019)

Da: https://www.economiaepolitica.it - Massimo De Minicis è Ricercatore presso l’INAPP dove è Responsabile del gruppo di ricerca "Innovazione Tecnologica e Relazioni Industriali" e coordina i progetti di ricerca sugli ammortizzatori sociali e sul lavoro mediante piattaforme digitali (Platform Work). È membro del gruppo di ricerca Fairwork e Visiting Scholar presso l’Università Autonoma di Barcellona.

Vedi anche: La grande migrazione online: costi e opportunità - Juan Carlos De Martin  

Alienazione e rivoluzione (digitale) - Enrico Donaggio 

RIVOLUZIONE DIGITALE - Roberto Finelli e Pietro Montani in dialogo. 

Social? Soggetti in rete, oggetti nella realtà - Paolo Ercolani 

L'impatto delle tecnologie sul lavoro - Renato Curcio 

Esprimersi in digitale - Pietro Montani  

Spazi virtuali - Juan Carlos De Martin  

LO STATO DELLE COSE. Produzione, riproduzione e uso dei saperi nell’era del digitale.  

DEMENZA DIGITALE* - Manfred Spitzer

Premessa

Molti studi ormai da tempo hanno affrontato il tema delle piattaforme di lavoro dell’economia collaborativa digitalizzata[1]. Sono stati così approfonditi numerosi aspetti sulla natura e sull’organizzazione produttiva di questa ultima evoluzione della tecnologia impiegata nei processi di produzione. Ma alcune questioni, al di là delle numerose concettualizzazioni realizzate, rimangono contrastate, provocando tensioni di carattere giuridico e sociale. In particolare, nell’economia collaborativa digitalizzata rimane ancora profondamente irrisolta una comune classificazione della relazione lavorativa tra la piattaforma digitale e il lavoratore. Così obiettivo del paper, è cercare di comprendere meglio questo rapporto, esaminando il ciclo di produzione delle piattaforme di lavoro alla luce, anche, di alcune considerazioni teoriche dell’analisi marxiana sulla relazione tra automazione e produzione industriale. Nuova rilevanza sembrano, infatti, acquisire oggi, le analisi presenti nel Libro I del capitale e nei Gundrisse sull’utilizzo dei macchinari nella grande industria per la determinazione di maggiori quote di produttività e profitto (pluslavoro e plusvalore). In particolare, quando parla di automazione, Marx introduce una articolata classificazione di concetti teorici, che ancora oggi può essere utilizzata per comprendere meglio l’effetto della tecnologia sulla produzione e sul lavoro, a dispetto dei sorprendenti avanzamenti tecnologici intercorsi.

Il ciclo produttivo delle Labour Platform

lunedì 24 novembre 2025

UCRAINA: LA GUERRA È PERSA, LE MAZZETTE CORRONO - Paolo Ferrero e Francesco Dall’Aglio

Da: dignità TV - Paolo Ferrero è un politico italiano, Ministro della solidarietà sociale del Governo Prodi II dal 17 maggio 2006 all'8 maggio 2008. È stato segretario di Rifondazione Comunista dal 27 luglio 2008 al 2 aprile 2017 - Francesco Dall'Aglio, Medievista, saggista, ricercatore presso l’Istituto di Studi Storici al Dipartimento di Storia Medievale dell’Accademia delle Scienze di Sofia e gestore del canale Telegram «War Room». È coautore del volume, scritto assieme a Carlo Ziviello, Oppenheimer, Putin e altre storie sulla bomba (Ad Est dell’Equatore, 2023). - Francesco Dall'Aglio -

                                                                           

sabato 15 novembre 2025

Genocidi visibili e genocidi invisibili - Alessandra Ciattini

Da: https://futurasocieta.com - Alessandra Ciattini (Collettivo di formazione marxista Stefano Garroni - Membro del Coordinamento Nazionale del Movimento per la Rinascita Comunista) ha insegnato Antropologia culturale alla Sapienza di Roma. E' docente presso l'Università Popolare Antonio Gramsci (https://www.unigramsci.it). 


Vi sono vari modi di perpetrare genocidi: il più eclatante è determinato dalla guerra e da tutte le azioni che l’accompagnano come nel caso della distruzione con tutti i mezzi del popolo palestinese. Ma vi è anche un altro modo più subdolo, i cui effetti spesso restano nell’ombra o vengono occultati. Si tratta delle sanzioni, un atto del tutto illegittimo, con cui le potenze occidentali colpiscono i paesi più deboli allo scopo di sottometterli ai loro diktat, provocando milioni di morti, senza suscitare quello scandalo e indignazione invece suscitati dalle guerre. 



Dopo aver sperimentato sotto i nostri occhi impotenti il drammatico genocidio dei palestinesi, non ancora terminato, che taluni tacciono o arrampicandosi sugli specchi negano, forse è giunto il momento di tentare di stabilire quale è stato finora il regime più sanguinario della storia moderna, tenendo in conto le varie modalità non sempre visibili con cui questo ha liquidato popoli inermi e intere generazioni. Certo è tragico-comico udire personaggi, come il secolare monopolista della storia alla Rai, Paolo Mieli, e la filosofa Donatella Di Cesare, studiosa del ben noto Heidegger ed esponente della “sinistra compatibile”, che parlare di genocidio nel caso dei Palestinesi alimenterebbe solo sentimenti di odio ben presenti nel comportamento dell’Idf. Evidentemente non sanno, o fanno finta di non sapere che il diritto nazionale o internazionale si basa sulla classificazione dei comportamenti in base alla quale individua una colpa e la pena relativa; pertanto, non si preoccupa minimamente delle reazioni soggettive che tale identificazione può comportare. Un furto è un furto, un genocidio è un genocidio, uno stupro è uno stupro con buona pace di chi ipocritamente cerca di cavillare in nome di non so quali interessi o di un penoso abbaglio ideologico.

martedì 11 novembre 2025

Crimini infami contro i palestinesi - Luciano Beolchi

Da: https://transform-italia.it - Luciano BeolchiUniversità degli Studi di Milano - State University of Milan (Italy), History, Emeritus. (https://transform-italia.it/autori)

Leggi anche: RAKEFET SIGNIFICA CICLAMINO. Il nome di fiore per un luogo senza sole. - Reportage del The Guardian sul carcere inumano dove molti detenuti vengono trattenuti senza accuse né processo. Al momento ci sarebbero almeno 100 Palestinesi. - https://www.facebook.com/permalink.php? - Lavinia Marchetti 

Il linguaggio del terrore: quando un ex parlamentare israeliano cita Hitler per Gaza. Paolo.Consiglio

LA RIMOZIONE DEL GENOCIDIO PALESTINESE DOPO IL "CESSATE-IL-FUOCO", COME PREVEDIBILE. - Lavinia Marchetti 


A metà ottobre Israele ha restituito a Gaza 120 corpi, poi altri 15, in base a un accordo con Hamas che prevede la restituzione di 15 corpi di palestinesi per ogni corpo di ostaggio che sarà recuperato da Hamas sotto le macerie di Gaza distrutta dai bombardamenti israeliani. 

I corpi restituiti erano ancora ammanettati, orrendamente offesi, con segni di torture e impiccagioni, o bendati e giustiziati con un colpo di arma da fuoco tra gli occhi. 

Questo dice poco sugli autori dei misfatti, anche perché i corpi sono stati consegnati senza nome, accompagnati solo da un numero. E’ un fatto però che tutti i detenuti usciti dalle carceri israeliane denunciano sistematiche e violente torture fisiche e psichiche e lo stesso hanno fatto gli oltre quattrocento attivisti imbarcati sulla flotilla, arrestati illegalmente in acque internazionali. I venti ostaggi israeliani liberati, nelle centinaia di interviste rilasciate non hanno parlato di torture e la cosa è stata spiegata come un effetto della sindrome di Stoccolma, il fenomeno psicologico per cui nel corso di una lunga detenzione il detenuto si affeziona al carceriere. Curioso clima, quello di Palestina e curiosa anche la sindrome di Stoccolma che ha colpito tutti e venti gli ostaggi israeliani e nessuno tra le centinaia di migliaia di palestinesi che Israele ha detenuto nelle sue carceri. E’ prevedibile che le autorità israeliane diranno e faranno dire che l’autore dell’orrendo sfregio è Hamas, ma ciò che rende le loro accuse poco credibili non è tanto che i corpi straziati vengono dai cimiteri dei numeri, dagli obitori israeliani, dalle carceri di Megiddo e di Ofer e da altri luoghi di detenzione come la base militare di Sde Teiman, ma il fatto che esse si rifiutano sistematicamente di rivelare i nomi e le circostanze, i luoghi e le date in cui quei cadaveri sono venuti nella loro disponibilità, tutte informazioni che avvicinerebbero indubbiamente alla verità e che la comunità internazionale deve richiedere con forza. Dobbiamo pretendere da Israele nomi e non numeri. 

domenica 19 ottobre 2025

IL FONDAMENTALISMO EVANGELICO AMERICANO: DALLE ORIGINI AL SECONDO DOPOGUERRA - Edmondo Lupieri (Primo incontro)

Da: Casa della Cultura Via Borgogna 3 Milano - Edmondo Lupieri è un teologo, biblista e docente italiano, specialista del Nuovo Testamento. 

FONDAMENTALISMI RELIGIOSI - Il caso cristiano 
In Europa così come negli Gli Stati Uniti di Trump, la cosiddetta Destra religiosa, a partire da argomentazioni bibliche di tipo fondamentalista, minaccia la laicità degli Stati, il pluralismo e una serie di conquiste sul piano dei diritti civili. E l'Italia? In che misura è investita da queste correnti ideologiche e dai partiti o movimenti che se ne fanno interpreti? A che punto è la Gran Bretagna della Brexit e di Nigel Farage? E la Russia di Putin? L'Ungheria di Orbán? 
In questo ciclo di cinque incontri ci proponiamo di esaminare più in dettaglio il fondamentalismo cristiano nelle sue varie espressioni evangeliche, cattoliche e ortodosse, negli Stati Uniti e in Europa, con uno sguardo particolare all'Italia. 
Organizzato da 
Casa della Cultura, Centro Culturale Protestante 
Centro Studi Educativi, FRM 
primo incontro - Edmondo Lupieri
IL FONDAMENTALISMO EVANGELICO AMERICANO: DALLE ORIGINI AL SECONDO DOPOGUERRA 

                                                                         

Programma

Martedì 30 settembre 2025 alle ore 18
Edmondo Lupieri:
IL FONDAMENTALISMO CRISTIANO DALLE ORIGINI EVANGELICO-STATUNITENSI FINO AL SECONDO DOPOGUERRA

Martedì 14 ottobre 2025 alle ore 18
Paolo Naso:
IL FONDAMENTALISMO PROTESTANTE AMERICANO: DAI TELEPREDICATORI A DONALD TRUMP

Martedì 28 ottobre 2025 alle ore 18
Massimo Fagioli e Daniela Saresella:
IL FONDAMENTALISMO CATTOLICO

Martedì 18 novembre 2025 alle ore 18
Adriano Roccucci:
IL FONDAMENTALISMO ORTODOSSO RUSSO

Martedì 25 novembre 2025 alle ore 18
Daniele Menozzi:
IL TRADIZIONALISMO CATTOLICO ITALIANO

domenica 28 settembre 2025

La politica contraddittoria degli Usa e dell’Ue verso la Russia - Alessandra Ciattini

Da: https://futurasocieta.com - Alessandra Ciattini (Collettivo di formazione marxista Stefano Garroni - Membro del Coordinamento Nazionale del Movimento per la Rinascita Comunista) ha insegnato Antropologia culturale alla Sapienza di Roma.  E' docente presso l'Università Popolare Antonio Gramsci (https://www.unigramsci.it). 

Usa e Ue condannano la Russia di Putin e minacciano di piegarla, riducendola in miseria. Purtroppo per loro, la realtà fattuale e gli stessi meccanismi del sistema economico dominante impediscono l’effettiva rottura con il paese euroasiatico, straordinariamente ricco di risorse. Inoltre, se questo avvenisse, per l’Europa, vaso di coccio tra vasi di ferro, sarebbe il disastro che già si sta delineando.

Il passato 28 agosto è uscito un interessante articolo sulla CNN, a firma di Laurent Kent, sul commercio tra Usa ed Europa da un lato, e Federazione Russa dall’altro, che nonostante vari anni di guerra, continua imperterrito e ammonta a svariati miliardi di dollari. Naturalmente, non avendo sbocchi al mare, né Ungheria né Slovacchia possono fare a meno del petrolio russo, che arriva loro attraverso l’oleodotto via terra Druzhba (Amicizia), bombardato in varie occasioni da Zelensky, e, pertanto, restano nel 2025 i maggiori importatori di questa risorsa energetica.

Come è noto, il grande Trump ha raddoppiato i dazi all’India, portandoli  al 50%, con lo scopo dichiarato di castigare il paese asiatico per aver sostenuto la Russia nella guerra in Ucraina, mantenendo in piedi questa per lei vantaggiosa relazione commerciale. Da parte sua, l’India ha correttamente sostenuto di essere stata ingiustamente punita, dal momento che molti altri paesi continuano a commerciare tranquillamente con il paese di Putin, dichiarando che avrebbe varato “dazi secondari”. Dopo aver banchettato nel castello di Windsor con i soliti straricchi, Trump è tornato a invitare gli europei a smettere di comprare il petrolio e il gas russi e a sanzionare chi li compra, ossia soprattutto Cina e India, con le quali l’Ue non può assolutamente non mantenere convenienti relazioni commerciali. A suo parere, solo in quel momento il prezzo del greggio si abbasserebbe e Putin sarebbe costretto a desistere della sua politica aggressiva contro l’Ucraina. Utilizzando esplicitamente il ricatto, ha dichiarato che non metterà altre sanzioni alla Russia, con cui probabilmente in Alaska ha prefigurato nuovi progetti commerciali ed economici e da cui vorrebbe essere nella sua immaginazione aiutato per confrontarsi con il suo principale nemico, se gli europei non faranno altrettanto con la Russia e con i paesi che a suo parere la sostengono. Sempre inginocchiandosi religiosamente, l’Ue ha annunciato il diciannovesimo pacchetto di sanzioni, spergiurando che nel 2027 cesserà di acquistare le risorse energetiche dal paese euroasiatico.

lunedì 22 settembre 2025

Il conflitto delle interpretazioni. Hegel e il sapere assoluto - Paolo Vinci, Lucio Cortella, Giorgio Cesarale



Il conflitto delle interpretazioni. Hegel e il sapere assoluto. 
In collaborazione con “Dialettica&Filosofia” 

A cura di Giovanni Andreozzi (Università di Parma, Universität Kassel) e Andrea Bianchi (Sapienza Università di Roma, Dialettica&Filosofia) Paolo Vinci (Sapienza Università di Roma). 

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Primo incontro, Palazzo Serra di Cassano, 12 febbraio 2025 
Paolo Vinci (Sapienza Università di Roma) 

Sapere assoluto e riconoscimento 
Il rapporto tra la dimensione speculativa della filosofia hegeliana e il pensiero contemporaneo è attraversato da una peculiare ambivalenza. È possibile farne rivivere le potenzialità critiche all’interno delle coordinate del pensiero post-metafisico? O non risiedono invece queste proprio nella sua irriducibilità al pensiero contemporaneo, nella sua capacità di metterne in evidenza i limiti? Si tratta quindi di scoprire la natura già post-metafisica del sapere assoluto, oppure di mettere in discussione il presente a partire dalle pretese della filosofia hegeliana? 
                         https://www.youtube.com/watch?v=41iNfFekED8&t=12s

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Secondo incontro  
Lucio Cortella (Università Ca’ Foscari di Venezia) 
Congedo dal sapere assoluto. Genesi, esito, riscatto 
Palazzo Serra di Cassano, 13 febbraio 2025 

Il rapporto tra la dimensione speculativa della filosofia hegeliana e il pensiero contemporaneo è attraversato da una peculiare ambivalenza. È possibile farne rivivere le potenzialità critiche all’interno delle coordinate del pensiero post-metafisico? O non risiedono invece queste proprio nella sua irriducibilità al pensiero contemporaneo, nella sua capacità di metterne in evidenza i limiti? Si tratta quindi di scoprire la natura già post-metafisica del sapere assoluto, oppure di mettere in discussione il presente a partire dalle pretese della filosofia hegeliana? 

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Terzo incontro 
Giorgio Cesarale (Università Ca’ Foscari di Venezia) 
Negatività, riflessione, sapere assoluto. L’eredità critica del pensiero speculativo hegeliano 
Palazzo Serra di Cassano, 14 febbraio 2025 

Il rapporto tra la dimensione speculativa della filosofia hegeliana e il pensiero contemporaneo è attraversato da una peculiare ambivalenza. È possibile farne rivivere le potenzialità critiche all’interno delle coordinate del pensiero post-metafisico? O non risiedono invece queste proprio nella sua irriducibilità al pensiero contemporaneo, nella sua capacità di metterne in evidenza i limiti? Si tratta quindi di scoprire la natura già post-metafisica del sapere assoluto, oppure di mettere in discussione il presente a partire dalle pretese della filosofia hegeliana? 

giovedì 18 settembre 2025

National Defense Strategy: il mondo è troppo grande per gli Stati Uniti - Francesco Dall'Aglio

Da: https://www.ilcontesto.net - Il Contesto | Analisi economica e geopolitica Francesco Dall'Aglio, Medievista, saggista, ricercatore presso l’Istituto di Studi Storici al Dipartimento di Storia Medievale dell’Accademia delle Scienze di Sofia e gestore del canale Telegram «War Room». È coautore del volume, scritto assieme a Carlo Ziviello, Oppenheimer, Putin e altre storie sulla bomba (Ad Est dell’Equatore, 2023).
Vedi anche: National Defense Strategy: gli Stati Uniti si guardano allo specchio - Roberto Buffagni 

Lo scorso 5 settembre, «Politico» ha scritto che la bozza della National Defense Strategy per il 2025 attribuisce la priorità alla tutela degli interessi statunitensi nell’emisfero occidentale rispetto alla gestione della “minaccia cinese”. Lo avrebbero confidato alla nota rivista ben tre funzionari dotati di accesso al documento, giunto sulla scrivania del segretario alla Difesa Pete Hegseth alla fine di agosto. Qualora trovassero conferma, le indiscrezioni riportate da «Politico» delineerebbero un radicale cambiamento di rotta rispetto alle traiettorie strategiche seguite dagli Stati Uniti nell’ultimo quindicennio, sotto governi sia democratici che repubblicani. Compreso quello guidato dallo stesso Trump tra il 2017 e il 2021, la cui National Defense Strategy collocava la deterrenza contro la Cina in cima alla scala delle priorità del Pentagono. La realizzazione del mutamento d’approccio previsto dal documento menzionato da «Politico» susciterebbe allo stesso tempo reazioni scomposte in seno alle compagini neocon e sinofobiche incistate in entrambi i partiti. Anche i rapporti con gli alleati/sottoposti ne risulterebbero profondamente alterati. «I tradizionali impegni assunti dagli Stati Uniti vengono ora messi in discussione», avrebbe riferito una delle tre fonti interpellate da «Politico». Le dichiarazioni pubbliche e le misure prese concretamente dall’amministrazione Trump risultano coerenti con il riorientamento strategico descritto all’interno del documento, a partire dalle rivendicazioni su Groenlandia e Panama; dalle ambizioni annessioniste nei confronti del Canada; dalla mobilitazione della Guardia Nazionale a sostegno delle forze dell’ordine a Washington e Los Angeles; dalla militarizzazione del confine con il Messico; dallo schieramento di navi da guerra e caccia F-35 nei Caraibi e al largo delle coste venezuelane con lo scopo ufficiale di combattere il narcotraffico; dal taglio dei fondi previsti dal programma di sostegno militare ai Paesi baltici. Elbridge Colby, coautore della National Defense Strategy per il 2018 e principale artefice della bozza descritta da «Politico», sembra aver abbandonato il suo tradizionale approccio anti-cinese per approdare alle posizioni sposate dal vicepresidente Jd Vance, che intende svincolare gli Stati Uniti dagli impegni esteri. (Giacomo Gabellini) 


                                                                           
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