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mercoledì 14 gennaio 2026

I VOLENTEROSI SERVI DI TRUMP: PAROLE, PAROLE, PAROLE... - Paolo Ferrero, Francesco Dall'Aglio

Da: dignità TV - Paolo Ferrero è un politico italiano, Ministro della solidarietà sociale del Governo Prodi II dal 17 maggio 2006 all'8 maggio 2008. È stato segretario di Rifondazione Comunista dal 27 luglio 2008 al 2 aprile 2017 - Francesco Dall'Aglio, Medievista, saggista, ricercatore presso l’Istituto di Studi Storici al Dipartimento di Storia Medievale dell’Accademia delle Scienze di Sofia e gestore del canale Telegram «War Room». È coautore del volume, scritto assieme a Carlo Ziviello, Oppenheimer, Putin e altre storie sulla bomba (Ad Est dell’Equatore, 2023). - Francesco Dall'Aglio -

                                                                           

Il mistero del potere - Giorgio Agamben

Da: https://www.quodlibet.it - Giorgio Agamben è un filosofo italiano. Ha scritto diverse opere che spaziano dall'estetica alla filosofia politica, dalla linguistica alla storia dei concetti, proponendo interpretazioni originali di categorie come forma di vita, homo sacer, stato di eccezione e biopolitica. La sua opera è studiata in tutto il mondo. Gorgio Agamben - Giorgio Agamben

Leggi anche: REQUIEM PER L’OCCIDENTE - Giorgio Agamben


È possibile leggere la seconda lettera di Paolo ai Tessalonicesi come una profezia che concerne la situazione attuale dell’Occidente. L’apostolo evoca qui «un mistero dell’anomia», dell’«assenza di legge», che è in atto, ma che non giungerà a compimento con la seconda venuta di Gesù Cristo, se prima non apparirà «l’uomo dell’anomia (ho anthropos tes anomias), il figlio della distruzione, colui che si contrappone e s’innalza sopra ogni essere che viene detto Dio o è oggetto di culto, fino a sedere nel tempio di Dio, mostrandosi come Dio». Vi è, però, un potere che trattiene questa rivelazione (Paolo lo chiama semplicemente senza meglio definirlo «ciò che trattiene – cathechon»). Occorre perciò che questo potere sia tolto di mezzo, perché solo allora «sarà rivelato l’empio (anomo, lett. “il senza legge”), che il signore Gesù eliminerà col soffio della sua bocca e renderà inoperante con l’apparire della sua venuta». 

La tradizione teologico-politica ha identificato questo «potere che trattiene» con l’impero Romano (così in Girolamo e, più tardi, in Carl Schmitt) o con la stessa Chiesa (in Ticonio e Agostino). È evidente, in ogni caso, che il potere che trattiene si identifica con le istituzioni che reggono e governano le società umane. Per questo la loro eliminazione coincide con l’avvento dell’anomos, di un «senza legge» che prende il posto di Dio e «con segni e falsi prodigi» conduce alla perdizione «coloro che hanno rinunciato all’amore per la verità». 

È possibile vedere nel mistero dell’anomia non tanto un arcano sovratemporale, il cui unico senso è di porre fine alla storia, quanto piuttosto un dramma storico (mysterion in greco significa «azione drammatica»), che corrisponde perfettamente a quello che stiamo oggi vivendo. 

Le istituzioni dominanti sembrano aver smarrito il loro senso e si stanno letteralmente togliendo di mezzo, lasciando il posto a un’anomia, a un’assenza di legge che si pretende per così dire legale, ma che ha di fatto abdicato a ogni legittimità. Lo Stato (il principio che trattiene) e il «senza legge» sono in realtà le due facce di uno stesso mistero: il mistero del potere. Come oggi gli Stati Uniti mostrano senza alcun scrupolo, l«uomo dell’anomia», il «senza legge» designa la figura del potere statale che, lasciando cadere i principi costituzionali e etici che tradizionalmente lo limitavano e, con essi, «l’amore per la verità», si affida ai «segni e ai falsi prodigi» delle armi e della tecnologia. È questa confusione di anarchia e di legalità in uno stato di eccezione divenuto permanente che dobbiamo smascherare e rendere in ogni ambito inoperante. 

mercoledì 7 gennaio 2026

Le tante bugie della guerra - Alessandra Ciattini

Da: https://www.lantidiplomatico.it - Alessandra Ciattini (collettivo di formazione marxista "Stefano Garroni”) ha insegnato Antropologia culturale alla Sapienza, collabora con https://www.unigramsci.it

Vedi anche: IL PUNTO SUL SUICIDIO DELL'UNIONE EUROPEA - Paolo Ferrero, Giacomo Gabellini 


Sommario: Ormai sappiamo che le guerre sono sempre accompagnate da tante bugie come quella della protezione gratuita fornita all’Europa dagli Usa e quella dell’incombente invasione russa. Queste bugie possono anche essere il frutto di una visione disatorta della realtà, ma sicuramente sono funzionali agli obiettivi delle classi dominanti, benchè queste ultime rivaleggino tra loro. Il problema di fondo è comprendere se la visione delirante e opportunistica da cui esse scaturiscono ha una sua propria logica.

Oltre alla menzogna riguardante l’incombente minaccia russa sulla civile Europa, patria dei diritti umani, un’altra plateale bugia è quella secondo cui gli Usa ci avrebbero difesi gratuitamente e generosamente, per cui dovremmo avere verso di loro un’infinita riconoscenza e dovremmo anche deciderci a proteggersi da soli, accettando la seppur dolorosa la perdita dei nostri figli, come ci è stato comunicato qualche tempo fa.

Su questo tema è intervenuta recentemente la Federcontribuenti, la quale ha calcolato che le basi militari Usa in Italia, integrate con la NATO, costano al contribuente italiano, esattamente al 40% degli italiani che pagano effettivamente le tasse, tra i 100 e i 200 milioni di euro all’anno. Questi costi riguardano la manutenzione, le infrastrutture, i servizi e ovviamente l’acuirsi dei conflitti internazionali produrrebbe un aumento degli stessi stimato tra il 20% e il 30%, che ricadrebbero sul bilancio dello Stato italiano e sui soliti tartassati. Si tenga anche presente che calcolare la cifra esatta di questi gravami è assai complicato, perché negli anni si sono susseguiti accordi secondari, ulteriori stanziamenti, esenzioni. Si aggiunga che i reati commessi dai militari Usa nel corso delle loro attività ufficiali non ricadono sotto la giurisdizione dello Stato italiano; più complesso è il trattamento dei reati comuni.

giovedì 1 gennaio 2026

IL PUNTO SUL SUICIDIO DELL'UNIONE EUROPEA - Paolo Ferrero, Giacomo Gabellini

Da: dignità TV - Paolo Ferrero è un politico italiano. È stato segretario di Rifondazione Comunista dal 27 luglio 2008 al 2 aprile 2017 (Paolo Ferrero) - Giacomo Gabellini è un giovane ricercatore indipendente. (Il Contesto) -

                                                                             

... E Buon 2026 a Tutti!     (Il Collettivo) 

martedì 9 dicembre 2025

1° dicembre: Giornata mondiale dell’Aids - Paolo Crocchiolo

Da: https://futurasocieta.com -  Paolo Crocchiolo, professore dell'Università popolare Antonio Gramsci, già docente di evoluzionismo e filosofia all'Università americana e funzionario dell'Onu. Primario di malattie infettive e tropicali, già responsabile della ricerca clinica sull’AIDS dell’Organizzazione Mondiale della Sanità (1988-1993) e già presidente del Comitato Scientifico Nazionale del Forum Droghe (2001-2008). Paolo Crocchiolo - 


A 44 anni di distanza dall’inizio della pandemia è possibile tracciare un bilancio che mette in luce come il neoliberismo nei suoi vari aspetti abbia pesantemente influito sulla diffusione e sul tasso di letalità di un’infezione che, sino a oggi, ha provocato 38 milioni di morti. Una frase per social: in tutte le malattie infettive, ma soprattutto in quelle a trasmissione sessuale, ogni forma di discriminazione si ritorce inevitabilmente contro i discriminatori.


Un esempio paradigmatico di come i microrganismi infieriscano laddove incontrano le condizioni favorevoli alla loro penetrazione e al loro sviluppo nelle società umane, è quello dell’Aids: mai come in questo caso il discorso economico-politico s’intreccia con quello medico-biologico. Per il virus dell’Aids, che fa parte del gruppo degli agenti infettivi a trasmissione sessuale, le cellule e i tessuti di qualunque organismo umano rappresenterebbero potenzialmente un terreno di coltura ottimale. Si notò, invece, sin dall’inizio della pandemia che il virus si avvantaggiava per la sua propagazione delle varie forme di discriminazione e di negazione dei diritti umani e civili, colpendone preferenzialmente le vittime, tra cui gli strati sociali più poveri dei Paesi del Sud globale, gli omosessuali, i tossicodipendenti, le persone che si prostituiscono, i carcerati e i migranti.

In particolare, le masse dei Paesi del Sud globale – cui il sistema neocoloniale e imperialista, per minimizzare i costi della forza lavoro, provocava miseria e malnutrizione negando al contempo l’accesso ad assistenza medica e, dal 1996, a farmaci salvavita, da allora e per vari anni disponibili per via dei brevetti solo nei Paesi industrializzati – hanno subìto le conseguenze più pesanti della pandemia.

mercoledì 3 dicembre 2025

Marxismo ed evoluzionismo - Paolo Crocchiolo

 Da: https://futurasocieta.com - Paolo Crocchiolo, professore dell'Università popolare Antonio Gramsci, già docente di evoluzionismo e filosofia all'Università americana e funzionario dell'Onu. 

Leggi anche. Occidente? No, grazie - Paolo Crocchiolo 

Marxismo-e-darwinismo-lilian-truchon


A fronte di letture distorte e fuorvianti del darwinismo, quale quella dei darwinisti sociali che giustificano in senso classista e razzista la “prevalenza del più forte”, una lettura marxista valorizza la parità biologica di tutti i membri della specie umana e vede i tratti comuni dell’evoluzione naturale e di quella sociale. L’esacerbarsi delle diseguaglianze, dovuto al sistema di sfruttamento capitalistico, rende sempre più urgente, anche per salvarci dal rischio dell’estinzione, un ristabilimento della parità di diritti e di opportunità economiche. 

Introduzione

Molto a lungo e ancor oggi, almeno in parte, il pensiero di Darwin non ha goduto e non gode di buona fama tra i marxisti e gli intellettuali di sinistra in generale. Questo perché, contrariamente alle intenzioni dello stesso Darwin, la sua teoria, principalmente a opera di Herbert Spencer, è stata rappresentata in forma semplicistica, anzi del tutto travisata mediante espressioni decontestualizzate quali “la sopravvivenza del più adatto” che si prestava alla facile, benché del tutto impropria traduzione di “sopravvivenza del più forte”; il che nel secolo scorso ha contribuito ad aprire la strada a posizioni eticamente inaccettabili quali l’eugenetica e, ancor prima, la “missione civilizzatrice” dell’Occidente.

Le più recenti acquisizioni nel campo dell’evoluzionismo hanno, invece, smantellato la falsa rappresentazione del darwinismo e i pregiudizi che ancora persistono sulla sua presunta incompatibilità con la Weltanschauung marxista. Anzi, il marxismo per molti aspetti si colloca in perfetta continuità con il pensiero di Darwin. Infatti, l’evoluzionismo modernamente inteso, dimostrando la parità biologica di tutti gli esseri umani, può rappresentare una valida piattaforma scientifica per sostenere la lotta contro ogni forma di discriminazione economica e sociale dei più vulnerabili, fondata sul presupposto di una loro presunta inferiorità e quindi addotta a giustificazione del loro sfruttamento. 

martedì 25 novembre 2025

Lo scambio di plusvalore nel Capitalismo delle Piattaforme - Massimo De Minicis (2019)

Da: https://www.economiaepolitica.it - Massimo De Minicis è Ricercatore presso l’INAPP dove è Responsabile del gruppo di ricerca "Innovazione Tecnologica e Relazioni Industriali" e coordina i progetti di ricerca sugli ammortizzatori sociali e sul lavoro mediante piattaforme digitali (Platform Work). È membro del gruppo di ricerca Fairwork e Visiting Scholar presso l’Università Autonoma di Barcellona.

Vedi anche: La grande migrazione online: costi e opportunità - Juan Carlos De Martin  

Alienazione e rivoluzione (digitale) - Enrico Donaggio 

RIVOLUZIONE DIGITALE - Roberto Finelli e Pietro Montani in dialogo. 

Social? Soggetti in rete, oggetti nella realtà - Paolo Ercolani 

L'impatto delle tecnologie sul lavoro - Renato Curcio 

Esprimersi in digitale - Pietro Montani  

Spazi virtuali - Juan Carlos De Martin  

LO STATO DELLE COSE. Produzione, riproduzione e uso dei saperi nell’era del digitale.  

DEMENZA DIGITALE* - Manfred Spitzer

Premessa

Molti studi ormai da tempo hanno affrontato il tema delle piattaforme di lavoro dell’economia collaborativa digitalizzata[1]. Sono stati così approfonditi numerosi aspetti sulla natura e sull’organizzazione produttiva di questa ultima evoluzione della tecnologia impiegata nei processi di produzione. Ma alcune questioni, al di là delle numerose concettualizzazioni realizzate, rimangono contrastate, provocando tensioni di carattere giuridico e sociale. In particolare, nell’economia collaborativa digitalizzata rimane ancora profondamente irrisolta una comune classificazione della relazione lavorativa tra la piattaforma digitale e il lavoratore. Così obiettivo del paper, è cercare di comprendere meglio questo rapporto, esaminando il ciclo di produzione delle piattaforme di lavoro alla luce, anche, di alcune considerazioni teoriche dell’analisi marxiana sulla relazione tra automazione e produzione industriale. Nuova rilevanza sembrano, infatti, acquisire oggi, le analisi presenti nel Libro I del capitale e nei Gundrisse sull’utilizzo dei macchinari nella grande industria per la determinazione di maggiori quote di produttività e profitto (pluslavoro e plusvalore). In particolare, quando parla di automazione, Marx introduce una articolata classificazione di concetti teorici, che ancora oggi può essere utilizzata per comprendere meglio l’effetto della tecnologia sulla produzione e sul lavoro, a dispetto dei sorprendenti avanzamenti tecnologici intercorsi.

Il ciclo produttivo delle Labour Platform

lunedì 24 novembre 2025

UCRAINA: LA GUERRA È PERSA, LE MAZZETTE CORRONO - Paolo Ferrero e Francesco Dall’Aglio

Da: dignità TV - Paolo Ferrero è un politico italiano, Ministro della solidarietà sociale del Governo Prodi II dal 17 maggio 2006 all'8 maggio 2008. È stato segretario di Rifondazione Comunista dal 27 luglio 2008 al 2 aprile 2017 - Francesco Dall'Aglio, Medievista, saggista, ricercatore presso l’Istituto di Studi Storici al Dipartimento di Storia Medievale dell’Accademia delle Scienze di Sofia e gestore del canale Telegram «War Room». È coautore del volume, scritto assieme a Carlo Ziviello, Oppenheimer, Putin e altre storie sulla bomba (Ad Est dell’Equatore, 2023). - Francesco Dall'Aglio -

                                                                           

sabato 15 novembre 2025

Genocidi visibili e genocidi invisibili - Alessandra Ciattini

Da: https://futurasocieta.com - Alessandra Ciattini (Collettivo di formazione marxista Stefano Garroni - Membro del Coordinamento Nazionale del Movimento per la Rinascita Comunista) ha insegnato Antropologia culturale alla Sapienza di Roma. E' docente presso l'Università Popolare Antonio Gramsci (https://www.unigramsci.it). 


Vi sono vari modi di perpetrare genocidi: il più eclatante è determinato dalla guerra e da tutte le azioni che l’accompagnano come nel caso della distruzione con tutti i mezzi del popolo palestinese. Ma vi è anche un altro modo più subdolo, i cui effetti spesso restano nell’ombra o vengono occultati. Si tratta delle sanzioni, un atto del tutto illegittimo, con cui le potenze occidentali colpiscono i paesi più deboli allo scopo di sottometterli ai loro diktat, provocando milioni di morti, senza suscitare quello scandalo e indignazione invece suscitati dalle guerre. 



Dopo aver sperimentato sotto i nostri occhi impotenti il drammatico genocidio dei palestinesi, non ancora terminato, che taluni tacciono o arrampicandosi sugli specchi negano, forse è giunto il momento di tentare di stabilire quale è stato finora il regime più sanguinario della storia moderna, tenendo in conto le varie modalità non sempre visibili con cui questo ha liquidato popoli inermi e intere generazioni. Certo è tragico-comico udire personaggi, come il secolare monopolista della storia alla Rai, Paolo Mieli, e la filosofa Donatella Di Cesare, studiosa del ben noto Heidegger ed esponente della “sinistra compatibile”, che parlare di genocidio nel caso dei Palestinesi alimenterebbe solo sentimenti di odio ben presenti nel comportamento dell’Idf. Evidentemente non sanno, o fanno finta di non sapere che il diritto nazionale o internazionale si basa sulla classificazione dei comportamenti in base alla quale individua una colpa e la pena relativa; pertanto, non si preoccupa minimamente delle reazioni soggettive che tale identificazione può comportare. Un furto è un furto, un genocidio è un genocidio, uno stupro è uno stupro con buona pace di chi ipocritamente cerca di cavillare in nome di non so quali interessi o di un penoso abbaglio ideologico.

martedì 11 novembre 2025

Crimini infami contro i palestinesi - Luciano Beolchi

Da: https://transform-italia.it - Luciano BeolchiUniversità degli Studi di Milano - State University of Milan (Italy), History, Emeritus. (https://transform-italia.it/autori)

Leggi anche: RAKEFET SIGNIFICA CICLAMINO. Il nome di fiore per un luogo senza sole. - Reportage del The Guardian sul carcere inumano dove molti detenuti vengono trattenuti senza accuse né processo. Al momento ci sarebbero almeno 100 Palestinesi. - https://www.facebook.com/permalink.php? - Lavinia Marchetti 

Il linguaggio del terrore: quando un ex parlamentare israeliano cita Hitler per Gaza. Paolo.Consiglio

LA RIMOZIONE DEL GENOCIDIO PALESTINESE DOPO IL "CESSATE-IL-FUOCO", COME PREVEDIBILE. - Lavinia Marchetti 


A metà ottobre Israele ha restituito a Gaza 120 corpi, poi altri 15, in base a un accordo con Hamas che prevede la restituzione di 15 corpi di palestinesi per ogni corpo di ostaggio che sarà recuperato da Hamas sotto le macerie di Gaza distrutta dai bombardamenti israeliani. 

I corpi restituiti erano ancora ammanettati, orrendamente offesi, con segni di torture e impiccagioni, o bendati e giustiziati con un colpo di arma da fuoco tra gli occhi. 

Questo dice poco sugli autori dei misfatti, anche perché i corpi sono stati consegnati senza nome, accompagnati solo da un numero. E’ un fatto però che tutti i detenuti usciti dalle carceri israeliane denunciano sistematiche e violente torture fisiche e psichiche e lo stesso hanno fatto gli oltre quattrocento attivisti imbarcati sulla flotilla, arrestati illegalmente in acque internazionali. I venti ostaggi israeliani liberati, nelle centinaia di interviste rilasciate non hanno parlato di torture e la cosa è stata spiegata come un effetto della sindrome di Stoccolma, il fenomeno psicologico per cui nel corso di una lunga detenzione il detenuto si affeziona al carceriere. Curioso clima, quello di Palestina e curiosa anche la sindrome di Stoccolma che ha colpito tutti e venti gli ostaggi israeliani e nessuno tra le centinaia di migliaia di palestinesi che Israele ha detenuto nelle sue carceri. E’ prevedibile che le autorità israeliane diranno e faranno dire che l’autore dell’orrendo sfregio è Hamas, ma ciò che rende le loro accuse poco credibili non è tanto che i corpi straziati vengono dai cimiteri dei numeri, dagli obitori israeliani, dalle carceri di Megiddo e di Ofer e da altri luoghi di detenzione come la base militare di Sde Teiman, ma il fatto che esse si rifiutano sistematicamente di rivelare i nomi e le circostanze, i luoghi e le date in cui quei cadaveri sono venuti nella loro disponibilità, tutte informazioni che avvicinerebbero indubbiamente alla verità e che la comunità internazionale deve richiedere con forza. Dobbiamo pretendere da Israele nomi e non numeri. 

domenica 19 ottobre 2025

IL FONDAMENTALISMO EVANGELICO AMERICANO: DALLE ORIGINI AL SECONDO DOPOGUERRA - Edmondo Lupieri (Primo incontro)

Da: Casa della Cultura Via Borgogna 3 Milano - Edmondo Lupieri è un teologo, biblista e docente italiano, specialista del Nuovo Testamento. 

FONDAMENTALISMI RELIGIOSI - Il caso cristiano 
In Europa così come negli Gli Stati Uniti di Trump, la cosiddetta Destra religiosa, a partire da argomentazioni bibliche di tipo fondamentalista, minaccia la laicità degli Stati, il pluralismo e una serie di conquiste sul piano dei diritti civili. E l'Italia? In che misura è investita da queste correnti ideologiche e dai partiti o movimenti che se ne fanno interpreti? A che punto è la Gran Bretagna della Brexit e di Nigel Farage? E la Russia di Putin? L'Ungheria di Orbán? 
In questo ciclo di cinque incontri ci proponiamo di esaminare più in dettaglio il fondamentalismo cristiano nelle sue varie espressioni evangeliche, cattoliche e ortodosse, negli Stati Uniti e in Europa, con uno sguardo particolare all'Italia. 
Organizzato da 
Casa della Cultura, Centro Culturale Protestante 
Centro Studi Educativi, FRM 
primo incontro - Edmondo Lupieri
IL FONDAMENTALISMO EVANGELICO AMERICANO: DALLE ORIGINI AL SECONDO DOPOGUERRA 

                                                                         

Programma

Martedì 30 settembre 2025 alle ore 18
Edmondo Lupieri:
IL FONDAMENTALISMO CRISTIANO DALLE ORIGINI EVANGELICO-STATUNITENSI FINO AL SECONDO DOPOGUERRA

Martedì 14 ottobre 2025 alle ore 18
Paolo Naso:
IL FONDAMENTALISMO PROTESTANTE AMERICANO: DAI TELEPREDICATORI A DONALD TRUMP

Martedì 28 ottobre 2025 alle ore 18
Massimo Fagioli e Daniela Saresella:
IL FONDAMENTALISMO CATTOLICO

Martedì 18 novembre 2025 alle ore 18
Adriano Roccucci:
IL FONDAMENTALISMO ORTODOSSO RUSSO

Martedì 25 novembre 2025 alle ore 18
Daniele Menozzi:
IL TRADIZIONALISMO CATTOLICO ITALIANO

domenica 28 settembre 2025

La politica contraddittoria degli Usa e dell’Ue verso la Russia - Alessandra Ciattini

Da: https://futurasocieta.com - Alessandra Ciattini (Collettivo di formazione marxista Stefano Garroni - Membro del Coordinamento Nazionale del Movimento per la Rinascita Comunista) ha insegnato Antropologia culturale alla Sapienza di Roma.  E' docente presso l'Università Popolare Antonio Gramsci (https://www.unigramsci.it). 

Usa e Ue condannano la Russia di Putin e minacciano di piegarla, riducendola in miseria. Purtroppo per loro, la realtà fattuale e gli stessi meccanismi del sistema economico dominante impediscono l’effettiva rottura con il paese euroasiatico, straordinariamente ricco di risorse. Inoltre, se questo avvenisse, per l’Europa, vaso di coccio tra vasi di ferro, sarebbe il disastro che già si sta delineando.

Il passato 28 agosto è uscito un interessante articolo sulla CNN, a firma di Laurent Kent, sul commercio tra Usa ed Europa da un lato, e Federazione Russa dall’altro, che nonostante vari anni di guerra, continua imperterrito e ammonta a svariati miliardi di dollari. Naturalmente, non avendo sbocchi al mare, né Ungheria né Slovacchia possono fare a meno del petrolio russo, che arriva loro attraverso l’oleodotto via terra Druzhba (Amicizia), bombardato in varie occasioni da Zelensky, e, pertanto, restano nel 2025 i maggiori importatori di questa risorsa energetica.

Come è noto, il grande Trump ha raddoppiato i dazi all’India, portandoli  al 50%, con lo scopo dichiarato di castigare il paese asiatico per aver sostenuto la Russia nella guerra in Ucraina, mantenendo in piedi questa per lei vantaggiosa relazione commerciale. Da parte sua, l’India ha correttamente sostenuto di essere stata ingiustamente punita, dal momento che molti altri paesi continuano a commerciare tranquillamente con il paese di Putin, dichiarando che avrebbe varato “dazi secondari”. Dopo aver banchettato nel castello di Windsor con i soliti straricchi, Trump è tornato a invitare gli europei a smettere di comprare il petrolio e il gas russi e a sanzionare chi li compra, ossia soprattutto Cina e India, con le quali l’Ue non può assolutamente non mantenere convenienti relazioni commerciali. A suo parere, solo in quel momento il prezzo del greggio si abbasserebbe e Putin sarebbe costretto a desistere della sua politica aggressiva contro l’Ucraina. Utilizzando esplicitamente il ricatto, ha dichiarato che non metterà altre sanzioni alla Russia, con cui probabilmente in Alaska ha prefigurato nuovi progetti commerciali ed economici e da cui vorrebbe essere nella sua immaginazione aiutato per confrontarsi con il suo principale nemico, se gli europei non faranno altrettanto con la Russia e con i paesi che a suo parere la sostengono. Sempre inginocchiandosi religiosamente, l’Ue ha annunciato il diciannovesimo pacchetto di sanzioni, spergiurando che nel 2027 cesserà di acquistare le risorse energetiche dal paese euroasiatico.

lunedì 22 settembre 2025

Il conflitto delle interpretazioni. Hegel e il sapere assoluto - Paolo Vinci, Lucio Cortella, Giorgio Cesarale



Il conflitto delle interpretazioni. Hegel e il sapere assoluto. 
In collaborazione con “Dialettica&Filosofia” 

A cura di Giovanni Andreozzi (Università di Parma, Universität Kassel) e Andrea Bianchi (Sapienza Università di Roma, Dialettica&Filosofia) Paolo Vinci (Sapienza Università di Roma). 

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Primo incontro, Palazzo Serra di Cassano, 12 febbraio 2025 
Paolo Vinci (Sapienza Università di Roma) 

Sapere assoluto e riconoscimento 
Il rapporto tra la dimensione speculativa della filosofia hegeliana e il pensiero contemporaneo è attraversato da una peculiare ambivalenza. È possibile farne rivivere le potenzialità critiche all’interno delle coordinate del pensiero post-metafisico? O non risiedono invece queste proprio nella sua irriducibilità al pensiero contemporaneo, nella sua capacità di metterne in evidenza i limiti? Si tratta quindi di scoprire la natura già post-metafisica del sapere assoluto, oppure di mettere in discussione il presente a partire dalle pretese della filosofia hegeliana? 
                         https://www.youtube.com/watch?v=41iNfFekED8&t=12s

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Secondo incontro  
Lucio Cortella (Università Ca’ Foscari di Venezia) 
Congedo dal sapere assoluto. Genesi, esito, riscatto 
Palazzo Serra di Cassano, 13 febbraio 2025 

Il rapporto tra la dimensione speculativa della filosofia hegeliana e il pensiero contemporaneo è attraversato da una peculiare ambivalenza. È possibile farne rivivere le potenzialità critiche all’interno delle coordinate del pensiero post-metafisico? O non risiedono invece queste proprio nella sua irriducibilità al pensiero contemporaneo, nella sua capacità di metterne in evidenza i limiti? Si tratta quindi di scoprire la natura già post-metafisica del sapere assoluto, oppure di mettere in discussione il presente a partire dalle pretese della filosofia hegeliana? 

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Terzo incontro 
Giorgio Cesarale (Università Ca’ Foscari di Venezia) 
Negatività, riflessione, sapere assoluto. L’eredità critica del pensiero speculativo hegeliano 
Palazzo Serra di Cassano, 14 febbraio 2025 

Il rapporto tra la dimensione speculativa della filosofia hegeliana e il pensiero contemporaneo è attraversato da una peculiare ambivalenza. È possibile farne rivivere le potenzialità critiche all’interno delle coordinate del pensiero post-metafisico? O non risiedono invece queste proprio nella sua irriducibilità al pensiero contemporaneo, nella sua capacità di metterne in evidenza i limiti? Si tratta quindi di scoprire la natura già post-metafisica del sapere assoluto, oppure di mettere in discussione il presente a partire dalle pretese della filosofia hegeliana? 

giovedì 18 settembre 2025

National Defense Strategy: il mondo è troppo grande per gli Stati Uniti - Francesco Dall'Aglio

Da: https://www.ilcontesto.net - Il Contesto | Analisi economica e geopolitica Francesco Dall'Aglio, Medievista, saggista, ricercatore presso l’Istituto di Studi Storici al Dipartimento di Storia Medievale dell’Accademia delle Scienze di Sofia e gestore del canale Telegram «War Room». È coautore del volume, scritto assieme a Carlo Ziviello, Oppenheimer, Putin e altre storie sulla bomba (Ad Est dell’Equatore, 2023).
Vedi anche: National Defense Strategy: gli Stati Uniti si guardano allo specchio - Roberto Buffagni 

Lo scorso 5 settembre, «Politico» ha scritto che la bozza della National Defense Strategy per il 2025 attribuisce la priorità alla tutela degli interessi statunitensi nell’emisfero occidentale rispetto alla gestione della “minaccia cinese”. Lo avrebbero confidato alla nota rivista ben tre funzionari dotati di accesso al documento, giunto sulla scrivania del segretario alla Difesa Pete Hegseth alla fine di agosto. Qualora trovassero conferma, le indiscrezioni riportate da «Politico» delineerebbero un radicale cambiamento di rotta rispetto alle traiettorie strategiche seguite dagli Stati Uniti nell’ultimo quindicennio, sotto governi sia democratici che repubblicani. Compreso quello guidato dallo stesso Trump tra il 2017 e il 2021, la cui National Defense Strategy collocava la deterrenza contro la Cina in cima alla scala delle priorità del Pentagono. La realizzazione del mutamento d’approccio previsto dal documento menzionato da «Politico» susciterebbe allo stesso tempo reazioni scomposte in seno alle compagini neocon e sinofobiche incistate in entrambi i partiti. Anche i rapporti con gli alleati/sottoposti ne risulterebbero profondamente alterati. «I tradizionali impegni assunti dagli Stati Uniti vengono ora messi in discussione», avrebbe riferito una delle tre fonti interpellate da «Politico». Le dichiarazioni pubbliche e le misure prese concretamente dall’amministrazione Trump risultano coerenti con il riorientamento strategico descritto all’interno del documento, a partire dalle rivendicazioni su Groenlandia e Panama; dalle ambizioni annessioniste nei confronti del Canada; dalla mobilitazione della Guardia Nazionale a sostegno delle forze dell’ordine a Washington e Los Angeles; dalla militarizzazione del confine con il Messico; dallo schieramento di navi da guerra e caccia F-35 nei Caraibi e al largo delle coste venezuelane con lo scopo ufficiale di combattere il narcotraffico; dal taglio dei fondi previsti dal programma di sostegno militare ai Paesi baltici. Elbridge Colby, coautore della National Defense Strategy per il 2018 e principale artefice della bozza descritta da «Politico», sembra aver abbandonato il suo tradizionale approccio anti-cinese per approdare alle posizioni sposate dal vicepresidente Jd Vance, che intende svincolare gli Stati Uniti dagli impegni esteri. (Giacomo Gabellini) 


                                                                           
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venerdì 12 settembre 2025

National Defense Strategy: gli Stati Uniti si guardano allo specchio - Roberto Buffagni

Da: Il Contesto | Analisi economica e geopolitica - Roberto Buffagni Ha insegnato Storia dell'Arte presso l'Università di Parma, studioso di questioni geostrategiche e collaboratore del sito «L’Italia e il Mondo» (italiaeilmondo.com). Ha pubblicato saggi sul teatro, sul cinema (vincendo anche il Premio Adelio Ferrero per la critica cinematografica) e sulla letteratura. L'ultimo libro è: La supercazzola. Istruzioni per l'Ugo. (Mondadori). 

Vedi anche: Perché abbiamo perso la guerra /1- Caracciolo a Mappa Mundi https://www.youtube.com/watch?v=uN8yfhs8pUA 
Leggi anche: Paolo Gerbaudo 4 h ·


Lo scorso 5 settembre, «Politico» ha scritto che la bozza della National Defense Strategy per il 2025 attribuisce la priorità alla tutela degli interessi statunitensi nell’emisfero occidentale rispetto alla gestione della “minaccia cinese”. Lo avrebbero confidato alla nota rivista ben tre funzionari dotati di accesso al documento, giunto sulla scrivania del segretario alla Difesa Pete Hegseth alla fine di agosto. Qualora trovassero conferma, le indiscrezioni riportate da «Politico» delineerebbero un radicale cambiamento di rotta rispetto alle traiettorie strategiche seguite dagli Stati Uniti nell’ultimo quindicennio, sotto governi sia democratici che repubblicani. Compreso quello guidato dallo stesso Trump tra il 2017 e il 2021, la cui National Defense Strategy collocava la deterrenza contro la Cina in cima alla scala delle priorità del Pentagono. La realizzazione del mutamento d’approccio previsto dal documento menzionato da «Politico» susciterebbe allo stesso tempo reazioni scomposte in seno alle compagini neocon e sinofobiche incistate in entrambi i partiti. Anche i rapporti con gli alleati/sottoposti ne risulterebbero profondamente alterati. «I tradizionali impegni assunti dagli Stati Uniti vengono ora messi in discussione», avrebbe riferito una delle tre fonti interpellate da «Politico». Le dichiarazioni pubbliche e le misure prese concretamente dall’amministrazione Trump risultano coerenti con il riorientamento strategico descritto all’interno del documento. Ne parliamo assieme a Roberto Buffagni, scrittore, autore di testi teatrali, studioso di questioni geostrategiche e collaboratore del sito «L’Italia e il Mondo». (Giacomo Gabellini)

                                                                           

sabato 23 agosto 2025

Il più grande nemico dell’umanità: l’imperialismo straccione europeo - Paolo Ferrero, Alessandro Volpi

Da: dignità TV - Paolo Ferrero è un politico italiano, Ministro della solidarietà sociale del Governo Prodi II dal 17 maggio 2006 all'8 maggio 2008. È stato segretario di Rifondazione Comunista dal 27 luglio 2008 al 2 aprile 2017 - Alessandro Volpi docente di Storia contemporanea, di Storia del movimento operaio e sindacale e di Storia sociale presso il Dipartimento di Scienze politiche dell’Università di Pisa. 

                                                                           

domenica 17 agosto 2025

PUTIN TRIONFA in Alaska: Trump scarica all'UE la SCONFITTA in Ucraina - Clara Statello intervista Paolo Di Mizio e Gianandrea Gaiani

Da: OttolinaTV - Paolo Di Mizio è un giornalista e scrittore italiano. È stato per 20 anni giornalista al TG5 - Gianandrea Gaiani. Giornalista bolognese, laureato in Storia Contemporanea, dal 1988 si occupa di analisi storico-strategiche, studio dei conflitti e reportage dai teatri di guerra. Dal febbraio 2000 dirige Analisi Difesa. - Clara Statello, laureata in Economia Politica, ha lavorato come corrispondente e autrice per Sputnik Italia, occupandosi principalmente di Sicilia, Mezzogiorno, Mediterraneo, lavoro, mafia, antimafia e militarizzazione del territorio. Appassionata di politica internazionale, collabora con L'Antidiplomatico, Pressenza e Marx21.

Mentre i leader dei Paesi NATO guardano attoniti con gli occhi sgranati, il presidente russo Putin ottiene ciò che vuole: dei negoziati senza precondizioni mentre l'operazione militare speciale prosegue, finalizzati non ad un cessate il fuoco ma ad un ACCORDO GLOBALE DI PACE. Uno schiaffo a Zelensky, Macron, Merz, Starmer e von der Leyen, un'umiliazione per il cosiddetto gruppo dei volenterosi. 
Non è chiaro ciò che ha ottenuto Trump, visto che i colloqui si sono svolti a porte chiuse, si sono conclusi senza un accordo o una dichiarazione congiunta, in conferenza stampa i giornalisti non hanno potuto rivolgere domande. Il presidente Trump, con il vertice in Alaska, ha però ottenuto due immediati risultati geopolitici: 
1. i Paesi dell'UE sono stati esclusi dalla partita in quanto giocatori attivi e relegati ai margini dello scenario geopolitico dell'Artico; 
2. inizia un nuovo corso tra Stati Uniti e Federazione Russa, mentre i leader dei Paesi Nato sono rimasti con il cerino in mano per quanto riguarda la guerra in Ucraina.

                                                                           

mercoledì 6 agosto 2025

Pagina nera della Chiesa cattolica e lotta secolare anticomunista - Paolo Massucci

Paolo Massucci, Collettivo di formazione marxista Stefano Garroni. (Paolo Massucci



Nel 1998 papa Wojtyla beatifica monsignor Stepinac, collaboratore del nazista Ante Pavelic, capo del regime nazista croato. Pavelic compì eccidi così efferati e alla luce del giorno che scandalizzarono persino gli esponenti del Terzo Reich e del Fascismo. (https://ilmanifesto.it/archivio/1998016059

Il nazifascismo, nonostante la sconfitta del 1945, continuò a vivere, in posizioni di potere e in chiave ideologica, per essere utilizzato in funzione anticomunista. Con esso, infatti, mai si vollero fare i conti fino in fondo. 

Questa pillola di storia aggiunge un altro tassello al ruolo politico del quale fu incaricato Giovanni Paolo II. 

La storia dell'Occidente dopo la II guerra mondiale, infatti, è segnata dalla lotta - ad oggi ampiamente vincitrice, in termini politici, economici e ideologici- contro il movimento comunista.

Nonostante la vittoria storica, la lotta ideologica e politica anticomunista, in forme mutate, tutt'oggi è in atto. Essa infatti costituisce, pur in maniera mistificata e trasfigurata, la lotta del capitalista contro la classe lavoratrice per la massimizzazione dell'estrazione del plusvalore e quindi del profitto.

L'andamento della lotta, da decenni ancor più favorevole al capitale, si evidenzia nelle politiche neoliberiste: contrazione dei salari e delle pensioni, precarizzazione e perdita dei diritti dei lavoratori, peggioramento drammatico del sistema sanitario nazionale, privatizzazione di qualsiasi servizio di interesse collettivo, aumento dei costi scolastici e universitari con compromissione nei fatti del diritto allo studio. I salari ormai non garantiscono più un baluardo per la povertà: la sopravvivenza o il benessere, distribuiti a macchia di leopardo, sono legati semmai alle successioni ereditarie di immobili e di piccoli patrimoni risparmiati dalla precedente generazione dai redditi da lavoro. D'altra parte le conseguenze della vittoria del capitalismo si evidenziano anche nell'abbandono della cosa pubblica, del bene comune, quale la difesa ecologica del pianeta e le politiche mondiali di pace e disarmo ormai abbandonate, mentre la guerra, spacciata quale diritto alla difesa, è ormai sdoganata come mezzo in realtà per regolare in maniera spiccia i rapporti di forza internazionali.

Il livello di ingiustizia sociale e disuguaglianza si estremizza costantemente e il malessere sociale con le sue potenziali non prevedibili conseguenze politiche, civili e sociali, viene gestito mediante la riduzione degli spazi democratici ed una intensificazione della componente ideologica mediante potenziamento dell'apparato mediatico. Il sistema elettorale parlamentare è ormai praticamente saltato nel ruolo di trasmissione delle istanze politiche dai cittadini ai governi, mentre autoritarismo, repressione poliziesca, corsa agli armamenti, insieme allo strapotere delle oligarchie mondiali, vengono giustificate ideologicamente come difesa dei valori democratici occidentali.

Insomma nei Paesi europei e in USA in particolare si sopprime la democrazia per “difendere la democrazia occidentale”.

La tesi di Benedetto Croce per cui il Fascismo sarebbe una parentesi nella storia italiana dovrebbe essere capovolta, e non solo a livello italiano, per cui la democrazia è stata una parentesi nel corso della storia dei Paesi con economia capitalistica, dove la normalità è il fascismo, nelle sue diverse forme ed espressioni.

A ben vedere tuttavia il capitalismo non è “il modo in cui funziona la produzione e l’economia” -come vuole far intendere l’ideologia dominante- ma è un sistema storicamente determinato che si basa sulla dominanza di classe, antiquato e fallimentare nel gestire gli immani problemi planetari del XXI secolo, problemi drammatici che esso stesso ha generato proprio nel suo perseguire la massimizzazione dell’utilità privata. 

Le prospettive dell’umanità, la civiltà, dipendono dall’esito della lotta di classe.