Tra riconoscimento e feticcio: Hegel-Marx-Freud e il marxismo italiano.
L’autocoscienza è in sé e per sé solo quando e in quanto è in sé e per sé per un’altra autocoscienza, cioè solo in quanto è qualcosa di riconosciuto. - Hegel, Fenomenologia dello spirito 1807
È nel capitale produttivo d’interesse che il rapporto capitalistico perviene alla sua forma più esteriore e assume l’aspetto di un feticcio. [...] - Marx, Il capitale 1867
Noi non facciamo derivare la scissione psichica da una mancanza congenita dell’apparato psichico a operare la sintesi delle esperienze, ma la spieghiamo dinamicamente con un conflitto di forze psichiche opposte, e vi ravvisiamo il risultato di una lotta attiva tra ogni complesso psichico. - Freud, La psicoanalisi (Seconda conferenza 1910)
Che cosa mai abbia a che fare l’autocoscienza, il riconoscimento e infine il Geist di Hegel, con il feticcio automatico (per intenderci, il capitale produttivo d’interesse: D-D’, la forma più esteriore e astratta del capitale) del Marx del III libro del Capitale, certo non è di immediata evidenza. Eppure, leggendo i saggi di Finelli1[1], possiamo cominciare a tessere la tela, facendo interagire Hegel con Marx, tenendoli insieme, nonostante e a dispetto di chi ritiene ormai sorpassato e inutilizzabile lo studio ‘comparato’ dei due Autori. Finelli individua invece un nodo di congiunzione, un nodo assai problematico, da districare e da sciogliere. Tuttavia, i due, incredibile a dirsi, non bastano a se stessi: il ‘terzo incomodo’ è la psicanalisi freudiana e i suoi sviluppi più recenti in ambito anglosassone.
In effetti, ciò che oggi è in gioco, secondo Finelli, è la concezione di una soggettività che abbia connotati antropologici all’altezza dei tempi. Che non sia cioè né prodotto materialistico di matrice feuerbachiana (l’uomo-genere ripreso poi dal giovane Marx), né Spirito assoluto, soggettività trasparente a se stessa, come vuole la Logica di Hegel. Allora, il “fattore-Hegel” va utilizzato a piene mani, a patto che lo si consideri non-assoluto, ma per certi versi addirittura aporetico1[2]. L’intervento di Finelli su Marx mette in evidenza il debito di Treviri verso Stoccarda: un debito, in gran parte, non pienamente reso esplicito o addirittura frainteso dallo stesso Marx. Per non dire poi di come sia stato avversato da una parte del marxismo italiano (dellavolpiano, soprattutto).



