Da: https://www.ilcontesto.net - Giacomo Gabellini è un giovane ricercatore indipendente. -
Francesco Dall'Aglio, medievista, ricercatore presso l'Istituto di Studi Storici al dipartimento di storia medievale della Accademia delle Scienze di Sofia (Bulgaria). Esperto di est Europa e di questioni strategico-militari è gestore del canale Telegram «War Room»

Basandosi su ben tre fonti interne ai servizi di sicurezza statunitensi, il «Washington Post» scrive che «dall’inizio della guerra, la Russia ha comunicato all’Iran le posizioni delle risorse militari statunitensi, tra cui navi da guerra e aerei».
Gli analisti raggiunti dal «Washington Post» hanno affermato che «la condivisione di informazioni di intelligence si adatterebbe allo schema degli attacchi dell’Iran contro le forze statunitensi, comprese le infrastrutture di comando e controllo, i radar e le strutture temporanee».
L’Iran sta «realizzando rilevamenti molto precisi sui radar di allerta precoce o sui radar over-the-horizon. Lo stanno facendo in modo molto mirato, puntando al comando e controllo», ha affermato Dara Massicot, esperta di esercito russo presso il Carnegie Endowment for International Peace.
L’Iran dispone di una manciata di satelliti di livello militare, cosa che renderebbe le immagini fornite dalle capacità spaziali molto più avanzate della Russia estremamente preziose, soprattutto perché il Cremlino ha perfezionato il proprio targeting dopo anni di guerra in Ucraina, ha affermato Massicot.
Nicole Grajewski, che studia la cooperazione dell’Iran con la Russia presso il Belfer Center della Harvard Kennedy School, ha affermato sempre al «Washington Post» che gli attacchi di rappresaglia iraniani sono stati caratterizzati da un elevato livello di sofisticatezza, sia per quanto riguarda gli obiettivi presi di mira da Teheran, sia per la sua capacità di sopraffare le difese degli Stati Uniti e degli alleati.
Il «Washington Post» scrive anche che gli Usa stanno esaurendo i missili
Il Pentagono, sostiene ancora il «Washington Post» sulla base di rivelazioni rese da altre fonti a conoscenza della questione, sta rapidamente esaurendo le sue scorte di missili intercettori e di precisione.
Le informazioni fornite dal «Washington Post» si combinano a quelle pubblicate da «Cbs News», secondo cui anche le monarchie sunnite del Golfo Persico lamenterebbero una pericolosa penuria di missili intercettori. Nonché a quelle diffuse dalla stampa sudcoreana, secondo cui il Pentagono starebbe attentamente valutando il trasferimento di sistemi di difesa aerea Thaad e Patriot dalla Corea del Sud al teatro mediorientale.
In queste ore, per di più, si registra l’avvicinamento al Mediterraneo orientale del gruppo d’attacco comprendente la portaerei Bush, supplementare a quelli facenti capo alle portaerei Ford e Lincoln.
Alcune “voci di corridoio” affermano inoltre che il presidente Trump starebbe seriamente prendendo in esame l’ipotesi di procedere a un’invasione di terra dell’Iran, a dispetto delle sue caratteristiche oroidrografiche assolutamente proibitive.
Tutto ciò proietta un’ombra sinistra sulle dichiarazioni roboanti rilasciate da Hegseth e Trump, recentissimamente rilanciate dalla portavoce della Casa Bianca Anna Kelly secondo cui «il regime iraniano è completamente annientato. La loro capacità di reazione con missili balistici diminuisce ogni giorno, la loro marina è annientata, la loro capacità produttiva è demolita e i loro alleati non riescono a opporre resistenza».
Vale la pena, infine, riportare le valutazioni formulate da Antony Blinken, segretario di Stato sotto l’amministrazione Biden, ai microfoni di «Bloomberg».
A suo avviso, «Trump potrebbe teoricamente dichiarare vittoria domani e affermare che il regime ha subito gravi danni, che le forze missilistiche, il programma nucleare e la marina sono stati gravemente colpiti, e poi interrompere le operazioni. Ma che senso ha tutto questo?».
Blinken ha quindi aggiunto che: «gli iraniani ci hanno costretto a utilizzare già adesso molti intercettori per la difesa o addirittura missili offensivi per distruggere i loro lanciatori. Non conosco le cifre esatte, ma queste risorse non sono infinite. I tempi di produzione sono molto lunghi. E, naturalmente, in molti casi, utilizziamo sistemi d’arma molto costosi per abbattere droni del valore di 20.000 dollari. Si tratta è una pessima formula economica se la situazione si protrae a lungo».
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