giovedì 26 marzo 2026

Le ragioni del mio (un pò tormentato) NO - Fabrizio Marchi

Da: https://www.linterferenza.info -  Fabrizio Marchi insegna Filosofia, è direttore della rivista "l'interferenza". Fabrizio Marchi 



La Costituzione italiana è stata elaborata e successivamente promulgata in un momento alto della storia di questo paese e gli uomini che l’hanno concepita erano altrettanto rappresentativi di quel momento storico. Per queste ragioni, la Costituzione italiana – nata dalla vittoria contro il nazifascismo – è stata la sintesi del meglio che le culture cattolica, liberale, socialista, azionista e comunista erano in grado di esprimere. Se fosse stata realmente e concretamente applicata, l’Italia sarebbe oggi un paese sicuramente molto più evoluto, democratico (nel senso vero e non formale e della parola) e financo parzialmente Socialista.

Le cose non sono andate così, come sappiamo, perché la Costituzione è stata largamente disattesa e inapplicata, non (o non solo) per inettitudine ma per precisa e deliberata volontà politica da parte di chi ha esercitato realmente il potere in questo paese, cioè le classi capitaliste autoctone e straniere e le loro strutture politiche e militari, cioè gli USA, la NATO e in seguito anche l’UE. Nondimeno, ha comunque rappresentato un punto di riferimento per tutti coloro che dal dopoguerra in poi si sono battuti per la difesa del lavoro e dei ceti popolari, dei diritti, della democrazia sostanziale, e contro lo strapotere del capitalismo. Per queste ragioni andava e, a mio parere, va tuttora difesa, soprattutto oggi che la situazione sociale e politica è decisamente peggiorata rispetto a quando la Costituzione stessa fu promulgata. Per questo è stato giusto votare NO al referendum.

Oggi siamo in un contesto storico che personalmente definisco di “caos capitalistico”, cioè dominato da un capitalismo senza freni, senza nessun controllo e senza alcun contrappeso, per di più gestito da classi politiche inette, siano esse di destra o di “sinistra”, di bassissimo profilo intellettuale, culturale e politico, prive di ogni eticità e asservite al capitalismo stesso. La sconfitta storica del Movimento Operaio, la crisi e la fine dei Movimenti e dei partiti Comunisti e Socialisti, il crollo del Socialismo reale e contestualmente delle Socialdemocrazie europee, hanno lasciato campo libero al capitalismo. In un simile contesto modificare la Costituzione significa indebolire ancor più le già fragilissime capacità di resistenza al sistema capitalista (e imperialista).

Tutto è in divenire e tutto si trasforma, su questo non c’è dubbio, ma non tutto ciò che viene dopo è migliore di quello che c’era prima e non tutto ciò che è nuovo è migliore del vecchio. E allora meglio tenersi stretta quella “carta” che, in attesa e nella speranza di tempi migliori, può comunque rappresentare un possibile argine alla volontà di potenza del capitalismo.

Ora, la destra nel corso degli anni ha costruito ad hoc una narrazione in base alla quale la magistratura sarebbe politicamente schierata (con la “sinistra”) e avrebbe sconfinato nella sfera politica sostituendosi ad essa o comunque con la volontà malcelata di sostituirsi ad essa ed esercitare di fatto il potere politico. E’ qui che nasce il conflitto con i giudici (nato per la verità durante “Tangentopoli” e la successiva era berlusconiana), accusati di fare la guerra al governo, di paralizzare la sua azione politica, di perseguitare questo o quell’esponente della parte politica avversa. La mia opinione è che questa narrazione che vede la magistratura in relazione conflittuale con il potere politico sia una falsa dialettica, un sostanziale depistaggio che serve a coprire il vero dominio politico e sociale che è quello del sistema capitalista nei confronti del quale entrambi i poteri sono di fatto subordinati sia politicamente che ideologicamente. Il conflitto fra il potere esecutivo e quello giudiziario è, dunque, esistito ed esiste ma non nelle forme in cui le destre lo raccontano. In un sistema autenticamente democratico – ancora, sia chiaro, tutto da inventare – i due poteri dovrebbero essere in linea teorica completamente separati, distinti, e soprattutto autonomi da qualsiasi altro potere (se non quello popolare) in grado di condizionare entrambi. Quello a cui abbiamo assistito in questi ultimi decenni è stato quindi uno scontro di potere che si è estrinsecato anche nel referendum di ieri e ieri l’altro con cui una parte della classe politica ha cercato di imbrigliare e indebolire il ruolo del potere giudiziario, considerato come un competitor da ridimensionare, per quanto possibile. Meglio, quindi, in questo quadro, mantenere un equilibrio, sia pure (strutturalmente) difettoso, che vedere l’uno sovrastare sull’altro. Questa è la ragione che mi ha personalmente spinto a optare per il No e non certo i farisei quanto stucchevoli richiami al pericolo fascista invocati dalla “sinistra”.

Quella stessa “sinistra” post socialista e post comunista, liberale o “radicale” che sia, che oggi starnazza ipocritamente per la vittoria del NO e straparla retoricamente e vergognosamente di antifascismo è responsabile dello smantellamento del welfare, dei diritti sociali e del trionfo del neoliberismo e della sua ideologia, né più e né meno della destra. L’antifascismo di maniera sbandierato da questa “sinistra” da salotto è un insulto alla Resistenza, ai partigiani e a tutti coloro che il nazifascismo lo hanno combattuto veramente e serve solo come foglia di fico per coprire la sua organicità al sistema sociale e politico dominante.

Voltiamo quindi presto pagina e riprendiamo a concentrarci sulla costruzione di una forza politica Socialista e popolare realmente alternativa a questo sistema che si declina a destra o a “sinistra” in base alle necessità del momento contingente.

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