venerdì 7 agosto 2015

IL CREDITO* - Ernest Mandel

*Da "Trattato di economia marxista", Ernest Mandel, Capitolo VII, Samonà e Savelli

   Il credito ha dunque lasciato la sua profonda impronta nella storia e nello sviluppo del capitalismo. Ha potentemente allargato il campo d'azione del capitale, permettendo la capitalizzazione di ogni riserva di denaro disponibile. Ha facilitato, accelerato, generalizzato la circolazione delle merci. Ha stimolato la produzione capitalistica, la concorrenza, la concentrazione dei capitali, in breve tutte le tendenze di sviluppo del capitalismo. Il credito appare dunque come uno strumento altrettanto indispensabile che il commercio al modo di produzione capitalistico, uno strumento che permette una considerevole reazione contro la caduta tendenziale del tasso medio del profitto.

   Al pari del commercio, il credito consente una considerevole riduzione del tempo di rotazione dei capitali, consente una mobilità sempre maggiore del capitale circolante di fronte all'immobilizzo di una frazione crescente del capitale in gigantesche installazioni fisse (All'inizio della crisi, il credito permette persino di attutire i primi colpi di una brutale caduta dei prezzi. Nella misura in cui l'imprenditore lavora con capitali presi a prestito, può vendere al di sotto del prezzo di produzione. Basta infatti che il prezzo ottenuto consenta il pagamento dell'interesse, inferiore al profitto medio). Attenua così a scadenza immediata le contraddizioni che derivano dall'evoluzione del capitalismo. Ma allo stesso tempo inasprisce queste stesse contraddizioni a lunga scadenza. Agli albori del capitalismo industriale ciascun capitalista poteva rendersi conto assai rapidamente se il tempo di lavoro speso per produrre le merci fosse o no tempo di lavoro socialmente necessario. Bastava andare al mercato e cercare acquirenti per queste merci al loro prezzo di produzione. Quando il commercio e il credito si frappongono tra l'industriale e il consumatore, questo industriale comincia con il realizzare in modo automatico il valore delle sue merci. Ma d'ora innanzi ignora se queste merci  troveranno o no uno sbocco reale, se incontreranno un "consumatore finale". Molto dopo aver già speso il denaro, equivalente delle merci prodotte, si può constatare che queste sono invendibili, non rappresentano più veramente tempo di lavoro socialmente necessario. Il crack è allora inevitabile. Il credito tende ad allontanare questo crack, rendendolo però più violento quando alla fine si produce.

   Permettendo una espansione della produzione senza rapporto diretto con le capacità di assorbimento del mercato; mascherando per tutto un periodo di tempo le relazioni reali tra il potenziale produttivo e le possibilità di consumo solvibile; stimolando la circolazione e il consumo delle merci al di là del potere d'acquisto realmente disponibile, il credito ritarda la scadenza delle crisi periodiche, aggrava i fattori di squilibrio  e di conseguenza rende la crisi più violenta quando scoppia.

   Il fatto è che il credito non fa che accentuare il divorzio fondamentale tra le due funzioni essenziali della moneta - mezzo di circolazione e mezzo di pagamento -, non fa che sviluppare il divorzio fondamentale tra la circolazione delle merci e la circolazione del denaro che realizza il loro valore di scambio, contraddizioni che costituiscono le fonti prime e generali delle crisi capitalistiche. 

giovedì 6 agosto 2015

L’astrazione - Maurizio Donato


   Partiamo dallo studio di alcune categorie molto generali, astratte, per capire meglio le relazioni economiche concrete, sapendo che tali categorie (la merce, il valore, il capitale, il denaro, lo sfruttamento) sono “relazioni astratte di una totalità vivente e concreta già data“.
E’ un metodo logico, e noi adotteremo il metodo logico e il metodo storico. Andremo continuamente “avanti e indietro”. A quale scopo? Proviamo a porci una domanda: qual è il modo migliore per ricostruire lo sviluppo delle diverse forme economiche che ha assunto la società umana? Come possiamo capire meglio la natura del capitalismo?

   Marx, a un certo punto del suo discorso, tira fuori una delle sue frasi famose: “L’anatomia dell’uomo è una chiave per l’anatomia della scimmia”. Perché gli animali?  vi chiederete. E’ che mentre Marx scrive il Capitale, un altro scienziato, Charles Darwin, sta scrivendo la sua celeberrima opera sull’evoluzione. Darwin manda poi una copia del suo libro a Marx che lo stima e sa bene quanto la questione dell’evoluzione sia importante non solo per le scienze naturali, ma pure per le scienze sociali. Eppure – notate la differenza – Marx non crede che sia possibile dall’anatomia della scimmia ricavare insegnamenti utili a comprendere l’anatomia umana: pensa – in un certo senso  – al contrario.

   “Ciò che nelle specie animali inferiori accenna a qualcosa di superiore può essere compreso solo se la forma superiore è già conosciuta. L’economia borghese fornisce quindi la chiave di quella antica ecc. In nessun caso però procedendo al modo degli economisti che cancellano tutte le differenze storiche e in tutte le forme della società vedono la società borghese“. 

venerdì 31 luglio 2015

DAS UNHEIMLICHE (2)* - Stefano Garroni

*Da "SUL PERTURBANTE", Stefano Garroni, Ed. Kappa
    "Con la sua violenza, la natura s'erge contro di noi, grandiosa, indomita terribile; ci pone brutalmente di fronte al nostro bisogno d'aiuto, alle nostre debolezze che,mediante la cultura, pensavamo d'aver superato". (S. Freud, Die Zukunft)

    Finora la contrapposizione 'richiesta pulsionale-cultura' si era presentata sotto il prevalente aspetto di necessaria rinuncia.
Freud, però, ha già osservato che, indirettamente, la stessa natura suggerisce l'opportunità della costruzione culturale, posta la drammaticità d'una vita condotta all'insegna della 'condizione naturale': la cultura, quindi, acquista l'aspetto di ciò che salva l'uomo dalla distruttività dell'immediato, del pulsionale.
Lo scatenarsi della natura fisica, che abbatte gli argini e le costruzioni della civiltà, evoca l'incertezza radicale del vivere umano, minacciato questa volta non da una natura esterna, ma si interna, che fa corpo con l'uomo stesso.
In definitiva,quello scatenarsi evoca la distruzione dell'uomo, dell'individuo: la morte, insomma. Ecco, di nuovo il perturbante.
La contrapposizione, tra richiesta pulsionale e sua soddisfazione necessariamente limitata, lascia il segno sulla cultura, nel senso che non potendo questa risolverla, placarla definitivamente, la vita sociale è sempre gravata da un dubbio, è accompagnata sempre da un'ombra minacciosa.

    Sia affrontando una tematica (apparentemente) politica, sia ponendosi di fronte al fenomeno religione, l'ottica psicologica di Freud (quindi , né politica, né antropologica), sempre, mette in luce la centralità del perturbante. Non perché l'esperienza unheimlich sia, per Freud, l'unica dimensione psicologica (abbiamo visto, al contrario, che Freud tende a distinguere livelli diversi all'interno dello psicologico), ma perché è quella in cui si rivela il pulsionale in quanto tale, nella sua 'astrattezza', nella sua indipendenza da motivazioni, che non siano la pulsionalità stessa. 

mercoledì 29 luglio 2015

IL CAPITALE DI MARX (11) - Riccardo Bellofiore.





Video degli incontri del ciclo di letture del I libro del "Capitale" di Karl Marx organizzato da Noi Restiamo Torino e tenuto da Riccardo Bellofiore (Università di Bergamo). 

Lezioni precedenti:
https://www.youtube.com/playlist?list=PL5P5MP2SvtGh94C81IekSb83uO7nLgHmL

martedì 28 luglio 2015

IL COMMERCIO* - Ernest Mandel

*Da "Trattato di economia marxista", Ernest Mandel, Capitolo VI, Samonà e Savelli 

   "Il capitalista industriale non desidera solo 'realizzare' il plusvalore. Vuole anche capitalizzarlo, trasformarne in macchine, materie prime e salari tutta la parte che non consuma improduttivamente per sopperire ai propri bisogni. Anche la capitalizzazione del plusvalore implica dunque una circolazione di merci in cui l'industriale, anziché essere venditore, appare come compratore. In questa qualità egli ha pure interesse a ridurre al minimo il periodo di circolazione delle macchine e delle materie prime, il periodo di attesa tra le ordinazioni e le consegne. Il capitale commerciale gli rende dunque il duplice servizio di ridurre il tempo di circolazione delle merci come quello delle merci che desidera acquistare". (E. Mandel)

   "La produzione diventa sempre più facile e forse inquietante (!) per questa stessa facilità: ha la tendenza a superare il consumo effettivo (!). La disoccupazione tecnologica non può essere evitata se non con un continuo espandersi del consumo ed è la distribuzione che deve favorire al massimo questa evoluzione sempre più rapida.

   E' la distribuzione che farà sì che la produzione sia utile, se il consumatore acquista. Why produce if you cannot sell? E' l'ultimo metro dell'avvio del prodotto verso il consumatore che decide del successo o dell'insuccesso di tutto il ciclo produzione-consumo (the last three feet).

   Il grande pericolo che minaccia (!) attualmente l'economia in molti settori, è la sovrapproduzione. Sia per quanto riguarda i prodotti agricoli che per quanto riguarda i prodotti industriali, il potenziale produttivo è largamente superiore ai bisogni...

   ... I meccanismi della produzione funzionano ora a un ritmo tale che la minima esitazione del consumatore (!) nell'acquistare può far tremare tutto l'edificio economico". 
(Relazione della missione belga negli USA dal 14/10 al 26/11/1953, Techniques de vente: pp. 15-16) 

lunedì 27 luglio 2015

DAS UNHEIMLICHE (1)* - Stefano Garroni

*Da "SUL PERTURBANTE", Stefano Garroni, Ed. Kappa


       Ma cosa succede quando, invece, non sia possibile distinguere spettacolo e spettatore (come nella rappresentazione teatrale della tragedia)?

      Quando non già solo i confini tra le mie emozioni si rivelano incerti, perforabili, non esistenti persino (compresenza di sentimenti opposti); ma quando , addirittura, io sia spettacolo a me stesso, ma nel senso che l'uno (lo spettacolo) sfuma nell'altro (nello spettatore), passa nell'altro?

      Succede che al mio tormento emozionale verrà a mancare la rassicurante condizione d'avere una causa; e che quello stesso tormento sarà vissuto ambiguamente: certo, come emozione, come vicenda psicologica, ma anche e contemporaneamente (in un qualche modo ,però, indistinto), come destino, ordine, legge di un mondo oscuro, estraneo a me e che, pure, è me stesso. Un mondo, che non ha senso distinguere, perché proprio la possibilità di questo distinguere è venuta a mancare.

                                     Questo è il 'perturbante'... 

“Chi pensa astrattamente?” - G. W. F. Hegel


  “Pensare” “Astratto”? Sauve qui peut! Si salvi chi può! Così sento già gridare un traditore corrotto dal nemico che va vociando contro questo saggio per il fatto che vi si parlerà di metafisica. “Metafisica” infatti, come “astratto” e quasi anche come “pensare” è la parola di fronte alla quale ognuno, più o meno fugge via come davanti a un appestato.

  Ma qui non si ha la cattiva intenzione di voler spiegare che cosa sia “pensare” o che cosa sia “astratto”. Nulla è così insopportabile al bel mondo come lo spiegare. Anche a me,quando qualcuno si mette a spiegare, mi dà fastidio alquanto, perché, all’occorrenza, capisco tutto da solo. Qui poi la spiegazione del “pensare” e dell’“astratto” si mostrerebbe senz’altro del tutto superflua proprio perché il bel mondo sa già che cosa è „astratto“ e ne rifugge. E come non si desidera quel che non si conosce, così non lo si può nemmeno odiare.

  Inoltre non è mia intenzione voler conciliare di nascosto il bel mondo con il “pensare”o con l’“astratto”, quasi insinuandoli di contrabbando sotto l’apparenza di una conversazione alla buona, così da ridestarli di nascosto e senza alcuna ripugnanza e da esser entrato furtivamente ed essermi addirittura subdolamente insinuato nella società che, come dicono gli Svevi, sarebbe stata circuita; l’autore di questo intrigo avrebbe fatto conoscere questo ospite altrimenti forestiero, l’astratto, e l’intera società l’avrebbe quindi trattato, con altro titolo e riconosciuto come un buon amico. Tali scene di riconoscimento,per le quali il mondo verrebbe ad essere istruito contro sua voglia, hanno in sé l’imperdonabile difetto di far vergognare il loro orditore che voleva procurarsi a poco prezzo una piccola fama; sì che quella vergogna e quella piccola presunzione ne annullano l’effetto, ché anzi piuttosto spingono a rifiutare un insegnamento acquistato a tal prezzo. L’esecuzione di un tale piano sarebbe ad ogni modo già fallita,perché per la sua attuazione si esige che la parola chiave dell’enigma non venga detta in anticipo. Questo è invece quanto è già accaduto nel titolo. Se questo saggio avesse avuto una tale intenzione, non se ne sarebbero dovute presentare le parole chiave fin dall’inizio, bensì, come il ministro nella commedia, si sarebbe dovuto percorrere l’intera recita avvolti nella sopravveste e soltanto all’ultima scena sbottonarla e far risplendere la stella della sapienza. E poi lo sbottonarsi della sopravveste metafisica non presenterebbe questa volta così bene come quello della sopravveste ministeriale, perché quel che esso porterebbe alla luce sarebbe nulla più che un paio di parole; e il meglio della burla dovrebbe essere quello di mostrare che la società era da lungo tempo in possesso della cosa; alla fine essa avrebbe acquistato solo un nome, mentre la stella del ministro significa un qualcosa di ben più reale, un sacco di quattrini.

domenica 26 luglio 2015

INTERROGATIVI SULLA TRANSIZIONE CUBANA - Alessandra Ciattini

   Premessa
Nel panorama delle notizie catastrofiche, molte delle quali ci vengono nascoste, come per esempio le recenti manovre navali congiunte nel Mediterraneo di Cina e Russia [1], i controllori dei mass media trovano il modo di inserire eventi che, spogliati della loro problematicità, sembrerebbero far presagire che qualcosa di buono alla fin fine accade sotto il sole. Una volta individuato un evento che può esser così presentato, si ricorre a spiegazioni esplicitamente moralistiche: la buona volontà del papa pensoso per le sorti dell'umanità, la capacità di autocritica di Obama, il premio Nobel più immeritato della storia, il riconoscimento che, dal momento che “ il capitalismo è morto e il comunismo pure” come dice Gianni Minà [2], non ha più senso lo scontro tra modelli sociali di segno opposto.

Se le cose stanno effettivamente così, possiamo rasserenarci e tirare un respiro di sollievo: almeno da quelle parti (Mar dei Caraibi) non si preparano interventi armati né ipocrite missioni “umanitarie”, né ulteriori attentati terroristici. Ma il dubbio metodico è uno strumento assai efficace, che ci consente di valutare più a fondo il “valore di verità” di quanto ci viene quotidianamente ammannito da sempre nuovi giornalisti rampanti saltati fuori chissà da dove, in particolare tenendo conto che – come ci ha insegnato Marc Bloch [3] – le false notizie in tempo di guerra (la guerra fredda è davvero finita? O è cominciata la guerra calda?) nascono sì da un errore o da un fraintendimento, volontari o meno, ma entrano in sintonia con stati d'animo collettivi ed hanno precisi scopi politici. E in questo caso – mi pare – la stato d'animo collettivo è rappresentato dal legittimo desiderio di pace e l'obiettivo politico consiste nel tranquillizzare le masse che, se ulteriormente sollecitate, diventerebbero indisciplinate e forse addirittura ribelli. Straordinaria e opportuna convergenza!

Lo scopo di questo breve intervento è invece quello di restituire problematicità all'evento in questione (il riavvicinamento Stati Uniti-Cuba) e di suscitare qualche preoccupazione, di modo che si possa riflettere con maggiore realismo su di esso e reagire in maniera adeguata. Prenderò spunto dalla conferenza che Pablo Rodríguez Ruiz, dirigente del Dipartimento di Antropologia sociale e Etnologia del Centro di Antropologia dell'Avana, ha tenuto alla Sapienza di Roma nel giugno passato.

sabato 25 luglio 2015

LE CONTRADDIZIONI DEL CAPITALISMO* Ernest Mandel

*Da "Trattato di economia marxista", Ernest Mandel, Capitolo V, Samonà e Savelli

  Tutte le contraddizioni del modo di produzione capitalistico possono riassumersi nella contraddizione generale e fondamentale: la contraddizione tra la socializzazione effettiva della produzione e la forma privata, capitalistica dell'appropriazione.

  La contraddizione tra socializzazione di fatto della produzione capitalistica e la forma privata dell'appropriazione si manifesta come contraddizione tra la tendenza allo sviluppo illimitato delle forze produttive e i limiti angusti entro cui resta compreso il consumo. Il modo di produzione capitalistico è così il primo in cui la produzione sembra staccarsi completamente dal consumo, in cui la produzione sembra divenire un fine in sé. Ma le crisi periodiche gli richiamano duramente che la produzione non può, alla lunga, staccarsi completamente dalle possibilità di consumo solvibile della società.

  Da quando esiste la divisione della società in classi, gli uomini non si sono rassegnati al dominio dell'ingiustizia sociale con il pretesto che tale ingiustizia poteva essere considerata come una fase inevitabile del progresso sociale. I produttori non hanno affatto accettato come normale o naturale che il sovrapprodotto del loro lavoro fosse accaparrato da classi possidenti che ottengono così un monopolio del tempo libero e della cultura. Sempre e senza soste si sono ribellati contro quest'ordine di cose. E senza soste anche gli spiriti più generosi delle classi possidenti si sono sforzati di condannare la diseguaglianza sociale e di unirsi alla lotta degli sfruttati contro lo sfruttamento. La storia dell'umanità non è che un lungo succedersi di lotte di classe. 

giovedì 23 luglio 2015

SUL PERTURBANTE, TRE BREVI SCRITTI* - Stefano Garroni

*Da "SUL PERTURBANTE", Stefano Garroni, Ed.  Kappa

 Ecco un campione del modo freudiano di procedere: la vicenda secentesca vien sottoposta ad analisi psicoanalitica sulla base di una 'mossa' pregiudiziale, di una 'decisione' (il patto col diavolo = fantasia nevrotica), di cui non si dà giustificazione, se non post festum, se non per i risultati cui perviene.
 Analogamente, abbiamo visto Freud assumere l'ipotesi che non solo le attuali affezioni nevrotiche si sarebbero presentate in epoche precedenti in forme diverse pur essendo le stesse affezioni, ma anche che tali forme sarebbero esattamente quelle del demoniaco.
 Abbiamo visto, inoltre, che da ciò consegue la tesi, per cui i demoni non sono che moti pulsionali respinti e rimossi.
 E' importante notare che questa tesi non è il risultato a cui si perviene analizzando la 'cultura' del demoniaco, ma sì il presupposto stesso del trattamento a cui Freud la sottopone.
 A questo punto si presenta un'alternativa: o è vero che la problematica nevrotica stabilisce una relazione reale, profonda con il modo di vivere - individuale e sociale - in contesti storici dati, ed allora la 'mossa' iniziale di Freud può destare qualche perplessità.
 Ovvero, col termine "attuali affezioni nevrotiche", Freud in realtà rimanda ad un tipo di conflittualità che, in qualche modo, si possa decontestualizzare, separare da un rapporto essenziale con modi di vita, storicamente mutevoli, con culture che cambiano.

 In definitiva è, anche, convinto che l'autentico terreno, su cui si gioca la partita della validità dell'ipotesi psicoanalitica, è quello terapeutico ed esplicativo delle nevrosi.

Corso su IL CAPITALE DI MARX (10) - Riccardo Bellofiore.



Video degli incontri del ciclo di letture del I libro del "Capitale" di Karl Marx organizzato da Noi Restiamo Torino e tenuto da Riccardo Bellofiore (Università di Bergamo).

Lezioni precedenti:
https://www.youtube.com/playlist?list=PL5P5MP2SvtGh94C81IekSb83uO7nLgHmL

sabato 18 luglio 2015

Tu che straparli di Carlo Giuliani, conosci l’orrore di Piazza Alimonda? - Wu Ming


 "Uno degli aspetti che amo di più del mio mestiere è che mi porta sulla strada, in giro per l’Italia, a incontrare persone molto diverse tra loro. In questi undici anni ne ho conosciute tante, magari fredde rispetto ai motivi della protesta contro il G8 di Genova, che tuttavia considerano inaccettabile quanto è successo il 20 e il 21 luglio 2001. Alcune facce me le ricordo proprio, perché magari abbiamo parlato intorno al tavolo di una pizzeria, e ora le immagino a guardare questo video e mi dico che di sicuro sarebbero d’accordo – ancora più d’accordo – su alcuni punti fermi:

1. Che le forze dell’ordine scelsero in maniera fredda e immotivata di attaccare con una violenza inaudita soltanto alcuni soggetti della protesta.
2. Che uno di questi soggetti fu il corteo proveniente dalla Stadio Carlini, un corteo autorizzato, colpito a freddo, colpevole solo di avere in prima linea alcuni grandi scudi montati su ruote.
3. Che Carlo Giuliani brandì il famigerato estintore per lanciarlo contro un defender dei carabinieri, all’interno del quale un individuo, già da diversi secondi, puntava una pistola nella sua direzione.
4. Che le forze dell’ordine infierirono sul corpo di Carlo Giuliani prima dell’intervento di un medico e dunque prima che qualcuno lo dichiarasse morto.
5. Che fin dai primi attimi dopo la morte di Carlo Giuliani le forze dell’ordine tentarono di occultare le prove di quanto accaduto, di depistare le indagini, anche infierendo con violenza sul corpo della vittima.

Ebbene, se questi cinque punti fossero di dominio pubblico sarebbe già un bel passo avanti, e pertanto il video va fatto circolare il più possibile.      

5. IL DEMONIACO - Stefano Garroni


 "...non esiste religione senza paura, come non esiste religione senza amore.
...non si tratta affatto di una tappa antica o recente dell'evoluzione, ma soltanto di un elemento inerente alla struttura stessa della mentalità religiosa; elemento che prevalse sovrano entro civiltà estranee e anteriori alla nostra, ma che perdura oggi fra noi, ancora vivo e vegeto."                                                                                     (G. Van der Leeuw, Fenomenologia della religione, Torino Boringhieri 1975)

 Dunque descrivendo l'esperienza religiosa vissuta, Van der Leeuw non documenta, solo, d'un tipo di mentalità arcaica, lontanissima dalla nostra, per quanto possa con questa coesistere. Fa molto di più: rende conto di un modo possibile di sperimentare il mondo e noi stessi nel mondo, che atemporalmente appartiene alla mente umana.

 Nulla di strano, quindi, che si tratti di un'esperienza presente in contesti storici  e culturali diversi e distanti. 

venerdì 17 luglio 2015

Il Governo segreto delle multinazionali - Lidia Undiemi



 E' il monopolio di sempre meno figure economiche, che però gestiscono capitali enormi (centralizzazione, concentrazione), a decidere dell'economia mondiale, a controllare stati e governi, a reprimere i lavoratori distruggendone i diritti eliminando le poche garanzie rimaste.
 E' lotta di classe...
http://www.byoblu.com/post/2015/07/16/il-governo-segreto-delle-multinazionali.aspx

giovedì 16 luglio 2015

4. PERTURBANTE E MONDO MAGICO - Stefano Garroni

 La convinzione che la portata del nostro conoscere è 'illimitata'. Non solo, si badi, nel senso che l'effettiva conoscenza si ha nel limite in cui certe regole sono rispettate; ma anche, e più ancora, nel senso che limitato, e addirittura da dio, è il campo, l'orizzonte del conoscere a noi possibile.                                                                                                           Senonché, l'esistenza di un tal limite s'accompagna alla tentazione di violarlo: esattamente nel senso che c'è un'irrequietezza della mente umana, una sua tendenza alla mancanza di misura che, potremmo dire, la sollecita a scagliarsi contro quel limite.

 "La curiosità umana di indagare i segreti ed il desiderio malsano di conoscerli e di afferrarli sono sentimenti riprovati dagli antichi con due esempi: Quello di Atteone e quello di Penteo. Atteone, poiché imprudentemente aveva visto per caso Diana nuda, fu cambiato in cervo e sbranato dai suoi stessi cani. Penteo, che aveva voluto essere spettatore dei sacrifici occulti d Bacco... fu punito con la pazzia... La prima favola sembra riferirsi ai segreti dei principi, la seconda ai misteri divini".          (F. BACONE, Della sapienza degli antichi )

 E' come se l'uomo, arrogantemente, volesse spogliarsi del suo esser 'creatura' e pretendesse, invece, d'entrare nel laboratorio divino; non limitarsi più all'universo consentitogli, ma sì cercare di 'gettare un occhio' nel mondo stesso di dio, nella natura così com'essa è in sé. Non si tratterebbe, dunque, della semplice violazione delle regole del gioco conoscitivo, ma sì della profanazione - del tentativo di profanazione - di un alto divieto, di un tapu quasi.

 Dunque risulta che l'effetto perturbante (seguendo la traduzione italiana del termine tedesco) è legato ad una particolare incertezza intellettuale: 'il familiare dell'esperienza è, forse, invece solo la maschera d'un qualche meccanismo all'uomo estraneo, cioè sottratto al suo controllo?'. L'effetto perturbante sembra il frutto di un sospetto che s'accompagna all'abituale esperienza, senza riuscire necessariamente ad interromperla, gravandola tuttavia d'una nuova atmosfera, che la rende misteriosa, straniera, ostile. E' per questo che l'esperienza perturbante può nascere improvvisamente, colpire, gelare momentaneamente - per l'affiorare d'un sospetto, che può dissolversi, così come si presenta, o può restare continuamente sullo sfondo, ai margini del comportamento abituale

mercoledì 15 luglio 2015

SUL PERTURBANTE (2-3) - Stefano Garroni


 2) L'EMOZIONALE EXTRA-ESTETICO

     "Moltissime manifestazioni della mimica e del linguaggio e molte forme di pensiero presenti sia fra la gente normale che fra i malati non sono state sinora oggetto della psicologia, perché in esse non si vedeva altro che l'esito di un disturbo organico  o di un abnorme venir meno delle funzioni proprie dell'apparato psichico." (FREUD, "L'interesse per la psicoanalisi, 1913)

     lapsus; atti mancati; azioni casuali; dimenticanze; eccessi convulsivi; deliri; idee o azioni ossessive. Tutti questi fenomeni hanno il loro modello nel sogno e nell'atto mancato;
i diversi fenomeni elencati da Freud semplificano due situazioni: o il fatto di perdere il controllo su qualcosa che tuttavia si possiede, ovvero di esser dominati da qualcosa che si sente tuttavia estraneo.

In questo senso, ciò di cui direttamente la psicoanalisi si occupa è, appunto, das Unheimliche: il perturbante rovesciarsi dell'intimo in un inquietante estraneità; o viceversa.

Il fenomeno del doppiosenso entra profondamente nella costituzione della teoria psicoanalitica (direi in analogia col ruolo che ha nell'estetica rinascimentale), non solo come tema specifico, ma addirittura per la caratterizzazione della 'grammatica' dell'inconscio.

 3) PATOLOGIA/COAZIONE A RIPETERE

    "ogni azione naturale, ogni movimento o processo, non è altro che una caccia. Infatti le arti e le scienze vanno a caccia delle loro opere, le azioni degli uomini inseguono i loro fini, e tutte le cose della natura vanno alla ricerca di preda, che è il loro nutrimento, o di piaceri, che sono la loro ricreazione, e questa ricerca avviene nei modi più esperti e sagaci." (F. BACON, "Sapienza degli antichi", Opere,1 p 151)

L'analogia tra scienza e caccia è, dunque, assai pertinente; così come lo è sottolineare il carattere vigile dl pensiero conoscente.

Quando viene individuato uno stimolo che sembra degno d'interesse, il soggetto si focalizza su di esso  e la sua attenzione, che era prima generalizzata, diventa selettiva.

Fuor di metafora, il pensiero scientificamente adeguato deve esser disposto a 'mosse' e decisioni, richieste dalla 'monadicità' delle cose, pur quando implichino abbandonare schemi abituali o, almeno, riadattarli.

Questo è il senso della condizione del pensiero 'vigile'; per questo, suo avversario è l'automatismo meccanico, la coazione a ripetersi, l'assopimento mentale. 

lunedì 13 luglio 2015

LO SVILUPPO DEL CAPITALE* - Ernest Mandel

*Da "Trattato di economia marxista", Ernest Mandel, Capitolo IV, Samonà e Savelli

 "E' la penetrazione dell'economia monetaria nell'economia contadina in seguito alla trasformazione del sovrapprodotto agricolo da rendita in natura (o corvée) in rendita in denaro che permette un considerevole allargamento alla produzione di merci in Europa occidentale e crea così le condizioni di un dischiudersi  del capitalismo industriale.

 L'accumulazione del capitale monetario, del capitale usurario, del capitale mercantile e commerciale, si è realizzata in Europa occidentale dal X al XVIII secolo nelle mani di una classe borghese che si emancipava progressivamente dalla tutela delle classi feudali e dello Stato e con il farne uno strumento per accelerare l'accumulazione del capitale a proprio profitto.

 Successivamente fu l'intervento violento dell'Europa nell'economia di altre parti del mondo a distruggere gli elementi che avrebbero consentito un più rapido progresso economico, e a impedire  o a ritardare la loro crescita.

 Lo sviluppo del modo di produzione capitalistico implica la generalizzazione della produzione di merci per la prima volta nella storia dell'umanità. Questa produzione non riguarda più solo i prodotti di lusso, i surplus di viveri o di beni di consumo correnti, i metalli, il sale e altri prodotti indispensabili al mantenimento e all'allargamento del sovrapprodotto sociale. Tutto ciò che è oggetto della vita economica, tutto ciò che viene prodotto, è d'ora innanzi merce: tutti i viveri, tutti i beni di consumo, tutte le materie prime, tutti i mezzi di produzione e così pure la stessa forza -lavoro. Non esistendo altra via d'uscita, la massa dei diseredati che non dispongono più dei loro strumenti di lavoro, sono obbligati a vendere la loro forza-lavoro per acquistare i mezzi di sussistenza. Tutta l'organizzazione della società è costruita in modo da assicurare ai proprietari del capitale un rifornimento regolare e costante di manodopera salariata per permettere l'impiego produttivo ininterrotto del capitale stesso.

 l'azione dissolvitrice dell'economia monetaria sulle comunità primitive  già messe a confronto con il modo di produzione capitalistico, diviene nelle colonie  la principale forza di reclutamento di un proletariato indigeno. (...)(essa) ha sradicato , in Africa e altrove, milioni di indigeni dai loro centri tradizionali e li ha costretti a vendere la loro forza-lavoro - sola risorsa che possiedono - per ottenere denaro.

 la libertà (diventa) libertà di acquisire ricchezze. Ma questa libertà non può venire affermata per una piccola parte della società se non a condizione di venire negata all'altra parte, che pure è maggioritaria." 

domenica 12 luglio 2015

SUL PERTURBANTE (1) - Stefano Garroni



 Il perturbante in questo, appunto, consiste: nella scoperta che l'uomo non sta, con se stesso, 'chez soi', 'a casa propria'; che l'uomo ospita dentro di sé un meccanismo, che lo rende estraneo a se stesso, proprio perché non si lascia ricondurre (se non in un certo modo parziale ed indiretto) ai problemi, difficoltà, conflitti, che sorgono dalle sue precisabili condizioni d'esistenza (somatiche, psicologiche, sociali).

 ...per Freud, è come se la vita umana si svolgesse tra due poli, due orizzonti (tra i quali c'è 'stacco', non continuità, per quanto complessa): quello dell'esperienza unheimlich e quello del dinamico, plastico equilibrio mentale - che è l''imbrigliamento' pulsionale, ovvero la condizione della sanità o maturità psichica. (S. Garroni)

 1) Presentazione di Adriano Ossicini* 
   2) Il tema della ricerca di Stefano Garroni** 

Capire Podemos – Pablo Iglesias

 Molte delle battaglie degli ultimi decenni possono essere viste come lotte di difesa contro il continuo logoramento della sovranità nazionale. In questo contesto di sconfitta delle sinistre esistenti, il pensiero critico fu in gran parte separato dalla prassi politica – in forte contrasto con i legami organici esistenti tra produzione teorica e strategia rivoluzionaria che caratterizzarono gli inizi del Ventesimo secolo. Diventò l’opera di professori universitari piuttosto che di leader politici radicali. Eppure, i temi del pensiero critico contemporaneo sono intimamente collegati con la sconfitta storica.

 Anche senza la minaccia dell’antico spettro, l’ordine mondiale è entrato in un periodo di transizione geopolitica nel corso degli ultimi quindici anni, un risultato in parte frutto dello spostamento dell’equilibrio industriale tra Nord Atlantico ed Estremo Oriente. Il predominio unilaterale di Washington è stato moderato dall’emergere di grandi potenze, vecchie e nuove, i cui interessi non si possono racchiudere facilmente in quelli degli USA. Le riforme di Deng Xiaoping hanno dimostrato la fattibilità di un ultra-capitalismo pianificato di Stato, che ha trasformato la terra della Rivoluzione Culturale nella prima area produttiva del mondo e in un potente attore internazionale. Nella regione ‘pivot’ dell’Eurasia, la Russia semi-democratica di Putin continua a dimostrare che Mosca è tornata sulla scena globale.

 La crisi del 2008 ha ora prodotto degli spiragli politici inattesi, in particolare in Europa del Sud, in forme che pochi avrebbero predetto. I salvataggi statali di istituzioni finanziarie in bancarotta hanno portato all’esplosione dei debiti nazionali e degli spread sui tassi d’interesse. Le politiche di emergenza per ‘salvare l’euro’ imposte – e presto normalizzate – dal blocco a guida tedesca hanno avuto effetti disastrosi in Portogallo, Irlanda, Italia, Grecia e Spagna, dove milioni di persone hanno perso il proprio lavoro, decine di migliaia sono stati sfrattati dalle proprie case e sono stati accelerati lo smantellamento e la privatizzazione dei sistemi pubblici di sanità e istruzione, mentre l’onere del debito è stato passato dalle banche ai cittadini.

 In Spagna, come in altri paesi dell’Eurozona, il collasso economico e le misure imposte per “salvare la moneta unica” hanno evocato lo spettro di una crisi organica, che ha condotto a quella che, in termini politici, chiamiamo una crisi di regime: ossia, lo sfibramento del sistema politico e sociale emerso dalla transizione post-franchista. La principale espressione sociale di questa crisi di regime è stato il movimento 15-M, l’ampia mobilitazione degli indignados che, iniziata il 15 maggio 2011, ha occupato le piazze cittadine in tutta la Spagna per molte settimane. La sua principale espressione politica è stata Podemos. 

mercoledì 8 luglio 2015

Karl Marx, "Il Capitale" - Roberto Finelli

“Ho sempre
pensato che se non riesci a spiegare le grandi questioni economiche in un
linguaggio comprensibile anche agli adolescenti, vuol dire semplicemente che
non le hai capite”
 
(Yanis Varoufakis)



Parte finale:
https://www.youtube.com/watch?v=A8fcByMD9zw

Per una ulteriore chiarificazione...
https://www.youtube.com/watch?v=OMg7fFhVEkk

lunedì 6 luglio 2015

La “buona università” e la società dell'ignoranza - Alessandra Ciattini

 Non si può dire che i fautori delle politiche neo-liberali non abbiano avuto pazienza: hanno smontato pezzo per pezzo il cosiddetto Stato sociale, affermatosi in Europa dopo la seconda guerra mondiale in un contesto mondiale diviso in due blocchi antagonistici, anche per effetto del protagonismo di una parte importante della popolazione, che aveva partecipato alla sconfitta del nazi-fascismo.

 Ovviamente mi limiterò a descrivere per sommi capi come questo processo di smantellamento abbia riguardato anche l'università pubblica italiana, il cui compito avrebbe dovuto essere quello di contribuire, insieme alla scuola, alla formazione di un cittadino consapevole delle proprie scelte politiche e in grado valutare criticamente i diversi punti di vista, che si scontrano nella dialettica sociale. Avrebbe anche dovuto favorire l'ascesa di almeno alcuni appartenenti alle classi popolari, allo scopo di attutire le forti differenze sociali e culturali presenti in Italia e di rafforzare le basi democratiche del paese. Non per caso ho usato il condizionale, perché di fatto tali compiti non sono mai stati assolti dall'università italiana prima delle cosiddette “riforme”, ma certamente dopo di esse tali obiettivi vengono completamente abbandonati ed etichettati come “ideologici”.

DENARO, CAPITALE, PLUSVALORE* - Ernest Mandel

*Da "Trattato di economia marxista", Ernest Mandel, Capitolo III, Samonà e Savelli

 "La differenza tra la circolazione delle merci 
M/1 - D - M/2 
e la circolazione del denaro
D - M - D/1 
consiste dunque in questo: nella circolazione delle merci, l'equivalenza delle merci M/1 e M/2 che si trovano ai due poli della circolazione, è la condizione necessaria perché le due operazioni possano effettuarsi. Nessun produttore semplice di merci può acquistare merci di un valore superiore a quello delle merci che, per parte sua, ha prodotto e venduto. 
Nella circolazione del denaro, invece, la comparsa di un plusvalore (D/1-D) è la condizione necessaria perché la circolazione possa effettuarsi; nessun proprietario di capitale monetario farà 'circolare', 'lavorare', 'rendere' il suo denaro per vedersi ritornare in tasca esattamente lo stesso ammontare che ne era uscito! 

... Il capitale ed il plusvalore fanno la loro comparsa solo con lo sviluppo degli scambi e del denaro, e con l'impiego di una maggiore produttività media del lavoro, non più per consentire a tutta la società di realizzare una economia di tempo di lavoro, ma per assicurare a una parte della società i prodotti di questa accresciuta produttività, sottoponendo a uno sforzo di lavoro sempre più duro l'altra parte della società. Il capitale è il punto d'arrivo della storia dell'appropriazione del sovrapprodotto sociale ad opera di una parte della società a spese di un'altra, e non il punto d'arrivo della storia dell'economia del lavoro umano effettuata a profitto della società umana nel suo insieme.

 L'appropriazione del plusvalore prodotto durante il processo di produzione presuppone un'economia mercantile, la vendita di merci prodotte da produttori non proprietari dei prodotti del lavoro."  Il plusvalore è, in questo senso, la forma monetaria del sovrapprodotto sociale." 



domenica 28 giugno 2015

SCAMBIO, MERCE, VALORE* - Ernest Mandel

*Da "Trattato di economia marxista", Ernest Mandel, Capitolo II, Samonà e Savelli

"Il sistema di scambio generalizzato coincide con gli inizi dell'artigianato professionale all'interno del villaggio o della tribù. Ma questa specializzazione è una specializzazione in seno a una comunità di villaggio. Gli artigiani che abbandonano sempre più il lavoro agricolo ricevono la sussistenza come ricompensa dei loro servizi. Lo scambio all'interno del villaggio o della tribù resta dunque rudimentale.
 Il produttore di merci non vive più direttamente dei prodotti del suo lavoro; al contrario, non può sostentarsi che a condizione di disfarsi di questi prodotti. Vive, come dice Glotz degli artigiani greci dell'epoca omerica, esclusivamente del suo lavoro.
 L'incremento del sovrapprodotto al di là di un limite ristretto (riserva di viveri) non è il risultato di uno sviluppo autonomo dell'economia. E' il risultato dell'intervento di pressioni esterne, economiche (scambio) o sociali (appropriazione del surplus da parte di un potere centrale o di una classe dominante.
 Lo sviluppo di una classe dominante presuppone l'esistenza di un sovrapprodotto sociale. Mentre un primo sviluppo del sovrapprodotto  precede effettivamente qualsiasi costituzione di una classe dominante, quest'ultima  assicura poi un'espansione maggiore di questo sovrapprodotto e un nuovo sviluppo delle forze produttive.

 ...Un rapporto d'equivalenza tra due prodotti, tra due merci, esige una misura comune, una quantità commensurabile comune. Il valore d'uso di una merce dipende dall'insieme delle sue qualità fisiche, che ne determinano l'utilità. L'esistenza di questo valore d'uso è una condizione indispensabile per la comparsa del valore di scambio: nessuno, infatti, accetterebbe in cambio del suo prodotto una merce senza utilità, senza valore d'uso per nessuno. Ma il valore d'uso di due merci, espresso nelle qualità fisiche , è incommensurabile; non si può misurare con un'unità comune il peso del grano, la lunghezza di una tela, il volume dei vasi, il colore dei fiori. Per consentire uno scambio reciproco tra questi prodotti, bisogna cercare una qualità comune a tutti che possa al tempo stesso essere misurata e quantitativamente espressa, e che dev'essere una qualità sociale, accettabile per tutti i membri della società.
 Ma se le merci sono il prodotto di un lavoro specifico determinato, queste merci sono inoltre il prodotto del lavoro umano sociale, cioè di una parte del tempo globale disponibile per una determinata società, e sulla cui economia la società è basata, come abbiamo appena indicato. E' questo fatto che rende le merci commensurabili; è il lavoro umano generale - definito astratto perché viene fatta astrazione dal suo carattere specifico ... -  che è la base del valore di scambio.

 ...Sul mercato in cui si incontrano i prodotti del lavoro di villaggi diversi, se non di diverse regioni , i valori di scambio si stabilizzano d'ora innanzi secondo medie sociali. Non è il numero di ore di lavoro effettivamente spese per la fabbricazione di un oggetto a determinarne il valore, ma il numero di ore di lavoro necessarie per fabbricarlo nelle condizioni medie  di produttività della società dell'epoca.

...Il lavoro umano nelle società primitive era un lavoro direttamente sociale. Nella piccola società mercantile il lavoro individuale acquista il carattere di lavoro sociale solo indirettamente, attraverso il meccanismo dello scambio, il gioco della legge del valore.

 Con la piccola produzione mercantile non raggiungiamo che una fase transitoria tra una società retta coscientemente dalla cooperazione del lavoro e una società in cui la completa dissoluzione dei legami comunitari non lascia più posto se non a leggi 'obbiettive', cioè cieche, 'naturali', indipendenti dalla volontà degli uomini, per reggere e governare le attività economiche." 

LE LEZIONI DELLA GRECIA E LE PROSPETTIVE, Michele Nobile - SE I GRECI TRAGGONO IL DADO..., Emiliano Brancaccio



" Amici greci,
da sei mesi il governo greco combatte una battaglia in condizioni di soffocamento economico senza precedenti, per implementare il mandato che ci avete dato il 25 gennaio.
Il mandato che stavamo negoziando coi nostri partner chiedeva di mettere fine all'austerità e permettere alla prosperità ed alla giustizia sociale di tornare nel nostro paese.
Era un mandato per un accordo sostenibile che rispettasse la democrazia e le regoli comuni europee, per condurre all'uscita finale dalla crisi.
Durante questo periodo di negoziazioni, ci è stato chiesto di mettere in atto gli accordi fatti col precedente governo nel "memorandum", nonostante questi fossero stati categoricamente condannati dal popolo greco nelle recenti elezioni.
Comunque, nemmeno per un momento abbiamo pensato di arrenderci, cioè di tradire la vostra fiducia.
dopo cinque mesi di dure contrattazioni, i nostri partner, sfortunatamente, hanno rilanciato all'eurogruppo di due giorni fa un ultimatum alla democrazia greca ed al popolo greco.
Un ultimatum che è contrario ai principi fondanti ed ai valori dell'europa, i valori del progetto comune europeo.
Hanno chiesto al governo greco di accettare una proposta che accumula un nuovo insostenibile peso sul popolo ellenico e colpisce profondamente le possibilità di recupero dell'economia e della società greche. Una proposta che non soltanto perpetua lo stato di incertezza ma accentua persino le disuguaglianze sociali.
La proposta delle istituzioni include: misure per un'ulteriore deregolamentazione del mercato del lavoro, tagli alle pensioni, ulteriori riduzioni nel salario minimo del settore pubblico e incremento dell'IVA su cibo, ristorazione e turismo, eliminando inoltre le agevolazioni fiscali per le isole greche.
Queste proposte violano direttamente fondamentali diritti europei, mostrano che riguardo a lavoro, uguaglianza e dignità, lo scopo di alcuni partners e istituzioni non è il raggiungimento di un buon accordo per tutte le parti, ma l'umiliazione dell'intero popolo greco.
Queste proposte sottolineano in particolare l'insistenza del Fondo Monetario Internazionale in una dura e punitiva austerity, e sottolineano più che mai la necessità per i grandi poteri europei di prendere iniziative che conducano al termine della crisi del debito sovrano ellenico. Una crisi che colpisce altri paesi europei e che sta minacciando il futuro prossimo dell'integrazione continentale.
 Amici greci,
in questo momento pesa sulle nostre spalle, attraverso le lotte ed i sacrifici, la responsabilità storica del popolo greco per il consolidamento della democrazia e della sovranità nazionale. La nostra responsabilità per il futuro del nostro paese.
E la nostra responsabilità ci richiede di rispondere all'ultimatum sulla base del mandato del popolo greco.
Pochi minuti fa alla riunione di gabinetto ho proposto l'organizzazione di un referendum, perché il popolo greco possa decidere in maniera sovrana.
Questa proposta è stata accettata all'unanimità.
Domani la la camera dei rappresentanti sarà convocata d'urgenza per ratificare la proposta del gabinetto per un referendum la prossima domenica, 5 luglio, sull'accettazione o il rigetto della proposta delle istituzioni.
Ho già informato della mia decisione il presidente francese e la cancelliera tedesca, il presidente della BCE e domani una mia lettera chiederà formalmente ai leader della UE ed alle istituzioni di estendere per pochi giorni il programma attuale in modo da permettere al popolo greco di decidere, libero da ogni pressione e ricatto, come richiesto dalla costituzione del nostro paese e dalla tradizione democratica europea.
 Amici greci,
al ricatto dell'ultimatum che ci chiede di accettare una severe e degradante austerità senza fine e senza prospettive di ripresa economica, vi chiedo di risponde in maniera sovrana e orgogliosa, come la nostra storia ci chiede.
Ad una austerità autoritaria e violenta, risponderemo con la democrazia, con calma e decisione.
La Grecia, il luogo di nascita della democrazia, manderà una forte e sonora risposta all'Europa ed al mondo.
Mi impegno personalmente al rispetto dei risultati della vostra scelta democratica, qualsiasi essi siano.
Sono assolutamente fiducioso che la vostra scelta onorerà la storia del nostro paese e manderà un messaggio di dignità al mondo.
In questi momenti critici dobbiamo tutti ricordare che l'europa è la casa comune dei popoli. Che in europa non ci sono proprietari ed ospiti.
La Grecia è e rimarrà una parte fondamentale dell'europa, e l'europa è una parte della Grecia. Ma senza democrazia, l'europa sarebbe un'europa senza identità e senza bussola.
Vi invito a mostrare unità nazionale e calma e fare la scelta giusta.
Per noi, per le generazioni future, per la storia dei greci.

Per la sovranità e la dignità del nostro popolo."                             (Alexis Tsipras)

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venerdì 26 giugno 2015

LAVORO, PRODOTTO NECESSARIO, SOVRAPPRODOTTO* - Ernest Mandel

 *Da "Trattato di economia marxista", Ernest Mandel, Capitolo I, Samonà e Savelli


 "...né l'agricoltura né l'allevamento procurano istantaneamente il cibo necessario al mantenimento della tribù e occorre una riserva di viveri per coprire il periodo che separa la semina dal raccolto. Per queste ragioni, né l'agricoltura né l'allevamento hanno potuto essere adottati sulle prime come principale sistema di produzione di un popolo, ma fanno la loro comparsa a tappe, sono anzitutto considerati come attività secondaria rispetto alla caccia e alla raccolta di frutta, e per lunghissimo tempo continuano a essere integrati da queste attività, anche quando costituiscono già la base della sussistenza popolare.

 ...La 'rivoluzione neolitica', per la prima volta dagli albori dell'umanità, sottopone la produzione dei mezzi di sussistenza al controllo diretto dell'uomo: ecco la sua importanza capitale. La raccolta di frutta, la caccia e la pesca sono metodi 'passivi' di rifornimento. Riducono o, nel migliore dei casi, mantengono a un livello dato la somma delle risorse che la natura mette a disposizione dell'uomo su un territorio determinato. L'agricoltura e l'allevamento, viceversa, sono metodi 'attivi' di rifornimento, perché accrescono le risorse naturali disponibili per l'umanità e ne creano di nuove. 

 Con l'impiego dello stesso lavoro, la quantità di viveri a disposizione degli uomini può essere decuplicata. Questi metodi rappresentano dunque un accrescimento enorme della produttività sociale del lavoro umano." 

mercoledì 24 giugno 2015

Gli stereotipi sulle migrazioni - Cesare Grazioli

 Come certamente sapete, un luogo comune è una frase fatta, un argomento banale e non motivato. Sapete anche che cos’è uno stereotipo? Le definizioni che ne danno due dizionari della lingua italiana sono: “Opinione precostituita, non acquisita sulla base di un’esperienza diretta, e scarsamente suscettibile di modifica” (Garzanti); “Percezione o concetto rigido e semplificato o distorto di un aspetto della realtà, in particolare di persone o gruppi sociali” (Zingarelli). Anche se non ce ne rendiamo conto, viviamo in mezzo a luoghi comuni e stereotipi che seguiamo senza rendercene conto, semplicemente perché sono comodi. Ci consentono infatti di avere opinioni su tante cose, anche senza conoscerle. Capita che, anche quando facciamo un’esperienza diretta, questa venga falsata dagli stereotipi che abbiamo già in mente (e che diventano perciò pregiudizi). Gli stereotipi riguardano gli argomenti più diversi: le donne e gli uomini, le categorie sociali (ad esempio i carabinieri, bersagli di tante barzellette…), le popolazioni di determinate regioni (l’avarizia dei genovesi…), paesi e popoli (l’ordine e la disciplina dei tedeschi…). Luoghi comuni, stereotipi, pregiudizi, in un certo senso sono altrettanti gradini di una scala che ci allontana da una conoscenza corretta e scientifica. La storia – come tutte le altre scienze, sia quelle sociali che quelle della natura, ciascuna nei suoi campi di pertinenza –può e deve servire anche a riconoscere e a rimuovere gli stereotipi, un po’ come fal’anticalcare contro le incrostazioni in bagno e in cucina. In entrambi i casi, ovviamente, l’efficacia dipende anche dalla durezza delle incrostazioni!

 Tra i molti temi sui quali gli stereotipi abbondano, vi è quello delle migrazioni: tema che nell’Italia di oggi significa soprattutto l’immigrazione dalla sponda opposta del Mediterraneo, oltre che da altre parti del mondo.

 Nel mondo del XXI secolo è ormai comune l’idea che le grandi migrazioni non siano un motore primario della società, ma piuttosto una componente anarchica del cambiamento sociale, la tessera deformata di un mosaico che non trova la sua appropriata collocazione, un “rumore” di fondo che disturba il regolare ronzio della vita sociale. In realtà le migrazioni hanno sempre assolto un ruolo fondamentale nella storia.

 L’ultimo secolo, dalla prima guerra mondiale a oggi, è stato segnato da un percorso irregolare, da politiche contradditorie, dall’impatto dei grandi shock bellici sui trasferimenti di persone, dalla separazione dell’oriente europeo dal resto del continente (durante la guerra fredda), dall’inversione del ciclo migratorio – con l’Europa che da esportatrice diventa nuovamente importatrice di risorse umane – e dall’impatto profondo del ciclo demografico. Negli ultimi decenni, dagli anni 70 del Novecento, le politiche migratorie si sono fatte più restrittive e più selettive, mentre le pressioni aumentano per ragioni sia demografiche che economiche generate dai divari Nord-Sud.

 La demografia depressa del continente rende dunque inevitabile un forte aumento dell’immigrazione, che ha sia una funzione di rimpiazzo generazionale, sia una funzione di risposta alle esigenze del mercato del lavoro. Nonostante l’attuale crisi economica, infatti, c’è una domanda del mercato per le qualifiche più modeste, poco remunerate (edilizia, lavori stagionali agricoli, lavoro manuale nell’industria e nei servizi, come le pulizie, assistenza agli anziani, ecc.) e scarsamente appetite dalla manodopera nazionale.

 In questo contesto, senza una rilevante immigrazione, le forze di lavoro scenderebbero dal 226 milioni nel 2005 a 160 nel 2050. Anche riassorbendo l’attuale disoccupazione e aumentando i tassi di occupazione femminile, bisognerebbe alzare di 10 anni l’età del pensionamento, in modo che alla metà del XXI secolo dovrebbero essere al lavoro tre persone su quattro tra i 60 e i 75 anni (oggi, in quella classe di età è attiva solo una persona su sette).

 Come il Novecento è stato il secolo della grande crescita della popolazione mondiale, il Duemila sarà quello del suo invecchiamento, con tempi diversi nelle differenti parti del mondo. Forse dal prossimo secolo si avrà una decrescita generalizzata, ma nel futuro prossimo la decrescita, se non corretta da immigrazioni, porterà problemi che saranno tanto maggiori nei paesi (come l’Italia) ove essa è più intensa. 



martedì 23 giugno 2015

PERCHÈ LA GUERRA? - Carteggio Albert Einstein - Sigmund Freud.


Lettera di Einstein a Freud.

Gaputh (Potsdam), 30 luglio 1932

Caro signor Freud,
la proposta, fattami dalla Società delle Nazioni e dal suo “Istituto internazionale di cooperazione intellettuale” di Parigi, di invitare una persona di mio gradimento a un franco scambio d’opinioni su un problema qualsiasi da me scelto, mi offre la gradita occasione di dialogare con Lei circa una domanda che appare, nella presente condizione del mondo, la più urgente fra tutte quelle che si pongono alla civiltà. La domanda è: C’è un modo per liberare gli uomini dalla fatalità della guerra? E’ ormai risaputo che, col progredire della scienza moderna, rispondere a questa domanda è divenuto una questione di vita o di morte per la civiltà da noi conosciuta, eppure, nonostante tutta la buona volontà, nessun tentativo di soluzione è purtroppo approdato a qualcosa.
Penso anche che coloro cui spetta affrontare il problema professionalmente e praticamente divengano di giorno in giorno più consapevoli della loro impotenza in proposito, e abbiano oggi un vivo desiderio di conoscere le opinioni di persone assorbite dalla ricerca scientifica, le quali per ciò stesso siano in grado di osservare i problemi del mondo con sufficiente distacco. Quanto a me, l’obiettivo cui si rivolge abitualmente il mio pensiero non m’aiuta a discernere gli oscuri recessi della volontà e del sentimento umano. Pertanto, riguardo a tale inchiesta, dovrò limitarmi a cercare di porre il problema nei giusti termini, consentendoLe così, su un terreno sbarazzato dalle soluzioni più ovvie, di avvalersi della Sua vasta conoscenza della vita istintiva umana per far qualche luce sul problema. Vi sono determinati ostacoli psicologici di cui chi non conosce le scienze mentali ha un vago sentore, e di cui tuttavia non riesce a esplorare le correlazioni e i confini; sono convinto che Lei potrà suggerire metodi educativi, più o meno estranei all’ambito politico, che elimineranno questi ostacoli.

«Laudato si’» - Jorge Mario Bergoglio


 Insomma, Bergoglio-Francesco ha la sua originaria ed onesta ispirazione gesuitico-francescana, abbastanza sociale, la Chiesa cattolica cerca il riposizionamento in un mondo che cambia con estrema rapidación, come dice Francesco stesso e in termini di marketing della evangelizzazione i protestanti usano gli scandali sessuali dei cattolici ed i cattolici censurano il loro smodato amore per il denaro. Il senso finale dell’enciclica infatti, è quello che il denaro ordina ciò che dovrebbe ordinare l’etica della relazione alla luce di una concezione complessa dell’uomo e del mondo. Questo i giornali, più di tanto non lo sottolineano e così Obama può plaudire il papa verde riducendone la policromia delle tesi ad una frequenza sola. (P. Fagan) 



venerdì 19 giugno 2015

“Ecco il mio Piano Merkel” - Yanis Varoufakis

(Questo discorso è stato tenuto da Yanis Varoufakis al Forum Ambrosetti il 14 marzo 2015)

   Marzo 1971. L’Europa si prepara al ‘Nixon Gold Shock’, e comincia a progettare una unione monetaria europea, più vicina al Gold Standard che al sistema di Bretton Woods, ormai al tramonto. È in questo clima che l’economista Nicholas Kaldor, dell’Università di Cambridge, pubblica un articolo su The New Statesman. Cito:
   … sarebbe un errore pericoloso credere che un’unione monetaria ed economica possa precedere un’unione politica; o illudersi che l’unione monetaria funzionerà (secondo i termini del rapporto Werner) “da catalizzatore per l’evoluzione dell’unione politica, della quale nel lungo termine non potrà comunque farne a meno”. La creazione di una unione monetaria e di una aurorità comunitaria di controllo sui bilanci nazionali genererà infatti pressioni tali da portare il sistema al collasso; questo condurrà ad una brusca frenata del processo d’integrazione politica, invece di accelerarla.

   Purtroppo, il lungimirante avvertimento di Kaldor fu ignorato; si preferì un retorico ottimismo sul tema dell’unione monetaria capace di creare legami più profondi fra le nazioni europee. Anche un’eventuale crisi del settore finanziario (come quella del 2008), avrebbe costretto i dirigenti europei a pervenire all’unione politica, comunque necessaria.

giovedì 18 giugno 2015

DIALETTICA E DIFFERENZA. NOTE SUL MARXISMO NEOKANTIANO* - Stefano Garroni

*Da "Dialettica e differenza", Stefano Garroni, La città del sole

      Contrapposta ad una versione 'naturalistica' del marxismo, la concezione kantiana - così difficilmente riconducibile alla compattezza di un unico disegno - poteva offrire ad un ambiente politico-culturale, scosso in alcune sue convinzioni fondamentali (valga per tutte la fiducia che lo svolgersi del sistema capitalistico avrebbe funzionato quale 'naturale' introduzione all'evoluzione in senso socialista dei rapporti sociali), la possibilità di un ancoraggio teorico più duttile, più articolato.

      In questo senso, l'enfasi kantiana sulle 'dissonanze' dell'esperienza poteva servire assai bene a combattere le sicurezze di certo materialismo, che in realtà appiattiva sia la lezione di Darwin che quella della tradizione dialettica.
(S. G.)

      "da una lettera...del 12 maggio 1895, apprendiamo ... che già Engels (attribuiva) all'influenza (dell') ambiente neokantiano ... l'incapacità dei giovani socialisti tedeschi di 'estrazione intellettuale' a capire il modo di validità delle categorie e i concatenamenti dimostrativi del Capitale."
(B. Besnier, "Conrad Schimidt e l'inizio della letteratura economica marxista")

mercoledì 17 giugno 2015

L'origine dello Stato Un percorso da Platone a Marx - Carla Maria Fabiani

 "La borghesia, al suo sorgere, ha bisogno del potere dello Stato, e ne fa uso, per "regolare" il salario, cioè per costringerlo entro limiti convenienti a chi vuol fare del plusvalore, per prolungare la giornata lavorativa e per mantenere l’operaio stesso a un grado normale di dipendenza. E’ questo un momento essenziale della cosiddetta accumulazione originaria" [...]

 "I vari momenti dell’accumulazione originaria si distribuiscono ora, più o meno in successione cronologica, specialmente fra Spagna, Portogallo, Olanda, Francia e Inghilterra. Alla fine del secolo XVII quei vari momenti vengono combinati sistematicamente in Inghilterra in sistema coloniale, sistema del debito pubblico, sistema tributario e protezionistico moderni. I metodi poggiano in parte sulla violenza più brutale, come p. es. il sistema coloniale. Ma tutti si servono del potere dello Stato, violenza concentrata e organizzata della società, per fomentare artificialmente il processo di trasformazione del modo di produzione feudale in modo di produzione capitalistico e per accorciare i passaggi. La violenza è la levatrice di ogni vecchia società, gravida di una società nuova. E’ essa stessa una potenza economica"                           
 [Marx, Il capitale. Critica dell’economia politica]