Da:
https://www.dialetticaefilosofia.it -
Roberto Finelli insegna Storia della filosofia all’Università di Roma Tre e dirige la rivista on-line “
Consecutio (Rerum) temporum. Hegeliana. Marxiana. Freudiana” (
http://www.consecutio.org)
Roberto Finelli,
Tra moderno e postmoderno. Saggi di filosofia sociale e di etica del riconoscimento. Pensa Multimedia, Lecce 2005.
Tra riconoscimento e feticcio: Hegel-Marx-Freud e il marxismo italiano.
L’autocoscienza è in sé e per sé
solo quando e in quanto è in sé e per sé
per un’altra autocoscienza,
cioè solo in quanto è qualcosa di riconosciuto. - Hegel, Fenomenologia dello spirito 1807
È nel capitale produttivo d’interesse
che il rapporto capitalistico
perviene alla sua forma più esteriore
e assume l’aspetto di un feticcio. [...] - Marx, Il capitale 1867
Noi non facciamo derivare la scissione psichica
da una mancanza congenita dell’apparato psichico
a operare la sintesi delle esperienze,
ma la spieghiamo dinamicamente
con un conflitto di forze psichiche opposte,
e vi ravvisiamo il risultato
di una lotta attiva tra ogni complesso psichico. - Freud, La psicoanalisi (Seconda conferenza 1910)
Che cosa mai abbia a che fare l’autocoscienza, il riconoscimento e infine il Geist di Hegel,
con il feticcio automatico (per intenderci, il capitale produttivo d’interesse: D-D’, la forma più
esteriore e astratta del capitale) del Marx del III libro del Capitale, certo non è di immediata
evidenza. Eppure, leggendo i saggi di Finelli1[1], possiamo cominciare a tessere la tela, facendo
interagire Hegel con Marx, tenendoli insieme, nonostante e a dispetto di chi ritiene ormai sorpassato
e inutilizzabile lo studio ‘comparato’ dei due Autori. Finelli individua invece un nodo di
congiunzione, un nodo assai problematico, da districare e da sciogliere. Tuttavia, i due, incredibile a
dirsi, non bastano a se stessi: il ‘terzo incomodo’ è la psicanalisi freudiana e i suoi sviluppi più
recenti in ambito anglosassone.
In effetti, ciò che oggi è in gioco, secondo Finelli, è la concezione di una soggettività che abbia
connotati antropologici all’altezza dei tempi. Che non sia cioè né prodotto materialistico di matrice
feuerbachiana (l’uomo-genere ripreso poi dal giovane Marx), né Spirito assoluto, soggettività
trasparente a se stessa, come vuole la Logica di Hegel. Allora, il “fattore-Hegel” va utilizzato a
piene mani, a patto che lo si consideri non-assoluto, ma per certi versi addirittura aporetico1[2].
L’intervento di Finelli su Marx mette in evidenza il debito di Treviri verso Stoccarda: un debito, in
gran parte, non pienamente reso esplicito o addirittura frainteso dallo stesso Marx. Per non dire poi
di come sia stato avversato da una parte del marxismo italiano (dellavolpiano, soprattutto).