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sabato 2 marzo 2024

Modernizzazione socialista cinese: in cosa differisce dalla via occidentale - Francesco Maringiò

Da: futurasocieta - marx21 - cri.cn - Francesco Maringiò, Presidente dell’Associazione italo-cinese per la promozione della Nuova Via della Seta. 

Leggi anche: 50 anni di relazioni (Italia-Cina) ed un futuro tutto da scrivere - Francesco Maringiò 

Vedi anche: Ruolo e funzioni del Partito Comunista Cinese nella Repubblica Popolare Cinese


In un recente libro pubblicato dalla prestigiosa casa editrice tedesca Springer, il professor Hu Angang (1) ha illustrato le caratteristiche peculiari del processo di modernizzazione cinese e le tendenze di sviluppo al 2035 (l’anno nel quale la Cina punta a realizzare la modernizzazione socialista), chiarendo un aspetto peculiare: quella cinese è una modernizzazione guidata dal Partito comunista.

Già questo distingue nettamente il poderoso sviluppo cinese degli ultimi decenni dalla via seguita dai paesi capitalisti più sviluppati e ci permette di comprendere alcuni aspetti che, vista l’importanza che il dibattito sulla modernizzazione riveste per la classe dirigente del paese, è utile conoscere e comprendere. Non è un caso che Xi Jinping, nel suo discorso programmatico dopo il 20º Congresso Nazionale del PCC abbia dedicato un lungo passaggio proprio al tema della modernizzazione in stile cinese e la sua differenza sostanziale con quella occidentale.

Proviamo a fare un passo indietro. Quando i rivoluzionari cinesi presero il potere dovettero fare i conti col fatto che era quasi del tutto assente una teoria marxista della modernizzazione in senso stretto ed essi dovettero sperimentare sia sul piano teorico che pratico per riuscire ad individuare la strada in grado di modernizzare il paese nel tempo più breve possibile. Per quanto l’Unione Sovietica fosse un esempio di alternativa allo sviluppo capitalistico, tuttavia alcune caratteristiche (tutt’ora fondamentali) quali l’enorme popolazione ed il bisogno di uno sviluppo armonico tra le varie aree del paese, spinsero il gruppo dirigente cinese ad avviare diverse sperimentazioni.

mercoledì 31 marzo 2021

Ruolo e funzioni del Partito Comunista Cinese nella Repubblica Popolare Cinese

Da: MarxVentuno Edizioni - Relazione introduttiva di Francesco Maringiò, Dipartimento esteri del PCI, comitato editoriale della rivista “World Socialism Studies” del Centro studi sul socialismo mondiale dell’Accademia Cinese delle Scienze Sociali, autore per le edizioni MarxVentuno di “Interviste ai marxisti cinesi” e di numerosi saggi e articoli sul PCC e la politica della RPC

Vedi anche: La Cina nel mondo multipolare: Forum della Rete dei Comunisti 


Ascolta anche: Intervista di Alessandra Ciattini a Francesco Maringio' sul discorso del leader cinese Xi Jinping al World Economic Forum 2021 (https://www.spreaker.com/user/11689128/intervista-alessandra-xi-jinping

                                                                              
Gli altri incontri: 
[Primo incontro] 
Dibattito sul Socialismo con caratteristiche cinesi con 
Alessandra Ciattini Antropologia, Università La Sapienza, Roma, collaboratrice de “La Città Futura” 
Francesco Galofaro Semiotica, Università di Torino, collaboratore di “MarxVentuno” e del sito marx21.it https://youtu.be/tUD-z1H4wBA​​ 

[Secondo incontro] 
“Percorrere la strada dello sviluppo pacifico”: La RPC e il mondo 
Relazione di Fabio Massimo Parenti, Ph.D. in Geopolitica e Geoeconomia, Associate Profess or of International Studies alla China Foreign Affairs University, Beijing https://youtu.be/trADw9WpbuA​ 

[Terzo incontro] 
L’economia socialista di mercato in Cina. 
Relazione di Vladimiro Giacché Presidente del Centro Europa Ricerche e autore del recente saggio “L’economia e la proprietà. Stato e mercato nella Cina contemporanea” https://youtu.be/BHKktaUpti8​ 

sabato 23 gennaio 2021

Socialismo con caratteristiche cinesi

                                                                             

Xi Jinping: sui nuovi orizzonti della politica economica marxista contemporanea. 

Come usare il capitalismo nell'ottica del socialismo - Deng Xiaoping 

Sulla NEP e sul capitalismo di Stato* - Lenin 

venerdì 20 novembre 2020

Xi Jinping: sui nuovi orizzonti della politica economica marxista contemporanea. -

Da: https://ottobre.info - Articolo originale: 12个问答,一起学习习近平总书记关于马克思主义政治经济学重要讲话 - Traduzione e note a cura di Davide Clementi

Xi Jinping, segretario generale del Partito Comunista Cinese dal 15 novembre 2012 e Presidente della Repubblica popolare cinese dal 14 marzo 2013. 

Leggi anche: Come usare il capitalismo nell'ottica del socialismo - Deng Xiaoping

Questioni relative allo sviluppo e alla persistenza nel socialismo con caratteristiche cinesi - Xi Jinping

- La Nuova Era cinese tra declino Usa e debolezze Ue -

La Cina corre...

Una stabile crescita interna è l'obiettivo della Cina per il 2017*- Walter Ceccotti

"Cina 2013" - Samir Amin 



Nel n. 12/2020 della rivista Qiushi è stato pubblicato un importante discorso del segretario generale Xi Jinping, strutturato in dodici domande e risposte, dal titolo ‘Esplorare incessantemente i nuovi orizzonti della politica economica marxista contemporanea’. Questo discorso è stato tenuto da Xi Jinping il 23 novembre 2015 al 28° studio collettivo [1] del 18° Politburo sui principi di base e sulla metodologia dell’economia marxista. […] 


DOMANDA 1: PERCHÉ STUDIARE L’ECONOMIA POLITICA MARXISTA?

Lo scopo dell’organizzazione di questo studio è rafforzare lo studio e la comprensione dei principi fondamentali del marxismo. Attraverso la revisione dell’economia politica marxista, dobbiamo approfondire la nostra comprensione delle leggi dello sviluppo economico e migliorare la nostra capacità di guidare lo sviluppo economico della Cina.

Ora, durante la mutazione dell’economia mondiale, essere in grado di governare bene la grande nave dell’economia del nostro Paese è un test importante per il nostro partito. Affrontare la complessa situazione economica nazionale e internazionale e i diversi fenomeni economici, apprendere i principi di base e la metodologia dell’economia politica marxista ci aiuterà a padroneggiare i metodi di analisi economica scientifica, comprendere il processo del movimento economico, padroneggiare le leggi dello sviluppo sociale ed economico, migliorare la capacità di controllare l’economia di mercato socialista e rispondere meglio alle domande teoriche e pratiche dello sviluppo economico della Cina.

DOMANDA 2: QUAL È IL SIGNIFICATO DELL’ECONOMIA POLITICA MARXISTA?

domenica 8 novembre 2020

50 anni di relazioni (Italia-Cina) ed un futuro tutto da scrivere - Francesco Maringiò

Da: http://italian.cri.cn - https://www.marx21.it - Francesco Maringiò, Presidente dell’Associazione italo-cinese per la promozione della Nuova Via della Seta e curatore del libro "La Cina nella Nuova Era, Viaggio nel 19°Congresso del PCC", LA CITTA' SEL SOLE 

Ascolta anche: Alessandra Ciattini intervista Francesco Maringiò - USA vs Cina - La visita di Mike Pompeo in Asia (https://www.spreaker.com/user/11689128/051120-pompeo-in-asia-maringio-online-au?fbclid=IwAR3S2qsE_g9AHuLFXkkvWwlYyfngy76WX8tJKUjnwsHlCl2UEyYQ1lVjk2I)

Leggi anche: La Cina corre... 

- La Nuova Era cinese tra declino Usa e debolezze Ue - 

I rischi della guerra economica Usa-Cina - Vincenzo Comito

La nuova via della seta. Un progetto per molti obiettivi - Vladimiro Giacché

La Cina nel processo di globalizzazione*- Spartaco A. Puttini

Questioni relative allo sviluppo e alla persistenza nel socialismo con caratteristiche cinesi - Xi Jinping

Una teoria del miracolo cinese*- Cheng Enfu, Ding Xiaoqin**

La trappola di Tucidide - Andrea Muratore

"Cina 2013" - Samir Amin

L'Occidente arretrato e l'Oriente avanzato*- Emiliano Alessandroni

Giovanni Arrighi, “Adam Smith a Pechino” - Alessandro Visalli

Cos’è davvero la Cina? - Intervista a Domenico Losurdo

L’economia reale è sulla Via della seta - Pino Arlacchi

Vedi anche: - OLTRE LA GRANDE MURAGLIA. LA CINA E' DAVVERO UN PERICOLO? -

LA CINA SPIEGATA BENE - Michele Geraci

L’Italia e la Cina hanno avviato scambi culturali già dal II sec. a.C.: la prima legazione romana in Cina fu registrata nel 166 a.C., sessant'anni dopo le spedizioni del generale Ban Chao e l’invio di un emissario a Da Qin, esonimo con cui i cinesi indicavano l’impero romano. Questa affascinante storia si è poi arricchita di altre straordinarie gesta che sono diventate leggendarie non solo per la storia dei due paesi, ma per il confronto stesso tra Oriente ed Occidente.

È con questo importante bagaglio storico che quest’anno celebriamo il cinquantesimo delle relazioni bilaterali tra i due paesi. È una tappa importante, che merita non solo di essere approfondita tra gli esperti ma sperimentare una riflessione più vasta, come quella che sta promuovendo questa prestigiosa rivista a cui sono grato per l’invito rivoltomi a svolgere alcune riflessioni.

Possiamo individuare cinque diverse fasi nel rapporto diplomatico tra Italia e Cina: 1) dalla fondazione della RPC allo stabilimento delle relazioni nel 1970, 2) dall’apertura dell’Ambasciata italiana a Pechino ai primi anni ’90, 3) dalla fine della Prima Repubblica in Italia (1992) alla firma della partnership strategica (2004), 4) da questa al 18° Congresso del PCC ed infine 5) la fase attuale, ancora tutta da scrivere.

La prima fase (non ufficiale) delle relazioni ha posto le basi per la normalizzazione dei rapporti ed il riconoscimento della RPC e del suo governo. Sono stati anni importanti di contatti e relazioni che ci danno la percezione del lungo embargo diplomatico a cui è stato sottoposto il gruppo dirigente cinese. Alla Repubblica Popolare in quegli anni veniva negato anche il seggio alle Nazioni Unite (vi entrerà nel 1971). Il riconoscimento italiano ha favorito il percorso di riconoscimento di Pechino nella comunità internazionale.

Con l’apertura dell’Ambasciata d’Italia in Cina (1970) è iniziata per il Belpaese una fase pioneristica di conoscenza e comprensione della realtà cinese, così profondamente cambiata dall’epoca delle concessioni e della terribile esperienza coloniale. Sono stati anni intensi che hanno permesso di cogliere anche la portata delle trasformazioni che la Politica di Riforme ed Apertura aveva cominciato a produrre.

I primi anni ’90 sono stati invece un passaggio di fase molto delicato per l’Italia: lo sgretolamento dei partiti tradizionali ed i cambiamenti internazionali con la fine del mondo bipolare hanno innescato una lunga fase di transizione ed incertezza, con ripercussioni anche nelle relazioni tra i due paesi e relative occasioni mancate ed opportunità perse. La svolta si è avuta con la firma del Partenariato Strategico che ha costruito un meccanismo permanente di dialogo tra Italia e Cina. Questo avvenimento ha incentivato gli investimenti diretti esteri italiani nel paese asiatico (appena entrato nel WTO), migliorando la percezione in patria delle trasformazioni in corso e delle opportunità che si presentavano per la comunità internazionale: sono l’economia ed il commercio a suscitare principale interesse all’estero.

Questa percezione muta con il 18° Congresso del PCC e le riforme adottate: la Cina entra in una fase di “nuova normalità” modificando completamente le direttrici strategiche del suo sviluppo economico, diventa sempre più un attore globale grazie al contributo fornito alla cooperazione internazionale ed alla politica di sicurezza e, non da ultimo, si fa portatrice di una iniziativa globale che, sotto il nome di Belt and Road Initiative, è destinata ad avere un impatto sullo sviluppo di tutta l’area eurasiatica e del mondo intero. Da questo momento la classe dirigente italiana ha capito che non si poteva più restringere il campo della cooperazione bilaterale con la Cina ai soli dossier commerciali e che bisognasse dare vita ad una relazione omnicomprensiva, riguardante tutti gli aspetti centrali della diplomazia, dell’economia e della cultura. È per queste ragioni che i settori più accorti del paese hanno lavorato per giungere alla firma del Memorandum of Understanding del marzo del 2019, attestando l’Italia a primo paese del G7 ad entrare nel club delle nazioni aderenti alla BRI.

Tuttavia questa consapevolezza non è ancora pienamente matura in tutta la società italiana, complice l’assenza di interessi radicati e capaci di strutturare una strategia nazionale condivisa, assieme ad una percezione esatta di cosa sia oggi la Cina contemporanea. Per queste regioni si sente l’esigenza, oggi più di ieri, della nascita di un pensatoio strategico comune tra i due paesi, capace di costruire e sedimentare un insieme di visioni ed esigenze in grado di essere raccolte dalla classe imprenditoriale e politica ed essere trasformate in una proposta strategica di grande visione prospettica.

Mentre si staglia all’orizzonte il pericolo di una recrudescenza delle relazioni internazionali, si apre un nuovo spazio di manovra per paesi che vogliono ambire ad operare attivamente per scrivere un futuro di pace e cooperazione. E l’Italia può ambire ad operare un ruolo importante in questa direzione. Anche per questo abbiamo bisogno che nasca questa fucina di idee, capace di corroborare il lavoro diplomatico ed istituzionale tra due paesi che, per storia e cultura, sono destinati a scrivere pagine importanti di mutua cooperazione e sincera amicizia.