Il video non è tecnicamente un gran ché. Il collettivo non era ancora sufficientemente esperto per maneggiare con la dovuta attenzione e cura le immagini e la loro resa visiva. E, però, forse in questo caso il risultato è raggiunto proprio in funzione dell'attenzione necessariamente dovuta al dialogo, rigorosamente in diretta, tra i due interlocutori.
Bello scambio di idee... Abbiamo estremo bisogno di questi ragionamenti di largo respiro che sono il nostro pane... intendo con pane il nostro lavoro teorico politico di fondo che è la base della prassi politica necessaria di un comunista.
La teoria Marxista poggia la sua forza sulla scienza... che ne valida la verità, e la rende disponibile al confronto con qualunque altra teoria che ponga se stessa alla prova del rigoroso riscontro scientifico... il collettivo di formazione Marxista Stefano Garroni propone una serie di incontri teorici partendo da punti di vista alternativi e apparentemente lontani che mostrano, invece, punti fortissimi di convergenza...
venerdì 21 agosto 2015
mercoledì 19 agosto 2015
DEMENZA DIGITALE
Alcune aziende che quindici anni fa non esistevano, come Google e Facebook, oggi costituiscono la nuova e potente oligarchia planetaria del capitalismo digitale. Internet ne rappresenta l’intelaiatura, e i suoi utenti, vale a dire circa tre miliardi di persone, la forza lavoro utilizzata. Le nuove tecnologie digitali fanno ormai parte della nostra vita quotidiana, le portiamo addosso e controllano tutti gli ambienti della vita sociale, dai luoghi di lavoro ai templi del consumo. Questo libro propone una riflessione sui dispositivi attraverso i quali questa oligarchia e queste tecnologie catturano e colonizzano il nostro immaginario a fini di profitto economico e di controllo sociale. E mette in luce il risvolto di tutto ciò, ovvero l’emergere di una nuova e impercepita sudditanza di quel popolo virtuale che, riversando ingenuamente messaggi, fotografie, selfie, ansie e desideri su piattaforme e social-network, contribuisce con le sue stesse pratiche a rafforzare il dominio del nuovo impero. Non conosciamo ancora le conseguenze sui tempi lunghi di questo ulteriore passaggio del modo di produzione capitalistico. Chiara invece appare la necessità di immaginare pratiche di decolonizzazione personale e collettiva per istituire nei luoghi ordinari della vita varchi di liberazione.
“L’anima si colora con
il colore dei suoi pensieri” (Marco Aurelio)
Neuroplasticità cerebrale: “In campo medico l’istruzione è
ritenuta unanimemente il fattore decisivo per la salute di un individuo (...)
inoltre l’istruzione rende liberi – liberi da molte costrizioni, perché chi è
istruito può porsi criticamente nei confronti di sé stesso e del proprio
ambiente e non è esposto passivamente alle contingenze. Questo riduce lo
stress, che a sua volta distrugge i neuroni“. (…) “I fondamenti (…)
dell’apprendimento permanente (Long Life Learning) stanno in una buona
istruzione nell’infanzia e nell’adolescenza“. (M. Spitzer, 2012)
La «riserva cognitiva»: tutto dipende dal punto in cui si
parte
Concetto centrale: più tardi veniamo esposti al sistema
digitale (comunque dopo l’età dello sviluppo) più facilmente riusciamo a
mantenere intatte le capacità cognitive che vengono compromesse da un uso
intenso dei media digitali.
Un adulto che comincia ad utilizzare i media digitali
dispone di sufficiente esperienza nella ricerca, memorizzazione e gestione
delle informazioni, perché ha sedimentato nel suo cervello un passato
«analogico».
Un bambino che non ha ancora sviluppato la corteccia
prefrontale (che guida il comportamento previsionale, la pianificazione di
schemi di azione nel tempo, la capacità di relazione con il mondo esterno) e
che viene precocemente esposto ai media, crea da zero le sue capacità cognitive
di base sul modello digitale, con tutte le conseguenze osservate dagli studi.
In pratica: se partiamo da «più in alto», ci accorgiamo meno
della discesa… Chi parte da molto basso, invece, è già subito a valle…
http://www.davincialba.it/clil-genta/demenza-digitale.pdf
La società del controllo è un fatto irreversibile,
afferma Lyon; così come la modernità è divenuta liquida e non c’è
più possibilità che ritorni al suo stato solido, aggiunge Bauman.
Le tecnologie della sorveglianza aiutano tuttavia
gli uomini e le donne a migliorare la propria vita, perché riducono
al minimo il tempo dedicato alle mille incombenze quotidiane. Ma ecco profilarsi
un altro caso di ambivalenza: l’immanente conseguenza dei molteplici
dispositivi della sorveglianza è infatti il controllo capillare
e diffuso dei comportamenti individuali e collettivi . Viene
così progressivamente cancellata ogni tipo di intimità. La vita dei singoli
è ridotto a un profilo dove consumi, relazioni sentimentali,
lavorative vanno a comporre un aggregato di dati gestito dallo Stato
e da parte di imprese che utilizzano quei dati per le proprie strategie
di marketing; o per venderle ad altre imprese. L’«economia dei big
data» è possibile proprio grazie a questa incessante espropriazione
delle relazioni sociali ridotte a consumi, gusti, attitudini (...) il
«sesto potere» costituito dalla sorveglianza è rappresentato da un
inedito complesso militare-digitale sancito da un’alleanza tra pari tra lo
stato e imprese che raccolgono, gestiscono ed elaborano una massa
imponente di dati individuali.
sabato 15 agosto 2015
Il valore delle merci - Maurizio Donato
“La geometria euclidea
ha svolto una funzione essenziale nell’insegnamento scientifico per il suo uso
del metodo dimostrativo, cioè perché consiste in “teoremi”, ma anche e
soprattutto per l’evidenza della sua natura di “modello” di situazioni concrete
facilmente rappresentabili. È evidente infatti che i punti, i segmenti, i
triangoli e gli altri enti di cui si occupa un manuale di geometria non sono
oggetti concreti, ma è altrettanto evidente che la possibilità di disegnare
delle figure concrete, che “approssimano” quelle ideali oggetto della
matematica, fornisce un grande aiuto all’intuizione e una chiave essenziale per
le applicazioni della teoria. Studiando la geometria euclidea ci si abitua
quindi (è questo il punto essenziale!) a usare “enti teorici”, analizzabili con
rigore, per descrivere utilmente oggetti concreti, senza confondere gli uni con
gli altri.” (Lucio Russo)
Merce, valore, capitale, plusvalore: categorie, assieme ad
altre che introdurremo più avanti, la cui comprensione chiara renderà agevole
seguire la logica del modello. Ricordando che queste note non sostituiscono in
alcun modo lo studio del testo, ma ne costituiscono solo una introduzione, una
guida alla lettura, facciamo un passo avanti per quanto riguarda l’importanza
dell’utilizzo del metodo astratto basato sulle categorie.
venerdì 14 agosto 2015
Una candela che brucia dalle due parti. Rosa Luxemburg tra critica dell’economia politica e rivoluzione - Riccardo Bellofiore
Interiormente, mi sento molto più a mio agio in un piccolo tratto di giardino, come qui, o in un campo, stesa sull’erba e circondata di calabroni, che in un congresso del partito. A voi posso dire tutto ciò, voi non mi sospetterete subito di aver tradito il socialismo. Voi lo sapete, malgrado questo spero di morire al mio posto: in una battaglia di strada o in un penitenziario. Ma nel mio intimo, io appartengo più agli uccelli che ai miei “compagni”. E questo non perché solo nella natura, come tanti politici che hanno fatto interiormente bancarotta, io trovo un rifugio, un riposo. Al contrario, io trovo nella natura, come tra gli uomini, tanta crudeltà, che ne soffro molto.
Ed ancora in un’altra lettera del 3 luglio 1900 al suo compagno di allora, Leo Jogiches, leggiamo queste frasi:
Noi, tutti e due, internamente “viviamo” di continuo, cioè cambiamo, cresciamo, perciò di continuo si crea una sproporzione, uno squilibrio, una disarmonia di alcune parti dell’anima con le altre. Dunque bisogna fare una continua revisione interna, ricostituire l’ordine e l’armonia. C’è sempre qualche cosa da fare con se stessi, ma per non perdere mai la misura delle cose, che consiste a mio avviso nell’utilità della vita esteriore, l’atto positivo, l’attività creativa, in una parola per non affondare nella consumazione e nella digestione spirituale, ci vuole il controllo di un’altra persona, che ci sia vicina, che comprenda tutto, ma che sia fuori da questo “io” che cerca l’armonia.
Della persona che ha scritto in uno dei suoi ultimi articoli
su Rote Fahne, nel dicembre 1918, “Un mondo deve essere distrutto, ma ogni
lacrima che scorra sul volto, per quanto asciugata, è un atto d’accusa” non si
può, non si deve, perdere la tensione tra momento della lotta e momento della
com-passione: non lo si può, non lo si deve perdere, perché è appunto nel
legame tra “forza” della trasformazione sociale e “debolezza” che si riconosce
in sé e cui si vuole dare spazio nel mondo che risiede quanto di più
inquietante ed innovativo questa rivoluzionaria può dire a noi ancora oggi.
Eraclito - Antonio Gargano
Le radici del pensiero filosofico - Eraclito (Bodei, Detienne, Gadamer):
https://www.youtube.com/watch?v=q61bgE5Pe14
giovedì 13 agosto 2015
Un parricidio compiuto (un parricidio al quadrato). Il confronto finale di Marx con Hegel - Intervista a Roberto Finelli a cura di Ambrogio Garofano
"...per me l’analogia è tra Hegel e il Marx della maturità,
perché, torno a dire, il Marx che precede la maturità è tutto subalterno a
Hegel. Feuerbach e il primo Marx usano una strumentazione hegeliana e di questo
loro utilizzo non sono consapevoli fino in fondo. Invece, con il Marx della
maturità l’analogia con Hegel consiste in questo: nel fatto che per entrambi la
filosofia o la teoria in tanto è scienza in quanto produce una riunificazione
delle scissioni reali. Per Hegel la filosofia è scienza perché conduce dalla
scissione iniziale alla mediazione finale, sia la scissione della Fenomenologia
dello spirito (sensibile concreto e universale astratto) sia la scissione
iniziale della Scienza della logica (essere e nulla). La filosofia per Hegel è
compenetrazione progressiva di questi poli inizialmente l’uno opposto
all’altro. E appunto come ho provato a dire è il circolo del presupposto/posto
che alimenta il rigore scientifico di questo percorso. Ora, Marx a me sembra
che nel Capitale faccia esattamente il medesimo, a partire da una soggettività
che, come dicevo all’inizio, non è quella degli esseri umani, degli individui
agenti della storia, ma è quella di una soggettività impersonale che io chiamo
la ricchezza astratta del capitale e dalla sua tendenza illimitata
all’accumulazione quantitativa. Marx deve riuscire a dar conto dell’esistenza
di questo soggetto come cuore della modernità e come soggetto tendenzialmente
totalizzante a partire da una costatazione fenomenologica di scissione. Ed è
qui che sta l’analogia con Hegel: sia Hegel che Marx hanno un inizio
fenomenologico. Per entrambi l’inizio è non arbitrario, non
soggettivo, è fenomenologicamente ciò che è più a portata di mano, il dato più
diffuso: la certezza sensibile o l’essere come prima categoria in Hegel, la merce
per Marx. Si tratta della datità più generale, quindi un inizio fenomenologico
per entrambi, che deve sottrarre l’inizio dell’esposizione scientifica ad una
arbitrarietà di scelta soggettiva e a partire da questo inizio obbligato dare
vita ad un percorso di svolgimento categoriale prodotto dalle scissioni
dell’inizio medesimo."
FILOSOFIA DELLA STORIA - G. G. Federico Hegel
"Argomento di queste lezioni è la storia
filosofica del mondo, vale a dire che esse non contengono pure riflessioni
generali sulla storia, con alcuni esempi tratti dalla medesima per rischiararle,
ma presentano l'essenza stessa della storia del mondo. E per spiegare sul bel
principio che cosa sia questa storia, sembra necessario, avantitutto, di
definire le varie maniere di trattare la storia.
Vi sono in generale tre di queste maniere:
a) La storia
contemporanea o primitiva;
b) La storia riflessa;
c) La storia
filosofica.
A) Per ciò che riguarda la prima, io metto
in questa categoria, per spiegare tosto con un caso determinato il mio
pensiero, la storia di Erodoto e di Tucidide, ed altri simili storici, i quali
descrivono i fatti, gli avvenimenti e le circostanze che essi avevano avanti
agli occhi, al cui spirito essi appartennero; e ciò che era in certo modo
esterno, lo elevarono ad una rappresentazione spirituale. (...)
L'argomento di simili storie non può quindi
essere di una grande estensione ((si consideri Erodoto, Tucidide,
Guicciardini); ciò che di vivo e di attuale loro stà d'innanzi ne forma la
materia essenziale. La coltura dell'autore è quella stessa da cui partono le
azioni che entrano nella sua opera; lo spirito dello storico e quello degli
avvenimenti ch'egli racconta, sono una e medesima cosa. [...]
B) Il secondo genere di storia l'abbiamo
chiamata riflessa, ed è quella storia la cui esposizione nasce non dal tempo
presente, ma dalla riflessione dello spirito sul passato. [...]
C) Il terzo genere di storia finalmente è la
filosofica. (...) In generale la filosofia della storia non è altro che un
esaminare col pensiero filosofico la medesima. (...) Il pensiero che la
filosofia vi apporta, è il semplice pensiero della ragione, cioè 'che la
ragione governa il mondo' ; che adunque anche la storia del mondo si è
sviluppata ragionevolmente. Questa convinzione e questo modo di vedere è una
premessa in riguardo alla storia, considerata come tale; per la filosofia poi
non è una premessa, ma una verità provata. Per mezzo di questa cognizione
speculativa vien da essa dimostrato che la ragione, (qui noi possiamo
contentarci di questa espressione, senza spiegare più da vicino il rapporto suo
con Dio) è la 'sostanza', e in pari tempo 'l'infinita potenza', è 'l'infinita
materia' di ogni vita naturale e spirituale, è parimenti 'l'infinita forma',
l'esecutrice del suo stesso concetto. (...)
La filosofia dimostra
come la ragione si riveli nel mondo, e come in esso non si riveli che lei sola,
i di lei pregi ed eccellenza. Qui dobbiamo supporre tutto questo come
dimostrato. (...)
Deve dunque risultare dalla stessa
esposizione della storia del mondo: che le cose passarono in essa
razionalmente, che essa ha seguita la marcia ragionevole e necessaria dello
spirito del mondo; spirito la cui natura in vero è sempre una e la stessa, ma
che solo nell'esistenza del mondo sviluppa questa sua natura. Tale deve essere,
come si è detto, il risultato della storia".
domenica 9 agosto 2015
Le categorie fondamentali - Maurizio donato
Prendiamo l’incipit del Capitale, le parole con cui si apre
il primo capitolo: “La ricchezza delle società nelle quali predomina
il modo
di produzione capitalistico si presenta come una immane raccolta
di merci
e la merce singola si presenta come sua forma elementare.” Analizziamo il
testo parola per parola...
IL LIBRO DEL FILOSOFO* - Stefano Garroni
*Da "SUL PERTURBANTE", Stefano Garroni, Ed. Kappa
La filosofia di cui Nietzsche parla tien fisso lo sguardo,
attraverso le contingenze temporali, sugli 'eterni problemi', sul 'culmine
spirituale', vive, insomma, in quella dimensione 'zeitlos' (atemporale, eterno,
non soggetto alla moda) in cui non c'è posto né per il popolo reale, né per gli
affanni e preoccupazioni politiche. E' quella filosofia che risveglia la fede
in un mito costruito sul vuoto, perché ha il fine non già di conoscere, ma di
render piena la vita e che ricava, da
questa sua funzione, la possibilità di discriminare 'ciò che è grande' e 'ciò
che è piccolo', ciò che serve alla 'Vollendung des Lebens' (pienezza del
vivere) e ciò che, invece, da essa allontana. E' proprio questa la filosofia, di cui Nietzsche afferma il primato sulla
scienza.
Propriamente quella conoscitiva è un'attività transferenziale: nel senso che, mediante
la scienza, l'uomo trasferisce fuori di sé, negli oggetti, qualità che, invece,
appartengono al suo modo di vivere.
Così facendo, l'uomo dimostra debolezza di carattere;
attribuendo al mondo la piccolezza, la meschinità del suo modo di vivere, egli si
sottrae allo sforzo di modificarlo. Facendo della propria, meschina misura la
misura del mondo, s'acqueta e tutta l'ansia di completezza, che la vita
quotidiana continuamente smentisce, la distoglie dall'autentica finalità,
traducendola in smodato desiderio di conoscere.
"se dobbiamo
erigere una cultura, abbiamo bisogno d'inaudite capacità artistiche per
spezzare la smodata pulsione al conoscere, e per produrre una nuova unità.
L'altissima nobiltà del filosofo si mostra nel suo concentrare la smodata
pulsione al conoscere, nel suo imbrigliarla in vista dell'unità". (F.
Nietzsche, Das Philosophen Buch, A.
30, p 19)
sabato 8 agosto 2015
venerdì 7 agosto 2015
IL CREDITO* - Ernest Mandel
*Da "Trattato di economia marxista", Ernest
Mandel, Capitolo VII, Samonà e Savelli
Il credito ha dunque lasciato la sua profonda impronta nella
storia e nello sviluppo del capitalismo. Ha potentemente allargato il campo
d'azione del capitale, permettendo la capitalizzazione di ogni riserva di
denaro disponibile. Ha facilitato, accelerato, generalizzato la circolazione
delle merci. Ha stimolato la produzione capitalistica, la concorrenza, la
concentrazione dei capitali, in breve tutte le tendenze di sviluppo del
capitalismo. Il credito appare dunque come uno strumento altrettanto
indispensabile che il commercio al modo di produzione capitalistico, uno
strumento che permette una considerevole reazione contro la caduta tendenziale
del tasso medio del profitto.
Al pari del commercio, il credito consente una considerevole
riduzione del tempo di rotazione dei capitali, consente una mobilità sempre maggiore del capitale circolante di fronte
all'immobilizzo di una frazione crescente del capitale in gigantesche
installazioni fisse (All'inizio della crisi, il credito permette persino di
attutire i primi colpi di una brutale caduta dei prezzi. Nella misura in cui
l'imprenditore lavora con capitali presi a prestito, può vendere al di sotto del prezzo di produzione. Basta
infatti che il prezzo ottenuto consenta il pagamento dell'interesse, inferiore
al profitto medio). Attenua così a scadenza immediata le contraddizioni che
derivano dall'evoluzione del capitalismo. Ma allo stesso tempo inasprisce
queste stesse contraddizioni a lunga scadenza. Agli albori del capitalismo
industriale ciascun capitalista poteva rendersi conto assai rapidamente se il
tempo di lavoro speso per produrre le merci fosse o no tempo di lavoro
socialmente necessario. Bastava andare al mercato e cercare acquirenti per
queste merci al loro prezzo di produzione. Quando il commercio e il credito si
frappongono tra l'industriale e il consumatore, questo industriale comincia con
il realizzare in modo automatico il valore delle sue merci. Ma d'ora innanzi
ignora se queste merci troveranno o no
uno sbocco reale, se incontreranno un "consumatore finale". Molto
dopo aver già speso il denaro, equivalente delle merci prodotte, si può
constatare che queste sono invendibili, non rappresentano più veramente tempo
di lavoro socialmente necessario. Il crack è allora inevitabile. Il credito tende ad allontanare questo crack, rendendolo però più violento
quando alla fine si produce.
Permettendo una espansione della produzione senza rapporto
diretto con le capacità di assorbimento del mercato; mascherando per tutto un periodo
di tempo le relazioni reali tra il potenziale produttivo e le possibilità di
consumo solvibile; stimolando la circolazione e il consumo delle merci al di là
del potere d'acquisto realmente disponibile, il credito ritarda la scadenza
delle crisi periodiche, aggrava i fattori di squilibrio e di conseguenza rende la crisi più violenta
quando scoppia.
Il fatto è che il credito non fa che accentuare il divorzio fondamentale tra le due funzioni essenziali della moneta - mezzo di circolazione e mezzo di pagamento -, non fa che sviluppare il divorzio fondamentale tra la circolazione delle merci e la circolazione del denaro che realizza il loro valore di scambio, contraddizioni che costituiscono le fonti prime e generali delle crisi capitalistiche.
giovedì 6 agosto 2015
L’astrazione - Maurizio Donato
Partiamo dallo studio di alcune categorie molto generali,
astratte, per capire meglio le relazioni economiche concrete, sapendo che tali
categorie (la merce, il valore, il capitale, il denaro, lo sfruttamento) sono “relazioni
astratte di una totalità vivente e concreta già data“.
E’ un metodo logico, e noi adotteremo il metodo logico e il
metodo storico. Andremo continuamente “avanti e indietro”. A quale scopo?
Proviamo a porci una domanda: qual è il modo migliore per ricostruire lo
sviluppo delle diverse forme economiche che ha assunto la società umana? Come
possiamo capire meglio la natura del capitalismo?
Marx, a un certo punto del suo discorso, tira fuori una
delle sue frasi famose: “L’anatomia dell’uomo è una chiave per l’anatomia
della scimmia”. Perché gli animali? vi chiederete. E’ che mentre Marx
scrive il Capitale, un altro scienziato, Charles Darwin, sta scrivendo la sua
celeberrima opera sull’evoluzione. Darwin manda poi una copia del suo libro a
Marx che lo stima e sa bene quanto la questione dell’evoluzione sia importante
non solo per le scienze naturali, ma pure per le scienze sociali. Eppure –
notate la differenza – Marx non crede che sia possibile dall’anatomia della
scimmia ricavare insegnamenti utili a comprendere l’anatomia umana: pensa – in
un certo senso – al contrario.
“Ciò che nelle specie animali inferiori accenna a
qualcosa di superiore può essere compreso solo se la forma superiore è già
conosciuta. L’economia borghese fornisce quindi la chiave di quella antica ecc.
In nessun caso però procedendo al modo degli economisti che cancellano tutte le
differenze storiche e in tutte le forme della società vedono la società
borghese“.
venerdì 31 luglio 2015
DAS UNHEIMLICHE (2)* - Stefano Garroni
*Da "SUL PERTURBANTE", Stefano Garroni, Ed. Kappa
"Con la sua violenza,
la natura s'erge contro di noi, grandiosa, indomita terribile; ci pone
brutalmente di fronte al nostro bisogno d'aiuto, alle nostre debolezze
che,mediante la cultura, pensavamo d'aver superato". (S. Freud, Die Zukunft)
Finora la contrapposizione 'richiesta pulsionale-cultura' si
era presentata sotto il prevalente aspetto di necessaria rinuncia.
Freud, però, ha già osservato che, indirettamente, la stessa
natura suggerisce l'opportunità della costruzione culturale, posta la
drammaticità d'una vita condotta all'insegna della 'condizione naturale': la
cultura, quindi, acquista l'aspetto di ciò che salva l'uomo dalla distruttività
dell'immediato, del pulsionale.
Lo scatenarsi della natura fisica, che abbatte gli argini e
le costruzioni della civiltà, evoca l'incertezza radicale del vivere umano,
minacciato questa volta non da una natura esterna, ma si interna, che fa corpo
con l'uomo stesso.
In definitiva,quello scatenarsi evoca la distruzione
dell'uomo, dell'individuo: la morte, insomma. Ecco, di nuovo il perturbante.
La contrapposizione, tra richiesta pulsionale e sua
soddisfazione necessariamente limitata, lascia il segno sulla cultura, nel
senso che non potendo questa risolverla, placarla definitivamente, la vita
sociale è sempre gravata da un dubbio, è accompagnata sempre da un'ombra
minacciosa.
Sia affrontando una tematica (apparentemente) politica, sia
ponendosi di fronte al fenomeno religione, l'ottica psicologica di Freud (quindi , né politica, né antropologica),
sempre, mette in luce la centralità del perturbante. Non perché l'esperienza unheimlich sia, per Freud, l'unica dimensione psicologica (abbiamo
visto, al contrario, che Freud tende a distinguere livelli diversi all'interno
dello psicologico), ma perché è quella in cui si rivela il pulsionale in quanto
tale, nella sua 'astrattezza', nella sua indipendenza da motivazioni, che non
siano la pulsionalità stessa.
mercoledì 29 luglio 2015
IL CAPITALE DI MARX (11) - Riccardo Bellofiore.
Video degli incontri del ciclo di letture del I libro del "Capitale" di Karl Marx organizzato da Noi Restiamo Torino e tenuto da Riccardo Bellofiore (Università di Bergamo).
Lezioni precedenti:
https://www.youtube.com/playlist?list=PL5P5MP2SvtGh94C81IekSb83uO7nLgHmL
martedì 28 luglio 2015
IL COMMERCIO* - Ernest Mandel
*Da "Trattato di economia marxista", Ernest
Mandel, Capitolo VI, Samonà e Savelli
"Il
capitalista industriale non desidera solo 'realizzare' il plusvalore. Vuole
anche capitalizzarlo, trasformarne in macchine, materie prime e salari tutta la
parte che non consuma improduttivamente per sopperire ai propri bisogni. Anche
la capitalizzazione del plusvalore implica dunque una circolazione di merci in
cui l'industriale, anziché essere venditore, appare come compratore. In questa
qualità egli ha pure interesse a ridurre al minimo il periodo di circolazione
delle macchine e delle materie prime, il periodo di attesa tra le ordinazioni e
le consegne. Il capitale commerciale gli rende dunque il duplice servizio di
ridurre il tempo di circolazione delle merci come quello delle merci che desidera
acquistare". (E. Mandel)
"La produzione diventa sempre più facile e forse inquietante (!) per questa stessa facilità: ha la tendenza a superare il consumo effettivo (!). La disoccupazione tecnologica non può essere evitata se non con un continuo espandersi del consumo ed è la distribuzione che deve favorire al massimo questa evoluzione sempre più rapida.
E' la distribuzione che farà sì che la produzione sia utile,
se il consumatore acquista. Why produce
if you cannot sell? E' l'ultimo metro dell'avvio del prodotto verso il
consumatore che decide del successo o dell'insuccesso di tutto il ciclo
produzione-consumo (the last three feet).
Il grande pericolo
che minaccia (!) attualmente l'economia in molti settori, è la
sovrapproduzione. Sia per quanto riguarda i prodotti agricoli che per quanto
riguarda i prodotti industriali, il potenziale produttivo è largamente
superiore ai bisogni...
... I meccanismi della produzione funzionano ora a un ritmo
tale che la minima esitazione del consumatore (!) nell'acquistare può far
tremare tutto l'edificio economico".
(Relazione della missione belga negli
USA dal 14/10 al 26/11/1953, Techniques
de vente: pp. 15-16)
lunedì 27 luglio 2015
DAS UNHEIMLICHE (1)* - Stefano Garroni
*Da "SUL PERTURBANTE", Stefano Garroni, Ed. Kappa
Quando non già solo i confini tra le mie emozioni si
rivelano incerti, perforabili, non esistenti persino (compresenza di sentimenti
opposti); ma quando , addirittura, io sia spettacolo a me stesso, ma nel senso
che l'uno (lo spettacolo) sfuma nell'altro
(nello spettatore), passa nell'altro?
Succede che al mio tormento emozionale verrà a mancare la
rassicurante condizione d'avere una causa; e che quello stesso tormento sarà
vissuto ambiguamente: certo, come emozione, come vicenda psicologica, ma anche
e contemporaneamente (in un qualche modo ,però, indistinto), come destino,
ordine, legge di un mondo oscuro, estraneo a me e che, pure, è me stesso. Un
mondo, che non ha senso distinguere, perché proprio la possibilità di questo
distinguere è venuta a mancare.
Questo è il 'perturbante'...
“Chi pensa astrattamente?” - G. W. F. Hegel
“Pensare” “Astratto”? Sauve qui peut! Si salvi chi può! Così
sento già gridare un traditore corrotto dal nemico che va vociando contro
questo saggio per il fatto che vi si parlerà di metafisica. “Metafisica”
infatti, come “astratto” e quasi anche come “pensare” è la parola di fronte
alla quale ognuno, più o meno fugge via come davanti a un appestato.
Ma qui non si ha la cattiva intenzione di voler spiegare che
cosa sia “pensare” o che cosa sia “astratto”. Nulla è così insopportabile al
bel mondo come lo spiegare. Anche a me,quando qualcuno si mette a spiegare, mi
dà fastidio alquanto, perché, all’occorrenza, capisco tutto da solo. Qui poi la
spiegazione del “pensare” e dell’“astratto” si mostrerebbe senz’altro del tutto
superflua proprio perché il bel mondo sa già che cosa è „astratto“ e ne
rifugge. E come non si desidera quel che non si conosce, così non lo si può
nemmeno odiare.
Inoltre non è mia intenzione voler conciliare di nascosto il
bel mondo con il “pensare”o con l’“astratto”, quasi insinuandoli di
contrabbando sotto l’apparenza di una conversazione alla buona, così da
ridestarli di nascosto e senza alcuna ripugnanza e da esser entrato
furtivamente ed essermi addirittura subdolamente insinuato nella società che,
come dicono gli Svevi, sarebbe stata circuita; l’autore di questo intrigo
avrebbe fatto conoscere questo ospite altrimenti forestiero, l’astratto, e l’intera
società l’avrebbe quindi trattato, con altro titolo e riconosciuto come un buon
amico. Tali scene di riconoscimento,per le quali il mondo verrebbe ad essere
istruito contro sua voglia, hanno in sé l’imperdonabile difetto di far
vergognare il loro orditore che voleva procurarsi a poco prezzo una piccola
fama; sì che quella vergogna e quella piccola presunzione ne annullano
l’effetto, ché anzi piuttosto spingono a rifiutare un insegnamento acquistato a
tal prezzo. L’esecuzione di un tale piano sarebbe ad ogni modo già
fallita,perché per la sua attuazione si esige che la parola chiave dell’enigma
non venga detta in anticipo. Questo è invece quanto è già accaduto nel titolo.
Se questo saggio avesse avuto una tale intenzione, non se ne sarebbero dovute
presentare le parole chiave fin dall’inizio, bensì, come il ministro nella
commedia, si sarebbe dovuto percorrere l’intera recita avvolti nella
sopravveste e soltanto all’ultima scena sbottonarla e far risplendere la stella
della sapienza. E poi lo sbottonarsi della sopravveste metafisica non
presenterebbe questa volta così bene come quello della sopravveste
ministeriale, perché quel che esso porterebbe alla luce sarebbe nulla più che
un paio di parole; e il meglio della burla dovrebbe essere quello di mostrare che
la società era da lungo tempo in possesso della cosa; alla fine essa avrebbe
acquistato solo un nome, mentre la stella del ministro significa un qualcosa di
ben più reale, un sacco di quattrini.
domenica 26 luglio 2015
INTERROGATIVI SULLA TRANSIZIONE CUBANA - Alessandra Ciattini
Premessa
Nel panorama delle notizie catastrofiche, molte delle quali
ci vengono nascoste, come per esempio le recenti manovre navali congiunte nel
Mediterraneo di Cina e Russia [1], i controllori dei mass media trovano il modo
di inserire eventi che, spogliati della loro problematicità, sembrerebbero far
presagire che qualcosa di buono alla fin fine accade sotto il sole. Una volta
individuato un evento che può esser così presentato, si ricorre a spiegazioni
esplicitamente moralistiche: la buona volontà del papa pensoso per le sorti
dell'umanità, la capacità di autocritica di Obama, il premio Nobel più
immeritato della storia, il riconoscimento che, dal momento che “ il capitalismo
è morto e il comunismo pure” come dice Gianni Minà [2], non ha più senso lo
scontro tra modelli sociali di segno opposto.
Se le cose stanno effettivamente così, possiamo rasserenarci
e tirare un respiro di sollievo: almeno da quelle parti (Mar dei Caraibi) non
si preparano interventi armati né ipocrite missioni “umanitarie”, né ulteriori
attentati terroristici. Ma il dubbio metodico è uno strumento assai efficace,
che ci consente di valutare più a fondo il “valore di verità” di quanto ci
viene quotidianamente ammannito da sempre nuovi giornalisti rampanti saltati
fuori chissà da dove, in particolare tenendo conto che – come ci ha insegnato
Marc Bloch [3] – le false notizie in tempo di guerra (la guerra fredda è
davvero finita? O è cominciata la guerra calda?) nascono sì da un errore o da
un fraintendimento, volontari o meno, ma entrano in sintonia con stati d'animo
collettivi ed hanno precisi scopi politici. E in questo caso – mi pare – la
stato d'animo collettivo è rappresentato dal legittimo desiderio di pace e
l'obiettivo politico consiste nel tranquillizzare le masse che, se
ulteriormente sollecitate, diventerebbero indisciplinate e forse addirittura
ribelli. Straordinaria e opportuna convergenza!
Lo scopo di questo breve intervento è invece quello di
restituire problematicità all'evento in questione (il riavvicinamento Stati
Uniti-Cuba) e di suscitare qualche preoccupazione, di modo che si possa
riflettere con maggiore realismo su di esso e reagire in maniera adeguata.
Prenderò spunto dalla conferenza che Pablo Rodríguez Ruiz, dirigente del
Dipartimento di Antropologia sociale e Etnologia del Centro di Antropologia
dell'Avana, ha tenuto alla Sapienza di Roma nel giugno passato.
sabato 25 luglio 2015
LE CONTRADDIZIONI DEL CAPITALISMO* Ernest Mandel
*Da "Trattato di economia marxista", Ernest Mandel, Capitolo V, Samonà e Savelli
Tutte le contraddizioni del modo di produzione capitalistico possono riassumersi nella contraddizione generale e fondamentale: la contraddizione tra la socializzazione effettiva della produzione e la forma privata, capitalistica dell'appropriazione.
Tutte le contraddizioni del modo di produzione capitalistico possono riassumersi nella contraddizione generale e fondamentale: la contraddizione tra la socializzazione effettiva della produzione e la forma privata, capitalistica dell'appropriazione.
La contraddizione tra socializzazione di fatto della
produzione capitalistica e la forma privata dell'appropriazione si manifesta
come contraddizione tra la tendenza allo sviluppo illimitato delle forze
produttive e i limiti angusti entro cui resta compreso il consumo. Il modo di
produzione capitalistico è così il primo in cui la produzione sembra staccarsi
completamente dal consumo, in cui la produzione sembra divenire un fine in sé.
Ma le crisi periodiche gli richiamano duramente che la produzione non può, alla
lunga, staccarsi completamente dalle possibilità di consumo solvibile della
società.
Da quando esiste la divisione della società in classi, gli
uomini non si sono rassegnati al dominio dell'ingiustizia sociale con il
pretesto che tale ingiustizia poteva essere considerata come una fase
inevitabile del progresso sociale. I produttori non hanno affatto accettato
come normale o naturale che il sovrapprodotto del loro lavoro fosse accaparrato
da classi possidenti che ottengono così un monopolio del tempo libero e della
cultura. Sempre e senza soste si sono ribellati contro quest'ordine di cose. E
senza soste anche gli spiriti più generosi delle classi possidenti si sono
sforzati di condannare la diseguaglianza sociale e di unirsi alla lotta degli
sfruttati contro lo sfruttamento. La storia dell'umanità non è che un lungo
succedersi di lotte di classe.
giovedì 23 luglio 2015
SUL PERTURBANTE, TRE BREVI SCRITTI* - Stefano Garroni
*Da "SUL PERTURBANTE", Stefano Garroni, Ed. Kappa
Analogamente, abbiamo visto
Freud assumere l'ipotesi che non solo le attuali affezioni nevrotiche si
sarebbero presentate in epoche precedenti in forme diverse pur essendo le stesse affezioni, ma anche che tali
forme sarebbero esattamente quelle del demoniaco.
Abbiamo visto, inoltre, che da ciò consegue la tesi, per cui
i demoni non sono che moti pulsionali respinti e rimossi.
E' importante notare che questa tesi non è il risultato a cui si perviene analizzando la 'cultura' del
demoniaco, ma sì il presupposto stesso del
trattamento a cui Freud la sottopone.
A questo punto si presenta un'alternativa: o è vero che la
problematica nevrotica stabilisce una relazione reale, profonda con il modo di
vivere - individuale e sociale - in contesti storici dati, ed allora la 'mossa'
iniziale di Freud può destare qualche perplessità.
Ovvero, col termine "attuali affezioni
nevrotiche", Freud in realtà rimanda ad un tipo di conflittualità che, in
qualche modo, si possa decontestualizzare, separare da un rapporto essenziale
con modi di vita, storicamente mutevoli, con culture che cambiano.
In definitiva è, anche, convinto che l'autentico terreno, su
cui si gioca la partita della validità dell'ipotesi psicoanalitica, è quello
terapeutico ed esplicativo delle nevrosi.
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