domenica 25 gennaio 2026

TERREMOTO ALLA FED: Il Capitalismo USA si schiera con LA SVOLTA AUTORITARIA di TRUMP? - Alessandro Volpi

Da: OttolinaTV - Alessandro Volpi docente di Storia contemporanea, di Storia del movimento operaio e sindacale e di Storia sociale presso il Dipartimento di Scienze politiche dell’Università di Pisa. - Alessandro Volpi 

                                                                              

sabato 24 gennaio 2026

Decenni di neoliberalismo hanno prodotto disuguaglianze senza precedenti: oggi più che mai, socialismo o barbarie - Giorgio Cremaschi

Da: https://www.ilfattoquotidiano.it - Giorgio Cremaschi È stato presidente del Comitato Centrale della FIOM, l'organizzazione dei metalmeccanici della CGIL. È stato Portavoce nazionale di Potere al Popolo! -Giorgio Cremaschi - Giorgio Cremaschi

Ascolta anche: https://grad-news.blogspot.com/2026/01/yesterdays-papers-rapporto-oxfam. 


Questa mostruosa concentrazione di ricchezza diventa accentramento di potere. Le istituzioni, l’informazione, l’opinione pubblica, le basi stesse della democrazia stanno crollando sotto il dominio dei super ricchi 


Il capitalismo predone e colonialista di Donald Trump è solo il punto di arrivo del fallimento sociale e morale del capitalismo e della democrazia liberali. Il nuovo rapporto dell’organizzazione internazionale Oxfam ci presenta un livello di diseguaglianza e sproporzione nella distribuzione di ciò che definiamo ricchezza, che non ha precedenti nella storia dell’umanità, nemmeno con l’epoca dei faraoni. Poche migliaia di super ricchi hanno accumulato 18600 miliardi di dollari, quasi raddoppiando il proprio patrimonio negli ultimi cinque anni.

Nello stesso tempo la povertà globale non si è ridotta di nulla, metà della popolazione globale, cioè 4 miliardi di persone, vive in condizioni di povertà e tra questi quasi 2 miliardi non hanno neppure un’alimentazione sufficiente. Lo stesso sta avvenendo in Italia. I 79 miliardari del nostro paese hanno accumulato in un anno 54 miliardi in più sui loro patrimoni, che ora assommano a 307 miliardi. Ognuno dei nostri super ricchi vale come 250mila poveri, in Italia il 10% della popolazione possiede il 60% della ricchezza del paese, al restante 90% tocca ciò che rimane. 

Dal momento che i ritmi di crescita dell’economia italiana e globale sono molto inferiori a quelli della concentrazione e della accumulazione della ricchezza in poche famiglie, queste ultime accrescono il proprio patrimonio a spese dirette della maggioranza della popolazione.

È la redistribuzione della ricchezza a rovescio, dai poveri verso i ricchi; un esproprio continuo ai danni della maggioranza dell’umanità che rischia di consolidarsi con il privilegio ereditario. Secondo Oxfam infatti nei prossimi anni 2500 miliardi di dollari, quasi il Pil annuale dell’Italia, passeranno dai ricconi del mondo a figli e nipoti. Alla faccia della ideologia del merito. 

Criminalizzazione delle vittime e della Solidarietà: la deriva italiana made in Israel - Angela Lano

Da: https://www.infopal.it - Angela Lano, autorevole conoscitrice dell’islam, è direttrice dell’agenzia stampa Infopal. Una giornalista non embedded.

Leggi anche: Margherita Hack e la denuncia delle atrocità compiute sui bambini palestinesi. 


“Se non state attenti, i media vi faranno odiare le persone che vengono oppresse e amare quelle che opprimono”.

Malcom X diceva bene, ma questo si adatta anche al mondo politico e istituzionale occidentale: la manipolazione della percezione della realtà, invertendo i ruoli di oppressi e oppressori, è un concetto ancora tragicamente molto attuale. Quanto sta accadendo a me e agli altri inquisiti e arrestati nell’ambito dell’Operazione Domino non è lontano da questa visione. Anzi, è vicinissimo. Ed è parte della barbarie che sta colpendo il mondo, dalla Palestina a tutta l’Asia Occidentale, Iran compreso, dall’America Latina alla deriva totalitaria di cui siamo vittime e testimoni in Europa e negli USA. E’ un Sistema-mondo, una colonialità di potere che si è trasformata in deriva securitaria, dove i cittadini, ormai da anni, sono considerati nemici a prescindere, dove i dissidenti, gli oppositori a tale Sistema sono perseguitati, e i territori sono occupati e colonizzati.

Gli Stati-nazione stanno perdendo le loro funzioni a favore di governi/strutture estere e sovra/paranazionali che ne decidono le scelte politiche, economiche, istituzionali, sociali e geopolitiche, aiutati magistralmente, quanto sinistramente, dai media mainstream/egemonici, da sempre grancassa informativamente squalificata del Potere.

Recepire materiale di intelligence costruito, inventato di sana pianta o estorto in scenari di genocidio, attraverso torture e stupri di prigionieri, è illegale secondo il diritto internazionale, ma anche secondo il diritto penale italiano…Eppure, è esattamente ciò che è stato fatto…

Ricordo che Israele ha messo al bando 37 organizzazioni umanitarie internazionali, tra cui la Caritas international, e che ieri ha distrutto la sede UNRWA di Gerusalemme. Tutte queste realtà che sostenevano i nativi palestinesi colonizzati dalla peggior forma di colonialismo di insediamento in atto in questa epoca attuale, sono considerate “terroriste” e di “Hamas”.

venerdì 23 gennaio 2026

Putin gioca a scacchi e Trump gioca a poker - Alessandra Ciattini

Da; Capibara.media - Alessandra Ciattini (collettivo di formazione marxista "Stefano Garroni”) ha insegnato Antropologia culturale alla Sapienza, collabora con https://www.unigramsci.it

Scott Ritter è un ex ufficiale dell’intelligence del Corpo dei Marines degli Stati Uniti che ha prestato servizio nell’ex Unione Sovietica applicando i trattati sul controllo degli armamenti, nel Golfo Persico durante l’operazione Desert Storm e in Iraq supervisionando la disattivazione delle armi di distruzione di massa. Il suo libro più recente è Il disarmo al tempo della perestrojka, pubblicato da Clarity Press. Scott Ritter 


L'analisi di Ritter: Putin agisce secondo logica strategica, Trump per intimidazione

Riflettendo insieme al noto analista statunitense Scott Ritter, dinanzi alle sempre più lampanti violazioni dell’ordine internazionale, non certo nuove, da parte di Trump e dei suoi incapaci consiglieri, ci chiediamo quale sarebbe il migliore atteggiamento da tenere da parte di Russia e Cina, le uniche potenze che potrebbero fermare questa delirante scalata.

Un esperto russo sulla Pravda ha dichiarato: “_Putin sta giocando a scacchi, ma Trump sta giocando a poker_”, significando evidentemente che se stai facendo giochi differenti è assai difficile sconfiggere l’avversario. O lo costringi a giocare al tuo gioco o lo batti al gioco che lui ti impone.

Scott Ritter, il noto analista statunitense, in un’animata conversazione, ha riassunto gli avvenimenti sconcertanti degli ultimi giorni, concludendo che gli Usa non sono più una repubblica costituzionale, che non rispettano né lo Stato di diritto né i trattati internazionali, i quali essendo stati da loro ratificati costituiscono la legge suprema del paese.

Con il supporto dell’aviazione britannica gli Usa hanno sequestrato una petroliera russa in acque internazionali (tra Scozia e Islanda), che avrebbe dovuto recarsi in Venezuela per caricare petrolio, con l’accusa di violazione delle sanzioni da loro imposte al Venezuela. Atto del tutto illegittimo e certamente non l’unico di questi ultimi giorni, segnati da azioni che vorrebbero dimostrare “Siamo ancora noi i più forti e facciamo quello che vogliamo”. Ritter riporta le dichiarazioni di Marco Rubio, il quale ha detto che il diritto internazionale non conta, né contano le Nazioni Unite, contano solo il potere e la forza Usa. Analogamente l’ambasciatore statunitense presso le NU ha avuto la sfacciataggine di dichiarare che gli Usa decideranno come si utilizzerà il petrolio venezuelano, a chi venderlo e a chi no. Trump ha persino dichiarato che non ha bisogno del diritto internazionale e che la proprietà si sancisce solo con la forza.

giovedì 22 gennaio 2026

ANALISI. Strategia delle calunnie per mostrare un Venezuela debole e arrendevole - Geraldina Colotti

Da: https://pagineesteri.it -  Geraldina Colotti è nata a Ventimiglia, ha vissuto a lungo a Parigi, oggi vive e lavora a Roma. Dopo aver trascorso molti anni in carcere per la sua militanza nelle Brigate Rosse, è giornalista, esperta di America Latina. Dirige l'edizione italiana del mensile di politica internazionale Le Monde diplomatique. Geraldina ColottiGeraldina Colotti - 

Leggi anche: Venezuela: lo “stato di shock esterno” tra casematte e sovranità – Geraldina Colotti  

Venezuela, dialettica della transizione*- Geraldina Colotti 


Non è stata una “passeggiata”, come dichiarato da Trump, l’attacco al Venezuela che, il 3 gennaio, ha ucciso, con armi ultrasofisticate, militari e civili durante un bombardamento notturno che ha colpito la capitale e alcuni porti del paese. Non si è trattato di una “operazione chirurgica e indolore” a cui non è stata opposta alcuna resistenza. Il Segretario di Guerra USA, Pete Hegseth, ha ammesso che 200 membri delle forze speciali Delta, scesi dagli elicotteri in una pioggia di proiettili, hanno affrontato una resistenza feroce.

Trentadue combattenti cubani, presenti legalmente nel paese, sono caduti difendendo la casa del Presidente Maduro e di Cilia Flores, battendosi “come leoni” in un combattimento aperto contro mercenari e reparti scelti. Le perdite tra gli assalitori, sebbene la Casa Bianca non le confermerà, sono una realtà che trapela dalle ammissioni del capo di gabinetto Stephen Miller e dai rapporti dei sanitari: non è stata una “passeggiata”, ma una battaglia furiosa che ha provocato danni ai velivoli americani, feriti gravi e morti tra gli assalitori.

Un’aggressione che, come le piattaforme dell’opposizione estremista avevano annunciato da mesi, è stata pianificata meticolosamente con l’impiego di tecnologie di spionaggio all’avanguardia. La Cia ha monitorato ogni movimento del presidente Maduro attraverso una flotta di droni furtivi RQ-170 Sentinel, progettati dalla divisione Skunk Works della Lockheed Martin per la “sorveglianza persistente in ambienti ostili”. Partiti presumibilmente dalla base riattivata di Roosevelt Roads a Porto Rico, appoggiati dal governo di Trinidad Tobago e supportati da quello di Guyana (e da quello dell’Ecuador e del Salvador), questi droni hanno fornito i dati necessari per un attacco che ha visto l’impiego di 152 velivoli, una tempesta magnetica e il sabotaggio del sistema elettrico nazionale per paralizzare il Paese. È il “modello” applicato all’Iran, ma con un di più di sequestro presidenziale. 

mercoledì 21 gennaio 2026

TECNICA. Il fabbricare si intreccia sempre con rapporti di potere, che spesso consolida e talvolta sovverte - Carlo Galli

Da: Casa della Cultura Via Borgogna 3 Milano - Carlo Galli (Università di Bologna) è un politico, accademico e filosofo politico italiano. 
CONOSCENZA,SAPIENZA,SAGGEZZA: il triangolo che non c'è più - Silvano Tagliagambe
La barbarie dello «specialismo»*- José Ortega y Gasset "Dallo schiavo al robot. Lavoro, macchine, automazione"- Remo Bodei 
Dal postmoderno all’ipermoderno - Roberto Finelli – Francesco Toto 
La realtà da Marx alla Scuola di Francoforte - Roberto Mordacci

Tecnica, intelligenza artificiale, algoritmi, Big Data, cyber-war, fake-news, tecno-oligarchie e altro ancora. Ogni giorno siamo confrontati con la tecnica. Ma cosa si intende con tecnica? Ed è forse ancora più vero oggi il motto - la scienza scopre, l'industria applica, l'uomo si adegua - dell'Esposizione Universale di Chicago del 1933? 
                                                                                                                                                                                                                                                                                                            

martedì 20 gennaio 2026

Dei principii del leninismo. La questione nazionale - G. STALIN (aprile 1924)

Da: G. Stalin, Questioni del leninismo, Edizioni in lingue estere, Mosca, 1946 - 


 La questione nazionale 

Di questo tema tratterò due questioni principali: 

a) l’impostazione del problema; 

b) il movimento di liberazione dei popoli oppressi e la rivoluzione proletaria. 

1) Impostazione del problema. Nel corso degli ultimi due decenni, la questione nazionale ha subìto una serie di modificazioni della più grande importanza. La questione nazionale nel periodo della II Internazionale e la questione nazionale nel periodo del leninismo sono ben lontane dall’essere la stessa cosa. Esse differiscono profondamente l’una dall’altra, non solo per l’ampiezza, ma anche per il loro carattere intrinseco. 

Prima, la questione nazionale si riduceva di solito a un gruppo ristretto di problemi che riguardavano, per lo più, le nazioni «civili». Irlandesi, ungheresi, polacchi, finlandesi, serbi e alcune altre nazionalità dell’Europa: questo era il gruppo di popoli, privati dell’eguaglianza di diritti, delle cui sorti s’interessavano gli eroi della II Internazionale. Decine e centinaia di milioni di uomini appartenenti ai popoli dell’Asia e dell’Africa, che subivano il giogo nazionale nelle sue forme più brutali e più feroci, di solito non venivano presi in considerazione. Non ci si decideva a mettere sullo stesso piano bianchi e negri, «civili» e «non civili». Due o tre risoluzioni agrodolci e vuote, che si sforzavano con cura di eludere il problema della liberazione delle colonie, ecco tutto quello di cui potevano vantarsi gli uomini della II Internazionale. Oggi, questa doppiezza e queste mezze misure, nella questione nazionale, si debbono considerare come liquidate. Il leninismo ha smascherato questa disparità scandalosa; ha abbattuto la barriera che separava bianchi e negri, europei e asiatici, schiavi dell’imperialismo «civili» e «non civili», collegando, in questo modo, il problema nazionale al problema delle colonie. Così la questione nazionale si è trasformata, da questione particolare interna di uno stato singolo, in questione generale e internazionale, è diventata il problema mondiale della liberazione dal giogo dell’imperialismo dei popoli oppressi dei paesi dipendenti e delle colonie. 

Prima, il principio dell’autodecisione delle nazioni di solito veniva interpretato in modo erroneo, venendo ridotto non di rado al diritto delle nazioni all’autonomia. Alcuni capi della II Internazionale erano persino giunti a trasformare il diritto all’autodecisione nel diritto all’autonomia culturale, cioè nel diritto delle nazioni oppresse di avere le loro proprie istituzioni culturali, lasciando tutto il potere politico nelle mani della nazione dominante. Questo fatto aveva come conseguenza che l’idea dell’autodecisione correva il rischio di cambiarsi da strumento di lotta contro le annessioni in un mezzo per giustificare le annessioni. Oggi, questa confusione si deve considerare come superata. 

lunedì 19 gennaio 2026

Russofobie - Angelo D'Orsi

Da: L'Interferenza giornale online - https://www.linterferenza.info - Angelo d'Orsi, Professore ordinario di Storia del pensiero politico all’Università di Torino (Angelo D'Orsi). 

Danilo Ruggieri (redazione) intervista il prof. Angelo D'Orsi, 
con la partecipazione di Fabrizio Marchi (direttore de L'Interferenza).

                                                                           

domenica 18 gennaio 2026

LA DEBOLE ARMADA: L'INGANNO DI TRUMP - Pino Arlacchi

Da: https://www.ilfattoquotidiano.it. 15 gennaio 2026 - Pino Arlacchi è un sociologo, politico e Ex vice-segretario dell'Onu. (Pino Arlacchi - Pino Arlacchi). 

Dietro le prove muscolari non c’è un potere sicuro di sé (che non avrebbe bisogno di minacciare): s’intravede l’angoscia di una forza perduta, il rancore sconfinato di un infausto tramonto 

Quasi tutti, a destra come a sinistra, pensano che dietro le sparate di Trump contro mezzo mondo ci sia una macchina militare invincibile, impareggiabile e senza precedenti nella storia del pianeta. 

Essa conferisce al presidente americano una pretesa di potenza pressoché illimitata. Trump può violare impunemente diritti, valori e interessi di popoli e nazioni in base al principio atavico che è la forza più bruta, la violenza delle armi, che dà ordine al mondo. A discapito delle risorse a disposizione delle vittime, che possono contare solo sull’energia immateriale generata dal senso, anch’esso atavico ma perdente, della giustizia. 

Questa è la visione della potenza americana oggi prevalente. Una visione sbagliata e fuorviante. E ciò per due ragioni. Perché è il frutto di una mistificazione ben costruita, e perché è la realtà dei fatti a dimostrare l’esatto opposto. Le menzogne e le violenze di Trump non sono il frutto di una forza militare soverchiante ma, al contrario, derivano da una debolezza profonda, rimasta nascosta per mezzo secolo dopo essere venuta alla luce con la sconfitta del Vietnam. 

sabato 17 gennaio 2026

Confessioni di una Femminista Iraniana: “ecco perchè oggi difendo la sovranità dell’Iran” - Minoo Mirshahvalad

Da: OttolinaTV - 
Vedi anche: How is IRAN Like Now? 🇮🇷 What media don't show you!! Reality https://www.youtube.com/watch?v=sA4D91E78QI 
Ascolta anche: IRAN, contraddizioni interne ed ingerenze esterne di Michela Arricale (https://grad-news.blogspot.com/2026/01/yesterdays-papers-iran-contraddizioni.)

Se anche le femministe iraniane si ribellano all'ipocrisia della sinistra imperiale e difendono  
Intervista a Minoo Mirshahvalad, da portavoce del movimento dei diritti civili alla difesa dell'Iran contro l'aggressione di impero e sionismo 

                                                                            

Altra testimonianza: da Clara Statello 
Le Donne Iraniane SBURGIARDANO la propaganda USA per il REGIME CHANGE a Teheran - Hanieh Tarkian
***
Un'altra ancora: da https://www.lafionda.org 
Iran: dieci giorni dentro un Paese sotto assedio -  Elena Basile
***
La donna iraniana - Roberta Rivolta

venerdì 16 gennaio 2026

Come si abbattono i regimi - Giulietto Chiesa (19/02/2012)

Da: https://www.antimafiaduemila.com - Tratto da: megachip.info - Giulietto Chiesa (Acqui Terme, 4 settembre 1940 – Roma, 26 aprile 2020) è stato un giornalista e politico italiano. (Giulietto Chiesa - Giulietto Chiesa). 

Vedi anche: Giulietto Chiesa 

Foto: https://ilmanifesto.it 

Raramente scrivo recensioni. In genere, quando non sono costretto a farlo da ragioni di convenienza, o per soddisfare le pretese di autori molto insistenti, scrivo di libri che mi piacciono, o che intendo proporre ad altri lettori perchè li ritengo utili, o perchè offrono angoli visuali originali.

In questo caso il libro in questione non mi è piaciuto per niente. Anzi l’ho trovato irritante. Il suo autore è sostanzialmente un poveraccio (intellettualmente parlando s’intende), che esce come un pulcino inzuppato di ideologia – intesa come falsa coscienza – dalla lavatrice del pensiero unico. Un esegeta, dunque, della Matrix in cui ha vissuto, del tutto incapace di vedere i suoi confini. Una specie di protagonista da “Truman show”, ma privato di ogni possibilità di redenzione.

Perchè ne scrivo, dunque? Perchè – come avrebbe detto Leonardo Sciascia – il contesto che rappresenta è straordinariamente interessante, ricco di informazioni su come si pensa, cosa si pensa, come si agisce nei centri della sovversione, quei posti dove vengono elaborate le vere strategie e tattiche rivoluzionarie dei tempi moderni. Tempi in cui, per essere precisi, le rivoluzioni le fa il Potere, non i rivoluzionari d’un tempo, non i mitici anarchici, non i popoli, non i partiti, non i soviet, o comunque si siano chiamati in passato, fino al secolo XX incluso.

E qui è subito opportuna una serie di notazioni non a margine. Forse utile per quei lettori che ancora pensano, appunto, con le categorie dei tempi andati; di quelli che, non essendosi aggiornati, non avendo fatto alcuno sforzo per capire quali cambiamenti sono intervenuti nei rapporti di forza, nelle dinamiche economiche e sociali, nei sistemi di informazione e comunicazione, nelle tecnologie della manipolazione, continuano ad applicare le teorie rivoluzionarie dell’epoca delle lotte di classe così come fu descritta, e creata, a partire dalla rivoluzione francese. 

Ma queste note a margine, che sono la ragione vera per cui scrivo queste righe, potrebbero forse servire anche per coloro che rivoluzionari non sono, e non intendono essere, ma che semplicemente non hanno mai provato a cimentarsi intellettualmente con il problema del Potere. E, essendo totalmente impreparati a farlo, non sono capaci di capire come il Potere agisce per mantenere se stesso. Con quale ferocia, un Potere – ferocia tanto più grande quanto più grande è questo potere – usa gli strumenti dei quali dispone. Il Potere non è mai “dilettante”. E’ un mestiere. E agisce sempre per la vita o per la morte.

giovedì 15 gennaio 2026

L'Occidente - Alessandra Ciattini

Da: capibara.media - Alessandra Ciattini (collettivo di formazione marxista "Stefano Garroni”) ha insegnato Antropologia culturale alla Sapienza, collabora con https://www.unigramsci.it



Come è noto il libro di Edward W. Said Orientalismo (1991 ha ottenuto uno straordinario successo ed è stato considerato una svolta nello studio del civiltà cosiddette “altre”. Sicuramente si tratta di un scritto assai utile e interessante, ma dal punto di vista medotologico si fonda su un principio assai antico già impiegato in varie occasioni (si pensi alle Lettere persiane del marchese Montesquieu 1721, che usa la visione orientale per criticare l’occidente e viceversa), ossia sul concetto psicoanalitico di proiezione. La psicoanalisi lo definisce così “meccanismo psichico di difesa in base al quale il soggetto attribuisce agli altri le sue parti negative, per liberarsene”. E in effetti la costruzione dell’Oriente è stata impiegata dal cosiddetto Occidente per trasferire tutti i suoi aspetti negativi al di fuori di sé, quali l’arretratezza, l’ignoranza, la povertà, di cui certo non era esente, giungendo a elaborare un’immagine idilliaca di se stesso quale civiltà progressiva, avanzata, superiore. Operazione che è stata fatta con tutti i popoli del mondo nel momento in cui entravano in contatto con i futuri colonizzatori.

Anche da queste poche parole introduttive risulta chiaro che, se la costruzione politico-culturale dell’Oriente non corrisponde alla realtà effettiva di quest’ultimo, ma costituisce solo un’immagine utile a chi la costruisce, anche l’immagine che per opposizione il soggetto elabora di se stesso e della civiltà cui appartiene deve necessariamente possedere un carattere artificiale e funzionale alle diverse circostanze storiche. Varie opere hanno affrontato questa tematica, come per esempio Occidentalism. Images of the West, di J. G. Carrier (1995), in cui si descrivono sia le autorappresentazioni occidentali, a livello culto e a livello popolare, sia le rappresentazioni che dell’Occidente ha elaborato chi vi vive e chi è venuto a contatto con esso. Brevemente ci limiteremo ad esaminare le più diffuse tra le prime, in auge in questi tempi bui e gravidi di conflitti.

mercoledì 14 gennaio 2026

I VOLENTEROSI SERVI DI TRUMP: PAROLE, PAROLE, PAROLE... - Paolo Ferrero, Francesco Dall'Aglio

Da: dignità TV - Paolo Ferrero è un politico italiano, Ministro della solidarietà sociale del Governo Prodi II dal 17 maggio 2006 all'8 maggio 2008. È stato segretario di Rifondazione Comunista dal 27 luglio 2008 al 2 aprile 2017 - Francesco Dall'Aglio, Medievista, saggista, ricercatore presso l’Istituto di Studi Storici al Dipartimento di Storia Medievale dell’Accademia delle Scienze di Sofia e gestore del canale Telegram «War Room». È coautore del volume, scritto assieme a Carlo Ziviello, Oppenheimer, Putin e altre storie sulla bomba (Ad Est dell’Equatore, 2023). - Francesco Dall'Aglio -

                                                                           

Il mistero del potere - Giorgio Agamben

Da: https://www.quodlibet.it - Giorgio Agamben è un filosofo italiano. Ha scritto diverse opere che spaziano dall'estetica alla filosofia politica, dalla linguistica alla storia dei concetti, proponendo interpretazioni originali di categorie come forma di vita, homo sacer, stato di eccezione e biopolitica. La sua opera è studiata in tutto il mondo. Gorgio Agamben - Giorgio Agamben

Leggi anche: REQUIEM PER L’OCCIDENTE - Giorgio Agamben


È possibile leggere la seconda lettera di Paolo ai Tessalonicesi come una profezia che concerne la situazione attuale dell’Occidente. L’apostolo evoca qui «un mistero dell’anomia», dell’«assenza di legge», che è in atto, ma che non giungerà a compimento con la seconda venuta di Gesù Cristo, se prima non apparirà «l’uomo dell’anomia (ho anthropos tes anomias), il figlio della distruzione, colui che si contrappone e s’innalza sopra ogni essere che viene detto Dio o è oggetto di culto, fino a sedere nel tempio di Dio, mostrandosi come Dio». Vi è, però, un potere che trattiene questa rivelazione (Paolo lo chiama semplicemente senza meglio definirlo «ciò che trattiene – cathechon»). Occorre perciò che questo potere sia tolto di mezzo, perché solo allora «sarà rivelato l’empio (anomo, lett. “il senza legge”), che il signore Gesù eliminerà col soffio della sua bocca e renderà inoperante con l’apparire della sua venuta». 

La tradizione teologico-politica ha identificato questo «potere che trattiene» con l’impero Romano (così in Girolamo e, più tardi, in Carl Schmitt) o con la stessa Chiesa (in Ticonio e Agostino). È evidente, in ogni caso, che il potere che trattiene si identifica con le istituzioni che reggono e governano le società umane. Per questo la loro eliminazione coincide con l’avvento dell’anomos, di un «senza legge» che prende il posto di Dio e «con segni e falsi prodigi» conduce alla perdizione «coloro che hanno rinunciato all’amore per la verità». 

È possibile vedere nel mistero dell’anomia non tanto un arcano sovratemporale, il cui unico senso è di porre fine alla storia, quanto piuttosto un dramma storico (mysterion in greco significa «azione drammatica»), che corrisponde perfettamente a quello che stiamo oggi vivendo. 

Le istituzioni dominanti sembrano aver smarrito il loro senso e si stanno letteralmente togliendo di mezzo, lasciando il posto a un’anomia, a un’assenza di legge che si pretende per così dire legale, ma che ha di fatto abdicato a ogni legittimità. Lo Stato (il principio che trattiene) e il «senza legge» sono in realtà le due facce di uno stesso mistero: il mistero del potere. Come oggi gli Stati Uniti mostrano senza alcun scrupolo, l«uomo dell’anomia», il «senza legge» designa la figura del potere statale che, lasciando cadere i principi costituzionali e etici che tradizionalmente lo limitavano e, con essi, «l’amore per la verità», si affida ai «segni e ai falsi prodigi» delle armi e della tecnologia. È questa confusione di anarchia e di legalità in uno stato di eccezione divenuto permanente che dobbiamo smascherare e rendere in ogni ambito inoperante. 

martedì 13 gennaio 2026

Schiavi. E mercanti di schiavi - Paola Caridi

Da: https://www.invisiblearabs.com - Paola Caridi, scrittrice e giornalista. Da oltre 20 anni si occupa di Medio Oriente e Nord Africa. - https://www.invisiblearabs.com (Paola Caridi) - 

Leggi anche: Razzismo e capitalismo crepuscolare - Roberto Fineschi 

Persona, Razzismo, Neo-schiavismo: tendenze del capitalismo crepuscolare. - Roberto Fineschi 

“RAZZISMO E CULTURA” - Frantz Fanon

IL PAESE DELLE LIBERTÀ: stermini, repressione e lager nella storia degli Usa. - Maurizio Brignoli

La schiavitù, radici antiche di un male moderno - Francesco Gamba 



È il petrolio, bellezza, e non ci puoi far niente. È davvero così? Oppure il petrolio è solo la parte per il tutto, la metonìmia per la rappresentazione del nuovo tipo di potere che si espande a livello globale? In sintesi, è proprio il petrolio venezuelano l’obiettivo dell’operazione da gangster di Trump, oppure è l’idea di un mondo che potremmo definire suddiviso tra schiavi e proprietari di schiavi?

Il petrolio è importante, eccome se lo è. Basti guardare a due tra gli ultimi paesi bombardati dall’attuale amministrazione statunitense, la Nigeria e il Venezuela, appunto. La Nigeria è il più grande produttore di petrolio in Africa, e il paese che più ha subìto la presenza delle società petrolifere, da quelle statunitensi alle europee, Eni compresa. È sempre importante ricordare il prezzo altissimo che la Nigeria ha pagato in termini umani, sociali, ambientali, simboleggiato dall’uccisione di Ken Saro Wiwa e degli altri otto attivisti, e dalle sofferenze del popolo Ogoni nel delta del Niger. E il Venezuela? È il paese al mondo con la maggiore quantità di riserve petrolifere. Guida una classifica, quella delle riserve a livello globale nel 2024, che, a oggi, sembra un trattato di relazioni internazionali. Non di geopolitica, per favore. Di relazioni internazionali, e in particolare di politica estera statunitense. Ecco la classifica. Venezuela al primo posto, seguito da Arabia Saudita, Iran, Iraq, Emirati Arabi, Kuwait, Russia, Libia. Al nono posto, appunto, gli Stati Uniti, che con i paesi che la precedono hanno, a seconda dei regimi e delle intese, rapporti tesi, tesissimi, buoni. Rapporti comunque di forza, in cui gli strumenti possono anche essere i ricatti e l’occupazione militare.

E allora, perché andare oltre il petrolio, se già l’oro nero fornisce una chiave di lettura semplice ed efficace? Perché bisogna andare al cuore delle questioni. Il petrolio è l’espressione di un capitalismo arrivato alla sua massima espansione, e dunque alla soglia di frattura. Gira virale sui social una frase attribuita a Josh Zepess (ho provato a cercare il testo originale, senza successo): “il capitalismo ha bisogno dell’imperialismo all’estero, del fascismo a casa, e della democrazia di fronte alle telecamere”. Non ci sarebbe neanche bisogno di spiegarla, perché contiene molto, di quello che sta succedendo, in questo tempo che non inizia il 7 ottobre 2023 (Gaza), e neanche il 24 febbraio 2022 (Ucraina), ma che trova in queste due date quelle faglie che ci fanno riconoscere punti importanti, e forse punti di non ritorno in questo inizio di storia del terzo millennio.

lunedì 12 gennaio 2026

Perche’ votare no nel referendum giustizia serve a tutti i cittadini - Giovanni Cannella

Da: rivista Critica del Diritto.it - Giovanni Cannella ha svolto le funzioni di giudice del lavoro per quarant'anni, in pretura, in tribunale e in corte d'appello, negli ultimi anni come presidente di sezione della Corte d'appello di Roma. 

Leggi anche: Referendum di giugno: un voto necessario per la democrazia - Giovanni Cannella 


Il referendum sul disegno di legge costituzionale sulla giustizia riguarda la giustizia nel suo insieme e non, o non solo, come appare nei media, la separazione delle carriere tra giudici e pubblici ministeri.

La vittoria del SI avrebbe effetti dirompenti sull’intera giustizia, non solo penale ma anche civile, e il referendum riguarda quindi i diritti di tutti i cittadini, che non dovrebbero fare l’errore di sottovalutarlo, pensando che non si raggiungerà il quorum, perché in questo caso non occorre alcun quorum (si vince con un voto in più, a prescindere dal numero dei votanti).

Anche perché il referendum non coinvolge solo la giustizia, ma la democrazia nel suo complesso, che rischia di essere notevolmente indebolita se vincessero i SI.

Ma andiamo con ordine.

Cosa non c’è

Nel disegno di legge costituzionale non c’è una riforma della giustizia diretta a rendere i processi più veloci, a rendere più facile l’accesso alla giustizia, a tutelare meglio i diritti dei cittadini. Lo riconoscono gli stessi fautori della riforma. Nessun intervento sul numero dei magistrati, del personale, dei locali, delle strutture, dell’organizzazione degli uffici giudiziari, rivolto a migliorare tempi, efficienza e qualità dei procedimenti. Anzi, come vedremo, il nuovo sistema costituzionale creerebbe problemi organizzativi non indifferenti.

Non c’è neppure, se non marginalmente, la separazione delle carriere tra giudici e pubblici ministeri, nonostante quello che si dice. Perché la separazione c’è già oggi anche a seguito della riforma Cartabia del 2022, che consente il passaggio una sola volta e solo cambiando Regione. Quindi passare da una carriera all’altra è difficilissimo, tanto che negli ultimi 5 anni la percentuale media dei passaggi è stata pari allo 0,31% (cfr. il parere del Csm sul disegno di legge costituzionale).

Se lo scopo della riforma fosse stato una separazione delle carriere ancora più netta, la maggioranza avrebbe potuto provvedere con legge ordinaria (vietando, ad esempio, del tutto i passaggi di carriera) senza scomodare la Costituzione. Se non l’ha fatto, significa che non è la separazione delle carriere lo scopo di questa riforma.

Certo la previsione di due Consigli superiori della magistratura separati per Pm e giudici renderebbe la separazione più netta. Ma davvero la netta separazione delle carriere è utile ai diritti dei cittadini?

domenica 11 gennaio 2026

Venezuela: lo “stato di shock esterno” tra casematte e sovranità – Geraldina Colotti

Da: https://effimera.org - Geraldina Colotti è nata a Ventimiglia, ha vissuto a lungo a Parigi, oggi vive e lavora a Roma. Dopo aver trascorso molti anni in carcere per la sua militanza nelle Brigate Rosse, è giornalista, esperta di America Latina. Dirige l'edizione italiana del mensile di politica internazionale Le Monde diplomatique. Geraldina Colotti - 

Vedi anche: LAS VÍCTIMAS DE LOS BOMBARDEOS DEL IMPERIALISMO (https://www.youtube.com/watch?v=8r618f_fwFo)

Leggi anche: Venezuela, dialettica della transizione*- Geraldina Colotti  

Hugo Chávez, così è cominciata - Alessandra Ciattini  

Il socialismo nel XXI secolo nello scenario del tentato golpe contro il Venezuela - Alessandra Ciattini

USA-VENEZUELA: ATTACCO COLONIALISTA, MA AL BUIO - Pino Arlacchi 

L’attacco sferrato dagli Stati Uniti contro il Venezuela, il 3 gennaio 2026, culminato nel sequestro di Nicolás Maduro e della deputata Cilia Flores, sua moglie, ha proiettato la rivoluzione bolivariana al centro della scena mondiale. Un’aggressione che, oltre alla capitale Caracas, ha colpito gli stati di Miranda, Aragua e La Guaira, ha provocato un centinaio di vittime fra militari e civili (fra cui 32 cubani e cubane), e ha distrutto varie infrastrutture e case. Il luogo dove si trovavano Maduro e Flores, il Fuerte Tiuna, un complesso civico-militare simile a un piccolo distretto urbano, che copre un’area di circa 15 chilometri quadrati, ospita infatti anche numerosi edifici di case popolari, del programma Gran Misión Vivienda Venezuela.

Si è trattato di un attacco asimmetrico di proporzioni gigantesche, in cui sono state impiegate contemporaneamente 150 aeronavi, che ha scatenato una impressionante potenzia di fuoco e una vera e propria tempesta magnetica, mediante l’impiego di una tecnologia di ultimissima generazione, definita “impressionante” dagli esperti. Una gigantesca operazione di polizia globale che ha infranto tutti i codici del diritto.

Nonostante la situazione eccezionale, il paese non è però in stato d’assedio. Non c’è l’État de siège, non ci sono i carri armati per le strade, non ci sono stati saccheggi e rivolte, la vita produttiva è ripresa a un ritmo quasi normale.  Il decreto che ha istituito lo “stato di shock esterno”, dichiarato in base alla Costituzione, è la legalizzazione della resistenza.

Si basa sulla dottrina della Guerra popolare prolungata. Autorizza la mobilitazione delle milizie bolivariane e il coordinamento diretto con le comunas, territori di autogoverno in cui si esercita il potere popolare diretto, e quello dei “corpi combattenti” che agiscono all’interno delle fabbriche con le milizie operaie.

sabato 10 gennaio 2026

“Il Venezuela? Trump ha creato una bolla finanziaria di cui aveva un disperato bisogno”. Ecco chi ha già guadagnato con la mossa del tycoon - Franz Baraggino intervista Alessandro Volpi

Da: Il Fatto Quotidiano - https://www.lantidiplomatico.it - Alessandro Volpi docente di Storia contemporanea, di Storia del movimento operaio e sindacale e di Storia sociale presso il Dipartimento di Scienze politiche dell’Università di Pisa. - Alessandro Volpi 


"La mossa degli Usa non è un'opzione di potenza, ma la scelta obbligata di un Paese con un dollaro debole e una finanza che regge solo grazie a continue iniezioni di fiducia". L'analisi di Alessandro Volpi
(Franz Baraggino)

Dietro l’intervento muscolare degli Stati Uniti c’è un Paese alle prese con un debito fuori controllo, un dollaro indebolito e una finanza che regge solo grazie a continue iniezioni di fiducia. È in questo spazio di fragilità che diventa centrale il Venezuela: non tanto per la sua economia — che secondo molti analisti avrà per ora un impatto globale irrilevante sul prezzo del petrolio — quanto come leva finanziaria e geopolitica. Elon Musk si è già mosso e così hanno fatto i mercati: le major petrolifere americane hanno registrato rialzi netti. “Una valanga di soldi di cui gli Stati Uniti hanno un disperato bisogno”, ragiona Alessandro Volpi, docente di Storia contemporanea all’Università di Pisa e autore di La guerra della finanza. Trump e la fine del capitalismo globale (Laterza, 2025). Che al Fatto spiega il filo che lega la mossa in Venezuela al circolo vizioso tra bolla finanziaria, grandi fondi d’investimento e debito pubblico statunitense.

Professor Volpi, in Venezuela Trump sta mostrando i muscoli, ma lei parla di una dimostrazione di debolezza. Perché? 

Le condizioni oggettive dell’economia americana oggi sono tutt’altro che solide: il gigantesco debito federale sfiora i 38 mila miliardi di dollari, gli interessi costano quasi 1.200 miliardi di dollari l’anno, il dollaro è debole e l’inflazione non consente di ridurre i tassi. A queste condizioni, la reindustrializzazione promessa da Trump appare estremamente complicata. Si aggiunga un disavanzo commerciale che non si riesce a ridurre in modo significativo. Né con i dazi, né con la spinta dell’intelligenza artificiale. Anzi, in questo quadro il timore di una bolla finanziaria è piuttosto fondato se consideriamo che oggi il gigante dell’hardware per l’IA, l’americana Nvidia, vale 5.000 miliardi di dollari. E’ di fronte a una situazione così complessa che gli Stati Uniti imboccano ora una strategia che è anche pericolosa. 

venerdì 9 gennaio 2026

VENEZUELA laboratorio della DOTTRINA DONROE - M.Arricale, F. Parenti, A. Spinola, F. Dall'Aglio

Da: Clara Statello - 
Vedi anche: LAS VÍCTIMAS DE LOS BOMBARDEOS DEL IMPERIALISMO (https://www.youtube.com/watch?v=8r618f_fwFo

Parte prima:

                                                                           

VENEZUELA laboratorio della DOTTRINA DONROE parte seconda: https://www.youtube.com/watch?v=3eM_MinO5ag 

giovedì 8 gennaio 2026

AGGRESSIONE ISRAELIANA NEL 2026: IL FUTURO DI GAZA E DELLA CISGIORDANIA - Ilan Pappé

Da: La Zona Grigia - Fonte: https://www.aa.com.tr/.../opinion-israeli.../3790065? - Traduzione: La Zona Grigia - Ilan Pappé è docente presso l’Università di Exeter ed è stato senior lecturer di scienze politiche presso l’Università di Haifa. È l’autore de “La Pulizia etnica della Palestina” e “Dieci Miti su Israele”. Pappé è definito come uno dei “nuovi storici” che, dopo la pubblicazione di documenti britannici e israeliani a partire dai primi anni ‘80, hanno riscritto la storia della fondazione di Israele nel 1948. (Ilan Pappé

Vedi anche: “La brutalità di Israele è il segno della sua fine” - Ilan Pappé 

I media e la politica occidentali sono convinti che la cosiddetta guerra nella Striscia di Gaza sia finita. Di conseguenza, la nuova narrazione è che i combattimenti siano terminati grazie alle pressioni dei governi occidentali, che hanno accolto le richieste delle loro società di porre fine alla violenza nella Striscia di Gaza. 

Si tratta di un'idea sbagliata a più livelli, che deve essere affrontata perché continuerà a dominare l'approccio occidentale alla questione palestinese in generale e al futuro della Striscia di Gaza in particolare. 

IL MITO DELLA "GUERRA FINITA" 

Gli ultimi due anni non sono stati una guerra, ma un Genocidio e l'intenzione principale, ovvero quella di ridurre le dimensioni della Striscia di Gaza sia territorialmente che demograficamente, permea le attuali azioni militari incrementali e discrete che hanno già causato la morte di centinaia di palestinesi dalla dichiarazione del cessate il fuoco. Israele ha annesso parte della Striscia, presumibilmente per restituirla nel caso in cui Hamas fosse disarmato, ma allo stesso tempo il Ministro della Difesa Israel Katz ha dichiarato l'intenzione di Israele di costruire insediamenti ebraici e basi militari nella parte settentrionale della Striscia. 

Inoltre, l'opera di ricostruzione e gli aiuti umanitari fondamentali vengono sospesi, presumibilmente perché c'è ancora il corpo di un ostaggio israeliano che non è stato restituito, ma bisogna comprendere, come ha affermato Giora Eiland, ex capo del Consiglio di Sicurezza Nazionale israeliano, che consentire la ricostruzione di Gaza non è nell'interesse di Israele. 

Si tratta di una transizione da un Genocidio Totale a uno incrementale, un metodo che Israele ha già utilizzato negli anni dal 2009 al 2023. C'è la possibilità che il Presidente degli Stati Uniti Donald Trump richieda una politica israeliana diversa, ma il suo approccio estroso è difficile da sviluppare. L'unico aspetto positivo del suo approccio è la consapevolezza che il coinvolgimento turco nella ricostruzione della Striscia e come parte di una forza internazionale sia l'unica garanzia che, almeno a breve termine, non tutti i piani israeliani saranno attuati. Il ruolo della Turchia è il principale pomo della discordia tra Trump e il Primo Ministro israeliano Benjamin Netanyahu, e resta da vedere come verrà risolto. 

I PIANI A LUNGO TERMINE DI ISRAELE