La teoria Marxista poggia la sua forza sulla scienza... che ne valida la verità, e la rende disponibile al confronto con qualunque altra teoria che ponga se stessa alla prova del rigoroso riscontro scientifico... il collettivo di formazione Marxista Stefano Garroni propone una serie di incontri teorici partendo da punti di vista alternativi e apparentemente lontani che mostrano, invece, punti fortissimi di convergenza...
domenica 25 gennaio 2026
TERREMOTO ALLA FED: Il Capitalismo USA si schiera con LA SVOLTA AUTORITARIA di TRUMP? - Alessandro Volpi
sabato 24 gennaio 2026
Decenni di neoliberalismo hanno prodotto disuguaglianze senza precedenti: oggi più che mai, socialismo o barbarie - Giorgio Cremaschi
Da: https://www.ilfattoquotidiano.it - Giorgio Cremaschi È stato presidente del Comitato Centrale della FIOM, l'organizzazione dei metalmeccanici della CGIL. È stato Portavoce nazionale di Potere al Popolo! -Giorgio Cremaschi - Giorgio Cremaschi
Ascolta anche: https://grad-news.blogspot.com/2026/01/yesterdays-papers-rapporto-oxfam.
Questa mostruosa concentrazione di ricchezza diventa accentramento di potere. Le istituzioni, l’informazione, l’opinione pubblica, le basi stesse della democrazia stanno crollando sotto il dominio dei super ricchi
Il capitalismo predone e colonialista di Donald Trump è solo il punto di arrivo del fallimento sociale e morale del capitalismo e della democrazia liberali. Il nuovo rapporto dell’organizzazione internazionale Oxfam ci presenta un livello di diseguaglianza e sproporzione nella distribuzione di ciò che definiamo ricchezza, che non ha precedenti nella storia dell’umanità, nemmeno con l’epoca dei faraoni. Poche migliaia di super ricchi hanno accumulato 18600 miliardi di dollari, quasi raddoppiando il proprio patrimonio negli ultimi cinque anni.
Nello stesso tempo la povertà globale non si è ridotta di nulla, metà della popolazione globale, cioè 4 miliardi di persone, vive in condizioni di povertà e tra questi quasi 2 miliardi non hanno neppure un’alimentazione sufficiente. Lo stesso sta avvenendo in Italia. I 79 miliardari del nostro paese hanno accumulato in un anno 54 miliardi in più sui loro patrimoni, che ora assommano a 307 miliardi. Ognuno dei nostri super ricchi vale come 250mila poveri, in Italia il 10% della popolazione possiede il 60% della ricchezza del paese, al restante 90% tocca ciò che rimane.
Dal momento che i ritmi di crescita dell’economia italiana e globale sono molto inferiori a quelli della concentrazione e della accumulazione della ricchezza in poche famiglie, queste ultime accrescono il proprio patrimonio a spese dirette della maggioranza della popolazione.
È la redistribuzione della ricchezza a rovescio, dai poveri verso i ricchi; un esproprio continuo ai danni della maggioranza dell’umanità che rischia di consolidarsi con il privilegio ereditario. Secondo Oxfam infatti nei prossimi anni 2500 miliardi di dollari, quasi il Pil annuale dell’Italia, passeranno dai ricconi del mondo a figli e nipoti. Alla faccia della ideologia del merito.
Criminalizzazione delle vittime e della Solidarietà: la deriva italiana made in Israel - Angela Lano
Da: https://www.infopal.it - Angela Lano, autorevole conoscitrice dell’islam, è direttrice dell’agenzia stampa Infopal. Una giornalista non embedded.
Leggi anche: Margherita Hack e la denuncia delle atrocità compiute sui bambini palestinesi.
venerdì 23 gennaio 2026
Putin gioca a scacchi e Trump gioca a poker - Alessandra Ciattini
Da; Capibara.media - Alessandra Ciattini (collettivo di formazione marxista "Stefano Garroni”) ha insegnato Antropologia culturale alla Sapienza, collabora con https://www.unigramsci.it -
Scott Ritter è un ex ufficiale dell’intelligence del Corpo dei Marines degli Stati Uniti che ha prestato servizio nell’ex Unione Sovietica applicando i trattati sul controllo degli armamenti, nel Golfo Persico durante l’operazione Desert Storm e in Iraq supervisionando la disattivazione delle armi di distruzione di massa. Il suo libro più recente è Il disarmo al tempo della perestrojka, pubblicato da Clarity Press. Scott RitterL'analisi di Ritter: Putin agisce secondo logica strategica, Trump per intimidazione
giovedì 22 gennaio 2026
ANALISI. Strategia delle calunnie per mostrare un Venezuela debole e arrendevole - Geraldina Colotti
Da: https://pagineesteri.it - Geraldina Colotti è nata a Ventimiglia, ha vissuto a lungo a Parigi, oggi vive e lavora a Roma. Dopo aver trascorso molti anni in carcere per la sua militanza nelle Brigate Rosse, è giornalista, esperta di America Latina. Dirige l'edizione italiana del mensile di politica internazionale Le Monde diplomatique. Geraldina Colotti - Geraldina Colotti -
Leggi anche: Venezuela: lo “stato di shock esterno” tra casematte e sovranità – Geraldina Colotti
Venezuela, dialettica della transizione*- Geraldina Colotti
Non è stata una “passeggiata”, come dichiarato da Trump, l’attacco al Venezuela che, il 3 gennaio, ha ucciso, con armi ultrasofisticate, militari e civili durante un bombardamento notturno che ha colpito la capitale e alcuni porti del paese. Non si è trattato di una “operazione chirurgica e indolore” a cui non è stata opposta alcuna resistenza. Il Segretario di Guerra USA, Pete Hegseth, ha ammesso che 200 membri delle forze speciali Delta, scesi dagli elicotteri in una pioggia di proiettili, hanno affrontato una resistenza feroce.
Trentadue combattenti cubani, presenti legalmente nel paese, sono caduti difendendo la casa del Presidente Maduro e di Cilia Flores, battendosi “come leoni” in un combattimento aperto contro mercenari e reparti scelti. Le perdite tra gli assalitori, sebbene la Casa Bianca non le confermerà, sono una realtà che trapela dalle ammissioni del capo di gabinetto Stephen Miller e dai rapporti dei sanitari: non è stata una “passeggiata”, ma una battaglia furiosa che ha provocato danni ai velivoli americani, feriti gravi e morti tra gli assalitori.
Un’aggressione che, come le piattaforme dell’opposizione estremista avevano annunciato da mesi, è stata pianificata meticolosamente con l’impiego di tecnologie di spionaggio all’avanguardia. La Cia ha monitorato ogni movimento del presidente Maduro attraverso una flotta di droni furtivi RQ-170 Sentinel, progettati dalla divisione Skunk Works della Lockheed Martin per la “sorveglianza persistente in ambienti ostili”. Partiti presumibilmente dalla base riattivata di Roosevelt Roads a Porto Rico, appoggiati dal governo di Trinidad Tobago e supportati da quello di Guyana (e da quello dell’Ecuador e del Salvador), questi droni hanno fornito i dati necessari per un attacco che ha visto l’impiego di 152 velivoli, una tempesta magnetica e il sabotaggio del sistema elettrico nazionale per paralizzare il Paese. È il “modello” applicato all’Iran, ma con un di più di sequestro presidenziale.
mercoledì 21 gennaio 2026
TECNICA. Il fabbricare si intreccia sempre con rapporti di potere, che spesso consolida e talvolta sovverte - Carlo Galli
La barbarie dello «specialismo»*- José Ortega y Gasset "Dallo schiavo al robot. Lavoro, macchine, automazione"- Remo Bodei
martedì 20 gennaio 2026
Dei principii del leninismo. La questione nazionale - G. STALIN (aprile 1924)
Da: G. Stalin, Questioni del leninismo, Edizioni in lingue estere, Mosca, 1946 -
La questione nazionale
Di questo tema tratterò due questioni principali:
a) l’impostazione del problema;
b) il movimento di liberazione dei popoli oppressi e la rivoluzione proletaria.
1) Impostazione del problema. Nel corso degli ultimi due decenni, la questione nazionale ha subìto una serie di modificazioni della più grande importanza. La questione nazionale nel periodo della II Internazionale e la questione nazionale nel periodo del leninismo sono ben lontane dall’essere la stessa cosa. Esse differiscono profondamente l’una dall’altra, non solo per l’ampiezza, ma anche per il loro carattere intrinseco.
Prima, la questione nazionale si riduceva di solito a un gruppo ristretto di problemi che riguardavano, per lo più, le nazioni «civili». Irlandesi, ungheresi, polacchi, finlandesi, serbi e alcune altre nazionalità dell’Europa: questo era il gruppo di popoli, privati dell’eguaglianza di diritti, delle cui sorti s’interessavano gli eroi della II Internazionale. Decine e centinaia di milioni di uomini appartenenti ai popoli dell’Asia e dell’Africa, che subivano il giogo nazionale nelle sue forme più brutali e più feroci, di solito non venivano presi in considerazione. Non ci si decideva a mettere sullo stesso piano bianchi e negri, «civili» e «non civili». Due o tre risoluzioni agrodolci e vuote, che si sforzavano con cura di eludere il problema della liberazione delle colonie, ecco tutto quello di cui potevano vantarsi gli uomini della II Internazionale. Oggi, questa doppiezza e queste mezze misure, nella questione nazionale, si debbono considerare come liquidate. Il leninismo ha smascherato questa disparità scandalosa; ha abbattuto la barriera che separava bianchi e negri, europei e asiatici, schiavi dell’imperialismo «civili» e «non civili», collegando, in questo modo, il problema nazionale al problema delle colonie. Così la questione nazionale si è trasformata, da questione particolare interna di uno stato singolo, in questione generale e internazionale, è diventata il problema mondiale della liberazione dal giogo dell’imperialismo dei popoli oppressi dei paesi dipendenti e delle colonie.
Prima, il principio dell’autodecisione delle nazioni di solito veniva interpretato in modo erroneo, venendo ridotto non di rado al diritto delle nazioni all’autonomia. Alcuni capi della II Internazionale erano persino giunti a trasformare il diritto all’autodecisione nel diritto all’autonomia culturale, cioè nel diritto delle nazioni oppresse di avere le loro proprie istituzioni culturali, lasciando tutto il potere politico nelle mani della nazione dominante. Questo fatto aveva come conseguenza che l’idea dell’autodecisione correva il rischio di cambiarsi da strumento di lotta contro le annessioni in un mezzo per giustificare le annessioni. Oggi, questa confusione si deve considerare come superata.
lunedì 19 gennaio 2026
Russofobie - Angelo D'Orsi
domenica 18 gennaio 2026
LA DEBOLE ARMADA: L'INGANNO DI TRUMP - Pino Arlacchi
Da: https://www.ilfattoquotidiano.it. 15 gennaio 2026 - Pino Arlacchi è un sociologo, politico e Ex vice-segretario dell'Onu. (Pino Arlacchi - Pino Arlacchi).
Dietro le prove muscolari non c’è un potere sicuro di sé (che non avrebbe bisogno di minacciare): s’intravede l’angoscia di una forza perduta, il rancore sconfinato di un infausto tramontosabato 17 gennaio 2026
Confessioni di una Femminista Iraniana: “ecco perchè oggi difendo la sovranità dell’Iran” - Minoo Mirshahvalad
venerdì 16 gennaio 2026
Come si abbattono i regimi - Giulietto Chiesa (19/02/2012)
Da: https://www.antimafiaduemila.com - Tratto da: megachip.info - Giulietto Chiesa (Acqui Terme, 4 settembre 1940 – Roma, 26 aprile 2020) è stato un giornalista e politico italiano. (Giulietto Chiesa - Giulietto Chiesa).
Vedi anche: Giulietto Chiesa
Foto: https://ilmanifesto.itgiovedì 15 gennaio 2026
L'Occidente - Alessandra Ciattini
Da: capibara.media - Alessandra Ciattini (collettivo di formazione marxista "Stefano Garroni”) ha insegnato Antropologia culturale alla Sapienza, collabora con https://www.unigramsci.it -
mercoledì 14 gennaio 2026
I VOLENTEROSI SERVI DI TRUMP: PAROLE, PAROLE, PAROLE... - Paolo Ferrero, Francesco Dall'Aglio
Il mistero del potere - Giorgio Agamben
Da: https://www.quodlibet.it - Giorgio Agamben è un filosofo italiano. Ha scritto diverse opere che spaziano dall'estetica alla filosofia politica, dalla linguistica alla storia dei concetti, proponendo interpretazioni originali di categorie come forma di vita, homo sacer, stato di eccezione e biopolitica. La sua opera è studiata in tutto il mondo. Gorgio Agamben - Giorgio Agamben
Leggi anche: REQUIEM PER L’OCCIDENTE - Giorgio Agamben
martedì 13 gennaio 2026
Schiavi. E mercanti di schiavi - Paola Caridi
Da: https://www.invisiblearabs.com - Paola Caridi, scrittrice e giornalista. Da oltre 20 anni si occupa di Medio Oriente e Nord Africa. - https://www.invisiblearabs.com (Paola Caridi) -
Leggi anche: Razzismo e capitalismo crepuscolare - Roberto Fineschi
Persona, Razzismo, Neo-schiavismo: tendenze del capitalismo crepuscolare. - Roberto Fineschi
“RAZZISMO E CULTURA” - Frantz Fanon
IL PAESE DELLE LIBERTÀ: stermini, repressione e lager nella storia degli Usa. - Maurizio Brignoli
La schiavitù, radici antiche di un male moderno - Francesco Gamba
È il petrolio, bellezza, e non ci puoi far niente. È davvero così? Oppure il petrolio è solo la parte per il tutto, la metonìmia per la rappresentazione del nuovo tipo di potere che si espande a livello globale? In sintesi, è proprio il petrolio venezuelano l’obiettivo dell’operazione da gangster di Trump, oppure è l’idea di un mondo che potremmo definire suddiviso tra schiavi e proprietari di schiavi?
Il petrolio è importante, eccome se lo è. Basti guardare a due tra gli ultimi paesi bombardati dall’attuale amministrazione statunitense, la Nigeria e il Venezuela, appunto. La Nigeria è il più grande produttore di petrolio in Africa, e il paese che più ha subìto la presenza delle società petrolifere, da quelle statunitensi alle europee, Eni compresa. È sempre importante ricordare il prezzo altissimo che la Nigeria ha pagato in termini umani, sociali, ambientali, simboleggiato dall’uccisione di Ken Saro Wiwa e degli altri otto attivisti, e dalle sofferenze del popolo Ogoni nel delta del Niger. E il Venezuela? È il paese al mondo con la maggiore quantità di riserve petrolifere. Guida una classifica, quella delle riserve a livello globale nel 2024, che, a oggi, sembra un trattato di relazioni internazionali. Non di geopolitica, per favore. Di relazioni internazionali, e in particolare di politica estera statunitense. Ecco la classifica. Venezuela al primo posto, seguito da Arabia Saudita, Iran, Iraq, Emirati Arabi, Kuwait, Russia, Libia. Al nono posto, appunto, gli Stati Uniti, che con i paesi che la precedono hanno, a seconda dei regimi e delle intese, rapporti tesi, tesissimi, buoni. Rapporti comunque di forza, in cui gli strumenti possono anche essere i ricatti e l’occupazione militare.
E allora, perché andare oltre il petrolio, se già l’oro nero fornisce una chiave di lettura semplice ed efficace? Perché bisogna andare al cuore delle questioni. Il petrolio è l’espressione di un capitalismo arrivato alla sua massima espansione, e dunque alla soglia di frattura. Gira virale sui social una frase attribuita a Josh Zepess (ho provato a cercare il testo originale, senza successo): “il capitalismo ha bisogno dell’imperialismo all’estero, del fascismo a casa, e della democrazia di fronte alle telecamere”. Non ci sarebbe neanche bisogno di spiegarla, perché contiene molto, di quello che sta succedendo, in questo tempo che non inizia il 7 ottobre 2023 (Gaza), e neanche il 24 febbraio 2022 (Ucraina), ma che trova in queste due date quelle faglie che ci fanno riconoscere punti importanti, e forse punti di non ritorno in questo inizio di storia del terzo millennio.
lunedì 12 gennaio 2026
Perche’ votare no nel referendum giustizia serve a tutti i cittadini - Giovanni Cannella
Da: rivista Critica del Diritto.it - Giovanni Cannella ha svolto le funzioni di giudice del lavoro per quarant'anni, in pretura, in tribunale e in corte d'appello, negli ultimi anni come presidente di sezione della Corte d'appello di Roma.
Leggi anche: Referendum di giugno: un voto necessario per la democrazia - Giovanni Cannella
Il referendum sul disegno di legge costituzionale sulla giustizia riguarda la giustizia nel suo insieme e non, o non solo, come appare nei media, la separazione delle carriere tra giudici e pubblici ministeri.
La vittoria del SI avrebbe effetti dirompenti sull’intera giustizia, non solo penale ma anche civile, e il referendum riguarda quindi i diritti di tutti i cittadini, che non dovrebbero fare l’errore di sottovalutarlo, pensando che non si raggiungerà il quorum, perché in questo caso non occorre alcun quorum (si vince con un voto in più, a prescindere dal numero dei votanti).
Anche perché il referendum non coinvolge solo la giustizia, ma la democrazia nel suo complesso, che rischia di essere notevolmente indebolita se vincessero i SI.
Ma andiamo con ordine.
Cosa non c’è
Nel disegno di legge costituzionale non c’è una riforma della giustizia diretta a rendere i processi più veloci, a rendere più facile l’accesso alla giustizia, a tutelare meglio i diritti dei cittadini. Lo riconoscono gli stessi fautori della riforma. Nessun intervento sul numero dei magistrati, del personale, dei locali, delle strutture, dell’organizzazione degli uffici giudiziari, rivolto a migliorare tempi, efficienza e qualità dei procedimenti. Anzi, come vedremo, il nuovo sistema costituzionale creerebbe problemi organizzativi non indifferenti.
Non c’è neppure, se non marginalmente, la separazione delle carriere tra giudici e pubblici ministeri, nonostante quello che si dice. Perché la separazione c’è già oggi anche a seguito della riforma Cartabia del 2022, che consente il passaggio una sola volta e solo cambiando Regione. Quindi passare da una carriera all’altra è difficilissimo, tanto che negli ultimi 5 anni la percentuale media dei passaggi è stata pari allo 0,31% (cfr. il parere del Csm sul disegno di legge costituzionale).
Se lo scopo della riforma fosse stato una separazione delle carriere ancora più netta, la maggioranza avrebbe potuto provvedere con legge ordinaria (vietando, ad esempio, del tutto i passaggi di carriera) senza scomodare la Costituzione. Se non l’ha fatto, significa che non è la separazione delle carriere lo scopo di questa riforma.
Certo la previsione di due Consigli superiori della magistratura separati per Pm e giudici renderebbe la separazione più netta. Ma davvero la netta separazione delle carriere è utile ai diritti dei cittadini?
domenica 11 gennaio 2026
Venezuela: lo “stato di shock esterno” tra casematte e sovranità – Geraldina Colotti
Da: https://effimera.org - Geraldina Colotti è nata a Ventimiglia, ha vissuto a lungo a Parigi, oggi vive e lavora a Roma. Dopo aver trascorso molti anni in carcere per la sua militanza nelle Brigate Rosse, è giornalista, esperta di America Latina. Dirige l'edizione italiana del mensile di politica internazionale Le Monde diplomatique. Geraldina Colotti -
Vedi anche: LAS VÍCTIMAS DE LOS BOMBARDEOS DEL IMPERIALISMO (https://www.youtube.com/watch?v=8r618f_fwFo)
Leggi anche: Venezuela, dialettica della transizione*- Geraldina Colotti
Hugo Chávez, così è cominciata - Alessandra Ciattini
USA-VENEZUELA: ATTACCO COLONIALISTA, MA AL BUIO - Pino Arlacchi
L’attacco sferrato dagli Stati Uniti contro il Venezuela, il 3 gennaio 2026, culminato nel sequestro di Nicolás Maduro e della deputata Cilia Flores, sua moglie, ha proiettato la rivoluzione bolivariana al centro della scena mondiale. Un’aggressione che, oltre alla capitale Caracas, ha colpito gli stati di Miranda, Aragua e La Guaira, ha provocato un centinaio di vittime fra militari e civili (fra cui 32 cubani e cubane), e ha distrutto varie infrastrutture e case. Il luogo dove si trovavano Maduro e Flores, il Fuerte Tiuna, un complesso civico-militare simile a un piccolo distretto urbano, che copre un’area di circa 15 chilometri quadrati, ospita infatti anche numerosi edifici di case popolari, del programma Gran Misión Vivienda Venezuela.
Si è trattato di un attacco asimmetrico di proporzioni gigantesche, in cui sono state impiegate contemporaneamente 150 aeronavi, che ha scatenato una impressionante potenzia di fuoco e una vera e propria tempesta magnetica, mediante l’impiego di una tecnologia di ultimissima generazione, definita “impressionante” dagli esperti. Una gigantesca operazione di polizia globale che ha infranto tutti i codici del diritto.
Nonostante la situazione eccezionale, il paese non è però in stato d’assedio. Non c’è l’État de siège, non ci sono i carri armati per le strade, non ci sono stati saccheggi e rivolte, la vita produttiva è ripresa a un ritmo quasi normale. Il decreto che ha istituito lo “stato di shock esterno”, dichiarato in base alla Costituzione, è la legalizzazione della resistenza.
Si basa sulla dottrina della Guerra popolare prolungata. Autorizza la mobilitazione delle milizie bolivariane e il coordinamento diretto con le comunas, territori di autogoverno in cui si esercita il potere popolare diretto, e quello dei “corpi combattenti” che agiscono all’interno delle fabbriche con le milizie operaie.
sabato 10 gennaio 2026
“Il Venezuela? Trump ha creato una bolla finanziaria di cui aveva un disperato bisogno”. Ecco chi ha già guadagnato con la mossa del tycoon - Franz Baraggino intervista Alessandro Volpi
Da: Il Fatto Quotidiano - https://www.lantidiplomatico.it - Alessandro Volpi docente di Storia contemporanea, di Storia del movimento operaio e sindacale e di Storia sociale presso il Dipartimento di Scienze politiche dell’Università di Pisa. - Alessandro Volpi
venerdì 9 gennaio 2026
VENEZUELA laboratorio della DOTTRINA DONROE - M.Arricale, F. Parenti, A. Spinola, F. Dall'Aglio
giovedì 8 gennaio 2026
AGGRESSIONE ISRAELIANA NEL 2026: IL FUTURO DI GAZA E DELLA CISGIORDANIA - Ilan Pappé
Da: La Zona Grigia - Fonte: https://www.aa.com.tr/.../opinion-israeli.../3790065? - Traduzione: La Zona Grigia - Ilan Pappé è docente presso l’Università di Exeter ed è stato senior lecturer di scienze politiche presso l’Università di Haifa. È l’autore de “La Pulizia etnica della Palestina” e “Dieci Miti su Israele”. Pappé è definito come uno dei “nuovi storici” che, dopo la pubblicazione di documenti britannici e israeliani a partire dai primi anni ‘80, hanno riscritto la storia della fondazione di Israele nel 1948. (Ilan Pappé)
Vedi anche: “La brutalità di Israele è il segno della sua fine” - Ilan Pappé


