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sabato 6 giugno 2026

Che fare? In Anno Domini 2026 - Piero Bevilacqua

Da: https://www.lafionda.org -  

Piero Bevilacqua, già professore di storia contemporanea all’Università La Sapienza di Roma, è scrittore, saggista e politico. Piero Bevilacqua - 


Non si scambi il titolo di questo scritto – che fa il verso al celebre saggio di Lenin – per un’ingenua presunzione del suo autore. Almeno gli anni che egli porta addosso gli sconsiglierebbero qualunque accostamento a colui che resta una delle più geniali menti politiche del ’900. Né si pensi che questo titolo voglia alludere a una somiglianza di contesto tra gli anni in cui Lenin scriveva, il 1901-1902, e quelli presenti che la storia ci consegna. È esattamente il contrario. Esso serve a mostrare la radicale distanza, l’abisso catastrofico in cui siamo finiti, dopo un secolo di vicende mondiali, rispetto alla vigilia prerivoluzionaria degli inizi del secolo scorso. Ma la ragione è anche polemica, come si vedrà più avanti. Com’è noto, Lenin scriveva in una fase di vaste lotte popolari che percorrevano la Russia zarista e andava meditando sulle forme di indirizzo e organizzazione di quei movimenti verso un esito rivoluzionario. Ed era pienamente consapevole delle grandiose possibilità che allora si schiudevano alle masse popolari se si fosse agito con la necessaria consapevolezza strategica. Perché, allora, il compito era di abbattere il «baluardo più potente della reazione, non soltanto europea, ma anche asiatica» che avrebbe fatto «del proletariato russo l’avanguardia del proletariato rivoluzionario mondiale» (Vladimir Ilic Lenin, Che fare? in Opere scelte, Editori Riuniti, 1965, p. 103). Come di fatto accadde. 

Noi ci troviamo, a oltre un secolo di quelle vicende e di quell’ottobre del 1917, che vide la prima rivoluzione proletaria della storia, non alla vigilia di una vasta iniziativa popolare, non dentro un ribollire di conflitti di classe, ma all’interno del disordinato e violento tracollo di un impero di cui siamo vassalli dal dopoguerra. Le prospettive di una possibile ripresa di una iniziativa semplicemente democratica si aprono oggi solo nella forma di una particolarissima “rivoluzione passiva”: nel senso che questa espressione significa nella tradizione del pensiero rivoluzionario e democratico italiano, da Vincenzo Cuoco ad Antonio Gramsci. Anche se in questo caso l’iniziativa riformatrice non è nelle mani delle nostre classi dirigenti, ma di quelle di paesi extraeuropei. È l’emergere della Cina come potenza economica e geopolitica, l’aggregarsi pur non lineare dei paesi BRICS, è il ritorno della Russia al ruolo di grande protagonista sulla scena globale – che non è l’URSS, ma una società capitalistica – è questo vasto sommovimento che sta spezzando, pur tra grandi rischi, il dominio imperiale con cui gli Stati Uniti sono riusciti, per 80 anni, a neutralizzare in Europa ogni tentativo di trasformazione radicale del capitalismo contemporaneo. È dunque questo evento mondiale, l’aggregarsi delle placche tettoniche dei continenti dell’Est e del Sud del mondo, che sta determinando le condizioni di una possibile ripresa della grande progettualità riformatrice che era stata, per oltre un secolo, la bussola del movimento operaio internazionale. 

mercoledì 15 aprile 2026

Catastrofe Neoliberista: un “libro necessario”. - Luca Busca

 Da: https://www.lantidiplomatico.it - Luca Busca inizia il suo percorso giornalistico nel 1982, nel 1984 ottiene l’iscrizione all’albo dei pubblicisti come collaboratore del quotidiano La Repubblica e dell’Agenzia Giornalistica Telegraph.[...] -  Angelo d'Orsi, Professore ordinario di Storia del pensiero politico all’Università di Torino (Angelo D'Orsi). 

Leggi anche: LA RIVOLUZIONE BOLSCEVICA 1917–1923. Il comunismo di guerra - Edward H. Carr  

I dieci giorni che sconvolsero il mondo. - John Reed (1919) 

Vedi anche: La Rivoluzione d'Ottobre - Angelo d'Orsi 

La Rivoluzione Russa - Luciano Canfora 

“Questo è un libro necessario, dobbiamo leggerlo tutti”. Con queste parole Elena Basile ha aperto il suo intervento alla presentazione del volume di Angelo D’Orsi, cogliendo immediatamente il punto centrale dell’opera: non un semplice saggio, ma uno strumento di orientamento in un presente che appare sempre più opaco e incomprensibile. La necessità di questo libro nasce da una domanda elementare e insieme vertiginosa: come siamo arrivati fin qui? Come è stato possibile che, nel giro di pochi decenni, si sia prodotta quella che Basile definisce una “realtà distopica”, segnata da guerra permanente, erosione del diritto e trasformazioni culturali profonde?

La risposta, secondo D’Orsi, non può che passare attraverso la storia. “Senza ricostruire le origini storiche dei fenomeni che stiamo attraversando — ha spiegato — noi non possiamo capire quei fenomeni, e quindi non possiamo neanche fare politica”. In un contesto dominato da un eterno presente mediatico, in cui gli eventi si succedono senza memoria né profondità, il richiamo al metodo storico assume un valore radicale. Questo metodo si fonda, come lo stesso autore chiarisce, su due pilastri: la ricerca delle cause e la periodizzazione. Le cause, sottolinea D’Orsi, sono sempre plurali e devono essere gerarchizzate; non esiste mai una spiegazione unica, ma un intreccio di fattori economici, politici, culturali. La periodizzazione, invece, consente di individuare le fratture, i momenti di rottura che segnano il passaggio da un’epoca all’altra. 

lunedì 6 aprile 2026

COME MAI LE GUERRE OCCIDENTALI SONO AUTOLESIONISTE E INVECE DI FARCI RICCHISSIMI CI STANNO BUTTANDO NELLA MISERIA? - David Colantoni

Da: David Colantoni Scrittore-Saggista & Artista Visivo - David Colantoni, scrittore e artista croato-abruzzese, figlio del pittore e filmmaker Domenico Colantoni (1938-2018), è stato amico e stretto collaboratore dello scrittore ed editore Aldo Rosselli, figlio e nipote di Nello e Carlo Rosselli, insieme hanno fondato il quadrimestrale Inchiostri. Collaboratore di riviste come Nuovi Argomenti, globo d’oro per la sceneggiatura del film Io, L’altro (2007), ha esposto al Museo di Arte Moderna di Mosca (2015), alle Scuderie Aldobrandini (2010), allo Studio Claudio Abate (2009), alla Biennale di Miami (2010); è nella collezione del 9/11 Memorial & Museum di New York. Dal 2015 dirige e scrive sulla cultura del magazine Young.it (you-ng.it).

Jeffrey D. Sachs, professore universitario presso la Columbia University, è Direttore del Center for Sustainable Development presso la Columbia University e Presidente del Sustainable Development Solutions Network delle Nazioni Unite. Ha servito come consigliere di tre Segretari generali delle Nazioni Unite e attualmente ricopre il ruolo di avvocato SDG sotto il Segretario generale António Guterres

Vedi anche: La "CLASSE" dei GUERRIERI ed il MESTIERE delle ARMI - DAVID COLANTONI  


Qualcosa nel processo logico delle guerre occidentali non funziona. 

Stiamo assistendo da almeno 25 anni ( in realtà dalla guerra del Vietnam) a una serie di guerre scatenate dall'occidente che sfidano la logica. Ovvero sono guerre che impoveriscono l'occidente invece di arricchirlo. 

Eppure da che mondo è mondo, a parte quelle specifiche per difendersi direttamente da una invasione, le altre guerre si sono sempre fatte per procurarsi ricchezza non per distruggere la propria. L'impero romano faceva guerre per fare diventare ROMA ricchissima non danneggiandola. Dunque che le facciamo a fare? A chi giovano? 

Invece l'occidente di oggi fa guerre che lo gettano di crisi economica in crisi economica. 

Pensiamo alla guerra alla Libia che ha distrutto la posizione bilaterale privilegiata dell'Italia. nCome mai le nostre forze armate hanno partecipato a una guerra in Libia contro gli interessi nazionali ? Ve lo siete chiesti? 

La più eclatante di queste guerre autodistruttive ce l'abbiamo adesso sotto gli occhi con l'Iran, abbiamo scatenato una guerra che ci sta portando verso una crisi energetica e quindi economica devastante, come mai? 

Il mio libro, con la prefazione di Luciano Canfora, Oliver Stone e Jeffrey Sachs risponde soprattutto a questa domanda. 

Vi posto una delle tre prefazioni del libro quella di Jeffrey D. Sachs 

PREFAZIONE DI JEFFREY D. SACHS

17 gennaio 1961, nel suo discorso di commiato alla nazione, il presidente Dwight D. Eisenhower pronunciò l’ammonimento più grave e di maggior portata storica nella vicenda della repubblica americana. «Nei consigli del governo», disse, «dobbiamo guardarci dall’acquisizione di un’influenza ingiustificata, cercata o non cercata, da parte del complesso militare-industriale. Il potenziale per l’ascesa disastrosa di un potere mal riposto esiste e persisterà». Eisenhower parlava in qualità di militare più autorevole della sua generazione: Comandante supremo alleato in Europa, artefice dell’invasione in Normandia, generale a cinque stelle e presidente che aveva osservato dall’interno la consolidazione di una società permanentemente organizzata per la guerra, da lui considerata una minaccia mortale per la democrazia americana. Il suo monito fu ascoltato, ripetuto, ma poi gradualmente accantonato. Il complesso militare-industriale non si ritirò: metastatizzò. 

E divenne, come sostiene David Colantoni in questo libro straordinario, qualcosa di molto più potente e pericoloso di quanto persino Eisenhower avesse immaginato: non più soltanto un intreccio di interessi – una lobby, una rete di influenze e relazioni– ma una nuova classe sociale, la Classe Armata, che si è impossessata dello Stato occidentale. 

mercoledì 11 febbraio 2026

IL PORCOSPINO D'ACCIAIO - Luciano Canfora

Da: MarxVentuno Edizioni - Luciano Canfora, filologo, storico, saggista, professore emerito dell’Università di Bari, membro del Consiglio scientifico dell’Istituto dell’Enciclopedia italiana e direttore della rivista Quaderni di Storia, Dedalo Edizioni.

   




Luciano Canfora, IL PORCOSPINO D'ACCIAIO: OCCIDENTE ULTIMO ATTO,  LATERZA, BARI, 2025

domenica 1 febbraio 2026

Democrazia in tempo di guerra: censurare l'informazione, disciplinare la cultura e la scienza -


La diretta dell'evento con Angelo d'Orsi e Alessandro Barbero

                                                                         

Ringrazio Lara Ballurio per l'onesta cronaca della serata di ieri. (Angelo d'Orsi)
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Ieri sera, 28 gennaio, Torino aveva addosso quell’aria particolare che accompagna le serate destinate a lasciare un segno. Non l’euforia delle grandi feste né la ritualità delle commemorazioni, ma una tensione composta, quasi vigile. Quella che si respira quando anche un appuntamento culturale deve essere protetto, organizzato, presidiato. Come se le parole, prima ancora dei fatti, potessero diventare pericolose. 

Il titolo dell’incontro non lasciava spazio ad ambiguità: “Democrazia in tempo di guerra” e il sottotitolo, “Censurare l’informazione, disciplinare la cultura e la scienza”, chiariva subito che non si trattava di una semplice conferenza, ma di una presa di posizione. Sul palco del Palazzetto dello Sport di Parco Ruffini, i due storici, professori universitari e intellettuali torinesi Angelo D’Orsi e Alessandro Barbero hanno finalmente tenuto la conferenza che era stata bloccata il 9 dicembre 2025, riportandola nello spazio pubblico da cui era stata esclusa.

sabato 31 gennaio 2026

“Il testamento di Lenin” - Luciano Canfora

Da: https://www.pandorarivista.it - Luciano Canfora, filologo, storico, saggista, professore emerito dell’Università di Bari, membro del Consiglio scientifico dell’Istituto dell’Enciclopedia italiana e direttore della rivista Quaderni di Storia, Dedalo Edizioni. (Luciano Canfora Podcast) - Francesco Maria Galassi, medico, antropologo, fisico e forense, paleopatologo, umanista. Dottore di ricerca e professore associato di antropologia fisica presso l’Università di Łódź (Polonia). 

Vedi anche: Il Testamento di Lenin: Stalin, Trockij ed il socialismo in un solo paese. - LUCIANO CANFORA 


Recensione a: Luciano Canfora, Il testamento di Lenin. Storia segreta di una lettera non spedita, Fuoriscena, Milano 2025, pp. 272,  (scheda libro


Con Il testamento di Lenin. Storia segreta di una lettera non spedita (Fuoriscena 2025), Luciano Canfora esplora uno dei documenti più problematici e controversi della storia politica del Novecento: la Lettera al Congresso, scritta da Lenin fra il 22 dicembre 1922 e il 4 gennaio 1923, nei rari momenti di lucidità concessi dalla malattia che lo avrebbe condotto a morte il 21 gennaio 1924. Dettata in condizioni di precarietà fisica e mentale, e in un clima di vigilanza costante – poiché la segreteria che lo assisteva agiva sotto la supervisione diretta di Stalin – la Lettera è, come scrive Canfora, «un sintomo di crisi profondissima al vertice del bolscevismo».

In quelle pagine, redatte con sforzo estremo, Lenin cerca di «far ordine al vertice del partito». L’obiettivo è duplice: da un lato, segnalare i rischi di una scissione tra Trockij e Stalin, dall’altro ammonire contro l’accentramento del potere nelle mani di quest’ultimo, ossia del Segretario generale del Comitato Centrale del Partito Comunista. Il giudizio leniniano su Stalin, nel poscritto del 4 gennaio 1923, è esplicito: egli è, a giudizio del leader della rivoluzione bolscevica, caratterialmente inadatto a tale ruolo, a causa della sua rozzezza (slishkom grub, «troppo rozzo») nei rapporti con i compagni e della scarsa lealtà.

Lenin formulò giudizi severi su tutti i principali dirigenti del partito: di Trockij sottolineò la baldanza e l’eccessiva attrazione per il lato amministrativo delle questioni, mentre di Bucharin e Pjatakov mise in dubbio l’ortodossia marxista.

Canfora, elaborando le proprie conclusioni a partire da fondamentali studi sul tema quali Lenin’s will di Yuri A. Buranov (1994) e dal riesame diretto delle fonti e dei documenti, dimostra come, con ogni probabilità, il documento fu manipolato. Estremamente significativa è, infatti, l’interpolazione successiva della parola «non-bolscevismo» per Trockij, introdotta sotto il controllo di Stalin, che aveva accesso ai manoscritti tramite le segretarie del leader malato e prossimo ormai al trapasso. Tale aggiunta, osserva Canfora, servì a screditare l’avversario principe di Stalin, manipolando, in ultima analisi, il senso dell’intero documento, dal momento che «sembra[va] significare infatti che [ancora allora] tale [fosse] la caratteristica di Trockij».

lunedì 26 gennaio 2026

Perché l’Occidente odia la Russia - Luciano Canfora

Da: ilfattoquotidiano. 20 gennaio 2026 - https://www.marx21.it - Luciano Canfora, filologo, storico, saggista, professore emerito dell’Università di Bari, membro del Consiglio scientifico dell’Istituto dell’Enciclopedia italiana e direttore della rivista Quaderni di Storia, Dedalo Edizioni. (Luciano Canfora Podcast)
Leggi anche: La fabbrica della “russofobia” in Occidente - Sergio Cararo  
Le vere origini della russofobia - Alessandra Ciattini  
Annie Lacroix-Riz: "C'è un contesto storico che spiega perché la Russia è stata messa all'angolo"  
Le ragioni della Russia - Aristide Bellacicco 
Liquidare la Russia e isolare la Cina - Lucio Caracciolo (12.04.2021)
La conflittualità valutaria e l’enigma del gas valutato in rubli - Francesco Schettino  
Russofobie - Angelo D'Orsi 

Le ragioni dell’antagonismo che negli ultimi anni è sfociato in un’irrazionale fobia: la crisi storica dell’Europa e la sua colonizzazione Usa, oggi sempre più visibile. Così avanza il nichilismo guerrafondaio 

Dichiarazione alla stampa del presidente Mattarella, a Mosca, 11 aprile 2017. 

“Abbiamo naturalmente affrontato la situazione in Ucraina. L’Italia è molto preoccupata per l’assenza di sviluppi sul terreno. [...]Nell’apprezzare il rilevantissimo e prezioso ruolo dell’Osce sul terreno, rinnoviamo la nostra fiducia nei confronti degli sforzi negoziali del Formato Normandia in base agli accordi di Minsk e auspichiamo che la Russia eserciti tutta la propria influenza per il consolidamento del cessate il fuoco, [...] richiesta che rivolgiamo a tutti gli attori di quel teatro di crisi. Ringrazio molto il presidente Putin perl’accoglienza, per l’amicizia dimostrata”. 

Queste parole vennero pronunciate al termine della visita di Stato del presidente Mattarella a Mosca. Erano presenti, al cospetto della stampa, entrambi i presidenti, Mattarella e Putin. Il referendum con cui la Crimea scelse di reintegrarsi nella Federazione Russa era avvenuto già da tre anni (2014) e da allora erano in vigore sanzioni alla Russia (cui partecipava anche l’I t a l i a ) . 

Le parole del nostro presidente sono importanti. Se ne ricava che, nell’aprile 2017, era già in atto un conflitto armato in Ucraina (“sul terreno”), che si doveva tentare di consolidare un “cessate il fuoco” e che una soluzione pacifica appariva tuttavia ancora possibile nel quadro degli “accordi di Minsk”. La guerra era dunque già in atto e aveva, per il momento, la forma di un conflitto armato tra governo centrale ucraino e regioni russofone, con grave spargimento di sangue. (…) Giustamente il Corriere della Sera dava il massimo rilievo all’incontro Mattarella-Putin ponendo in prima posizione anche gli aspetti economici e culturali inerenti al colloquio tra i due presidenti. “La cultura”, aveva detto tra l’altro Mattarella, “lega storicamente russi e italiani, tradizionalmente e particolarmente i giovani”. (…)

Costituisce dunque problema l’irruenza russofoba di questi ultimi anni. Essa appare incentrata sul falso storico-politico-militare secondo cui la guerra in Ucraina sarebbe incominciata nel febbraio 2022, ed è costellata di iniziative a carattere isterico quali il taglio dei fondi universitari per i dottorati in Lingua e letteratura russa (in antitesi con le parole del presidente Mattarella sui rapporti antichi e solidi tra russi e italiani sul piano culturale) o la grossolana vicenda del concerto annullato alla Reggia di Caserta o il divieto di opere liriche russe alla Scala e così via. Per tacere della raffica di “sanzioni”, a fronte della paralisi della volontà e forse anche della coscienza morale dimostrata dall’ue, complice de facto dei crimini israeliani a Gaza e in Cisgiordania.

domenica 30 novembre 2025

"Catastrofe neoliberista" - Luciano Canfora, Angelo d'Orsi, Vito Petrocelli e Antonio Di Siena

Da: l'AntiDiplomatico - https://www.lantidiplomatico.it - Antonio DiSiena avvocato e blogger. Scrive di politica, economia e geopolitica. - Vito_Rosario_Petrocelli è un politico italiano. - Angelo d'Orsi, Professore ordinario di Storia del pensiero politico all’Università di Torino (Angelo D'Orsi). - Luciano Canfora, filologo, storico, saggista, professore emerito dell’Università di Bari, membro del Consiglio scientifico dell’Istituto dell’Enciclopedia italiana e direttore della rivista Quaderni di Storia, Dedalo Edizioni. (Luciano Canfora Podcast



                                                                                                                   

domenica 16 novembre 2025

All’ombra di Mao - con Luciano Canfora, Sandro Teti e Marco Sioli

Da: èStoria - Marco Sioli insegna Storia dell'America del Nord all'Università degli Studi di Milano La Statale. - Luciano Canfora, filologo, storico, saggista, professore emerito dell’Università di Bari, membro del Consiglio scientifico dell’Istituto dell’Enciclopedia italiana e direttore della rivista Quaderni di Storia, Dedalo Edizioni. (Luciano Canfora Podcast) - 

L’incredibile vita di W.E.B. Du Bois, il più importante attivista per i diritti dei neri della prima metà del Novecento. Amico di Chruščëv e Mao, grande sociologo, storico, scrittore e pubblicista, primo afroamericano a laurearsi a Berlino e ad Harvard. Un uomo straordinario quanto sottovalutato in Occidente e negli Stati Uniti, dove fu perseguitato per le sue simpatie comuniste. Nella sua lunga e intensissima esistenza – morì a 95 anni in Africa nel pieno delle sue attività – ha creato diverse organizzazioni che gli sono sopravvissute. Da alcuni anni, soprattutto negli Usa, è in atto un meritorio lavoro di riscoperta e valorizzazione del suo pensiero e delle sue opere. 
Intervengono Luciano Canfora e Marco Sioli. Coordina Sandro Teti
                                                                                                                                                                           

domenica 9 novembre 2025

Le condizioni per tornare a parlare di socialismo - Piero Bevilacqua

Da: https://volerelaluna.it - Piero Bevilacqua, già professore di storia contemporanea all’Università La Sapienza di Roma, è scrittore, saggista e politico. 

Leggi anche: "Riflessioni" 2.0 - Stefano Garroni  

"Riflessioni" 4.0 - Stefano Garroni 

Riflessioni 16 - Alienazione/Estraneazione - Stefano Garroni  

Riflessioni 18 - Smarrimento - Stefano Garroni  

PER UNA RIPRESA DI RIFLESSIONE* - Stefano Garroni   

Una problematica politica odierna. Il comunismo libertario - Stefano Garroni

SUL PARTITO* - Stefano Garroni  

Comunisti, oggi. Il Partito e la sua visione del mondo. - Hans Heinz Holz.  

L’onda lunga della crisi del marxismo (tra prassi e teoria) - Roberto Fineschi 

Vedi anche: LOSURDO ed il REVISIONISMO STORICO - Alessandra Ciattini e Gianmarco Pisa

Un tempo le forze politiche che ora definiamo Sinistra, e che in passato si nominavano anche Movimento operaio (Partito comunista e socialista, organizzazione sindacale di classe ecc.), agivano sulle proprie scene nazionali animate dalla consapevolezza di essere eredi di un lungo passato di lotte e di conquiste, di essere parte di un movimento internazionale e di avanzare verso il futuro secondo un programma di rivendicazioni immediate e un progetto di società da costruire. L’intero processo, che coinvolgeva milioni di persone, era accompagnato da una costante attività di analisi e di elaborazione intellettuale, dentro e fuori i partiti, che forniva alle rivendicazioni quotidiane analisi, conoscenze, orizzonti. 

Da qualche decennio questa dimensione intellettuale, culturale, morale, escatologica che accompagnava l’agire politico è stata abbandonata pressoché da tutti i partiti. Il patrimonio teorico che dava profondità all’agire pratico è stato dismesso come un ferro vecchio. Oggi tutto è inchiodato al presente e l’orizzonte del fronte riformatore si limita, nel migliore dei casi, alla rivendicazione di “più risorse alla sanità pubblica”, “più soldi alla scuola”, “maggiore equità sociale” e alle note bagattelle del chiacchiericcio propagandistico. 

Quel che vorrei qui illustrare è perché questo è accaduto e quali sono state le forze storiche che hanno portato alla disfatta presente. E, sulla base di questo chiarimento, provare a indicare le condizioni che possono far rinascere la politica quale agente di trasformazione sociale, progetto di una nuova organizzazione della società. Premettendo che il grande crollo subito dal movimento operaio organizzato è stato provocato, a mio avviso, da due agenti e processi convergenti: il successo dell’iniziativa capitalistica in due grandi Paesi, UK e USA, e il crollo dell’Unione Sovietica.

venerdì 7 novembre 2025

"I pestelli della guerra" - Luciano Canfora

Da: Succedono cose - Luciano Canfora, filologo, storico, saggista, professore emerito dell’Università di Bari, membro del Consiglio scientifico dell’Istituto dell’Enciclopedia italiana e direttore della rivista Quaderni di Storia, Dedalo Edizioni. (Luciano Canfora Podcast
Leggi anche: A che serve la storia?*- Luciano Canfora  

Lettura magistrale di Luciano Canfora sul tema della guerra come fenomeno permanente della storia umana: da Aristofane a Tucidide, da Machiavelli a Kant, da Hegel a Grozio, fino a Wilson e Giovanni XXIII. 
Un viaggio attraverso duemilacinquecento anni di pensiero politico e filosofico sul conflitto e sulla pace.

                                                                            

venerdì 24 ottobre 2025

Il fascismo e gli italiani - Ennio Flaiano

Da: ENNIO FLAIANO, Don't Forget, 1976 (Scritti postumi, Milano, Bompiani 1998). - Ennio Flaiano è stato uno sceneggiatore, scrittore, giornalista, umorista, critico cinematografico e drammaturgo italiano. Specializzato in elzeviri, Flaiano scrisse per Oggi, Il Mondo, il Corriere della Sera e altre testate. 

Leggi anche: Fascismo. Misurare la parola. - Palmiro Togliatti  

Ur-Fascismo, il fascismo perenne* - Umberto Eco  

FASCISMO* - Errico Malatesta  

Fascismo o neofascismo - Alessandra Ciattini   

Il revisionismo storico*- Luciano Canfora

Dov’è il fascismo oggi? Processi di concentrazione neoliberale del potere, stato d’eccezione e ricolonizzazione del mondo - Stefano G. Azzarà

Vedi anche: Chi ha riabilitato il fascismo? - LUCIANO CANFORA  

Luciano Canfora presenta "Il fascismo non è mai morto"

"Il Fascismo conviene agli italiani perché è nella loro natura e racchiude le loro aspirazioni, esalta i loro odi, rassicura la loro inferiorità. Il Fascismo è demagogico ma padronale, retorico, xenofobo, odiatore di culture, spregiatore della libertà e della giustizia, oppressore dei deboli, servo dei forti, sempre pronto a indicare negli 'altri' le cause della sua impotenza o sconfitta.

Il fascismo è lirico, gerontofobo, teppista se occorre, stupido sempre, ma alacre, plagiatore, manierista. Non ama la natura, perché identifica la natura nella vita di campagna, cioè nella vita dei servi; ma è cafone, cioè ha le spocchie del servo arricchito. Odia gli animali, non ha senso dell'arte, non ama la solitudine, né rispetta il vicino, il quale d'altronde non rispetta lui.

Non ama l'amore, ma il possesso. Non ha senso religioso, ma vede nella religione il baluardo per impedire agli altri l'ascesa al potere. Intimamente crede in Dio, ma come ente col quale ha stabilito un concordato, do ut des. È superstizioso, vuole essere libero di fare quel che gli pare, specialmente se a danno o a fastidio degli altri. Il fascista è disposto a tutto purché gli si conceda che lui è il padrone, il padre."

sabato 27 settembre 2025

La guerra del Peloponneso e quelle di oggi. - Luciano Canfora

Da: Il Fatto Quotidiano - Luciano Canfora, filologo, storico, saggista, professore emerito dell’Università di Bari, membro del Consiglio scientifico dell’Istituto dell’Enciclopedia italiana e direttore della rivista Quaderni di Storia, Dedalo Edizioni. (Luciano Canfora Podcast
Ascolta anche: Luciano Canfora — Il falso mito dell'Occidente https://www.youtube.com/watch?v=-O67CJIrZNY (Inedito, 2025)

                                                                         

martedì 9 settembre 2025

Calunnie e guerra non in nostro nome - Franco Cardini

Da: ilfattoquotidiano.it - Franco Cardini, è professore emerito di Storia medievale presso l'Istituto di Scienze Umane e Sociali (Firenze, oggi aggregato alla Scuola Normale Superiore di Pisa), saggista e blogger italiano (https://www.francocardini.it). 

Vedi anche: STORIA EUROPEA - Luciano Canfora, Franco Cardini 


Le falsità per preparare un conflitto contro l’“orco” Putin e la disparità di trattamento degli eccidi compiuti dagli israeliani nella Striscia di Gaza. Bancarotta morale delle democrazie occidentali.


La storia non sarà Maestra di Vita, ma qualcosa ogni tanto la insegna sul serio. Per esempio attraverso certi illustri aforismi di lontana origine ellenico-romana o biblica, trasformati magari in “verità da Bar dello Sport”.

Come quello, di antichissimo sapore ma difficile da rintracciare alla lettera nonostante Wikipedia – parte forse da Sun-Tzu, forse dal Machiavelli – secondo il quale, quando un qualche potere statale si sente arrivato in fondo alla sua parabola e ormai in trappola e in via di liquidazione fallimentare, ha a disposizione solo due vie d’uscita: o dichiara bancarotta o scatena una guerra.

La dichiarazione di bancarotta è più agevole e diretta: certo però implica il riconoscimento di una sconfitta che si può anche attribuire alla malasorte o al destino cinico e baro, ma che insomma comporta esplicitamente o no l’assunzione della responsabilità dei propri errori. Più decorosa e meno certa negli esiti (in fondo, sul campo di battaglia si può anche vincere…) è la dichiarazione di una guerra. Ma per essa occorrono due elementi: una “buona causa” (sic) e un nemico opportunamente scelto.

domenica 13 luglio 2025

Lezioni di Archeologia - Filippo Coarelli

Da: https://bianchibandinelli.it - Filippo Coarelli è un archeologo italiano, già docente di Storia romana e di Antichità greche e romane all'Università di Perugia. È stato allievo di Ranuccio Bianchi Bandinelli.

Vedi anche: COARELLI AteoPraticante - https://www.youtube.com/watch?v=nxpuMmk3OOo -

Antichità Romane (Lez.1) / Introduzione | RLeS - Filippo Coarelli  

"Roma Antica" - Filippo Coarelli  

ROMA E ANNIBALE - Una storia in movimento  

Augusto: la morale politica di un monarca repubblicano - Luciano Canfora 


Lezioni di Archeologia, Filippo Coarelli: i video 

Il Mausoleo di Augusto e il Mausoleo di Alessandro
Il Pantheon 

Il Foro di Augusto 

mercoledì 25 giugno 2025

L’intelligenza filologica - Luciano Canfora e Federico Condello

Da: Pandora Rivista - Luciano Canfora, filologo, storico, saggista, professore emerito dell’Università di Bari, membro del Consiglio scientifico dell’Istituto dell’Enciclopedia italiana e direttore della rivista Quaderni di Storia, Dedalo Edizioni. (Luciano Canfora Podcast) -
Federico Condello è professore ordinario di Filologia classica all'Alma Mater Studiorum-Università di Bologna. Insegna Filologia classica e coordina il Laboratorio di traduzione specialistica dalle lingue antiche (TraSLA)

                                                                            

venerdì 6 giugno 2025

Il Testamento di Lenin: Stalin, Trockij ed il socialismo in un solo paese. - LUCIANO CANFORA

Da: Tracce Di Classe - Luciano Canfora, filologo, storico, saggista, professore emerito dell’Università di Bari, membro del Consiglio scientifico dell’Istituto dell’Enciclopedia italiana e direttore della rivista Quaderni di Storia, Dedalo Edizioni. (Luciano Canfora Podcast

Insime a Luciano Canfora, facciamo una conversazione che smonta la narrazione ufficiale sulla storia sovietica e restituisce complessità a un processo troppo spesso ridotto a caricatura. Dalla figura di Stalin al testamento di Lenin, passando per il XX Congresso del PCUS, la Grande Guerra Patriottica del 1941, le vere cause della dissoluzione dell’URSS e il concetto di sicurezza nazionale. Un viaggio nella memoria storica per leggere con occhi nuovi un secolo di storia manipolata. 

                                                                            


sabato 31 maggio 2025

"Gli EUROPEISTI nel PANICO vogliono la TERZA GUERRA MONDIALE" - LUCIANO CANFORA

Da: Ottosofia - Luciano Canfora, filologo, storico, saggista, professore emerito dell’Università di Bari, membro del Consiglio scientifico dell’Istituto dell’Enciclopedia italiana e direttore della rivista Quaderni di Storia, Dedalo Edizioni. (Luciano Canfora Podcast

“Gli stessi giornalisti e lo stesso mondo intellettuale che un tempo definiva l’America la più grande democrazia del mondo, adesso scopre magicamente che gli USA sono un paese oligarchico e imperialista" 
E questo, verrebbe da dire, solo perché Trump dice le parolacce e si comporta peggio a tavola di Obama e Hilary Clinton. 
Non solo. 
Queste stesse persone dopo aver fatto i cagnolini di Biden durante tutta la guerra in Ucraina suicidando il nostro continente, sostengono all’improvviso che l’Europa debba diventare indipendente dagli Stati Uniti. 
E vorrebbero farci credere che spendendo centinaia di miliardi in armamenti pur rimanendo nella NATO e infestati di loro basi militari cambierà qualcosa. 
Follia! L’unico modo per farlo sarebbe naturalmente quello di cominciare diversificare i mercati aprendo ai BRICS e soprattutto alla Cina, cosa che i cani da guardia del potere per il loro intrinseco suprematismo e inguaribile odio per il socialismo cinese, si rifiutano di fare. 
Cosa fare allora con questa gente?

                                                                         

martedì 29 aprile 2025

Con “l’Occidente contro il resto del mondo” si rischia la catastrofe - Angelo d’Orsi

Da: https://www.africa-express.info - Angelo d'Orsi* Professore ordinario di Storia del pensiero politico all’Università di Torino. 

Vedi anche: L'OCCIDENTE NICHILISTA vuole UCCIDERE la RUSSIA - Angelo D'Orsi  

Luciano Canfora: "L'asse franco-inglese vuole fare guerra alla Russia, il rischio è altissimo"


La russofobia sta portando l'Europa al disastro. L'asse franco-anglo-tedesco, preannuncia un destino di morte per il continente. Si assiste a un’accelerazione del passaggio dal welfare al warfare. (Redazione Africa ExPres


Sono almeno dieci-quindici anni che la russofobia – che è paura del mondo russo, ma anche la sua espunzione dalla “civiltà” – ci sta ammorbando, sta ottenebrando le nostre menti, sta condizionando i nostri pensieri, indirizzandoci anno dopo anno, giorno dopo giorno, verso la possibilità di un conflitto armato contro Mosca.

Dal 2022 quella possibilità è diventata, nelle parole irresponsabili di gran parte della classe politica euro-occidentale, una necessità alla quale, presto o tardi, dovremmo sottostare. 

E in un crescendo spaventoso, dopo l’arrivo di Donald Trump alla White House, con le sue promesse di porre termine al conflitto in Ucraina (NATO vs. Federazione russa combattuto sul suolo ucraino ma anche sempre di più in territorio russo), ormai la guerra, una guerra totale tra Europa/Occidente e Russia/Oriente ci viene presentata non soltanto come necessità, ma come necessità inderogabile e urgente.

Tre Stati in difficoltà

venerdì 18 aprile 2025