Da: Alessandro Volpi - Alessandro Volpi docente di Storia contemporanea, di Storia del movimento operaio e sindacale e di Storia sociale presso il Dipartimento di Scienze politiche dell’Università di Pisa. - Alessandro Volpi
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L'uomo e il denaro*- Carlo Sini* -
L'annullamento del debito nell'antichità*- Eric Toussaint* -
Semiotica e Moneta*- Carlo Sini* -
Del denaro. I mezzi e i fini - Remo Bodei
Moneta e memoria - Giorgio Agamben
Il denaro nel Capitale - Roberto Fineschi
"Dacci oggi il nostro debito quotidiano" - Marco Bersani
C'è un dato colossale che le tante narrazioni televisive e mediatiche italiane sembrano trascurare del tutto, coltivando "un'ignoranza" ben condivisa con le forze politiche. Provo a metterlo in chiaro, sperando che possa essere valutato nella sua enormità.
Il debito federale (pubblico) degli Stati Uniti sta ormai avvicinandosi a 40 mila miliardi di dollari, una cifra monstre che presenta alcune caratteristiche. In primo luogo è un debito che corre perché per trovare compratori paga interessi sempre più alti: i titoli a 10 anni hanno superato ormai il 4,5% di interesse e i trentennali sono ben oltre il 5%.
Si tratta poi di un debito che, nonostante questi tassi, trova sempre meno compratori esteri: ormai la quota di debito federale in mano a investitori, pubblici e privati, esteri è inferiore al 21%, minimo storico per gli Stati Uniti. In altre parole, nessun compratore estero si fida più del debito federale Usa tanto è vero che i cosiddetti Credit Default Swap, le assicurazioni contro la mancata restituzione del debito americano, sono oggi fra le più alte del mondo, persino più alte di quelle per il debito italiano, e soprattutto dal 2021 sono quadruplicate.












