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giovedì 22 gennaio 2026

ANALISI. Strategia delle calunnie per mostrare un Venezuela debole e arrendevole - Geraldina Colotti

Da: https://pagineesteri.it -  Geraldina Colotti è nata a Ventimiglia, ha vissuto a lungo a Parigi, oggi vive e lavora a Roma. Dopo aver trascorso molti anni in carcere per la sua militanza nelle Brigate Rosse, è giornalista, esperta di America Latina. Dirige l'edizione italiana del mensile di politica internazionale Le Monde diplomatique. Geraldina ColottiGeraldina Colotti - 

Leggi anche: Venezuela: lo “stato di shock esterno” tra casematte e sovranità – Geraldina Colotti  

Venezuela, dialettica della transizione*- Geraldina Colotti 


Non è stata una “passeggiata”, come dichiarato da Trump, l’attacco al Venezuela che, il 3 gennaio, ha ucciso, con armi ultrasofisticate, militari e civili durante un bombardamento notturno che ha colpito la capitale e alcuni porti del paese. Non si è trattato di una “operazione chirurgica e indolore” a cui non è stata opposta alcuna resistenza. Il Segretario di Guerra USA, Pete Hegseth, ha ammesso che 200 membri delle forze speciali Delta, scesi dagli elicotteri in una pioggia di proiettili, hanno affrontato una resistenza feroce.

Trentadue combattenti cubani, presenti legalmente nel paese, sono caduti difendendo la casa del Presidente Maduro e di Cilia Flores, battendosi “come leoni” in un combattimento aperto contro mercenari e reparti scelti. Le perdite tra gli assalitori, sebbene la Casa Bianca non le confermerà, sono una realtà che trapela dalle ammissioni del capo di gabinetto Stephen Miller e dai rapporti dei sanitari: non è stata una “passeggiata”, ma una battaglia furiosa che ha provocato danni ai velivoli americani, feriti gravi e morti tra gli assalitori.

Un’aggressione che, come le piattaforme dell’opposizione estremista avevano annunciato da mesi, è stata pianificata meticolosamente con l’impiego di tecnologie di spionaggio all’avanguardia. La Cia ha monitorato ogni movimento del presidente Maduro attraverso una flotta di droni furtivi RQ-170 Sentinel, progettati dalla divisione Skunk Works della Lockheed Martin per la “sorveglianza persistente in ambienti ostili”. Partiti presumibilmente dalla base riattivata di Roosevelt Roads a Porto Rico, appoggiati dal governo di Trinidad Tobago e supportati da quello di Guyana (e da quello dell’Ecuador e del Salvador), questi droni hanno fornito i dati necessari per un attacco che ha visto l’impiego di 152 velivoli, una tempesta magnetica e il sabotaggio del sistema elettrico nazionale per paralizzare il Paese. È il “modello” applicato all’Iran, ma con un di più di sequestro presidenziale. 

domenica 11 gennaio 2026

Venezuela: lo “stato di shock esterno” tra casematte e sovranità – Geraldina Colotti

Da: https://effimera.org - Geraldina Colotti è nata a Ventimiglia, ha vissuto a lungo a Parigi, oggi vive e lavora a Roma. Dopo aver trascorso molti anni in carcere per la sua militanza nelle Brigate Rosse, è giornalista, esperta di America Latina. Dirige l'edizione italiana del mensile di politica internazionale Le Monde diplomatique. Geraldina Colotti - 

Vedi anche: LAS VÍCTIMAS DE LOS BOMBARDEOS DEL IMPERIALISMO (https://www.youtube.com/watch?v=8r618f_fwFo)

Leggi anche: Venezuela, dialettica della transizione*- Geraldina Colotti  

Hugo Chávez, così è cominciata - Alessandra Ciattini  

Il socialismo nel XXI secolo nello scenario del tentato golpe contro il Venezuela - Alessandra Ciattini

USA-VENEZUELA: ATTACCO COLONIALISTA, MA AL BUIO - Pino Arlacchi 

L’attacco sferrato dagli Stati Uniti contro il Venezuela, il 3 gennaio 2026, culminato nel sequestro di Nicolás Maduro e della deputata Cilia Flores, sua moglie, ha proiettato la rivoluzione bolivariana al centro della scena mondiale. Un’aggressione che, oltre alla capitale Caracas, ha colpito gli stati di Miranda, Aragua e La Guaira, ha provocato un centinaio di vittime fra militari e civili (fra cui 32 cubani e cubane), e ha distrutto varie infrastrutture e case. Il luogo dove si trovavano Maduro e Flores, il Fuerte Tiuna, un complesso civico-militare simile a un piccolo distretto urbano, che copre un’area di circa 15 chilometri quadrati, ospita infatti anche numerosi edifici di case popolari, del programma Gran Misión Vivienda Venezuela.

Si è trattato di un attacco asimmetrico di proporzioni gigantesche, in cui sono state impiegate contemporaneamente 150 aeronavi, che ha scatenato una impressionante potenzia di fuoco e una vera e propria tempesta magnetica, mediante l’impiego di una tecnologia di ultimissima generazione, definita “impressionante” dagli esperti. Una gigantesca operazione di polizia globale che ha infranto tutti i codici del diritto.

Nonostante la situazione eccezionale, il paese non è però in stato d’assedio. Non c’è l’État de siège, non ci sono i carri armati per le strade, non ci sono stati saccheggi e rivolte, la vita produttiva è ripresa a un ritmo quasi normale.  Il decreto che ha istituito lo “stato di shock esterno”, dichiarato in base alla Costituzione, è la legalizzazione della resistenza.

Si basa sulla dottrina della Guerra popolare prolungata. Autorizza la mobilitazione delle milizie bolivariane e il coordinamento diretto con le comunas, territori di autogoverno in cui si esercita il potere popolare diretto, e quello dei “corpi combattenti” che agiscono all’interno delle fabbriche con le milizie operaie.

lunedì 5 gennaio 2026

USA-VENEZUELA: ATTACCO COLONIALISTA, MA AL BUIO - Pino Arlacchi

Da: Il Fatto Quotidiano (https://www.ilfattoquotidiano.it), 4 gennaio 2026 - Pino Arlacchi -  Pino Arlacchi è un sociologo, politico e Ex vice-segretario dell'Onu. (Pino Arlacchi). 

Leggi anche:  Il narco-Venezuela: la grande bufala - Pino Arlacchi  

Invasione-suicidio: ecco perché Trump fallirà col Venezuela - Pino Arlacchi  

USA E IL BOOMERANG CON IL VENEZUELA - Pino Arlacchi  

"Aqui no se rinde nadie". Tre giorni in Venezuela - Nicolò Monti   

Venezuela, dialettica della transizione*- Geraldina Colotti   

Breve storia degli Stati Uniti e delle loro pretese territoriali - Alessandra Ciattini  

Vedi anche: Dottrina Monroe. L’egemonia statunitense nell’emisfero occidentale - Giacomo Gabellini  

VENEZUELA, LA CAUSA OSCURA... 

https://www.byoblu.com/2026/01/03/trump-ha-tolto-il-petrolio-ai-brics-manlio-dinucci

È difficile, in situazioni come questa, ragionare con la testa e non con altre parti del corpo, come fanno Trump e il codazzo politico-mediatico che approva il suo tentato cambio di regime in Venezuela. Dico “tentato” perché fino ad adesso non ci sono gli elementi essenziali di un colpo di Stato, eccetto il sequestro e il rapimento del presidente di uno Stato sovrano. Avvenuto a quanto sembra grazie a qualche classico tradimento di guardie del corpo, e non come espressione di una rete di congiura e di malcontento interni. 


Un cambio di regime è la sostituzione di un governo con un altro grazie a un piano, che consiste molto spesso nella combinazione di un attacco esterno e una cospirazione intestina, politico e soprattutto militare. Si rovescia un assetto di governo e ci si presenta al popolo come titolari di un potere sovrano alternativo. Ma è proprio questo che finora non è accaduto a Caracas. 

giovedì 24 aprile 2025

Addio Francesco, Papa e uomo - Sergio Scorza

Da:  Millepiani - https://www.facebook.com/sergio.scorza.980 - Sergio Scorza Ha studiato sociologia presso l’Università di Urbino e diritto pubblico presso la facoltà di giurisprudenza dell’Università la Sapienza di Roma. Blogger, attivista, giornalista freelance, si interessa di conflitti sociali, ecologia e diritti umani. Partigiano, odia gli indifferenti. 

Leggi anche: «Laudato si’» - Jorge Mario Bergoglio  

Fratelli di tutto il mondo, affratellatevi! Brevi note sul “papa comunista” - Roberto Fineschi  

Un commento a margine dell'enciclica "Fratelli tutti" di Papa Francesco - Francesco Fistetti  

BUONISMO ASTRATTO E SPIETATEZZA CONCRETA - Alessandra Ciattini  

ROMERO BEATO, MARTIRE DELLA GUERRA FREDDA O COSTRUTTORE DI PACE? - Alessandra Ciattini 

Francesco Piccioni (https://contropiano.org/editoriale/2025/04/23/pro-o-contro-bergoglio-guarda-la-politica-non-la-religione)  

Geraldina Colotti (https://pagineesteri.it/2025/04/23/apertura/lamerica-latina-piange-francisco-il-papa-degli-ultimi-fra-tradizione-e-innovazione/?

Carla Filosa (https://www.marxismo-oggi.it/saggi-e-contributi/articoli/673-la-guerra-di-bergoglio)


Per me che sono cresciuto in oratorio per poi passare ad una comunità di base che si ispirava ai principi del Concilio Vaticano II ed alla teologia della liberazione, l’elezione del gesuita argentino, Jorge Mario Bergoglio, durante il terrificante papato di Joseh Ratzinger e dopo il lungo e devastante papato di Karol Woitila, era sembrata una specie di miracolo. D’altronde la Chiesa romana, prima della sua (inattesa) nomina, era attraversata da una crisi profonda, in caduta verticale di consenso e travoltra dagli scandali. Mi era apparsa, da subito, come una vera boccata di ossigeno, l’elezione di un papa latinoamericano e, probabilmente fu, soprattutto, una sorta di ultima chance prima del tracollo finale di una istituzione che rischiava di esplodere, sia sul piano religioso che su quello finanziario.

giovedì 10 giugno 2021

Cosa succederà in Cile? È veramente finito il pinochetismo? . Alessandra Ciattini

Da: https://www.lacittafutura.it -
Alessandra Ciattini (Collettivo di formazione marxista Stefano Garroni) insegna Antropologia culturale alla Sapienza di Roma. Collabora con https://www.lacittafutura.it - https://www.unigramsci.it

Leggi anche: Geraldina Colotti intervista Alessandra Ciattini

Pandemie: cattiva gestione, uso politico della scienza e disinformazione a cura di Alessandra Ciattini e Marco A. Pirrone 



La vittoria dei cosiddetti indipendenti in Cile pone delle questioni: chi sono e come si muoveranno?


Il 15 e 16 maggio passato si è svolta in Cile una votazione cruciale: si trattava di eleggere sindaci, consiglieri, governatori regionali – per la prima volta scelti dalla cittadinanza – e soprattutto i delegati destinati a comporre la Convenzione costituzionale incaricata di scrivere la Costituzione democratica cilena.

Una richiesta fatta a gran voce sin dai primi giorni nelle proteste esplose a partire dal 18 ottobre 2019, poiché negli articoli della Costituzione tuttora vigente, emanata dal regime militare di Pinochet nel 1980, stanno i fondamenti del modello neoliberista sperimentato e applicato in Cile da oltre trent’anni, che ha provocato tanti disastri, come la privatizzazione dell’acqua. Come vedremo più avanti la richiesta della base era l’Assemblea costituente e non la Convenzione costituzionale; una differenza di non poco conto.

Purtroppo si è registrata un’alta astensione (circa il 43% degli aventi diritto ha votato) a causa del ripudio da parte della popolazione dei partiti del regime, e non sono stati superati i 7 milioni e mezzo di votanti che hanno partecipato invece al plebiscito del 2020, altra sonora sconfitta di Piñera e dei suoi sodali. Ricordo che il 25 ottobre 2020 si è celebrato in Cile un referendum, con il quale si invitava la popolazione a esprimersi sulla possibilità di avviare un processo costituente, di cui venivano fissate le regole. Questa decisione è scaturita dall’accordo tra i più importanti partiti cileni, con l’esclusione del Pcch, menzionato come l’Accuerdo per la Paz y la Nueva Constitucion, ed è stato interpretato come un modo di salvare Piñera; fatto cui avrebbe contribuito lo stesso Pcch che non avrebbe intensificato le proteste bloccando sostanzialmente le manifestazioni della Cut (Central Unitaria de los Trabajadores), principale sindacato.

sabato 2 gennaio 2021

Pandemia nel capitalismo del XXI secolo - A cura di Alessandra Ciattini, Marco Antonio Pirrone



Qui il video della presentazione di "Pandemia nel capitalismo del XXI secolo" (https://www.facebook.com/rifondazionepalermo/videos/3943359729021773

Coronavirus, un’opportunità per cambiare 

Geraldina Colotti (Fonte: Le monde diplomatique - https://ilmanifesto.it/edizione-pdf/le-monde-diplomatique)


In modo quanto mai opportuno, la casa editrice  PM (https://www.pmedizioni.it) manda in libreria il volume Pandemia nel capitalismo del XXI secolo, a cura di Alessandra Ciattini e Marco Antonio Pirrone.

Il profilo dei due autori – Alessandra Ciattini, già docente di Antropologia culturale presso l’Università Sapienza di Roma, è specializzata nello studio della vita religiosa latino-americana e della riflessione sulla religione; Marco Antonio Pirrone, ricercatore di sociologia generale presso il Dipartimento “culture e società” dell’Università degli studi di Palermo, si occupa prevalentemente di migrazioni internazionali, razzismo, capitalismo e globalizzazione, storia del pensiero sociologico e sociologia dello sviluppo – dà al volume un taglio multidisciplinare.

L’intento dichiarato della collana che ospita il lavoro, Strumenti per il servizio sociale, diretta da Michele Mannoia e Pirrone, è infatti quello di pubblicare riflessioni e ricerche che muovano da una visione critica della realtà sociale per favorire il dialogo tra varie discipline circa le trasformazioni della società globale e le conseguenze di tali mutamenti sulla vita e sulle relazioni di uomini e donne.

Pandemia nel capitalismo del XXI secolo è dunque uno strumento per comprendere, ma anche uno stimolo ad agire. Una ricerca in chiave marxista che, avvalendosi del contributo di vari specialisti (biologi, virologi, medici, sociologi, filosofi, economisti, giuristi), mette in relazione la sfera economica con quella ecologica e con gli altri aspetti della vita sociale, nella convinzione che vi sia una stretta relazione tra il modo di produzione capitalistico e la pandemia da coronavirus. Il Covid-19 sta infatti mietendo vittime in tutto il mondo, soprattutto tra gli strati sociali che, «per le loro stesse condizioni di vita, non sanno come difendersi ».

lunedì 16 dicembre 2019

Hugo Chávez, così è cominciata - Alessandra Ciattini

Da: https://www.lacittafutura.it/ - Alessandra Ciattini insegna Antropologia culturale alla Sapienza.
Leggi anche: Il buco nero dell’informazione globale - Geraldina Colotti


In questo momento critico e di ebollizione in America Latina mi sembra quanto mai opportuno un libro in cui si raccolgono alcuni documenti, che ci fanno conoscere come è sorto in Venezuela il chavismo, quali sono le sue basi e i suoi programmi politici. Gli autori sono lo stesso Chávez e i suoi collaboratori e seguaci (Rangel, Duno, Vadell) con lettere, interviste, discorsi. 

Penso che non si possa comprendere il chavismo se non si fa riferimento al ruolo che le forze armate hanno avuto sempre in America Latina e in particolare a partire dal 900, quando non sono mai state impegnate in guerre significative contro nemici esterni. Sicuramente ciò si deve al contributo che gli eserciti, diretti dalle élite creole, hanno dato al raggiungimento dell’indipendenza con l’aiuto dell’Inghilterra da parte dell’America Latina, che avrebbe dovuto costituire un unico paese, secondo la volontà di Simón Bolívar, governata dal codice boliviano ispirato a quello napoleonico. L’unificazione non si è realizzata anche per le lotte intestine, ma costituisce ancora oggi un obiettivo politico, che va sotto il nome di Patria grande, contrapposta per la sua peculiarità                                                                                                                                                                                      culturale, religiosa, politica all’America anglosassone. 

Tuttavia, come è noto, benché si siano sempre ritenute le guardiane della sicurezza e dell’identità nazionali, in America Latina le forze armate non hanno giocato sempre nella stessa prospettiva: vi sono stati eserciti che hanno dato vita a brutali dittature militari, sostenute in funzione anticomunista dagli USA, ed eserciti che hanno sostenuto governi di tutt’altro segno, come quello di Velasco Alvarado in Perù, che attuò significative nazionalizzazioni, e di Torrijos a Panama, che cercò di mettere sotto la sua giurisdizione l’omonimo canale (siamo negli anni ‘70). A differenza dei primi, preoccupati di distruggere il nemico interno annichilendolo (come si fece in Cile, Brasile, Argentina), questi ultimi si preoccuparono di affrontare, non in maniera conseguente, i problemi strutturali della società latinoamericana: la povertà generalizzata, l’informalità, l’esclusione sociale (questioni ancora attuali come mostrano le proteste di questi giorni in molti paesi, e che sono certamente scaturite dalla dipendenza economica e finanziaria di quella regione dal capitale internazionale). Proteste ferocemente represse, cosa non certo sottolineata dai nostri media [1]. 

D’altra parte, dopo la fuga di Batista, la Rivoluzione cubana non avrebbe potuto avanzare se non fosse stata sostenuta dall’Esercito rebelde, la cui presenza e forza ne favorirono la radicalizzazione. 

domenica 24 novembre 2019

Geraldina Colotti intervista Alessandra Ciattini

Da: Le Monde Diplomatique, il manifesto, 2019 -
DALLA MAGIA ALLA STREGONERIA Cambiamenti sociali e culturali e la caccia alle streghe, Alessandra Ciattini (a cura di), LA CITTA' DEL SOLE, 15 euro.



L'ultimo lavoro curato dalla studiosa Alessandra Ciattini s'intitola Dalla magia alla stregoneria. Cambiamenti sociali e culturali e la caccia alle streghe. Una raccolta di saggi che, in prospettiva marxista e con taglio multidisciplinare, analizza il rapporto fra credenze e strutture sociali, aggiungendo altri spunti di riflessione a un filone di studi sempre stimolante. Ne abbiamo parlato con la curatrice, docente di Antropologia culturale alla Sapienza.



Come è nato questo lavoro? 

Il libro è nato per mettere insieme studiosi con competenze diverse che hanno indagato i vari aspetti della magia-stregoneria: storia, antropologia, diritto, arte, scienza. In questo senso, costituisce probabilmente una novità, i cui obiettivi sono mettere in evidenza la complessità dei processi storici, la non linearità del rapporto fra struttura e sovrastruttura, l'idea della storia come continuo progresso. Infatti come si può ricavare dal libro, in particolare dal saggio di Federico Martino, se la storia faticosamente avanza, fa anche dei clamorosi passi indietro, come stiamo sperimentando oggi. Per questa ragione mi piace la metafora, utilizzata da Luciano Canfora, che descrive il processo storico come una spirale.

In che termini avete indagato la relazione fra credenza e politica? 

venerdì 20 settembre 2019

Gli accordi di pace conducono sempre al loro obiettivo? - Alessandra Ciattini

Da: https://www.lacittafutura.it -  Alessandra Ciattini insegna Antropologia culturale alla Sapienza.


Gli accordi di pace si prefiggono il raggiungimento degli obiettivi che proclamano. Vediamo il caso dell’accordo FARC-EP / Colombia.

Purtroppo, non se ne parla molto [1], ma gli accordi di pace tra il governo colombiano diretto allora da Juan Manuel Santos, alunno della Harvard Kennedy School ed insignito del Nobel della pace, e le FARC-EP firmati all’Avana nel 2016, sono stati un vero fracaso (come si dice in America Latina). Sulla scia delle riflessioni di James Petras, illustre sociologo statunitense di origini greche, questo evento ci consentirà di sviluppare alcune considerazioni sugli esiti degli accordi di pace siglati negli ultimi decenni.
In primo luogo, cominciamo con il rammentare che proprio in questi giorni la ONIC (Organizzazione nazionale indigena della Colombia) ha dichiarato pubblicamente che sono stati assassinati 167 leader indigeni dopo la firma degli accordi di pace, i quali avrebbero dovuto garantire la sicurezza della parte insorgente. Da questi eventi Luis Fernando Farias, consigliere maggiore dell’ONIC, ricava che siamo dinanzi ad un vero e proprio genocidio, tanto più che nei territori, dove si sono verificati i crimini, si è registrata la presenza di gruppi armati illegali, che attuano incontrastati.

venerdì 8 febbraio 2019

Nuovi scenari in America Latina - Da Lula da Silva a Bolsonaro

Da: Università Popolare Antonio Gramsci - https://www.facebook.com/unigramsci/?ref=settings - https://www.unigramsci.it/
31/01/2019, Università La Sapienza, Facoltà di Lettere e Filosofia, Aula A, Istituto di Studi Religiosi.

Il primo Gennaio si è insediato a palazzo Planalto il neoeletto presidente del Brasile Jair  Bolsonaro. La sua elezione è avvenuta dopo una campagna elettorale a dir poco surreale perché segnata dall'assenza del principale esponente di sinistra, l’ex presidente Lula, arrestato nella scorsa primavera,  nonché dalle ripetute dichiarazioni controverse, se non apertamente reazionarie, dell’attuale presidente. Una elezione che pone interrogativi sulle caratteristiche del processo di fascistizzazione in corso nel paese carioca e sulle similitudini con processi analoghi in corso in altri paesi europei e negli stessi  Stati Uniti.

Quali sono i fattori che hanno determinato l’elezione di Bolsonaro? Alcuni analisti pongono l’attenzione su diversi elementi quali l’aumentata percezione del problema della sicurezza, un sentimento di risentimento sociale generalizzato quale risultato della crisi economica,   il ruolo della chiesa evangelica e soprattutto  l’interesse degli Stati Uniti a sostenere l’unica opzione politica, quella di estrema destra,  in grado di poter governare la crisi e contemporaneamente destabilizzare la stessa borghesia brasiliana. Inoltre c’è da chiedersi quali siano le possibilità che quello che si presenta come un "fascismo d’istinto"  possa invece  radicarsi e divenire una dittatura aperta e quali saranno le relazioni politiche tra il Brasile e gli altri paesi dell’America Latina, tra cui il Venezuela, nell'attuale quadro di crisi capitalistica mondiale.

L’iniziativa che qui si propone mira ad analizzare tali questioni nel tentativo di  trovare un quadro analitico coerente attraverso il quale leggere i fenomeni in corso in Sud America.
                                                
Relazioni di:
- Matteo Bifone dottorando presso l’Università di San Paolo e collaboratore del giornale La Città Futura.

- Geraldina Colotti giornalista del Manifesto.

- Interventi dei collettivi Militant e Tanas

- Dibattito al quale parteciperà il pubblico e il Prof. Marco Ramazzotti.

Modera Alessandra Ciattini docente di Antropologia alla Sapienza e all'Università Popolare A.Gramsci.

mercoledì 23 agosto 2017

Venezuela, dialettica della transizione*- Geraldina Colotti

*Da:  https://www.facebook.com/geraldina.colotti
Leggi anche:  https://ilcomunista23.blogspot.it/2017/08/11-tesi-sul-venezuela-e-una-conclusione.html


Condivido, per chi vorrà diffonderla, una riflessione sulle critiche rivolte al socialismo bolivariano in un momento cruciale della sua transizione.


Dall’Italia alla Francia, dalla Spagna all’America latina si moltiplicano le analisi dei “critici-critici” sulla situazione in Venezuela. Si avverte, soprattutto in Italia, l’affannosa ricerca dell’aurea mediocritas da parte di una certa sinistra piccolo-borghese: l’assunzione di quell’aurea via di mezzo che consente, da una posizione intermedia, di cogliere la pagliuzza negli occhi degli altri per non vedere la trave nei propri. Contro il socialismo bolivariano, ognuno agita i propri fantasmi rimettendo in circolo, spesso senza nominarli, dubbi e nodi irrisolti delle grandi rivoluzioni. Ma intanto, anche se “Maduro non è Chavez”, come ripetono come un mantra i cantori dell’”aureo mezzo”, i nemici che deve affrontare sono gli stessi che ha dovuto combattere Chavez. Maduro, se è per questo, non è neanche Allende ma – come ha fatto notare l’analista argentino Carlos Aznarez – le forze che vogliono abbatterlo sono le stesse, mutatis mutandis, che hanno stroncato la “primavera allendista” nel Cile del 1973.

Anche al “socialismo del XXI secolo”, dunque, che si definisce umanista, cristiano, libertario e gramsciano, tocca misurarsi con gli scogli di quello novecentesco, disseminati su una rotta che appare per molti versi simile.

Di tentativo in tentativo, infatti, sembra che il “laboratorio” boliviariano venga ricacciato nei dilemmi del secolo scorso. I chavisti come i bolscevichi al tempo di Lenin e Trotsky? La “profezia” sull’involuzione del socialismo sovietico, espressa da Rosa Luxemburg nel famoso saggio La Rivoluzione Russa, si applicherebbe a Maduro e alla “forzatura” dell’Assemblea Costituente? Con le sue ultime decisioni il socialismo bolivariano avrebbe chiuso la porta alla “democrazia illimitata” e alla migliore eredità delle libertà borghesi? E, se questo è vero, quale cammino ha imboccato un percorso di transizione che, sino ad ora, non aveva mai scansato l’appello diretto e universale al responso delle masse?

Fin dal 1998, in Venezuela, ciò che accade è chiaro. Un progetto di nazionalismo democratico vince le elezioni e progressivamente si muta in un tentativo di trasformazione socialista che tuttavia rispetta il quadro delle libertà borghesi e di quella “democrazia illimitata” di cui parla Rosa Luxemburg nel suo famoso saggio. Per azzardi e sperimentazioni, anche forzando l’impalcatura dello Stato borghese onde depotenziarne i meccanismi dall’interno in nome della “democrazia partecipativa e protagonista”, Chavez ha sempre fatto ricorso alle urne per legittimare le sue scelte, affidandole al voto con suffragio universale diretto e segreto: all’esercizio illimitato della democrazia, appunto. E adesso?