lunedì 14 settembre 2026

Danaro, lavoro, macchine in Hegel - Remo Bodei

Da: http://www.filosofia.it - Remo Bodei (Cagliari, 3 agosto 1938 – Pisa, 7 novembre 2019) è stato un filosofo e accademico italiano. 

Leggi anche: https://ilcomunista23.blogspot.com/2014/12/danaro-lavoro-macchine-in-hegel-Remo Bodei

Vedi anche: https://ilcomunista23.blogspot.com/2015/01/la-civetta-e-la-talpa-il-concetto-di.html 

Danaro, lavoro, macchine in Hegel

  «Quanto più grande è il capitale, più grandi sono le imprese che si possono condurre a termine, ed il possessore del capitale può accontentarsi di un profitto minore, per cui il capitale viene di nuovo ingrossato [...] In una situazione di grande miseria, il capitalista trova molta gente che lavora per un salario minore e ciò ha, a sua volta, come conseguenza che i capitalisti più piccoli cadono in miseria». (Hegel, Vorlesungen über Rechtsphilosophie) 

   «La ricchezza, come ogni massa, diventa forza. L’accumulazione della ricchezza si verifica in parte per caso, in parte per l’universalità prodotta dalla divisione. È un punto magnetico in un modo tale che esso getta il suo sguardo su tutto il resto e lo raccoglie in sé — come una massa grande attira a sé la massa più piccola. A chi ha già, a questo vien dato. Il guadagno diventa un sistema multilaterale, che dà profitto da tutti i lati, che un’impresa più piccola non può utilizzare». (Hegel, op. cit.) 

   «Chi ha capitale, può guadagnare. Questa però è soltanto la condizione di base, l’elemento principale è costituito dall’abilità. Ma essa, a sua volta, è condizionata dal capitale, poiché [per conseguirla] ci vogliono spese, da investire solo sul soggetto, senza che nel frattempo questi produca dapprima qualcosa di scambiabile (ein Vertauschbares)». (Hegel, op. cit.)

   L’avanzare della ricchezza e del capitale avviene — come è noto anche dalla Filosofia del diritto del 1821 — attraverso immani rivolgimenti sociali e la condanna di grandi masse d’uomini all’abbrutimento, alla «ribellione interiore» e al risentimento della povertà. L’introduzione delle macchine ha provocato, da un lato, un vertiginoso aumento della produzione, dall’altro l’ottundimento spirituale del lavoro di fabbrica, i bassi salari e la disoccupazione. Tuttavia, per Hegel, non si può tornare indietro a improbabili stati di natura, a «robinsonate», né si può utopisticamente immaginare una qualche soluzione immediata, bisogna accettare le contraddizioni e trovare una soluzione che passi attraverso di loro: Hic Rhodus, hic salta!. Certo, la miseria generata dal capitale e dall’industria è impressionante.

   «Non appena il lavoro è diventato del tutto semplice, astratto, allora si può sostituire l’uomo con le macchine. L’Inghilterra avrebbe bisogno di molte centinaia di migliaia di uomini per sostituire il lavoro delle macchine. Gli operai, soprattutto gli operai di fabbrica, che perdono il loro sostentamento a causa delle macchine, divengono facilmente scontenti, e bisogna necessariamente schiudere loro nuovi settori». (Hegel) 

   «L’orripilante descrizione della miseria, la quale impedisce la soddisfazione dei bisogni, la troviamo particolarmente in Rousseau e in alcuni altri. Si tratta di uomini profondamente colpiti dalla miseria del loro tempo, del loro popolo, di uomini che conoscono profondamente ed espongono in modo commovente la corruzione etica che ne deriva, la rabbia, la ribellione degli uomini per la loro miseria, per la contraddizione fra ciò che essi sono in grado di pretendere e la condizione in cui si trovano, la esasperazione per tale contraddizione, la vergogna per questa situazione e con ciò l’interna amarezza, la cattiva volontà che ne scaturisce. Tutto questo è causato veramente dalla società civile (bürgerliche Gesellschaft), e, nella ribellione contro tutto ciò, quegli spiriti, che pensavano e sentivano profondamente, l’hanno rifiutata e son passati ad un altro estremo. Essi non hanno visto altra salvezza in quanto tale che nell’abbandonare interamente un sistema (ein System ganz aufzugeben) e, giacché non potevano negare i vantaggi della società civile, hanno ritenuto più vantaggioso sacrificarla interamente e ritornare ad una situazione che sia senza bisogni così molteplici, ad uno stato di natura come quello dei selvaggi del Nord-America, presso i quali la miseria e l’infelicità non può aver luogo così». (Hegel)

   «Il fenomeno del tramontare ha le sue diverse forme; la corruzione prorompe dall’interno, le cupidigie si scatenano, le entità singole cercano la loro soddisfazione, in tal modo lo spirito sostanziale viene sconfitto e distrutto. Gli interessi singoli attirano a sé le energie e le capacità che prima erano dedicate al tutto [...] Gli individui si racchiudono in sé e tendono a fini propri; abbiamo già fatto osservare come ciò sia la rovina del popolo; ognuno si propone i suoi fini secondo le proprie passioni. Ma nel tempo stesso, in questo ritirarsi dello spirito in sé, il pensiero si fa innanzi come particolare realtà, e nascono le scienze. Così le scienze e la rovina, il declino di un popolo vanno sempre di pari passo». (Hegel)

   «l’attività legiferante del parlamento resta, anche dopo la riforma elettorale, nelle mani di quella classe che è tenuta dai suoi interessi, e più ancora dalle sue caparbie abitudini, nell’ambito del vigente sistema di proprietà, e che finora si è preoccupata soltanto di affrontare le conseguenze del sistema quando il bisogno e la miseria diventano troppo clamorosi, ma con palliativi (come il Sub-letting Act) o con pii desideri (che chi possiede beni in Irlanda vi stabilisca la sua residenza, e simili)». (Hegel)

   «se trovano (gli inglesi in Irlanda) più redditizia una cultura agricola per la quale abbiano bisogno di minor mano d’opera, cacciano dalle loro campagne, che non erano proprietà degli abitanti, centinaia e migliaia di contadini i quali, proprio come i servi della gleba, erano legati a quel suolo per il loro sostentamento, e le cui famiglie da secoli abitavano capanne edificate su quella terra, e la coltivavano; così a coloro che erano già senza alcuna proprietà, viene tolta anche la patria, e la tradizionale possibilità di lavoro, e tutto ciò per via legale. Ed è legale che i proprietari, onde cacciare una volta per tutte i contadini da quelle capanne, ed evitare che ritardino la partenza, o che tornino di soppiatto sotto quel tetto, le facciano incendiare». (Hegel)

   Analogamente, anche il nostro avvenire, oscurandosi, sembra aver accentuato la sua natura di assoluta contingenza, di luogo di esplicazione di forze che sfuggono sempre più al controllo degli uomini. L’incertezza si è perciò estesa, insinuando negli animi la percezione della precarietà come normale condizione dell’esistenza, un atteggiamento che allenta i legami sociali, mina la fiducia reciproca e rende più difficile l’individuazione di possibili vie d’uscita a una crisi che non è soltanto economica o politica (che è grave, ma certo non peggiore delle tante che si sono attraversate solo nel secolo scorso). 

   Diversamente da Hegel, noi non abbiamo però (e non crediamo ragionevolmente di avere) alcun coerente sistema di idee che pretenda di orientarci a capire il nostro tempo e il nostro futuro, alcuna civetta filosofica che, con sguardo panoramico, interroghi la sua apparente oscurità. La talpa della storia continua, come sempre, a scavare in profondità e direzioni imprevedibili le sue gallerie, da cui emergerà non si sa quando e non si sa dove, quasi a conferma dell’asserzione di Keynes, secondo cui «l’inevitabile non accade mai, l’inatteso sempre»". 

domenica 13 settembre 2026

Il palestinese accettabile: articolo esclusivo per RedH di Jaldia Abubakra (Palestina)

Da: https://masarbadil.org - https://humanidadenred.org - https://www.laiguana.tv - Jaldia Abubakra è un'attivista palestinese e una figura di spicco nella lotta palestinese nello Stato spagnolo. 

Leggi anche: "Cosa ti ha radicalizzato?" - Caitlin Johnstone 

https://www.infopal.it/io-accuso-chi-ci-perseguita-di-complicita-in-neocolonialismo-suprematismo-bianco-razzismo-e-genocidio - Angela Lano 

Criminalizzazione delle vittime e della Solidarietà: la deriva italiana made in Israel - Angela Lano


Il palestinese accettabile

Il mondo è disposto ad ascoltare il palestinese che racconta di aver perso la casa, seppellito i figli o trascorso anni in prigione. È molto più difficile ascoltarlo quando parla in veste di soggetto politico, rivendica il diritto al ritorno, mette in discussione i limiti imposti alla sua liberazione o difende la lotta armata. Tra queste due prospettive emerge un confine invisibile: quello che impone a un popolo occupato cosa pensare, dire e fare per meritare la nostra solidarietà.

C'è un palestinese che è relativamente facile da ascoltare. Può raccontare di come ha perso la sua casa, mostrare la chiave che la sua famiglia conserva dal 1948, parlare del campo profughi in cui è nato, degli anni trascorsi in una prigione israeliana, del figlio perso nei bombardamenti o dell'uliveto sradicato dai coloni. Può piangere davanti a una telecamera, implorare aiuto e denunciare l'occupazione. La sua sofferenza è commovente e, finché rimane racchiusa in quell'immagine, può risvegliare un'enorme solidarietà.

Il problema inizia quando smette di limitarsi a spiegare ciò che gli è stato fatto e comincia a parlare di ciò che intende fare in risposta. A quel punto non abbiamo più a che fare solo con una vittima, ma con un soggetto politico. E un soggetto politico ha obiettivi, organizzazioni, alleanze, strategie e una propria idea di cosa significhi liberarsi. È da qui che inizia l'analisi. Al palestinese viene chiesto cosa condanna, quali organizzazioni riconosce, quali metodi considera legittimi, quali limiti è disposto ad accettare e quale soluzione politica dovrebbe perseguire. Può resistere, naturalmente, ma deve farlo nel modo giusto.

C'è qualcosa di profondamente contraddittorio in questo rapporto. Più il palestinese appare indifeso, più è facile abbracciare la sua causa. Il bambino intrappolato sotto le macerie non pone troppi problemi politici. La famiglia sfrattata dalla propria casa può suscitare indignazione. L'anziana donna che conserva ancora la chiave della casa da cui fu cacciata nel 1948 può diventare un simbolo universale dell'esilio. Ma la prospettiva cambia quando queste stesse persone parlano di ritorno, liberazione o resistenza. Perché allora cessano di essere semplicemente vittime di un'ingiustizia che possiamo condannare senza necessariamente chiederci quali conseguenze politiche tale condanna dovrebbe avere. 

Resistere, ma entro certi limiti

sabato 12 settembre 2026

RUSSIA-UCRAINA //“Gli Usa pronti ad accettare le condizioni di Mosca, l’Europa frena” - Intervista ad Aldo Ferrari

Da: https://www.ilsussidiario.net - Aldo Ferrari è docente ordinario di lingua e letteratura armena, storia dell'Eurasia, storia del Caucaso e dell'Asia centrale presso l'Università Ca' Foscari di Venezia, dove dirige l'Osservatorio di politica e relazioni internazionali (OPRI). Per l'Istituto per gli studi di politica internazionale (ISPI) di Milano dirige il programma di ricerca su Russia, Caucaso e Asia Centrale. È presidente dell'Associazione per lo studio in Italia dell'Asia centrale e del Caucaso (ASIAC). 

Leggi anche: ACCELERAZIONE DEL CONFLITTO: la guerra cambia marcia e se ne intravede l’orizzonte (non necessariamente pacifico) - Daniele Lanza 

Vedi anche: Perché i leader europei provocano la guerra con la Russia? - Richard Wolff


La vittoria dell’Ucraina è sempre più improbabile: l’Europa dovrebbe riconsiderare il suo sostegno e puntare sulle trattative con Mosca:
«Io credo che noi europei, a questo punto, dovremmo seriamente riconsiderare la nostra politica, che può essere considerata moralmente corretta, ma pragmaticamente non serve o addirittura danneggia la stessa Ucraina che vogliamo proteggere». 
Aldo Ferrari, docente di Storia dell’Eurasia all’Università Ca’ Foscari Venezia e direttore delle ricerche su Russia, Caucaso e Asia Centrale dell’ISPI di Milano, affida a Sussidiario TV una lettura molto netta dell’attuale fase della guerra. A suo giudizio, la sproporzione tra Russia e Ucraina rende sempre più difficile immaginare una svolta militare per Kiev. Il nodo, sostiene, è ormai soprattutto politico: capire quanto a lungo possa continuare la resistenza ucraina e quando potranno aprirsi trattative diplomatiche effettive.

Quali margini di manovra vede per Zelensky in vista di una possibile ripresa dei negoziati?

Se valutiamo concretamente la situazione militare, la situazione economica dei due Paesi e la sproporzione di forze, io credo che l’Ucraina, nonostante il sostegno che noi europei continuiamo a dare al governo di Zelensky, prima o poi dovrà arrendersi — è una parola grossa — o comunque trattare con la Russia, accettando condizioni che Mosca ha esplicitato già da molto tempo: dal riconoscimento dei territori occupati alla neutralità dell’Ucraina, fino al mancato inserimento nella NATO. Non credo sia prevedibile concretamente uno scenario differente, a meno che in Russia non avvenga qualcosa di oggi imprevedibile che destabilizzi il Paese.

Quanto può ancora resistere l’Ucraina con il sostegno occidentale?

L’ultimo discorso di Salvador Allende (11 settembre 1973)



L’11 settembre 1973, il colpo di stato di Augusto Pinochet pose tragicamente fine all’esperimento socialista in Cile. In quella drammatica giornata, il presidente Salvador Allende si rivolse al popolo del Paese sudamericano con un ultimo discorso radiofonico, che vi proponiamo in occasione di questa ricorrenza.




Amici miei,

Sicuramente questa sarà l’ultima opportunità in cui posso rivolgermi a voi.

La Forza Aerea ha bombardato le antenne di Radio Portales e Radio Corporación.

Le mie parole non contengono amarezza bensì disinganno.

Che siano esse un castigo morale per coloro che hanno tradito il giuramento: soldati del Cile, comandanti in capo titolari, l’ammiraglio Merino, che si è autodesignato comandante dell’Armata, oltre al signor Mendoza, vile generale che solo ieri manifestava fedeltà e lealtà al Governo, e che si è anche autonominato Direttore Generale dei carabinieri.

Di fronte a questi fatti non mi resta che dire ai lavoratori: Non rinuncerò!

Trovandomi in questa tappa della storia, pagherò con la vita la lealtà al popolo.

venerdì 11 settembre 2026

La Cina ha puntato sulla Russia: il nostro Paese (la Russia) ha ottenuto un vantaggio storico.

 Da: https://topcor.ru - 


A metà agosto di quest'anno, si è verificato un evento storico che cambia radicalmente le regole del commercio globale: Cina e Russia hanno inaugurato la prima rotta merci di linea attraverso la Rotta Marittima del Nord, lungo la costa artica russa. Gli esperti ritengono che questo sia stato un chiaro segnale per il mondo: il Canale di Suez non è più l'unica via di collegamento tra Asia ed Europa. Per la prima volta da decenni, il commercio globale ha ora una vera alternativa alle rotte meridionali, e non è controllata dall'Egitto e da una dozzina di paesi del Golfo Persico, ma da un unico paese: la Russia. E ora, il funzionamento dell'intera economia globale potrebbe dipendere da questo.

Per spiegare il significato e le potenziali conseguenze di questo evento, gli esperti ricordano il febbraio 2026, quando Stati Uniti e Israele iniziarono a bombardare l'Iran. Il piano era semplice: decapitare il regime e distruggere simultaneamente i suoi programmi nucleari e missilistici con moderne armi di precisione. Ma alla fine, la guerra, concepita come un'operazione rapida, si è protratta per molti mesi.

Ad agosto, la situazione era ormai chiara: gli Stati Uniti avevano risposto al fuoco con praticamente tutte le armi a loro disposizione, esaurendo significativamente le proprie riserve missilistiche. Inoltre, le basi militari americane nel Golfo Persico avevano subito gravi danni. Il Pentagono sta ora valutando seriamente se ricostruire le infrastrutture danneggiate o trasferire immediatamente personale e attrezzature verso ovest, in Giordania, Israele e Arabia Saudita.

In questo contesto, gli alleati degli Stati Uniti nella regione sono sempre più disillusi nei confronti di Washington e della sua capacità di porre fine al conflitto. È proprio per questo che si è intensificato il dibattito sulla possibilità che gli Stati Uniti riducano significativamente la propria presenza militare o addirittura si ritirino completamente dalla regione che hanno faticosamente cercato di controllare negli ultimi 50 anni.

giovedì 10 settembre 2026

Victor Serge: Che cos’è il fascismo? Lettera a "Partisan Review" (1941)

Da: https://www.maurizioacerbo.it - Victor Serge Giornalista, saggista e romanziere. Dapprima anarchico, poi bolscevico, in seguito schierato con Trockij e deportato a Orenburg, fu tra i primi a denunciare nei suoi scritti i crimini compiuti da Stalin. Tra i suoi libri più noti ricordiamo: Il caso Tulaev, Memorie di un rivoluzionario, L’Anno primo della rivoluzione russa e La città conquistata.

Se non conoscete Victor Serge vi consiglio di leggere la recensione dello scrittore Massimo Carlotto delle sue ‘Memorie di un rivoluzionario’. L’esule antistalinista e antifascista Serge collaborò con la Partisan Review nei primi anni Quaranta. Questa è una lettera che inviò intervenendo in un dibattito del 1941 intitolato “Che cos’è il fascismo?” sul numero n. 5, settembre-ottobre 1941. Ringrazio la storica californiana Suzi Weissman, autrice di una fondamentale biografia di Serge non pubblicata in Italia, per avermi inviato il testo che avevo trovato citato in un suo articolo. Ricordo che da anni curo una pagina facebook dedicata a Victor Serge e su questo blog potete leggere molti articoli di e su questo rivoluzionario, storico e scrittore imprescindibile per comprendere il Novecento. (Maurizio Acerbo)

“Che cos’è il fascismo?” La discussione continua. 

  1. Una lettera di Victor Serge


Signori,

Ho letto con vivo interesse gli articoli di James Burnham e Dwight Macdonald nel numero di maggio-giugno di PARTISAN REVIEW. Le seguenti note su di essi potrebbero interessare i vostri lettori.

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Tutte le critiche al marxismo nell’articolo di Burnham mi sembrano fuori luogo: nella misura in cui sono accurate, si applicano a quel “marxismo volgare” degli ignoranti e dei sempliciotti, che sono inevitabilmente numerosi in ogni grande movimento. Si trascura completamente l’enorme contributo dato dal marxismo alla storia dei nostri tempi. Dove sono finite le previsioni e i progetti degli autori del Trattato di Versailles o del Piano Dawes? Ma il Congresso Socialista Internazionale di Basilea predisse chiaramente la prima guerra mondiale; i russi dimostrarono cento volte che l’Europa non era vitale; Lenin predisse “il secondo round di guerre mondiali e rivoluzioni” ancora prima delle illusioni di prosperità e razionalizzazione degli anni Venti; infine, scrivendo sugli eventi in Russia, Cina, Germania, i marxisti ci hanno dato opere lungimiranti come “The road to power” di Lenin, gli scritti di Trotsky sulla rivoluzione cinese del 1927, sulla situazione tedesca del 1933, sullo sviluppo della rivoluzione russa.

mercoledì 9 settembre 2026

Michail Gorbaciov: Colpe o Meriti? - Stefano G. Azzarà

Da: https://alterthink.it - Stefano G. Azzarà insegna Storia della filosofia politica all’Università di Urbino. È segretario alla presidenza dell’Internationale Gesellschaft Hegel-Marx. Dirige la rivista “Materialismo Storico”(materialismostorico - http://materialismostorico.blogspot.com). È impegnato in un confronto tra le grandi tradizioni filosofico-politiche della contemporaneità: liberalismo, conservatorismo, marxismo. 

Leggi anche: Con l'Iran khomeinista nel momento in cui l'Iran khomeinista è aggredito - Stefano G. Azzarà 

Vedi anche: La fine della democrazia moderna - Stefano G. Azzarà 


Non è semplice raccontare a chi, per la sua giovane età, non ha vissuto quegli anni come venne percepita la nomina di Michail Gorbaciov a Segretario generale del PCUS, e dunque a leader dell’Unione Sovietica, nell’ormai lontanissimo 1985. Per dare un’idea delle speranze e persino degli entusiasmi che quell’evento aveva suscitato, basti citare qui quanto scriveva nel 1988 Moshe Lewin, uno dei maggiori studiosi della storia russa e sovietica e all’epoca docente all’Università della Pennsylvania:

«Oggi… la dirigenza sovietica comprende le esigenze dei tempi e ha il coraggio politico e la capacità intellettuale di affrontare il compito quanto mai complesso di portare a termine la transizione del sistema… Gli aspetti più importanti della visione di Michail S. Gorbacèv sono la volontà di riconoscere pubblicamente i mali che affliggono il paese, e la consapevolezza che tutte le principali parti di cui il sistema è composto vanno analizzate insieme e riformate simultaneamente. Gorbacèv sa che l’economia da sola non può essere l’anello che traina l’intera catena. Società, cultura, Stato, partito, economia, dovranno muoversi di concerto, e in modo coordinato, per rispondere alle esigenze strutturali dell’attuale fase storica.

Come i mesi scorsi hanno dimostrato agli scettici dentro e fuori l’Unione Sovietica, Gorbacèv intende fare sul serio, e il suo governo non è sul punto di cadere. Semmai, il “nuovo orientamento strategico”, come i leader sovietici l’hanno etichettato, si è venuto rafforzando nel corso del 1987. Quasi di settimana in settimana il governo sembra riuscire meglio a calcolare il passo della riforma. Man mano che percezione e analisi dei problemi si fanno più complesse, i compiti da affrontare si moltiplicano, e appaiono quasi insolubili; ma la stessa ampiezza della visione riformatrice rende l’impresa più realistica e credibile».

martedì 8 settembre 2026

In Venezuela è ancora in corso un processo rivoluzionario? - Alessandra Ciattini

Da: Gabriele Germani -  Alessandra Ciattini (collettivo di formazione marxista "Stefano Garroni”) ha insegnato Antropologia culturale alla Sapienza. Direttrice e docente dell’Università popolare Antonio Gramsci https://www.unigramsci.it

Vedi anche: "Sul filo rosso del tempo, Riflessioni su alcune ideologie contemporanee" - Alessandra Ciattini 

Dottrina Monroe. L’egemonia statunitense nell’emisfero occidentale - Giacomo Gabellini

Leggi anche: Breve storia degli Stati Uniti e delle loro pretese territoriali - Alessandra Ciattini 

L'Occidente - Alessandra Ciattini 

Hugo Chávez, così è cominciata - Alessandra Ciattini

Oggi torniamo a parlare di America Latina, con un occhio particolare dedicato al Venezuela e a Cuba, assieme ad Alessandra Ciattini (docente universitaria di antropologia e analista). Cercheremo di fare il punto su quanto sta accadendo nel continente e sui possibili futuri sviluppi. 

lunedì 7 settembre 2026

La giustizia nella filosofia antica - Enrico Berti

Da: Romanae Disputationes - Enrico Berti (Valeggio sul Mincio, 3 novembre 1935 – Padova, 5 gennaio 2022) è stato professore emerito di Storia della filosofia presso l’Università degli Studi di Padova e massimo studioso di Aristotele in Italia. Fra le sue innumerevoli pubblicazioni ricordiamo In principio era la meraviglia (Laterza), Sumphilosophein. La vita nell’Accademia di Platone (Laterza), Storia della Metafisica (Il Mulino) e Aristotelismo (Il Mulino).

Vedi anche: Forme della razionalità in Aristotele - Enrico Berti


domenica 6 settembre 2026

Germania, la leva passa dal videogioco - Margherita Furlan

Da: Margherita Furlan - Margherita Furlan è giornalista, scrittrice, direttore editoriale de La Casa Del Sole.tv, tv online che tratta di geopolitica. Si occupa principalmente di Russia e Medio Oriente. Già vice direttrice e co-fondatrice di Pandora tv, prima web tv italiana diretta dal noto giornalista Giulietto Chiesa.

Vedi anche: CHI HA COSTRUITO IL MURO DI BERLINO? - GIULIETTO CHIESA 

- OLTRE LA GRANDE MURAGLIA. LA CINA E' DAVVERO UN PERICOLO? - 

AFFOSSAMENTO USA DEL TRATTATO INF E COMPLICITA’ EUROPEE - Manlio Dinucci 


Si è chiusa sabato la Gamescom-2026 la più grande fiera videoludica del pianeta: trecentosessantottomila visitatori da centotrentuno Paesi. Tra gli espositori, con simulatori e postazioni di guerra cibernetica, c’era l’esercito tedesco. 

La Bundeswehr frequenta i padiglioni di Colonia dal 2009 e negli ultimi anni ne ha fatto uno dei propri terreni di caccia. Quest’anno ha portato un fuoristrada Caracal, i computer del comando per le operazioni cibernetiche, stazioni di realtà virtuale che riproducono il lavoro a bordo di una nave militare, prove di efficienza fisica e una novità che dice molto: un banco di consulenza professionale al posto del vecchio richiamo pubblicitario. Nei medesimi padiglioni espongono per conto proprio due colossi privati dell’armamento, Airbus e Rheinmetall, insieme a servizi di sicurezza stranieri. Il bacino è quello che interessa a Berlino: oltre il quaranta per cento dei visitatori non professionali ha fra i sedici e i venticinque anni, e due terzi di loro sono maschi. 

I numeri spiegano l’insistenza. L’esercito tedesco conta oggi 186.700 militari in servizio, il massimo da tredici anni, e punta a duecentosessantamila effettivi più duecentomila riservisti entro la metà del prossimo decennio: oltre 70mila reclutamenti da aggiungere. Mentre il governo versa centinaia di miliardi nell’ammodernamento degli armamenti, qualcuno deve saper adoperare ciò che quei miliardi comprano. Il videogioco allena esattamente le facoltà richieste: prontezza di riflessi, dimestichezza con apparati complessi, attitudine a sciogliere problemi sotto pressione. Il calcolo pare funzionare. A fine luglio le domande di arruolamento erano 47.300, un quarto abbondante in più rispetto a dodici mesi prima, e le assunzioni 15.400, cresciute del 12%. Lo stesso ministero avverte però di non tirare conclusioni affrettate: nessuna singola campagna produce candidature misurabili, una scelta professionale matura in mesi o in anni. 

Chi comanda il reclutamento conosce il punto debole del ragionamento. Il tenente generale Robert Sieger, che guida l’ufficio per la gestione del personale, ha ribadito a Colonia che la guerra non è un gioco e che servono persone a proprio agio con la tecnologia ma consapevoli della posta. Un anno fa lo stesso ufficiale ammetteva che un recluta su quattro abbandona il servizio prima della scadenza: destrezza con il comando a distanza e tenuta militare non coincidono. La Società tedesca per la pace, che raccoglie gli obiettori di coscienza, ha presidiato anche quest’anno l’ingresso distribuendo informazioni sul rifiuto delle armi e contestando gli slogan rivolti ai giocatori. 

Il confronto con il passato misura quanto sia cambiata la tecnica persuasiva. Nel 2018 la Bundeswehr si era presentata alla stessa fiera con manifesti che rubavano il lessico degli sparatutto: «Multiplayer al suo meglio», «Più mondo aperto di così non si può». La reazione fu immediata e ostile, fra videogiocatori e movimenti pacifisti che accusarono l’esercito di ridurre il combattimento a intrattenimento. Oggi il messaggio è più accorto e per questo più efficace: nessuna imitazione del linguaggio ludico, nessuna posa eroica, soltanto la promessa di una competenza tecnica che vale una carriera. 

Fuori dai padiglioni la campagna prosegue nella vita quotidiana. Stazioni ferroviarie, reti sociali, sale cinematografiche, confezioni alimentari e persino la carta che avvolge il kebab: mimetica, con un gioco di parole sul panino «con tutto» che diventa «una carriera con tutto», e un codice a barre bidimensionale che porta dritto alle posizioni aperte nel servizio sanitario militare. I locali ricevono gli involucri gratis e li consegnano ai clienti. Il ministero della Difesa, interpellato dal Berliner Kurier, la definisce pubblicità ambientale e spiega che punta «non soltanto ai giovani, ma anche a lavoratori qualificati che vogliono cambiare mestiere».
Vale la pena fermarsi su questo punto, perché è il vero contenuto della notizia. Non si tratta di uno stand in più a una fiera, ma di una operazione culturale: la riabilitazione dell’uniforme dentro il consumo ordinario di un Paese che per ottant’anni aveva costruito la propria identità pubblica sul rifiuto delle armi. Il riarmo tedesco non passua soltanto dai bilanci, passa dalla normalizzazione. Gramsci lo aveva chiamato egemonia: il momento in cui una scelta politica smette di apparire tale e diventa senso comune, cioè paesaggio. Quando la carta di un panino da tre euro parla di carriera militare, quel momento è arrivato.

sabato 5 settembre 2026

Medioceania, il nome segreto dell'Italia - Lucio Caracciolo

Da: Pandora Rivista - Lucio Caracciolo  è un giornalista italiano, fondatore e direttore della rivista italiana di geopolitica Limes (https://www.limesonline.com). (Lucio Caracciolo). 

Leggi anche: Un po' di VERITA' - LUCIO CARACCIOLO 

Liquidare la Russia e isolare la Cina - Lucio Caracciolo (12.04.2021) 

Essere in guerra senza saperlo - Vincenzo Costa 

Turchia nuova potenza del Mediterraneo. La strategia degli Stretti e il rapporto con l'Italia - Daniele Santoro e Alfonso Desiderio

Vedi anche: Una discussione con Lucio Caracciolo intorno al volume "Libercomunismo" di Emiliano Brancaccio. 

Rivoluzione Geopolitica Mondiale - Lucio Caracciolo

In questo video Lucio Caracciolo interviene alla prima edizione del Festival “Atlanti del Presente", che si è svolta a Ravenna dal 24 al 26 luglio 2026. 
Il Festival è promosso da Pandora Rivista e Fondazione Casa di Oriani, in collaborazione con il Comune di Ravenna, la Regione Emilia-Romagna, la Fondazione del Monte di Bologna e Ravenna e Curti. 


venerdì 4 settembre 2026

PARIGI SI STA PREPARANDO ALLA VENDETTA IN AFRICA ATTRAVERSO GLI UCRAINI - Eugenio Cortinovis

Da: Eugenio Cortinovis - 


Il Ministero degli Esteri russo ha affermato che i servizi segreti francesi e ucraini sarebbero dietro i recenti attacchi terroristici in Mali, sottolineando che l'alleanza Parigi-Kiev sta tentando di rovesciare anche altri governi nel Sahel. Piazza Smolenskaya ha confermato per la prima volta le notizie di attività terroristica ucraina in Africa. Quali sono i loro obiettivi? La Francia si prepara alla vendetta in Africa con l'aiuto degli ucraini. Come ha sottolineato Artem Studennikov, direttore del Primo Dipartimento Europeo del Ministero degli Esteri russo, i francesi stanno deliberatamente destabilizzando la situazione nella regione del Sahel al fine di rovesciare i governi attuali e "portare al potere regimi sotto il loro controllo". Ha inoltre ricordato una dichiarazione del Servizio di Intelligence Estera russo, che implicava Parigi nel tentato colpo di stato in Burkina Faso all'inizio di gennaio. 

"Esistono validissimi motivi per credere che i servizi segreti francesi e ucraini siano stati coinvolti anche nei recenti attacchi terroristici su larga scala in Mali, falliti grazie al lavoro professionale ed eroico del nostro Corpo d'armata africano", ha dichiarato il diplomatico. 

giovedì 3 settembre 2026

“ATTACCHI IBRIDI RUSSI”. MOSCA SI PREPARA AD ATTACCARE LA NATO? - Danilo Torresi

Da: Danilo Torresi - Danilo Torresi Dal 2017 produco contenuti online che condivido nel sito e sui miei due Canali YouTube: Geometra Danilo Torresi (canale sulle normative per la casa); Danilo Torresi (canale personale dove commento notizie di attualità). Gli argomenti riguardano l’ambito professionale ed i miei interessi personali. 

Vedi anche: ACCELERAZIONE DEL CONFLITTO: la guerra cambia marcia e se ne intravede l’orizzonte (non necessariamente pacifico) - Daniele Lanza 

Leggi anche: PUTIN FA COSE di Marco Travaglio .ilfattoquotidiano.it - 02.09.2026 -

Crescono in Europa le accuse contro Mosca per presunti attacchi ibridi, mentre Bild collega alla Russia il caso del drone esplosivo di Lipsia e in Polonia si indaga sull’incendio in una fabbrica di droni senza che sia ancora accertato un sabotaggio. Intanto torna l’ipotesi che queste operazioni possano anticipare una futura escalation diretta tra Russia e NATO. 


mercoledì 2 settembre 2026

ACCELERAZIONE DEL CONFLITTO: la guerra cambia marcia e se ne intravede l’orizzonte (non necessariamente pacifico) - Daniele Lanza

Da: Daniele Lanza - Daniele Lanza, originario di Asti, consegue la laurea magistrale in Scienze Politiche ad indirizzo storico, presso l’università degli studi di Torino. Successivamente nello stesso completa un Master post universitario in relazioni internazionali. A partire dal 2010 è residente in Russia, dove completa un corso di dottorato in storia e lavora presso l’università Politecnico di San Pietroburgo come insegnante presso la cattedra di filologia romano-germanica. È vice-direttore del progetto editoriale “Il Pensiero Storico”. Aree di interessa e ricerca: storia politica e sociale dell’Europa orientale nell’età contemporanea. 


Dopo 48 ore di speculazioni è emersa la ragione (ufficiale) della visita del direttore della CIA a Mosca: si vorrebbe un incontro a 3, vale a dire Trump/Putin/Zelensky. Questo senza tuttavia corroborare la proposta di alcun contenuto sulle eventuali condizioni di pace il che sconcerta, sollevando più interrogativi di quanti non ne chiuda: perchè mandare la testa dei servizi segreti americani nella tana della tigre per comunicare poco più che nulla ?! Perchè non la più consueta e rapida telefonata Trump-Putin ? La logica basilare ci dice che le ragioni sono di riservatezza, onde fare promesse che non si possono divulgare all’opinione pubblica, oppure per intimidire grazie alla presenza di un messaggero che incarna il servizio spionistico più potente al globo (...). Ebbene, supponendo che il messaggio di Ratcliffe fosse una delle due cose, allora dalla reazione del Cremlino che si legge da oggi, non sembra verosimile alcuna: Peskov ribadisce che l’incontro avverrà sì......ma solamente per stabilire la fine vera della guerra, cioè con un accordo già stabilito quindi non per facilitare stratagemmi come il cessate il fuoco, ed altro. Questo suggerisce che Mosca non ha ricevuto da Ratcliffe alcuna proposta di interesse (nemmeno in segreto) e al tempo stesso non si è fatta intimidire in alcun modo (se minacce vi sono state. Ergo siamo di nuovo daccapo. 

No, appare sempre più chiaro che il significato più profondo dell’incursione della CIA a Mosca si cela nel contesto generale del conflitto russo/ucraino, il cui andamento reale è in gran parte OSCURATO da massima parte dei mezzi di informazione globale in una specie di circolo vizioso che ormai si perpetua da solo: la situazione generale sta deteriorando sempre più in fretta. Le fondamenta stanno iniziando a smuoversi – siamo di fronte ad un mutamento STRUTTURALE della contesa militare in corso – senza che i media abbiano nemmeno facoltà di analizzare la cosa (anzi, peggio le cose vanno, meno le si potrà spiegare).

Tanto per condensare in due grandi punti il quadro presente nella sua totalità. 

lunedì 31 agosto 2026

La Marx-Engels-Gesamtausgabe in Italia - Roberto Fineschi

Da: https://www.historicalmaterialism.org - https://marxdialecticalstudies.blogspot.com - Roberto Fineschi (Roberto_Fineschi) è docente alla Siena School for Liberal Arts. Ha studiato filosofia e teoria economica a Siena, Berlino e Palermo. Fra le sue pubblicazioni: Marx e Hegel (Roma 2006), Un nuovo Marx (Roma 2008) e il profilo introduttivo Marx (Brescia 2021). È membro del comitato scientifico dell’edizione italiana delle Opere complete di Marx ed Engels, dell’International Symposium on Marxian Theory e della Internationale Gesellschaft Marx-Hegel für dialektisches Denken. (Roberto Fineschi - Marx. Dialectical Studies - Laboratorio Critico).

Vedi anche: "A TU PER TU CON IL 'CAPITALE'" - Presentazione con l'autore Roberto Fineschi 

Roberto Fineschi: Marx, la MEGA 2, il marxismo.* - Rete dei comunisti, Coll. Noi Restiamo Torino

Per un nuovo Marx - Giovanni Sgrò, Roberto Fineschi 

Un nuovo Marx, conferenza inaugurale del ciclo “Officina Marx 2018” - Roberto Fineschi

Leggi anche: “La logica del capitale. Ripartire da Marx” - Roberto Fineschi 

Alessandro Mazzone: Questioni di teoria dell’ideologia I - Roberto Fineschi 

Il capitale di Marx oggi - Roberto Fineschi 

La Marx-Engels-Gesamtausgabe (MEGA2), Intervista a Roberto Fineschi* - Ascanio Bernardeschi 

“CRITICA” TRA HEGEL E MARX - Roberto Fineschi

La seconda edizione della raccolta di saggi di Marx e Engels ha goduto di una certa popolarità in Italia dalla fine degli anni Settanta.

Quando iniziarono le pubblicazioni nel 1975, gli Editori Riuniti, una casa editrice direttamente collegata al Partito Comunista Italiano, pubblicavano un'edizione italiana delle Opere complete di Marx ed Engels in 50 volumi (MEOC), modellata sulla struttura delle Opere complete inglesi ma tradotta dal tedesco. Alcuni volumi incorporavano nuovi contenuti MEGA; [1] tuttavia, il piano editoriale non fu aggiornato, in particolare per quanto riguarda l'eredità 'economica', che avrebbe comportato i cambiamenti più sostanziali. Solo 32 dei 50 volumi previsti apparvero tra il 1972 e il 1991, quando l'edizione fu abbandonata a causa della crisi politica e ideologica all'interno del Partito Comunista Italiano. [2]

Tuttavia, le informazioni sulla nuova edizione critica furono condivise prima dell'inizio delle pubblicazioni MEGA. Uno dei primi a occuparsene fu Gian Mario Bravo, che recensì il Probeband del 1972 di MEGA su Critica marxista . Ebbe anche l'opportunità di presentare l'importante progetto editoriale al pubblico italiano. [3] Successivamente, Erich Kundel su Rinascita e Mario Cingoli su Rivista critica di storia della filosofia fornirono ulteriori dettagli sul progetto complessivo. [4] Nel 1983, a Roma, in occasione del centenario della morte di Marx, la Fondazione Basso-Issoco organizzò un convegno intitolato La nuova edizione della MEGA . Un resoconto dell'evento fu pubblicato su Critica marxista da Nicola De Domenico. [5]

domenica 30 agosto 2026

L'Italia importa una cellula della nuova Classe Armata - Pino Cabras

Da: https://megachip.globalist.it - Pino Cabras è un politico e giornalista italiano, deputato della XVIII legislatura prima per il Movimento 5 Stelle e poi, dopo la sua espulsione, per Alternativa. Pino Cabras 

Vedi anche: COSA CI FA IL CAPO DELLA CIA A MOSCA? - David Colantoni

La Classe Armata: il nuovo potere che governa l'Occidente? - Luciano Canfora, David Colantoni 

https://www.facebook.com/francesco.dallaglio


Guido Crosetto ha nominato Mykhailo Fedorov consigliere per l’innovazione della Difesa. Fino a metà luglio Fedorov era il ministro della Difesa dell’Ucraina. La notizia è una delle più importanti dell’anno.

Non è un incarico di facciata. Il ministero italiano parla di droni, di mezzi senza pilota, di difesa aerea. Fedorov ha scritto che aiuterà l’Italia ad adottare le tecnologie della guerra moderna. Ma la parola che conta davvero, e che ricorre in tutte e due le versioni della giornata, è un’altra: portare «su larga scala» quello che il fronte ucraino ha già collaudato. Cioè trasferire qui un modo di produrre e combattere, non qualche brevetto.

Vale la pena raccontare come ci è arrivato, perché non è un dettaglio. A metà luglio Zelensky lo ha rimosso dal governo dopo lo scontro con il comandante in capo Oleksandr Syrsky. In Ucraina la gente è scesa in piazza per chiederne il ritorno, e nelle settimane scorse Fedorov ha fatto un passo che nessuno si aspettava: ha chiesto pubblicamente le elezioni, dicendo che non può essere Putin a stabilire i tempi della democrazia ucraina. Roma è la prima tappa di un giro internazionale, e altri governi si erano fatti avanti prima del nostro.

C’è pure un paradosso tutto italiano che nessuno segnalerà.

Lo stesso Crosetto ha tenuto l’Italia fuori dal PURL, il meccanismo con cui la NATO fa pagare agli europei le armi americane per Kiev. Diciamo no ai bonifici e sì all’architettura.

Chi è Fedorov, allora. È nato nel 1991 a Vasylivka, nella regione di Zaporizhzhia, non ha mai portato una divisa e prima della politica faceva marketing digitale: a ventidue anni aveva già la sua agenzia. Le prime armi politiche le fa nel 2014, e questo pezzo di biografia va raccontato. Si candida alle elezioni parlamentari con 5.10, il partito libertario appena fondato dall’imprenditore Hennadiy Balashov. Il programma stava tutto nel nome: cancellare il sistema fiscale esistente e sostituirlo con due sole imposte, il 5% sulle vendite e il 10% sui salari. Balashov diceva apertamente di voler fare dell’Ucraina un paradiso fiscale mondiale, sul modello di Singapore e dell’Irlanda, e indicava come nemico il controllo dello Stato sull’economia.

sabato 29 agosto 2026

GLI ECONOMISTI ORTODOSSI NON NE AZZECCANO MEZZA - Pino Arlacchi

Da: Pino Arlacchi - Il Fatto Quotidiano (27 agosto 2026) - Pino Arlacchi è un sociologo, politico e Ex vice-segretario dell'Onu. (Pino Arlacchi


Finanza KO: Il mondo è cambiato ma gli analisti occidentali sono fermi a Wall Street.


Sul Corriere della Sera del 2 agosto, Lucrezia Reichlin, figlia di quell’Alfredo che fu tra le menti più fini della sinistra italiana (sic transit gloria patris), ci spiega con lieve sussiego che capire l’ascesa dei tassi americani non è un esercizio accademico perché i Treasury sarebbero la stella polare della finanza mondiale e il loro rendimento deciderebbe il costo del capitale ovunque: per gli Stati, per le imprese e perfino per le famiglie. 

È il classico ragionamento occidentalista condotto con categorie occidentaliste. E offre l’occasione per porre la domanda che l’economia ufficiale evita con cura: perché le sue previsioni falliscono con tanta regolarità? Non parliamo di errori marginali, ma di cantonate epocali. Il Fondo monetario internazionale – il tempio dell’ortodossia – non vide arrivare il crollo del 2008. Annunciò per un ventennio l’imminente “atterraggio duro” della Cina, che nel frattempo diventava la prima manifattura del pianeta. Nel 2022 previde il collasso dell’economia russa sotto le sanzioni: meno 8,5 per cento. La Russia perse poco più di un punto e l’anno dopo cresceva più dell’Europa. E fu lo stesso capo economista del Fondo, Olivier Blanchard, a firmare nel 2013 la confessione più clamorosa: i moltiplicatori fiscali usati per imporre l’austerità alla Grecia erano sbagliati. E conta poco, a questo punto, chiedersi quanto fosse casuale lo sbaglio. Perché non si tratta in realtà di un problema di calcoli. È un problema di mappa. Questi economisti misurano con precisione decrescente un centro che non è più il centro. Leggono il mondo con categorie occidentaliste – i rendimenti dei Treasury come “punto di riferimento della finanza globale”, i verbali della Fed come oracoli planetari – e non si accorgono che il baricentro dell’economia mondiale si è spostato nell’Estremo Oriente, nell’Asia profonda, e ha cambiato natura. Non è più finanziario. È tornato reale. Fabbriche, infrastrutture, energia, tecnologia. L’Asia produce ormai quasi metà del Prodotto lordo mondiale; la sola Cina vale circa un terzo della manifattura del pianeta, più di Stati Uniti, Giappone e Germania messi insieme. E il commercio interno dell’Asia orientale supera quello con l’intero Occidente. I Brics allargati pesano ormai, a parità di potere d’acquisto, più del G7. Sono numeri noti a chiunque, eppure il commento economico dominante continua a ragionare come se fossimo nel 1995: quando sale il rendimento dei titoli americani sale il costo del capitale “ovunque”. Ovunque dove? Nell’Occidente indebitato, certamente. Non nel continente che finanzia la propria crescita col proprio risparmio. 

venerdì 28 agosto 2026

COSA CI FA IL CAPO DELLA CIA A MOSCA? - David Colantoni

Da: OttolinaTV - David Colantoni, scrittore e artista croato-abruzzese, figlio del pittore e filmmaker Domenico Colantoni (1938-2018), è stato amico e stretto collaboratore dello scrittore ed editore Aldo Rosselli, figlio e nipote di Nello e Carlo Rosselli, insieme hanno fondato il quadrimestrale Inchiostri. Collaboratore di riviste come Nuovi Argomenti, globo d’oro per la sceneggiatura del film Io, L’altro (2007), ha esposto al Museo di Arte Moderna di Mosca (2015), alle Scuderie Aldobrandini (2010), allo Studio Claudio Abate (2009), alla Biennale di Miami (2010); è nella collezione del 9/11 Memorial & Museum di New York. Dal 2015 dirige e scrive sulla cultura del magazine Young.it (you-ng.it). - David Colantoni - 

Un viaggio inatteso, un enorme C-17 americano che atterra a Mosca e il capo della CIA che scompare per ore dentro una rete di colloqui riservati. Dietro la missione di John Ratcliffe si intrecciano almeno quattro dossier: guerra in Ucraina, rischio di escalation con la NATO, rapporto tra Russia e Iran e possibile scambio di prigionieri. Nella live proviamo a capire cosa sappiamo davvero, quali ipotesi stanno circolando sulla stampa internazionale e perché Washington abbia scelto proprio il direttore della CIA per riaprire il canale con Mosca.

giovedì 27 agosto 2026

Dichiarazione del Rappresentante Permanente Vassily Nebenzia in occasione di un briefing del Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite sull'Ucraina.

Da: https://russiaun.ru - Vasilij Nebenzja è un diplomatico e ambasciatore russo, attuale Rappresentante permanente della Federazione Russa presso le Nazioni Unite


Signor Presidente, Signor Ministro,

Oggi, i membri del Consiglio di Sicurezza sono ancora una volta chiamati a partecipare a una riunione convocata dai nostri colleghi europei e dall'Ucraina, con ruoli preassegnati e dichiarazioni identiche, ricche di retorica anti-russa. L'ironia della sorte è che i principali paladini della pace oggi sono proprio quegli Stati che per anni hanno armato l'Ucraina, trasformandola sistematicamente in uno strumento per esercitare pressioni militari e politiche sulla Russia, incoraggiando Kiev ad abbandonare l'attuazione degli accordi di Minsk e attendendo con ansia la "sconfitta strategica" della Russia.

E oggi, senza battere ciglio, assicurano ai presenti di "non essere parte in causa nel conflitto". Stanno "semplicemente aiutando l'Ucraina a difendersi".

L'incontro odierno si svolge sotto la solenne bandiera del 35° anniversario dell'indipendenza dell'Ucraina. Ma c'è davvero qualcosa da festeggiare? Nel corso di questi decenni, diversi leader hanno sostanzialmente mandato il paese in rovina. Consapevolmente o inconsapevolmente, coloro che proclamano l'indipendenza dell'Ucraina e le sue presunte brillanti prospettive, di fatto, hanno distrutto il paese. E l'attuale dittatore, il cosiddetto "presidente della pace", il cui mandato, per inciso, è scaduto da tempo, ha avuto particolare successo in questo intento.

Con il coinvolgimento più attivo dei paesi dell'Occidente, che si autoproclamano "civilizzati" e "democratici", l'Ucraina si è trasformata in un "campo di concentramento di Zelensky", dove ogni dissenso o opposizione è severamente proibito e chi osa esprimere un punto di vista diverso viene rinchiuso in carcere senza processo né giusto processo, oppure eliminato fisicamente. L'inedita persecuzione dell'Ortodossia canonica è accompagnata da brutali pestaggi di clero e fedeli. La storia viene riscritta in modo massiccio: l'eredità dell'Unione Sovietica viene denigrata, mentre i seguaci e i collaboratori di Hitler, che sterminarono centinaia di migliaia di russi, ebrei, polacchi e ucraini durante la Seconda Guerra Mondiale, vengono glorificati.

Non è solo la lingua russa a essere soppressa. Tutto ciò che è legato al nostro passato comune viene sradicato. Le autorità di Kiev stanno dimostrando una russofobia e una xenofobia davvero viscerali, anche nei confronti dei propri cittadini, che sono russi non solo per sangue, ma anche per il loro codice culturale.

Permettetemi di citare un esempio che potrebbe sembrare comico, ma che illustra in modo molto vivido la pura meschinità dei governanti di Kiev: mi riferisco alla serie animata russa Masha e Orso, che è stata sanzionata in Ucraina con la motivazione che promuoverebbe la narrativa militarista russa.