lunedì 14 settembre 2026

Danaro, lavoro, macchine in Hegel - Remo Bodei

Da: http://www.filosofia.it - Remo Bodei (Cagliari, 3 agosto 1938 – Pisa, 7 novembre 2019) è stato un filosofo e accademico italiano. 

Leggi anche: https://ilcomunista23.blogspot.com/2014/12/danaro-lavoro-macchine-in-hegel-Remo Bodei

Vedi anche: https://ilcomunista23.blogspot.com/2015/01/la-civetta-e-la-talpa-il-concetto-di.html 

Danaro, lavoro, macchine in Hegel

  «Quanto più grande è il capitale, più grandi sono le imprese che si possono condurre a termine, ed il possessore del capitale può accontentarsi di un profitto minore, per cui il capitale viene di nuovo ingrossato [...] In una situazione di grande miseria, il capitalista trova molta gente che lavora per un salario minore e ciò ha, a sua volta, come conseguenza che i capitalisti più piccoli cadono in miseria». (Hegel, Vorlesungen über Rechtsphilosophie) 

   «La ricchezza, come ogni massa, diventa forza. L’accumulazione della ricchezza si verifica in parte per caso, in parte per l’universalità prodotta dalla divisione. È un punto magnetico in un modo tale che esso getta il suo sguardo su tutto il resto e lo raccoglie in sé — come una massa grande attira a sé la massa più piccola. A chi ha già, a questo vien dato. Il guadagno diventa un sistema multilaterale, che dà profitto da tutti i lati, che un’impresa più piccola non può utilizzare». (Hegel, op. cit.) 

   «Chi ha capitale, può guadagnare. Questa però è soltanto la condizione di base, l’elemento principale è costituito dall’abilità. Ma essa, a sua volta, è condizionata dal capitale, poiché [per conseguirla] ci vogliono spese, da investire solo sul soggetto, senza che nel frattempo questi produca dapprima qualcosa di scambiabile (ein Vertauschbares)». (Hegel, op. cit.)

   L’avanzare della ricchezza e del capitale avviene — come è noto anche dalla Filosofia del diritto del 1821 — attraverso immani rivolgimenti sociali e la condanna di grandi masse d’uomini all’abbrutimento, alla «ribellione interiore» e al risentimento della povertà. L’introduzione delle macchine ha provocato, da un lato, un vertiginoso aumento della produzione, dall’altro l’ottundimento spirituale del lavoro di fabbrica, i bassi salari e la disoccupazione. Tuttavia, per Hegel, non si può tornare indietro a improbabili stati di natura, a «robinsonate», né si può utopisticamente immaginare una qualche soluzione immediata, bisogna accettare le contraddizioni e trovare una soluzione che passi attraverso di loro: Hic Rhodus, hic salta!. Certo, la miseria generata dal capitale e dall’industria è impressionante.

   «Non appena il lavoro è diventato del tutto semplice, astratto, allora si può sostituire l’uomo con le macchine. L’Inghilterra avrebbe bisogno di molte centinaia di migliaia di uomini per sostituire il lavoro delle macchine. Gli operai, soprattutto gli operai di fabbrica, che perdono il loro sostentamento a causa delle macchine, divengono facilmente scontenti, e bisogna necessariamente schiudere loro nuovi settori». (Hegel) 

   «L’orripilante descrizione della miseria, la quale impedisce la soddisfazione dei bisogni, la troviamo particolarmente in Rousseau e in alcuni altri. Si tratta di uomini profondamente colpiti dalla miseria del loro tempo, del loro popolo, di uomini che conoscono profondamente ed espongono in modo commovente la corruzione etica che ne deriva, la rabbia, la ribellione degli uomini per la loro miseria, per la contraddizione fra ciò che essi sono in grado di pretendere e la condizione in cui si trovano, la esasperazione per tale contraddizione, la vergogna per questa situazione e con ciò l’interna amarezza, la cattiva volontà che ne scaturisce. Tutto questo è causato veramente dalla società civile (bürgerliche Gesellschaft), e, nella ribellione contro tutto ciò, quegli spiriti, che pensavano e sentivano profondamente, l’hanno rifiutata e son passati ad un altro estremo. Essi non hanno visto altra salvezza in quanto tale che nell’abbandonare interamente un sistema (ein System ganz aufzugeben) e, giacché non potevano negare i vantaggi della società civile, hanno ritenuto più vantaggioso sacrificarla interamente e ritornare ad una situazione che sia senza bisogni così molteplici, ad uno stato di natura come quello dei selvaggi del Nord-America, presso i quali la miseria e l’infelicità non può aver luogo così». (Hegel)

   «Il fenomeno del tramontare ha le sue diverse forme; la corruzione prorompe dall’interno, le cupidigie si scatenano, le entità singole cercano la loro soddisfazione, in tal modo lo spirito sostanziale viene sconfitto e distrutto. Gli interessi singoli attirano a sé le energie e le capacità che prima erano dedicate al tutto [...] Gli individui si racchiudono in sé e tendono a fini propri; abbiamo già fatto osservare come ciò sia la rovina del popolo; ognuno si propone i suoi fini secondo le proprie passioni. Ma nel tempo stesso, in questo ritirarsi dello spirito in sé, il pensiero si fa innanzi come particolare realtà, e nascono le scienze. Così le scienze e la rovina, il declino di un popolo vanno sempre di pari passo». (Hegel)

   «l’attività legiferante del parlamento resta, anche dopo la riforma elettorale, nelle mani di quella classe che è tenuta dai suoi interessi, e più ancora dalle sue caparbie abitudini, nell’ambito del vigente sistema di proprietà, e che finora si è preoccupata soltanto di affrontare le conseguenze del sistema quando il bisogno e la miseria diventano troppo clamorosi, ma con palliativi (come il Sub-letting Act) o con pii desideri (che chi possiede beni in Irlanda vi stabilisca la sua residenza, e simili)». (Hegel)

   «se trovano (gli inglesi in Irlanda) più redditizia una cultura agricola per la quale abbiano bisogno di minor mano d’opera, cacciano dalle loro campagne, che non erano proprietà degli abitanti, centinaia e migliaia di contadini i quali, proprio come i servi della gleba, erano legati a quel suolo per il loro sostentamento, e le cui famiglie da secoli abitavano capanne edificate su quella terra, e la coltivavano; così a coloro che erano già senza alcuna proprietà, viene tolta anche la patria, e la tradizionale possibilità di lavoro, e tutto ciò per via legale. Ed è legale che i proprietari, onde cacciare una volta per tutte i contadini da quelle capanne, ed evitare che ritardino la partenza, o che tornino di soppiatto sotto quel tetto, le facciano incendiare». (Hegel)

   Analogamente, anche il nostro avvenire, oscurandosi, sembra aver accentuato la sua natura di assoluta contingenza, di luogo di esplicazione di forze che sfuggono sempre più al controllo degli uomini. L’incertezza si è perciò estesa, insinuando negli animi la percezione della precarietà come normale condizione dell’esistenza, un atteggiamento che allenta i legami sociali, mina la fiducia reciproca e rende più difficile l’individuazione di possibili vie d’uscita a una crisi che non è soltanto economica o politica (che è grave, ma certo non peggiore delle tante che si sono attraversate solo nel secolo scorso). 

   Diversamente da Hegel, noi non abbiamo però (e non crediamo ragionevolmente di avere) alcun coerente sistema di idee che pretenda di orientarci a capire il nostro tempo e il nostro futuro, alcuna civetta filosofica che, con sguardo panoramico, interroghi la sua apparente oscurità. La talpa della storia continua, come sempre, a scavare in profondità e direzioni imprevedibili le sue gallerie, da cui emergerà non si sa quando e non si sa dove, quasi a conferma dell’asserzione di Keynes, secondo cui «l’inevitabile non accade mai, l’inatteso sempre»". 

Nessun commento:

Posta un commento