
Molte è un aggettivo poco qualificativo: diciamo che
all’incirca il 97% degli abitanti del pianeta Terra rimane a vivere nel paese
in cui è nato. In un suo recente lavoro di ricerca, Branko Milanovic1 propone
di ordinare i redditi degli abitanti di un paese confrontandoli con quello
degli abitanti del Congo, il paese statisticamente riconosciuto come il più
povero del mondo; nascere, vivere e restare in Congo costituisce uno
“svantaggio economico” rispetto al quale una persona che vive negli Stati Uniti
di America gode di una sorta di “premio di cittadinanza” che vale in media il
355%, il 329% se vivi in Svezia, la metà – ma è ancora il 164% - se si tratta
del Brasile, del 32% se stai nel relativamente povero Yemen.
Concentrarsi su questa misura è dunque molto utile nei
confronti internazionali, anche se non andrebbe dimenticata l’altra dimensione
della diseguaglianza economica, quella interna a ogni singolo paese. Se
prendiamo in esame i redditi dell’ultimo decile della popolazione (i più poveri
di ogni singolo paese) vediamo che il “premio” a cui si riferisce Milanovic
conta di più in alcuni casi – come la Svezia in cui sale al 367% - e meno per
altri: nei confronti del Brasile il premio si “riduce” al 133%. I valori si
ribaltano se prendiamo in esame il novantesimo decile (i più ricchi): il
vantaggio di essere ricchi in Svezia è “solo” del 286%, mentre essere ricco in
Brasile vale il 188%.
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