Visualizzazione dei post in ordine di data per la query Francesca Albanese. Ordina per pertinenza Mostra tutti i post
Visualizzazione dei post in ordine di data per la query Francesca Albanese. Ordina per pertinenza Mostra tutti i post

domenica 14 giugno 2026

ISRAELE È UN ESPERIMENTO COLONIALE FALLITO. UN ESPERIMENTO DA CHIUDERE. - Lavinia Marchetti

Da: https://laviniamarchetti.altervista.org - - Lavinia Marchetti - Lavinia Marchetti -

Leggi anche: «EBRAICO E DEMOCRATICO»: UN OSSIMORO? - Shlomo Sand 
“Solo la pressione della società civile può fermare il genocidio” - Andrea Umbrello intervista Michael Lynk 


ISRAELE È UN ESPERIMENTO COLONIALE FALLITO. UN ESPERIMENTO DA CHIUDERE. 
Settantotto anni di dati attendono un verbale che l'Occidente non vuole firmare. 


Quando un esperimento fallisce, la scienza impone il dovere di sospendere il protocollo e di esaminare i risultati. Nessun laboratorio serio insisterebbe per settantotto anni su un’ipotesi che i dati smentiscono con tale abbondanza. Eppure l’Occidente continua ad armare e ad assolvere Israele, l’ultimo dei suoi esperimenti coloniali e il più costoso, in denaro e in vite umane, un accanimento terapeutico che può solo finire peggio. L’esperimento è fallito, lo vediamo tutti. Resterebbe da redigere il resoconto.

Che si trattasse di un’impresa coloniale lo sapevano per primi i fondatori, i quali parlavano la lingua del loro tempo senza alcun imbarazzo. Herzl, nel 1896, prometteva alle potenze europee “un avamposto di civiltà contro la barbarie”, e nel 1902 scriveva a Cecil Rhodes, il colonizzatore della Rhodesia, invitandolo a riconoscere nel progetto sionista “qualcosa di coloniale”. Jabotinsky, nel 1923, ammise con una franchezza che oggi nessun portavoce si concederebbe, come la colonizzazione potesse procedere soltanto dietro un “muro di ferro” di baionette, poiché sapeva bene storicamente, che nessuna popolazione indigena ha mai acconsentito di buon grado alla propria sostituzione etnica. La dichiarazione Balfour, nel 1917, fu l’atto con cui un impero dispose di una terra altrui in favore di un movimento nato in Europa, riservando agli abitanti, allora il novanta per cento della popolazione, la qualifica sprezzante di “comunità non ebraiche esistenti”. Il vocabolario dell’esperimento era completo prima ancora che l’esperimento cominciasse.

venerdì 22 maggio 2026

Sul genocidio di Gaza e l’obbligo che l’Occidente non vuole vedere - Riccardo Taddei

Da: https://comune-info.net -  Riccardo-Taddei ha oltre trent’anni di esperienza professionale nel campo dei diritti. È autore di L’ordine del Caos. Anatomia del conflitto tra Israele e Palestina (Ombre corte) Riccardo Taddei 

Leggi anche: "Time changes, Crimes don't" - Francesca Fornario 

L’inizio della fine della dottrina della «sicurezza permanente» di Israele - Di Meron Rapoport e Ameer Fakhoury In collaborazione con LOCAL CALL 

“Solo la pressione della società civile può fermare il genocidio” - Andrea Umbrello intervista Michael Lynk 

Il cielo sopra Israele sta diventando cupo - Gideon Levy 

"insieme a tutti gli altri" - Aristide Bellacicco


C’è un equivoco di fondo che attraversa ancora il dibattito pubblico su Gaza, e vale la pena smontarlo con precisione. La domanda «si tratta di un genocidio oppure no?» viene posta come se si trattasse di una questione tassonomica, quasi un problema di classificazione zoologica, qualcosa che riguarda gli esperti di diritto internazionale e non i comuni mortali. Nel frattempo, mentre accademici, opinionisti e cancellerie si accapigliano sul numero esatto di morti necessari per «qualificare» una catastrofe, Gaza e la Cisgiordania bruciano. Ma il problema, a ben vedere, non è solo la risposta. È la domanda stessa.

La Convenzione per la prevenzione e la repressione del crimine di genocidio, adottata dall’Assemblea Generale delle Nazioni Unite il 9 dicembre 1948 — un giorno prima della Dichiarazione Universale dei Diritti Umani, non per caso — non nasce come uno strumento punitivo postumo. Non è un codice penale che si attiva quando ormai i morti si contano a centinaia di migliaia. La Convenzione ha una funzione che il suo stesso titolo enuncia chiaramente: prevenzione e repressione. In quest’ordine.

L’articolo I è lapidario: «Le Parti contraenti confermano che il genocidio, sia che venga commesso in tempo di pace sia che venga commesso in tempo di guerra, è un crimine di diritto internazionale che esse si impegnano a prevenire e a punire». Prevenire viene prima. Non è un dettaglio stilistico, è un’architettura giuridica deliberata, costruita sull’esperienza della Shoah, sull’amara consapevolezza che la comunità internazionale aveva avuto tutti gli strumenti per vedere e non aveva voluto agire.

Settantasei anni dopo, lo stesso schema si ripete con geometrica puntualità.

La Corte Internazionale di Giustizia, nel gennaio 2024, ha stabilito nella causa Sudafrica c. Israele che esisteva un rischio «plausibile» di genocidio a Gaza, e ha ordinato misure cautelari. Non ha detto «genocidio accertato» — la procedura giuridica ha i suoi tempi, e la CIG non è un tribunale penale — ma ha detto qualcosa di giuridicamente equivalente, sul piano degli obblighi degli Stati: agite adesso. Le misure cautelari non sono un parere accademico. Sono un ordine vincolante emesso dalla massima autorità giudiziaria internazionale, in attesa del giudizio definitivo.

Come hanno risposto gli Stati occidentali? Con un dibattito semantico.

martedì 12 maggio 2026

“Solo la pressione della società civile può fermare il genocidio” - Andrea Umbrello intervista Michael Lynk

Da: https://kritica.it/politica - Michael Lynk è un accademico canadese specializzato in diritto. È stato professore associato presso l'Università di Western Ontario dal 1999 fino al suo pensionamento nel 2022. Dal 2016 al 2022 è stato Relatore Speciale sulla situazione dei diritti umani in Palestina. - Andrea Umbrello Giornalista multimediale, documenta storie di prima linea attraverso pubblicazioni internazionali, podcast, libri e fotogiornalismo. Da anni si dedica alla copertura della questione palestinese, delle violazioni dei diritti umani e delle ingiustizie sociali nel mondo. 

Leggi anche: Brevissima storia del conflitto tra Israele e Palestina - ILAN PAPPÉ

È chiaro: Israele ha ora un piano per la pulizia etnica dei palestinesi di Gaza - Gideon Levy  

«EBRAICO E DEMOCRATICO»: UN OSSIMORO? - Shlomo Sand 

I COLONI ISRAELIANI: DALLE RADICI DEL SIONISMO ALLA REALTÀ CONTEMPORANEA - Lavinia Marchetti 

Vedi anche: La politica israeliana tra occupazione e massacro - Gideon Levy


Michael Lynk, Relatore speciale ONU per i territori palestinesi dal 2016 al 2022, ha preceduto Francesca Albanese. “Il suo è il ruolo che richiede più coraggio”. Sostiene che le avvisaglie del genocidio ci fossero tutte già da anni. “Solo la società civile e le organizzazioni per i diritti umani, facendo pressione sulle classi politiche, possono fermare la distruzione del popolo palestinese”. 

Con l’inizio del genocidio israeliano nella Striscia di Gaza, la figura di Francesca Albanese è emersa come una guida nell’impegno contro la cancellazione del popolo palestinese. Relatrice speciale ONU per la situazione dei diritti umani nei Territori occupati, oggi sottoposta a una pressione costante per il contenuto delle sue posizioni e a reiterate violenze istituzionali da parte in primo luogo del governo degli Stati Uniti, Albanese non è la prima persona nel suo ruolo, come ha sottolineato lei stessa più volte, a doversi districare tra attacchi frontali e delegittimazioni.

Abbiamo raggiunto Michael Lynk, che ha preceduto Francesca Albanese come Relatore speciale delle Nazioni Unite sui Territori palestinesi occupati. Durante il suo mandato tra il 2016 e il 2022, Lynk ha osservato e documentato una delle occupazioni più lunghe del mondo contemporaneo, contribuendo a definire giuridicamente alcuni degli aspetti più delicati del dibattito internazionale. 

Professor Lynk, oggi, qual è la sua valutazione della situazione nei Territori palestinesi occupati e quali fattori ritiene più preoccupanti nel prossimo futuro?


Questo è il periodo più buio dell’occupazione israeliana, se misurato rispetto a quasi 60 anni di un’occupazione già buia, spietata e oppressiva. Il programma del governo israeliano per annettere illegalmente la Cisgiordania, dopo aver già annesso illegalmente Gerusalemme Est in due fasi nel 1967 e nel 1980, equivale a una versione più spinta dell’occupazione, portata avanti sotto gli occhi della comunità internazionale, ma con una reazione effettiva sorprendentemente debole.

L’annessione di territori occupati è illegale secondo il diritto internazionale dalla fine della Seconda Guerra Mondiale, e l’annessione da parte di Israele di territorio palestinese è stata dichiarata illegale dal Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite, dall’Assemblea Generale e dalla Corte Internazionale di Giustizia. Israele continua però a godere di impunità rispetto alle conseguenze delle proprie azioni a causa della passività dell’Europa e del Nord America.

La crescita esponenziale degli insediamenti israeliani, l’asse portante dell’apartheid israeliano nel territorio palestinese occupato, negli ultimi anni indica sia la volontà israeliana di annettere formalmente la Cisgiordania sia l’inefficacia delle tiepide critiche provenienti dall’Occidente. Oggi, con i continui annunci israeliani di nuovi insediamenti, l’aumento drastico della violenza dei coloni e dell’esercito contro i palestinesi in Cisgiordania, e la crescente confisca di terre palestinesi per l’espansione degli insediamenti e per strade riservate ai coloni, la maschera è caduta. Se il Nord globale non adotterà misure decisive contro Israele mediante sanzioni e disinvestimenti, di fronte alla crescita incessante degli insediamenti e al genocidio a Gaza, allora non è mai stato realmente interessato a sostenere una soluzione a due Stati. 

sabato 2 maggio 2026

Tortura e genocidio. Relazione della relatrice speciale sulla situazione dei diritti umani nei territori palestinesi occupati dal 1967, Francesca Albanese

Da: We Stand With Francesca Albanese - https://www.un.org/unispal/document/torture-and-genocide-report-francesca-albanese-a-hrc-61-71/?

Vedi anche: Disunited Nations. Medio Oriente: l'ONU nella bufera 

Leggi anche: L'impunità non durerà per sempre - Francesca Albanese

Riepilogo:

Nella presente relazione, la Relatrice speciale sulla situazione dei diritti umani nei territori palestinesi occupati dal 1967 esamina l'uso sistematico da parte di Israele della tortura contro i palestinesi provenienti dai territori palestinesi occupati a partire dal 7 ottobre 2023, includendo pratiche di detenzione e non detenzione che raggiungono la soglia del genocidio ai sensi della Convenzione per la prevenzione e la repressione del crimine di genocidio. Documenta come la tortura sia diventata parte integrante del dominio e della punizione inflitti a uomini, donne e bambini, sia attraverso abusi in custodia sia attraverso un'implacabile campagna di sfollamento forzato, uccisioni di massa, privazioni e distruzione di ogni mezzo di sussistenza, al fine di infliggere dolore e sofferenza collettiva a lungo termine. Viene imposto un regime continuo e pervasivo a livello territoriale di terrore psicologico, concepito per spezzare i corpi, privare un popolo della sua dignità e costringerlo ad abbandonare la propria terra. Non si tratta di violenza occasionale. È l'architettura del colonialismo di insediamento, costruita su un fondamento di disumanizzazione e mantenuta da una politica di crudeltà e tortura collettiva. 

I. Introduzione

1. Nella presente relazione, il Relatore speciale sulla situazione dei diritti umani nei territori palestinesi occupati dal 1967 esamina l'uso della tortura – l'inflizione intenzionale di dolore o sofferenza gravi, fisici o mentali, a fini di intimidazione e coercizione o per qualsiasi motivo basato sulla discriminazione – da parte di Israele contro i palestinesi in quanto gruppo, e constata che la tortura è una caratteristica strutturale del genocidio in corso e del più ampio apartheid coloniale di insediamento.

2. Poiché la sua missione è stata ostacolata da Israele, la relatrice speciale ha raccolto informazioni pertinenti attraverso documenti scritti,¹ tra cui oltre 300 testimonianze raccolte da numerose organizzazioni; consultazioni a distanza con esperti legali e sopravvissuti alla tortura; e una revisione di fonti primarie e pubbliche, comprese le testimonianze di informatori israeliani.

3. La tortura è sempre stata una caratteristica centrale dell'espropriazione dei palestinesi da parte di Israele. Tuttavia, dall'ottobre 2023, Israele ha impiegato la tortura su una scala che suggerisce una vendetta collettiva e un intento distruttivo. Il fatto che i palestinesi siano presi di mira "come un'intera nazione là fuori che è responsabile", per usare le parole del presidente israeliano Isaac Herzog,² è evidente nella brutalità del sistema di detenzione israeliano e nel più ampio regime carcerario imposto a tutti i palestinesi. Caratterizzate come necessarie per la "sicurezza" di Israele, queste pratiche operano come un progetto ideologico di distruzione sociale, normalizzando la crudeltà e con l'obiettivo politico di indebolire la "nazione" palestinese.

sabato 25 aprile 2026

Disunited Nations. Medio Oriente: l'ONU nella bufera

Da: https://www.arte.tv - 

Leggi anche: L'impunità non durerà per sempre - Francesca Albanese


Relatrice speciale dell’ONU sulla situazione dei diritti umani nei territori palestinesi occupati, Francesca Albanese denunciava già nel marzo 2024 il genocidio a Gaza. Seguendo il suo percorso, questo documentario ci conduce nel cuore della crisi di un’istituzione: l’ONU, a 80 anni dalla sua creazione, deve fare i conti con la propria impotenza nel fermare il massacro delle popolazioni civili. 

giovedì 23 aprile 2026

L'impunità non durerà per sempre - Francesca Albanese

Da: We Stand With Francesca Albanese - Francesca Albanese  è una giurista e docente italiana, specializzata in diritto internazionale e diritti umani. Dal 2022 è relatrice speciale delle Nazioni Unite sui territori palestinesi occupati.- Francesca Albanese -

Leggi anche: PERCHÉ TANTO ODIO NEI CONFRONTI DI FRANCESCA ALBANESE? - Lavinia Marchetti 

Vedi anche: "Genocidio di Gaza: un crimine collettivo": presentazione del nuovo report della relatrice ONU, Francesca Albanese - Conferenza stampa di Stefania Ascari https://webtv.camera.it/evento 

Francesca Albanese, relatrice speciale dell'Onu, a margine della conferenza alla Camera dei Deputati: https://www.facebook.com/reel/1032709016581993 

La Confessione: Francesca Albanese - https://www.raiplay.it/video/2025/10/Francesca-Albanese 


Il 21 gennaio 2026, la relatrice speciale dell'ONU sui territori palestinesi occupati, Francesca Albanese, ha affermato che "l'impunità non durerà per sempre" in merito alle gravi violazioni del diritto internazionale a Gaza e all'occupazione israeliana in corso. 

Ha fatto queste osservazioni in un'intervista rilasciata a seguito di una lezione alla SOAS University of London (+972 Magazine, 2026). 

Albanese ha notato che, anche se la copertura mediatica globale è diminuita dopo un cessate il fuoco formale, l'emergenza umanitaria e la violenza contro i civili persistono. Secondo lei, ciò riflette un continuo modello di violenza che non può durare all'infinito senza responsabilità (+972 Magazine, 2026). 

Le sue osservazioni emergono tra le crescenti tensioni che riguardano il ruolo degli esperti e delle istituzioni internazionali. Nel luglio 2025, gli Stati Uniti hanno sanzionato Albanese, sostenendo che si stava impegnando in una "guerra politica ed economica" attraverso le sue critiche a Israele. 

Ha respinto le sanzioni, descrivendole come uno sforzo per intimidirla, e ha ribadito la sua dedizione a sostenere la giustizia e il diritto internazionale (Al Jazeera, 2025; Euronews, 2025). 

I gruppi per i diritti umani, tra cui Amnesty International, hanno condannato le sanzioni, caratterizzandole come una violazione dei principi fondamentali della giustizia internazionale e un tentativo di reprimere la difesa dei diritti umani. L'organizzazione ha chiesto anche agli altri governi di opporsi a tali azioni (Amnesty International, 2025). 

Le dichiarazioni di Albanese suggeriscono un cambiamento più ampio nella consapevolezza internazionale. Lei sostiene che, sebbene i progressi possano essere graduali, le richieste di giustizia e responsabilità stanno diventando sempre più importanti nelle discussioni globali. 

Secondo la sua prospettiva, un sistema che tollera l'impunità prolungata è sempre più incompatibile con un ordine internazionale che aspira a sostenere gli standard giuridici e morali di fronte a conflitti duraturi. 

Riferimenti
+972 Rivista. (2026, 21 gennaio). 'L'impunità non durerà per sempre': cosa fa sperare Francesca Albanese.
Al Jazeera. (2025, luglio). L'esperto dell'ONU Albanese respinge le sanzioni "oscene" degli USA per aver criticato Israele.
Euronews. (2025, 11 luglio). Albanese, investigatore dell'ONU Palestina, le sbatte le sanzioni degli Stati Uniti come "un segno di colpa".
Amnesty International. (2025). USA: le sanzioni contro la relatrice speciale ONU Francesca Albanese sono un affronto vergognoso alla giustizia internazionale.

martedì 31 marzo 2026

"Tortura e Genocidio" - Francesca Albanese

Da: https://www.assopacepalestina.org - Originale: https://kritica.it - Francesca Albanese è una giurista e docente italiana, specializzata in diritto internazionale e diritti umani. Dal 2022 è relatrice speciale delle Nazioni Unite sui territori palestinesi occupati. - Francesca Albanese 

Leggi anche: "Genocidio di Gaza: un crimine collettivo" - Francesca Albanese 

Vedi anche: Fame e speculazione a Gaza - Chris Hedges intervista Francesca Albanese



Si intitola “Tortura e genocidio” e documenta le torture sistematiche sui palestinesi da parte di Israele. In anteprima in italiano per i nostri lettori. (Kritica, 23 marzo 2026) 


Oggi 23 marzo a Ginevra, la Relatrice Speciale sulla situazione dei diritti umani nei Territori Palestinesi Occupati dal 1967 Francesca Albanese presenterà il suo ultimo report. Si intitola “Tortura e genocidio” e documenta l’uso sistematico delle torture da parte del regime israeliano nei confronti delle popolazioni palestinesi.

Come si legge nella sintesi: “Questo rapporto esamina l’uso sistematico della tortura da parte di Israele contro i palestinesi nel Territorio Palestinese Occupato, a partire dal 7 ottobre 2023, considerando pratiche sia detentive che non, le quali raggiungono la soglia per configurare il crimine di genocidio ai sensi della Convenzione sul Genocidio.

Documenta come la tortura sia divenuta parte integrante del dominio e delle punizioni inflitte a uomini, donne e bambini, sia attraverso abusi in detenzione sia mediante una campagna incessante di sfollamento forzato, uccisioni di massa, privazione e distruzione di tutti i mezzi di sussistenza, al fine di infliggere dolore e sofferenza collettivi sul lungo periodo. Viene imposto un regime perpetuo e territorialmente pervasivo di terrore psicologico, progettato per spezzare i corpi, privare un popolo della propria dignità e costringerlo ad abbandonare la propria terra.

Questa non è violenza incidentale. È l’architettura del colonialismo di insediamento, costruito sulla disumanizzazione e mantenuto da politiche di crudeltà e tortura collettiva.”

Kritica ha tradotto il report in anteprima in italiano, puoi leggerlo qui: UN-SR-OPT_Torture-and-Genocide_Report_Unedited_EN-it

Riportiamo di seguito le conclusioni e le raccomandazioni del rapporto:

sabato 21 febbraio 2026

È ANCORA POSSIBILE OPPORSI AD UN GENOCIDIO. CHI NON LO FA (QUASI TUTTI) È COMPLICE. VOGLIO RINGRAZIARE QUESTE PERSONE A CUI È RIMASTA ADDOSSO DELL’UMANITÀ. - Lavinia Marchetti

 Da: https://laviniamarchetti.altervista.org - Lavinia Marchetti - Lavinia Marchetti -

Vedi anche: Disunited Nations Medio Oriente: l'ONU nella bufera 

I casi del telecronista Stefan Renna, della regista Kawthar ibn Haniyya e della relatrice ONU Francesca Albanese.

– Stefan Renna: ha trasformato una telecronaca tecnico-sportiva in un atto di denuncia politica, scatenando un dibattito globale sui confini del giornalismo sportivo e sulla coerenza etica delle organizzazioni internazionali come il Comitato Olimpico Internazionale (CIO). Durante la discesa dell’equipaggio israeliano composto dal pilota Adam Edelman e dal frenatore Menachem Chen, Renna ha sospeso il consueto commento su traiettorie e tempi intermedi per focalizzarsi sul profilo ideologico dell’atleta Edelman. Il giornalista ha citato esplicitamente le dichiarazioni pubbliche del bobbista, che si era autodefinito “sionista fino al midollo” e aveva descritto l’operazione militare a Gaza come “la guerra più moralmente giusta della storia”.

L’analisi di Renna non si è limitata alla citazione, ma ha esteso il campo alla condotta extra-sportiva di Edelman. Il bobbista, nato a Boston ma rappresentante di Israele, è stato accusato di aver utilizzato i suoi canali social per minacciare attivisti internazionali, tra cui Greta Thunberg e i membri della “Global Sumud Flotilla”, auspicando per loro un incontro con Hamas a Gaza come “metodo diverso per ottenere lo stesso risultato finale”. Renna ha sottolineato come la partecipazione di atleti con posizioni così radicali e bellicose ponga un interrogativo profondo sulla missione olimpica di pace. Il giornalista ha ricordato come l’istituzione olimpica abbia escluso gli atleti russi e bielorussi a causa del conflitto in Ucraina, invocando la neutralità politica dello sport. Tuttavia, tale rigore sembra svanire di fronte al sostegno esplicito di atleti israeliani a operazioni militari definite da commissioni d’inchiesta delle Nazioni Unite come potenziali atti di genocidio.La risposta della RTS è stata indicativa della fragilità del sistema dell’informazione di fronte a temi polarizzanti. Sebbene il broadcaster abbia ammesso la veridicità fattuale delle informazioni riportate da Renna, ha rimosso il filmato dal proprio sito web, giustificando la scelta con l’inappropriatezza del formato e della lunghezza dell’intervento all’interno di un commento sportivo. La critica interna ed esterna ha però sollevato il dubbio che tale rimozione fosse dettata dal timore di ritorsioni politiche e diplomatiche, specialmente in un momento in cui la Svizzera si trovava a discutere il rinnovo della propria legge sulla radiotelevisione.

domenica 15 febbraio 2026

Disunited Nations Medio Oriente: l'ONU nella bufera

Da: https://www.arte.tv - 

Leggi anche: Albanese alla Camera, ma per FdI è “un’offesa” - Tommaso Rodano  

Scene di caccia alle streghe degli anti-antisemiti - Ada Waltz , Massimo Zucchetti 

Vedi anche: Odifreddi e Russell celebrano la Giornata della Memoria Palestinese 


Disunited Nations Medio Oriente: 
l'ONU nella bufera 
Regia: Christophe Cotteret
Paese: Francia, Belgio
Anno: 2025 


Relatrice speciale dell’ONU sulla situazione dei diritti umani nei territori palestinesi occupati, Francesca Albanese denunciava già nel marzo 2024 il genocidio a Gaza. Seguendo il suo percorso, questo documentario ci conduce nel cuore della crisi di un’istituzione: l’ONU, a 80 anni dalla sua creazione, deve fare i conti con la propria impotenza nel fermare il massacro delle popolazioni civili. 

giovedì 5 febbraio 2026

Albanese alla Camera, ma per FdI è “un’offesa” - Tommaso Rodano

Da: https://www.ilfattoquotidiano.it - Tommaso Rodano Giornalista, scrive sul Fatto Quotidiano dalla sua prima estate, quella del 2010. In genere si occupa di politica, raramente di cose serie. 

Vedi anche: "Genocidio di Gaza: un crimine collettivo": presentazione del nuovo report della relatrice ONU, Francesca Albanese - Conferenza stampa di Stefania Ascari https://webtv.camera.it/evento

Francesca Albanese, relatrice speciale dell'Onu, a margine della conferenza alla Camera dei Deputati: https://www.facebook.com/reel/1032709016581993

Francesca Albanese torna alla Camera per parlare del genocidio a Gaza in un clima non proprio accogliente. Sono giorni di riflusso securitario e ipotesi repressive, dopo le violenze della manifestazione di Torino per Askatasuna. Solo venerdì, inoltre, quella stessa sala stampa era stata prenotata dal leghista Furgiuele per ospitare alcuni esponenti di Casapound, rimasti fuori dal palazzo per la protesta dei parlamentari di opposizione. Per Fratelli d’Italia invece l’intervento di Albanese è inaccettabile. L’editto è del questo re di Montecitorio Paolo Trancassini: la Camera “non può trasformarsi in una tribuna” per figure divisive. L’accusa ancora prima che Albanese parlasse –è di manipolare i fatti, alimentare una narrazione ostile a Israele e usare il Parlamento come “cassa di risonanza per tesi ideologiche”. Per la senatrice Ester Mieli, Albanese alla Camera è semplicemente “un’offesa per gli italiani”. RESTA DA CAPIRE cosa ci sia di offensivo, nel discorso della relatrice dell’Onu (accompagna ta dai deputati del M5S Ascari, Carotenuto e Auriemma, dal senatore di Avs De Cristofaro e dal deputato del Pd Scotto). 

Albanese ha presentato il suo ul timo rapporto, già discusso all’Assemblea generale delle Nazioni Unite: Genocidio di Gaza: un crimine collettivo. Il documento insiste su un punto preciso: il genocidio non è il prodotto di un singolo Stato, ma l’esito di un sistema di complicità internazionale che coinvolge governi, alleanze militari, aziende, banche e istituzioni finanziarie. In questo quadro l’Italia occupa una posizione non marginale: tra il 2020 e il 2024 è stata il terzo fornitore mondiale di armi a Israele, dopo Stati Uniti e Germania. Continua a consentire il transito di carichi militari, partecipa a programmi di addestramento e intelligence ed è partner del progetto F-35, centrale nei bombardamenti su Gaza, con Leonardo tra i principali attori industriali. 

A Gaza, intanto, la situazione resta drammatica, anche se i riflettori mediatici si sono spostati altrove: oltre 70 mila morti confermati, migliaia di dispersi, popolazione senza accesso stabile a cibo, acqua ed elettricità, bambini morti di ipotermia, mentre in Cisgiordania continuano espropri, sfollamenti e violenze dei coloni. 

Per Albanese parlare di “ricostruzione” senza giustizia è una finzione: “Non si ricostruisce nulla su fosse comuni”. 

ALBANESE ha commentato le ipotesi di legge sull’antisemitismo: “Strumentalizzare la lotta necessaria contro l’antisemitismo per proteggere uno Stato –Israele – accusato di crimini gravissimi contro l’umanità, rischia di minare le fondamenta dell’ordine democratico e della libertà di espressione”. 

A margine della conferenza, interpellata sugli scontri di Torino, ha rilasciato una di chiarazione che non mancherà di fomentare le polemiche a destra: “Le forze dell’ordine sono state difese nel contesto italiano –ha risposto a chi le chiedeva dei carabinieri minacciati e fatti inginocchiare da un riservista dell’Idf nei pressi di Ramallah – mi chiedo perché non siano state difese anche quando sono state aggredite da chi semina il terrore in Cisgiordania”.  

domenica 1 febbraio 2026

Democrazia in tempo di guerra: censurare l'informazione, disciplinare la cultura e la scienza -


La diretta dell'evento con Angelo d'Orsi e Alessandro Barbero

                                                                         

Ringrazio Lara Ballurio per l'onesta cronaca della serata di ieri. (Angelo d'Orsi)
_____________________

Ieri sera, 28 gennaio, Torino aveva addosso quell’aria particolare che accompagna le serate destinate a lasciare un segno. Non l’euforia delle grandi feste né la ritualità delle commemorazioni, ma una tensione composta, quasi vigile. Quella che si respira quando anche un appuntamento culturale deve essere protetto, organizzato, presidiato. Come se le parole, prima ancora dei fatti, potessero diventare pericolose. 

Il titolo dell’incontro non lasciava spazio ad ambiguità: “Democrazia in tempo di guerra” e il sottotitolo, “Censurare l’informazione, disciplinare la cultura e la scienza”, chiariva subito che non si trattava di una semplice conferenza, ma di una presa di posizione. Sul palco del Palazzetto dello Sport di Parco Ruffini, i due storici, professori universitari e intellettuali torinesi Angelo D’Orsi e Alessandro Barbero hanno finalmente tenuto la conferenza che era stata bloccata il 9 dicembre 2025, riportandola nello spazio pubblico da cui era stata esclusa.

mercoledì 28 gennaio 2026

Scene di caccia alle streghe degli anti-antisemiti - Ada Waltz , Massimo Zucchetti

Da: https://contropiano.org -  Massimo Zucchetti è professore ordinario dal 2000 presso il Politecnico di Torino, Dipartimento di Energia. Attualmente è docente di Radiation Protection, Tecnologie Nucleari, Storia dell’energia, Centrali nucleari. - Massimo Zucchetti - https://zucchett.wordpress.com

Leggi anche: La definizione di antisemitismo dell’IHRA - Ugo Giannangeli  

Antisemitismo e antisionismo sono collegati tra loro? - Alessandra Ciattini  

I COLONI ISRAELIANI: DALLE RADICI DEL SIONISMO ALLA REALTÀ CONTEMPORANEA - Lavinia Marchetti  

PALESTINA. Economia e occupazione: dal Protocollo di Parigi ad oggi. - Francesca Merz  

Criminalizzazione delle vittime e della Solidarietà: la deriva italiana made in Israel - Angela Lano

Come la lotta all’antisemitismo viene strumentalizzata dai partigiani di Israele.

Costantino Ciervo si occupa del conflitto mediorientale da decenni. Nato a Napoli nel 1961, Ciervo, noto come artista soprattutto per le sue installazioni multimediali, vive da molti anni a Berlino e sa bene quanto il tema sia delicato in Germania. Sui discendenti dei carnefici nazisti grava il peso storico della colpa della Shoah.

A causa dei crimini contro lumanità commessi dai loro nonni, lesistenza dello Stato di Israele e la sua difesa sono e devono rimanere per sempre ragion di Stato tedesca: questo è stato inculcato ai tedeschi non solo da Angela Merkel, ma da ogni parte, per oltre mezzo secolo. Così, in Germania, qualsiasi critica a Israele è da tempo sotto il sospetto di antisemitismo. E nessuna accusa è tanto dannosa per la reputazione di qualcuno quanto quella di antisemitismo.

Ciononostante, già nel 2002 Ciervo aveva affrontato il tema del conflitto israelo-palestinese con la produzione di un video a due canali sincronizzati di circa dieci minuti, dal quale nel 2011 ha sviluppato la video-scultura cinetica “Pale-Judea. Lopera è composta da due monitor montati su una bilancia, nei quali appare lattore Horst Günter Marx. In uno dei monitor, egli interpreta un israeliano che motiva la propria rivendicazione sulla terra tra il Giordano e il Mediterraneo; nellaltro, espone invece le contro-argomentazioni di un palestinese.

Nonostante la discussione accesa e aspra dei due contendenti, il titolo dellopera, Pale-Judea, rimanda allutopia di Ciervo: che entrambi i popoli smettano di combattersi e lavorino insieme a uno Stato democratico comune, nel quale tutti godano degli stessi diritti.

Da questa idea prende le mosse la concezione complessiva della mostra di Ciervo “Comune. Il paradosso della somiglianza nel conflitto mediorientale”, attualmente visitabile al Museum Fluxus+ di Potsdam.

venerdì 12 dicembre 2025

Caccia alle streghe: l'eretico e l'Inquisizione: perché l'Occidente teme Francesca Albanese - Michele Leonardi

Da: https://www.counterpunch.org - Michele Leonardi - Francesca Albanese è una giurista e docente italiana, specializzata in diritto internazionale e diritti umani. Dal 2022 è relatrice speciale delle Nazioni Unite sui territori palestinesi occupati.- Francesca Albanese -


Francesca Albanese, Relatrice Speciale delle Nazioni Unite sulla situazione dei diritti umani nei territori palestinesi occupati dal 1967 , rappresenta una minaccia sistemica ed esistenziale alla narrazione della "civiltà occidentale" e al mito della supremazia propagandato quotidianamente dall'establishment. 

Nel panorama mediatico italiano, Maurizio Molinari (ex direttore de La Repubblica e La Stampa ) e l'opinionista televisivo Davide Parenzo sono i principali esempi di questo marciume sistemico, rappresentando due dei peggiori esempi di media dominati dal sionismo in Italia. Come ha sottolineato Chris Hedges lo scorso fine settimana in un forum a Roma, queste persone – come i loro omologhi americani del New York Times o del Washington Post – non possono essere considerate giornalisti, ma servitori del potere e, in questo caso, dell'hasbara israeliana (il sistema di propaganda sionista).

La ferocia della caccia alle streghe contro Albanese non è casuale; è una risposta al panico. È pericolosa per l'establishment non perché sia ​​una politica che usa slogan, ma perché brandisce l'arma tecnica e inattaccabile del diritto internazionale contro una macchina propagandistica costruita sulla menzogna. Questa paura si è manifestata in attacchi che sono degenerati in isteria medievale, perpetrati non solo da Israele, ma da un'alleanza occidentale – che include gli Stati Uniti e la maggior parte degli Stati membri dell'UE – profondamente complice del genocidio in corso. 

giovedì 4 dicembre 2025

PERCHÉ TANTO ODIO NEI CONFRONTI DI FRANCESCA ALBANESE? - Lavinia Marchetti

Da: https://laviniamarchetti.altervista.org - Lavinia Marchetti - Lavinia Marchetti -

Leggi anche: https://contropiano.org/interventi/2025/12/10/lincredibile-macchina-del-fango-contro-una-sola-persona-francesca-albanese-0189715 

https://laviniamarchetti.altervista.org/la-macchina-della-propaganda-digitale-contro-francesca-albanese 

Ci sono figure che entrano nel dibattito pubblico e diventano un bersaglio immediato, come se concentrassero su di sé tensioni rimaste a lungo senza nome. Francesca Albanese, relatrice speciale ONU sui territori palestinesi occupati, rientra in questa categoria. Prima donna in quel mandato, confermata per un secondo periodo dopo il 2025, si muove in uno spazio già infiammato e infettato. Svolge un ruolo in cui si parla di colonialismo, di genocidio e di diritto internazionale. Cosa significa? Significa mettere il becco nelle colpe dell’Europa. Nel suo caso, però, la quantità di odio, dileggio, aggressione simbolica supera di molto il conflitto politico usuale. Viene sanzionata dagli Stati Uniti per i suoi rapporti sul ruolo delle imprese nell’economia dell’occupazione; viene dichiarata indesiderata in Israele; riceve attacchi continui da governi, partiti, gruppi di pressione filoisraeliani, mentre una parte consistente della società “civile” globale firma appelli a sua difesa. Analizziamo un po’ più in dettaglio i meccanismi dell’odio. 


– UNA DONNA CHE PARLA CON AUTORITÀ IN UN CAMPO MASCHILE 

mercoledì 29 ottobre 2025

"Genocidio di Gaza: un crimine collettivo" - Francesca Albanese

Da: https://kritica.it -  Francesca Albanese è una giurista e docente italiana, specializzata in diritto internazionale e diritti umani. Dal 2022 è relatrice speciale delle Nazioni Unite sui territori palestinesi occupati.- Francesca Albanese -

Leggi anche: «Un genocidio redditizio»: Francesca Albanese denuncia il sistema economico dietro la distruzione israeliana di Gaza 


 Quella che segue è la traduzione non ufficiale in italiano, a cura di Kritica, del report della Relatrice Speciale sulla situazione dei diritti umani nei territori palestinesi occupati dal 1967, Francesca Albanese “Genocidio di Gaza: un crimine collettivo”. Il documento ufficiale, pubblicato in inglese il 22 ottobre 2025 in versione preliminare non revisionata, si trova sul sito delle Nazioni Unite a questo link.

Pubblichiamo qui, come introduzione e facilitazione alla lettura, il Sommario, le Conclusioni e le Raccomandazioni, rimandando al documento in PDF integrale di seguito, compreso di note, per leggere il report completo in italiano.

Il Sommario

Il genocidio in corso a Gaza è un crimine collettivo, sostenuto dalla complicità di Stati terzi influenti che hanno permesso violazioni sistematiche e prolungate del diritto internazionale da parte di Israele. Incorniciata da narrazioni coloniali che disumanizzano i palestinesi, questa atrocità trasmessa in diretta streaming è stata facilitata dal sostegno diretto, dall’aiuto materiale, dalla protezione diplomatica e, in alcuni casi, dalla partecipazione attiva degli Stati terzi. Ha messo in luce un divario senza precedenti tra i popoli e i loro governi, tradendo la fiducia su cui si basano la pace e la sicurezza globali. Il mondo si trova ora sul filo del rasoio tra il crollo dello Stato di diritto internazionale e la speranza di un rinnovamento. Il rinnovamento è possibile solo se si affronta la complicità, si assumono le responsabilità e si difende la giustizia.

venerdì 10 ottobre 2025

Il Genocidio è fallito e Netanyahu ha perso - Raniero La Valle

Da: https://www.ilfattoquotidiano.it/.../il.../8154129 - Raniero La Valle - Raniero La Valle è un giornalista, politico e intellettuale italiano. 

Leggi anche: CONSIDERAZIONI SULL’ACCORDO PER IL CESSATE IL FUOCO - Alfredo Facchini - https://www.facebook.com/alfredo.facchini/posts 

ERA PREBELLICA? ALL'ARMI SIAM POLACCHI - Raniero La Valle 

Fino all’ultimo i ciecosionisti (li chiamiamo così perché il sionismo è una cosa più seria e anche più umana di quello che si è manifestato a Gaza) hanno mantenuto il punto che in questo caso non si sia trattato di un genocidio. Ancora domenica alla trasmissione In onda lo ha sostenuto Francesco Giubilei abusando della sofferenza di Liliana Segre, che nell’agosto scorso si era detta “straziata” per l’“abominio” in cui vedeva Israele “sprofondare”, ma si era opposta all’uso di questa parola per aiutare israeliani e palestinesi a non cadere “in quell’abisso”; per reazione a questo abuso, Francesca Albanese si è alzata ed è uscita dallo studio televisivo. 

È dunque opportuno giungere a una conclusione di questa altissima controversia, che non si può liquidare col qualunquistico argomento che non sarebbe importante dare un nome alle cose; e la domanda più pertinente, ora che, se tutto va come sembra promettere, c’è un arresto in questa corsa verso l’abisso, chiedersi come è andata a finire a Gaza. 

“Finire” è il termine sempre usato da Netanyahu per dire che non si sarebbe fermato per nessun motivo (neanche quello di non sacrificare gli ostaggi) prima di “finire il lavoro”. E ora invece deve fermarsi prima che “il lavoro” sia finito. Magari strapperà qualche brandello dei suoi obiettivi, ma non ciò che voleva. Dunque per lui è una micidiale sconfitta, perché per effetto del- l’ordine di Trump l’abominio da lui provocato diventa inutile, e il suo costo, per lui, per Israele e per lo stesso popolo ebraico, si rivela esorbitante. 

A questo punto, più che chiedersi se il genocidio c’è stato o no, è importante chiedersi come è andato a finire, cioè se è riuscito o no. Nella definizione di genocidio, formalizzata dal diritto positivo, ovvero dalla vigente Convenzione sul genocidio, ratificata da 153 Stati, si dà genocidio a due condizioni: che si distrugga in tutto o in parte un gruppo nazionale, etnico, razziale o religioso come tale; e che lo si faccia avendo “l’intenzione” di distruggerlo. 

Ebbene, quello che è accaduto a Gaza è che Netanyahu e il governo di Israele hanno effettivamente distrutto la popolazione di Gaza. “In parte” uccidendola, “in tutto” riducendo essa e la sua terra a un “non essere”. Ma sono stati battuti nell’intenzione di farla finita con la “questione palestinese”, cioè di distruggere il popolo palestinese “come tale”, ossia nella sua esistenza politica come popolo, sia che ciò voglia dire uno “Stato palestinese”, sia che, essendo questo Stato reso impossibile e per sempre escluso da Netanyahu, voglia dire una esistenza statuale con pieni diritti in uno Stato multinazionale democratico e pluralista. 

Perciò Netanyahu e la versione teocratica del “messianismo realizzato” sono stati sconfitti, mentre il popolo palestinese può di nuovo contare di vivere e di potere, sia pure con ulteriori patimenti e lotte, realizzare le sue speranze e acquisire i suoi diritti. 

E chi ha vinto? Secondo la cronaca, ha vinto Trump dettando la sua legge a Israele e minacciando i palestinesi. Ma, secondo la grande storia, hanno vinto la Flotilla, quanti si sono idealmente domiciliati a Gaza, a cominciare da Papa Francesco che lo faceva ogni sera abbracciandone per telefono il parroco, hanno vinto le folle che sono insorte in tutto il mondo per difendere la causa dei palestinesi e dell’umanità, hanno vinto i tre milioni di giovani e meno giovani che in Italia, in cento città, si sono “alzati dai divani” e “hanno gettato il corpo nella lotta”, come ha scritto Simonetta Sciandivasci l’altro giorno sulla Stampa. 

Ma si è rivista anche l’America che ci era consueta, che non poteva perdersi nel mostrare di sposare l’intenzione di distruggere “in tutto” un popolo negato e oppresso, lei che pretende di essere la luce dei popoli e il modello normativo della democrazia e dell’umanesimo universale. 

Per tutto questo, il genocidio non è riuscito. 

martedì 23 settembre 2025

Gaza che fare, rivedi il dibattito con Francesca Albanese, Aya Ashour, E...

Da: Il Fatto Quotidiano - Francesca Albanese è una giurista e docente italiana, specializzata in diritto internazionale e diritti umani. Dal 2022 è relatrice speciale delle Nazioni Unite sui territori palestinesi occupati (Francesca Albanese). - Elena Basile è un'ex diplomatica e scrittrice italiana. Dal 2013 al 2021 ha prestato servizio come ambasciatrice in Svezia e Belgio e nel 2023 ha lasciato il servizio diplomatico con il grado di plenipotenziario (https://www.facebook.com/elena.basile11 - Elena Basile). - Aya Ashour è una ricercatrice palestinese ed è riuscita a fuggire all’inferno di Gaza anche grazie a Tomaso Montanari e all’università per stranieri di Siena, che l’ha accolta a braccia aperte e dove ha potuto tornare a fare il suo lavoro. - Vincenzo Porpiglia Emergency Coordinator | Medici Senza Frontiere. 

Vedi anche: GAZA, Il lato oscuro del conflitto che non conosci: https://www.facebook.com/share/r/1Z5hoPBPPR 

                                                                         

giovedì 28 agosto 2025

Con la camera di Hussam si spegne il giornalismo - Alberto Negri

Da:  https://ilmanifesto.it - Alberto Negri -  Alberto Negri è giornalista professionista dal 1982. Laureato in Scienze Politiche, dal 1981 al 1983 è stato ricercatore all'Ispi di Milano. Storico inviato di guerra per il Sole 24 Ore, ha seguito in prima linea, tra le altre, le guerre nei Balcani, Somalia, Afghanistan e Iraq. 

Leggi anche: Eliana Rivala-strage-per-spegnere-una-telecamera? 

Vedi anche: 𝐈𝐋 𝐃𝐄𝐋𝐈𝐑𝐈𝐎 𝐃𝐄𝐈 𝐍𝐄𝐆𝐀𝐒𝐈𝐎𝐍𝐈𝐒𝐓𝐈 - https://www.facebook.com/share/v/1ADZ2qy7Tn/

RICORDIAMOLI


Uccidono come assassini non come soldati, mentono come i peggiori mafiosi perché sanno di restare impuniti. L’ordine è: spara, spara subito alla telecamera della Reuters. Cadono i primi morti. Poi un silenzio sospeso, sembra irreale.

Arrivano i soccorsi correndo sulle scale dell’ospedale Nasser di Khan Younis. Ecco di nuovo il momento di colpire. Il thank israeliano spara ancora: il bilancio sarà di 20 morti tra cui 5 giornalisti. È la tecnica del «doppio colpo», illegale per le norme internazionali, ma non per Israele. Che adesso si giustifica come un criminale di strada. L’esercito ieri ha affermato che a Gaza la brigata Golani ha colpito la telecamera «ritenendo che fosse stata piazzata lì da Hamas per monitorare i movimenti dei combattenti». 

L’ennesima sanguinosa menzogna di una propaganda senza freni inibitori. Il bersaglio è la camera dell’agenzia britannica Reuters che invia in tutto il mondo in diretta le battaglie e i bombardamenti nella Striscia.

L’inquadratura viene lasciata fissa con piccoli cambi ma deve essere comunque manovrata: a farlo era l’altro giorno Hussam Al Masri, ucciso dall’esplosione. La diretta della Reuters sugli schermi europei si interrompe così all’improvviso. Resta solo un’ultima immagine, la polvere che copre tutto, la fine di Hussam e la morte del giornalismo vero, che dovrebbe spingere, almeno l’Europa ancora libera, a osservare un silenzio stampa per questo che non è un incidente ma un omicidio premeditato.

Questo se non vogliamo, come scriveva ieri Matteo Nucci sul manifesto (distopie-reali-il-racconto-dei-fatti-e-la-narrazione-della-menzogna), che la menzogna ripetuta in maniera ossessiva e dilagante non diventi verità. Le dimensioni del genocidio palestinese, la devastazione di Gaza, la carestia usata come arma di guerra, l’assassinio dei giornalisti e dei testimoni stanno andando oltre ogni limite. E qui c’è ancora chi sostiene che tutto questo è una falsità. E se proprio tutto questo orrore avviene la colpa è di Hamas. Qui c’è gente ancora incline a credere al premier israeliano Netanyahu, inseguito come Putin da un mandato come criminale di guerra della Corte penale internazionale, il quale sostiene che la carestia è una fake news e la maggior parte dei morti sono terroristi.

Persino i servizi israeliani lo smentiscono: l’83% delle vittime a Gaza sono civili. Ma pure di dare consistenza alle sue menzogne Netanyahu, mentre si prepara a occupare Gaza City, non solo bolla come bugiardi tutti – dagli operatori umanitari ai medici, dalle grandi ong ai sopravvissuti – ma cerca di eliminare tutte le fonti con la strage sistematica e voluta dei giornalisti palestinesi. È semplicemente un assassino.

Ma qui il silenzio stampa, l’indignazione, le condanne morali, il riferimento flebile a una giustizia che forse non verrà mai, non bastano. Qui bisogna fare qualche cosa. Applicare sanzioni. L’Unione europea dovrebbe sospendere gli accordi di associazione e di finanziamento di Israele. Magari annullare pure acquisti e vendite di armi e congelare gli insidiosi accordi di sicurezza con il governo di Tel Aviv: è questo che fa dei governanti europei dei complici del massacro di Gaza. Più si va avanti e più si capisce che l’inazione europea con i suoi proclami ipocriti è la maschera di un verità indicibile per molti: Israele fa parte integrante dei nostri apparati di sicurezza, basti pensare che nel 2023 l’Italia ha appaltato a Netanyahu la nostra cybersecurity. Israele sa tutto di noi e noi voltiamo la testa dall’altra parte, siamo persino spinti a dare credito a lui e al suo alleato Trump. Perché l’Unione europea stenta a intervenire? Abbiamo paura. Dal 2022 gli Usa hanno sanzionato 6mila imprese e individui della Russia e neppure vagamente farebbero una ritorsione a Israele: è l’unico stato al mondo che può influire sulla politica a Washington. È possibile che se la Ue o uno stato europeo varasse sanzioni serie a Tel Aviv, gli Stati uniti interverrebbero per fargliela pagare. L’atmosfera pesante che si respira si è capita bene dall’incontro tra Putin e Trump e dalla «non trattativa» sui dazi con gli Usa.

In ballo però non c’è solo la questione palestinese. Lo si capisce bene leggendo il rapporto di Francesca Albanese sull’economia del genocidio, che ha avuto l’ulteriore conferma del quotidiano britannico Guardian. Nella strage di Gaza, forse anche in questa del Nasser, sono coinvolte le grandi multinazionali americane, non solo del settore bellico. Israele si affida a Microsoft e alle sue strutture per archiviare le intercettazioni dei palestinesi nei territori illegalmente occupati. Sorveglianza e intercettazioni tengono un intero popolo sotto controllo: figuriamoci se non sapevano che la telecamera dell’ospedale era della Reuters. Ecco che cosa dovremmo temere e che forse già temono i governi europei: Israele e gli Usa (che detengono la stragrande quota di mercato mondiale della cybersecurity) possono fare di noi quel che vogliono. Il genocidio e gli omicidi di Gaza ci riguardano.