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domenica 25 ottobre 2026

Francesca Albanese, il nuovo rapporto ONU sul «mediacidio». Truth under the rubble: Media in the time of genocide - Lavinia Marchetti

Da: https://laviniamarchetti.substack.com - Lavinia Marchetti -  Lavinia Marchetti Biologa e filosofa politica che scrive su Gaza, i genocidi contemporanei, l'ideologia della guerra giusta, il corpo delle donne in guerra e le forme quotidiane di resistenza. - https://laviniamarchetti.altervista.org

Leggi anche: “La verità sotto le macerie: i media al tempo del genocidio". Nuovo report ONU di Francesca Albanese - https://antimafiaduemila.com - 

Da economia dell’occupazione a economia del genocidio: il rapporto di Francesca Albanese sul business complice di Israele. 

GLI ECONOMISTI ELOGIANO IL RAPPORTO DELLA RELATRICE SPECIALE FRANCESCA ALBANESE ALLE NAZIONI UNITE: 'DALL'ECONOMIA DI OCCUPAZIONE ALL'ECONOMIA DI GENOCIDIO'

PERCHÉ TANTO ODIO NEI CONFRONTI DI FRANCESCA ALBANESE? - Lavinia Marchetti 


Le responsabilità di un giornalismo che ha contribuito alla legittimazione del genocidio palestinese.

«Hind Rajab, 6 anni, trovata morta a Gaza giorni dopo le telefonate con cui chiedeva aiuto».

Il titolo che la BBC ha dedicato a una bambina palestinese, ormai tristemente nota, uccisa dalle forze israeliane con più di 300 pallottole. Lo riprende Francesca Albanese nel suo ultimo rapporto alle Nazioni Unite, Truth under the rubble: Media in the time of genocide, dedicato al ruolo dei mezzi d’informazione nel genocidio di Gaza.

Mi sono subito fermata su quelle due parole, «trovata morta». Mi sembrano il perfetto riassunto di una lezione di giornalismo contemporaneo che dovremmo studiare nelle nostre università dal titolo: come usare la propaganda quando si scrive un articolo. La bambina, per i pochi che non ricordano o non hanno visto il film, aveva sei anni e chiedeva aiuto disperatamente al telefono e le IDF l’hanno crivellata con una quantità di fuoco che poteva sterminare un reggimento. Eppure, una volta arrivata sul tavolo di una redazione fra le più autorevoli del mondo, improvvisamente per la sua morte non c’era alcun responsabile.

«Trovata morta». Sarà stata una fatalità? Magari una disgrazia sopraggiunta in circostanze da chiarire? È impressionante quanto lavoro politico possa fare un verbo, vero? I giornalisti sono maestri in questo. La vicenda di Hind è soltanto uno degli esempi documentati da Albanese nelle ventinove pagine del rapporto A/81/249. Un documento che considero di straordinaria importanza (non che gli altri non lo fossero). Da oltre due anni assistiamo a discussioni interminabili sull’opportunità di usare la parola «genocidio», sull’antisemitismo attribuito a chi critica Israele, addirittura sull’affidabilità dei giornalisti palestinesi (sempre sospettati di essere in combutta con Hamas), ma anche a dubbi (pallywoodiani) sulla liceità morale di mostrare determinate fotografie e sulla loro veridicità. Nel frattempo gli apparati informativi (pochi e in mano di pochissimi “magnati”, leggasi oligarchi) di molte democrazie occidentali hanno contribuito a stabilire quali fatti fossero “credibili” (non si sa bene in base a cosa), addirittura quali testimonianze dovessero essere sottoposte a sospetto e quali dichiarazioni governative potessero raggiungere milioni di persone perché “autorevoli”, ritrovandoci pure un tizio che chiedeva “definisci bambino” in TV in prima serata.

Albanese affronta direttamente la questione della responsabilità dei media.

giovedì 24 settembre 2026

"Io chiedevo cosa succederebbe se… perché a questa domanda non risponde mai nessuno degli armiamoci e partite." - Lavinia Marchetti

Da: Lavinia Marchetti - Lavinia Marchetti -  Lavinia Marchetti - Lavinia Marchetti 

Leggi anche. IL VELO E LA BOMBA - Lavinia Marchetti 

PERCHÉ TANTO ODIO NEI CONFRONTI DI FRANCESCA ALBANESE? - Lavinia Marchetti 


POSSIAMO FARE UNA DISCUSSIONE NON IDEOLOGICA SUL CONFLITTO RUSSO-UCRAINO? (so già che la risposta è no, ma pazienza)

Molte ore di treno mi hanno permesso di leggere la maggior parte dei commenti al mio post precedente. Ho preso appunti. Molti dei commenti erano assai seri, altri mi invitavano a «calarmi i pantaloni» davanti a Putin. Un signore ha stabilito che per annientare la Russia basterebbero due atomiche (bontà sua).

Ho trovato 8 argomentazioni che potrebbero riassumersi in altrettanti tipi psicologici. Analizziamole assieme.

1. I devoti della deterrenza

Sono i più numerosi. Pronunciano la parola «deterrenza» come dei bobbiani dell’ultim’ora, quasi come se nessuno di noi, poveri sprovveduti, ci avesse mai pensato. La dottrina ha antenati illustrissimi, da Bernard Brodie a Thomas Schelling. La distruzione reciproca assicurata renderebbe il primo colpo irrazionale dal momento che chi attacca per primo riceverà comunque una risposta devastante. Anche la NATO fonda la propria sicurezza sulla compresenza di forze nucleari e convenzionali. Dico la verità, finché si espone la teoria non fa una grinza. Poi subito dopo ci viene richiesto l’atto di fede. Tutti devono interpretare correttamente le intenzioni avversarie, conservare il controllo della catena di comando e infine reagire secondo una razionalità identica alla nostra. La storia, mi pare, ci offre qualche motivo di cautela. Durante l’esercitazione Able Archer del 1983, i sovietici prepararono forze nucleari all’impiego immediato, convinti che le manovre potessero coprire un attacco reale. L’ufficiale americano Leonard Perroots (come mi ricordava un commento) evitò di rispondere all’aumento dell’allerta sovietica. Decise, così, per intuito, ignorando la gravità della situazione. I documenti declassificati descrivono rapporti ridotti a un autentico «grilletto facile». Non parliamo della Baia dei Porci e così via. Essere sopravvissuti fino ad ora, prova soltanto che finora la catena degli errori si è interrotta in tempo. Ridurre questa fortuna in una legge storica è un po’ mettersi nelle mani della fede nella Provvidenza, con l’aggiunta dei missili balistici.

mercoledì 5 agosto 2026

Francesca Albanese: il Governo delegittima e Mattarella dorme - Lorenzo Baldo

Da: https://antimafiaduemila.com - Lorenzo Baldo giornalista pubblicista, vicedirettore di «Antimafia Duemila», da sedici anni è inviato a Palermo per il suo giornale. Ha collaborato con «L’Ora quotidiano» e «I Siciliani giovani». - Francesca Albanese è una giurista e docente italiana, specializzata in diritto internazionale e diritti umani. Dal 2022 è relatrice speciale delle Nazioni Unite sui territori palestinesi occupati.- Francesca Albanese - 

Leggi anche: PERCHÉ TANTO ODIO NEI CONFRONTI DI FRANCESCA ALBANESE? - Lavinia Marchetti 

“Quando il mondo dorme”, di Francesca Albanese - Lidia Ravera 

Tortura e genocidio. Relazione della relatrice speciale sulla situazione dei diritti umani nei territori palestinesi occupati dal 1967, Francesca Albanese 

Da economia dell’occupazione a economia del genocidio: il rapporto di Francesca Albanese sul business complice di Israele. 

luce del risveglio albanese


Era stata la vice-presidente M5S al Senato, Alessandra Maiorino, la prima firmataria di un’interrogazione parlamentare che aveva infastidito il Governo. In merito alla crisi in Medio Oriente, si chiedeva all’esecutivo quale fosse la posizione relativa agli attacchi e alle sanzioni del governo americano nei confronti della relatrice speciale delle Nazioni Unite per i territori palestinesi occupati, Francesca Albanese. Nessuna sorpresa dalla risposta giunta pochi giorni dopo: un’ulteriore conferma della complicità del governo Meloni nel genocidio a Gaza, così come della plateale ignavia del presidente della Repubblica, Sergio Mattarella. Che tace vergognosamente mentre lo sterminio del popolo palestinese continua – anche con il sostegno del Governo italiano –, mentre si fanno più pesanti gli attacchi alla giurista che ha avuto il coraggio di denunciare “l’economica del genocidio”.

La tracotanza della risposta pervenuta dal sottosegretario agli Esteri, Edmondo Cirielli, si riassume in pochi semplici passaggi che rimarcano l’assoluta sudditanza del Governo Meloni alle politiche criminali di Netanyahu e di Trump; le considerazioni nei confronti di Francesca Albanese si commentano da sole.

Per il Governo, il suo comportamento è in antitesi ai principi di “integrità” e “buona fede” e questo la rende responsabile di “intaccare la fiducia nell’intero sistema dell’Onu”.

venerdì 10 luglio 2026

Da economia dell’occupazione a economia del genocidio: il rapporto di Francesca Albanese sul business complice di Israele.

Da: https://kritica.it - Occhi di un mondo altro - Francesca Albanese è una giurista e docente italiana, specializzata in diritto internazionale e diritti umani. Dal 2022 è relatrice speciale delle Nazioni Unite sui territori palestinesi occupati.- Francesca Albanese -

Leggi anche: Tortura e genocidio. Relazione della relatrice speciale sulla situazione dei diritti umani nei territori palestinesi occupati dal 1967, Francesca Albanese



Il rapporto di Francesca Albanese sull'economia del genocidio mette a nudo le complicità del mondo del "business" con lo Stato coloniale d'Israele.

Oggi 1° luglio 2025 è uscito il nuovo rapporto di Francesca Albanese – Special Rapporteur per l’ONU sulla situazione dei diritti umani nei territori palestinesi occupati dal 1967 – sulle imprese complici del genocidio che lo Stato di Israele sta perpetrando contro il popolo palestinese. Si tratta di un documento di circa 40 pagine con centinaia di note, pubblicato dall’ONU nella sua versione “advance unedited”, ovvero una bozza avanzata ma non ancora passata per l’editing finale.

Per l’importanza di questo documento, forniamo ai lettori una versione in italiano priva – per ragioni di leggibilità – del corposissimo apparato di note inserite dall’autrice, oltre 400. Evidenziamo inoltre il nome delle aziende principali implicate, secondo quanto denuncia il rapporto, nella complicità con il genocidio in corso. Per la versione completa, disponibile in una serie di lingue (non l’italiano), rimandiamo alla pagina dell’ONU. 

I. Introduzione

Gli sforzi coloniali e i genocidi ad essi associati sono stati storicamente guidati e favoriti dal settore delle imprese. Gli interessi commerciali hanno contribuito all’espropriazione dei popoli e delle terre indigene – una modalità di dominazione nota come “capitalismo coloniale razziale”. Lo stesso vale per la colonizzazione israeliana delle terre palestinesi, la sua espansione nei territori palestinesi occupati e l’istituzionalizzazione di un regime di apartheid coloniale. Dopo aver negato l’autodeterminazione palestinese per decenni, Israele sta ora mettendo a rischio l’esistenza stessa del popolo palestinese in Palestina.

Il ruolo delle imprese nel sostenere l’occupazione illegale di Israele e la campagna genocida in corso a Gaza è l’oggetto di questa indagine, che si concentra sul modo in cui gli interessi delle imprese sostengono la duplice logica coloniale israeliana di sfollamento e sostituzione, volta a espropriare e cancellare i palestinesi dalle loro terre. L’indagine analizza le entità aziendali in vari settori: produttori di armi, aziende tecnologiche, imprese edili e di costruzione, industrie estrattive e di servizi, banche, fondi pensione, assicurazioni, università e associazioni di beneficenza. Queste entità permettono la negazione dell’autodeterminazione e altre violazioni strutturali nei Territori palestinesi occupati, tra cui l’occupazione, l’annessione e i crimini di apartheid e genocidio, oltre a una lunga lista di crimini accessori e violazioni dei diritti umani, dalla discriminazione, alla distruzione selvaggia, allo sfollamento forzato e al saccheggio, fino alle uccisioni extragiudiziali e alla fame.

domenica 14 giugno 2026

ISRAELE È UN ESPERIMENTO COLONIALE FALLITO. UN ESPERIMENTO DA CHIUDERE. - Lavinia Marchetti

Da: https://laviniamarchetti.altervista.org - - Lavinia Marchetti - Lavinia Marchetti -

Leggi anche: «EBRAICO E DEMOCRATICO»: UN OSSIMORO? - Shlomo Sand 
“Solo la pressione della società civile può fermare il genocidio” - Andrea Umbrello intervista Michael Lynk 


ISRAELE È UN ESPERIMENTO COLONIALE FALLITO. UN ESPERIMENTO DA CHIUDERE. 
Settantotto anni di dati attendono un verbale che l'Occidente non vuole firmare. 


Quando un esperimento fallisce, la scienza impone il dovere di sospendere il protocollo e di esaminare i risultati. Nessun laboratorio serio insisterebbe per settantotto anni su un’ipotesi che i dati smentiscono con tale abbondanza. Eppure l’Occidente continua ad armare e ad assolvere Israele, l’ultimo dei suoi esperimenti coloniali e il più costoso, in denaro e in vite umane, un accanimento terapeutico che può solo finire peggio. L’esperimento è fallito, lo vediamo tutti. Resterebbe da redigere il resoconto.

Che si trattasse di un’impresa coloniale lo sapevano per primi i fondatori, i quali parlavano la lingua del loro tempo senza alcun imbarazzo. Herzl, nel 1896, prometteva alle potenze europee “un avamposto di civiltà contro la barbarie”, e nel 1902 scriveva a Cecil Rhodes, il colonizzatore della Rhodesia, invitandolo a riconoscere nel progetto sionista “qualcosa di coloniale”. Jabotinsky, nel 1923, ammise con una franchezza che oggi nessun portavoce si concederebbe, come la colonizzazione potesse procedere soltanto dietro un “muro di ferro” di baionette, poiché sapeva bene storicamente, che nessuna popolazione indigena ha mai acconsentito di buon grado alla propria sostituzione etnica. La dichiarazione Balfour, nel 1917, fu l’atto con cui un impero dispose di una terra altrui in favore di un movimento nato in Europa, riservando agli abitanti, allora il novanta per cento della popolazione, la qualifica sprezzante di “comunità non ebraiche esistenti”. Il vocabolario dell’esperimento era completo prima ancora che l’esperimento cominciasse.

venerdì 22 maggio 2026

Sul genocidio di Gaza e l’obbligo che l’Occidente non vuole vedere - Riccardo Taddei

Da: https://comune-info.net -  Riccardo-Taddei ha oltre trent’anni di esperienza professionale nel campo dei diritti. È autore di L’ordine del Caos. Anatomia del conflitto tra Israele e Palestina (Ombre corte) Riccardo Taddei 

Leggi anche: "Time changes, Crimes don't" - Francesca Fornario 

L’inizio della fine della dottrina della «sicurezza permanente» di Israele - Di Meron Rapoport e Ameer Fakhoury In collaborazione con LOCAL CALL 

“Solo la pressione della società civile può fermare il genocidio” - Andrea Umbrello intervista Michael Lynk 

Il cielo sopra Israele sta diventando cupo - Gideon Levy 

"insieme a tutti gli altri" - Aristide Bellacicco


C’è un equivoco di fondo che attraversa ancora il dibattito pubblico su Gaza, e vale la pena smontarlo con precisione. La domanda «si tratta di un genocidio oppure no?» viene posta come se si trattasse di una questione tassonomica, quasi un problema di classificazione zoologica, qualcosa che riguarda gli esperti di diritto internazionale e non i comuni mortali. Nel frattempo, mentre accademici, opinionisti e cancellerie si accapigliano sul numero esatto di morti necessari per «qualificare» una catastrofe, Gaza e la Cisgiordania bruciano. Ma il problema, a ben vedere, non è solo la risposta. È la domanda stessa.

La Convenzione per la prevenzione e la repressione del crimine di genocidio, adottata dall’Assemblea Generale delle Nazioni Unite il 9 dicembre 1948 — un giorno prima della Dichiarazione Universale dei Diritti Umani, non per caso — non nasce come uno strumento punitivo postumo. Non è un codice penale che si attiva quando ormai i morti si contano a centinaia di migliaia. La Convenzione ha una funzione che il suo stesso titolo enuncia chiaramente: prevenzione e repressione. In quest’ordine.

L’articolo I è lapidario: «Le Parti contraenti confermano che il genocidio, sia che venga commesso in tempo di pace sia che venga commesso in tempo di guerra, è un crimine di diritto internazionale che esse si impegnano a prevenire e a punire». Prevenire viene prima. Non è un dettaglio stilistico, è un’architettura giuridica deliberata, costruita sull’esperienza della Shoah, sull’amara consapevolezza che la comunità internazionale aveva avuto tutti gli strumenti per vedere e non aveva voluto agire.

Settantasei anni dopo, lo stesso schema si ripete con geometrica puntualità.

La Corte Internazionale di Giustizia, nel gennaio 2024, ha stabilito nella causa Sudafrica c. Israele che esisteva un rischio «plausibile» di genocidio a Gaza, e ha ordinato misure cautelari. Non ha detto «genocidio accertato» — la procedura giuridica ha i suoi tempi, e la CIG non è un tribunale penale — ma ha detto qualcosa di giuridicamente equivalente, sul piano degli obblighi degli Stati: agite adesso. Le misure cautelari non sono un parere accademico. Sono un ordine vincolante emesso dalla massima autorità giudiziaria internazionale, in attesa del giudizio definitivo.

Come hanno risposto gli Stati occidentali? Con un dibattito semantico.

martedì 12 maggio 2026

“Solo la pressione della società civile può fermare il genocidio” - Andrea Umbrello intervista Michael Lynk

Da: https://kritica.it/politica - Michael Lynk è un accademico canadese specializzato in diritto. È stato professore associato presso l'Università di Western Ontario dal 1999 fino al suo pensionamento nel 2022. Dal 2016 al 2022 è stato Relatore Speciale sulla situazione dei diritti umani in Palestina. - Andrea Umbrello Giornalista multimediale, documenta storie di prima linea attraverso pubblicazioni internazionali, podcast, libri e fotogiornalismo. Da anni si dedica alla copertura della questione palestinese, delle violazioni dei diritti umani e delle ingiustizie sociali nel mondo. 

Leggi anche: Brevissima storia del conflitto tra Israele e Palestina - ILAN PAPPÉ

È chiaro: Israele ha ora un piano per la pulizia etnica dei palestinesi di Gaza - Gideon Levy  

«EBRAICO E DEMOCRATICO»: UN OSSIMORO? - Shlomo Sand 

I COLONI ISRAELIANI: DALLE RADICI DEL SIONISMO ALLA REALTÀ CONTEMPORANEA - Lavinia Marchetti 

Vedi anche: La politica israeliana tra occupazione e massacro - Gideon Levy


Michael Lynk, Relatore speciale ONU per i territori palestinesi dal 2016 al 2022, ha preceduto Francesca Albanese. “Il suo è il ruolo che richiede più coraggio”. Sostiene che le avvisaglie del genocidio ci fossero tutte già da anni. “Solo la società civile e le organizzazioni per i diritti umani, facendo pressione sulle classi politiche, possono fermare la distruzione del popolo palestinese”. 

Con l’inizio del genocidio israeliano nella Striscia di Gaza, la figura di Francesca Albanese è emersa come una guida nell’impegno contro la cancellazione del popolo palestinese. Relatrice speciale ONU per la situazione dei diritti umani nei Territori occupati, oggi sottoposta a una pressione costante per il contenuto delle sue posizioni e a reiterate violenze istituzionali da parte in primo luogo del governo degli Stati Uniti, Albanese non è la prima persona nel suo ruolo, come ha sottolineato lei stessa più volte, a doversi districare tra attacchi frontali e delegittimazioni.

Abbiamo raggiunto Michael Lynk, che ha preceduto Francesca Albanese come Relatore speciale delle Nazioni Unite sui Territori palestinesi occupati. Durante il suo mandato tra il 2016 e il 2022, Lynk ha osservato e documentato una delle occupazioni più lunghe del mondo contemporaneo, contribuendo a definire giuridicamente alcuni degli aspetti più delicati del dibattito internazionale. 

Professor Lynk, oggi, qual è la sua valutazione della situazione nei Territori palestinesi occupati e quali fattori ritiene più preoccupanti nel prossimo futuro?


Questo è il periodo più buio dell’occupazione israeliana, se misurato rispetto a quasi 60 anni di un’occupazione già buia, spietata e oppressiva. Il programma del governo israeliano per annettere illegalmente la Cisgiordania, dopo aver già annesso illegalmente Gerusalemme Est in due fasi nel 1967 e nel 1980, equivale a una versione più spinta dell’occupazione, portata avanti sotto gli occhi della comunità internazionale, ma con una reazione effettiva sorprendentemente debole.

L’annessione di territori occupati è illegale secondo il diritto internazionale dalla fine della Seconda Guerra Mondiale, e l’annessione da parte di Israele di territorio palestinese è stata dichiarata illegale dal Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite, dall’Assemblea Generale e dalla Corte Internazionale di Giustizia. Israele continua però a godere di impunità rispetto alle conseguenze delle proprie azioni a causa della passività dell’Europa e del Nord America.

La crescita esponenziale degli insediamenti israeliani, l’asse portante dell’apartheid israeliano nel territorio palestinese occupato, negli ultimi anni indica sia la volontà israeliana di annettere formalmente la Cisgiordania sia l’inefficacia delle tiepide critiche provenienti dall’Occidente. Oggi, con i continui annunci israeliani di nuovi insediamenti, l’aumento drastico della violenza dei coloni e dell’esercito contro i palestinesi in Cisgiordania, e la crescente confisca di terre palestinesi per l’espansione degli insediamenti e per strade riservate ai coloni, la maschera è caduta. Se il Nord globale non adotterà misure decisive contro Israele mediante sanzioni e disinvestimenti, di fronte alla crescita incessante degli insediamenti e al genocidio a Gaza, allora non è mai stato realmente interessato a sostenere una soluzione a due Stati. 

sabato 2 maggio 2026

Tortura e genocidio. Relazione della relatrice speciale sulla situazione dei diritti umani nei territori palestinesi occupati dal 1967, Francesca Albanese

Da: We Stand With Francesca Albanese - https://www.un.org/unispal/document/torture-and-genocide-report-francesca-albanese-a-hrc-61-71/?

Vedi anche: Disunited Nations. Medio Oriente: l'ONU nella bufera 

Leggi anche: L'impunità non durerà per sempre - Francesca Albanese

Riepilogo:

Nella presente relazione, la Relatrice speciale sulla situazione dei diritti umani nei territori palestinesi occupati dal 1967 esamina l'uso sistematico da parte di Israele della tortura contro i palestinesi provenienti dai territori palestinesi occupati a partire dal 7 ottobre 2023, includendo pratiche di detenzione e non detenzione che raggiungono la soglia del genocidio ai sensi della Convenzione per la prevenzione e la repressione del crimine di genocidio. Documenta come la tortura sia diventata parte integrante del dominio e della punizione inflitti a uomini, donne e bambini, sia attraverso abusi in custodia sia attraverso un'implacabile campagna di sfollamento forzato, uccisioni di massa, privazioni e distruzione di ogni mezzo di sussistenza, al fine di infliggere dolore e sofferenza collettiva a lungo termine. Viene imposto un regime continuo e pervasivo a livello territoriale di terrore psicologico, concepito per spezzare i corpi, privare un popolo della sua dignità e costringerlo ad abbandonare la propria terra. Non si tratta di violenza occasionale. È l'architettura del colonialismo di insediamento, costruita su un fondamento di disumanizzazione e mantenuta da una politica di crudeltà e tortura collettiva. 

I. Introduzione

1. Nella presente relazione, il Relatore speciale sulla situazione dei diritti umani nei territori palestinesi occupati dal 1967 esamina l'uso della tortura – l'inflizione intenzionale di dolore o sofferenza gravi, fisici o mentali, a fini di intimidazione e coercizione o per qualsiasi motivo basato sulla discriminazione – da parte di Israele contro i palestinesi in quanto gruppo, e constata che la tortura è una caratteristica strutturale del genocidio in corso e del più ampio apartheid coloniale di insediamento.

2. Poiché la sua missione è stata ostacolata da Israele, la relatrice speciale ha raccolto informazioni pertinenti attraverso documenti scritti,¹ tra cui oltre 300 testimonianze raccolte da numerose organizzazioni; consultazioni a distanza con esperti legali e sopravvissuti alla tortura; e una revisione di fonti primarie e pubbliche, comprese le testimonianze di informatori israeliani.

3. La tortura è sempre stata una caratteristica centrale dell'espropriazione dei palestinesi da parte di Israele. Tuttavia, dall'ottobre 2023, Israele ha impiegato la tortura su una scala che suggerisce una vendetta collettiva e un intento distruttivo. Il fatto che i palestinesi siano presi di mira "come un'intera nazione là fuori che è responsabile", per usare le parole del presidente israeliano Isaac Herzog,² è evidente nella brutalità del sistema di detenzione israeliano e nel più ampio regime carcerario imposto a tutti i palestinesi. Caratterizzate come necessarie per la "sicurezza" di Israele, queste pratiche operano come un progetto ideologico di distruzione sociale, normalizzando la crudeltà e con l'obiettivo politico di indebolire la "nazione" palestinese.

sabato 25 aprile 2026

Disunited Nations. Medio Oriente: l'ONU nella bufera

Da: https://www.arte.tv - 

Leggi anche: L'impunità non durerà per sempre - Francesca Albanese


Relatrice speciale dell’ONU sulla situazione dei diritti umani nei territori palestinesi occupati, Francesca Albanese denunciava già nel marzo 2024 il genocidio a Gaza. Seguendo il suo percorso, questo documentario ci conduce nel cuore della crisi di un’istituzione: l’ONU, a 80 anni dalla sua creazione, deve fare i conti con la propria impotenza nel fermare il massacro delle popolazioni civili. 

giovedì 23 aprile 2026

L'impunità non durerà per sempre - Francesca Albanese

Da: We Stand With Francesca Albanese - Francesca Albanese  è una giurista e docente italiana, specializzata in diritto internazionale e diritti umani. Dal 2022 è relatrice speciale delle Nazioni Unite sui territori palestinesi occupati.- Francesca Albanese -

Leggi anche: PERCHÉ TANTO ODIO NEI CONFRONTI DI FRANCESCA ALBANESE? - Lavinia Marchetti 

Vedi anche: "Genocidio di Gaza: un crimine collettivo": presentazione del nuovo report della relatrice ONU, Francesca Albanese - Conferenza stampa di Stefania Ascari https://webtv.camera.it/evento 

Francesca Albanese, relatrice speciale dell'Onu, a margine della conferenza alla Camera dei Deputati: https://www.facebook.com/reel/1032709016581993 

La Confessione: Francesca Albanese - https://www.raiplay.it/video/2025/10/Francesca-Albanese 


Il 21 gennaio 2026, la relatrice speciale dell'ONU sui territori palestinesi occupati, Francesca Albanese, ha affermato che "l'impunità non durerà per sempre" in merito alle gravi violazioni del diritto internazionale a Gaza e all'occupazione israeliana in corso. 

Ha fatto queste osservazioni in un'intervista rilasciata a seguito di una lezione alla SOAS University of London (+972 Magazine, 2026). 

Albanese ha notato che, anche se la copertura mediatica globale è diminuita dopo un cessate il fuoco formale, l'emergenza umanitaria e la violenza contro i civili persistono. Secondo lei, ciò riflette un continuo modello di violenza che non può durare all'infinito senza responsabilità (+972 Magazine, 2026). 

Le sue osservazioni emergono tra le crescenti tensioni che riguardano il ruolo degli esperti e delle istituzioni internazionali. Nel luglio 2025, gli Stati Uniti hanno sanzionato Albanese, sostenendo che si stava impegnando in una "guerra politica ed economica" attraverso le sue critiche a Israele. 

Ha respinto le sanzioni, descrivendole come uno sforzo per intimidirla, e ha ribadito la sua dedizione a sostenere la giustizia e il diritto internazionale (Al Jazeera, 2025; Euronews, 2025). 

I gruppi per i diritti umani, tra cui Amnesty International, hanno condannato le sanzioni, caratterizzandole come una violazione dei principi fondamentali della giustizia internazionale e un tentativo di reprimere la difesa dei diritti umani. L'organizzazione ha chiesto anche agli altri governi di opporsi a tali azioni (Amnesty International, 2025). 

Le dichiarazioni di Albanese suggeriscono un cambiamento più ampio nella consapevolezza internazionale. Lei sostiene che, sebbene i progressi possano essere graduali, le richieste di giustizia e responsabilità stanno diventando sempre più importanti nelle discussioni globali. 

Secondo la sua prospettiva, un sistema che tollera l'impunità prolungata è sempre più incompatibile con un ordine internazionale che aspira a sostenere gli standard giuridici e morali di fronte a conflitti duraturi. 

Riferimenti
+972 Rivista. (2026, 21 gennaio). 'L'impunità non durerà per sempre': cosa fa sperare Francesca Albanese.
Al Jazeera. (2025, luglio). L'esperto dell'ONU Albanese respinge le sanzioni "oscene" degli USA per aver criticato Israele.
Euronews. (2025, 11 luglio). Albanese, investigatore dell'ONU Palestina, le sbatte le sanzioni degli Stati Uniti come "un segno di colpa".
Amnesty International. (2025). USA: le sanzioni contro la relatrice speciale ONU Francesca Albanese sono un affronto vergognoso alla giustizia internazionale.

martedì 31 marzo 2026

"Tortura e Genocidio" - Francesca Albanese

Da: https://www.assopacepalestina.org - Originale: https://kritica.it - Francesca Albanese è una giurista e docente italiana, specializzata in diritto internazionale e diritti umani. Dal 2022 è relatrice speciale delle Nazioni Unite sui territori palestinesi occupati. - Francesca Albanese 

Leggi anche: "Genocidio di Gaza: un crimine collettivo" - Francesca Albanese 

Vedi anche: Fame e speculazione a Gaza - Chris Hedges intervista Francesca Albanese



Si intitola “Tortura e genocidio” e documenta le torture sistematiche sui palestinesi da parte di Israele. In anteprima in italiano per i nostri lettori. (Kritica, 23 marzo 2026) 


Oggi 23 marzo a Ginevra, la Relatrice Speciale sulla situazione dei diritti umani nei Territori Palestinesi Occupati dal 1967 Francesca Albanese presenterà il suo ultimo report. Si intitola “Tortura e genocidio” e documenta l’uso sistematico delle torture da parte del regime israeliano nei confronti delle popolazioni palestinesi.

Come si legge nella sintesi: “Questo rapporto esamina l’uso sistematico della tortura da parte di Israele contro i palestinesi nel Territorio Palestinese Occupato, a partire dal 7 ottobre 2023, considerando pratiche sia detentive che non, le quali raggiungono la soglia per configurare il crimine di genocidio ai sensi della Convenzione sul Genocidio.

Documenta come la tortura sia divenuta parte integrante del dominio e delle punizioni inflitte a uomini, donne e bambini, sia attraverso abusi in detenzione sia mediante una campagna incessante di sfollamento forzato, uccisioni di massa, privazione e distruzione di tutti i mezzi di sussistenza, al fine di infliggere dolore e sofferenza collettivi sul lungo periodo. Viene imposto un regime perpetuo e territorialmente pervasivo di terrore psicologico, progettato per spezzare i corpi, privare un popolo della propria dignità e costringerlo ad abbandonare la propria terra.

Questa non è violenza incidentale. È l’architettura del colonialismo di insediamento, costruito sulla disumanizzazione e mantenuto da politiche di crudeltà e tortura collettiva.”

Kritica ha tradotto il report in anteprima in italiano, puoi leggerlo qui: UN-SR-OPT_Torture-and-Genocide_Report_Unedited_EN-it

Riportiamo di seguito le conclusioni e le raccomandazioni del rapporto:

sabato 21 febbraio 2026

È ANCORA POSSIBILE OPPORSI AD UN GENOCIDIO. CHI NON LO FA (QUASI TUTTI) È COMPLICE. VOGLIO RINGRAZIARE QUESTE PERSONE A CUI È RIMASTA ADDOSSO DELL’UMANITÀ. - Lavinia Marchetti

 Da: https://laviniamarchetti.altervista.org - Lavinia Marchetti - Lavinia Marchetti -

Vedi anche: Disunited Nations Medio Oriente: l'ONU nella bufera 

I casi del telecronista Stefan Renna, della regista Kawthar ibn Haniyya e della relatrice ONU Francesca Albanese.

– Stefan Renna: ha trasformato una telecronaca tecnico-sportiva in un atto di denuncia politica, scatenando un dibattito globale sui confini del giornalismo sportivo e sulla coerenza etica delle organizzazioni internazionali come il Comitato Olimpico Internazionale (CIO). Durante la discesa dell’equipaggio israeliano composto dal pilota Adam Edelman e dal frenatore Menachem Chen, Renna ha sospeso il consueto commento su traiettorie e tempi intermedi per focalizzarsi sul profilo ideologico dell’atleta Edelman. Il giornalista ha citato esplicitamente le dichiarazioni pubbliche del bobbista, che si era autodefinito “sionista fino al midollo” e aveva descritto l’operazione militare a Gaza come “la guerra più moralmente giusta della storia”.

L’analisi di Renna non si è limitata alla citazione, ma ha esteso il campo alla condotta extra-sportiva di Edelman. Il bobbista, nato a Boston ma rappresentante di Israele, è stato accusato di aver utilizzato i suoi canali social per minacciare attivisti internazionali, tra cui Greta Thunberg e i membri della “Global Sumud Flotilla”, auspicando per loro un incontro con Hamas a Gaza come “metodo diverso per ottenere lo stesso risultato finale”. Renna ha sottolineato come la partecipazione di atleti con posizioni così radicali e bellicose ponga un interrogativo profondo sulla missione olimpica di pace. Il giornalista ha ricordato come l’istituzione olimpica abbia escluso gli atleti russi e bielorussi a causa del conflitto in Ucraina, invocando la neutralità politica dello sport. Tuttavia, tale rigore sembra svanire di fronte al sostegno esplicito di atleti israeliani a operazioni militari definite da commissioni d’inchiesta delle Nazioni Unite come potenziali atti di genocidio.La risposta della RTS è stata indicativa della fragilità del sistema dell’informazione di fronte a temi polarizzanti. Sebbene il broadcaster abbia ammesso la veridicità fattuale delle informazioni riportate da Renna, ha rimosso il filmato dal proprio sito web, giustificando la scelta con l’inappropriatezza del formato e della lunghezza dell’intervento all’interno di un commento sportivo. La critica interna ed esterna ha però sollevato il dubbio che tale rimozione fosse dettata dal timore di ritorsioni politiche e diplomatiche, specialmente in un momento in cui la Svizzera si trovava a discutere il rinnovo della propria legge sulla radiotelevisione.

domenica 15 febbraio 2026

Disunited Nations Medio Oriente: l'ONU nella bufera

Da: https://www.arte.tv - 

Leggi anche: Albanese alla Camera, ma per FdI è “un’offesa” - Tommaso Rodano  

Scene di caccia alle streghe degli anti-antisemiti - Ada Waltz , Massimo Zucchetti 

Vedi anche: Odifreddi e Russell celebrano la Giornata della Memoria Palestinese 


Disunited Nations Medio Oriente: 
l'ONU nella bufera 
Regia: Christophe Cotteret
Paese: Francia, Belgio
Anno: 2025 


Relatrice speciale dell’ONU sulla situazione dei diritti umani nei territori palestinesi occupati, Francesca Albanese denunciava già nel marzo 2024 il genocidio a Gaza. Seguendo il suo percorso, questo documentario ci conduce nel cuore della crisi di un’istituzione: l’ONU, a 80 anni dalla sua creazione, deve fare i conti con la propria impotenza nel fermare il massacro delle popolazioni civili. 

giovedì 5 febbraio 2026

Albanese alla Camera, ma per FdI è “un’offesa” - Tommaso Rodano

Da: https://www.ilfattoquotidiano.it - Tommaso Rodano Giornalista, scrive sul Fatto Quotidiano dalla sua prima estate, quella del 2010. In genere si occupa di politica, raramente di cose serie. 

Vedi anche: "Genocidio di Gaza: un crimine collettivo": presentazione del nuovo report della relatrice ONU, Francesca Albanese - Conferenza stampa di Stefania Ascari https://webtv.camera.it/evento

Francesca Albanese, relatrice speciale dell'Onu, a margine della conferenza alla Camera dei Deputati: https://www.facebook.com/reel/1032709016581993

Francesca Albanese torna alla Camera per parlare del genocidio a Gaza in un clima non proprio accogliente. Sono giorni di riflusso securitario e ipotesi repressive, dopo le violenze della manifestazione di Torino per Askatasuna. Solo venerdì, inoltre, quella stessa sala stampa era stata prenotata dal leghista Furgiuele per ospitare alcuni esponenti di Casapound, rimasti fuori dal palazzo per la protesta dei parlamentari di opposizione. Per Fratelli d’Italia invece l’intervento di Albanese è inaccettabile. L’editto è del questo re di Montecitorio Paolo Trancassini: la Camera “non può trasformarsi in una tribuna” per figure divisive. L’accusa ancora prima che Albanese parlasse –è di manipolare i fatti, alimentare una narrazione ostile a Israele e usare il Parlamento come “cassa di risonanza per tesi ideologiche”. Per la senatrice Ester Mieli, Albanese alla Camera è semplicemente “un’offesa per gli italiani”. RESTA DA CAPIRE cosa ci sia di offensivo, nel discorso della relatrice dell’Onu (accompagna ta dai deputati del M5S Ascari, Carotenuto e Auriemma, dal senatore di Avs De Cristofaro e dal deputato del Pd Scotto). 

Albanese ha presentato il suo ul timo rapporto, già discusso all’Assemblea generale delle Nazioni Unite: Genocidio di Gaza: un crimine collettivo. Il documento insiste su un punto preciso: il genocidio non è il prodotto di un singolo Stato, ma l’esito di un sistema di complicità internazionale che coinvolge governi, alleanze militari, aziende, banche e istituzioni finanziarie. In questo quadro l’Italia occupa una posizione non marginale: tra il 2020 e il 2024 è stata il terzo fornitore mondiale di armi a Israele, dopo Stati Uniti e Germania. Continua a consentire il transito di carichi militari, partecipa a programmi di addestramento e intelligence ed è partner del progetto F-35, centrale nei bombardamenti su Gaza, con Leonardo tra i principali attori industriali. 

A Gaza, intanto, la situazione resta drammatica, anche se i riflettori mediatici si sono spostati altrove: oltre 70 mila morti confermati, migliaia di dispersi, popolazione senza accesso stabile a cibo, acqua ed elettricità, bambini morti di ipotermia, mentre in Cisgiordania continuano espropri, sfollamenti e violenze dei coloni. 

Per Albanese parlare di “ricostruzione” senza giustizia è una finzione: “Non si ricostruisce nulla su fosse comuni”. 

ALBANESE ha commentato le ipotesi di legge sull’antisemitismo: “Strumentalizzare la lotta necessaria contro l’antisemitismo per proteggere uno Stato –Israele – accusato di crimini gravissimi contro l’umanità, rischia di minare le fondamenta dell’ordine democratico e della libertà di espressione”. 

A margine della conferenza, interpellata sugli scontri di Torino, ha rilasciato una di chiarazione che non mancherà di fomentare le polemiche a destra: “Le forze dell’ordine sono state difese nel contesto italiano –ha risposto a chi le chiedeva dei carabinieri minacciati e fatti inginocchiare da un riservista dell’Idf nei pressi di Ramallah – mi chiedo perché non siano state difese anche quando sono state aggredite da chi semina il terrore in Cisgiordania”.  

domenica 1 febbraio 2026

Democrazia in tempo di guerra: censurare l'informazione, disciplinare la cultura e la scienza -


La diretta dell'evento con Angelo d'Orsi e Alessandro Barbero

                                                                         

Ringrazio Lara Ballurio per l'onesta cronaca della serata di ieri. (Angelo d'Orsi)
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Ieri sera, 28 gennaio, Torino aveva addosso quell’aria particolare che accompagna le serate destinate a lasciare un segno. Non l’euforia delle grandi feste né la ritualità delle commemorazioni, ma una tensione composta, quasi vigile. Quella che si respira quando anche un appuntamento culturale deve essere protetto, organizzato, presidiato. Come se le parole, prima ancora dei fatti, potessero diventare pericolose. 

Il titolo dell’incontro non lasciava spazio ad ambiguità: “Democrazia in tempo di guerra” e il sottotitolo, “Censurare l’informazione, disciplinare la cultura e la scienza”, chiariva subito che non si trattava di una semplice conferenza, ma di una presa di posizione. Sul palco del Palazzetto dello Sport di Parco Ruffini, i due storici, professori universitari e intellettuali torinesi Angelo D’Orsi e Alessandro Barbero hanno finalmente tenuto la conferenza che era stata bloccata il 9 dicembre 2025, riportandola nello spazio pubblico da cui era stata esclusa.

mercoledì 28 gennaio 2026

Scene di caccia alle streghe degli anti-antisemiti - Ada Waltz , Massimo Zucchetti

Da: https://contropiano.org -  Massimo Zucchetti è professore ordinario dal 2000 presso il Politecnico di Torino, Dipartimento di Energia. Attualmente è docente di Radiation Protection, Tecnologie Nucleari, Storia dell’energia, Centrali nucleari. - Massimo Zucchetti - https://zucchett.wordpress.com - 

Leggi anche: La definizione di antisemitismo dell’IHRA - Ugo Giannangeli  

Antisemitismo e antisionismo sono collegati tra loro? - Alessandra Ciattini  

I COLONI ISRAELIANI: DALLE RADICI DEL SIONISMO ALLA REALTÀ CONTEMPORANEA - Lavinia Marchetti  

PALESTINA. Economia e occupazione: dal Protocollo di Parigi ad oggi. - Francesca Merz  

Criminalizzazione delle vittime e della Solidarietà: la deriva italiana made in Israel - Angela Lano

Come la lotta all’antisemitismo viene strumentalizzata dai partigiani di Israele.

Costantino Ciervo si occupa del conflitto mediorientale da decenni. Nato a Napoli nel 1961, Ciervo, noto come artista soprattutto per le sue installazioni multimediali, vive da molti anni a Berlino e sa bene quanto il tema sia delicato in Germania. Sui discendenti dei carnefici nazisti grava il peso storico della colpa della Shoah.

A causa dei crimini contro l’umanità commessi dai loro nonni, l’esistenza dello Stato di Israele e la sua difesa sono e devono rimanere per sempre ragion di Stato tedesca: questo è stato inculcato ai tedeschi non solo da Angela Merkel, ma da ogni parte, per oltre mezzo secolo. Così, in Germania, qualsiasi critica a Israele è da tempo sotto il sospetto di antisemitismo. E nessuna accusa è tanto dannosa per la reputazione di qualcuno quanto quella di antisemitismo.

Ciononostante, già nel 2002 Ciervo aveva affrontato il tema del conflitto israelo-palestinese con la produzione di un video a due canali sincronizzati di circa dieci minuti, dal quale nel 2011 ha sviluppato la video-scultura cinetica “Pale-Judea”. L’opera è composta da due monitor montati su una bilancia, nei quali appare l’attore Horst Günter Marx. In uno dei monitor, egli interpreta un israeliano che motiva la propria rivendicazione sulla terra tra il Giordano e il Mediterraneo; nell’altro, espone invece le contro-argomentazioni di un palestinese.

Nonostante la discussione accesa e aspra dei due contendenti, il titolo dell’opera, Pale-Judea, rimanda all’utopia di Ciervo: che entrambi i popoli smettano di combattersi e lavorino insieme a uno Stato democratico comune, nel quale tutti godano degli stessi diritti.

Da questa idea prende le mosse la concezione complessiva della mostra di Ciervo “Comune. Il paradosso della somiglianza nel conflitto mediorientale”, attualmente visitabile al Museum Fluxus+ di Potsdam.

venerdì 12 dicembre 2025

Caccia alle streghe: l'eretico e l'Inquisizione: perché l'Occidente teme Francesca Albanese - Michele Leonardi

Da: https://www.counterpunch.org - Michele Leonardi - Francesca Albanese è una giurista e docente italiana, specializzata in diritto internazionale e diritti umani. Dal 2022 è relatrice speciale delle Nazioni Unite sui territori palestinesi occupati.- Francesca Albanese -


Francesca Albanese, Relatrice Speciale delle Nazioni Unite sulla situazione dei diritti umani nei territori palestinesi occupati dal 1967 , rappresenta una minaccia sistemica ed esistenziale alla narrazione della "civiltà occidentale" e al mito della supremazia propagandato quotidianamente dall'establishment. 

Nel panorama mediatico italiano, Maurizio Molinari (ex direttore de La Repubblica e La Stampa ) e l'opinionista televisivo Davide Parenzo sono i principali esempi di questo marciume sistemico, rappresentando due dei peggiori esempi di media dominati dal sionismo in Italia. Come ha sottolineato Chris Hedges lo scorso fine settimana in un forum a Roma, queste persone – come i loro omologhi americani del New York Times o del Washington Post – non possono essere considerate giornalisti, ma servitori del potere e, in questo caso, dell'hasbara israeliana (il sistema di propaganda sionista).

La ferocia della caccia alle streghe contro Albanese non è casuale; è una risposta al panico. È pericolosa per l'establishment non perché sia ​​una politica che usa slogan, ma perché brandisce l'arma tecnica e inattaccabile del diritto internazionale contro una macchina propagandistica costruita sulla menzogna. Questa paura si è manifestata in attacchi che sono degenerati in isteria medievale, perpetrati non solo da Israele, ma da un'alleanza occidentale – che include gli Stati Uniti e la maggior parte degli Stati membri dell'UE – profondamente complice del genocidio in corso. 

giovedì 4 dicembre 2025

PERCHÉ TANTO ODIO NEI CONFRONTI DI FRANCESCA ALBANESE? - Lavinia Marchetti

Da: https://laviniamarchetti.altervista.org - Lavinia Marchetti - Lavinia Marchetti -

Leggi anche: https://contropiano.org/interventi/2025/12/10/lincredibile-macchina-del-fango-contro-una-sola-persona-francesca-albanese-0189715 

https://laviniamarchetti.altervista.org/la-macchina-della-propaganda-digitale-contro-francesca-albanese 

Ci sono figure che entrano nel dibattito pubblico e diventano un bersaglio immediato, come se concentrassero su di sé tensioni rimaste a lungo senza nome. Francesca Albanese, relatrice speciale ONU sui territori palestinesi occupati, rientra in questa categoria. Prima donna in quel mandato, confermata per un secondo periodo dopo il 2025, si muove in uno spazio già infiammato e infettato. Svolge un ruolo in cui si parla di colonialismo, di genocidio e di diritto internazionale. Cosa significa? Significa mettere il becco nelle colpe dell’Europa. Nel suo caso, però, la quantità di odio, dileggio, aggressione simbolica supera di molto il conflitto politico usuale. Viene sanzionata dagli Stati Uniti per i suoi rapporti sul ruolo delle imprese nell’economia dell’occupazione; viene dichiarata indesiderata in Israele; riceve attacchi continui da governi, partiti, gruppi di pressione filoisraeliani, mentre una parte consistente della società “civile” globale firma appelli a sua difesa. Analizziamo un po’ più in dettaglio i meccanismi dell’odio. 


– UNA DONNA CHE PARLA CON AUTORITÀ IN UN CAMPO MASCHILE