Alain Gresh, Palestina, un popolo che non vuole morire, Sensibili alle foglie, 2025, pp. 160, € 15
“ Sensibili alle foglie “, ormai da tempo, edita libri molto utili per conoscere e capire quanto avviene in Palestina. Si può tranquillamente andare a ritroso e trovare nel catalogo Bambini in Palestina (1) del 2003 e, da poco Voci da Gaza (2), a proposito di un incontro tenutosi a Milano, al csa Vittoria, con Halima ed Ismail Abusalama; recentemente l’attenzione si è rivolta, pubblicando ben tre libri: Dietro i fronti (3), Sumud, resistere all’oppressione (4) e Il tempo del genocidio (5); a Samah Jabr, scrittrice ma soprattutto psicoterapeuta che indaga ed analizza le conseguenze psicologiche dell’occupazione sionista, gli effetti che produce e che lascia in chi sopravvive alla furia bestiale e genocida degli occupanti.
Da pochi mesi, Sensibili alle foglie ha aggiunto un ulteriore tassello ai libri già editi sulla Palestina, e di questo non possiamo che ringraziarla per l’opera importante portata avanti, si tratta di: Palestina, un popolo che non vuole morire (6) di Alain Gresh. Gresh è stato caporedattore di Le Monde diplomatique, ed è un profondo conoscitore del Medio Oriente, lo potremmo inserire tranquillamente all’interno di quella categoria rappresentata da quei giornalisti che un tempo si dedicavano anima e corpo all’inchiesta sul campo.
Comunque sarebbe sufficiente il sottotitolo (Un popolo che non vuole morire) per inserire questo libro tra le bibliografie da suggerire a chi è in cerca di un qualcosa che possa aiutare a capire cosa succede in Palestina, e perché succede. Gresh espone, in queste pagine, perché Netanyahu, e con lui il sionismo di cui è portavoce, non ha raggiunto gli obiettivi prefissati, nonostante si muova con una logica di annientamento metodico, sradicamento della cultura della Palestina compreso; l’importanza, decisiva anzi fondamentale, degli “aiuti” militari che gli USA danno ad israele, che non si sa bene perché ha “il diritto a difendersi”; la fame come arma di guerra, questione ormai, purtroppo, all’ordine del giorno; la violazione del diritto internazionale; Gaza come Dresda; i paralleli con quanto avvenne in Algeria e la controinsurrezione dell’occupazione francese, in Viet Nam e cosa significa oggi essere dalla parte dei palestinesi , come negli anni ’60 essere con i vietnamiti o negli anni ’80 con i neri del SudAfrica, oggi la Palestina rappresenta il simbolo di una decolonizzazione mancata; e la resistenza, non viene certamente elusa, anzi Gresh mette in evidenza che è proprio la resistenza a rimettere al centro della politica internazionale “l’emergenza Palestina”, Palestina che è e deve essere un problema politico prima che umanitario.
Un popolo, quello palestinese, come del resto tutti i popoli sottoposti ad occupazione, che non può accettare di vivere in schiavitù a meno che non lo si stermini, ma i palestinesi non vogliono morire, resistono, si ribellano. Gresh pone questioni sulle quali interrogarsi, anche se spesso quelle che pone sono domande retoriche, come ad esempio riguardo a cos’è il terrorismo con i cattivi di ieri che sono diventati i buoni di oggi, oppure come israele si appropria della shoah usandolo come paravento per compiere quanto sta facendo, ed ancora: il 7 ottobre? Terrorismo o operazione militare e gli uccisi del campo israeliano sono stati uccisi in quanto ebrei o in quanto occupanti? E prima di quella data? E di conseguenza Hamas e le comparazioni, assurde, con Daesh o Alqaeda; ostaggi?
Sicuramente i palestinesi incarcerati grazie alla detenzione amministrativa, i prigionieri disumanizzati; il perché dei rapporti, della stretta alleanza tra le formazioni fasciste ed israele; il linguaggio come strumento di guerra e la menzogna usata ed abusata per divenire verità accettabile ma soprattutto accettata e credibile, la menzogna che viene venduta più di frequente: “ israele unica democrazia del Medio Oriente “ ed israele veste i panni della vittima, il colonizzatore/vittima ed il colonizzato/aggressore; e le critiche, del tutto legittime e giustificate, divengono solo e soltanto antisemitismo. Su tutto questo, riporto una frase da tenere a mente e che a mio avviso racchiude quanto Gresh scrive: “ ciò che avviene a Gaza è il futuro “; comunque, sfortunatamente per l’occupante, il popolo palestinese non dimentica nulla nonostante tutto. Il popolo palestinese ha, in particolare, due sentimenti che uniscono: frustrazione e rabbia. Unità che vede insieme nazionalisti e islamisti, laici di sinistra, democratici ecc … Tutti questi elementi sono evidenziati, sottolineati e contestualizzati, quanto riportato non è il punto di vista di Gresh ma è la terribile realtà. Quanto sta compiendo israele non riguarda solo la Palestina ma tutti coloro che sono incompatibili con lo stato di cose presenti. Infine un cenno, dovuto, all’importante postfazione di Maria Rita Prette ed al suo: “Sta a noi non lasciarli soli” e dobbiamo prenderlo come un imperativo categorico.
NOTE:1. https://www.libreriasensibiliallefoglie.com/palestina/8-bambini-in-palestina.html
2. https://www.libreriasensibiliallefoglie.com/home/523-voci-da-gaza.html
3. https://www.libreriasensibiliallefoglie.com/scenari-di-guerra/339-dietro-i-fronti.html
4. https://www.libreriasensibiliallefoglie.com/home/423-sumud-resistere-all-oppressione.html
5. https://www.libreriasensibiliallefoglie.com/home/518-il-tempo-del-genocidio.html
6. https://www.libreriasensibiliallefoglie.com/novita/534-palestina.html
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