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mercoledì 11 dicembre 2024

Enzo Traverso e Gaza davanti alla Storia - Edoardo Todaro

Da: https://www.perunaltracitta.org - Edoardo Todaro Collabora con "PerUn" e altre riviste. Svolge la propria militanza tra realtà autogestite (CPA) e sindacali (delegato RSU Cobas presso Poste spa).

Leggi anche: Samah Jabr: "Il tempo del genocidio" - Edoardo Todaro 

Enzo Traverso, Gaza davanti alla Storia, Laterza, 2024, pp 104, 12 euro 

Alcune domande, retoriche sicuramente, ci introducono ad affrontare il genocidio in corso in Palestina: “La distruzione di Gaza è una conseguenza del 7 ottobre o l’epilogo o ….? I palestinesi hanno il diritto a resistere all’occupazione? Genocidio è antisemitismo?”

Rispondere a questi interrogativi è molto importante. Enzo Traverso ci pone di fronte a qualcosa con cui, fino ad oggi, non avevamo fatto i conti: nel 2024 siamo di fronte ad un vero e proprio genocidio. In quanto storico, Traverso non può sottrarsi dall’affrontare il senso dell’uso pubblico del passato rifacendosi a quanto è avvenuto decenni fa. Quante similitudini tra il passato e l’oggi. La Germania del 1945, il monopolio del potere, della morale, della forza; il silenzio complice e colpevole. Parlando dell’oggi: aggressori, carnefici e vittime, certo cambiano i contesti storici ma siamo sempre nell’uso distorto, nell’abuso, di quanto accade.

Ma allora proviamo a rispondere alle domande iniziali con altre domande: cominciamo ponendo la questione sul ruolo della vittima: Israele lo è? E di conseguenza Hamas ha il ruolo di esecutore? A Gaza è in corso una autodifesa, legittima? Il cosiddetto “fondamentalismo islamico” è una minaccia per l’occidente come fu interpretato il comunismo nel secolo scorso?

Traverso nel suo scritto ci pone di fronte a qualcosa che non è geopolitica, è coniugare teoria e prassi: il 7 ottobre è l’origine? E di cosa? E allora, proviamo a rispondere dopo aver letto Gaza davanti alla storia: il 7 ottobre non è stata un improvvisa esplosione di odio riposto nei meandri della memoria, ma è una tragedia preparata, gestita da chi oggi vuol passare come vittima. A Gaza esiste una segregazione totale, “la culla del male” Gaza è ciò che scaturisce dall’oppressione. Traverso ci descrive ciò di cui ormai, giorno dopo giorno, tutti stiamo prendendo coscienza: il genocidio che viene compiuto in Palestina non è un crimine di guerra;, un antisemitismo ad uso e consumo di una memoria ripiegata su se stessa; non ci sono due eserciti che si fronteggiano, ma esecutori e vittime, c’è una distruzione a senso unico con l’ obiettivo dell’offensiva israeliana attraverso i danni collaterali: migliaia di palestinesi uccisi. Israele ignora, volutamente, con la complicità delle “democrazie” occidentali le ordinanze internazionali. Traverso ci porta ad affrontare un tema importante: l’uso del linguaggio come strumento di guerra, con i suoi stereotipi: Israele, in missione civilizzatrice, = democrazia; Hamas = belva assetata di sangue. Per non parlare del binomio civiltà e barbarie, progresso ed arretratezza, illuminismo ed oscurantismo. Israele, l’unica democrazia del Medio Oriente, che in quanto tale, ha il diritto alla difesa. E quindi, se tutto è pianificato strumentalmente dalla potenza militare di Israele, a partire dalla distruzione delle strutture fino alla negazione del cibo e delle medicine, e nulla accade per caso, i palestinesi hanno o non hanno il diritto a resistere verso un’occupazione ultra decennale?

Di fronte a tutto questo, non siamo a rapportarci con la Storia, no siamo di fronte alla propaganda di chi si ritiene vincitore, alle cosiddette fake news, alle notizie false: donne incinte sventrate, bambini decapitati ….. E perché no, alle misure di sicurezza, alle punizioni collettive, agli assassinii mirati, al ripulire dal cancro arabo. Leggere Gaza davanti alla storia può farci fare un passo avanti nel conoscere, e quindi capire, quanto accade in Palestina, e renderci partecipi della solidarietà.

domenica 24 agosto 2025

Palestina, un popolo che non vuole morire - Edoardo Todaro

Da: https://www.carmillaonline.com - Edoardo Todaro Collabora con "Carmilla on line" e altre riviste. Svolge la propria militanza tra realtà autogestite (CPA) e sindacali (delegato RSU Cobas presso Poste spa). - Edoardo Todaro - 


Alain Gresh, Palestina, un popolo che non vuole morire, Sensibili alle foglie, 2025, pp. 160, € 15

“ Sensibili alle foglie “, ormai da tempo, edita libri molto utili per conoscere e capire quanto avviene in Palestina. Si può tranquillamente andare a ritroso e trovare nel catalogo Bambini in Palestina (1) del 2003 e, da poco Voci da Gaza (2), a proposito di un incontro tenutosi a Milano, al csa Vittoria, con Halima ed Ismail Abusalama; recentemente l’attenzione si è rivolta, pubblicando ben tre libri: Dietro i fronti (3), Sumud, resistere all’oppressione (4) e Il tempo del genocidio (5);  a Samah Jabr, scrittrice ma soprattutto psicoterapeuta che indaga ed analizza le conseguenze psicologiche dell’occupazione sionista, gli effetti che produce e che lascia in chi sopravvive alla furia bestiale e genocida degli occupanti.

Da pochi mesi, Sensibili alle foglie ha aggiunto un ulteriore tassello ai libri già editi sulla Palestina, e di questo non possiamo che ringraziarla per l’opera importante portata avanti, si tratta di: Palestina, un popolo che non vuole morire (6) di Alain Gresh. Gresh è stato caporedattore di Le Monde diplomatique, ed è un profondo conoscitore del Medio Oriente, lo potremmo inserire tranquillamente all’interno di quella categoria rappresentata da quei giornalisti che un tempo si dedicavano anima e corpo all’inchiesta sul campo.

Comunque sarebbe sufficiente il sottotitolo (Un popolo che non vuole morire) per inserire questo libro tra le bibliografie da suggerire a chi è in cerca di un qualcosa che possa aiutare a capire cosa succede in Palestina, e perché succede. Gresh espone, in queste pagine, perché Netanyahu, e con lui il sionismo di cui è portavoce, non ha raggiunto gli obiettivi prefissati, nonostante si muova con una logica di annientamento metodico, sradicamento della cultura della Palestina compreso; l’importanza, decisiva anzi fondamentale, degli “aiuti” militari che gli USA danno ad israele, che non si sa bene perché ha “il diritto a difendersi”; la fame come arma di guerra, questione ormai, purtroppo, all’ordine del giorno; la violazione del diritto internazionale; Gaza come Dresda; i paralleli con quanto avvenne in Algeria e la controinsurrezione dell’occupazione francese, in Viet Nam e cosa significa oggi essere dalla parte dei palestinesi , come negli anni ’60 essere con i vietnamiti o negli anni ’80 con i neri del SudAfrica, oggi la Palestina rappresenta il simbolo di una decolonizzazione mancata; e la resistenza, non viene certamente elusa, anzi Gresh mette in evidenza che è proprio la resistenza a rimettere al centro della politica internazionale “l’emergenza Palestina”, Palestina che è e deve essere un problema politico prima che umanitario.

lunedì 25 novembre 2024

Samah Jabr: "Il tempo del genocidio" - Edoardo Todaro

Da: https://www.carmillaonline.com - Edoardo Todaro Collabora con "Carmilla on line" e altre riviste. Svolge la propria militanza tra realtà autogestite (CPA) e sindacali (delegato RSU Cobas presso Poste spa). 

SAMAH JABR, nata nel 1976 a Gerusalemme Est, è psichiatra, scrittrice e assistente alla George Washington University. Dirige l’unità di salute mentale del Ministero della sanità palestinese. Attingendo alle sue osservazioni cliniche e attualizzando il discorso di Frantz Fanon, testimonia della vita quotidiana nella Palestina occupata, invitandoci a riflettere su salute mentale, colonialismo e diritti umani. Autrice di Dietro i fronti (2019) e Sumud (2021) editi da Sensibili alle foglie.

Vedi anche: Dialogo con Dr. Samah Jabr autrice di "Sumud" e "Dietro i fronti" editi da Sensibili alle foglie - https://www.youtube.com/watch?v=_woFc2lL3gE


Samah Jabr, il-tempo-del-genocidio, Ed. Sensibili alle foglie, 2024, pag 152, € 13


Dopo “ DIETRO I FRONTI “ e “SUMUD”, le edizioni Sensibili alle foglie ci porta, attraverso Samah Jabr con “ IL TEMPO DEL GENOCIDIO “, dentro ciò che l’entità sionista sta compiendo nei confronti del popolo palestinese. Dire che quanto avviene è un qualcosa di mai accaduto prima, che ci fa restare frustrati ed inadeguati, che non possiamo accettare che ancora qualcuno possa dire :“non lo sapevo”; dire:“cos’altro deve accadere per scuotere la coscienza collettiva?”; voltarsi dall’altra parte, tutto questo è certamente giusto.

Allo stesso tempo leggere il contributo di Samah ci rende ancor di più consapevoli del fatto che la solidarietà internazionale verso i palestinesi è quanto mai necessaria ed indispensabile; che la solidarietà verso il popolo palestinese è terapeutica per tutti noi, è un imperativo morale ed etico, che la loro resistenza è sostegno ed aiuto anche per noi, e coniugare questi due aspetti può essere un percorso proficuo per mettere fine alla più lunga e sanguinosa occupazione attualmente in corso, la solidarietà rende i palestinesi consapevoli del non sentirsi soli.

La solidarietà ha un potere curativo reciproco. L’essere impegnata nel campo della psichiatria, Samah dirige l’unità di salute mentale del Ministero della Sanità palestinese, fa sì che quanto descritto sia inserito in un contesto storico di quanto avviene. Se vi è ancora bisogno di capire che quanto ci viene raccontato dalla propaganda di guerra: “tutto è iniziato il 7 ottobre” è pura demagogia utile solo a far schierare l’opinione pubblica a sostegno dell’entità sionista delle complicità occidentali, leggere “Il tempo del genocidio” ci permette, con una descrizione lucida, di valorizzare ulteriormente il perché ci schieriamo da una parte, quella di chi non accetta di vivere da schiavi e si ribella, nonostante che Gaza venga lasciata morire. Poco sopra dicevo della sua descrizione lucida, ma mi sento di aggiungere che niente concede. Lei, del ministero della sanità palestinese, non si sottrae, con un notevole pensiero critico, al criticare quanto di negativo si annidi all’interno dell’Autorità Nazionale Palestinese, dall’illusione degli accordi di Oslo alla conseguente delusione, e del vivere quotidiano in Palestina, con il patriarcato, il sessismo, andando al di là dell’occupazione. Un popolo, quello palestinese, che è stretto tra il sopravvivere e la resa all’oppressore. Samah è ben cosciente del suo contributo alla lotta di liberazione e del volerne dare mano.

Samah ci rende chiaro, in tutto e per tutto, cosa significhi Gaza: una prigione a cielo aperto con le sue infrastrutture deteriorate, le strade distrutte, gli spazi abitativi sovraffollati, la povertà, l’anemia, l’insicurezza alimentare, l’assenza di carburante, di elettricità, di assistenza sanitaria, dove dire: “non ci sono luoghi sicuri” è la normalità e nei volti di chi sta sopravvivendo è fotografata la schiavitù moderna, dove si va accentuando il consumo di droghe e l’abbandono scolastico con tutto ciò che comporta, i suicidi in aumento e la perdita di un positivo desiderio tra i giovani. Samah usa la lente della psichiatria per leggere lo stato d’animo degli oppressi, mette mano a Fanon, entra dentro i meandri della salute fisica e mentale dei palestinesi, quello che i palestinesi vivono è un trauma psicologico e collettivo che è il risultato di decenni di oppressione, di violenza, umiliazione, ingiustizia. Detto questo, ovviamente Samah non può non riconoscersi nel diritto di un popolo occupato a resistere. Un diritto sia legale dal punto di vista della legge internazionale e sia un diritto umano basilare, perché dove c’è oppressione ci sarà sempre resistenza. A proposito di resistenza, Samah evidenzia il significato dello sciopero della fame portato avanti dai prigionieri politici palestinesi come ultimo tentativo di opporsi alla sopraffazione.