Da: https://traduzionimarxiste.wordpress.com Voce
scritta da Walden Bello per The Palgrave Encyclpedia of Imperialism
and Anti-Imperialism.
Walden Bello è attualmente membro della Camera dei rappresentanti della Repubblica delle Filippine, in rappresentanza di Akbayan (Partito d’azione dei cittadini). Oltre all’attività politica, è Visiting Professor alla St Mary’s University di Halifax, Canada, e Adjunct Professor alla State University di New York a Binghamton.
Walden Bello è attualmente membro della Camera dei rappresentanti della Repubblica delle Filippine, in rappresentanza di Akbayan (Partito d’azione dei cittadini). Oltre all’attività politica, è Visiting Professor alla St Mary’s University di Halifax, Canada, e Adjunct Professor alla State University di New York a Binghamton.

Una
panoramica
Una
panoramica
Ho
Chi Minh – conosciuto anche come Nguyen Sinh Cung, Nguyen Tat Thanh
e Nguyen Ai Quoc – è stato la figura centrale della lotta
vietnamita per la liberazione nazionale nel XX secolo. Nacque nella
provincia di Nghe An, Vietnam centrale, il 19 maggio 1890. Il padre,
che era riuscito a superare gli esami per accedere al mandarinato
dopo tre tentativi, ma aveva perso l’opportunità di divenire un
burocrate reale, gli aveva insegnato la scrittura cinese. Costretto
ad interrompere la sua istruzione formale in quanto accusato di aver
preso parte ad uno sciopero di contadini, Ho firmò per imbarcarsi
come cuoco e tuttofare in una nave francese, lasciando il Vietnam nel
1911. Ciò gli consentì di visitare, nel corso degli anni
successivi, New York, Londra, Parigi, l’Algeria, la Tunisia e il
Senegal. Il suo primo significativo atto politico consistette nel
presentare la “Petizione della nazione annamita” alla conferenza
di versailles, nel 1919. Ma sulla base di quanto da lui steso
riferito, l’evento trasformativo della sua vita ebbe luogo nel
1920, quando venne a contatto con le “Tesi sulle questioni
nazionale e coloniale” di Lenin. Col che ebbe inizio una
rimarchevole carriera nel movimento comunista internazionale. Egli fu
tra i fondatori del Partito comunista francese, e operò in diversi
paesi, particolarmente in Cina, quale agente della Terza
internazionale, fondata al fine di assistere le lotte rivoluzionarie
a livello globale.
Nel
1930 presiedeva, ad Hong Kong, la conferenza che avrebbe portato
all’unificazione delle varie organizzazioni comuniste vietnamite.
Seguirono alcuni anni durante i quali si trovò messo da parte e
assegnato a Mosca, probabilmente a causa di divergenze circa la
cosiddetta linea del “Terzo periodo”, allora prevalente
nell’Internazionale, in base alla quale veniva posta eguale enfasi
sull’opposizione all’imperialismo e sullo svolgimento della lotta
di classe interna. Una tendenza che secondo Ho, a quanto pare, minava
la creazione di un ampio fronte nazionalista, necessario per
abbattere il dominio coloniale francese.
Col
fascismo in ascesa in Europa, l’Internazionale comunista abbandonò
la linea del Terzo periodo a favore di una strategia basata sulla
formazione di un ampio “Fronte popolare”. Questi sviluppi
aprirono la strada al ritorno di Ho in Asia, nel 1939, e nel 1941 in
Vietnam, dove presiedette l’ottavo congresso del Partito comunista
indocinese, obiettivo del quale era la creazione di un largo fronte
unito contro l’imperialismo e il fascismo. Da questo momento in poi
la sua guida della rivoluzione sarebbe stata indiscussa.
Nell’agosto
del 1945, Il Partito comunista lanciava un’insurrezione generale al
fine di prendere il potere, ed il 2 settembre Ho leggeva in piazza Ba
Dinh, ad Hanoi, la Dichiarazione d’indipendenza dal dominio
coloniale francese. Il leader vietnamita cercò di negoziare un
ritiro pacifico della Francia, ma una volta fallito questo tentativo
condusse una lotta, protrattasi per nove anni, che culminò nella
catastrofica disfatta francese di Dien Bien Puh, nel 1954. Quello
stesso anno, alla Conferenza di Ginevra, il Vietnam veniva
temporaneamente suddiviso in due zone, le quali avrebbero dovuto
riunirsi, due anni dopo, a seguito di elezioni nazionali, che ci si
aspettava Ho avrebbe vinto agevolmente.
Quando
gli statunitensi fecero marcia indietro sull’accordo, installando
un governo del Vietnam del sud, ebbero inizio altri 20 anni di
guerra, che ebbero fine nel 1975 con la completa sconfitta di
Washington. Ho, tuttavia, non visse abbastanza da vedere la vittoria
finale e l’unificazione del paese, scomparve infatti il 2 settembre
del 1969. Ma la sua fiducia nella futura riunificazione del Vietnam
non vacillò mai. Una sicurezza colta da una dichiarazione del 1966,
rilasciata nel momento in cui gli USA intensificavano i
bombardamenti, preparandosi ad inviare ancora più truppe in Vietnam:
“Gli imperialisti USA possono mandare in questo paese 500.000
truppe, e anche di più… La guerra può continuare per cinque,
dieci, vent’anni e ancora oltre. Hanoi, Haiphong ed altre città
possono essere distrutte. Ma il popolo vietnamita non è in alcun
modo intimorito! Niente è più prezioso dell’indipendenza e della
libertà. Quando il giorno della vittoria sarà arrivato,
ricostruiremo il nostro paese, rendendolo ancora più bello e
magnifico” (citato in Vo Nguyen Giap 2011: 42).