*Da: Lenin, breve saggio biografico ed esposizione del marxismo, Opere complete, vol. 21, pagg. 37-69 http://www.retedeicomunisti.org/
Leggi anche: https://ilcomunista23.blogspot.it/2017/02/sulla-nep-e-sul-capitalismo-di-stato.html
"Engels potette condurre per lungo tempo, dopo la morte di Marx, una sua riflessione e sviluppare temi, a cui Marx mai si interessò specificamente. Da parte loro, i più significativi seguaci di Marx, (intendo Lenin, Trockij e la Luxemburg) scrissero ed elaborarono sotto la forte pressione di problemi radicali, sia in ambito politico, che economico, organizzativo e militare; e la conseguenza fu che una teoria dello Stato e della politica, che fosse radicata nel pensiero di Marx, non riuscì a nascere. Si badi, ad es., che se Lenin scrisse opere, propriamente teoretiche (Materialismo ed empiriocriticismo e i Quaderni filosofici), in realtà la sua filosofia sta in tutt’altra sede (e per fortuna!), ovvero nel modo in cui condusse la lotta politica, sulla base di una certa concezione (hegeliana) del movimento storico; va da sé che, se è vero quanto dico, la ‘filosofia’ di Lenin è strettamente legata a situazioni contingenti e, quindi, difficilmente riducibile a precisi teoremi."
L'articolo su Karl Marx, che esce ora in opuscolo, è stato da me scritto (a quanto ricordo) nel 1913 per il Dizionario Granat. Alla fine dell'articolo vi era una nota bibliografica abbastanza estesa delle opere su Marx, soprattutto in lingua straniera. Essa è stata omessa nella presente edizione.
Inoltre la redazione del dizionario aveva da parte sua soppresso, a causa della censura, la fine dell'articolo su Marx, dedicata all'esposizione della sua tattica rivoluzionaria. Purtroppo non ho la possibilità di ricostruire qui questa parte finale, perché la brutta copia è rimasta fra le mie carte a Cracovia o in Svizzera. Ricordo soltanto che in questa fine dell'articolo io riportavo, fra l'altro, quel passo della lettera di Marx a Engels del 16-IV-1856 in cui Marx scriveva: "In Germania tutto dipenderà dalla possibilità di far appoggiare la rivoluzione proletaria da una specie di seconda edizione della guerra contadina. Allora le cose andranno bene". È questo che non hanno capito dal 1905 i nostri menscevichi, che sono ora giunti al pieno tradimento del socialismo, al passaggio dalla parte della borghesia.