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lunedì 6 aprile 2026

COME MAI LE GUERRE OCCIDENTALI SONO AUTOLESIONISTE E INVECE DI FARCI RICCHISSIMI CI STANNO BUTTANDO NELLA MISERIA? - David Colantoni

Da: David Colantoni Scrittore-Saggista & Artista Visivo - David Colantoni, scrittore e artista croato-abruzzese, figlio del pittore e filmmaker Domenico Colantoni (1938-2018), è stato amico e stretto collaboratore dello scrittore ed editore Aldo Rosselli, figlio e nipote di Nello e Carlo Rosselli, insieme hanno fondato il quadrimestrale Inchiostri. Collaboratore di riviste come Nuovi Argomenti, globo d’oro per la sceneggiatura del film Io, L’altro (2007), ha esposto al Museo di Arte Moderna di Mosca (2015), alle Scuderie Aldobrandini (2010), allo Studio Claudio Abate (2009), alla Biennale di Miami (2010); è nella collezione del 9/11 Memorial & Museum di New York. Dal 2015 dirige e scrive sulla cultura del magazine Young.it (you-ng.it).

Jeffrey D. Sachs, professore universitario presso la Columbia University, è Direttore del Center for Sustainable Development presso la Columbia University e Presidente del Sustainable Development Solutions Network delle Nazioni Unite. Ha servito come consigliere di tre Segretari generali delle Nazioni Unite e attualmente ricopre il ruolo di avvocato SDG sotto il Segretario generale António Guterres

Vedi anche: La "CLASSE" dei GUERRIERI ed il MESTIERE delle ARMI - DAVID COLANTONI  


Qualcosa nel processo logico delle guerre occidentali non funziona. 

Stiamo assistendo da almeno 25 anni ( in realtà dalla guerra del Vietnam) a una serie di guerre scatenate dall'occidente che sfidano la logica. Ovvero sono guerre che impoveriscono l'occidente invece di arricchirlo. 

Eppure da che mondo è mondo, a parte quelle specifiche per difendersi direttamente da una invasione, le altre guerre si sono sempre fatte per procurarsi ricchezza non per distruggere la propria. L'impero romano faceva guerre per fare diventare ROMA ricchissima non danneggiandola. Dunque che le facciamo a fare? A chi giovano? 

Invece l'occidente di oggi fa guerre che lo gettano di crisi economica in crisi economica. 

Pensiamo alla guerra alla Libia che ha distrutto la posizione bilaterale privilegiata dell'Italia. nCome mai le nostre forze armate hanno partecipato a una guerra in Libia contro gli interessi nazionali ? Ve lo siete chiesti? 

La più eclatante di queste guerre autodistruttive ce l'abbiamo adesso sotto gli occhi con l'Iran, abbiamo scatenato una guerra che ci sta portando verso una crisi energetica e quindi economica devastante, come mai? 

Il mio libro, con la prefazione di Luciano Canfora, Oliver Stone e Jeffrey Sachs risponde soprattutto a questa domanda. 

Vi posto una delle tre prefazioni del libro quella di Jeffrey D. Sachs 

PREFAZIONE DI JEFFREY D. SACHS

17 gennaio 1961, nel suo discorso di commiato alla nazione, il presidente Dwight D. Eisenhower pronunciò l’ammonimento più grave e di maggior portata storica nella vicenda della repubblica americana. «Nei consigli del governo», disse, «dobbiamo guardarci dall’acquisizione di un’influenza ingiustificata, cercata o non cercata, da parte del complesso militare-industriale. Il potenziale per l’ascesa disastrosa di un potere mal riposto esiste e persisterà». Eisenhower parlava in qualità di militare più autorevole della sua generazione: Comandante supremo alleato in Europa, artefice dell’invasione in Normandia, generale a cinque stelle e presidente che aveva osservato dall’interno la consolidazione di una società permanentemente organizzata per la guerra, da lui considerata una minaccia mortale per la democrazia americana. Il suo monito fu ascoltato, ripetuto, ma poi gradualmente accantonato. Il complesso militare-industriale non si ritirò: metastatizzò. 

E divenne, come sostiene David Colantoni in questo libro straordinario, qualcosa di molto più potente e pericoloso di quanto persino Eisenhower avesse immaginato: non più soltanto un intreccio di interessi – una lobby, una rete di influenze e relazioni– ma una nuova classe sociale, la Classe Armata, che si è impossessata dello Stato occidentale. 

domenica 1 marzo 2026

Europa Progetto di Guerra? Sachs e Varoufakis si confrontano

Da: frontezero - Jeffrey Sachs, professore universitario presso la Columbia University, è Direttore del Center for Sustainable Development presso la Columbia University e Presidente del Sustainable Development Solutions Network delle Nazioni Unite. Ha servito come consigliere di tre Segretari generali delle Nazioni Unite e attualmente ricopre il ruolo di avvocato SDG sotto il Segretario generale António Guterres. - Yanis Varoufakis è un economista, accademico e politico greco naturalizzato australiano. 


L’Europa sta diventando un progetto di guerra? Dopo la Conferenza sulla Sicurezza di Monaco 2026, Yanis Varoufakis e Jeffrey Sachs 
analizzano il futuro dell’Unione Europea tra NATO, guerra in Ucraina e dominio strategico degli Stati Uniti. 
Dopo Monaco, la domanda è inevitabile: l’Europa è ancora un progetto di pace o sta diventando un’unione di guerra? 
Il confronto tocca temi centrali della geopolitica contemporanea: 
egemonia americana, autonomia strategica europea, crisi economica dell’UE, sicurezza collettiva, neutralità e futuro dell’ordine globale. 


giovedì 26 febbraio 2026

Le 10 notizie più importanti (e verificate) contenute negli Epstein Files - Enrica Perucchietti

 Da: https://www.lindipendente.online - Enrica Perucchietti, laureata con lode in Filosofia, vive e lavora a Torino come giornalista, scrittrice ed editor. Collabora con diverse testate e canali di informazione indipendente. È autrice di numerosi saggi di successo. Per L’Indipendente cura la rubrica Anti fakenews.

Leggi anche: Epstein e lo spirito neopatriarcale del capitalismo - Paolo Desogus 

Vedi anche: EPSTEIN E IL LATO OSCURO DEL POTERE. ORA PUÒ CROLLARE UN INTERO SISTEMA - Alberto Contri  

Cosa c’entra il Mossad con gli Epstein files? Ne parliamo con Rula Jebreal. https://www.facebook.com/dibattista.alessandro/videos/1275442981064026 


Il ranch di Epstein nel Nuovo Messico

Gli Epstein Files non sono una semplice raccolta di atti giudiziari su abusi sessuali e tratta di minori, ma un archivio che attraversa una ragnatela complessa di relazioni tra finanza, politica, e intelligence. Milioni di documenti restituiscono il profilo di Jeffrey Epstein non come figura isolata, ma come facilitatore e nodo di connessione di un ecosistema di potere globale. Per oltre trent’anni, questa rete ha operato grazie a protezioni giudiziarie, omissioni investigative e silenzi istituzionali. Le desecretazioni del 2025 e, soprattutto, il rilascio del 30 gennaio 2026 hanno prodotto effetti concreti, travolgendo figure ritenute intoccabili e mostrando come il sistema sacrifichi alcune pedine per preservare la propria struttura. Molto è stato detto, scritto e speculato sul materiale emerso: quelle che seguono sono le dieci notizie più rilevanti e verificate, che emergono dal corpus documentale e che si trovano ampiamente analizzate in Epstein Files. I documenti verificati che fanno tremare le élite occidentali. 

1. La presenza di contenuti violenti 

domenica 22 febbraio 2026

La “broligarchy” di Epstein. Dominio maschile e sabotaggio femminile. - Ida Dominijanni

Da:  https://centroriformastato.it - Ida Dominijanni è una giornalista, filosofa e storica italiana. ida.dominijanni - ida-dominijanni-blog


Particolare da foto di Heloisa Vecchio: https://www.pexels.com/it-it/foto/bianco-e-nero-persona-riflesso-monocromatico-10236371/ 


La parola delle vittime scoperchia il vaso di Pandora di una casta fratriarcale al di sopra di ogni legge, che usa le donne come una criptovaluta e dal sesso alla geopolitica obbedisce solo all’imperativo del godimento.


Si chiamano Sarah Ransome. Maria Farmer, Virginia Giuffre, Jennifer Araoz, Jena-Lisa Jones, Michelle Licata, Anouska de Georgiu, Johanna Sjoberg, Courtney Wild. Sono alcune delle donne che hanno denunciato di essere state sequestrate, molestate, violentate, torturate, ricattate e scambiate con altri uomini da Jeffrey Epstein e dalla sua cricca di servi e serve diretta da Ghislaine Maxwell. Alcune hanno preferito assumere uno pseudonimo seriale – Jane Doe 1, 2, 3… – come seriale è stato il trattamento a cui sono state sottoposte. A tutte è toccato e tocca tuttora di passare per il calvario secondario di non essere credute, di essere vilipese come inattendibili dagli avvocati dei potenti, di essere umiliate una seconda volta dalla vergognosa sentenza di patteggiamento di Epstein nel 2008, di essere traguardate come fossero inesistenti come ha fatto ieri la ministra della Giustizia trumpiana Pam Bondi nell’audizione al Congresso americano. Tutte sono state aiutate da altre donne, le giornaliste che hanno ritirato fuori il caso quando ormai sembrava sepolto e l’hanno fatto al momento giusto, cioè mentre negli USA infuriava il #metoo.

È a queste donne, alla loro coraggiosa e rischiosissima presa di parola, che dobbiamo la scoperta di quel girone infernale che era ed è il sistema di potere messo in piedi da Epstein. Come si deve alla parola di altre donne la scoperta del sistema Weinstein e di tutti i suoi gemelli sparsi per il mondo. Come si deve alla parola di altre donne la scoperta del sistema delle “cene eleganti” di Silvio Berlusconi in Italia. Sono intrighi diversi? Sì e no: ci torno fra poco. Ma intanto hanno questo in comune, che è la parola delle vittime ad averli portati allo scoperto e fatti saltare.

sabato 1 novembre 2025

Falchi vs Colombe: Il confronto tra Jeffrey Sachs e John Mearsheimer

Da: frontezero - John Mearsheimer è un politologo statunitense, studioso di relazioni internazionali che appartiene alla scuola di pensiero realista. È R. Wendell Harrison Distinguished Service Professor presso l'Università di Chicago. - Jeffrey Sachs, professore universitario presso la Columbia University, è Direttore del Center for Sustainable Development presso la Columbia University e Presidente del Sustainable Development Solutions Network delle Nazioni Unite. Ha servito come consigliere di tre Segretari generali delle Nazioni Unite e attualmente ricopre il ruolo di avvocato SDG sotto il Segretario generale António Guterres. - Jeffrey Sachs - 


Un confronto straordinario tra due delle menti più influenti della geopolitica contemporanea: Jeffrey Sachs e John Mearsheimer discutono di realismo politico, sfere d’influenza, equilibrio di potere e rischio di guerra tra grandi potenze.

                                                                         

martedì 15 luglio 2025

Russia, Israele e Usa. Il dialogo sulla geopolitica con Alessandro Orsini​

Da: Il Fatto Quotidiano - Alessandro Orsini è direttore del Centro per lo Studio del Terrorismo dell’Università di Roma Tor Vergata, Research Affiliate al MIT di Boston e docente di Sociologia del terrorismo alla LUISS. (Alessandro Orsini - https://www.facebook.com/orsiniufficiale/?locale=it_IT


L'intervista di Alessandro Orsini alla ‪@theeleutheriafoundation‬

                                                                          

martedì 10 giugno 2025

Nell’UE nulla ha più successo di un fallimento grossolano: il caso sorprendente di Ursula von der Leyen - Yanis Varoufakis

Da: https://www.yanisvaroufakis.eu - Yanis Varoufakis è un economista, accademico e politico greco naturalizzato australiano. - Jeffrey Sachs, professore universitario presso la Columbia University, è Direttore del Center for Sustainable Development presso la Columbia University e Presidente del Sustainable Development Solutions Network delle Nazioni Unite. Ha servito come consigliere di tre Segretari generali delle Nazioni Unite e attualmente ricopre il ruolo di avvocato SDG sotto il Segretario generale António Guterres.


Fallimento, corruzione e guerrafondaismo: Ursula von der Leyen riceve il Premio Internazionale Carlo Magno di Aquisgrana per il suo contributo all'Unione Europea, perché in Europa il fallimento totale non è solo tollerato, ma celebrato!


È uno dei piaceri proibiti della vita quando i propri cinici pregiudizi vengono confermati. Uno di quei momenti, in cui mi sono concesso una lunga, fragorosa risata, è arrivato quando è uscita la notizia che Ursula von der Leyen aveva ricevuto il Premio Internazionale Carlo Magno di Aquisgrana per "i suoi servizi all'unità degli Stati membri, nel contenimento della pandemia, per l'unità della determinazione dell'Unione a difendersi dalla Russia, e per l'impulso verso il Green Deal" (Transizione Ecologica). Ormai era ufficiale: a Bruxelles, nulla ha più successo di un fallimento grossolano e, peggio ancora, nulla viene ricompensato più generosamente della corruzione.

Permettetemi di iniziare con la motivazione del Premio di cui sopra: l'"impulso verso il Green Deal" della signora von der Leyen. Ma sono seri? Gli storici del futuro si concentreranno sul cosiddetto Green Deal come esempio di ciò che non va nell'Unione Europea: fumo e specchi mascherati da maestose iniziative politiche. In effetti, quando fu annunciato, e dopo averlo studiato attentamente, mi affrettai a pubblicare un articolo sul Guardian per mettere in guardia dal Green Deal per due motivi: in primo luogo, i fondi che prometteva di investire nella Transizione Ecologica semplicemente non c'erano e, in secondo luogo, l'accordo annunciato era piuttosto sfacciato, in quanto mirava a un ecologismo di facciata ben più che a un'Europa più verde. Quattro anni dopo, il Green Deal fu dichiarato un fallimento totale e fu abbandonato senza tante cerimonie a favore del successivo elefante bianco di Ursula von der Leyen: la follia di costruire un complesso militare-industriale europeo con i nomi in codice Re-Arm Europe o SAFE.

domenica 4 maggio 2025

Il crollo economico è già iniziato - Richard Wolff

Da: Glenn Diesen Italiano - Glenn Diesen è un politologo, analista e autore norvegese. [ 1 ] È professore presso l' Università della Norvegia sudorientale . [ 2 ] È stato un commentatore regolare della rete televisiva internazionale di notizie controllata dallo stato russo RT . Alcuni accademici norvegesi lo hanno criticato per "parlare a nome della Russia". [ 3 ] [ 4 ] [ 5 ] [ 6 ] [ 7 ] [ 8 ] Si è opposto all'invasione russa dell'Ucraina . [ 9 ]
Richard D. Wolff è un economista marxista statunitense noto per il suo lavoro sulla metodologia economica e l'analisi di classe . È professore emerito di economia presso l' Università del Massachusetts Amherst e professore ospite presso il programma di laurea in affari internazionali della New School . Wolff ha anche insegnato economia presso la Yale University , la City University di New York , l'Università dello Utah , l'Università di Parigi I (Sorbona) e il Brecht Forum di New York. - 


                                                                            

giovedì 1 maggio 2025

Varoufakis e Sachs a Confronto su Guerra, Clima e Futuro Globale

Da: frontezero - DiEM25 - Yanis Varoufakis è un economista, accademico e politico greco naturalizzato australiano. - Jeffrey Sachs, professore universitario presso la Columbia University, è Direttore del Center for Sustainable Development presso la Columbia University e Presidente del Sustainable Development Solutions Network delle Nazioni Unite. Ha servito come consigliere di tre Segretari generali delle Nazioni Unite e attualmente ricopre il ruolo di avvocato SDG sotto il Segretario generale António Guterres. 


Jeffrey Sachs e Yanis Varoufakis di nuovo insieme. Dieci anni fa tentarono di salvare l’Europa da sé stessa, opponendosi alla distruzione economica della Grecia. Fallirono. Oggi, con l’Europa sempre più dipendente dagli Stati Uniti e priva di autonomia, i danni si estendono ben oltre: dall’Ucraina alla Palestina, fino ai rapporti con la Cina. 
Con il ritorno di Trump e l’abbandono del Green Deal europeo, il mondo affronta una tempesta perfetta: guerre commerciali sempre più feroci, un’escalation con la Cina, la guerra in Ucraina, il genocidio in Palestina e un’emergenza climatica fuori controllo.

                                                                           

martedì 1 aprile 2025

Ma fu l’Ucraina la prima a tradire i patti coi russi - Alessandro Orsini

Da: https://infosannio.com - https://www.ilfattoquotidiano.it - Alessandro Orsini è direttore del Centro per lo Studio del Terrorismo dell’Università di Roma Tor Vergata, Research Affiliate al MIT di Boston e docente di Sociologia del terrorismo alla LUISS. (https://www.youtube.com/@orsiniufficiale - https://www.facebook.com/orsiniufficiale/?locale=it_IT

Vedi anche: Ucraina, tre anni di guerra: il confronto Santoro-Orsini  

Dove vanno Europa, Usa, Ucraina e Russia - Elena Basile, Alessandro Orsini e Jeffrey Sachs 

“Trattare con Putin è impossibile perché Putin non rispetta gli accordi e viola i trattati. La colpa della guerra in Ucraina è soltanto sua”.

Nessuna delle più prestigiose università americane, da Harvard a Cornell University Press, pubblicherebbe mai una monografia accademica con questi contenuti. Quale rivista scientifica pubblicherebbe una tesi del genere? Nessuna. Quando si tratta di spiegazione causale, il metodo delle scienze storico-sociali prevede di includere il punto di vista di tutti gli attori coinvolti nello studio. Il ricercatore deve condurre la sua indagine privo di pregiudizi e con distacco emotivo. 

Secondo i russi, i primi a violare i trattati sono stati gli ucraini. È vero? Indaghiamo per verificare.

L’Ucraina ha violato il Trattato di amicizia, cooperazione e partenariato russo-ucraino, firmato a Kiev il 31 maggio 1997 da Kuchma e Eltsin iniziando una corsa verso il baratro. Quel Trattato, noto anche come il “grande trattato”, impegnava l’Ucraina a non usare il proprio territorio per nuocere alla sicurezza della Russia e viceversa. Ne consegue che il Trattato russo-ucraino del 1997 proibiva a entrambi di stringere alleanze militari ritenute pericolose dalla controparte. Prima di spiegare quando e come l’Ucraina ha violato il Trattato del 1997, dobbiamo collocarlo nel suo contesto storico e domandarci perché Eltsin avvertì l’esigenza di firmarlo proprio nel 1997. La risposta è agevole per chi conosca la storia dell’espansione della Nato. Il 1997 è l’anno in cui Clinton ordina alla sua segretaria di Stato, Madeleine Albright, di avviare il processo di inclusione nella Nato di Polonia, Ungheria e Repubblica Ceca, compiuto nel 1999. Intuita la manovra, Eltsin si affrettò ad assicurarsi che l’Ucraina non sarebbe entrata nella Nato. Ecco perché il Trattato fu firmato nel 1997.

L’Ucraina ha violato il Trattato di amicizia russo-ucraino il 4 aprile 2008, quando la Nato ha annunciato che l’Ucraina sarebbe diventata suo membro nel summit di Bucarest. Il Trattato di amicizia tra Russia e Ucraina sopravvisse per i successivi undici anni. Scadde il 31 marzo 2019 perché il presidente Poroshenko non volle rinnovarlo. Poi l’Ucraina ha condotto tre esercitazioni militari con la Nato sul proprio territorio nell’estate 2021.

La prima esercitazione militare della Nato in Ucraina, “Sea Breeze”, si è svolta dal 28 giugno al 10 luglio 2021 e ha coinvolto ben 32 nazioni. All’epoca, la Nato si componeva di 30 membri, ma l’Occidente ha voluto invitare anche alcuni Paesi “amici”, come l’Australia. Le esercitazioni si sono svolte nel Mar Nero e a Odessa.

La seconda esercitazione militare della Nato in Ucraina, “Three Swords”, si è svolta dal 17 al 30 luglio a Javoriv, vicino al confine con la Polonia. Questa esercitazione è stata definita dalla Reuters di “ampie dimensioni”. Ha coinvolto anche Stati Uniti, Polonia e Lituania. Poco dopo, il 31 agosto 2021 Lloyd Austin, segretario alla Difesa americano, e Andrij Taran, l’allora ministro della Difesa ucraino, firmarono a Washington il “US-Ukraine Strategic Defense Framework”, un accordo di penetrazione della difesa americana nella difesa ucraina.

Il 20 settembre 2021 la Nato ha avviato la sua terza esercitazione militare in Ucraina, “Rapid Trident”, di nuovo a Javoriv, per un totale di dodici Paesi.

Il 10 novembre 2021 Antony Blinken, segretario di Stato americano, e Dmytro Kuleba, ministro degli Esteri ucraino, hanno firmato il “US-Ukraine Charter on Strategic Partnership”, un altro accordo di penetrazione della difesa americana nella difesa ucraina. Nel frattempo, l’esercito di Kiev uccideva migliaia di civili russi in Donbass. Il 13 aprile 2022, il Wall Street Journal ha rivelato che la Nato ha addestrato 10.000 soldati ucraini all’anno a partire dal 2014 nell’articolo significativamente intitolato Il successo militare dell’Ucraina: anni di addestramento Nato.

Sotto il profilo politico, il mancato rinnovo del Trattato di amicizia del 1997 da parte di Poroshenko ha posto fine al Memorandum di Budapest. Nel momento in cui Poroshenko ha aperto l’Ucraina alle armi e ai soldati della Nato, i russi hanno ritenuto che il Memorandum di Budapest fosse carta straccia. Da qualunque punto di vista si guardi il problema, la classe dirigente ucraina ha commesso molti errori. La distruzione dell’Ucraina inizia a renderli evidenti. I vincitori distorcono sempre la storia. Figuriamoci gli sconfitti.

mercoledì 12 marzo 2025

Ucraina, tre anni di guerra: il confronto Santoro-Orsini -

Da: Rai - ALESSANDRO ORSINI è direttore del Centro per lo Studio del Terrorismo dell’Università di Roma Tor Vergata, Research Affiliate al MIT di Boston e docente di Sociologia del terrorismo alla LUISS. (https://www.youtube.com/@orsiniufficiale - https://www.facebook.com/orsiniufficiale/?locale=it_IT) - Michele Santoro è un giornalista, conduttore televisivo, autore televisivo, produttore televisivo e politico italiano.
Vedi anche: "Pace proibita"
                                                                           
                                                                           

LA RESISTENZA RUSSA HA DEMOLITO L'UNIONE EUROPEA,
CHE ORMAI HA PERSO LA FACCIA DI FRONTE AL MONDO
E IN PIÙ SI RITROVA UN VICINO TRASFORMATO IN NEMICO 

Alessandro Orsini: «Accusare Putin per aver invaso l'Ucraina? Nel 2023, lo stesso Stoltenberg si vantò aver respinto tutte le richieste di dialogo, da parte dei russi, che volevano evitare di ricorrere alla soluzione militare. Se oggi Trump maltratta Zelensky, lo fa per nascondere la catastrofica sconfitta dell'Occidente, che si illudeva di poter piegare la Russia. Molti poi pensano che risalga al 2008 il tentativo di associare l'Ucraina alla Nato, ma non è vero: fu Bill Clinton, addirittura nel lontano 1994, ad approvare il progetto. Oggi, poi, qualunque autorità morale dell'Occidente è stata completamente distrutta dal genocidio a Gaza». 

«Viviamo in un tempo in cui, dopo quello che abbiamo fatto a Gaza, nessuno può più raccontare a se stesso la storia secondo cui la civiltà occidentale è giuridicamente superiore alla Russia, alla Cina, alla Corea del Nord. Questo è un lusso che nessuno di noi può più permettersi. Negli ultimi 30 anni le democrazie occidentali hanno violato il diritto internazionale e i diritti umani molto più di qualunque dittatura. E questo emerge in maniera nitida dalla documentazione storica: negli ultimi tre decenni, nessuno ha fatto tante guerre illegali come la Nato». 

«Nel 1999 la Nato ha condotto una guerra in violazione del diritto internazionale contro la Serbia. Poi nel 2011 ha bombardato Gheddafi per il suo rovesciamento in combutta con i ribelli libici (altra guerra in violazione del diritto internazionale). Per non parlare, appunto, di quello che abbiamo fatto e che ancora stiamo facendo a Gaza, dove si parla addirittura di deportare la popolazione palestinese superstite. La guerra in Ucraina, inoltre, ha causato la morte politica dell'Unione Europea. Putin ha semplicemente ucciso, politicamente, l'Unione Europea». 

«In politica internazionale, le guerre svolgono la stessa funzione che la ricerca svolge nella scienza: servono a confermare le ipotesi. Durante le guerre, le classi dirigenti fanno delle ipotesi sulla forza dei nemici. Quando è scoppiata questa guerra, l'Unione Europea ipotizzava che la Russia fosse debolissima e che l'Europa fosse fortissima. Invece la guerra ha disvelato i rapporti di forza: la Russia è fortissima e l'Europa è debolissima. Se vuole, la Russia può schiacciare l'Europa con un pugno». 

«Mark Rutte, il nuovo segretario generale della Nato, qualche settimana fa ha dichiarato che, dal punto di vista militare, quello che la Russia produce in tre mesi la Nato lo produce in un anno intero, da Los Angeles ad Ankara. Cioè: Rutte ci sta dicendo che 32 paesi della Nato, Stati Uniti inclusi, a livello di armamenti producono infinitamente meno della Russia. Gli Usa e l'Europa, insieme, riescono a produrre 1,2 milioni di proiettili per l'artiglieria pesante, mentre in un anno la Russia ne produce 3 milioni». 

«Com'è possibile che l'Europa possa continuare la guerra da sola? E come potrebbe aiutare l'Ucraina a battere Putin? Quello era il vero obiettivo di Biden, deporre Putin, ed è fallito. L'Unione Europea ha investito esclusivamente nella guerra. La posizione ufficiale dei leader europei (Draghi, la stessa Meloni, Macron e Scholz, fin che c'è stato) era l'impegno per la sconfitta della Russia, il ritiro senza condizioni delle truppe russe. Quindi l'Unione Europea ha basato tutta la sua politica sulla forza, esecrando la diplomazia. E siccome la forza non ce l'ha, ha perso la politica». 

«Io non credo che l'Unione Europea potrà mai rinascere, dal punto di vista politico, a causa di questa guerra: perché l'umiliazione, la mortificazione è stata talmente grande e talmente evidente che in Asia, in Medio Oriente, in Africa, l'Europa non conta più nulla. Facendo questa guerra contro la Russia, l'Unione Europea ha mostrato la sua nullità. Così adesso è costretta a vivere sotto la minaccia permanente della Russia, rispetto alla quale abbiamo scoperto di non avere deterrenza». 

«Abbiamo anche scoperto che Trump non vuole investire in una guerra con la Russia, tantomeno in Ucraina. Infatti in questo momento Putin è fortissimo. Ed è la ragione per cui ritengo che stia solo facendo finta di trattare. A mio giudizio, Putin non vuole trattare: vuole in realtà una finta trattativa, per la resa incondizionata dell'Ucraina. Tant'è vero che 24 ore fa la Russia ha condotto un attacco-record, un bombardamento-record contro l'Ucraina: ha lanciato 237 droni in gran parte su Odessa, cioè l'ultimo sbocco al mare rimasto agli ucraini». 

«Trump ha lanciato un tweet dicendo che “la pace scoppierà fra qualche giorno”. Molti ottimisti immaginano che ci sarà una trattativa di questo tipo: Putin ferma le armi e si discute. Io invece credo che Putin farà una trattativa infilando un coltello in gola a Zelensky. Cioè: tratterà senza interrompere i massacri. E vorrà tutto quello che chiedeva tre anni fa per non farla, la guerra. Ora, il grandissimo problema dell'Ucraina (e la grande tragedia dell'Europa) è che Trump non ha via d'uscita: se non vuole rientrare nella guerra, trasformandosi in un Biden-2, deve cedere a tutte le richieste di Putin». 

giovedì 27 febbraio 2025

Come salvare Kiev dopo la sconfitta - Barbara Spinelli

Da: https://barbara-spinelli.it (IL FATTO QUOTIDIANO Domenica 23 Febbraio 2025) - Barbara Spinelli è una giornalista, saggista e politica italiana. Europarlamentare (2014–2019). 

Vedi anche: Jeffrey Sachs scuote i parlamentari europei: La NATO e il Futuro dell’Europa (Febbraio 2025) 


Cruda verità - Smascherando le illusioni e la propaganda, Trump rivela la sola cosa che conta e che tanti non hanno voluto dire: la ineluttabile realtà dei rapporti di forza. Solo partendo da qui si potrà aiutare l’Ucraina


Prima di accusare Giuseppe Conte di tradimento dei valori occidentali, e di sottomissione a Trump e alle estreme destre, converrebbe analizzare l’andamento della guerra in Ucraina negli ultimi tre anni e chiedersi come mai l’illusione di una vittoria di Kiev sia durata così a lungo e apparentemente duri ancora. 

Come mai non ci sia alcun ripensamento, nella Commissione UE e nel Parlamento europeo, sulla strategia di Zelensky e sull’efficacia del sostegno militare a Kiev. La prossima consegna di armi, scrive il Financial Times, dovrebbe ammontare a 20 miliardi di dollari. 

Non è solo Conte a dire che Trump e i suoi ministri smascherano un’illusione costata centinaia di migliaia di morti ucraini oltre che russi: l’illusione che Kiev potesse vincere la guerra, e che per vincerla bastasse bloccare ogni negoziato con Putin e addirittura vietarlo, come decretato da Zelensky il 4 ottobre 2022, otto mesi dopo l’invasione russa e sette dopo un accordo russo-ucraino silurato da Londra e Washington. 

Smascherando illusioni e propaganda, Trump prende atto dell’unica cosa che conta: non la politica del più forte, come affermano tanti commentatori, ma la realtà ineluttabile dei rapporti di forza. Realtà dolorosa, ma meno dolorosa di una guerra che protraendosi metterebbe fine all’Ucraina. Trump agisce senza cultura diplomatica e alla stregua di un affarista senza scrupoli: come già a Gaza dove si è atteggiato a immobiliarista che spopola terre non sue immaginando di costruire alberghi sopra le ossa dei Palestinesi, oggi specula sulle rovine ucraine e reclama minerali preziosi in cambio degli aiuti sborsati dagli Usa. Ma al tempo stesso dice quel che nessuno osa neanche sussurrare: Mosca ha vinto questa guerra, e Kiev l’ha perduta. La resistenza ucraina non è vittoriosa perché l’Occidente pur spendendo miliardi non voleva che lo fosse.

lunedì 24 febbraio 2025

Jeffrey Sachs scuote i parlamentari europei: La NATO e il Futuro dell’Europa (Febbraio 2025)

Da: frontezero - Jeffrey Sachs, professore universitario presso la Columbia University, è Direttore del Center for Sustainable Development presso la Columbia University e Presidente del Sustainable Development Solutions Network delle Nazioni Unite. Ha servito come consigliere di tre Segretari generali delle Nazioni Unite e attualmente ricopre il ruolo di avvocato SDG sotto il Segretario generale António Guterres


Jeffrey Sachs interviene al Parlamento Europeo il 19 febbraio 2025, lanciando un duro attacco alla politica degli Stati Uniti, della NATO e del ruolo dell’Europa nella guerra in Ucraina. Con un discorso diretto e coraggioso, Sachs denuncia l'influenza americana sulle decisioni europee e sprona i parlamentari UE a costruire una propria politica estera indipendente.

                                                                         

venerdì 21 febbraio 2025

"TRUMP ferma il piano NATO e la sua espansione NEOCON" - R. Antonucci intervista Jeffrey Sachs

Da: ilfattoquotidiano.it - Jeffrey Sachs, professore universitario presso la Columbia University, è Direttore del Center for Sustainable Development presso la Columbia University e Presidente del Sustainable Development Solutions Network delle Nazioni Unite. Ha servito come consigliere di tre Segretari generali delle Nazioni Unite e attualmente ricopre il ruolo di avvocato SDG sotto il Segretario generale António Guterres. - Riccardo Antoniucci, Filosofo. Dal 2013 al 2016 è stato responsabile comunicazione e ufficio stampa per la casa editrice DeriveApprodi. Attualmente continua a lavorare nello stesso ambito come freelance, collaborando, tra gli altri, con le case editrici manifestolibri e Stampa Alternativa. Traduce dal francese ed è animatore della rubrica Francesismi per il blog filosofico di Micromega Il rasoio di Occam 

Sachs: «Il grande errore degli Stati Uniti è credere che la Nato sconfiggerà la Russia» - Federico Fubini 


Il leader ucraino fuori gioco: consigliato male da Biden e dagli europei.

Ci sono buone ragioni per credere che il conflitto ucraino sia sulla buona strada per concludersi, ritiene Jeffrey Sachs. Il motivo è strategico: Donald Trump ha rotto la tradizione neoconservatrice a cui si è uniformata la politica estera degli Stati Uniti dagli anni 90, incentrata sull’espansione della Nato a est. Così, è la tesi di Sachs, si elimina la principale ragione di preoccupazione strategica della Russia. 

È meno certo, però, che lo stile trumpiano riesca a concludere l’oltre mezzo secolo di conflitto israelo-palestinese: “Mi sembra assai probabile che Trump proseguirà la politica disastrosa” di sostenere “la pulizia etnica e le colonie illegali di Israele”, dice l’economista e saggista della Columbia University. Con un caveat: quando si parla di politica estera di Trump, non va sottovaluto il suo “alto grado di improvvisazione”. 

L’amministrazione Trump è davvero in rottura con la politica estera Usa? 

Non su tutto. Per quanto riguarda l’Ucraina, Donald Trump sta dichiarando la fine del piano neo-conservatore di espansione della Nato all’Ucraina e alla Georgia, e questo è un segnale chiaro. Sul dossier Israele-Palestina, invece, la posizione di Washington rimane incerta. È vero che Trump, da un lato, ha spinto per il cessate il fuoco, ma dall’altro lato a Gaza continua a sostenere la pulizia etnica dei palestinesi, e in Cisgiordania appoggia la violenza estrema e le colonie illegali di Israele. 

La pace in Ucraina, se arriverà, e la tregua a Gaza saranno durature? 

Per quanto riguarda l’Ucraina, sì per le ragioni che ho spiegato. La guerra in Medio Oriente finirà soltanto quando verrà creato uno Stato di Palestina accanto a quello di Israele. Finora, Washington ha posto il veto su questo piano, e mi sembra assai probabile che Trump proseguirà con questa politica disastrosa. L’Europa dovrebbe far sentire la sua voce e pretendere che la Palestina venga accolta a pieno titolo come membro delle Nazioni Unite. È molto semplice. 

Nella politica estera trumpiana è emerso il protagonismo di Steve Witkoff. Un uomo d’affari, non un diplomatico, che sembra aver messo in ombra l’inviato Usa per il conflitto ucraino Keith Kellog. È così influente? 

Witkoff sembra essere il negoziatore preferito di Trump, e sì, sembra che Kellogg sia emarginato al momento. Ma non bisogna dimenticare un altro importante fattore. Ovvero che la politica estera di Trump è basata su una forte dose di improvvisazione, sia del presidente che del suo team. 

Il vertice di Riad è stato “solo” un bilaterale che ha sancito la riapertura di un dialogo tra Stati Uniti e Russia, oppure l’inizio di negoziati di pace in Ucraina veri e propri? 

Direi che è stato l’inizio di un ripristino di normali relazioni tra Stati Uniti e Russia, il che comprende anche l’apertura di una discussione sulla fine della guerra in Ucraina. 

L’Europa è fuori dai giochi? E come si sta riorganizzando il rapporto tra Ue e Usa? 

L’Europa si è tagliata fuori da sola, rifiutando la diplomazia. Fondamentalmente, si è schierata sulla linea neo-con: ha riecheggiato i loro discorsi e sposato i loro obiettivi. Così facendo ha gettato al vento la storia delle relazioni diplomatiche tra Russia ed Europa. Ora che gli Stati Uniti di Trump stanno rompendo con l’approccio neo-con, gli europei si ritrovano disorientati e senza strategia. L’Europa ha bisogno di rimettersi in sesto. Non le conviene supplicare gli Stati Uniti, ma deve impegnarsi direttamente con la Russia sulle questioni di sicurezza europea. E dovrebbe riallacciare i rapporti economici con Mosca. 

Zelensky è fuori dai giochi, invece? 

Assolutamente sì. Zelensky è disprezzato a Washington, impopolare in Ucraina ed è perdente sul campo di battaglia. Governa solo in virtù della legge marziale. Ha fatto pessime scelte, ma la cosa più tragica è che le ha fatte consigliato dagli Usa di Biden e dall’Europa. Ho cercato più volte di avvertire gli ucraini di quanto fosse disastrosa la politica dell’allargamento della Nato e ho sottolineato la necessità per Kiev di cercare garanzie di sicurezza in una strategia di neutralità. Ma nessuno ha voluto ascoltare la verità. 

giovedì 20 febbraio 2025

Luciano Canfora: “Paragonare Monaco 1938 e l’oggi? È solo propaganda” - Daniela Ranieri

Da: https://www.ilfattoquotidiano.it - Daniela Ranieri giornalista, dal 2013 scrive su Il Fatto Quotidiano di politica e di cultura. Dopo gli studi di Antropologia culturale all'Università La Sapienza di Roma, ha conseguito un Dottorato di Ricerca in Teoria e Ricerca Sociale. -  Luciano Canfora, filologo, storico, saggista, professore emerito dell’Università di Bari, membro del Consiglio scientifico dell’Istituto dell’Enciclopedia italiana e direttore della rivista Quaderni di Storia, Dedalo Edizioni. (Luciano Canfora Podcast


Paragonare Monaco 1938 e l’oggi? È solo propaganda” 

Contro l’equazione “sommaria” di Mattarella e altri:L’élite britannica era favorevole al Führer, l’avversario era l’Urss e il Terzo Reich l’argine al comunismo” 

Visto che impazzano i paragoni, da parte della stampa dominante, tra gli eventi prodromici del nazismo e la situazione attuale, in particolare tra la Conferenza di Monaco che aprì la strada a Hitler e la telefonata tra Trump e Putin per porre fine alla guerra in Ucraina, abbiamo interpellato sul tema il professor Luciano Canfora, storico, grecista e filologo. 

Professore, cosa successe a Monaco il 29 settembre del 1938? 

Venne concluso l’accordo tra quattro potenze, Francia, Inghilterra, Reich tedesco e Italia. Queste potenze su iniziativa tedesca decisero e comunicarono al rappresentante del governo cecoslovacco, che non partecipava alla Conferenza, di cedere territori abitati da minoranze: 3 milioni di tedeschi, un numero consistente dentro la neonata Repubblica cecoslovacca se si pensa che il numero di slovacchi era di 1 milione e 900 mila e i cechi erano 6 milioni e 800 mila. Nell’area dei Sudeti confinante con la Germania meridionale c’erano anche 740 mila ungheresi, 460 mila ruteni e 100 mila polacchi. L’atto di forza della Conferenza fu di imporre alla Cecoslovacchia di obbedire a questa sollecitazione di autonomia per le minoranze etniche, ed è vero che i tedeschi occuparono i Sudeti e prepararono il terreno dando vita a movimenti nazionalistici filo-tedeschi, ma la Polonia, che era governata dalla destra e da ammiratori del Terzo Reich, si prese un pezzetto di Cecoslovacchia, e l’Ungheria un altro bel pezzo. Quando si dice che la Conferenza portò allo smembramento della Cecoslovacchia in favore della Germania si dice una cosa solo parzialmente esatta. 

Hanno senso i paragoni con la situazione geopolitica attuale? 

In comune non c’è assolutamente nulla, se non per la fantasia di qualcuno. 

C’è anche, da parte riformista e neoliberista, chi fa il paragone tra gli accordi tra Putin e Trump e il patto Molotov-Ribbentrop. È giusto? 

sabato 26 ottobre 2024

Guerra in Medio Oriente, la 'catastrofe' palestinese. Una nuova Nakba?

Da: Limes Rivista Italiana di Geopolitica - Paola Caridi è una giornalista e blogger italiana

Leggi anche: Fermare l’ideologia genocida di Bibi & C. - Jeffrey Sachs 
“Dal ‘48 Israele vuole disfarsi del popolo palestinese” - RACHIDA EL AZZOUZI intervista ILAN PAPPÉ - 


Israele vuole un nuovo spostamento di popolazione palestinese da Gaza verso l'Egitto e dalla Cisgiordania verso la Giordania per realizzare il Grande Israele dal fiume al mare, senza perdere la maggioranza ebraica della popolazione. La posizione di Egitto, Giordania e degli altri paesi arabi. La Lega Araba ha abbandonato i palestinesi? La guerra in Libano e i sette fronti di Israele. Ḥamās (Hamas) e il resto dell'asse della resistenza iraniano. Sinwar ha deciso l'attacco del 7 ottobre senza l'accordo dell'ala politica di Hamas e degli alleati iraniani e libanesi? Hamas ha sopravvalutato l'importanza degli ostaggi israeliani: cambio radicale nella politica di Netanyahu. Il nuovo libro "Il gelso di Gerusalemme. L'altra storia raccontata dagli alberi (Feltrinelli, 2024). 
In collegamento Paola Caridi e Alfonso Desiderio. Puntata registrata il 17 ottobre 2024.

                                                                         

venerdì 4 ottobre 2024

Fermare l’ideologia genocida di Bibi & C. - Jeffrey Sachs

Da: https://www.ilfattoquotidiano.it/.../fermare.../7716135 - Originale: https://www.commondreams.org – traduzione di Miriam Mirolla - 

Jeffrey D Sachs, professore universitario presso la Columbia University, è Direttore del Center for Sustainable Development presso la Columbia University e Presidente del Sustainable Development Solutions Network delle Nazioni Unite. Ha servito come consigliere di tre Segretari generali delle Nazioni Unite e attualmente ricopre il ruolo di avvocato SDG sotto il Segretario generale António Guterres. - Riccardo Antoniucci, Filosofo. Dal 2013 al 2016 è stato responsabile comunicazione e ufficio stampa per la casa editrice DeriveApprodi. Attualmente continua a lavorare nello stesso ambito come freelance, collaborando, tra gli altri, con le case editrici manifestolibri e Stampa Alternativa. Traduce dal francese ed è animatore della rubrica Francesismi per il blog filosofico di Micromega Il rasoio di Occam.


"Gaza is now all over the world.
The area of Gaza is now going to all continents because of the people of the world who support the struggle of the Palestinians.
Even though if they kill, and kill, and kill, there will still be life in Gaza.
You are the eyes of Gaza now, you are the media.
We are not afraid of what Netanyahu is saying, they are afraid because the Palestinians are bound to hope, to implement their dreams by struggling.
We have only one choice: it is to fight, to liberate our land and ourselves from this occupation.
They are doing what the nazis did, but worst, because the weapons are new now.
They are making a Holocaust.
It is a war crime what they are doing."
(Leila Khaled) 

3 Ottobre 2024
L’Onu salvi la Palestina - Gli estremisti violenti che ora controllano il governo d’Israele credono che il Paese abbia la licenza biblica, il mandato religioso, per distruggere il popolo palestinese. Contro ogni diritto internazionale

Quando il premier israeliano Netanyahu è salito sul podio all’Assemblea generale Onu la scorsa settimana, decine di governi hanno abbandonato l’aula.
L’obbrobrio globale di Netanyahu e del suo governo è dovuto alla violenza depravata di Israele contro i suoi vicini arabi. Netanyahu diffonde un’ideologia fondamentalista che ha trasformato Israele nella nazione più violenta del mondo. 

Il credo fondamentalista di Israele sostiene che i palestinesi non abbiano alcun diritto alla propria nazione. La Knesset israeliana ha recentemente approvato una dichiarazione che respinge uno Stato palestinese in quella che la Knesset chiama la Terra di Israele, ovvero la terra a ovest del fiume Giordano. 

La Knesset s’oppone fermamente alla creazione di uno Stato palestinese a ovest della Giordania. La creazione di uno Stato palestinese nel cuore della Terra di Israele rappresenterà un pericolo esistenziale per lo Stato di Israele e i suoi cittadini, perpetuerà il conflitto israelo-palestinese e destabilizzerà la regione. 

Chiamare la terra a ovest del Giordano il “cuore della Terra di Israele” è sbalorditivo. 

domenica 8 settembre 2024

Dove vanno Europa, Usa, Ucraina e Russia - Elena Basile, Alessandro Orsini e Jeffrey Sachs

Da: Il Fatto Quotidiano - Elena Basile è un'ex diplomatica e scrittrice italiana. Dal 2013 al 2021 ha prestato servizio come ambasciatrice in Svezia e Belgio e nel 2023 ha lasciato il servizio diplomatico con il grado di plenipotenziario. (https://www.facebook.com/elena.basile11) - ALESSANDRO ORSINI è direttore del Centro per lo Studio del Terrorismo dell’Università di Roma Tor Vergata, Research Affiliate al MIT di Boston e docente di Sociologia del terrorismo alla LUISS. (https://www.youtube.com/@orsiniufficiale - https://www.facebook.com/orsiniufficiale/?locale=it_IT) -Jeffrey Sachs, professore universitario presso la Columbia University, è Direttore del Center for Sustainable Development presso la Columbia University e Presidente del Sustainable Development Solutions Network delle Nazioni Unite. Ha servito come consigliere di tre Segretari generali delle Nazioni Unite e attualmente ricopre il ruolo di avvocato SDG sotto il Segretario generale António Guterres. Jeffrey D Sachs -


                                                                         

domenica 4 agosto 2024

“Biden, trump o harris poco cambia: è già tutto deciso” - Riccardo Antoniucci intervista Jeffrey Sachs

Da: ilfattoquotidiano.it - Jeffrey D Sachs, professore universitario presso la Columbia University, è Direttore del Center for Sustainable Development presso la Columbia University e Presidente del Sustainable Development Solutions Network delle Nazioni Unite. Ha servito come consigliere di tre Segretari generali delle Nazioni Unite e attualmente ricopre il ruolo di avvocato SDG sotto il Segretario generale António Guterres. - Riccardo Antoniucci, Filosofo. Dal 2013 al 2016 è stato responsabile comunicazione e ufficio stampa per la casa editrice DeriveApprodi. Attualmente continua a lavorare nello stesso ambito come freelance, collaborando, tra gli altri, con le case editrici manifestolibri e Stampa Alternativa. Traduce dal francese ed è animatore della rubrica Francesismi per il blog filosofico di Micromega Il rasoio di Occam 

Leggi anche: Sachs: «Il grande errore degli Stati Uniti è credere che la Nato sconfiggerà la Russia» - Federico Fubini 

Come l’America si “vende” i nemici - Jeffrey Sachs  


Jeffrey Sachs - L’economista di Harvard e Columbia al “Fatto”: “Finché gli Stati Uniti continuano a parlare di Kiev nella Nato, non ci sarà nessuna pace

Ucraina, Cina, Medio Oriente. C’è una radice comune in questi conflitti, Jeffrey Sachs ne è certo, e porta a Washington. In particolare, alla Washington degli anni 90, dove è nata la dottrina neocon degli Stati Uniti come unica potenza globale: “L’arroganza americana e l’illusione dell’unipolarismo hanno reso il mondo meno sicuro”, afferma l’economista di Harvard e Columbia, pensatore controcorrente rispetto al mainstream accademico Usa. Ospite della scuola del Fatto, Sachs illustra il concetto citando il Doomsday Clock, l’orologio dell’Apocalisse ideato dal Bulletin of the Atomic Scientists: “Nel 1992 le lancette erano a 17 minuti dalla mezzanotte. Poi Clinton ha allargato la Nato, Bush ha invaso l’Iraq, Obama la Siria e la Libia, oltre a rovesciare Yanukovich in Ucraina, e Trump è uscito dal trattato sui missili nucleari a medio raggio. Ora siamo a 90 secondi dalla fine”. 


Professore, a due anni e mezzo dall’invasione russa dell’Ucraina il fronte è fermo, Volodymyr Zelensky dice che rilancerà il suo piano di pace a novembre, Mosca lo ha già bocciato. Un accordo è possibile? 

Il conflitto è iniziato dieci anni fa, con il rovesciamento di Viktor Yanukovich nel 2014 attivamente operato dagli Stati Uniti. Nel 2022 c’è stata una drammatica escalation. Questa guerra si sarebbe potuta evitare se gli Usa non avessero spinto per l’allargamento della Nato a est, nonostante i ripetuti allarmi della Russia. E dopo il 24 febbraio, si sarebbe potuta chiudere in poche settimane: Russia e Ucraina erano vicine a un accordo, poi Washington si è messa di traverso dicendo a Kiev di non scendere a patti con i russi, promettendo in cambio l’ingresso nella Nato. È un progetto che gli Usa hanno dagli anni 90, sbagliato fin dall’inizio. Gli europei lo sapevano, dietro le quinte lo dicevano, ma si sono allineati. Ora eccoci davanti alla tragedia: Kiev ha perso probabilmente 500 mila uomini e gli Usa continuano a dire che entrerà nella Nato, il che fa continuare la guerra. Dicevano lo stesso in Vietnam, in Iraq e in Afghanistan, sappiamo com’è finita. La strada per la pace è semplice: la Nato deve accettare la neutralità dell’Ucraina e la Russia deve fermare la guerra. Non succederà finché continuiamo a parlare di portare l’Ucraina nell’Alleanza. 

Il dispiegamento di missili americani a lungo raggio in Germania dal 2026 ha suscitato le ire della Russia. C’è il rischio che l’escalation vada oltre il verbale?