mercoledì 28 ottobre 2026

DIALETTICA E RAGIONE HANNO SIGNIFICATI PRECISI - Stefano Garroni (11/10/2013)

Da: mirkobe79 - Stefano Garroni (Roma, 26 gennaio 1939 – Roma, 13 aprile 2014) è stato un filosofo italiano. Assistente presso la Cattedra di Filosofia Teoretica (Roma Sapienza) diretta, nell'ordine, dai Proff. U. Spirito, G. Calogero e A. Capizzi. Nel 1973 entrò a far parte del Centro di Pensiero Antico del CNR diretto dal Prof G. Giannantoni. 

Una Risposta: 
 
Quando Hegel nella fenomenologia o nell'enciclopedia parla della scienza, si dimostra un autore apertissimo sia al tema del dubbio come tu lo poni, sia al tema della convenzionalità del discorso scientifico anticipando in questo modo tematiche che come sai diverranno attuali alcuni decenni più tardi. Il fatto è che la razionalità del reale significa che io posso rendermi conto delle cose, per es. posso rendermi conto del fatto che questa cosa sfugge al mio controllo. Hegel ad es. afferma che inevitabilmente la filosofia deve cominciare da un qualche cosa di empirico e di dato che non ha caratteristiche determinate, che è fuggevole ,che cambia, che riesce a diventare qualcosa di consistente solo se alla fine del ragionamento sarà riuscito a costruire un discorso, una teoria, che dia senso a quell'imponderabilità iniziale. Quindi il razionalismo di Hegel non solo non esclude l'imponderabile, l'incerto, il non afferrabile, ma lo considera invece addirittura parte organica dell'esperienza tanto che ad es. chi fa scienza ha in certe occasioni necessità di introdurre convenzioni per rendere coerente un discorso. Questo ragionamento Hegel non potrebbe farlo se ritenesse che la razionalità del reale significa che tutto alla fine è trasparente. No, Hegel riconosce esattamente la mancanza di trasparenza. 

Se vogliamo rifarci - come tu stesso fai - al pensiero antico, diciamo che la filosofia di Hegel è quella che a differenza di Parmenide riconosce il ruolo del "no", del "non è" e questo proprio significa porre il movimento nel pensiero, tradurre e trasportare il movimento della storia nel pensiero, rendersi conto delle ambiguità, delle inafferrabilità, delle incertezze e delle certezze limitate, storicamente circoscritte. Non è dubbio che questa visione di Hegel sia stata falsificata da un marxismo fondamentalmente positivistico e fondamentalmente guidato da preoccupazioni politiche e non scientifiche come risulta chiaro leggendo il "Materialismo ed empiriocriticismo" di Lenin. Ma questo non è il discorso né di Hegel e né di Marx. Chi legga Marx e non i marxisti, ma Marx, il testo di Marx; e cerchi di confrontare per es. le diverse traduzioni del testo, si rende conto della problematicità del discorso di Marx. 

A me stesso è capitato a Cuba in un convegno di mostrare la presenza in Marx di posizioni diverse, di affermazioni che poi venivano smentite e che -- a me sembrava e questo io sostenevo -- proprio queste ambiguità, questo movimento interno al discorso di Marx per cui non è mai definibile in modo netto, inequivoco, rigido, è proprio questo che giustifica il fatto che dal marxismo siano nati poi tanti marxismi diversi e ognuno dei quali può trovare nel testo di Marx un appiglio. Non a caso noi ci rifacciamo non genericamente al marxismo, ma al marxismo rivoluzionario, cioè una certa maniera di interpretare la dialettica e il marxismo che da alla dialettica un ruolo centrale e la dialettica ripeto, è la capacità di riconoscere il no, di riconoscere l'ambiguo, di riconoscere lo sfuggente ma di riconoscerlo all'interno di un quadro del mondo di cui si può dare senso. 

A questo punto a me interesserebbe molto continuare a discutere con te. Francamente questo interesse mi diminuisce molto quando citi Francesco e quando indichi un evidente atto politico di Francesco -- cioè la glorificazione di una persona uccisa dai partigiani -- quasi che non fosse vero che la guerra partigiana, la lotta partigiana, non comporti appunto anche queste mostruosità. La guerra è mostruosa, e bisogna essere contro coloro i quali vogliono la guerra, e questi non sono mai stati i proletari, ma si i capitalisti, i proprietari del grande capitale, delle multinazionali, come oggi vediamo molto bene: pensa all'Afganistan, all'Iraq, alla Siria ecc. Ecco, Francesco sta con questi: cerca di mediare il dominio di questi con i poveracci, con la gente che non ha speranza, con la gente che non ha futuro qui dentro. E' un puntello nel sistema. Che crolli il sistema insieme ai suoi puntelli. [...] 

Ma chi ha mai affermato che la ragione nel senso della dialettica sia la capacità di risolvere in maniera netta, radicale, definitiva i problemi? No è la capacità di affrontarli, la volontà di affrontarli e di riconoscere quanto nei problemi è traducibile, è compatibile con i principi logici e quanto non è compatibile. Rileggi Leibniz quando tratta di queste cose, quando ragiona intorno alle verità di fede e alle verità di ragione. No, il senso della dialettica è che l'uomo ha le mani in pasta nel mondo e che la realtà si esaurisce in questa coppia mondo e uomo che ha le mani in pasta in esso e contemporaneamente che viene condizionato dal mondo, cioè senza dio e senza padrone. Ma senza padrone vuol dire anche senza dogmi. 


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