domenica 4 ottobre 2026

La guerra russo-ucraina - Agorà per l'Italia

Da: Agorà per l'Italia -


1) Ci dicono, a gran voce, ci ripetono, ossessivamente, e ormai ci ingiungono: dobbiamo prepararci alla guerra con la Russia perché ci minaccia. E ci spiegano che per prepararci alla guerra nei prossimi cinque anni dobbiamo rinunciare a ospedali, asili, scuole, investimenti non militari e costruire fabbriche di armi, accettare ogni sacrificio, tasse energia e inflazione, e non discutere. Credere, oggi, obbedire domani, e magari essere pronti a combattere dopodomani. 

2) Nei governanti euroatlantici, specialmente quelli della UE e del Regno Unito, che pare il grande regista in questi anni di conflitto, ha continuato a circolare, tra il detto e il non detto, la folle idea di “sconfiggere la Russia”, al punto da contribuire a realizzare sabotaggi (clamoroso quello dei gasdotti che conducevano il gas russo fino a noi) e incoraggiare atti di terrorismo (per tutti, l’uccisione con un’autobomba di Darya Dugina, scrittrice giornalista attrice di talento, che aveva il torto di essere figlia del filosofo Alexander Dugin, considerato “l’ideologo di Putin”). E intanto si aumentava la potenza di missili e e carri e aerei concessi a Kiev, che sono giunti a colpire in profondità il territorio russo, e si moltiplicavano gli annunci di inviare “uomini sul terreno”, incuranti dei moniti russi, che vengono giudicati “provocazioni”. 

3) L’intero "Sistema guerra" (il coacervo militar-industriale-finanziario-mediatico, che domina la scena pubblica) ci spinge in questa direzione, raccontando una storia rovesciata di questa lunghissima guerra tra Ucraina e Russia. Ci viene detto che è cominciata nel 2022, invece di essere il prodotto della "aggressione strategica" occidentale (come è, in effetti) alla Russia, dopo il 1991. La questione veramente importante non è tanto l'ingresso dell'Ucraina nella NATO, quanto piuttosto l'ingresso forzato e surrettizio della NATO nell'Ucraina. Laddove i megafoni di regime blaterano di diritto all'autodeterminazione del popolo ucraino, in realtà negli ultimi lustri si è sempre trattato della ricerca della legittimazione ex post di un vile atto di progressiva occupazione e sequestro da parte delle forze degli USA, dell'UE e della NATO, di quel territorio, in vista del suo saccheggio. Lo scopo é stato quello di usurparne tutte le risorse, di trasformare la sua gente in carne da cannone per la guerra di logoramento da muovere contro la Russia - cercando di provocare di questa il collasso e lo smembramento -, e di mettere in piedi il più grande laboratorio di preparazione, sperimentazione e ottimizzazione delle armi e degli strumenti, materiali e immateriali, più adeguati alla rapida riconversione al sistema di guerra della più complessiva architettura sociale ed economica europea e occidentale, in vista della conduzione delle prossime guerre da muovere, innanzitutto contro la Cina, una volta “archiviata” quella con la Russia, che i folli europei immaginano di vincere. 

4) Inoltre, il "sacrificio" occidentale dell'Ucraina - imposto innanzitutto sotto il "democratico" Biden e poi continuato, con altri mezzi, ma in modo sostanzialmente bipartisan, anche dal "repubblicano" Trump - è servito, in misura determinante, a colpire i Paesi europei nelle loro già labili prospettive di esercizio di una qualche autonomia geopolitica e strategica. Ciò è avvenuto spezzando, attraverso la militarizzazione e la nazificazione dell'Ucraina, ogni significativo legame euroasiatico (come raccomandava, fra gli altri, di fare, sin dalla fine degli anni Ottanta, il consigliere del "principe" del Pentagono, Z. Brzezinski), indebolendo la base su cui si sviluppava la fiorente industria manifatturiera del Vecchio Continente, creando nuovi consistenti flussi di domanda aggregata per i prodotti statunitensi sia energetici (destinati a sostituire quelli russi, ben più convenienti), sia militari. L’etichetta, quella usata nella comunicazione corrente fin dal febbraio 2022, con la precisazione “c’è un aggredito e un aggressore” rappresenta il fulcro del problema, che è di natura comunicativa. Mai nella storia recente si è assistito a un uso così diffuso e pervasivo della menzogna, fino al suo totale ribaltamento. Ciò è stato possibile grazie a un “engagement”, inedito in tale misura, totale e totalitaria, dei media, i quali assai più che in passato anche recente, hanno mostrato di essere la punta di diamante del “Sistema guerra”, dettando l’agenda alla politica, anche se di fatto comunicatori e giornalisti, finanzieri e faccendieri, governanti e personale politico, docenti universitari e osservatori “indipendenti” erano al soldo, in senso metaforico e spesso in senso proprio, dei fabbricanti di morte. 

5) Le vicende dell’Ucraina, assai prima del febbraio ‘22, sono intrise di uso politico della storia, arrivato alla sua estrema manifestazione, ossia l‘“abuso politico della storia”, ma sono anche un esempio di “invenzione della tradizione”. Le fonti sulla storia dell’Ucraina sono scarsissime; più scarse sono le fonti e più ampio è il ricorso all’invenzione. In Ucraina abbiamo assistito, in particolare dall’inizio dell’Ottocento, a uno sforzo costante di invenzione della tradizione facendo ricorso anche a immagini molto forti: l’Ucraina si è sempre considerata una terra di confine (il toponimo stesso lo indica). 

6) Questo Paese che si sente di frontiera vuole essere un luogo nel quale si incontrano, o si scontrano come stiamo vedendo oggi, Occidente e Oriente, Est e Ovest. Ma anche tra cristiani - protestanti e cattolici - originariamente di rito romano, e cristiani ortodossi che ereditano e assumono, invece, il rito bizantino da Costantinopoli (Mosca come la terza Roma). A sua volta nel corso tempo la chiesa ortodossa ha subito una scissione: quella ucraina si è schierata con Kiev, mentre quella russa è diventata un pilastro del potere governativo; siamo arrivati all’estremo che la chiesa ucraina era giunta a un passo dalla canonizzazione di Stepan Bandera, collaborazionista dei nazisti occupanti del suo Paese (perciò dichiarato “traditore” da una larga parte del popolo ucraino), ma nel contempo guardato con diffidenza dai nazisti, e utilizzato in funzione antisovietica, mentre lui stesso fu uno degli organizzatori dei pogrom antiebraici, in specie di ebrei polacchi. 

7) Dunque la storia ucraina può essere delineata attraverso una netta divisione: la terra di confine diventa terra di contrapposizione, al punto che si potrebbe affermare che l’Ucraina unitaria è sostanzialmente una “invenzione”. L’Ucraina è divisa in due parti (lo constatiamo in questi anni terribili di guerra, e in tal senso potremmo osservare che la geografia sopravanza la storia): una parte che è sempre stata attratta verso l’Europa occidentale, e una parte che si è sempre considerata prossima, vicina, se non addirittura parte integrante, alla “madre Russia”. Del resto il numero di ucraini russofoni era, anche solo qualche decennio fa, numericamente quasi uguale a quello degli ucrainofoni. Quindi il tentativo di creare un’unità è passato anche attraverso la lingua e la religione, attraverso appunto uno sforzo di invenzione, e di costruzione di una dubbia identità nazionale, come mostrano le controverse storiografiche fra gli stessi studiosi ucraini, divisi tra “normannisti” (ossia sostenitori della determinante presenza dei Normanni nella edificazione di tale “identità”) e “antinormannisti” (ossia coloro che respingendo questa tesi sottolineano la natura puramente endogena della “ucrainicità”). È sicuramente vero però che Bandera, dopo il cambiamento di regime a Kiev, fu proclamato “eroe nazionale dell’Ucraina”, nel 2010, dal presidente Viktor Yuschenko, che portò avanti una intensa campagna di riabilitazione del personaggio, al quale tuttora sono dedicate strade, piazze, monumenti nella parte Ovest del Paese; è altrettanto vero che quel titolo fu poi revocato, nel 2011, per pressioni polacche e della Unione Europea. 

8 ) Fin dai primi mesi di guerra da più parti fu menzionato il “Kievan Rus’”, ossia il principato di Kiev, come elemento base dell’identità ucraina; in realtà anche la Russia, la Polonia, la Bielorussia considerano quello un momento fondativo, specialmente Vladimir Putin, e i suoi ideologi, considerano Kievan Rus’ il fondamento della grande madre Russia. E insistono nel dichiarare quello ucraino un “popolo fratello”, perciò l’attacco del 24 febbraio non fu e non è tuttora chiamato “guerra” ma “Operazione militare speciale”. La guerra guerreggiata si mescolava alla guerra ideologica e culturale. Non a caso, in Ucraina, i governi hanno dettato i testi di storia per le scuole di ogni ordine e grado. Negli anni ’80, ’90, 2000 viene rovesciato il rapporto tra l’eroe e la canaglia. L’esempio più clamoroso è quello menzionato di Bandera. Ma accanto a lui si può richiamare Ivan Mazeppa: ancora oggi c’è chi considera Mazeppa un liberatore, ma Mazeppa è stato a lungo considerato un bandito, poi riabilitato come eroe nazionale. 

9) Sempre al fine della costruzione di una mitografia ucraina, si insiste su una rappresentazione: che l’Ucraina nasca dal dolore, come un parto, e tutti i parti sono dolorosi. L’Ucraina è generata dalla sofferenza e di questa sofferenza vengono indicate le tappe, le “stazioni del martirio”, sempre nella metafora cristologica, e il momento topico di questa Via Crucis è l’holodomor, spesso “tradotto” impropriamente e ideologicamente come “olocausto ucraino” o addirittura genocidio. Si tratta della grande carestia dei primi anni ‘30 che ha fatto alcuni milioni di morti. Anche qui ci sono due scuole storiografiche fortemente determinate dalla politica, una delle quali, quella ucraina endogena e ucrainofila, vede nell’holodomor l’effetto dell’azione del regime sovietico, o più precisamente, esito di un deliberato disegno genocidario di Stalin ai danni del popolo ucraino. Dirigenti o pubblicisti ucraini o ucrainofili hanno asserito con sicurezza al limite della protervia: “I russi hanno sterminato tra il 1931 e il 1933 tre o quattro milioni di persone”. Mentre l’interpretazione russa, che troviamo nei libri di testo adottati nelle scuole russe, è che certamente quei morti ci sono stati, ma a causa di una carestia che ha colpito tutta la regione, compresa la parte russa, quindi non è stata un’azione deliberata volta a cancellare il popolo ucraino. E questa è la tesi avvalorata dalla storiografia seria, scientifica. Allo stesso modo, due narrazioni si confrontano e si scontrano sui rapporti tra esercito ucraino e forze di occupazione tedesche. Non c’è dubbio che ci sia stato un atteggiamento collaborativo delle forze ucraine nei confronti delle forze occupanti tedesche naziste. Il caso Bandera è quello più emblematico. 

10) Questo contrasto incessante tra le due Ucraine e tra le due scuole è un vero e proprio kulturkampf, uno scontro di civiltà, una lotta culturale che passa anche attraverso la letteratura, il cinema, il teatro, la musica leggera. Quest’ultima ha avuto un’importanza molto forte nelle vicende di “Euromaidan”: una delle ragioni del successo della proteste di “Euromaidan”, che hanno determinato il regime change del 2014, sono stati i concerti di musica leggera nella piazza di gruppi musicali ucraini, che facevano una musica “occidentale”, concerti gratuiti. Non solo: si è scoperto successivamente che le persone venivano pagate perché andassero in piazza a sentire i concerti. Questo è stato un fattore di mobilitazione e anche di violenta occidentalizzazione: musica occidentale eseguita da gruppi ucraini. Era un messaggio martellante: siamo ucraini, ma amiamo, vogliamo, suoniamo la musica occidentale. Concerti gratuiti tutte le sere, e quando si temeva che non ci fossero abbastanza persone, esse venivano reclutate e pagate. Ovviamente i fondi non arrivavano dall’Ucraina, ma da fuori, dall’Occidente. 

11) In sostanza possiamo dire che quella dell’Ucraina è stata storicamente una formazione statuale artificiale, e qui si trova uno dei fondamenti della guerra in corso. Tutte le formazioni statuali artificiali a un certo punto mostrano la corda. Con questa complessissima vicenda pregressa e con questo kulturkampf che attraversa soprattutto l’800 e buona parte del ‘900, nel 1991 si conclude il biennio detto rivoluzionario. Dopo la proclamazione della repubblica ucraina del 1917, finita nel 1921, l’indipendenza dell’Ucraina (1991), come quella di altre repubbliche ex sovietiche, fu il frutto diretto dalla dissoluzione dell’Urss, un atto peraltro nel quale il presidente ucraino del tempo insieme con quello bielorusso, furono protagonisti al fianco di Boris El’cin. Dal 1991 si andò accentuando la differenziazione tra la parte che guardava a Ovest e la parte che guardava a Est. Una situazione da separati in casa: costretti a stare insieme senza amarsi, di solito per ragioni economiche. L’Ucraina è comunque una terra ricca, a livello tanto di suolo, quanto di sottosuolo, ma diversa anche su questo piano, e in generale geologicamente tra Est e Ovest. 

12) Le forze in campo che si scontrarono tra la fine degli anni ’90 e l’inizio degli anni 2000, prima ancora di “Euromaidan”, tra il 2000 e il 2013, erano animate da gruppi finanziari in contrasto: uno scontro innanzi tutto di carattere economico. Oggi si parla di “oligarchi” (che a ben vedere nacquero sotto El’cin negli anni Novanta); ma si tratta di gruppi bancari e finanziari con robuste connessioni con la City di Londra o con la Borsa di Francoforte. Lobbies finanziarie che, per convenienza, spesso anche occasionale, guardavano a New York piuttosto che a Mosca, e talvolta viceversa. Se si volesse approfondire, scopriremmo che l’ideologia sta tutta nella rappresentazione che ci racconta che coloro che vogliono l’avvicinamento all’Unione Europea sono i teorici della democrazia e della libertà, mentre gli altri sono legati (magari essenzialmente per ragioni biografiche) al regime “autocratico” della Russia. 

13) Quanto alla “questione Crimea”, che ha origine con la cessione all’Ucraina nel 1954 (un atto personale di Nikita Chruscev, ma il trasferimento della Crimea all’Ucraina avveniva all’interno della Unione delle Repubbliche Socialiste Sovietiche, quindi era un affare interno), essa viene valutata in modo opposto nelle analisi pubblicate sui giornali internazionali, oltre che sulla base degli schieramenti ideologici: fra gli analisti, c’è chi sostiene che riprendersi la Crimea per la Russia sia stato un cattivo affare, sulla base di calcoli dei costi che ha comportato la ristrutturazione complessiva della Crimea all’interno del sistema generale russo; e c’è chi afferma che il costo si determini nel breve e medio periodo, ma nel lungo periodo si tratti di un notevole beneficio, in quanto la Crimea può consentire traffici importanti attraverso il porto di Sebastopoli. 

14) Quello di “Euromaidan” fu indubitabilmente un colpo di Stato, con una regia esterna (Unione Europea, Gran Bretagna, Stati Uniti, Nato). Le ammissioni di Victoria Nuland (eminente figura della diplomazia Usa, da Clinton a Obama a Biden), sono esplicite riguardo agli aiuti finanziari e militari, compreso il ricorso a bande di mercenari che spararono sulle forze dell’ordine ucraine, e alla stessa presenza sua e di “consiglieri” nei moti di Euromaidan. Inizialmente le proteste popolari non avevano una intenzione separatista, ma erano una richiesta di modernizzazione, influenzata dallo stile di vita occidentale. Janukovyč commise l’errore di esercitare una forte repressione contro i giovani in piazza, con il risultato di spingerli tra le braccia dell’altra fazione, che era, appunto, organizzata e sostenuta dall’esterno. Da quel momento ebbe avvio la separazione delle due Repubbliche di Donec'k e Luhans'k nel Donbass, la parte più ricca dell’Ucraina, russofona e russofila in modo maggioritario: quella gente, non mirava ad entrare nella Federazione Russa, ma esigeva la libertà di usare e coltivare la lingua e le tradizioni russe. Oggi quelle popolazioni sono sostanzialmente tutte pro-Russia. Nate le due Repubbliche nell’aprile del 2014, incominciava la repressione da parte di Kiev, con 14/15.000 morti (dato ONU) la gran parte civili, tra cui moltissimi infanti. 

15) La guerra ibrida, quindi, che poi divenne la guerra in corso, iniziò nel 2014. Ma prima ancora si cominciò a parlare di “rivoluzione arancione” ucraina. All’inizio nel 2004, Aleksandr Solženicyn – di cui conosciamo le idee conservatrici e anticomuniste – sostenitore di Vladimir Putin in un articolo che fece molto discutere, scrisse che la rivoluzione arancione era l’insurrezione dell’opinione pubblica contro lo Stato, che mirava al dissolvimento dello Stato. 

16) Alla guerra iniziata nel 2014 fecero seguito gli accordi di Minsk articolati in due fasi, quella del settembre 2014 che è l’accordo quadro, e il pacchetto di misure applicative del febbraio 2015. Rimasero lettera morta. I dirigenti russi chiedevano semplicemente il non ingresso dell’Ucraina nel sistema Nato, e possibilmente neppure in quello Ue, sulla base di accordi purtroppo verbali tra dirigenti dell’allora Unione Sovietica e lo staff presidenziale statunitense, che era ed è ormai integrato nel primo. Erano richieste non soltanto legittime, ma persino ovvie. Inoltre Mosca chiedeva il rispetto della lingua russa in quelle regioni, e una loro autonomia amministrativa all’interno dello Stato ucraino. Fu il governo di Kiev, sospinto dalle Cancellerie occidentali, a boicottare quegli accordi; qui le parole di Angela Merkel sono una confessione puntuale e pregnante. 

17) Il contesto che facilitò il golpe e poi la decisione occidentale di “sostenere” l’Ucraina (ossia di usarla contro la Russia, il vero oggetto del contendere) fu una micidiale, persino grottesca campagna di russofobia che ebbe a protagonisti politici, giornalisti, opinionisti, e colpì tutto ciò che era o sembrava russo, dall’atletica leggera al calcio, dall’arte alla letteratura, in un osceno delirio di cui mai si era visto l’uguale in passato. Il “sistema guerra” funzionò a ritmo crescente, fino al parossismo, con il reclutamento di media e cultura, università e parlamento, governanti e personale politico, in una assoluta disconoscenza della realtà storica che aveva condotto all’ “aggressione” russa all’Ucraina, nella quale, a dire i vero si palesava nitidamente la differenza tra due figure: l’ “aggressore strategico” (la Nato, gli Usa, la UE, la Gran Bretagna), che predispone il terreno in modo che a un certo momento il competitor diventi “aggressore operativo”. Ovvero è la “trappola di Tucidide”: quando una potenza egemone vede sorgere all’orizzonte una potenza che potrebbe sottrarle l’egemonia, non l’attacca, ma costruisce la situazione favorevole per indurre quella potenza ad attaccare. In ogni caso la guerra arriva, inevitabilmente, spiega Tucidide. 

18) Pochi giorni prima del 24 febbraio 2022, il presidente Putin ricevé una delegazione del Donbass che gli chiese pressantemente di intervenire per fermare il massacro di quelle popolazioni. Il presidente fu davanti a un dilemma: se non fosse intervenuto a sostegno dei russofoni-russofili di Lungask e Don’esk avrebbe tradito le attese e le speranze di quella gente, se fosse intervenuto avrebbe violato il diritto internazionale. Scelse la prima opzione, constatando, implicitamente, che del diritto internazionale in Occidente non si teneva nessun conto. Ma commise l’errore di sottovalutare la forza militare di una Ucraina, che era stata inzeppata di armi, di laboratori militari e scientifici per la guerra in ogni sua forma, e specie il Donbass era stato fortificato con i più potenti mezzi disponibili oggi sul mercato degli armamenti e l’Ucraina ancor prima del crollo del Muro era diventata agli occhi di “think tanks” operanti negli USA (Brzenzinski, per tutti) lo strumento adatto per puntare sulla Russia, e mettere in atto una sorta di “operazione Jugoslavia”, ai danni di quel Paese immenso. Che tuttavia dimostrò una forza e una compattezza politica che la Jugoslavia non poteva avere. Ed era stato Vladimir Putin a dare al suo Paese quella forza e quella compattezza che nel primo decennio post-“crollo”, il catastrofico decennio di El’cin, erano state sgretolate, sul piano economico, politico, ideologico, culturale. L’Ucraina era stata lo strumento per tentare di portare a termine la frantumazione della Russia, avviata da El’cin e fermata da Putin. 

19) Il fatto appariva tanto più grave in quanto l’Ucraina non soltanto non è membro NATO né UE, ma non ha mai avuto seri rapporti con l’Europa o gli Stati Uniti. E l’arrivo al potere di Volodymir Zelensky, avvenuto sull’impegno di por fine al contrasto con la Federazione Russa per il Donbass, immediatamente cancellò le forme democratiche, con la messa fuori legge di tutti i partiti di opposizione, e la chiusura dei media sfavorevoli al governo. Del resto il governo Zelensky si appoggiò per il suo governo a forze politiche dichiaratamente neonaziste: di qui la motivazione esplicitata da Putin nell’avviare l’Operazione Militare Speciale, ossia la “denazificazione” dell’Ucraina. Paradossalmente, gli aiuti (dollari euro armi) a Kiev venivano targati come difesa dei valori democratici. Si aggiunga la infinita catena di corruzione via via emersa nel corso del conflitto, che ha prodotto la caduta dell’intero staff intorno al presidente, che sembra reggersi in piedi solo in virtù delle flebo di denaro, e armi, di armi e denaro, con cui cerca di puntellare un regime in via di vistoso e rapido disfacimento, a cominciare al piano economico e demografico. 

20) Oggi l’Ucraina alla quale l’Italia di Meloni ha concesso 470 milioni di euro, e l’intera Europa ha raggiunto la cifra di 500 miliardi, è uno Stato tecnicamente fallito, tenuto artificialmente in vita dalle iniezioni incessanti di denaro che si in gran parte disperso nei rivoli della corruzione, mentre circa dieci milioni di cittadini hanno lasciato il Paese, in cerca di salvezza dalla miseria e dalla guerra, essendo i maschi da 25 anni in su soggetti all’arruolamento forzato, realizzato con metodi violenti delle squadre speciali, al punto da aver suscitato sovente reazioni durissime della popolazione. 

21) Il conflitto militare venne subito affiancato, da parte occidentale, da un'altra guerra, unilaterale: la guerra delle “sanzioni”, che si susseguirono dal marzo 2022 ad oggi: una pratica illegale, e illegittima, non avallata dalle Nazioni Unite, le cui conseguenze peraltro pur essendo tutt’altro che indolori per la Russia (e paesi considerati “satelliti” come la Bielorussia), sono state pesantissime proprio per i paesi del blocco occidentale, causando danni economici rilevanti, ai quali i governi che ne sono stati sostenitori, non hanno saputo opporre alcuna strategia se non quella di nuovi “pacchetti di sanzioni” (ad oggi siamo al 21° e si preannuncia un 22°), nell’idea, rivelatasi presto balordissima, che esse, unitamente all’incessante flusso di denaro e di armi al regime di Kiev, avrebbero dovuto “piegare” la Russia. Oltre alla loro illegittimità tali sanzioni rivelavano la profonda ipocrisia e immoralità degli occidentali che non hanno mosso un dito, alzato una voce, comminato alcuna “sanzione” verso un governo genocida e ormai schifato da gran parte del mondo, come quello di Israele. 

22) La guerra russo-ucraina, in definitiva, all’opposto della narrazione mediatico-politica atlantica e italiana è la guerra che l’Occidente globale, il Nord-Ovest del mondo, ha preparato lungamente e infine attuato, secondo l’insegnamento di Tucidide, contro la Federazione Russa, primo passo verso un conflitto globale, di Washington-Bruxelles-Londra contro l’emergere di un Grande Sud e un Grande Est, in grado ormai su ogni piano di contendere l’egemonia agli Usa e all’Europa. Si tratta di un confronto impari, il cui esito è già segnato (le forze armate ucraine perdono 27 mila uomini ogni mese), e i continui alert di governanti europei che annunciano imminenti attacchi russi, le false notizie su sconfinamenti di aerei o sulla caduta di droni attribuiti ai russi, tentano di alzare la tensione, cercando di creare uno stato di ansia e paura nelle popolazioni; e se l’Occidente non riuscirà a prendere atto di non avere più l’egemonia, invano tentando di sostituirlo con la pratica del dominio (ossia della guerra), dovrà rassegnarsi a un ruolo non di partner, ma di attore di secondo o terz’ordine sulla scena globale. Ma così facendo rischia di trascinare l’umanità nel baratro. 

23) In definitiva, la perpetuazione del sostegno (alimentazione) alla guerra che le classi dirigenti occidentali muovono oggi alla Russia attraverso l'imposizione del più brutale, cinico e ingiusto sacrificio al popolo dell'Ucraina, è niente altro che il buco nero destinato a cancellare e a invalidare strutturalmente ogni prospettiva di emancipazione materiale e culturale delle popolazioni dell'Europa intera, e ogni nostra e giusta aspirazione alla pace. E per questo va immediatamente interrotto! 

24) Occorre perciò avere l’onestà di affermare che in questa guerra non si può essere neutrali, perché la Russia sta combattendo non soltanto per la sopravvivenza del Paese, e il pieno recupero del ruolo che gli spetta sullo scenario internazionale, ossia di grande potenza, ma per impedire che il mondo ricada in una pericolosissima direzione unipolare, contribuendo, piuttosto, alla definizione di un mondo multipolare e multilaterale, che vede nella Cina, in primo luogo, nei BRICS e in altre istituzioni multinazionali indipendenti dagli USA e dalla UE, e dal dominio del dollaro, i protagonisti di un mondo che possa e voglia essere pacifico, nel quale ogni nazione faccia la propria strada e costruendo il proprio benessere faciliti uno sforzo analogo negli altri Paesi, in un quadro di pacifica competizione, nella diversità di istituzioni politiche, come hanno più volte dichiarato, sostenuti da una vasta schiera di nazioni, Vladimir Putin e il presidente cinese Xi Jinping. 

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