mercoledì 7 ottobre 2026

Israele e America Latina: relazioni losche e pericolose - Alessandra Ciattini

Da: https://cavallodifuoco.it - Alessandra Ciattini (collettivo di formazione marxista "Stefano Garroni”) ha insegnato Antropologia culturale alla Sapienza. Direttrice e docente dell’Università popolare Antonio Gramsci (https://www.unigramsci.it), saggista, della redazione di “Diemmedi” (https://www.centrostudilosurdo.com/rivista-dmd) -

Vedi anche: n Venezuela è ancora in corso un processo rivoluzionario? - Alessandra Ciattini 

In seguito al feroce genocidio dei palestinesi, prima negato oggi non più occultabile, lo Stato sionista si è trovato completamente isolato nel panorama internazionale e per questa ragione sta cercando di trovare sostegno in quei paesi in cui negli ultimi anni si è verificata una svolta a destra, in particolare in America Latina, dove molti governi si sono sottomessi vergognosamente alla politica della Casa bianca sempre fondata sulla sciagurata Dottrina Monroe. Ovviamente l’America Latina non attrae solo per il risorgere della destra, ma anche perché è un territorio ricco di risorse ed è popolato da numerosi cristiani evangelici fortemente sionisti. Sulla base di queste considerazioni le imprese israeliane si sono assicurate numerose concessioni nel ricco subcontinente; per esempio, la società Mekorot ha comprato tutta l’acqua lì disponibile da impiegare nella costruzione di immensi centri di dati e nelle attività estrattive, quali le riserve di gas a Vaca muerta in Argentina. In cambio Israele offre tecnologie avanzate e sistemi di controllo sviluppati da Palantir e impiegati per individuare i bersagli da colpire nella tragedia di Gaza. 


Molti in America Latina denunciano le relazioni pericolose che l’estrema destra, le imprese del subcontinente stanno tessendo con Israele. Per esempio Maren Mantovani (@StoptheWall), del Comitato Nazionale Palestinese di Boicot, rende noto quanto sta avvenendo in vari paesi della regione. Avverte che dall’Honduras alla Colombia i gruppi sionisti stanno diffondendo tecnologie, armi, sistemi di controllo, spesso elaborati da Palantir, che danneggiano i governi progressisti e violano la sovranità delle nazioni. I risultati delle recenti elezioni celebrate in alcuni paesi sarebbero il frutto della penetrazione sionista, volta a conquistare il loro sostegno, dove le trasformazioni politiche lo rendono possibile.

La presidentessa del Messico, Claudia Sheinbaum, di origini ebraiche, ha condannato Israele, accusandolo di genocidio e ha ribadito il suo appoggio alla comunità palestinese, che conta numerosi appartenenti in America Latina. Secondo la Mantovani il Messico dovrebbe rompere le relazioni con lo Stato sionista ed impedire che le risorse del paese vengano utilizzate per finanziare la sua politica aggressiva.

Su questo tema ancora più interessante è un articolo pubblicato da un sito sionista messicano, il Giornale ebraico messicano, nel quale da un lato si esprime la preoccupazione per l’isolamento internazionale di Israele, accusato di genocidio da ex alleati, per la rottura di contratti di vendita di armi, per il boicottaggio; dall’altro, si esulta per il fatto che “Gerusalemme viene ora accolta con entusiasmo dai leader latino-americani di destra, i quali sono desiderosi di seguire l’esempio della Casa Bianca, di guadagnare l’appoggio degli elettori evangelici, favorevoli al sionismo (V. Bolsonaro e Milei) e ottenere la tecnologia israeliana”. La sfida – osserva il Giornale – sta nel riuscire a mantenere nel tempo questi rapporti.

Dobbiamo chiederci perché sta avvenendo tutto questo. La stessa fonte mette in evidenza che il cambio di rotta è stato determinato dalle vittorie elettorali dell’estrema destra che hanno sostituito i precedenti governi progressisti. Ma c’è dell’altro. Gli Usa hanno ribadito la validità della Dottrina Monroe e dichiarato legittimo qualsiasi intervento a difesa della loro sicurezza nazionale, al di là di quanto previsto dal Diritto internazionale. Pertanto, la riappropriazione dell’emisfero occidentale da parte delle corporazioni statunitensi ha riaperto la strada ai loro servi-padroni israeliani, i quali debbono assolutamente approfittare di questa opportunità loro così favorevole. Inoltre, i nuovi leader di destra intendono legarsi sempre più agli Usa, i quali con vari mezzi garantiscono il loro potere non gradito alla maggioranza della popolazione della regione. Era quello che facevano gli spagnoli assicurando la perpetuazione del sistema schiavista vitale per i latifondisti.

Merita ricordare il crescente numero di cristiani evangelici, dovuto alle campagne di proselitismo lanciate dalle Chiese reazionarie statunitensi, i quali attribuiscono un ruolo messianico a Israele.

Esemplare in questo senso è stato il comportamento dello Stato sionista verso l’indebolito e violentato Venezuela. Si tratta di una notizia vecchia, ormai di quasi due mesi fa (il terremoto che ha colpito il Venezuela, causando circa 6.000 -7000 vittime), ma che -credo- merita esser riconsiderata. In quell’occasione il governo israeliano e Netanyahu in prima persona decisero di inviare una squadra di specialisti (medici ed ingegneri) per aiutare i dirigenti venezuelani, divenuti tali dopo l’illegittima e oscura cattura di Nicolas Maduro, a far fronte alla catastrofe riversatasi su un paese già in serie difficoltà. Il Ministro degli Esteri israeliano Gideon Sa’ar ha scritto commosso su X:” L’invio di questa delegazione esprime l’impegno dello Stato di Israele nell’assistenza umanitaria nei confronti dei popoli che hanno sofferto disastri naturali”. In effetti, pronunciando queste parole non ha mentito, dato che Israele non è impegnato ad aiutare quelli che hanno sofferto catastrofi provocate da fattori umani, soprattutto quando gli umani sono loro stessi.

Israele ha così colto la palla al balzo, rendendo possibile la ripresa delle relazioni consolari con il Venezuela, che erano state interrotte 17 anni fa, quando Hugo Chavez aveva giustamente condannato lo Stato sionista per la sua politica aggressiva e spietata nella regione mediorientale. Come si è detto, questo evento costituisce un cambio di rotta adottato dai paesi latinoamericani che, dopo un periodo progressista, hanno di nuovo virato verso la destra. In un video precedente, fatto con il canale Capibara, avevamo parlato di trumpificazione dell’America Latina e certo l’isterico magnate e i suoi compagni di bisbocce non sono estranei a tutto ciò. Infatti, Caracas ristabilisce le relazioni con Tel Aviv poco dopo che la Colombia, ora retta da Abelardo de la Espriella, ha riconosciuto la legittimità dell’occupazione delle alture del Golan da parte di Tel Aviv. Con quale autorità lo abbia fatto, non è dato sapere. Insieme alla Bolivia, il Venezuela aveva rotto le relazioni diplomatiche con Israele nel 2009, pochi giorni dopo l’inizio dell’invasione di Gaza (Operation Cast Lead). Prima dell’intempestiva iniziativa della Colombia solo gli Usa avevano dichiarato che le Alture del Golan erano di pertinenza israeliana, ossia di uno Stato cresciuto dal nulla, solo sulla base degli interessi imperialistici nella regione, che mai hanno tenuto in conto la sacrosanta volontà dei suoi abitanti. Eppure, ciò nonostante, il capo del governo siriano, il noto terrorista Al Jolani non ha accettato tale riconoscimento; sulla stessa linea si è mossa la Turchia, che si è impegnata in un nuovo patto con Arabia Saudita ed Egitto (7 agosto), il cui scopo sembrerebbe quello rafforzare la dissuasione regionale e l’autonomia strategica dei paesi dell’area, dove si registrano pericolosi conflitti: Israele e Usa contro l’Iran, gli attacchi dello Stato sionista alla Siria e al Libano meridionale e l’impunita uccisione dei palestinesi.

L’ex Presidente della Colombia Gustavo Petro ha scritto su X che per la maggior parte dell’umanità le Alture del Golan appartengono alla Siria, e che Israele ha usato software, per alterare i risultati elettorali, portando al governo della Colombia, un cittadino statunitense, sottomesso ai voleri di Israele e degli Usa. Ha anche scritto che chiede scusa per l’offesa, inerente al riconoscimento, fatta al popolo arabo e a quello islamico, che la Colombia rispetta profondamente.

Dopo il non più oscurabile genocidio dei palestinesi, che ancora continua nell’indifferenza dei cosiddetti difensori dei diritti umani, Israele ha speso miliardi per presentare al mondo un volto diverso da quello del feroce omicida e, nello stesso tempo, sta intrecciando nuovi legami con l’America Latina e, in particolare, con l’Argentina di Javier Milei, con cui avrebbe firmato gli Accordi di Isacco, un trattato di collaborazione ad ampio spettro. Ricordo che la Patagonia era tra le terre designate dai primi sionisti per accogliere un focolare per gli ebrei. Se non sono stati i turisti israeliani in Patagonia a scatenare gli incendi, che hanno devastato la regione nel gennaio 2026, essendo questi ultimi solo vittime di un’ennesima teoria del complotto, certo è che la società israeliana Mekorot si è comprata tutta l’acqua lì disponibile da impiegare nelle attività estrattive, le riserve di gas in Vaca Muerta e la costruzione di enormi centri di dati su iniziativa di Palantir. Mekorot è una corporazione parastatale che oggi gestisce l’80% delle risorse idriche della Palestina e che aveva rapporti con ACEA e IREN in Italia. Con questa operazione, i già vessati mapuche, antichi abitatori della zona divisa tra Cile e Argentina, faranno probabilmente la fine dei palestinesi.

I governi di Israele e Venezuela hanno comunicato di aver deciso di “proseguire la cooperazione tecnica bilaterale derivante dagli sforzi in risposta all’emergenza e di ricostruzione successivi al doppio terremoto” che ha devastato la nazione caraibica dal 24 giugno.

Occorre aggiungere che l’avvicinamento Venezuela / Israele, certamente benedetto dall’ineffabile Trump, il quale ha dichiarato “al vincitore appartengono le spoglie”, ha suscitato importanti proteste da parte della popolazione venezuelana, che ha bruciato nelle strade la foto di Netanyahu, la bandiera statunitense e quella israeliana al grido classico Yanquee go home, ricordando le parole di condanna verso lo Stato sionista pronunciate dal Presidente Chavez. Questo ribadisce l’ostilità delle popolazioni verso Israele, manifestatasi più volte anche in altri paesi.

Le Nazioni Unite riconoscono che la regione delle alture del Golan appartiene alla Siria e il Segretario generale dell’ONU, António Guterres, ha confermato tale posizione, definendo l’occupazione israeliana illegale e “del tutto inaccettabile”.

Il precedente governo colombiano, diretto dell’ex presidente Gustavo Petro, aveva interrotto le relazioni diplomatiche con Israele nel maggio 2024, ed aveva anche sostenuto l’azione intrapresa dal Sudafrica dinanzi alla Corte Internazionale di Giustizia contro Israele con l’accusa di genocidio. Ovviamente in linea con la svolta a destra il nuovo presidente ha annullato questa decisione e ha anche ridotto il numero delle ambasciate del paese all’estero, eliminando per esempio quella all’Avana.

Il panorama latino-americano ci offre altre notizie interessanti, ma ai nostri occhi certamente non positive. Secondo quanto riporta l’Orinoco Tribune, il cui motto è The Truth is Subversive, “l’ex presidente di Conindustria, analoga alla nostra Confindustria, Luigi Pisella, di origine italiana, nonché membro della Commissione speciale per la valutazione e la classificazione dei beni pubblici istituita dal governo venezuelano, ha rivelato che Washington ha trattenuto circa 4,7 miliardi di dollari provenienti dalle esportazioni di petrolio del Venezuela durante la prima metà del 2026”. E sapete perché? Difficile da credere: la cifra corrisponde al costo dell’operazione militare illegale, con la quale il Venezuela è stato bombardato e il Presidente Maduro con la moglie sono stati sequestrati e rinchiusi in un carcere a New York in attesa del processo che si terrà nel 2027. Si tratterebbe circa di un terzo del ricavato dalle esportazioni del Venezuela. Pisella è un esponente dell’estrema destra, ma che ha collaborato sia con Maduro che con Delcy Rodriguez, così scrive il giornale, la quale insieme al fratello si distingue nel gruppo chavista per essere quella che ha studiato all’estero e che quindi è la miglior preparata culturalmente.

Sempre secondo Pisella il Venezuela avrebbe dovuto ricevere circa 14,5 miliardi di dollari per le esportazioni di petrolio del primo trimestre del 2026, ma a questa cifra debbono essere detratti altri balzelli imposti dall’amministrazione Trump (debiti, costi di produzione, diluenti etc.). Comunque, alla fine della favola, anche il Financial Times denuncia l’opacità dei conti e sostanzialmente sembrerebbe che il Venezuela ha ricevuto poco o nulla dalla vendita delle sue risorse. Inoltre, queste informazioni non giungono dalla Presidentessa incaricata ma da un ricco impresario, evidentemente coinvolto in prima persona in queste vicende. Infatti, costui ed altri suoi colleghi descrivono un futuro radioso per il Venezuela dovuto alla futura crescita degli investimenti privati, i quali ovviamente dovranno ricevere garanzie giuridiche contro l’ipotesi che il paese caraibico volesse ripetere l’esperienza cubana. Queste considerazioni alimentano la convinzione che questa commissione ha come obiettivo ultimo la privatizzazione delle risorse del popolo venezuelano, per ora limitandosi a recitare il solito slogan pubblico è brutto, inefficiente, privato è bello e tutti ne beneficiano. I cittadini italiani, che hanno vissuto questa esperienza, potrebbero facilmente sbugiardare chi osa ancora ripetere questo falso ritornello.

Preceduta dall’annuncio trionfante di Trump sul suo social, la presidentessa ad interim del Venezuela, Delcy Rodríguez, comunica che, dopo il varo della contestata legge sugli idrocarburi, è stato stipulato un accordo di 25 anni, che concede alle corporazioni Usa l’accesso a 65 miliardi di barili di petrolio fino a 209 miliardi di dollari all’anno (19 dollari per barile, quando oggi costa circa 90 dollari), da destinare alla ricostruzione delle infrastrutture deteriorate da anni di abbandono dovuto alle sanzioni (Post del The New York Editorial). Analisti, esperti e consulenti delle stesse compagnie petrolifere hanno mostrato un certo scetticismo: la situazione politica del paese è ancora incerta, sarebbe necessaria una grande quantità di investimenti, il personale venezuelano competente è emigrato dal paese etc. Per Larry Johnson sarebbe un’altra sparata di Trump per far credere agli statunitensi che il prezzo delle risorse energetiche scenderà e con esso il costo della vita, ma non sembra che tutte le urlate dichiarazioni del presidente, sempre contraddittorie, riescano a riconquistare la fiducia dei suoi elettori.

Intanto, comincia a trapelare una narrazione diversa da quella ufficiale degli eventi del 3 gennaio. In realtà, nel paese caraibico resiste un gruppo di intellettuali chavisti (Mario Silva, Luis Britto García etc.), i quali sostengono che il rapimento di Maduro e della moglie è solo l’ultimo atto di un lungo processo iniziato con la stessa Rivoluzione Bolivariana. Secondo Mario Silva, costituente e membro del PSUV, conduttore di noto programma televisivo (La Hojilla), la classe dirigente bolivariana era ed è divisa in diverse fazioni; la prima, cui lui appartiene, sosteneva la necessità di radicalizzare la Rivoluzione, rendendo efficace il potere degli organismi di base (las comunas); l’altra fazione, di destra, voleva invece una politica di conciliazione con gli Usa ed è tuttora sostenuta da una borghesia depredatrice, che si è sviluppata sotto le ali del PSUV, e con l’aiuto dei suoi membri corrotti ha fatto affari, sviluppando varie attività produttive. Un momento decisivo in questo processo è stata la riunione della Rodríguez con importanti funzionari statunitensi in Qatar, paese che ha fatto da mediatore tra la presidentessa del Venezuela, del resto riconosciuta anche dalla Russia e dalla Cina, e l’amministrazione Trump. Quest’ultima resterà al potere fino a che Maduro non verrà rilasciato, perché la permanenza nella carica di presidente di questi impedirebbe la celebrazione delle elezioni. Non è chiaro, tuttavia, se Maduro, che dal 2018 ha abbandonato alcuni principi chavisti, favorendo la dollarizzazione, liberalizzando l’economia, eliminando il controllo sui prezzi sia solo una vittima inconsapevole del criminale intervento statunitense o abbia in qualche modo partecipato ad esso, tenendo anche conto che, sempre secondo Silva, il sistema di difesa venezuelano abbastanza efficace era stato disattivato.

(Per maggiori dettagli V. il video https://www.youtube.com/watch?v=-ZYrm50_xnA&t=6122s, del canale di Ariel Umpierrez).

Questi eventi non mi scandalizzano e, guardando alla complicata e confusa situazione in cui si trova oggi, dinanzi a uno scenario tragico, la sinistra radicale, europea, non intendo denigrare i lavoratori del Venezuela, sostenitori della Rivoluzione Bolivariana, che certamente troveranno il modo di reagire a questi atti di incredibile prepotenza ed arroganza e di riprendere la via della loro emancipazione.

Da questa rapida analisi possiamo, credo, trarre un’ultima considerazione di carattere generale. Vijay Prashad, direttore del Tricontinental Institute for Social Research, ha espresso dure critiche contro la politica delle grandi corporazioni, le quali vogliono strappare soprattutto ai paesi deboli, come Venezuela e Argentina, ma non solo, una serie di garanzie per i loro investimenti privati: no alle nazionalizzazioni, garanzia dei profitti, controllo dei lavoratori, impunità rispetto ai danni climatici, idrogeologici etc.

Come si può ricavare, questi sono i caratteri del nuovo fascismo: costituzione di un potere globale nelle mani di una classe transnazionale, che colloca i suoi obiettivi al di sopra del Diritto internazionale, degli Stati e delle popolazioni e che per raggiungerli è disposta a tutto.

Nessun commento:

Posta un commento