martedì 10 marzo 2026

"L'ATTACCO ALL'IRAN E' LA NUOVA SCOMMESSA CAPITALISTA DI TRUMP E SOCI" - Umberto De Giovannangeli intervista Emiliano Brancaccio

Da: https://www.unita.it - Umberto-De-Giovannangeli Esperto di Medio Oriente e Islam segue da un quarto di secolo la politica estera italiana e in particolare tutte le vicende riguardanti il Medio Oriente. Umberto De Giovannangeli - Emiliano Brancaccio è professore di Economia politica presso l’Università degli Studi di Napoli Federico II e promotore, con Robert Skidelsky, dell’appello “Le condizioni economiche per la pace” pubblicato sul Financial Times , Le Monde e Econopoly de Il Sole 24 Ore . - Emiliano Brancaccio - www.emilianobrancaccio.it

Vedi anche:  Da Trump agli Eurobond: la catastrofe capitalista è inevitabile? - Emiliano Brancaccio 

Leggi anche: A PROPOSITO DI "LIBERCOMUNISMO" DI EMILIANO BRANCACCIO - Domenico Suppa


«Pensare che Usa e Israele bombardano per liberare è infantile. Il vagheggiato rischio di una atomica di Teheran ricorda la fialetta “fake” di Colin Powell. Ridimensionare l’Iran significa mettere in sicurezza la zona per promuovere gli affari degli americani e dei loro alleati, a dispetto della Cina. Ma potrebbe andar male...»

"..Stati Uniti e Israele sono soci in affari di dittature persino più oppressive della teocrazia Iraniana. Sarebbero disposti a mettere al vertice del paese un altro grande Ayatollah, anche più feroce verso le libertà, purché favorisca gli affari con loro..


Dall’Iran, al Bahrein, al Libano, alla Turchia, fino a Cipro. La guerra si spande e investe ormai anche i confini dell’Unione europea. A una settimana dall’inizio dell’attacco Israelo-Americano all’Iran, resta incerta la strategia di Trump e dei suoi alleati. Ne discutiamo con Emiliano Brancaccio, docente di economia politica all’Università Federico II, autore del recente volume ‘Libercomunismo’, che dedica ampio spazio alle cause capitalistiche degli attuali conflitti militari. 

D: Professor Brancaccio, nel suo ultimo libro lei ha sostenuto che la politica estera degli Stati Uniti è destinata ad assumere caratteri compulsivi, come “scatti nervosi di una mostruosa tigre ferita, chiusa nella sua stessa gabbia”. E ha previsto che da declamata isolazionista, l’America di Trump si sarebbe presto rimessa a tracciare i perimetri dell’impero col sangue. I fatti di questi giorni confermano la sua previsione? 

R: Direi di sì. E smentiscono gli illusi che speravano in un “Trump pacifista”, che avrebbe rispettato l’impegno con gli elettori “maga” ad abbandonare i teatri di guerra internazionali. Come tutte le crisi dei grandi imperi, la crisi egemonica dell’America indebitata non sfocerà in un placido e silenzioso ritiro del gigante in declino. Sarà un processo caotico, conflittuale, doloroso per il mondo intero. 

lunedì 9 marzo 2026

[In altre parole] Realpolitik a Pechino: perché l'asse Merz-Xi è l'ancora di salvezza per l'industria europea - Francesco Maringiò

Da: https://italian.cri.cn - Francesco Maringiò, Presidente dell’Associazione italo-cinese per la promozione della Nuova Via della Seta. 

Leggi anche: Veicoli elettrici, la cooperazione con la Cina come leva strategica per Europa e Canada. - Giulio Chinappi


Il 25 febbraio Friedrich Merz è atterrato a Pechino con una delegazione di trenta tra i principali CEO tedeschi, tra cui: Oliver Blume di Volkswagen, Ola Källenius di Mercedes-Benz, Oliver Zipse di BMW. La Germania è un paese in difficoltà: economia in contrazione, manifattura sotto pressione, i costi della dipendenza energetica e di anni di allineamento alla politica americana che presentano il conto. La lettura mainstream di questo viaggio parla di "ri-calibrazione", cioè di una riduzione graduale dell'esposizione verso Pechino. I dati raccontano altro: sono le contraddizioni interne tedesche, e in particolare la pressione dei settori industriali più esposti, a impedire qualsiasi rottura con la Cina e a spingere semmai verso un approfondimento dei rapporti. L'automotive è il caso più eloquente: è il settore che più di ogni altro ha reso insostenibile la retorica del decoupling da Pechino.

Nel 2025 Volkswagen Group ha consegnato in Cina 2,69 milioni di veicoli, circa il 30% delle consegne mondiali. BMW ne ha venduti 625.527, pari al 25% del totale, Mercedes-Benz 551.900, il 31%. Solo questi tre gruppi totalizzano 3,87 milioni di auto in un mercato cinese da 23,74 milioni di unità. Senza quel 25-30% di volumi, i principali produttori tedeschi si troverebbero in condizioni strutturali difficili, con scala industriale ridotta e minore capacità di investimento. In questo contesto, parlare di "riduzione dell'esposizione" è un esercizio di retorica politica: i numeri raccontano una interdipendenza che è essenziale per salvare l’industria tedesca.

Eppure la narrazione dominante continua a parlare di "inondazione". Quando nel settembre 2023 la presidente della Commissione Europea Ursula von der Leyen usò quella parola per descrivere l'arrivo di veicoli elettrici cinesi in Europa, fissò un frame che i dati commerciali effettivi contraddicono. L'interscambio complessivo di automobili tra UE e Cina vale 20,72 miliardi di euro, con un saldo negativo per l'Europa di 4,46 miliardi: l'Unione esporta verso la Cina auto per 8,13 miliardi ma ne importa per 12,59 miliardi. Lo squilibrio, tuttavia, è quasi interamente concentrato sui veicoli elettrici a batteria. Se si isolano i BEV, il deficit europeo arriva a 5,80 miliardi: appena 117 milioni esportati contro 5,92 miliardi importati. La cifra più significativa emerge quando si sottraggono i BEV dal totale: sulle auto tradizionali e ibride, l'Europa registra un saldo positivo di 1,35 miliardi. Non c'è nessuna inondazione indiscriminata.

Lo squilibrio sui veicoli elettrici riflette un gap tecnologico e produttivo: l'industria cinese ha conquistato il primato nelle tecnologie verdi della mobilità, mentre quella europea arranca nella transizione elettrica. Se Bruxelles deve importare BEV dalla Cina è perché i propri costruttori non sono ancora in grado di soddisfare la domanda interna a prezzi competitivi. Criminalizzare chi vende ciò che tu non sai produrre non risolve il problema strutturale. La posizione assertiva di Bruxelles — lamentarsi dell'"inondazione" cinese ignorando la dipendenza europea dal mercato di Pechino — non nasce dai numeri, che testimoniano una interdipendenza profonda, ma da una scelta essenzialmente geopolitica, alimentata dalle pressioni provenienti da Washington.

La scelta è tra cooperare o restare indietro. Francia, Germania, Ungheria, Spagna si muovono in questa direzione, con la consapevolezza che il costo dell'immobilismo ricade sull'industria e sui cittadini. L'Italia è assente: nessuna visita di stato, nessuna delegazione industriale, nessuna iniziativa diplomatica verso Pechino. Non è neutralità: è un errore strategico che si paga in termini di filiere, investimenti e posizionamento nella transizione elettrica globale.

Il paradosso è tutto qui: il "de-risking" venduto come antidoto alla dipendenza è in realtà il rischio maggiore che l'industria europea corre. Ridurre i rapporti con la Cina non produce autonomia, ma arretramento. Merz a Pechino con trenta CEO esercita ai massimi livelli un principio di realpolitik essenziale per salvare l’industria tedesca ed europea.

Un principio che, se incarnato con maggiore convinzione, offrirebbe alla Germania un'alternativa concreta alla spirale del riarmo, inutile per rispondere alla crisi economica e che non fa altro che caricare di nubi plumbee il nostro futuro.

domenica 8 marzo 2026

Le iniziative globali della Cina nel mondo multipolare - ALBERTO BRADANINI, FRANCESCO MARINGIÒ

Da: MarxVentuno Edizioni - Francesco Maringiò, Presidente dell’Associazione italo-cinese per la promozione della Nuova Via della Seta e curatore del libro "La Cina nella Nuova Era, Viaggio nel 19°Congresso del PCC", LA CITTA' SEL SOLE -  Alberto Bradanini, ex-diplomatico. Già Ambasciatore d’Italia in Cina (2013-15), Coordinatore del Comitato Governativo Italia-Cina (2007-09), Console Generale d’Italia a Hong Kong (1996-98), Consigliere Commerciale all’Ambasciata d’Italia a Pechino (1991-96), Ambasciatore d’Italia a Teheran (2008-12), attualmente Presidente del Centro Studi sulla Cina Contemporanea (Reggio Emilia, Italia). Alberto Bradanini è autore di diversi saggi e libri, tra cui “Oltre la Grande Muraglia” (2018); “Cina, l’irresistibile ascesa” (2022) e “Lo sguardo di Nenni e le sfide della Cina”. 

Leggi anche: Guerra all’Iran: gli obiettivi di Stati Uniti e Israele e la marginalità dell’Europa. - Tiberio Graziani


sabato 7 marzo 2026

Guerra all’Iran: gli obiettivi di Stati Uniti e Israele e la marginalità dell’Europa. - Tiberio Graziani

Da: https://www.analisidifesa.it - Tiberio Graziani E' presidente di Vision & Global Trends – International Institute for Global Analyses. Attualmente insegna presso la Scuola di Dottorato Internazionale in "Diritto e mutamento sociale: le sfide della regolamentazione transnazionale" presso l'Università degli Studi Roma Tre. 


L’operazione statunitense contro l’Iran non può essere letta come una risposta contingente, ma come parte di una strategia di lungo periodo. Nucleare, potenziale militare e guerra a distanza sono strumenti operativi di un confronto sistemico che intreccia energia, competizione globale e subordinazione europea. 

Interrogarsi sul “vero obiettivo” dell’operazione militare statunitense contro l’Iran rischia di essere fuorviante se la questione viene posta come una scelta tra opzioni discrete — rovesciamento del regime, distruzione del potenziale militare, demolizione degli impianti nucleari o altro. In realtà, l’azione statunitense va collocata all’interno di un ciclo storico di confronto molto più lungo, che nel periodo post-Guerra fredda ha assunto una configurazione coerente, articolata in fasi successive e funzionali a un medesimo disegno strategico.

giovedì 5 marzo 2026

Con l'Iran khomeinista nel momento in cui l'Iran khomeinista è aggredito - Stefano G. Azzarà

Da: Stefano G. Azzarà - Stefano G. Azzarà insegna Storia della filosofia politica all’Università di Urbino. È segretario alla presidenza dell’Internationale Gesellschaft Hegel-Marx. Dirige la rivista “Materialismo Storico”(materialismostorico - http://materialismostorico.blogspot.com). È impegnato in un confronto tra le grandi tradizioni filosofico-politiche della contemporaneità: liberalismo, conservatorismo, marxismo.

Leggi anche: Dal rifiuto dell’universalità hegelomarxista alla frantumazione postmoderna - Stefano G. Azzarà 


Gli Stati Uniti e Israele non stanno semplicemente attaccando l'Iran, magari per prendersi la terra o le risorse o mettere le loro basi militari: stanno attaccando l'Iran nato dalla rivoluzione anticoloniale e guidato dal regime khomeinista, perché quell'Iran e quel gruppo dirigente - e non certo la popolazione - costituiscono per vari motivi un ostacolo per l'imperialismo. 

Fermo restando che stiamo parlando solo dell'analisi, dal momento che nessuna componente ha oggi la minima effettualità, non è sufficiente, pertanto, per i comunisti di orientamento leninista e per gli antimperialisti - altra cosa è la sinistra in generale, alla quale non è ovviamente possibile chiedere questa presa di coscienza, e altra cosa ancora sono anche altri e diversi orientamenti comunisti - deplorare la guerra e dirsi genericamente dalla parte del popolo iraniano; e nemmeno, al limite, difendere la sovranità nazionale iraniana come epifania della sovranità nazionale in quanto tale.
Queste sono cose ovvie, ma non bastano. 

Nel momento in cui si sta nel movimento generale contro la guerra per quel minimo che tale movimento esiste, e lo si sostiene e promuove senza ridicoli settarismi e con tutti i suoi limiti, bisogna invece difendere, in questa analisi, proprio gli Ayatollah, per quanto non corrispondano al nostro ideale occidentale di rivoluzione proletaria e persino di rivoluzione anticoloniale; e anche se in condizioni diverse e più avanzate li avremmo avversati e magari un giorno - improbabile, per come siamo messi - potremmo combatterli. 

Il leninismo non è una cosa semplice da capire e praticare. E, nonostante sia esaurito in Occidente come prassi e perduri solo come teoria, sconvolge i nostri codici e ci sconcerta; ma chi cerca una rivoluzione pura non vedrà o non riconoscerà mai nessuna rivoluzione. 

Che oggi questa mera teoria sconcerti più di ieri, e che appaia eresia indicibile e scandalosa per la morale dominante, anche a sinistra, ciò che ieri in certi ambienti sarebbe apparso persino moderato, dà la misura dei tempi e dei rapporti di forza. 
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Lettera di Lenin all’Emiro dell’Afghanistan Amanullah Khan, 27 novembre 1919 

Dopo aver ricevuto una lettera di grande valore da Vostra Maestà tramite il vostro Ambasciatore, lo stimato Muhammad-Wali Khan, mi affretto a ringraziarvi per il vostro saluto e per la vostra iniziativa di instaurare un’amicizia tra i grandi popoli russi e afgani.
Fin dai primi giorni della gloriosa lotta del popolo afghano per la sua indipendenza, il governo russo dei lavoratori e dei contadini non ha tardato a riconoscere il nuovo ordine in Afghanistan, a riconoscere solennemente la sua piena indipendenza e ha inviato la sua ambasciata per creare un collegamento permanente tra Mosca e Kabul. L’Afghanistan è attualmente l’unico stato musulmano indipendente al mondo e il destino invia al popolo afghano un grande compito storico di unire tutti i popoli musulmani schiavi attorno a loro e guidarli sulla strada della libertà e dell’indipendenza.
Il governo russo dei lavoratori e dei contadini incarica la sua ambasciata in Afghanistan di avviare negoziati con il governo del popolo afghano per concludere accordi commerciali e altri accordi amichevoli, il cui scopo non è solo quello di rafforzare le relazioni di buon vicinato con il massimo beneficio per entrambi i popoli, ma anche di combattere insieme all’Afghanistan il governo imperiale più predatore del mondo, la Gran Bretagna, i cui intrighi, come giustamente sottolineato nella vostra lettera, ancora ostacola lo sviluppo pacifico e libero del popolo afghano e distanziarlo dai vicini più vicini.
Dalle conversazioni con il vostro ambasciatore straordinario, l’onorevole Muhammad-Wali Khan, ho scoperto che siete pronti ad avviare negoziati su accordi amichevoli a Kabul, nonché del desiderio del popolo afghano di ricevere assistenza militare dal popolo russo contro l’Inghilterra. Il governo degli operai e dei contadini è propenso a fornire questa assistenza al popolo afghano su larga scala e a ripristinare la giustizia calpestata dagli ex governi degli zar russi. Abbiamo invitato il vostro ambasciatore e ordinato alle nostre autorità del Turkestan di formare una commissione mista per correggere il confine russo-afghano, nel senso di espandere il territorio afghano, sulla base della legge, della giustizia e della libera volontà delle persone che vivono nelle aree di confine. Speriamo che questa commissione, con la vostra approvazione, inizi immediatamente i lavori per completarla contemporaneamente alla conclusione dei negoziati sull’accordo russo-afgano a Kabul.
Il nostro governo, su richiesta del vostro ambasciatore, si è collegato via radio con i governi dei paesi vicini per garantire l’ulteriore passaggio dell’ambasciata afgana in Europa e in America, ma, sfortunatamente, gli intrighi della stessa potenza interessata che menzionate nella vostra lettera di alto valore non solo non hanno dato l’opportunità di attuare il piano di Vostra Altezza ma la vostra ambasciata è stata costretta a scegliere un percorso diverso. Porgendole gli auguri del popolo russo, io, a nome del governo dei lavoratori e dei contadini, aggiungo i miei sinceri saluti a voi e all’intero popolo afgano.

Il Presidente del consiglio dei commissari del popolo V. Ulyanov (Lenin).

PICCOLA RIFLESSIONE SUL "MALE" - Andrea Zhok

Da: Andrea Zhok - Andrea Zhok, nato a Trieste nel 1967, ha studiato presso le Università di Trieste, Milano, Vienna ed Essex. È dottore di ricerca dell’Università di Milano e Master of Philosophy dell’Università di Essex. Andrea Zhok 

Leggi anche: SUL COLLASSO MORALE DELL'OCCIDENTE - Andrea Zhok 

Vedi anche: Il volto mostruoso dell’Occidente - Andrea Zhok 


Di fronte all'ennesima aggressione unilaterale della Epstein Connection (Usa+Israele), tutti giù a formulare complesse analisi geopolitiche per capirne il senso.
Tutti - me incluso - a contorcersi tra giustificazioni artefatte e contraddizioni palesi.
Stanno bombardando gli iraniani per difendere i diritti umani?
Stanno violando il diritto internazionale per difendere l'"ordine basato sulle regole"?
Stanno cercando di promuovere la democrazia esportando con le bombe uno Scià di seconda mano?
Stanno subendo danni e morti per il piacere di infliggere danni e morti al nemico?
C'è da uscirne pazzi.
A meno che... 

A meno che la spiegazione non sia tanto semplice quanto complesse sono quelle scuse fittizie.
Basta pensare di aver a che fare con quello stesso tipo di esseri che vediamo dialogare nei file Epstein.
Quella gente non sta rischiando niente di persona; altri moriranno per loro. Non rischia niente Trump, non rischia niente Rubio, non rischia niente Hegseth, non rischia niente Netanyahu (la cui famiglia è a Miami), non rischia niente nessuno di quelli che prendono le decisioni più fatali. 
Al contempo per loro e i loro sodali, ogni bomba usata sul nemico è una bomba da ricomprare, ogni radar distrutto dal nemico è un radar da ricomprare, ogni grattacielo distrutto è un futuro investimento immobiliare, ogni vittoria bellica è un incoraggiamento a spendere ancora nella stessa direzione, ogni sconfitta è un ammonimento a non aver speso abbastanza in passato. 
Questa tipologia antropologica casca sempre in piedi. 

Qualunque livello di distruzione umana e materiale ha un aspetto fruttifero per chi vive di commesse pubbliche (bisognerà fare pur qualche sacrificio per la sicurezza) e di capitali in cerca di investimenti redditizi. Non esistono strategie perdenti, purché tu riesca a convincere abbastanza gente che grandi atti di distruzione sono necessari. 
Vedendo le cose da questo punto di vista, tutto cade perfettamente al suo posto.
Ogni contraddizione viene spianata, ogni nodo viene sciolto.
Se anche alla fine non hai raggiunto nessuno degli obiettivi ufficialmente sbandierati (e QUANDO MAI sono stati raggiunti?), non c'è assolutamente nessun problema.
Avrai bruciato, insieme a donne, bambini, cittadini e soldati, una bella quantità di materiale bellico da rimpiazzare, una bella quantità di carburante da riacquistare.
Che ti frega del resto? Tu sei quello che governa la spesa prima e dopo la distruzione.
Lascia le formiche imbecilli laggiù in basso, e i giornalisti a molla, alle loro contorsioni dialettiche per fare spazio in qualche modo al "diritto internazionale", alla "liberazione dei popoli", al "conflitto di civiltà", e altre cazzate.
Che si scervellino pure, tanto alla fine del falò a loro resterà la cenere, i conti da pagare, i morti da seppellire; a te e ai tuoi compagni di golf resterà un'isola in più.
Ma e il regno di Baal? E l'Anticristo? E il satanismo?
Ma perché vi immaginate Baal, l'Anticristo o Satana come alfieri di un Regno del Male? Perché alimentate l'idea romantica degli Imperatori delle Tenebre?
Mi spiace amici, ma il Male, il vero autentico inflessibile Male nel mondo non ha nessuna grandiosa "impresa maligna" da portare a compimento.
Questo gli darebbe comunque una dignità, gli imporrebbe una coerenza, lo costringerebbe a tener ferme strategie: in fin dei conti lo renderebbe "costruttivo".
No, il Male sta in quella minuta meschinità di chi è disposto a dar fuoco al mondo per il solo gusto di avervi fottuto; e questo anche se in quel rogo dovesse finire lui stesso. E' questa assurdità a renderlo potente: chiunque ragioni in termini di fini positivi, di una costruzione di vita, non riesce a seguirne i ragionamenti.
Il Male, come è stato detto altrove, è straordinariamente banale: è la dedizione di piccoli uomini dall'enorme frustrazione, capaci di spendere la vita, propria ma soprattutto altrui, per "ottenere profitti", cioè per ottenere ulteriore potenza senza nulla di importante da farci, cioè - in ultima analisi - per sentirsi vincenti, per non percepirsi come "losers", perdenti, sfigati.
Dedicare la propria vita ed energia alle battaglie del profitto è una vocazione reale, diffusa in molti ominicchi allevati nel grande pazzo serraglio della modernità, subumani che in ciò vivono la loro rivincita.
Il trionfo risentito del nulla.

mercoledì 4 marzo 2026

Israele vive di guerre - Orly Noy

Da: https://www.internazionale.it - Orly Noy, Giornalista israeliana; +972 Magazine, Israele. Traduzione di Davide Lerner.

L’ospedale Gandhi colpito dai bombardamenti israeliani. Teheran, 2 marzo 2026 (Majid Asgaripour, Wana/Reuters/Contrasto

Le sirene hanno rotto il silenzio del sabato mattina in tutto Israele. Non tanto per esortare i civili a correre nei rifugi, quanto piuttosto per annunciare lo scoppio della guerra, quasi come una fanfara trionfante. Dopo più di una settimana di incertezza snervante, tra la tensione dell’attesa di un conflitto ripetutamente descritto come inevitabile e la debole speranza che la diplomazia potesse ancora prevalere, la guerra alla fine era arrivata.

“Non si può entrare due volte nello stesso fiume”, diceva il filosofo greco Eraclito. Ma a quanto pare si può distruggere un nemico già proclamato distrutto. Appena otto mesi fa, dopo il cessate il fuoco con l’Iran, il primo ministro israeliano Benjamin Netanyahu dichiarava: “Nei dodici giorni dell’operazione Rising lion abbiamo ottenuto una vittoria storica, che rimarrà per generazioni”. 

A quanto pare, questa “storica vittoria” non è durata neanche un anno, figuriamoci generazioni.

Questa volta l’attacco aveva un obiettivo in più: liberare il popolo iraniano dal regime oppressivo degli ayatollah. È risaputo infatti che uno dei ruoli centrali di Israele in Medio Oriente è quello di portare la libertà ai popoli della regione con jet da combattimento e bombardieri.

Improvvisamente, la vita degli iraniani è diventata molto cara agli israeliani, tanto da essere disposti a trascorrere lunghe notti nei rifugi antiaerei, pronti a subire pesanti perdite, a condizione che i piloti di Israele portino la buona notizia della libertà, o almeno l’uccisione della leadership iraniana e la distruzione degli impianti nucleari e delle infrastrutture dei Guardiani della rivoluzione.

martedì 3 marzo 2026

"Cosificazione": la deriva del capitalismo che divora l'umanità - Le Frasi di Marx

Da: https://www.lantidiplomatico.it -

Dal bracciante all'impiegato "di concetto": così il mostro del profitto sta espropriando le nostre vite...

Presentazione e traduzione a cura di Alessandra Ciattini

Dopo un periodo di sospensione dovuto al fatto che Youtube ha bloccato questo canale educativo, per cui è stato spostato su Patreon, riprendiamo la pubblicazione della sua versione italiana, proponendo un nuovo video sul processo di cosificazione delle persone (trasformazione del soggetto in oggetto) nel capitalismo del XXI secolo.

lunedì 2 marzo 2026

Cuba: dignità contro barbarie - Juanjo Peciña

Da: https://giuliochinappi.com - https://www.marx21.it - Originale di Juanjo Peciña (Cubainformación) – 23 febbraio 2026 


Cuba: dignità contro barbarie

Oggi condivido con voi una riflessione profonda che arriva da Cuba, un'isola che rappresenta molto più di una semplice destinazione turistica. È simbolo di resistenza, dignità e coerenza. 

Mentre l'impero stringe la morsa con un blocco sempre più feroce - 65 anni di assedio, 634 attentati a Fidel, piaghe batteriologiche, blackout, fame e medicine negate - il popolo cubano continua a insegnarci cosa significa la parola "dignità". 

E sapete qual è il vero "crimine" di Cuba? Non avere petrolio o terre rare. Il suo "peccato" è esportare valori: medici in 165 paesi, alfabetizzazione in Bolivia e Venezuela, l'Operazione Miracolo che ha restituito la vista a migliaia di persone, brigate internazionaliste durante l'ebola e il COVID. 
Cuba ha dimostrato che si può costruire relazioni tra i popoli basate sulla solidarietà, non sul profitto. 
Oggi l'isola affronta un dilemma crudele: colonia o sovranità. E mentre l'ONU vota ogni anno (187 paesi favorevoli, 2 contro) la condanna del blocco, Stati Uniti e Israele continuano a imporre la loro legge. 
Non possiamo permettere che normalizzino questa aggressione come hanno cercato di fare con la Palestina. 
La partita è impari, ma la domanda non è su chi scommettere, bensì al fianco di chi combattere. 

Cuba non si arrende. E neppure noi.  (Marx21.it) 
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Una dura denuncia dell’escalation dell’aggressione statunitense contro Cuba, che contrappone alla barbarie imperialista la dignità della Rivoluzione, la solidarietà internazionalista dell’isola e il diritto del popolo cubano a vivere sovrano.

Cuba rappresenta davvero molto, amiche e amici. Terra germinale e punto di riferimento di principi che hanno segnato il mio pensiero vitale. Risveglio, scoperta, studio, apprendimento, comprensione, momenti indelebili, compagni cari, alcuni già scomparsi.

Con il Che, insieme all’asma, condivido le sue riflessioni incise nel mio DNA: «Siate sempre capaci di sentire nel più profondo qualsiasi ingiustizia commessa contro chiunque in qualsiasi parte del mondo. È la qualità più bella del rivoluzionario». Cercando di farla convivere con l’onestà e la dignità.

domenica 1 marzo 2026

Europa Progetto di Guerra? Sachs e Varoufakis si confrontano

Da: frontezero - Jeffrey Sachs, professore universitario presso la Columbia University, è Direttore del Center for Sustainable Development presso la Columbia University e Presidente del Sustainable Development Solutions Network delle Nazioni Unite. Ha servito come consigliere di tre Segretari generali delle Nazioni Unite e attualmente ricopre il ruolo di avvocato SDG sotto il Segretario generale António Guterres. - Yanis Varoufakis è un economista, accademico e politico greco naturalizzato australiano. 


L’Europa sta diventando un progetto di guerra? Dopo la Conferenza sulla Sicurezza di Monaco 2026, Yanis Varoufakis e Jeffrey Sachs 
analizzano il futuro dell’Unione Europea tra NATO, guerra in Ucraina e dominio strategico degli Stati Uniti. 
Dopo Monaco, la domanda è inevitabile: l’Europa è ancora un progetto di pace o sta diventando un’unione di guerra? 
Il confronto tocca temi centrali della geopolitica contemporanea: 
egemonia americana, autonomia strategica europea, crisi economica dell’UE, sicurezza collettiva, neutralità e futuro dell’ordine globale. 


sabato 28 febbraio 2026

"Tutti a casa". L'Italia di una volta -

 Da: Valerix - Un film di Luigi Comencini del 1960 interpretato da Alberto Sordi.


Monaco 2026, la conferenza che ha messo a nudo la crisi dell’Occidente atlantico.

 Da: https://giuliochinappi.com -  Articolo pubblicato su Strategic Culture Foundation 


La 62ª Conferenza di Monaco non ha mostrato una comunità occidentale compatta, ma un’Europa inquieta tra pressioni statunitensi, crisi della fiducia transatlantica e ricerca di autonomia. In questo vuoto, la diplomazia cinese propone regole, multipolarismo e cooperazione pragmatica. 


La Conferenza di Monaco sulla Sicurezza avrebbe dovuto rappresentare il tradizionale momento di coordinamento strategico tra Stati Uniti ed Europa. In realtà, si è trasformata nello specchio di una relazione transatlantica in affanno. L’appuntamento, tenutosi dal 13 al 15 febbraio con la partecipazione di responsabili politici e di sicurezza provenienti da oltre 110 Paesi e regioni e con più di 50 capi di Stato e di governo, è partito con una domanda non dichiarata ma evidente: quanto è ancora solido il quadro politico che ha retto l’Occidente negli ultimi decenni?

Il segnale più eloquente è arrivato già alla vigilia, con la pubblicazione del Munich Security Report 2026 e la sua copertina “Under Destruction”, richiamo simbolico a un ordine internazionale percepito come eroso dall’interno. Nella lettura proposta da molti analisti, il punto politicamente più sensibile è la crescita della percezione del rischio proveniente dagli Stati Uniti stessi, un dato che in alcuni contesti europei supera perfino quello legato alla Cina o alla Russia, a dimostrazione di una fiducia strategica incrinata, cioè della crisi del pilastro psicologico su cui si era costruita la comunità atlantica.

venerdì 27 febbraio 2026

La Nuova Destra colonizzerà il Mondo? - Alessandra Ciattini

Da: Gabriele Germani - Alessandra Ciattini (Collettivo di formazione marxista Stefano Garroni - Membro del Coordinamento Nazionale del Movimento per la Rinascita Comunista) ha insegnato Antropologia culturale alla Sapienza di Roma. E' docente presso l'Università Popolare Antonio Gramsci (https://www.unigramsci.it). 

Nuova Destra e svolte nel capitalismo globale: come sta cambiando il mondo? 
Il discorso di Marco Rubio a Monaco cosa ci rievoca? 
Davvero siamo nel pieno di una nuova guerra contro il Sud Globale? 
Dobbiamo attenderci una svolta neo-autoritaria in tutto il Nord Globale e come può l'umanità sopravvivere a questa nuova sfida? 


giovedì 26 febbraio 2026

Le 10 notizie più importanti (e verificate) contenute negli Epstein Files - Enrica Perucchietti

 Da: https://www.lindipendente.online - Enrica Perucchietti, laureata con lode in Filosofia, vive e lavora a Torino come giornalista, scrittrice ed editor. Collabora con diverse testate e canali di informazione indipendente. È autrice di numerosi saggi di successo. Per L’Indipendente cura la rubrica Anti fakenews.

Leggi anche: Epstein e lo spirito neopatriarcale del capitalismo - Paolo Desogus 

Vedi anche: EPSTEIN E IL LATO OSCURO DEL POTERE. ORA PUÒ CROLLARE UN INTERO SISTEMA - Alberto Contri  

Cosa c’entra il Mossad con gli Epstein files? Ne parliamo con Rula Jebreal. https://www.facebook.com/dibattista.alessandro/videos/1275442981064026 


Il ranch di Epstein nel Nuovo Messico

Gli Epstein Files non sono una semplice raccolta di atti giudiziari su abusi sessuali e tratta di minori, ma un archivio che attraversa una ragnatela complessa di relazioni tra finanza, politica, e intelligence. Milioni di documenti restituiscono il profilo di Jeffrey Epstein non come figura isolata, ma come facilitatore e nodo di connessione di un ecosistema di potere globale. Per oltre trent’anni, questa rete ha operato grazie a protezioni giudiziarie, omissioni investigative e silenzi istituzionali. Le desecretazioni del 2025 e, soprattutto, il rilascio del 30 gennaio 2026 hanno prodotto effetti concreti, travolgendo figure ritenute intoccabili e mostrando come il sistema sacrifichi alcune pedine per preservare la propria struttura. Molto è stato detto, scritto e speculato sul materiale emerso: quelle che seguono sono le dieci notizie più rilevanti e verificate, che emergono dal corpus documentale e che si trovano ampiamente analizzate in Epstein Files. I documenti verificati che fanno tremare le élite occidentali. 

1. La presenza di contenuti violenti 

mercoledì 25 febbraio 2026

Da Trump agli Eurobond: la catastrofe capitalista è inevitabile? - Emiliano Brancaccio

Da: Il Fatto Quotidiano -  Emiliano Brancaccio è professore di Economia politica presso l’Università degli Studi di Napoli Federico II e promotore, con Robert Skidelsky, dell’appello Le condizioni economiche per la pace pubblicato sul Financial Times , Le Monde e Econopoly de Il Sole 24 Ore . - Emiliano Brancaccio - www.emilianobrancaccio.it -

Leggi anche: L’arte di non capire la guerra al fine di perpetuarla - EMILIANO BRANCACCIO  
A PROPOSITO DI "LIBERCOMUNISMO" DI EMILIANO BRANCACCIO - Domenico Suppa 
Vedi anche: "LIBERCOMUNISMO" SU RAI NEWS 24 - https://www.youtube.com/watch?v=r6ozl3C0Ho8 

L'intervita di Franz Baraggino a Emiliano Brancaccio: 

martedì 24 febbraio 2026

Psicosi rossobruna: l’accusa che assolve chi la pronuncia - Alex Marquez

Da: https://www.kulturjam.it - alex marquez Corsivista, umorista instabile.


L’accusa di rossobrunismo funziona come alibi morale di una sinistra americanizzata che sostiene guerre, neoliberismo e identità performative. Un dispositivo psichico e politico per espellere il conflitto di classe e autoassolversi.

La sindrome rossobruna come alibi politico

C’è una parola che oggi circola come una moneta falsa ma accettata ovunque: rossobrunismo. Non serve definirla, basta pronunciarla. Funziona da scomunica laica, da scorciatoia morale, da dispositivo disciplinare per rimettere in riga chi devia. In suo nome si assolvono guerre, si benedicono alleanze imbarazzanti, si riscrive la storia in tempo reale. L’accusa non descrive: cancella. Non argomenta: espelle. Ed è proprio questa sua efficacia brutale, più che il suo significato evanescente, a renderla centrale nel lessico politico contemporaneo.

L’uso della psicoanalisi in politica è sempre una tentazione pericolosa. Freud non è un editorialista e l’inconscio non vota. Tuttavia, come strumento euristico minimo, può aiutare a leggere certe ossessioni ricorrenti del dibattito pubblico. Una di queste è – appunto – la famigerata accusa di “rossobrunismo”, formula magica brandita come manganello simbolico contro chiunque osi deviare dalla retta via dell’ortodossia progressista contemporanea.

lunedì 23 febbraio 2026

Veicoli elettrici, la cooperazione con la Cina come leva strategica per Europa e Canada. - Giulio Chinappi

Da: Giulio Chinappi - https://giuliochinappi.wordpress.com - Giulio Chinappi insegnante e analista che vive e lavora in Vietnam. (giulio-chinappi - giulio.chinappi


Nel pieno della competizione geoeconomica, la filiera dei veicoli elettrici dimostra che la cooperazione conviene più dello scontro. La centralità industriale della Cina, la necessità europea di rilancio e la svolta canadese indicano una via pragmatica fondata su reciprocità e stabilità. 

Da capitolo secondario della politica industriale globale, la transizione elettrica è oramai diventata uno dei principali terreni su cui si misurano competitività, sicurezza energetica, capacità tecnologica e qualità della crescita. In quest’ambito, la Cina è passata da inseguitore a motore sistemico; non soltanto perché produce molto, ma perché ha costruito un ecosistema completo, dalla manifattura alle batterie, dal software di controllo alla scala commerciale internazionale. I numeri più recenti, resi noti tanto dalla stampa cinese quanto da quella occidentale, lo confermano, segnalando che, nel dicembre 2025, le vendite dei costruttori cinesi nel mercato auto europeo sono salite del 126% su base annua, superando per la prima volta le 100.000 unità mensili, con una quota del 9,5%.

Questa avanzata è l’esito di una politica industriale coerente e di lungo periodo che ha consentito al settore cinese dei veicoli a nuova energia (NEV) di passare da volumi marginali a una scala mondiale. Nel solo 2025, produzione e vendite cinesi di veicoli a nuova energia hanno superato i 16 milioni di unità, e nel mercato interno la quota NEV ha oltrepassato il 50%. Allo stesso tempo, le vendite globali di NEV hanno superato i 20 milioni, segno che la traiettoria cinese sta incidendo direttamente sulla velocità della transizione mondiale.

domenica 22 febbraio 2026

La “broligarchy” di Epstein. Dominio maschile e sabotaggio femminile. - Ida Dominijanni

Da:  https://centroriformastato.it - Ida Dominijanni è una giornalista, filosofa e storica italiana. ida.dominijanni - ida-dominijanni-blog


Particolare da foto di Heloisa Vecchio: https://www.pexels.com/it-it/foto/bianco-e-nero-persona-riflesso-monocromatico-10236371/ 


La parola delle vittime scoperchia il vaso di Pandora di una casta fratriarcale al di sopra di ogni legge, che usa le donne come una criptovaluta e dal sesso alla geopolitica obbedisce solo all’imperativo del godimento.


Si chiamano Sarah Ransome. Maria Farmer, Virginia Giuffre, Jennifer Araoz, Jena-Lisa Jones, Michelle Licata, Anouska de Georgiu, Johanna Sjoberg, Courtney Wild. Sono alcune delle donne che hanno denunciato di essere state sequestrate, molestate, violentate, torturate, ricattate e scambiate con altri uomini da Jeffrey Epstein e dalla sua cricca di servi e serve diretta da Ghislaine Maxwell. Alcune hanno preferito assumere uno pseudonimo seriale – Jane Doe 1, 2, 3… – come seriale è stato il trattamento a cui sono state sottoposte. A tutte è toccato e tocca tuttora di passare per il calvario secondario di non essere credute, di essere vilipese come inattendibili dagli avvocati dei potenti, di essere umiliate una seconda volta dalla vergognosa sentenza di patteggiamento di Epstein nel 2008, di essere traguardate come fossero inesistenti come ha fatto ieri la ministra della Giustizia trumpiana Pam Bondi nell’audizione al Congresso americano. Tutte sono state aiutate da altre donne, le giornaliste che hanno ritirato fuori il caso quando ormai sembrava sepolto e l’hanno fatto al momento giusto, cioè mentre negli USA infuriava il #metoo.

È a queste donne, alla loro coraggiosa e rischiosissima presa di parola, che dobbiamo la scoperta di quel girone infernale che era ed è il sistema di potere messo in piedi da Epstein. Come si deve alla parola di altre donne la scoperta del sistema Weinstein e di tutti i suoi gemelli sparsi per il mondo. Come si deve alla parola di altre donne la scoperta del sistema delle “cene eleganti” di Silvio Berlusconi in Italia. Sono intrighi diversi? Sì e no: ci torno fra poco. Ma intanto hanno questo in comune, che è la parola delle vittime ad averli portati allo scoperto e fatti saltare.

Epstein e lo spirito neopatriarcale del capitalismo - Paolo Desogus

Da: https://volerelaluna.it - Paolo Desogus insegna Letteratura italiana contemporanea a Sorbonne Université. Ha scritto su Pasolini, Gramsci, Eco, De Martino e sul rapporto tra cinema e letteratura. Lo scorso maggio è uscita per La nave di Teseo la sua nuova monografia “In difesa dell’umano. Pasolini tra passione e ideologia”.

Vedi anche: EPSTEIN E IL LATO OSCURO DEL POTERE. ORA PUÒ CROLLARE UN INTERO SISTEMA - Alberto Contri  

EPSTEIN FILES - Nella tela del ragno - Pubble (https://www.youtube.com/watch?v=ORt337Hf3Tk). 

Cosa c’entra il Mossad con gli Epstein files? Ne parliamo con Rula Jebreal. https://www.facebook.com/dibattista.alessandro/videos/1275442981064026

Leggi anche: ISRAELE: L’ELEFANTE NELLA STANZA DELLO SCANDALO 

EPSTEIN https://www.facebook.com/francesca.fornario/posts  

Un’introduzione alla lettura di Michel Clouscard: «Neofascismo e ideologia del desiderio» - Aymeric Monville 

Pasolini, ultima vittima di Salò - Giorgio Gattei 

Pasolini, Salvini e il neofascismo come merce - Wu Ming 1, scrittore

Pedagogia della crudeltà, necropolitica e nuove élite - https://comune-info.net



Le recenti rivelazioni sulle complicità dei servizi segreti, e in particolare del Mossad, aggiungono al caso Epstein un ulteriore elemento di inquietudine, rivelatore di una trama di potere complessa, che alla predazione dei corpi femminili, spesso giovanissimi, unisce la pratica del dossieraggio e del ricatto. Resta tuttavia da capire cosa ha spinto le personalità ai vertici della politica e dell’economia internazionale a esporsi e a partecipare a un’attività evidentemente criminale, che facilmente si sarebbe prestata a minacce ed estorsioni. Una spiegazione sta senz’altro nel sentimento di impunità, il cui significato non può però essere spiegato esclusivamente con le categorie morali. Si tratta infatti di qualcosa che chiama in causa l’appartenenza dei complici di Epstein a un nuovo tipo di classe cosmopolita, forte di ricchezze smisurate e di relazioni potentissime: una classe estranea alla legge e proprio per questo capace di tutto, smaniosa di misurare il proprio potere sul prossimo.

Le notizie sul caso Epstein hanno proprio per questo richiamato alla memoria alcuni film in cui tali pratiche erano state mostrate. Uno di questi è Salò o le 120 giornate di Sodoma, da Pasolini pensato come metafora della ragione neocapitalista e della sua torsione autoritaria. Dall’ottica di questo film emerge in effetti come i corpi e, in relazione al caso di Epstein, i corpi femminili, siano il luogo di verifica della potenza del capitale liberato da ogni vincolo, da ogni freno, capace dunque di sottomettere, mercificare e abusare. Sotto questa ottica, la pratica di estrazione del plusvalore diviene estrazione di godimento senza limiti, senza l’ombra di scrupoli etici, che integra il sessismo nella logica dell’accumulazione primitiva.