Da: Palestina Libera - Da: Fabio Chierighini -
Vedi anche: EPSTEIN FILES - Nella tela del ragno - Pubble (https://www.youtube.com/watch?v=ORt337Hf3Tk).
Forse non era possibile. Ma questa trasformazione è stata una delle cose orribili che sono accadute.
[...] Gli uomini e i popoli subiscono trasformazioni, rapidissime e orribili. La sola scelta che a noi è possibile è di essere dalla parte di quelli che muoiono o patiscono ingiustamente. Si dirà che è una scelta facile, ma forse è l’unica scelta che oggi ci sia offerta".
Natalia Ginzburg, Gli ebrei, La Stampa del 14 settembre 1972. (Da: Palestina Libera)
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C’è qualcosa che non torna nella narrazione mediatica dello scandalo Epstein. Da una prima analisi dei documenti rilasciati, risulta evidente che questa storia va ben al di là di una storia di depravazione con tanto di traffico di ragazze e sfruttamento di minori. C’è anche questo, certo, e già sarebbe orribile, un viaggio negli abissi della barbarie predatoria delle élite globali. Ma dietro c’è molto di più, e molto di peggio.
Il vero cuore della vicenda, che i media mainstream cercano affannosamente di nascondere (perfino deviando il discorso verso "piste russe" dell'ultima ora), è la natura di operazione eversiva di intelligence internazionale, volta al ricatto e al controllo dei vertici decisionali dell'Occidente. E al centro di questa rete, i fili portano quasi ossessivamente in una sola direzione: Israele.
E questo spiegherebbe, tra le altre cose, come è stato possibile per Israele portare avanti un genocidio in diretta senza mai perdere il sostegno occidentale.
Ecco i punti di cui i media non parlano:
* L'eredità dei Maxwell: Ghislaine Maxwell (ex compagna di Epstein, già condannata a 20 anni di carcere per adescamento di minori ed altri reati) non era solo una "madame". È la figlia di Robert Maxwell, magnate dell'editoria e, come confermato da documenti e funerali di Stato a Gerusalemme, asset di altissimo livello del Mossad. È stato lui a introdurre la figlia e lo stesso Epstein in certi circuiti. Parlare di Ghislaine ignorando il Mossad è come parlare di un film ignorando il regista.
* La "Influence Matrix": Tra i milioni di pagine pubblicati nel 2026, emerge un documento inquietante che mappa i VIP definiti "ostili" o "anti-sionisti". Non video pedopornografici, ma dossier finanziari e reputazionali su figure come Roger Waters, Emma Thompson e altri, studiati per esercitare pressioni economiche e silenziarne il dissenso politico. Perché un "predatore sessuale" dovrebbe preoccuparsi delle posizioni politiche di un artista su Gaza? La risposta è ovvia: non era lui a preoccuparsene, ma i suoi mandanti.
* L'immunità di Ehud Barak: Mentre i media si concentrano su Clinton o Trump per solleticare il tifo elettorale, passano sotto silenzio le innumerevoli visite dell'ex Primo Ministro israeliano Ehud Barak nelle residenze di Epstein. Barak è stato il volto politico di questo legame, un ponte diretto tra la sicurezza israeliana e l'isola di Jeffrey.
* Il software PROMIS e la Cyber-Sorveglianza: I file rivelano che Epstein si è avvalso dei più efficaci metodi di cyber-sorveglianza, presumibilmente di origine militare. La capacità di ricattare i potenti oggi passa per i software (molti dei quali di produzione israeliana) che hanno affiancato le centinaia di microcamere nascoste nelle ville. Affidare la nostra sicurezza informatica (come stava per fare il governo Meloni) a chi detiene questi dossier, significa consegnare le chiavi della nostra democrazia.
Perché i media tacciono? Semplice. Se ammettessero il coinvolgimento del Mossad, dovrebbero ammettere che la politica estera occidentale degli ultimi vent'anni è stata, almeno in parte, ostaggio di un sistema di ricatto e coercizione coordinato da un “alleato”. È molto più comodo parlare di Putin o di "depravazione isolata" piuttosto che riconoscere una sovranità sequestrata.
L'isola di Epstein non era un parco giochi per orchi; era un laboratorio di ingegneria politica. E finché non avremo il coraggio di nominare l'elefante nella stanza, continueremo a essere spettatori di una recita scritta da altri. (Da: Fabio Chierighini)
Quando qualcuno parla di Israele con ammirazione, io sento che sto dall’altra parte. Ho capito a un certo punto, forse tardi, che gli arabi erano poveri contadini e pastori. So pochissime cose di me stessa, ma so con assoluta certezza che non voglio stare dalla parte di quelli che usano armi, denaro e cultura per opprimere dei contadini e dei pastori.
[...] Gli uomini e i popoli subiscono trasformazioni, rapidissime e orribili. La sola scelta che a noi è possibile è di essere dalla parte di quelli che muoiono o patiscono ingiustamente. Si dirà che è una scelta facile, ma forse è l’unica scelta che oggi ci sia offerta".
Natalia Ginzburg, Gli ebrei, La Stampa del 14 settembre 1972. (Da: Palestina Libera)
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C’è qualcosa che non torna nella narrazione mediatica dello scandalo Epstein. Da una prima analisi dei documenti rilasciati, risulta evidente che questa storia va ben al di là di una storia di depravazione con tanto di traffico di ragazze e sfruttamento di minori. C’è anche questo, certo, e già sarebbe orribile, un viaggio negli abissi della barbarie predatoria delle élite globali. Ma dietro c’è molto di più, e molto di peggio.
Il vero cuore della vicenda, che i media mainstream cercano affannosamente di nascondere (perfino deviando il discorso verso "piste russe" dell'ultima ora), è la natura di operazione eversiva di intelligence internazionale, volta al ricatto e al controllo dei vertici decisionali dell'Occidente. E al centro di questa rete, i fili portano quasi ossessivamente in una sola direzione: Israele.
E questo spiegherebbe, tra le altre cose, come è stato possibile per Israele portare avanti un genocidio in diretta senza mai perdere il sostegno occidentale.
Ecco i punti di cui i media non parlano:
* L'eredità dei Maxwell: Ghislaine Maxwell (ex compagna di Epstein, già condannata a 20 anni di carcere per adescamento di minori ed altri reati) non era solo una "madame". È la figlia di Robert Maxwell, magnate dell'editoria e, come confermato da documenti e funerali di Stato a Gerusalemme, asset di altissimo livello del Mossad. È stato lui a introdurre la figlia e lo stesso Epstein in certi circuiti. Parlare di Ghislaine ignorando il Mossad è come parlare di un film ignorando il regista.
* La "Influence Matrix": Tra i milioni di pagine pubblicati nel 2026, emerge un documento inquietante che mappa i VIP definiti "ostili" o "anti-sionisti". Non video pedopornografici, ma dossier finanziari e reputazionali su figure come Roger Waters, Emma Thompson e altri, studiati per esercitare pressioni economiche e silenziarne il dissenso politico. Perché un "predatore sessuale" dovrebbe preoccuparsi delle posizioni politiche di un artista su Gaza? La risposta è ovvia: non era lui a preoccuparsene, ma i suoi mandanti.
* L'immunità di Ehud Barak: Mentre i media si concentrano su Clinton o Trump per solleticare il tifo elettorale, passano sotto silenzio le innumerevoli visite dell'ex Primo Ministro israeliano Ehud Barak nelle residenze di Epstein. Barak è stato il volto politico di questo legame, un ponte diretto tra la sicurezza israeliana e l'isola di Jeffrey.
* Il software PROMIS e la Cyber-Sorveglianza: I file rivelano che Epstein si è avvalso dei più efficaci metodi di cyber-sorveglianza, presumibilmente di origine militare. La capacità di ricattare i potenti oggi passa per i software (molti dei quali di produzione israeliana) che hanno affiancato le centinaia di microcamere nascoste nelle ville. Affidare la nostra sicurezza informatica (come stava per fare il governo Meloni) a chi detiene questi dossier, significa consegnare le chiavi della nostra democrazia.
Perché i media tacciono? Semplice. Se ammettessero il coinvolgimento del Mossad, dovrebbero ammettere che la politica estera occidentale degli ultimi vent'anni è stata, almeno in parte, ostaggio di un sistema di ricatto e coercizione coordinato da un “alleato”. È molto più comodo parlare di Putin o di "depravazione isolata" piuttosto che riconoscere una sovranità sequestrata.
L'isola di Epstein non era un parco giochi per orchi; era un laboratorio di ingegneria politica. E finché non avremo il coraggio di nominare l'elefante nella stanza, continueremo a essere spettatori di una recita scritta da altri. (Da: Fabio Chierighini)
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