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domenica 15 marzo 2026

«Washington Post»: la Russia sta sostenendo attivamente l’Iran - Giacomo Gabellini, Francesco Dall’Aglio

Da: https://www.ilcontesto.net - Giacomo Gabellini è un giovane ricercatore indipendente. - 

Francesco Dall'Aglio, medievista, ricercatore presso l'Istituto di Studi Storici al dipartimento di storia medievale della Accademia delle Scienze di Sofia (Bulgaria). Esperto di est Europa e di questioni strategico-militari è gestore del canale Telegram «War Room»


L'inchiesta del Washington Post in cui si sostiene che la Russia stia sostenendo attivamente l'Iran.
A pochi giorni di distanza dall’allucinante conferenza stampa tenuta dal segretario alla Guerra Pete Hegseth alla presenza di un imbarazzato Don Caine, capo degli Stati Maggiori Riuniti delle forze armate statunitensi, il «Washington Post» pubblica un’inchiesta in cui si sostiene cha la Russia stia fornendo all’Iran informazioni di intelligence utili a bersagliare le forze statunitensi.

Basandosi su ben tre fonti interne ai servizi di sicurezza statunitensi, il «Washington Post» scrive che «dall’inizio della guerra, la Russia ha comunicato all’Iran le posizioni delle risorse militari statunitensi, tra cui navi da guerra e aerei».

Gli analisti raggiunti dal «Washington Post» hanno affermato che «la condivisione di informazioni di intelligence si adatterebbe allo schema degli attacchi dell’Iran contro le forze statunitensi, comprese le infrastrutture di comando e controllo, i radar e le strutture temporanee».

L’Iran sta «realizzando rilevamenti molto precisi sui radar di allerta precoce o sui radar over-the-horizon. Lo stanno facendo in modo molto mirato, puntando al comando e controllo», ha affermato Dara Massicot, esperta di esercito russo presso il Carnegie Endowment for International Peace.

L’Iran dispone di una manciata di satelliti di livello militare, cosa che renderebbe le immagini fornite dalle capacità spaziali molto più avanzate della Russia estremamente preziose, soprattutto perché il Cremlino ha perfezionato il proprio targeting dopo anni di guerra in Ucraina, ha affermato Massicot.

Nicole Grajewski, che studia la cooperazione dell’Iran con la Russia presso il Belfer Center della Harvard Kennedy School, ha affermato sempre al «Washington Post» che gli attacchi di rappresaglia iraniani sono stati caratterizzati da un elevato livello di sofisticatezza, sia per quanto riguarda gli obiettivi presi di mira da Teheran, sia per la sua capacità di sopraffare le difese degli Stati Uniti e degli alleati. 

Il «Washington Post» scrive anche che gli Usa stanno esaurendo i missili

mercoledì 7 gennaio 2026

Le tante bugie della guerra - Alessandra Ciattini

Da: https://www.lantidiplomatico.it - Alessandra Ciattini (collettivo di formazione marxista "Stefano Garroni”) ha insegnato Antropologia culturale alla Sapienza, collabora con https://www.unigramsci.it

Vedi anche: IL PUNTO SUL SUICIDIO DELL'UNIONE EUROPEA - Paolo Ferrero, Giacomo Gabellini 


Sommario: Ormai sappiamo che le guerre sono sempre accompagnate da tante bugie come quella della protezione gratuita fornita all’Europa dagli Usa e quella dell’incombente invasione russa. Queste bugie possono anche essere il frutto di una visione disatorta della realtà, ma sicuramente sono funzionali agli obiettivi delle classi dominanti, benchè queste ultime rivaleggino tra loro. Il problema di fondo è comprendere se la visione delirante e opportunistica da cui esse scaturiscono ha una sua propria logica.

Oltre alla menzogna riguardante l’incombente minaccia russa sulla civile Europa, patria dei diritti umani, un’altra plateale bugia è quella secondo cui gli Usa ci avrebbero difesi gratuitamente e generosamente, per cui dovremmo avere verso di loro un’infinita riconoscenza e dovremmo anche deciderci a proteggersi da soli, accettando la seppur dolorosa la perdita dei nostri figli, come ci è stato comunicato qualche tempo fa.

Su questo tema è intervenuta recentemente la Federcontribuenti, la quale ha calcolato che le basi militari Usa in Italia, integrate con la NATO, costano al contribuente italiano, esattamente al 40% degli italiani che pagano effettivamente le tasse, tra i 100 e i 200 milioni di euro all’anno. Questi costi riguardano la manutenzione, le infrastrutture, i servizi e ovviamente l’acuirsi dei conflitti internazionali produrrebbe un aumento degli stessi stimato tra il 20% e il 30%, che ricadrebbero sul bilancio dello Stato italiano e sui soliti tartassati. Si tenga anche presente che calcolare la cifra esatta di questi gravami è assai complicato, perché negli anni si sono susseguiti accordi secondari, ulteriori stanziamenti, esenzioni. Si aggiunga che i reati commessi dai militari Usa nel corso delle loro attività ufficiali non ricadono sotto la giurisdizione dello Stato italiano; più complesso è il trattamento dei reati comuni.

lunedì 5 gennaio 2026

USA-VENEZUELA: ATTACCO COLONIALISTA, MA AL BUIO - Pino Arlacchi

Da: Il Fatto Quotidiano (https://www.ilfattoquotidiano.it), 4 gennaio 2026 - Pino Arlacchi -  Pino Arlacchi è un sociologo, politico e Ex vice-segretario dell'Onu. (Pino Arlacchi). 

Leggi anche:  Il narco-Venezuela: la grande bufala - Pino Arlacchi  

Invasione-suicidio: ecco perché Trump fallirà col Venezuela - Pino Arlacchi  

USA E IL BOOMERANG CON IL VENEZUELA - Pino Arlacchi  

"Aqui no se rinde nadie". Tre giorni in Venezuela - Nicolò Monti   

Venezuela, dialettica della transizione*- Geraldina Colotti   

Breve storia degli Stati Uniti e delle loro pretese territoriali - Alessandra Ciattini  

Vedi anche: Dottrina Monroe. L’egemonia statunitense nell’emisfero occidentale - Giacomo Gabellini  

VENEZUELA, LA CAUSA OSCURA... 

https://www.byoblu.com/2026/01/03/trump-ha-tolto-il-petrolio-ai-brics-manlio-dinucci

È difficile, in situazioni come questa, ragionare con la testa e non con altre parti del corpo, come fanno Trump e il codazzo politico-mediatico che approva il suo tentato cambio di regime in Venezuela. Dico “tentato” perché fino ad adesso non ci sono gli elementi essenziali di un colpo di Stato, eccetto il sequestro e il rapimento del presidente di uno Stato sovrano. Avvenuto a quanto sembra grazie a qualche classico tradimento di guardie del corpo, e non come espressione di una rete di congiura e di malcontento interni. 


Un cambio di regime è la sostituzione di un governo con un altro grazie a un piano, che consiste molto spesso nella combinazione di un attacco esterno e una cospirazione intestina, politico e soprattutto militare. Si rovescia un assetto di governo e ci si presenta al popolo come titolari di un potere sovrano alternativo. Ma è proprio questo che finora non è accaduto a Caracas. 

domenica 4 gennaio 2026

Chi e cosa c’è dietro il piano statunitense per l’Ucraina - Jacques Baud

Da: Il Contesto | Analisi economica e geopolitica - Jacques Baud, saggista ed ex colonnello dell’intelligence svizzera specializzato in questioni russe ed europee, con impieghi presso la Nato e le Nazioni Unite.


Durante la conferenza stampa tenutasi a margine della sua visita diplomatica in Kirghizistan in occasione del vertice dell’Organizzazione del Trattato di Sicurezza Collettivo, il presidente Putin è tornato sul piano in 28 punti predisposto dall’amministrazione Trump. Putin si è anche espresso in merito alle accuse mosse di recente contro Steve Witkoff, inviato speciale dell’amministrazione Trump. Nei giorni scorsi, «Bloomberg» ha pubblicato la trascrizione di una presunta telefonata confidenziale di cinque minuti intercorsa tra lo stesso Witkoff e il consigliere diplomatico del Cremlino Jurj Ushakov. Dalla trascrizione emerge che Witkoff avrebbe fornito al proprio interlocutore russo indicazioni in merito alla postura da adottare nei confronti del presidente Trump, e perfino riguardo al tipo di proposta diplomatica da predisporre. Secondo Putin, «coloro che attaccano Witkoff hanno una posizione di ostilità nei confronti del piano di pace di Trump, e vorrebbero continuare a rubare denaro di concerto con l’attuale governo di Kiev, combattendo fino all’ultimo uomo. In ogni caso, noi siamo pronti». Parliamo di tutto questo assieme a Jacques Baud, saggista ed ex colonnello dell’intelligence svizzera specializzato in questioni russe ed europee, con impieghi presso la Nato e le Nazioni Unite. 

Parte prima: 

                                                                          

Parte seconda: 
L’Occidente crede alla propria propaganda - Jacques Baud 


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giovedì 1 gennaio 2026

IL PUNTO SUL SUICIDIO DELL'UNIONE EUROPEA - Paolo Ferrero, Giacomo Gabellini

Da: dignità TV - Paolo Ferrero è un politico italiano. È stato segretario di Rifondazione Comunista dal 27 luglio 2008 al 2 aprile 2017 (Paolo Ferrero) - Giacomo Gabellini è un giovane ricercatore indipendente. (Il Contesto) -

                                                                             

... E Buon 2026 a Tutti!     (Il Collettivo) 

martedì 23 dicembre 2025

Imperialismo USA: dalla Dottrina Monroe al Delirio Biden - Massimo Zucchetti

Da: https://contropiano.org - Massimo Zucchetti è professore ordinario dal 2000 presso il Politecnico di Torino, Dipartimento di Energia. Attualmente è docente di Radiation Protection, Tecnologie Nucleari, Storia dell’energia, Centrali nucleari. - https://zucchett.wordpress.com

Vedi anche: Dottrina Monroe. L’egemonia statunitense nell’emisfero occidentale - Giacomo Gabellini -

LOSURDO ed il REVISIONISMO STORICO - Alessandra Ciattini e Gianmarco Pisa

Leggi anche: IL PAESE DELLE LIBERTÀ: stermini, repressione e lager nella storia degli Usa. - Maurizio Brignoli

1. Una noiosa premessa storica

La dottrina Monroe è uno dei testi di riferimento della politica estera americana: in quasi duecento anni di vita è stata spesso invocata a sostegno delle guerre e dei trattati, delle azioni e delle omissioni, delle promesse e delle minacce che hanno propiziato l’ascesa degli Stati Uniti da fragile repubblica a potenza regionale e, infine, a superpotenza mondiale.

Occorre partire da lì per capire le trasformazioni del rapporto tra gli Stati Uniti e il mondo, lungo quasi due secoli di storia.

I principi enunciati da James Monroe nel 1823 (la divisione del mondo in due sfere contrapposte, il veto a interferenze e tentativi di colonizzazione europea nel Nuovo Mondo, l’impegno americano a evitare analoghe interferenze nel Vecchio Continente) si sono dimostrati molto longevi soprattutto per il loro contributo alla definizione dell’identità nazionale e, conseguentemente, della definizione dell’interesse nazionale degli Stati Uniti.

lunedì 3 novembre 2025

Migliaia di soldati ucraini accerchiati a Pokovsk - Gianandrea Gaiani

Da: Il Contesto | Analisi economica e geopolitica -  Gianandrea Gaiani. Giornalista bolognese, laureato in Storia Contemporanea, dal 1988 si occupa di analisi storico-strategiche, studio dei conflitti e reportage dai teatri di guerra. Dal febbraio 2000 dirige Analisi Difesa. 

Le forze armate russe continuano a registrare progressi particolarmente significativi, soprattutto nei settori di Pokrovsk, Kupyansk, Siversk e Kostyantynivka, mentre il Kiel Institute documenta una caduta verticale della capacità degli sponsor occidentali dell’Ucraina di rifornire adeguatamente Kiev di materiale militare. La penuria di armi e munizioni va peraltro a combinarsi con un netto calo dell’efficacia dei sistemi di difesa aerea Patriot, con conseguente aumento della distruttività degli attacchi missilistici russi e incremento delle vittime tra le fila ucraine. «Dalle mie fonti risulta che il rapporto di perdite tra ucraini e russi è di 36 a 1. Sono le perdite ucraine ad essere vicine a un milione […]. La guerra d’attrito attuata fin dall’inizio dai russi è stata un successo, sono gli ucraini ad essere sull’orlo del disastro», ha dichiarato ai microfoni di «Sky News Australia» l’ex consigliere Dipartimento di Stato statunitense James Carden. La piega assai difficilmente reversibile presa dal conflitto rafforza la posizione negoziale della Russia, che l’amministrazione Trump ha recentemente bersagliato con sanzioni dirette contro le compagnie petrolifere russe Rosneft e Lukoil. Sullo sfondo, le forze missilistiche russe testano con successo il Burevestnik, missile da crociera a propulsione nucleare. «Si tratta di un’arma unica che nessun altro al mondo possiede», ha affermato il presidente Putin in tenuta mimetica durante un incontro con i vertici delle forze armate. Ne parliamo assieme a Gianandrea Gaiani, giornalista, saggista e direttore della rivista «Analisi Difesa». 
Giacomo Gabellini

                                                                            

FONTI

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giovedì 18 settembre 2025

National Defense Strategy: il mondo è troppo grande per gli Stati Uniti - Francesco Dall'Aglio

Da: https://www.ilcontesto.net - Il Contesto | Analisi economica e geopolitica Francesco Dall'Aglio, Medievista, saggista, ricercatore presso l’Istituto di Studi Storici al Dipartimento di Storia Medievale dell’Accademia delle Scienze di Sofia e gestore del canale Telegram «War Room». È coautore del volume, scritto assieme a Carlo Ziviello, Oppenheimer, Putin e altre storie sulla bomba (Ad Est dell’Equatore, 2023).
Vedi anche: National Defense Strategy: gli Stati Uniti si guardano allo specchio - Roberto Buffagni 

Lo scorso 5 settembre, «Politico» ha scritto che la bozza della National Defense Strategy per il 2025 attribuisce la priorità alla tutela degli interessi statunitensi nell’emisfero occidentale rispetto alla gestione della “minaccia cinese”. Lo avrebbero confidato alla nota rivista ben tre funzionari dotati di accesso al documento, giunto sulla scrivania del segretario alla Difesa Pete Hegseth alla fine di agosto. Qualora trovassero conferma, le indiscrezioni riportate da «Politico» delineerebbero un radicale cambiamento di rotta rispetto alle traiettorie strategiche seguite dagli Stati Uniti nell’ultimo quindicennio, sotto governi sia democratici che repubblicani. Compreso quello guidato dallo stesso Trump tra il 2017 e il 2021, la cui National Defense Strategy collocava la deterrenza contro la Cina in cima alla scala delle priorità del Pentagono. La realizzazione del mutamento d’approccio previsto dal documento menzionato da «Politico» susciterebbe allo stesso tempo reazioni scomposte in seno alle compagini neocon e sinofobiche incistate in entrambi i partiti. Anche i rapporti con gli alleati/sottoposti ne risulterebbero profondamente alterati. «I tradizionali impegni assunti dagli Stati Uniti vengono ora messi in discussione», avrebbe riferito una delle tre fonti interpellate da «Politico». Le dichiarazioni pubbliche e le misure prese concretamente dall’amministrazione Trump risultano coerenti con il riorientamento strategico descritto all’interno del documento, a partire dalle rivendicazioni su Groenlandia e Panama; dalle ambizioni annessioniste nei confronti del Canada; dalla mobilitazione della Guardia Nazionale a sostegno delle forze dell’ordine a Washington e Los Angeles; dalla militarizzazione del confine con il Messico; dallo schieramento di navi da guerra e caccia F-35 nei Caraibi e al largo delle coste venezuelane con lo scopo ufficiale di combattere il narcotraffico; dal taglio dei fondi previsti dal programma di sostegno militare ai Paesi baltici. Elbridge Colby, coautore della National Defense Strategy per il 2018 e principale artefice della bozza descritta da «Politico», sembra aver abbandonato il suo tradizionale approccio anti-cinese per approdare alle posizioni sposate dal vicepresidente Jd Vance, che intende svincolare gli Stati Uniti dagli impegni esteri. (Giacomo Gabellini) 


                                                                           
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venerdì 12 settembre 2025

National Defense Strategy: gli Stati Uniti si guardano allo specchio - Roberto Buffagni

Da: Il Contesto | Analisi economica e geopolitica - Roberto Buffagni Ha insegnato Storia dell'Arte presso l'Università di Parma, studioso di questioni geostrategiche e collaboratore del sito «L’Italia e il Mondo» (italiaeilmondo.com). Ha pubblicato saggi sul teatro, sul cinema (vincendo anche il Premio Adelio Ferrero per la critica cinematografica) e sulla letteratura. L'ultimo libro è: La supercazzola. Istruzioni per l'Ugo. (Mondadori). 

Vedi anche: Perché abbiamo perso la guerra /1- Caracciolo a Mappa Mundi https://www.youtube.com/watch?v=uN8yfhs8pUA 
Leggi anche: Paolo Gerbaudo 4 h ·


Lo scorso 5 settembre, «Politico» ha scritto che la bozza della National Defense Strategy per il 2025 attribuisce la priorità alla tutela degli interessi statunitensi nell’emisfero occidentale rispetto alla gestione della “minaccia cinese”. Lo avrebbero confidato alla nota rivista ben tre funzionari dotati di accesso al documento, giunto sulla scrivania del segretario alla Difesa Pete Hegseth alla fine di agosto. Qualora trovassero conferma, le indiscrezioni riportate da «Politico» delineerebbero un radicale cambiamento di rotta rispetto alle traiettorie strategiche seguite dagli Stati Uniti nell’ultimo quindicennio, sotto governi sia democratici che repubblicani. Compreso quello guidato dallo stesso Trump tra il 2017 e il 2021, la cui National Defense Strategy collocava la deterrenza contro la Cina in cima alla scala delle priorità del Pentagono. La realizzazione del mutamento d’approccio previsto dal documento menzionato da «Politico» susciterebbe allo stesso tempo reazioni scomposte in seno alle compagini neocon e sinofobiche incistate in entrambi i partiti. Anche i rapporti con gli alleati/sottoposti ne risulterebbero profondamente alterati. «I tradizionali impegni assunti dagli Stati Uniti vengono ora messi in discussione», avrebbe riferito una delle tre fonti interpellate da «Politico». Le dichiarazioni pubbliche e le misure prese concretamente dall’amministrazione Trump risultano coerenti con il riorientamento strategico descritto all’interno del documento. Ne parliamo assieme a Roberto Buffagni, scrittore, autore di testi teatrali, studioso di questioni geostrategiche e collaboratore del sito «L’Italia e il Mondo». (Giacomo Gabellini)

                                                                           

venerdì 5 settembre 2025

Orso, elefante e dragone rimodellano l’ordine mondiale | Fabio Mini

Fabio Mini è un militare e saggista italiano, già comandante NATO della missione KFOR in Kosovo dal 2002 al 2003 (Fabio Mini).

Le forze armate russe hanno intensificato gli attacchi missilistici e proseguono l’avanzata in Ucraina, dove, stando a un sondaggio realizzato da Rating Group, il 59% dei cittadini anela a una cessazione delle ostilità e l’82% è favorevole a negoziati per porre fine alla guerra. 
L’amministrazione Trump rimane orientata verso un graduale disimpegno, a differenza dell’Unione Europea che consolida il proprio sostegno alla linea “massimalista” sposata dal presidente Zelensky e adotta toni sempre più bellicosi nei confronti della Russia. 
Elina Valtonen, ministro degli Esteri finlandese, ha dichiarato che: «quando si parla di Russia, il mondo che ama la libertà dovrebbe concentrarsi oggi su come curare il cancro anziché limitarsi a eliminare il dolore. Per raggiungere la pace in Ucraina, dobbiamo aumentare la pressione su Putin». 
Parallelamente, presso la megalopoli cinese di Tianjin, è andato in scena il vertice annuale della Shanghai Cooperation Organisation, che segna un vero e proprio cambiamento d’epoca. In particolare per quanto concerne il riavvicinamento tra Cina e India. Lo ha sottolineato il presidente Xi Jinping, secondo cui «il mondo si sta muovendo verso la trasformazione. Cina e India sono i due Paesi più popolosi al mondo e costituiscono parte integrante del Sud del mondo [...]. Il Dragone e l’Elefante devono unirsi. Dobbiamo anche adempiere ai nostri obblighi storici di sostenere il multilateralismo, un mondo multipolare e una maggiore democrazia nelle istituzioni internazionali e lavorare insieme per la pace e la prosperità in Asia e nel mondo». 
Oltre ai presidenti Xi Jinping, Vladimir Putin e Narendra Modi, all’evento hanno partecipato i vertici istituzionali di Bielorussia, Iran, Kazakistan, Kirghizistan, Pakistan, Tagikistan e Uzbekistan, assieme ai leader dei Paesi osservatori e partner come la Turchia. 
Ne parliamo assieme a Fabio Mini, generale di corpo d’armata, saggista e collaboratore de «Il Fatto Quotidiano». Ha comandato tutti i livelli di unità da combattimento e prestato lunghi periodi di servizio negli Stati Uniti, in Cina, nei Balcani e nella Nato. È stato Capo di Stato Maggiore del Comando Alleato del Sud Europa e comandante della forza internazionale di sicurezza in Kosovo. (Giacomo Gabellini)

                                                                           


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martedì 19 agosto 2025

La seconda decolonizzazione - Vincenzo Costa

Da: Il Contesto | Analisi economica e geopolitica -  Vincenzo Costa è professore ordinario alla Facoltà di Filosofia dell'Università Vita-Salute San Raffaele, dove insegna Fenomenologia (triennale) e Fenomenologia dell'esperienza (biennio magistrale) (Vincenzo Costa

La piega ormai difficilmente reversibile presa dal conflitto russo-ucraino, l’ascesa inarrestabile della Cina, la deriva di Israele, la comprovata capacità dell’Iran di reggere l’urto militare israelo-statunitense, il declino politico, economico e sociale degli Stati Uniti rappresentano soltanto alcuni degli innumerevoli fattori di crisi che stanno scandendo la fase terminale dell’egemonia globale statunitense. Al pari di ogni passaggio d’epoca registrato nel passato, l’attuale processo di transizione si caratterizza per un elevato coefficiente di conflittualità internazionale che rischia costantemente di far scivolare i molteplici confronti tra attori di grande e media stazza sul piano inclinato dello scontro totale, con esiti potenzialmente catastrofici per tutti. Ma è davvero impossibile sfuggire alla logica deterministica del gioco a somma zero che innerva il concetto di “trappola di Tucidide” coniato dal politologo statunitense Graham Allison? Cerchiamo di comprenderlo assieme a Vincenzo Costa, saggista e professore ordinario di fenomenologia e fenomenologia dell’esperienza presso la Facoltà di Filosofia dell’Università San Raffaele di Milano. 
(Giacomo Gabellini,16 ago 2025
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Verso la guerra
Comunque vada oggi inizia il processo di disgregazione sia della NATO sia della UE.
Se i leaders europei si allineano ammettono di parlare a vanvera e la loro irrilevanza.
Se non si allineano Trump lascerà a loro il compito di portare la Russia "alla resa", come dice la Picierno e suggerisce anche Provenzano. E buona fortuna.
A quel punto alcuni leaders e alcuni paesi (i volenterosi) sono di fatto in guerra con la Russia. Gli usa inizieranno a ritirare le loro truppe dall'Europa.
La Meloni dovrà scegliere tra questi leaders e Trump. Credo si sgancerà dai volenterosi. Gli USA non lasceranno il territorio italiano e manterranno le loro basi in Italia. Gli serve per il mediterraneo. L'Italia non sarà toccata dalla guerra.
A Spagnoli, slovacchi e ungheresi di fare una guerra non importa davvero. A quel punto la UE e la nato di fatto non esistono più. Al massimo rimangono carrozzoni vuoti.
A quel punto, dato che gli ucraini (quelli reali) non vogliono e non possono più combattere, gli europei volenterosi dovranno combattere, senza il sostegno americano e pagando per le armi che questi forniranno.
Tutti gli amici che si sono ubriacati di retorica saranno accontentati.
Perché parlano di "pace giusta" intendendo che la Russia si arrenda dopo centinaia di migliaia di morti. Se fossero meno ipocriti parlerebbero chiaro: la loro pace giusta e' la guerra.
Se l'Europa vuole la guerra, ed è chiaro che vuole solo quello (la kallas è stata chiarissima), avrà la guerra.     (Vincenzo Costa  18/08/2025)