Francesco Dall'Aglio, medievista, ricercatore presso l'Istituto di Studi Storici al dipartimento di storia medievale della Accademia delle Scienze di Sofia (Bulgaria). Esperto di est Europa e di questioni strategico-militari è gestore del canale Telegram «War Room»
Nella notte tra sabato e domenica, centinaia di droni ucraini sono stati lanciati contro obiettivi in Russia, nel contesto di una delle più grandi operazioni coordinate con droni dall’inizio della guerra.
Nonostante le 556 intercettazioni in ben 14 diversi oblast’ annunciate dal Ministero della Difesa russo, diversi droni ucraini sono riusciti a penetrate le reti di difesa russe provocando incendi presso la raffineria di petrolio di Mosca a Kapotnya, il terminal petrolifero di Solnechnogorsk e il parco tecnologico elettronico Elma a Zelenograd.
L’operazione con i droni ucraini rientra nella strategia di Kiev intesa a sferrare colpi altamente teatrali contro infrastrutture energetiche situate nelle profondità dello spazio territoriale russo, con l’obiettivo di ridurre il volume di entrate a beneficio di Mosca, sabotare la rete logistica e disarticolare le catene di approvvigionamento militari russe.
Nonché a mantenere l’attenzione dell’opinione pubblica occidentale saldamente focalizzata sul conflitto, in una fase in cui diversi alti esponenti europei come il presidente del Consiglio d’Europa Antonio Costa, l’alto Rappresentante per la Politica Estera Kaja Kallas e il premier finlandese Alexander Stubb hanno posto l’accento sulla necessità di avviare seri negoziati con la Russia.
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