sabato 16 maggio 2026

L’economia globale di due superpotenze separate in casa - Emiliano Brancaccio

Da: https://ilmanifesto.it - www.emilianobrancaccio.it - Emiliano Brancaccio è professore di Politica economica presso l'Università del Sannio - Emiliano BrancaccioEmiliano Brancaccio - Emiliano Brancaccio - 


“Stesso letto, sogni diversi”. Il malizioso proverbio cinese sintetizza bene i rapporti sino-americani alla vigilia del vertice di Pechino tra Xi e Trump.

Stati Uniti e Cina sono coppia di antica data. Condividono le stesse lenzuola dai tempi del Permanent Normal Trade Relations Act approvato dal Congresso Usa nel 2000, premessa per l’adesione del gigante cinese al Wto. Nella semplificazione sovranista, furono i democratici di Clinton a gettare l’America tra le braccia dell’economia cinese in ascesa. Non andò così. Quella decisione fu presa col consenso bipartisan dei repubblicani.

Del resto, erano gli anni gloriosi del dominio americano sul mondo. Gli Stati Uniti scrivevano le regole del capitalismo globale e gli altri si adeguavano.

Infilare la Cina nella mondializzazione washingtoniana era considerato il coronamento finale di tutto il progetto. Nella sconfinata fabbrica cinese, fatta di 700 milioni di zelanti e frugali lavoratori, Wall Street vide l’occasione di uno spettacolare gioco speculativo intercontinentale, tuttora operativo.

Per un quarto di secolo, da un lato la Cina ha concesso all’America ingenti prestiti a tassi d’interesse risibili, dall’altro lato le aziende americane hanno estratto immani profitti dalle partecipate cinesi. Con un risultato paradossale: tra dare bassi interessi e avere alti dividendi, l’indebitato capitalismo americano ha guadagnato dalle nozze coi cinesi fino a 100 miliardi all’anno di redditi netti.

Un matrimonio asimmetrico, spinato per Pechino e ovattato per Washington.

Ma il tempo poi passa, lo sbilanciamento di coppia si fa pesante e i sogni dei coniugi iniziano a divergere. Nell’arco del secolo, l’economia statunitense in crisi di competitività e di debito ha perso colpi. Mentre quella cinese ha accresciuto la sua forza, ha accumulato altro credito e ha iniziato quindi a rivendicare nuovi spazi nel letto dell’economia mondiale. In primis, partecipazioni azionarie nei gangli della finanza e dell’high tech occidentale.

La reazione americana, a quel punto, è diventata scomposta e feroce. Prima la guerra commerciale e poi lo scontro militare, col vecchio talamo nuziale trasformato in un terrificante letto di Procuste.

L’ultimo esempio è la ritornante guerra del Golfo. Vari commentatori tuttora si illudono che l’attacco all’Iran riguardi semplicemente l’uranio in mano ai pasdaran. E che il blocco di Hormuz sia solo una spiacevole eterogenesi della contesa.

La verità è un’altra. La battaglia sullo stretto è parte di un disegno più grande e temerario. Da tempo, americani e alleati cercano di compensare la debolezza economica con la forza piratesca delle milizie. L’obiettivo è controllare le vie commerciali ed energetiche verso oriente, dall’Imec a Suez. Con un avvertimento ai cinesi: se non intendono più farsi sfruttare, saranno strozzati dall’arresto dei flussi di materie prime. O il matrimonio resta sbilanciato o diventa servitù.

A volte, tuttavia, le scommesse dei pirati si rivelano azzardate. Trump avrebbe voluto arrivare al vertice di Pechino tenendo Hormuz e le altre vie medio-orientali sotto il controllo totale delle flotte americane e alleate. Ma per adesso il suo brigantesco progetto resta un sogno. L’America è piena di debiti e la Nato non sta meglio. La spesa militare statunitense all’estero è ormai solo una frazione rispetto ai tempi gloriosi delle invasioni di inizio secolo.

Anche per questo l’Iran tuttora resiste e blocca a sua volta gli amici arabi dell’America. E la Cina ancor più diversifica le fonti energetiche. Pechino fa tutto per mostrare che è in grado di resistere, pazientemente.

A piazza Tienanmen, il pirata Trump e il resiliente Xi si incontreranno accomunati da una drammatica coscienza: il miscuglio di interessi capitalistici è tale che il matrimonio è diventato inestricabile. Sarebbe motivo ulteriore per cercare soluzioni cooperative. Ma di coordinamento non si vede ancora traccia.

Il meno peggio, per adesso, è sperare in una fase da separati in casa: stesso letto, trame contrapposte. Destino grottesco, eppure l’alternativa suona più funesta: come in un vecchio delitto d’onore, è la guerra totale per annientare l’inseparabile coniuge. Per scongiurare l’abisso, ci tocca cantare: “per sempre sì”.

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