La barbarie dello «specialismo»*- José Ortega y Gasset "Dallo schiavo al robot. Lavoro, macchine, automazione"- Remo Bodei
La teoria Marxista poggia la sua forza sulla scienza... che ne valida la verità, e la rende disponibile al confronto con qualunque altra teoria che ponga se stessa alla prova del rigoroso riscontro scientifico... il collettivo di formazione Marxista Stefano Garroni propone una serie di incontri teorici partendo da punti di vista alternativi e apparentemente lontani che mostrano, invece, punti fortissimi di convergenza...
mercoledì 21 gennaio 2026
TECNICA. Il fabbricare si intreccia sempre con rapporti di potere, che spesso consolida e talvolta sovverte - Carlo Galli
La barbarie dello «specialismo»*- José Ortega y Gasset "Dallo schiavo al robot. Lavoro, macchine, automazione"- Remo Bodei
lunedì 24 novembre 2025
La guerra è persa, gli zombie non lo vogliono capire - Francesco Piccioni
Da: https://contropiano.org - Francesco Piccioni editorialista di Contropiano.
Leggi anche: https://www.facebook.com/francesco.dallaglio
Il piano c’è, ora vediamo chi lo suona. Come anticipato ieri, la bozza elaborata dall’mministrazione Trump per chiamare a un “tavolo di pace” Ucraina e Russia è arrivata in mano a Zelenskij e subito dopo a tutto il mondo. 28 punti – come potrete leggerli in fondo a questo articolo – che partono dalla situazione esistente sul terreno e sul piano geopolitico.
Di conseguenza è un piano indigeribile per chi, all’inizio del conflitto, aveva scommesso sulla vittoria di Kiev, il regime change a Mosca e la frammentazione della Russia, che avrebbe spalancato le sue enormi risorse naturali a multinazionali occidentali sempre affamate.
Non c’è alcun dubbio che “il piano” consideri come persa la guerra e quindi risponda alla necessità di impedire ulteriori perdite, sia territoriali che di uomini, mezzi, investimenti, rapporti di forza.
Ma è proprio così che termina ogni guerra. Qualcuno vince, qualcuno perde. La pace non si afferma sventolando formule retoriche angelicate, ma fermando il crepitare delle armi lì dove sono in funzione. C’è sempre un certo spazio per aggiustamenti più o meno consistenti, ma non certo per rovesciamenti radicali della situazione.
giovedì 24 aprile 2025
Addio Francesco, Papa e uomo - Sergio Scorza
Da: Millepiani - https://www.facebook.com/sergio.scorza.980 - Sergio Scorza Ha studiato sociologia presso l’Università di Urbino e diritto pubblico presso la facoltà di giurisprudenza dell’Università la Sapienza di Roma. Blogger, attivista, giornalista freelance, si interessa di conflitti sociali, ecologia e diritti umani. Partigiano, odia gli indifferenti.
Leggi anche: «Laudato si’» - Jorge Mario Bergoglio
Fratelli di tutto il mondo, affratellatevi! Brevi note sul “papa comunista” - Roberto Fineschi
Un commento a margine dell'enciclica "Fratelli tutti" di Papa Francesco - Francesco Fistetti
BUONISMO ASTRATTO E SPIETATEZZA CONCRETA - Alessandra Ciattini
ROMERO BEATO, MARTIRE DELLA GUERRA FREDDA O COSTRUTTORE DI PACE? - Alessandra Ciattini
Francesco Piccioni (https://contropiano.org/editoriale/2025/04/23/pro-o-contro-bergoglio-guarda-la-politica-non-la-religione)
Geraldina Colotti (https://pagineesteri.it/2025/04/23/apertura/lamerica-latina-piange-francisco-il-papa-degli-ultimi-fra-tradizione-e-innovazione/?)
Carla Filosa (https://www.marxismo-oggi.it/saggi-e-contributi/articoli/673-la-guerra-di-bergoglio)
Per me che sono cresciuto in oratorio per poi passare ad una comunità di base che si ispirava ai principi del Concilio Vaticano II ed alla teologia della liberazione, l’elezione del gesuita argentino, Jorge Mario Bergoglio, durante il terrificante papato di Joseh Ratzinger e dopo il lungo e devastante papato di Karol Woitila, era sembrata una specie di miracolo. D’altronde la Chiesa romana, prima della sua (inattesa) nomina, era attraversata da una crisi profonda, in caduta verticale di consenso e travoltra dagli scandali. Mi era apparsa, da subito, come una vera boccata di ossigeno, l’elezione di un papa latinoamericano e, probabilmente fu, soprattutto, una sorta di ultima chance prima del tracollo finale di una istituzione che rischiava di esplodere, sia sul piano religioso che su quello finanziario.
domenica 9 ottobre 2022
L’inveterata abitudine delle potenze imperialiste di farsi “garanti” di ciò che sono pronte a distruggere - Hassan Hamadé
Da: https://www.voltairenet.org -Traduzione Rachele Marmetti - Hassan Hamadé Pensatore e polemista libanese, membro del Consiglio Nazionale dell’audiovisivo del Libano.
Leggi anche: Finalmente un ipocrita riconosce di essere tale - Alessandra Ciattini

Oggi Kiev accusa Mosca di tradimento, ma i fatti dimostrano il contrario.
Sono stati Regno Unito e Stati Uniti che, riprendendo vecchie abitudini imperialiste, hanno organizzato l’attuale conflitto, allo scopo di far precipitare non solo la Russia, ma anche la Germania, in uno scontro devastante.
Hassan Hamadé ritorna sulle garanzie che le potenze imperialiste offrirono a Paesi come Libano, Iraq e Cipro, con il pretesto di preservarne gli interessi, in realtà per distruggerli.
Questo proverbio arabo millenario calza a pennello all’odierna situazione dell’Ucraina e alla precedente di Grecia e Cipro.
mercoledì 21 aprile 2021
SuperLega: o la concentrazione dei capitali nel calcio - Francesco Piccioni
Bisognerebbe quasi ringraziare chi ha avuto l’idea di promuovere una “Superlega” nel calcio europeo.
Scherziamo, ovviamente, ma è la verità.
E’ sempre difficile, a volte “noioso”, spiegare in termini semplici, popolari, con esempi immediatamente illuminanti, cosa significa “concentrazione e centralizzazione dei capitali”, quel processo immanente al processo di accumulazione capitalistica, che porta ai monopoli.
Poi ci pensa un Agnelli di seconda fila – quello messo a dirigere la Juventus, non la Fiat ed evoluzioni successive – a mettere sul piatto la prova evidente, il fatto solare, scatenando la reazione dei capitali “minori” (quelli che hanno gestito fin qui il calcio europeo, pur miliardario) e quella molto meno decisiva dei tifosi di qualsiasi squadra.
Anche in questo caso la pandemia ha accelerato una crisi che covava già da anni. Molti club, di qualsiasi livello, erano pieni di debiti. Frequenti i cambi di proprietà, e ad ogni passaggio di consegne si sono fatti avanti o grandi gruppi multinazionali (per i club più titolati) o avventurieri dall’incerta biografia.
Sia i primi che i secondi cercavano e cercano un modo per rompere la tradizione (“a gestire una squadra si diventa famosi, ma ci rimettono soldi”), “valorizzando” progetti edilizi (“un nuovo stadio!”) e/o scambi impropri (deroghe al piano regolatore, costruzione di centri commerciali, “edilizia in compensazione”, ecc).
Ma alla fin fine, in un mondo che va anch’esso mutando le proprie coordinate fondamentali, il vero business sono i diritti televisivi. I miliardi da investire in strutture, allenatori, calciatori, ecc, vengono di lì.
Ma se il cuore dell’industria calcistica – i suoi proventi principali, per dimensione e certezza (si firmano contratti ad inizio stagione) – è la televisione, si vengono a rompere tutti i legami atavici, territoriali, culturali, economici, sociali, persino politici (do you remember Berlusconi? da presidente del Milan a “nuovo leader della soscietà civile”). E anche quel tanto di condivisione della torta tra club di punta e piccole società.
giovedì 9 novembre 2017
100 anni dopo. Ascesa e crisi del movimento comunista internazionale nel ‘900 - Francesco Piccioni
domenica 29 gennaio 2017
Il ruolo del progresso tecnologico in un sistema di produzione capitalistico*- Francesco Piccioni




